A fianco della Fiom

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Domani Sinistra E. Libertà – con Vendola sarà a fianco della Fiom perché, al contrario di quello che dice Marchionne, pensiamo che lo sciopero abbia un senso. La democrazia, il contratto, la dignità del lavoro, il salario non sono mere battaglie sindacali, ma hanno a che fare con il modello di società che abbiamo in mente. Senza democrazia, in fabbrica come nella società, senza un progetto industriale che sappia traguardare la crisi, senza una discussione seria su Fiat e Fincantieri non c’è l’alternativa.

Lo sciopero della Fiom è una straordinaria occasione per difendere i livelli occupazionali e per avviare una discussione su un modello di sviluppo che sappia intrecciare qualità del lavoro e sostenibilità delle produzioni. Innovazione, ricerca, sviluppo e democrazia. Di questo vorremmo discutere con Marchionne.

Domani saremo a Piazza del Popolo con la Fiom anche per riprenderci le nostre piazze, lo spazio pubblico, le strade contro il binomio devastazione – militarizzazione.

Massimiliano Smeriglio

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Carla Cirillo 20 ottobre 2011 - 19:12

A me sembra gravissimo che, con la scusa dei black-bloc, il Sindaco Alemanno abbia preso decisioni sull’ordine pubblico che comunque limitano fortemente la libertà di espressione. Credo che i circoli territoriali di Roma di Sel dovrebbero fare una attenta riflessione su come la città di Roma viene amministrata, alla luce anche di quello che è avvenuto dopo il nubifragio di oggi, poichè credo che si possa affermare che l’attuale sindaco sia tra i peggiori. Forse è venuto il momento di mettere in discussione questa amministrazione in maniera forte e anche più decisa. Domani sarà sicuramente una giornata difficile, nella misura in cui si sono ristretti di molti gli spazi della manifestazione, ma anche per l’impossibilità di farsi ascoltare da questo governo. Più passa il tempo, più la situazione dell’Italia si aggrava. Non siamo ancora, da parte di tutti i partiti di sinistra, ad una vera e propria consapevolezza della gravità dei problemi. Questo governo non ha una politica industriale, senza la quale affrontare e risolvere almeno in parte quello che è sul tappeto è praticamente impossibile. Le migliaia di famiglie, che hanno difficoltà adesso ad arrivare a fine mese, potrebbero trovarsi in futuro in una situazione ancora peggiore. Dunque, oltre alle proteste, bisognerebbe anche inventarsi modi nuovi di aiutare queste persone e anche insegnargli un modo per aiutarsi tra di loro sul territorio dove abitano. A Bologna, per esempio, Il prof. Segrè si è inventato il Last minute market, un sistema per recuperare dalla ristorazione pasti che andrebbero buttati nella spazzatura, che poi è cresciuto trasformandosi in una impresa no profit. Oltre alla legittima espressione della lotta per il posto di lavoro, bisognerebbe anche cominciare ad inventarsi esperienze nuove che si trasformino in erogazioni di servizi tramite la forma, appunto, delle imprese no profit. E’ solo una delle tante strade percorribili, ma vale la pena ragionarci sopra per poi agire di conseguenza.

Alberto 20 ottobre 2011 - 17:43

sono pienamente d’accordo,vi chiedo altrsì di non cedere ai ricatti che ci saranno,per esempio le primarie i ds le vogliono fare,i casini i della valle i montezemolo non vogliono certo modificare questo capitalismo,piuttosto quando sarà il momento andiamo da soli con un ns.progetto politico,cia questa volta andiamo in parlamento.

Ambri 20 ottobre 2011 - 15:38

unico errore è che fatte tutte queste premesse ragionevoli e giuste poi tendiamo ad accontentarci, voglio dire che ci danno un euro in più e tutto torna come prima.
Una vera rivoluzione culturale deve mettere il limite molto in alto su diritti, salari, walfare, ecc altrimenti non serve a nulla.
ecco, su questo vorrei sapere esattamente cosa si intende redistribuzione del reddito, qual’è il salario minimo, io penso 2000 euro con rivalutazione mensile al costo della vita, sel e la sinistra che dice???
e così sui diritti e walfare.
SEL CHE DICE????? CIAO A TUTTI

Mariateresa Imparato 20 ottobre 2011 - 14:25

Sull’autostrada un continuo sorpassarsi di pullman con centinai di persone che volevano portare il proprio contributo alla manifestazione globale.

Sugli autogrill lunghe file ai banconi dei bar, un caffè è necessario a chi si è svegliato all’alba per raggiungere la capitale. In metro processioni di donne ed uomini che come sardine nei vagoni aspettavano l’arrivo in piazza dove era previsto il l concentramento.

Piazza della Repubblica, un ombelico di sigle, colori sgargianti ,soggetti , movimenti, ma soprattutto facce gioiose: dipinte o mascherate, caricature, un giorno di protesta in festa, si può essere indignati ma per un giorno felici. Felice perché consapevole che a Madrid, a New York e a Berlino in tanti sono al tuo fianco, perché nel periodo di individualismo radicale, di lotta tra poveri e corsa ad arrivare per primo per schiacciare il secondo, oggi sei meno solo, oggi siamo in tanti a chiedere un cambiamento, oggi marciamo insieme senza competizione e sfida, ma con tanta voglia di unire le nostre lotte e renderle più radicali. Voglia di sollevare ed innescare delle vertenze globali e di proporre un modello alternativo a quello che ci propinano. Questa era il popolo che il 15 ottobre a Roma e in altre capitali, Europee e non ,sfilava in una giornata colorata e gioiosa.

Almeno 25 gradi, un sole autunnale cocente, man mano che si cresceva il corteo faceva un passo avanti.

Alle 14 si era già oltre Termini con una testa colorata di celeste “acqua bene comune” e di tanti altri colori che luccicavano sempre di più perché minuto dopo minuto aumentava il contrasto con il nero.

Dagli anfibi, ai cappucci alle spranghe, erano tutti neri , numericamente imponenti , si aggiravano tra i fischi e le urla di dissenso dei manifestanti. In pochi secondi però li perdevi di vista, spariti, nessuna traccia più di coloro che hanno deciso di violare una grande e bella manifestazione colorata.

Proseguendo però ti accorgevi che loro c’erano ancora che erano passati di lì, che continuavano ad agire liberamente senza che nessuna forza dell’ordine li fermasse. Si marciava sui vetri che loro avevano lasciato sul percorso devastando auto e vetrine, aggredendo persone e lanciando petardi e bombe carta tra la folla in Via Cavour.

Colonne nere di fumo da lontano, ed ecco riapparivano .

Il nero riappare in contrasto al rosso delle felpe dei metalmeccanici fiom che cercano di scacciarli dallo spezzone, in forte contrasto con chi lavora 8 ore al giorno su una catena di montaggio ed ha deciso di sacrificare un giorno di lavoro e di famiglia perché è il momento di dire “basta”.

Il nero è ancora più in contrasto con il carnevale artistico dello spezzone delle attrici e degli attori del Teatro Valle Occupato, nettamente distinto dalla bellezza dell’arte e della cultura. Le tante donne che c’erano tra i neri stonavano con il rosa delle donne di “Se non ora quando?” sparpagliate nel corte e con le tantissime altre che hanno costruito sui propri territori con assemblee e azioni questa manifestazione.

Per non parlare di quanto il “nero” del buio possa essere in contrapposizione con i sogni e le speranze delle giovani generazioni, perché chi decide di manifestare e di partecipare ha sempre un sogno che non vuole farsi scippare. Anche se oggi nemmeno i sogni sono così ambiziosi, nemmeno in quel caso ci permettiamo di andare oltre un certo limite.

E’ come se sognando sognando ad un certo punto apparisse una scritta “OFF LIMITS” e allora ci si ferma e si rimettono i piedi a terra, e intanto sei costretta a limitarti di sognare che magicamente si abbassino le rate universitarie, che qualcuno ti assuma senza passare per tre anni di stage, di poter trovare un monolocale con un fitto accessibile e tanto altro ancora. Insomma si sogna di assistere un giorno alla realizzazione dei propri diritti.

Da domani aggiungerò un nuovo sogno nel mio cassetto : quello che anche in Italia si possa manifestare liberamente e pacificamente.

Il 15 Ottobre il “nero e il blu” hanno negato a tutti noi questo diritto!

Fabbrica di Nichi Eboli

Alberto Ferrari 20 ottobre 2011 - 13:05

Credo vada ribadito in tutte le salse che il problema principale del nostro paese è quello di un governo e, soprattutto di un premier, che ha fatto dello scontro continuo e permanete tra i diversi soggetti sociali la sua ragione di essere. Non avendo nulla di suo da proporre, Berlusconi ha galleggiato e ancora galleggia promuovendo la rissa come metodo di governo. Ma nessuna nave, in una tempesta come quella che ha investito tutto il mondo, può pensare di tirarsi fuori se la maggioranza numerica del paese è ai ceppi nelle stive a remare e l’altra parte, numericamente di gran lunga minoritaria è sul ponte di prima classe a ballare a pasteggiare a champagne e pensare solo ai suoi affari. Sel deve sempre più proporsi ai mas media con un progetto di grande respiro per l’intero paese.

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