3,8 milioni

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Nei giorni dell’approvazione del decreto “salva-Italia” vale la pena ragionare su un paio di dati che ci vengono dall’INPS, istituto che non si occupa solo di pensioni ma anche dei cosiddetti “ammortizzatori sociali”: indennità di disoccupazione, mobilità e cassa integrazione. Secondo il Sole 24 Ore di mercoledì, 3.800.000 lavoratori nel 2010 hanno avuto a che fare con uno di questi strumenti.

Si tratta di un dato molto significativo, se si pensa che la platea degli assicurati INPS non corrisponde alla totalità dei lavoratori: si tratta di 12,6 milioni di lavoratori dipendenti mentre il totale degli occupati in Italia nel secondo semestre di quell’anno sfiorava i 23 milioni. Ci sono ovviamente i lavoratori del settore pubblico e quelli tutelati dalle altre casse pensionistiche tra cui milioni di lavoratori autonomi per i quali gli “ammortizzatori sociali” sono semplicemente una chimera. Eppure dovrebbero diventare un diritto universale per tutelare tutte le cittadine e i cittadini contro l’insicurezza dovuta alla mancanza di un reddito minimo.

Bisogna infatti considerare una cosa: non tutte e tutti hanno diritto a questi benefici, ne sono esclusi per esempio i lavoratori precari. Per questa categoria, “l’indennità di disoccupazione” creata dall’ex-ministro Sacconi è stata un fallimento: troppo stretti i criteri per accedervi e bassissimi i benefici monetari.

Su segnalazione dell’economista Federico Tomassi consigliamo di andare a vedere i dati relativi al 2009 dal bilancio sociale dell’INPS per vedere quanto è stata grande la variazione. Sembrerebbe notevole, intorno al milione di persone in più, ma i dati vanno analizzati con cura e chiediamo aiuto ai nostri lettori economisti e statistici.

Ci soffermiamo su questo dato per un aspetto importante: si cita spesso il numero di posti persi, ma quasi mai il numero di persone coinvolte nella crisi. Cioè quanti hanno perso il lavoro e poi magari lo hanno ritrovato oppure, ed è un caso sempre crescente soprattutto tra le donne del sud, dopo averlo perso non lo hanno più cercato. C’è poi una quota enorme di Cassa Integrazione che riguarda persone che non hanno affatto perso il lavoro ma che le aziende hanno messo in CIG anche solo per qualche ora: e allora ci può essere stato un calo del reddito per i loro già bassissimi stipendi ma soprattutto c’è stato un aiuto consistente alle aziende presso cui lavoravano e che talvolta, grazie al meccanismo dei paradisi fiscali, risultano in perdita qui in Italia (dove chiedono la CIG) e in attivo in qualche isola dei Caraibi dove non pagano le tasse.

Al di là di queste precisazioni,  i dati dell’INPS ci dicono che nel 2010 le persone coinvolte in qualche maniera dal dramma della crisi sono state almeno 3,8 milioni e che 227.292 avevano meno di 30 anni. Un dato, quest’ultimo, falsato dal fatto che le centinaia di migliaia di precari a cui non è stato rinnovato il contratto non avevano diritto ai benefici di cui sopra e quindi non fanno parte del calcolo.

La spesa totale per sussidi nel 2010 è stata superiore ai venti miliardi di euro (20,4 per l’esattezza), cioè un 10% in più rispetto all’anno precedente. Chissà quale sarà il conto per la nuova recessione che il Centro Studi di Confindustria ha previsto per il 2012. In tempi di riforme delle pensioni (ne parlammo qui) è opportuno ricordare però che la maggiore spesa “pensionistica” registrata nel 2010 rispetto all’anno precedente, 5 miliardi, è dovuta per più di un terzo ad un aumento dei versamenti  per gli “ammortizzatori sociali”.

Chissà se le famose liberalizzazioni oppure l’annunciata riforma del mercato del lavoro risolveranno il problema del lavoro. E’ lecito dubitare.

Mattia Toaldo

italia2013

Ci sono 5 commenti per questo post
Tito Tiziana Gaudio 21 dicembre 2011 - 12:50

Grazie per queste dettagliate informazioni…..e il Mafioso continua a dire che la crisi non esiste e che gli italiani sono ricchi!

Guido Da Torino 19 dicembre 2011 - 16:49

La Camusso non si preoccupi,perchè i lavoratori dipendenti anziani non rimarranno in servizio fino a 70 anno.Ci stanno pensando gli iperliberisti italiani,anche quelli camuffati da Democratici come il sen.Ichino.La ministra Fornero,degna rappresentante di questi interessi,entusiasta per “l’EQUITA’” della prima parte della manovra,ha in cantiere una seconda fase,con cui cancellare le sperequazioni che esistono in Italia nel mondo del lavoro:l’eliminazione dell’articolo 18 della Statuto dei lavoratori,che ammette il licenziamento SOLO per giusta causa.Così finalmente tutti giovani ed anziani saranno nella stessa barca,tutti allo stesso modo precari,ricattabili e con salari da fame.Intanto al largo dalle secche in cui si è arenata questa barca, veleggiano spavaldi i panfili dei ricchi del bel paese; e le loro bandiere garriscono al vento quasi a voler ringraziare per l’ennesimo regalo di Natale,che si aggiunge al 10% del PIL sottratto dalle tasche di lavoratori e pensionati in quindici anni.Più di 2000 MLD di euro!!!Una bazzecola!?!Ci sarebbe da risanare i debiti,rilanciare l’economia,realizzare un welfare più esteso e coprente,…

Guido Da Torino 19 dicembre 2011 - 16:43

Se è un senatore come Ichino a dettare le condizioni,e non il viceversa,ovvero il Partito a mettere in riga il dissidente,mi chiedo che cosa ci sia rimasto di realmente democratico,di partecipativo in questa formazione politica.
Quali interessa rappresenta,quali ceti?Che cosa sono le roboanti manifestazioni pubbliche,se non strumenti di manipolazione del consenso,dell’opinione pubblica.Oggi persino le tre organizzazioni sindacali si sono ritrovate assieme,avvertendo la pericolosità ed la forza destabilizzatrice della manovra Monti. E il PD che fa’?
Tace! Dice un proverbio chechi tace acconsente.Fuori la maschera PD,da che parte stai???

Ambri 19 dicembre 2011 - 15:23

credo sia giunto il tempo per la sinistra italiana di fare una seria proposta alternativa su temi come:
1 lavoro/salario/diritti.
2 ambiente
3 walfare
4 rifroma stato con tetti salariali
5 eliminazione di enti inutili, luogo di sprechi e clientelismi politici
6 nazionalizzazione servizi strategici (acqua, energia, autostrade, istruzione, sanità, banca nazionale ecc)
7 riforma per prestiti statali, cioè un azienda che riceve prestiti dallo stato non può + decidere in autonomia (vedi FIAT)
8 riforma fiscale e lotta all’evasione
9 riforma del sindacalismio Italiano, proponendo un recupero salariale mensile tramite una indicizzazione automatica ad un paniere di beni rappresentativo delle famiglie italiane. In questo modo il siandacato si potra concentrare nel contratto aziendale e politiche di sicurezza sui luoghi di lavoro.
10 riforma della contabilità di stato e aziendale.
11 rimarcare l’importanza del principio ECONOMICO DEL NOSTRO PAESE che è tenuto a creare uguaglianza sociale e non disuguglianze. A salvaguardia di questo principio si prevede l’intervento dello stato.
12 Lotta alla corruzione prevedendo disincentivi adeguati alla gravità dell’azione + riforma giustizia
Ci sono molte altre cose da fare ma per il momento se riuscissimo a fare questo le cose andrebbero sicuramente molto meglio.

P.S non ineseguiamo il PD, sarebbe la nostra sconfitta

Edoardo Trotta 19 dicembre 2011 - 15:19

Grazie per queste preziose informazioni.
Tuttavia per restare nel campo sociale riusciremo mai a capire i costi di certe operazioni?
L’amianto come base delle autostrade, le cliniche degli orrori che ti mettevano i ferri addosso solo per quadagnare, i palazzetti dello Sport fatti con il cemento/amianto, il condono edilizio nelle aree golenal (allagamento fiumi) ecc. Tutte nefandezze targate destra che unite all’aumento del DEFICIT da 101,05 al 119,05 in meno di due anni e mezzo hanno creato i presupposti per altre manove a venire.
Grazie a Boss e berl…

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