Accordo sindacati/confindustria. Democrazia irriconoscibile

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Allarma la falla che si è aperta nella società italiana e che incrina alcuni dei principi economico-sociali della nostra democrazia. A provocarla è l’intesa intervenuta tra Confindustria, da una parte e CGIL, CISL e UIL dall’altra. Le maggiori organizzazioni sindacali italiane intenderebbero riavviare così un processo unitario sulla contrattazione, auspicato ed auspicabile. Ma la partenza è preoccupante, la direzione sbagliata. L’intesa sancisce una compressione intollerabile dei diritti dei lavoratori e uno snaturamento della natura stessa del sindacato

Il diritto dei lavoratori di decidere con il proprio voto sugli esiti della contrattazione risulta precluso. Dalla fase iniziale del procedimento di formazione delle piattaforme fino alla loro conclusione, qualsiasi intervento delle lavoratrici e dei lavoratori è precluso. Scompare il diritto di pronunziarsi sui contenuti delle piattaforme e a indicare i margini del mandato. Nessuna direttiva può essere espressa, nessuna influenza esercitata, nessun orientamento suggerito sull’andamento della trattativa nelle fasi successive. La definizione dell´accordo e la sua sottoscrizione escludono qualsiasi pronuncia dei destinatari delle clausole contenute, siano o non iscritti ai sindacati. Il contratto collettivo nazionale viene in tal modo a configurarsi come atto normativo avente ad oggetto prestazioni e controprestazioni, il cui contenuto, la cui determinazione concreta (entità del salario, orari, tempi, modalità delle prestazioni e della vita in fabbrica) saranno decise, per le lavoratrici e i lavoratori, dai sindacati senza nessun intervento previsto dei lavoratori. Come se il diritto al salario – quello sancito, per esempio, dall’articolo 36 della Costituzione – pur spettando alla singola lavoratrice, al singolo lavoratore, potesse essere disponibile, quanto a determinazione, senza che possa esprimersi il titolare legittimo.

La natura del sindacato, e delle rappresentanze aziendale unitarie, di strumento dei lavoratori viene distorta, almeno per quanto attiene al profilo contrattuale. Se ne cambia il ruolo: quello di mandatario dell’esercizio del potere di negoziare i contenuti del contratto, per conto dei lavoratori e sulla base del mandato che gli è conferito, si trasforma in quello di titolare del potere contrattuale tout court. Lo si trasforma sopprimendo l’obbligo, una volta definito il contratto, di far decidere alle lavoratrici e ai lavoratori, titolari unici ed indefettibili del diritto a contrarre, su quel che si è ottenuto. Come se il contratto non avesse ad oggetto il salario e il carattere del lavoro, e col salario e il carattere del lavoro la qualità della condizione umana nella fabbrica ed oltre la fabbrica. Togliendo così alle lavoratrici ed ai lavoratori la possibilità di definire la propria condizione.

Sulla centralità della funzione dei sindacati per la democrazia economica, per la tutela dei diritti e la dignità del lavoro, per lo sviluppo della persona umana non abbiamo mai avuto dubbi. Abbiamo però ritenuto e riteniamo che la rappresentanza sindacale, perché specificamente inerente agli interessi economici dei lavoratori e delle lavoratrici nei loro rapporti di lavoro, debba essere effettiva, credibile, vissuta, verificabile. Non è come quella politica che si conferisce ogni quattro o cinque anni, che ha carattere generale ed è sanzionabile solo con il rifiuto della rielezione, ma pur trova nei referendum abrogativi il controllo sugli atti dei rappresentanti. Iscriversi ad un sindacato non comporta assolutismo fiduciario, non comporta delega senza mandato specifico sui contenuti del contratto di lavoro.

Ma è proprio sul contratto nazionale di lavoro, sulla configurazione che ne risulterebbe dall’intesa, che le preoccupazioni si aggravano. Nel contratto nazionale viene inserita una clausola dissolvente, quella delle deroghe, che sono tali ma in mentite spoglie. È dissolvente questa clausola per come configura le deroghe, non ne prevede limiti. Intanto, i fattori, gli stimoli, le pressioni per le deroghe si moltiplicheranno in ragione corrispondente ai condizionamenti, alle sollecitazioni, ai ricatti che sarebbero esercitati col successo derivante dalla flessione della solidarietà di classe che la deroga determina. La deroga, infatti, è dissolvente la stessa ragion d’essere del contratto collettivo che è quella di opporre alla parte più forte del contratto di lavoro la forza complessiva dei lavoratori. Forza che verrebbe infranta o, almeno, compressa dall´effetto negativo della deroga. Il contratto nazionale viene così abbattuto proprio nella sua ragione fondativa e quando più ce ne sarebbe bisogno.

Un ultimo ma non minore timore, non poca preoccupazione ci suscita la parola “tregua” usata dall’intesa per nascondere la rinunzia all’esercizio del diritto di sciopero. Quale altra possibilità, quale altro strumento di difesa, da usare o anche solo da trattenere nella sua disponibilità ed integrità, resterebbe ai lavoratori a fronte del potere sempre crescente ed invasivo del capitale ?

Riassumiamo in queste righe tutta la nostra apprensione di vecchi militanti del movimento dei lavoratori, la esprimiamo ai dirigenti della CGIL e, con pari fervore, a quelli della altre organizzazioni sindacali, ai leaders dei partiti democratici, a tutti coloro che sentono il dovere di difendere le conquiste sociali che hanno onorato la democrazia italiana. Con una preghiera: ascoltateci, e soprattutto ascoltate le lavoratrici e i lavoratori. Chiediamo, infine, a tutte le forze politiche democratiche, progressiste e di sinistra di dar vita ad uno spazio pubblico aperto a tutti per discutere questo passaggio storico nelle relazioni sociali del paese. Bisognerebbe essere consapevoli che, senza l’assunzione di una democrazia compiuta, le sinistre, in questa nuova fase, risulterebbero irriconoscibili. L’accordo tra la Confindustria ed i sindacati non è questione da poter essere confinata in una ordinaria vicenda sindacale, essa interroga direttamente e crudamente anche la politica.

Fausto Bertinotti

Sergio Cofferati

Gianni Ferrara

Ci sono 32 commenti per questo post
Fabio Roggiolani 6 luglio 2011 - 22:40

Certo che se uno dico uno ce lo spiegasse questo accordo…
Davvero dai giornali ci si capisce ben poco
Ad esempio chi decide la piattaforma ?
I lavoratori tutti votano o solo le rappresentanze sindacali?

Dalla discussione sembra che non siamo d’accordo che accanto a regole nazionali si possano trovare regole aziendali o particolari e questo non mi pare mostruoso a parte firmare le infamie alla marchionne ma il problema è il contenuto o no.
Appare che se la maggioranza dei lavoratori approva l’accordo non si può fare sciopero?
Insomma se qualcuno lo pubblica oppure lo descrive mi aiuta a capire come sia possibile che un sant’uomo d’ordine come cofferati che ci ha rifilato una tremenda sola politica oggi senta il bisogno di riprendere carta e penna

Michele De Palma 6 luglio 2011 - 09:03

ho letto con molta attenzione le prese di posizione, il dibattito di questi giorni sull’accordo firmato dalla segretaria generale della cgil, ma ci sono alcune domande di fondo che vorrei sottoporvi: perché discutiamo solo ora (forse questo riduce tutto a tiforserie) dopo che il testo è stato firmato? quando e quale mandato aveva ricevuto la segretaria generale per sottoscrivere l’accordo? e infine, l’accordo sottoscritto è un problema solo di chi lavora? o peggio solo di chi è iscritto alla cgil? è un problema o no il fatto che l’accordo di fatto escluderà da qualsiasi possibilità di partecipazione alla vita sindacale in aazienda i precari? è un problema o no rendere inutile il voto dei lavoratori? vincolare l’autonomia delle organizzazioni sindacali al “voto” dell’rsu o peggio dell’rsa su un accordo? e che ti sia impedito di dissentire, di scioperare se non sei concorde? e la fine del contratto nazionale che garantisce un trattamento minimo unico di salario e diritti nel mondo del lavoro e da nord a sud è o no un problema per chi si candida a governare un Paese o un territorio? infine, l’ultima domanda ma prima l’antefatto: ieri il direttivo nazionale della cgil ha deciso la consultazione delle lavoratrici e dei lavoratori iscritti (e tutti a dire “vedi che si vota”), ma c’è un incredibile particolare: si può presentare solo la posizione dei favorevoli all’accordo. ora la domanda: pensate che sia democratico presentare solo la posizione favorevole all’accordo? e ancora pensate che sia giusto che chi ha sostenuto ed è convinto che quell’accordo non sia giusto nè nella forma, nè nella sostanza domani vada in fabbrica a spiegare ragioni a cui non crede? l’obbedienza non è mai stata una virtù e penso che senza ridonare il diritto di decidere agli interessati, i cittadini che votano ai referendum, gli elettori che votano i candidati presidenti, i lavoratori che votano gli accordi, non c’è fututro per la sinistra ma peggio neanche per la democrazia.

Peppe Giudice 6 luglio 2011 - 02:56

soprattutto mi pare importante nel ragionamento di Allavena l’esigenza di regolamentazione per legge della rappresentanza. Legge, come rilevava Felice Besostri, che il centrosnistra avrebe dovuto fare in passato; ma che fa sempre in tempo a proporre.

Peppe Giudice 6 luglio 2011 - 02:43

non ho mai definito Cofferati “gentaglia” (non mi sono mai permesso di pensarlo). Dico solo che molta gente cambia opinione con facilità impressionante. Francamente a questo punto non so fra due anni che posizione avrà Cofferati. E’ vero che solo i cretini non cambiano idea, ma quando i cambiamenti sono abbastanza rapidi diventa legittimo il sospetto di un gioco di posizionamente. Del resto Cofferati avrebbe potuto costruire una area di sinistra nel PD per dare senso politico forte alle sue posizioni. Io sono stato nei Ds con la componente di Salvi (persona che rispetto). Ma sono rimasto molto colpito dal fatto che in tre mesi sia passato dall’aver firmato un documento per una sinistra unita nel socialismo europeo ad una candidatura con Ferrero alle Europee che considerava il socialismo europeo quasi come il suo peggior nemico. L’articolo di Allavena di cui parlava Lanfranco l’ho letto (mi ci hanno taggato s FB) e consiglio a tutti di leggerlo perchè mi sembra molto serio. SeL avrebbe dovuto aprire un confronto su questi temi da molto tempo, ma non l’ha fatto. Chi è dirigente non può lamentarsene come se il problema non lo riguardasse. Per il resto, mi pare che la CGIL abbia deciso di indire una consultazione sull’accordo. IL problema non è il dissenso (vi sono tanti socialisti per cultura politica che sono vicini alle posizioni della Fiom) lo ripeto. E’ la criminalizzazione delle posizioni altrui portata avanti da certa stampa.

Sergio Calef 6 luglio 2011 - 01:04

Condivido le perplessità e le osservazioni poste nell’articolo.ritengo per principio che i lavoratori debbano potersi esprimere in ogni fase della elaborazione e discussione di un contratto che li riguardi.Pur riconoscendo ai rappresenti
sindacali il loro ruolo nelle trattative con la controparte sono convinto che sempre vadano interpellati i lavoratori per verificare il loro benestare alle decisioni prese.Ciò si giustifica ancora maggiormente alla luce degli ultimi accordi presi dove più volte CISL e UIL hanno “venduto” i diritti dei lavoratori alla Parte Datoriale.
Il fatto poi che quest’ultimo accordo tra CGIL,CISL,UIL e Confindustia sia stato “lodato” da quel “verme” dell’On. Sacconi mi avvalora ancor di più nelle mie perplessità.
Sono quindi anche io convinto sull’opportunità che SEL,a tutti i livelli,effettui una disamina minuziosa dalla materia al fine di definire una posizione unitaria.

Mirko Lombardi 6 luglio 2011 - 00:40

Caro Gennaro Migliore sono molto contento che condividi come me l’articolo di Bertinotti/Cofferati/Ferrara, ma visto che auspichi l’apertura di una discussione, perchè non cominci ad aprirla nel coordinamento nazionale del quale sei parte? E’ ben strano che i dirigenti non dirigano, ma è ancor più curioso che non discutano negli organismi nei quali stanno e che dovrebbero appunto avere una funzione. Fuor dal politichese si capisce che il coordinamento non coordina e rischia di apparire una finta . A cosa serve allora? Scusa queste domande imbarazzanti, ma imbarazzano molto anche me.

Antonio 6 luglio 2011 - 00:35

reinserisco intervento un po aggiustato
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non condivido la filosofia della comunicazione di Bertinotti e Cofferati, cioe un NO TOTALE sull impostazione complessiva che mi sembra sbagliato sia dal punto di vista politico che tecnico.

la questione a mio avviso e che complessivamente il lodo perche PER IL MOMENTO questo è, dovrebbe diventare un vero accordo interconfederale.

IL PUNTO CHE PUR ESSENDO VALIDA L IMPOSTAZIONE GENERALE DI QUESTO ACCORDO COSI NON VA DEVONO ESSERCI DELLE MODIFICHE .

le critiche di B. and C. sono sostanzialmente 3

punto 1 il referendum e la democrazia diretta .
la metodologia progressiva di FORMAZIONE DELLA PIATTAFORMA.
Sembra di capire che la materia sia demandata ad un accordo totalmente sindacale e perche non di competenza di confindustria.
ma alcuni compagni sembrano scettici visti gli ultimi 3 anni di scontro tra le organizzazione sindacali.

finche non si discute nel merito di questo FUTURO accordo sindacale le critiche Bertinotti Cofferati sono giuste.

Il professor Alleva affronta in ambito di Diritto Sindacale il dualismo tra Rappresentanza democrazia contrapposto a Rappresentativita autoritarismo reppressivo, …un classico !!
la risposta di B.and C. non lascia dubbi !!! loro credono che si tratti di autoritarismo repressivo.

Forse SI
Forse NO

si tratta di capire l evoluzione e la forza del movimento sindacle ora unitario, e anche il clima interno alle RSU.

2 la seconda questione del comunicato B. and C. mi sembra tecnicamente sbagliato ,
la relazione tra CCNL e deroghe ,

l analisi da povero operatore periferico io la vedo molto piu complessa.
quando emma von mercecalien dice caro melchiorre
vai da Sacconi e fatti fare una legge , vuol dire io ho studiato magari alla bocconi ma ho studiato tu hai studiato in canada e quindi non hai studiato in quanto il diritto del lavoro in canada e totalmente diverso quindi dal punto di vista TECNICO sei ignorante.
Se malchiorre va da sacconi per chiedere una legge a parere di chi scrive non risolve il suo problema non solo per la questione della retroattivita .ma anche per altre questioni troppo lunghe da esporre qui.

il punto 3 tregua e diritto di sciopero
su questo punto B and C. potrebbero avere ragione ma e necessario raccordare la tregue dell accordo del 1993 con questa tregua del 2011 per capire se si tratta di un periodo di raffredamento degli..animal spirits oppure se intacca uno dei piu INDEROGABILI dei diritti delle persone, il diritto alla sciopero.

Rino Ziccardi 6 luglio 2011 - 00:02

Semplicemente, vi posto un passaggio del documento approvato qualche settimana fa dall’assemblea nazionale si SEL in cui si delineano una serie di interventi a difesa del lavoro, della redistribuzione del reddito ( per cui fu firmato l’accordo del 93 con la prassi concertativa e il tasso di inflazione programmato), reddito minimo garantito e, sopratutto, abolizione della legge 30. Quella stessa legge che Cofferati ebbe a combattere con i fatti e l’iniziativa sindacale lunga un quinquennio. Quelle lotte portarono un grandissimo contributo alla vittoria di Prodi malamente sprecata. Cofferati seppe posizionare la CGIL contro la deriva liberista del governo Berlusconi con 5 scioperi generali, la raccolta di 5 milioni di firme contro l’abolizione dell’art. 18 e con la grande manifestazione del Circo Massimo. Da quella segreteria e da quella consapevolezza di quanto era forte il nemico e di quanti mezzi avesse a disposizone, siamo passati agli scioperi ex post e agli scioperi balneari e alle evocazioni di “autunni caldi” mai arrivati. Io continuo ad insistere: perché si è fatto uno sciopero generale il 5 maggio con una piattaforma con 14 punti di richieste e dopo due mesi si firma un accordo di questa portata con un governo in grave difficoltà dopo le amministrative e sopratutto dopo i referendum, senza che di quella piattaforma non sia stato portato una sola delle richieste per i lavoratori.
“Crediamo sia importantissimo che il nostro partito si impegni fin d’ora nella promozione di alcune campagne politiche e nella adesione a campagne promosse da altre strutture di movimento. In primo luogo va rilanciata una mobilitazione sui temi sociali per una proposta di redistribuzione delle ricchezze e di riduzione delle diseguaglianze, muovendoci prioritariamente su alcune proposte di campagne: contrasto alla precarietà, sostenendo e diffondendo la piattaforma del movimento dei giovani precari e presentando la nostra proposta per l’istituzione di un reddito reddito minimo garantito nel quadro di una più complessiva riforma del welfare; introdurre un pacchetto di misure immediate per il contrasto della povertà, rifinanziando i capitoli del bilancio statale che sono stai tagliati nel corso degli ultimi anni; una campagna per la difesa e l’estensione dei diritti del contratto nazionale collettivo di lavoro, contro le proposte di Marchionne e di Tremonti che mirano a distruggerlo, chiedendo che nei luoghi di lavoro sia introdotta una vera riforma democratica per l’elezione delle rappresentanze sindacali e per la validazione dei contratti da parte di tutti i lavoratori; ridurre il numero di contratti, in modo da garantire unicità di rappresentanza ed eguaglianza di trattamento per tutti i lavoratori; abolizione della Legge 30 e reintroduzione della legge che impedisca la sottoscrizione delle dimissioni in bianco; sostenere le proposte che riducano la pressione fiscale sui lavoratori, sia dipendenti che quelli con la partita IVA, per aumentare la tassazione sulle rendite finanziarie, introdurre quella sulle transazioni finanziarie e contrastare duramente l’enorme massa di evasione ed elusione fiscali.”

Roberto Musacchio 5 luglio 2011 - 23:52

La quantità di commenti che si sono manifestati sui vari articoli che parlavano dell’accordo dimostra che c’è una discussione appassionata nel corpo politico. Io naturalmente condivido il testo di questo articolo e la critica di fondo all’accordo siglato dai sindacati. Quello che manca però è una discussione ed una posizione del gruppo dirigente e a questo non si ovvia col far discutere i compagni che già lo fanno da soli. Purtroppo non è il solo caso di mancata discussione. Penso ai referendum sulla questione della legge elettorale che agitano il PD. Io condivido quello che propone come esito un modello elettorale proporzionale alla tedesca perchè penso che occorra uscire dalle logiche del maggioritario. Mi pare anche questa una discussione che fin qui non è stata fatta nelle sedi proprie di un partito.

Piero 5 luglio 2011 - 22:55

Peppe Giudice
Ma se,come tu dici,perfino gentaglia come Cofferati dice male
dell’accordo,vuol dire che è proprio brutto.

Gennaro Migliore 5 luglio 2011 - 21:46

Condivido parola per parola questo articolo. Abbiamo bisogno di discutere di merito e, nel merito, questo accordo mette in discussione l’autonomia dei lavoratori di fronte all’impresa. Sono uno strenuo difensore dell’autonomia dei sindacati, che considero una struttura portante della democrazia. Nello stesso modo ritengo che i diritti dei lavoratori, singoli, oltre che associati, non possono essere limitati da decisioni, anche se prese dai loro sindacati.
Considero decisivo, per la qualità della democrazia del nostro paese, che l’accordo sottoscritto venga sottoposto al giudizio dei lavoratori, perché la democrazia si difende in ogni passaggio.
Vorrei che, senza trincerarsi dietro alle opposte tifoserie, il nostro partito aprisse in ogni sede una discussione nel merito a partire dai nostri territori, perché è una discussione di tutti e non solo per gli addetti ai lavori.

Tonino Fornaro 5 luglio 2011 - 21:45

Ho seguito questo dibattito e il precedente sull’articolo di Titti con molto interesse.Vorrei esprime due considerazioni ,però prima di tutto vorrei sottolineare un lontano fastidio che mi arreca Peppe Giudice per il fatto che si sente obbligato a chiosare quasi tutti gli interventi .Non mi sembra una bella cosa. Se si hanno delle idee e delle opinioni da esprimere si scrivono e va bene anche una replica ,ma esagerare si va sopra le righe.Intanto le mie due considerazioni . A : la questione dell’accordo sottoscritto non può restare all’interno del sindacato ma deve investire pienamente la politica e ancor di più SEL .E’ indispensabile un pronunciamento del coordinamento nazionale.B: il richiamo insistente (anche la DiSalvo )alla “contestualizzazione “del problema . Il contesto economico ,finanziario,sociale e politico è stato determinato dal “fato” o da chiare responsabilità politiche ,finanziarie e industriali dei gruppi e degli Stati dominanti ?E se la reazione a queste responsabilità non contengono anche i presupposti per uscire dalla crisi ? Insomma , accettare per ineluttabili le condizioni date non si può correre il rischio di portare il “lavoro” e la stessa sinistra ad una sconfitta senza precedenti?

Carla Cirillo 5 luglio 2011 - 19:52

Che siano i lavoratori e le lavoratrici i primi a dover dare un giudizio su quanto sta accadendo non vi sono dubbi. Che Sel ne debba discutere non vi sono dubbi. Che tutta la situazione vada contestualizzata in quello che sta avvenendone nei settori industriali in Italia e nel mondo è certamente una doverosa constatazione. Il che potrebbe spingere a pensare che la Camusso stia cercando di salvare il salvabile e questo, però, ci porterebbe a riconsiderare quale debba essere il ruolo del sindacato in questi frangenti, e la discussione ci potrebbe portare inutilmente molto lontano. Mi limito a sottolineare che gli unici ad avere fatto una analisi ed aver avvertito la pericolosità della scelta di aderire al ricatto di Marchionne sono gli operai della Fiom che, a partire da Pomigliano d’Arco, si sono schierati per il no. Ricordo ancora non le dichiarazioni dei dirigenti, ma quelle degli operai di Pomigliano, piene di dignità, che respingevano al mittente il messaggio di Marchionne in un momento in cui non era affatto facile dire no e in un momento in cui molti premevano per far dire sì. Perciò ho qualche dubbio in questo momento a dare credito a chi scopre l’acqua calda. Quello che accade oggi è la diretta conseguenza delle scelte di ieri e non si può fare finta di scendere improvvisamente dalle nuvole per accorgersi della direzione che prendono oggi gli avvenimenti. Tanta acqua è passata sotto i ponti e la globalizzazione non è una cosa astratta, è un fatto concreto che oggi bussa con prepotenza alle nostre porte. Bisognava accorgersene in tempo. Oggi che le conseguenze ci riguardano molto da vicino, non basta svegliarsi per dire che sono i lavoratori a rimetterci con i propri diritti. Serve una analisi “adeguata” ai tempi e che tenga in seria considerazione tutti gli aspetti concreti e pratici che ci troviamo di fronte (molte persone rimarranno senza lavoro in una età difficilissima per la ricollocazione sul mercato del lavoro). Credo che il sindacato su questo dovrebbe riflettere molto e non lasciare da soli i lavoratori a risolvere ognuno individualmente i propri problemi. E su questo, naturalmente, anche la sinistra ha i suoi mea culpa di non poco conto. Mentre la realtà cambiava una generazione di dirigenti di sinistra ha fatto orecchie da mercante rispetto alle novità dei movimenti ambientalisti e dei no global, impedendo nel concreto un rinnovo generazionale che era indispensabile, ma anche l’affermarsi di un nuovo e differente approccio all’economia, persino quando se ne riconosceva, a parole, l’esigenza. Mi sembra, perciò, troppo tardi per suonare campanelli d’allarme che avrebbero dovuto essere suonati già da un pezzo.

Antonio77 5 luglio 2011 - 19:29

non condivido l impostazione della comunicazione di Bertinotti e Cofferati, cioe un NO che mi sembra sbagliato sia dal punto di vista politico che tecnico.
Quando a Cofferati il movimento operaio italiano deve la sua esistenza in quanto se passava l abolizione dell- art. 18 avremmo fatto tutti la fine degli inglesi.
quanto alla stupidaggine di Veltroni, quando Cofferati era sotto attacco da parte di D Alema e dai suoi scagnozzi si [ rivolto a Veltroni ed ha fatto benissimo.
Quando Veltroni prende posizione antioperaie Cofferati lo attacca frontalmente !!
.
NO AI CARETTISTI PSEUDOSOCIALISTI, non sono mai esistiti nella storia del movimento operaio e non esisteranno mai !!

la questione a mio avviso e che complessivamente il lodo perche PER IL MOMENTO questo e, come possa diventare un vero accordo interconfederale.

il punto e che pur essendo valida l impostazione generale cosi non va.

punto 1 il referendum e la democrazia diretta , la metodologia progressiva di FORMAZIONE DELLA PIATTAFORMA.
Sembra di capire che la materia sia demandata ad un accordo totalmente sindacale e perche non di competenza di confindustria.
ma alcuni compagni sembrano scettici visti gli ultimi 3 anni.

finche non si discute nel meritodi questo accordo sindacale le critiche Bertinotti Cofferati sono giuste.
Il professor Allevi affronta in ambito di Diritto Sindacale il dualismo tra Rappresentanza democrazia contrapposto a Rappresentativita autoritarismo reppressivo, …un classico !!
la risposta di B.and C. non lascia dubbi !!!

2 la seconda questione del comunicato B. and C. mi sembra tecnicamente sbagliato , la relazione tar CCNL e deroghe , l analisi da povero operatore periferico io la vedo molto piu complessa.
quando emma von mercecalien dice caro melchiorre
vai da Sacconi e fatti fare una legge , vuol dire io ho studiato magari alla bocconi ma ho studiato tu hai studiato in canada e quindi non hai studiato in quanto le norme in canada sono totalmente diverse quindi dal punto di vista TECNICO sei ignorante.
Se malchiorre va da sacconi a chiedere una legge non risolve il suo problema non solo per la retroattivit’ a mio avviso e piu complessa la cosa e non risolve il problema

il punto 3 tregua diritto di sciopero su questo punto B and C. potrebbero avere ragione ma e necessario raccordare la tregue dell accordo del 1993 con questa tregua del 2011 per capire se si tratta di un periodo di raffredamento oppure se intacca uno dei piu INDEROGABILI dei diritti delle persone

Peppe Giudice 5 luglio 2011 - 19:24

io, negli ultimi quindici anni, ho avuto molte perplessità sull’atteggiamento del gruppo dirigente Fiom pre-Landini (la perplessità diventava massima verso Cremaschi), ma non ho avuto un attimo di esitazione nel sostenere, senza se e senza ma, la posizione Fiom su Mirafiori e Pomigliano e difenderla strenuamente (anche su FB e diversi siti). Quindi non sono condizionato da pregiudizi. Quando una battaglia è giusta va sostenuta e basta. Nel caso specifico che si dibatte la situazione è molto più complessa ed articolata. Ho già detto che il dissenso è legittimo ed anzi è il sale della democrazia. E sono perchè l’accordo vada sottoposto al voto degli iscritti alla CGIL. Ma personalmente non credo che l’accordo interconfederale possa essere considerato una resa ed una svendita della CGIL, soprattutto tenendo conto del contesto generale in cui l’accordo è avvenuto. Ma queste cose le ho già approfondite nei post fatti all’articolo della compagna Di Salvo che condivido in larghissima parte. Poi anche io ho i miei legittimi dubbi su alcune parti dell’accordo. E comunque in SeL le questioni concernenti il lavoro e la politica economica andavano discusse ed approfondite tramite un dibattito democratico già diverso tempo fa. Non nascondiamoci dietro un dito: in SeL oggi su diversi temi coesistono posizioni differenti (anche di natura strategica). Finora la leadership di Vendola le ha un pò, per così dire, occultate. Dobbiamo verificare se queste posizioni siano componibili o meno in una sintesi politica superiore. Questo è il punto vero. Per quanto riguarda il Manifesto è libero di sputare tutto il veleno che vuole, ma quella è gente che non ne ha mai azzeccata una. Sul “Fatto Quotidiano” i suoi articoli parlano da soli. E credo che una forza come SeL non possa nulla a che vedere con posizioni che non esprimono un giudizio o un dissenso , ma che spargono solo odio verso chi proviene dalla tradizione socialista.

Lanfranco Turci 5 luglio 2011 - 18:21

peppe non puoi liquidare la posizione di cofferati in quel modo.cofferati già sulla vicenda fiat ha tenuto una posizione del tutto diversa dall’area veltroni.altra cosa è chiedersi perchè non faccia una vera battaglia politica dentro il pd.nel merito dell’accordo conf/sindacati segnalo un commento molto ponderato di allavena su paneacqua

Marco Barbieri 5 luglio 2011 - 18:08

Non ripeto la mia opinione nel merito, già espressa su il manifesto del 30 giugno e poi in commento all’articolo della compagna Di Salvo. Penso però che sarebbe opera di indispensabile igiene di Partito (sempre che noi lo si sia veramente) non usare (e non consentire) le offese verso chi la pensi diversamente. Per esempio, non si può proprio scrivere “giornale funeral comunista”; né fare processi alle intenzioni (perché chi critica lo fa, ecc., che ha detto prima, ecc.). La vecchia politica (cd. Prima repubblica) sapeva stare al merito dei problemi. La “nuova politica” (cd. Seconda Repubblica) sostituisce questo con la personalizzazione, le opposte tifoserie, le illazioni, ecc. Sel che pratica politica vuole avere?

Fulvia Bandoli 5 luglio 2011 - 17:22

Anch io come alfonso Gianni credo che le posizioni vadano valutate nel merito e non giudicate secondo il passato di chi le prende…e comunque in questo momento a me come a lui interesserebbe che la presidenza di Sel o il coordinamento nazionale prendessero una posizione autonoma e precisa di sel su questa questione. E non solo su questa. Dobbiamo avere una vita democratica più intensa e reale, non sempre si può risolvere tutto con una dichiarazione di vendola. A me pare ovvio che se la democrazia e la partecipazione sono la strada che sceglie sel allora diventa inevitabile che sel chieda che su quellacoordo si consultino i lavoratori.

Alfonsodt 5 luglio 2011 - 17:00

cari amici e compagni,personalmente già ho detto la mia in un precedente blog però visto l’evolversi degli eventi credo di avere tutte le titolarità per continuare a contribuire a questo bel confronto su questo sito,voglio solo ricordare a voi tutti e a me per primo del perchè e del percome stiamo in queste condizioni e chi ci ha portato a tutto questo indegno e lucubre stato di cose,la CGIL è stata esclusa volutamente e forzatamente dalla contrattazione nazionale dai poteri dominanti con l’avallo delle rappresentanze accondoscendenti di questo paese,in manieara coatta la FIOM è stata esclusa ed accompagnata fuori dai cancelli con l’imposizione della FIAT e l’avallo del governo e con essa ed insieme ad essa tutta la cgil è stata vista in questi anni come fumo negli occhi da queste classi dominanati,per il semplice fatto che era l’unica confederazione che non si piegava al gioco delle classi dominanti,ha creato opinione e considerazioni opinabili o condivisibili a seconda delle fazioni,comunque ha mantenuto il fronte del dissenso costruttivo verso queste classi predatorie,dopo questa lunga ed estenuante traversata nel deserto fatta in modo e maniera solitaria,si intravede nello stesso un’ oasi e cosa facciamo ci catapultiamo dentro ad esso senza remore di sorta,la domanda che mi pongo e vi pongo senza essere a favore o contro,ma era proprio necessario in questo contesto storico accettare questa rchiesta di rientrare in partita,accettare questo invito a rientrare nelle regole del gioco,dopo che governo da un lato e sistema dominante dall’altro ci avevano sbattuto la porte in faccia,senza tenere minimamente conto del nostro peso sociale economico e rappresentativo?perchè la camusso ha accettato di rimettere in gioco la CGIL e perchè dentro il loro campo e non sul nostro campo,o meglio ancora su un campo neutro?ma è cosi complicato prima di rientrare in campo ascoltare i giocatori de devono giocare la partita?ma allora tutto quello che ci è piovuto addosso e che probabilmente ci cadra ancora non ha insegnato nulla a chi parla e mette le firme in nome e per conto altrui?perchè tutta questa velocità a rimettersi in gioco,perchè ai tesserati non viene chiesto nessun parere,perchè accettare questa logica totalitaria,sono 24 anni che pago la tessera sindacale alla CGIL,mi auguro che non debba pentirmene.-alfonso di tulluio mil/te SEL.

Filippo Boatti 5 luglio 2011 - 17:00

Sono spesso d’accordo con Cofferati, Bertinotti e Landini ma questa volta mi sembra una forzatura (anche logica) non tenere in conto del contesto e delle intenzioni con cui la Camusso ha firmato. Anzitutto queste andrebbero vagliate e valutate assieme al testo in se’ dell’accordo che non può fare “testo” da solo.

Alfobel 5 luglio 2011 - 16:04

La Fiom non deve essere lasciata sola: la sua non è solo una
battaglia “sindacale” ma è la battaglia vera per la democraziale
reale.
Mi ha colpito la stretta di mano tra Marcecaglia e i segretari
sindacale: tutti per uno e uno per tutti dove dartagnan è ovviamente la Marcecaglia.

Tonino Cafeo 5 luglio 2011 - 15:53

Naturalmente, Alfonso. LA forma corretta è quella che indichi tu. Io vorrei solo sottolineare l’esigenza ( spero non solo mia) che in SEL si apra finalmente un confronto vero ( non una rissa) per risolvere le troppe ambiguità che i temi concreti stanno portando a galla.

Peppe Giudice 5 luglio 2011 - 15:52

e credo che oggi la CGIL vada sostenuta per la battaglia che fa contro il governo. Il dissenso legittimo non deve divenire l’occasione per l’ennesimo psicodramma (come quello sulla TaV)

Peppe Giudice 5 luglio 2011 - 15:49

nella mia regione ad esempio sono iscritti a sel tanti dirigenti della CGIL che condividono le posizioni della segreteria ed altri che sono più vicini alla Fiom. Ora perchè portare nel partito un dissenso (pienamente legittimo) che riguarda la dialettica interna alla CGIL. Qui nessuno, anche chi ritiene, come me, che la Camusso avesse le sue ragioni, si straccia le vesti per questo accordo. E sono convinto che l’accordo vada sottoppsto al voto degli iscritti. Ma non si può negare che da parte di alcuni che contestano l’accordo, peraltro non con motivazioni di carattere sindacale, vi sia un forte elemento di strumentalità. E molti non vogliono essere strumentalizzati. Non mi offendo per la macchietta. A me la macchietta napoletana alla Vittorio Marsiglia piace molto. Mi preoccupo seriamente quando uno in poco tempo cambia posizioni a 180°. E poi Cofferati non fu quello che fece passare i co.co,co (la forma più estrema e meno controllabile di flessibilità)? E non fu il “craxiano” Epifani che fece impegnare la CGIL per il referendum che chiedeva l’estensione dell’art 18 alle piccole imprese (che invece Cofferati non voleva)? O che dire del modo vergognoso (per la terminologia usata) in cui il giornale funeral-comunista ha attaccato la CGIL per non parlare del fogliaccio da latrina “il Fatto quotidiano (sul libro-paga di De Benedetti) che nulla ha a che vedere con la storia del movimento operaio. SEL non può certo allinearsi a certe posizioni.

Alfonso Gianni 5 luglio 2011 - 15:37

Caro Tonino, la Presidenza del nostro partito non deve sottoscrivere la presente dichiarazione, ma dovrebbe (anzi avrebbe già dovuto)riunirsi, ragionarci sopra e assumere una propria risoluzione, quale che essa sia. Naturalmente è ancora in tempo a farlo. A Beppe vorrei ricordare che le dichiarazioni si giudicano per quello che effettivamente contengono non per la storia passata di coloro che le assumono. Altrimenti tutto sarebbe già scritto in anticipo.

Mirko Lombardi 5 luglio 2011 - 15:34

Caro Peppe Giudice, ma non ti accorgi che ragioni solo per pregiudizi, rischi di diventare una macchietta. Te lo dico con affetto. Io mi sono scontrato con Coffereati, ma se dice una cosa che condivido allora secondo te dovrei sospettare che ci sia dietro qualcosa e dire il contrario? Suvvia, un pò di serietà, la discussione è sulle questioni di merito politico, non sulle coerenze personali. E allora ci vogliono gli argomenti, sempre che si abbiano.
A proposito, il nostro coordinamento nazionale condivide il merito dell’articolo ed è disponibile a percorrere la proposta di “dar vita ad uno spazio pubblico aperto a tutti per discutere questo passaggio storico nelle relazioni sociali del paese” ? Oppure convoca gli organismi dirigenti, su una questione di questa rilevanza generale, per discutere ed assumere collettivamente una posizione? Tertium non datur, almeno a me sembra.

Mauro Cavicchini 5 luglio 2011 - 15:18

Sono totalmente d’accordo con quanto scrivono Bertinotti, Cofferati e Ferrara. Ma la cosa più importante è che finalmente si entra nel merito delle questioni, evitando che l’accordo diventi l’ennesima occasione per piantare delle bandierine. L’accordo pone questioni fondamentali per il sindacato, per la democrazia e per la sinistra. E vorrei che SEL, il mio partito, contribuisse seriamente ad affrontare nel merito queste questioni.

Peppe Giudice 5 luglio 2011 - 15:12

ma Cofferati non stava con Veltroni (filo-Marchionne) due anni fa? Che credibilità può avere un manifesto frmato da gente del genere?

Tonino Cafeo 5 luglio 2011 - 15:08

Si , ha ragione Mirko Lombardi. Troppe ambiguità e troppe reticenze. Anche sulla Tav, a mio parere, non ci siamo del tutto. Dall’intervista a Nichi non si capisce chiaramente che il partito è contro senza se e senza ma ( molto più chiara, ad esempio, la posizione contro il Ponte sullo stretto. Forse perché sappiamo tutti che non si farà mai? ). Non è un problema di soli gruppi dirigenti, purtroppo. A giudicare da molti commenti presenti sul sito un pezzo della base di sel da l’impressione di non avere dimestichezza con le culture di movimento e -in tema di sviluppo- di essere rimasta alle posizioni di quarantanni fa. Non sarà il caso di fare, finalmente, un congresso vero?

Tonino Cafeo 5 luglio 2011 - 15:02

Che aspetta La presidenza nazionale del partito a sottoscrivere parola per parola?

Mirko Lombardi 5 luglio 2011 - 15:02

Sull’articolo di Bertinotti, Cofferati, Ferrara si può anche non essere d’accordo (io sono d’accordo), ma è indubbio che così
si discute, nel merito delle questioni politiche poste dall’accordo, conoscendo la materia e con il coraggio di esprimere giudizi ed opinioni. Questo modo schietto e preparato di affrontare le questioni è il miglior antidoto ai politicismi, ai tatticismi ed anche agli opportunismi che spesso allignano nei gruppi dirigenti e che consentono di mimetizzarsi dando ragione a tutto e al contrario di tutto, senza mai esporsi.
Provate a fare mente locale e pensare a chi nel nostro gruppo dirigente non ha mai detto come la pensa sulle questioni più spinose, o non ha mai detto che è stato responsabile della scelta iniziale contro il referendum sul nucleare, scelta mai discussa esplicitamente ma che ha comportato la decisione (totalmente sbagliata, per fortuna che ci ha pensato Di Pietro) di Sel di non essere promotrice del referendum sul nuke. Avete per caso sentito l’eco di una qualche autocritica? Di un qualche ripensamento dopo l’esito fragoroso dei quorum? Macchè.
Ma così non va bene.

Compagno Stefano 5 luglio 2011 - 15:01

Occorre una presa di posizione di Nichi Vendola ora, netta e chiara. L’accordo è un patto al ribasso che forse non soddisfa Marchionne ma soddisfa sicuramente Confindustria e non i lavoratori che si vedono come al solito scippato il diritto di votarsi gli accordi (apparte dove sono elette solo le Rsa).
Mi sento di condividere la posizione dei compagni Cofferati e Bertinotti, ora SEL deve dare una sua linea su questo accordo, non per giocare a “noi siamo il partito della Fiom, il Pd quello della maggioranza della Cgil” perchè sarebbe sciocco e controproducente.
Ma serve un confronto sui contenuti dentro al Sindacato e tra i Partiti.

ps : che cosa aspetta Sinistra Ecologia e Libertà ad ospitare il compagno Cofferati che ormai è in disaccordo con tutto quello che è la linea del PD ? Unico parlamentare europeo a votare contro la No Fly Zone in Libia, al fianco della Fiom contro Marchionne e l’unico del Pd che dice parole chiare su questo accordo, è già di Sel, nei fatti.

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