Aggredendo a muso duro, per dirla con Pierangelo Bertoli, una fase nazionale carente ed una paralisi morale avvolgente, non senza interrogarci sulle cause strutturali che le hanno causate, ci si offre, ancora una volta, la democratica occasione di esprimere la potenza dei nostri ideali e delle nostre, semplici e continue, pratiche quotidiane.
Senza nessuna idealizzazione dello spazio del voto, stadio seminale di una informazione ed una partecipazione civica e popolare che si pretenderebbero permanenti, a scanso di equivoci. Contribuire ad eleggere un presidente di Regione oppure indicare un consigliere regionale che dia sostanza, e non solo immagine, ai propri obiettivi, non rappresentano scelte di poco conto.
Le Regioni posseggono competenze e facoltà esecutive che riguardano un ampio spettro di settori dell’esistenza, individuale ed associata. La campagna elettorale che volge al termine ci ha consegnato l’ormai consunto scenario della guerra per bande, scevra di speranze e piena di vuoti programmatici e progettuali. La dimensione partecipata, affettiva, costituente della politica pare crollare sotto i colpi della semplificazione becera e della rassegnazione qualunquista, ma qualche spiraglio di luce, in forma di luogo vivo e pulsante, resiste, tenace e velenoso, sognante e peccaminoso.
L’urgenza di porre in campo complesse ed adeguate misure a proposito di tematiche quali il lavoro, le precarietà, l’istruzione, la cultura, l’ecologia, l’immigrazione, cogliendo i frammenti delle nebulose realtà quotidiane e gli spunti avanzati che pure, ai margini e negli interstizi meno frequentati, silenziosi e coraggiosi operano. La necessità di interrogarsi sulla forma/partito e sulle iperboliche dinamiche, in continuo svolgimento, dei movimenti d’opinione e dei movimenti sociali, frammentati e carsici. Sono queste ampie visuali, in una pretesa generalità che conterrebbe in nuce ogni particolare sfumatura ed ogni salvifica differenza, a richiedere, riprendendo la tesi di Nichi Vendola, la formulazione di una rinnovata e radicale grammatica politica, civile, economica e sociale per la sinistra italiana. Per la sua unità. Una grammatica della molteplicità concreta e dell’etica pubblica che si ponga l’obiettivo di ricostruire una narrazione alta e condivisa, che proceda a piccoli, anche scomodi, passi in un orizzonte di trasformazione lento, soave e profondo, per dirla con il compianto Alexander Langer, valorizzando le individualità ed i saperi, le eresie ed i dubbi, i beni collettivi e le esperienze di base. Preferendo il Comune al privato profittevole ed al pubblico obsoleto, evitando le demonizzazioni pregiudiziali, in un senso o nell’altro, e scavando nello specifico di ogni singola realtà. Senza rinunciare ad una pretesa egemonica, spolverando ed affinando, scandagliando e selezionando, aggiornando ed intrecciando, quegli strumenti d’interpretazione e di comprensione che le nostre convergenti culture politiche, socialiste, ecologiste, cristiane, femministe, comuniste, movimentiste, ci consegnano in dono, tutto sommato.
Per questi motivi, e per dare slancio ad un percorso in movimento, costituente, quello di Sinistra, Ecologia e Libertà, prova a darci fiducia, anche solo per arditezza e gusto del rischio.
Giuseppe Morrone
Si, forza Vendola! ma:
1.SeL deve smetterla di inseguire il PD in certe situazioni, dove è evidente che dietro questa scelta ci sono solo calcoli di potere
2.Basta col personalismo, anche con quello “altro” (dal Berlusconismo). Alla lunga può solo danneggiare la sinistra