Bomba o non bomba…

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Abbiamo vissuto un agosto sconcertante, così incredibile che qualsiasi aggettivo non può descriverlo adeguatamente. Il Governo nazionale entra in crisi e, in mezzo a minacce, colpi bassi e protagonismi dell’ultima ora, si va verso un accordo che ha come vittima principale il Sud. Berlusconi infatti ricompatta la sua maggioranza su cinque punti e qualcuno riesce anche a tirare un sospiro di sollievo davanti a un federalismo che vedrà il Mezzogiorno in ginocchio in una situazione sempre più disastrosa e disperata soprattutto in merito alla sanità pubblica (e in Calabria nel 2010 piangiamo la morte di una come vittima ragazza  per un parto cesareo).

Ma c’è tanto di più in questo intensa e pazzesca estate. Abbiamo assistito a un ottuso rilancio dei lavori per la costruzione del Ponte sullo Stretto, davanti all’ennesimo progetto di riforma della giustizia che non fa altro che prestare il fianco alla criminalità organizzata. E poi, davanti all’invocazione di maggiore sicurezza e tolleranza zero nei confronti dei migranti, vediamo arrivare in Calabria i nuovi sbarchi di centinaia e centinaia di disperati non su gommoni ma questa volta su yacht o addirittura su un veliero, una barca da 250 mila euro che sputa un ragazzo morto in mare e ne trasporta 51 verso false speranze. Intanto mentre leggiamo di case a Montecarlo e di donne utilizzate di volta in volta per nascondere il marciume della politica ed esaltare la moralità “fai da te”, va in scena la pornografia di Marchionne e della Fiat.

A volte c’è la sensazione di vivere in un Paese narcotizzato che non riesce a stare dalla parte di questi tre lavoratori non solo davanti ad una sentenza inequivocabile, cioè dalla parte della giustizia, ma neanche ricorrendo a un elemento di dignità umana riesce ad esprimere normali sentimenti di solidarietà sociale. La Chiesa, in questo momento, si schiera in maniera aperta al fianco dei migranti e dei lavoratori, eppure neanche la Cei riesce a scalfire un sentimento che si annida in gran parte del corpo dei suoi fedeli. Fa male infatti, al di là delle differenze politiche, vedere l’ovazione dei giovani al meeting di comunione e liberazione a Rimini per Marchionne, Tremonti, Maroni coloro che in questo momento rappresentano gli artefici maggiori di questo disastro sociale.

La Calabria e Reggio Calabria non sono da meno. Non c’è traccia del dibattito nazionale – che pure ha effetti diretti e pesanti sul destino del nostro territorio – ma ogni mattina siamo costretti a leggere sui giornali i contorni di una crisi politica grave, pesante. E surreale. Da quando Giuseppe Scopelliti ha lasciato il posto di sindaco della città per rivestire il ruolo di presidente della regione, al Comune si è aperta una partita all’ultimo sangue. Lo scontro è tra chi, la stragrande maggioranza, vuole continuare a fare gli interessi dell’ex sindaco e chi sta tentando di preparasi il terreno per  far diventare questa parentesi da sindaco facente funzioni una condizione permanente. Ma non sono né l’atteggiamento naif di indicare Irene Pivetti come assessore all’Immagine né le argomentazioni grevi usate per bocciare l’ex presidente della Camera la cosa peggiore in questo momento di crisi.

Quello che conta è il clima preoccupante – fatto anche di lettere minatorie – e lo scontro al quale sono costretti i cittadini di Reggio fatto di scambi di accuse, minacce a mezzo stampa, insinuazioni e la guerra di posizionamento che stanno combattendo i gruppi di potere della città che si preparano alle elezioni. E di fronte a questa situazione trovo semplicemente assurdo che l’opposizione invece di rimettersi in moto, invece di richiamare la cittadinanza ad aprire gli occhi attraverso iniziative in cui informare e partecipare, è capace soltanto di “approfittare” dello scontro per spalleggiare il competitor di turno di Scopelliti sperando nel miracolo.  E il miracolo non ci sarà.

A questo si aggiunga la bomba al procuratore generale di Reggio Calabria Salvatore Di Landro, ennesimo atto di intimidazione contro questo magistrato, al quale va la mia solidarietà, ed ennesima intimidazione alle toghe reggine che evidentemente stanno facendo un ottimo lavoro. Se tutto questo è vero fa sorridere amaro questo governo che dichiara di aver sconfitto la ‘ndrangheta in Calabria sventolando come proprio il lavoro delle forze dell’ordine e dei magistrati reggini. La catena di intimidazioni, un omicidio cinematografico fatto in mezzo alla spiaggia di Soverato, lo sfruttamento e l’occultamento dei migranti nella Piana di Gioia Tauro, i nuovi sbarchi di cittadini afgani, il caso clamoroso di Corigliano Calabro sono solo alcuni dei fatti che ci consegna questo agosto nel fragoroso silenzio della politica e della società civile. Ecco allora la necessità di chiedere alla politica e alle istituzioni di fare la propria parte fino in fondo. A partire dalla compilazione delle liste elettorali nelle prossime elezioni amministrative, dalla selezione dei gruppi dirigenti, dalla trasparenza quanto mai necessaria nella gestione del consenso da parte delle istituzioni. Fino ai cittadini che devono esercitare fino in fondo il diritto-dovere del voto.

Da qui, con onestà intellettuale, dobbiamo provare a ripartire. Se non vogliamo che l’assonanza sempre più forte tra la Reggio Calabria di oggi e la Palermo dei primi anni 90 diventi una tragica sovrapposizione.

Celeste Costantino

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Giuseppe 4 settembre 2010 - 16:31

tutti a raggio calabria per la manifestazione di solidarietà al Procuratore Capo Di Landro

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