Migranti: ripartire dalla cittadinanza? L’Arci ci prova.

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I migranti si arrampicano vanamente sui tetti dei Centri di identificazione ed espulsione ma il governo in carica fa orecchi da mercante su tutta la linea del diritto e dei diritti. E’ ormai esperto di respingimenti, espulsioni, non riconoscimento dello status  di richiedente asilo, e ha dalla sua quel lento processo di adattamento al peggio che ha grandemente cambiato la pelle del nostro Paese. Soprattutto su un tema complesso e manipolato ad arte – il mantra della sicurezza – come quello della migrazione. Così il giovane tunisino Ben Asri Sabri, che per tre giorni si è rifugiato sul tetto della prigione per stranieri di Torino, nel vano tentativo di sfuggire al rimpatrio coatto, è stato costretto a scendere dal suo rifugio e di lui si sono perse le tracce. Probabilmente è già stato rispedito “in patria” come un pacco postale e a nulla sono valsi appelli di solidarietà, tam tam e iniziative di protesta delle reti antirazziste, che pure si sono date da fare. Tutto rischia ormai di perdersi nella melassa dell’assuefazione.

La Repubblica – come non ricordarlo? – è in via di decostituzionalizzazione, cioè di sganciamento più o meno aperto e dichiarato dal dettato della legge fondamentale, quella che dovrebbe informare e guidare l’operato dei poteri pubblici e che invece proprio i poteri pubblici spesso platealmente disattendono e irridono. Dice il capo del governo, a dispetto del giuramento pronunciato nelle mani del presidente della Repubblica, che la Costituzione è fatta apposta per impedirgli di governare e portare a termine i grandi cambiamenti che lui aveva pensato per il nostro Paese. Detto in altre parole significa che i meccanismi formali che stanno a presidio delle istituzioni in qualche misura ostacolano le sue intemperanze autoritarie, intralciano l’accelerazione parlamentare dei suoi piani eversivi, permettono tattiche di resistenza da parte di chi vuole resistere, come è avvenuto con la legge sulle intercettazioni. Ma le cose vanno come vanno – per niente bene – e a qualcuno potrebbe persino sembrare ormai inutile richiamarsi alla Costituzione per avvalorare le proprie idee su quello che dovrebbe o non dovrebbe essere fatto in Italia.

Per quanto riguarda il tema dell’immigrazione la tentazione è poi particolarmente forte.

L’Arci invece si richiama decisamente alla Carta per  sostenere la sua proposta di campagna per l’autunno imperniata sulla cittadinanza e i diritto di voto per i migranti. Ne ha fatto il punto centrale del suo XVI appuntamento annuale a Cecina Marina, il “Meeting antirazzista/Meeting della culture” che si è svolto a metà luglio. Ne è uscita una proposta molto chiara e forte, a cui Sinistra Ecologia Libertà ha aderito e che sosterremo nelle forme che verranno decise alla ripresa di settembre.

Il punto di riferimento della campagna è il mitico articolo 3 della nostra Costituzione, davvero “Il pane e le rose” di qualsiasi politica del cambiamento, con quella fulminante definizione del perimetro dell’uguaglianza e il vincolo posto alla Repubblica a operare per rimuovere gli ostacoli che a essa si frappongano. Crescenti, come sappiamo, per chi viene da altri mondi e fuori da ogni richiamo  e persono buon senso europeo.

Oltre a una campagna di attiva promozione dell’uguaglianza tra persone di origine straniera e italiani, in tutti gli ambiti in cui sia necessario, e di sostegno e valorizzazione del protagonismo delle e dei migranti in tutti gli ambiti sociali, lavorativi e culturali, l’Arci propone di avviare un percorso che porti al deposito in Parlamento di due proposte di legge di iniziativa popolare. La prima è una riforma della normativa sulla cittadinanza, con l’introduzione del principio della cittadinanza collegata alla nascita (jus soli); la seconda è una proposta che riconosca a donne e uomini migranti il diritto di voto nelle consultazioni locali, “quale strumento più alto di responsabilità sociale e politica”.

Insomma un passo importante, che può rimettere in movimento su un principio-bene comune come l’uguaglianza, quella parte del nostro Paese che non ha perso la voglia di fare un altro Paese.

Elettra Deiana

C'è un commento per questo post
Jesus Luis 24 luglio 2010 - 12:45

Perchè per badandi, operai, etc. etc. bisogna aspettari ” I FLUSSI” mentre altre categorie entrano quando ne hanno voglia? Parlo di attori, CALCIATORI (come funziona con i calciatori che pure sono tanti)), artisti, scienziati, professori, militari USA, spie, Cia, etc, etc. Questi non devono aspettari i flussi? Tutta gente che la pagano per farla venire, mentre gli altri pagano per venire. Sic!!!Perchè Muntari (uno a caso) può stare in Italia e il mio vicino Mohammed (uno a caso) è stato rispedito a casa come un pacco (come dite voi)? e se si decide mandare a casa Muntari. a l’Inter chi la risarcisce? meglio non avere intelletto…… si diventa scemi a capire certe cose.

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