I media trattino la vertenza Pomigliano come una loro vertenza

  |     |   Un commento

No, non ci avete proprio convinto. Ci riferiamo alla campagna a reti quasi unificate e a editoriale quasi omologato per convincere tutto e tutti che a Pomigliano non ci sarebbe alternativa alcuna tra mangiare la minestra e buttarsi dalla finestra, o meglio assistere al lancio dei diritti fondamentali della persona. Abbiamo letto e sentito di tutto e di più sulla necessità di non perdere l’occasione, sulla possibilità di tutelare l’occupazione, sulla storica occasione che avrebbero gli operai per dimostrare la loro intelligenza e la loro flessibilità e via discorrendo. Non sono mancate neppure le riflessioni non banali e non disprezzabili sul merito dell’intesa, ma comunque la si giri resta il buco nero della possibile sospensione di diritti essenziali quali il diritto allo sciopero.

“E’ vero, ma si tratterebbe di un accordo unico, eccezionale, irripetibile..”, hanno replicato i più intelligenti e sensibili tra quanti sostengono comunque la necessità di dare il via libera alla intera intesa “altrimenti la Fiat scappa in Polonia.” Questo è il punto che non ci convince: perché dovrebbe essere un accordo unico ed irripetibile? In ogni caso si possono congelare diritti costituzionali? Può un ristretto gruppo di lavoratori decidere e votare su una materia che avrà formidabili ripercussioni sul diritto dei tutti?

Per quale ragione il referendum, strumento negato in mille occasioni, diventa all’improvviso uno strumento salvifico?

Come si può affrontare un confronto di questa natura quando quasi tutti i media danno voce al coro dei si, indicando nei critici i sostenitori della catastrofe, del caos, gli anti italiani che lavorano per la disfatta nazionale.

Questo clima non ci piace. Non contestiamo il diritto di condividere l’ ipotesi di intesa, ma non accettiamo che si faccia finta di non sapere che si stanno ledendo diritti individuali e collettivi,e che questo voto avrà ripercussioni a catena.

A tutti i giornalisti italiani, giustamente in lotta contro ogni bavaglio, ci permettiamo di chiedere di trattare la vertenza di Pomigliano come se fosse una loro vertenza.

Cosa avrebbero mai scritto, anche i più moderati tra loro, se gli fosse stato chiesto di mettere tra parentesi il diritto di sciopero e di congelare alcuni principi costituzionali?

Non osiamo immaginarlo.

Giuseppe Giulietti

Fonte: Articolo21

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Franco Assenza 19 giugno 2010 - 23:02

Ci siamo dimenticati come è stata venduta la scala mobile, il motivo per cui spingevano tutti a sacrificare una conquista ottenuta con il sacrificio degli operai, con le lotte in fabbrica, con gli scioperi… Promettevano di risolvere la crisi di allora, lo sciopero dei 40000 dirigenti Fiat per chiedere di riprendere a lavorare…30 anni dopo tutto da capo, ancora un’altro taglio ai diritti dei lavoratori, ancora con lo stesso ricatto, per paura di perdere il posto di lavoro…Peggioreranno le situazioni lavorative e nessuno garantirà se la Fiat darà il lavoro per molti anni, potranno licenziare, motivando le scuse piu banali, potranno ricattare di chiudere le fabbriche con altre motivazioni, mentre i diritti saranno calpestati, gli operai umiliati e sottomessi a un sistema che ci riporta nel terzo mondo… a un nuovo medio evo, allo schiavismo e allo sfruttamento dell’uomo, sottomettendolo alle loro regole , le regole dei padroni, dei nuovi ricchi, con in testa soltanto una cosa… il potere

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