Poi nei prossimi giorni approfondiremo….
Siamo partiti, ora dobbiamo diventare un partito.
La platea di Roma era assai diversa da quella di Bagnoli : avere eletto i 1200 delegati su liste prevalentemente chiuse ha ridotto parecchio lo spazio per coloro che vengono da esperienze politiche fuori dai piccoli partitini e questo era un dato evidente. Costoro erano in netta minoranza.
Siamo partiti stavolta mi pare chiaro, ma per fare un Partito bisogna pedalare ancora parecchio. Il primo congresso sarà a giugno 2010 e li adotteremo statuto e profilo e programmi definitivi. Ma i documenti sui principi, le regole e i primi elementi programmatici discussi in questi due giorni sono una base di partenza abbastanza seria. Ascoltando l’assemblea un primo profilo della Sinistra che vogliamo essere si capiva, e anche i titoli e i contenuti delle battaglie che faremo sul lavoro, sullo sviluppo sostenibile, sulla legalità, sui diritti civili, sull’informazione e sulla difesa della Costituzione. Alla Costituente hanno finora aderito 25.000 persone, un piccolo popolo che dovrà allargarsi grazie alla iniziativa politica che sapremo mettere in campo e alla nostra capacità di radicamento nei territori. Abbiamo un portavoce , Vendola, che si è conquistato sul campo questo ruolo sia come politico sia per le capacità di governo dimostrate in Puglia. Abbiamo un simbolo che finalmente sta nelle mani degli aderenti. Non sono invece ancora certa che ci sia un vero gruppo dirigente unitario e autonomo dalle varie appartenenze. Il coordinamento nazionale è troppo grande (32 persone) e averlo votato in blocco non è stata una grande prova di democrazia e di partecipazione. Si è temuto che se si fosse andati al voto con la possibilità di esprimere preferenze qualche sensibilità politica sarebbe restata fuori…era un rischio reale , ma anche non riuscire a votare mai con il voto segreto sulle persone e con le preferenze è una pratica che non possiamo adottare all’infinito. Del resto non siamo noi che chiediamo una legge elettorale che non si fondi su liste chiuse e che ci sia la possibilità di esprimere preferenze? Lo stesso deve valere al nostro interno. Oggi non è stato così.
Abbiamo visto la presenza di molti giovani ( ragazze e ragazzi) appassionati e interessati ma un po’ ai margini. Ma averli fa sperare bene.
Dovremo anche lanciare una seria sottoscrizione finanziaria perché senza risorse la politica non si fa in nessun modo. Ci servono alcuni milioni di euro a mio parere e chiedere ai 25.000 aderenti di mettere da parte un euro al giorno ( un caffè) per 200 giorni ( fino al congresso di Giugno) ci porterebbe ad una cifra consistente. Del resto Obama ha raccolto di più chiedendo poco a tutti che non con le grandi sottoscrizioni.
La passione e la speranza
La passione e la speranza circolavano abbastanza nella due giorni che abbiamo vissuto, soprattutto nei gruppi di lavoro tematici più che nella plenaria, nello sforzo di individuare proposte precise che chiariscano in che cosa si distingue dagli altri soggetti politici questa sinistra, nella cura dei dettagli, nelle puntuali elaborazioni condotte su temi quali il lavoro, la scuola e la formazione, la pace e il disarmo, l’informazione, le politiche ambientali e di riconversione dello sviluppo. Guardatevi una volta tanto i materiali usciti quando saranno pubblicati e vedrete che un lavoro intenso è stato compiuto. Se i giornalisti scrivessero della sostanza un primo abbozzo del nostro profilo si poteva cogliere facilmente. Una Sinistra radicale nei principi e nei contenuti, con una cultura di governo delle contraddizioni. Che vuol dire capace di cercare le risposte alle grandi e piccole contraddizioni, alle ingiustizie crescenti e che vuole farlo senza populismi facili ma diventando una Sinistra popolare, autonoma, che compete con il Pd e con le altre forze di opposizione pur nella ricerca comune di una nuova coalizione alternativa al centro destra.
Una scena prevalentemente maschile
La conferenza stampa che aveva annunciato e presentato l’assemblea vedeva al tavolo solo i segretari dei partitini tutti maschi , i primi tre interventi di apertura dell’assemblea sono stati maschili, così come le conclusioni di ogni sessione è stata puntualmente affidata ad un uomo autorevole. Un altro uomo autorevole guida , anch’egli non eletto ma nominato, il Comitato Scientifico votato oggi, un organismo che affianca il coordinamento nazionale e che avrà il compito di produrre elaborazione, ricerca, confronto su temi cruciali, di fornire stimoli alla iniziativa politica di tutta l’organizzazione. Il portavoce nazionale è un uomo. Io non metto in discussione nessuno di quegli uomini singolarmente presi sia chiaro, critico fortemente una forza politica che si rappresenta prevalentemente con uomini. Credo non serva a nulla rivendicare con urla e strepiti un altro modo di rappresentare ciò che siamo. Sono convinta che questa rappresentazione non rispecchi la realtà di ciò che siamo .Una Sinistra di donne e uomini…dovrebbe andare da se….e se non va da se la faremo andare in quella direzione con cura e fermezza. Credo che lo faranno le donne coprendo ancora una volta l’ incomprensibile ritardo culturale dei maschi. Donne autorevoli , che hanno nomi e cognomi, storie lunghe o brevi, giovani e vecchie. Donne libere.
Fulvia Bandoli
Musacchio dice che bisogna capire che cosa devono fare i gruppi dirigenti. Trovo che abbia molta ragione. Bisogna dare a questo embrione di partito una struttura interna, suddividere le responsabilità, cominciare a stabilire “chi fa che cosa”, al di là delle fondamentali discussioni sul chi siamo e dove andiamo che tanto chi appassionano…
Mi permetto di suggerire un campo di intervento di cui, in quest’ultima assemblea, si è sentito molto la mancanza: un ufficio stampa degno di questo nome. Chi ha esperienza di comunicazione, all’interno del gruppo dirigente (e ce ne sono di compagni…) dovrebbe secondo me porsi il problema di formare, organizzare, coordinare un gruppo di giovani compagni (magari romani, che così è più semplice…) con i quali costruire una struttura che sia in grado di far uscire uno straccio di comunicato stampa dopo un’assemblea nazionale. Perché non credo che sia stato solo l’embargo dei media a determinare il silenzio stampa intorno al nostro appuntamento (a parte alcune eccezioni oltrettutto neanche apprezzabili…) ma penso che anche noi non siamo stati in grado di comunicare contenuti organizzati e di un qualche spessore. E non che non ce ne siano stati…
Secondo me qualcuno, all’interno del gruppo dirigente, deve farsi carico di questo aspetto. Se poi, invece, i comunicati ci sono stati – prima, durante e dopo come dovrebbe accadere – ma non sono stati pubblicati, allora scusate. Però non ne ho trovato traccia neppure sul sito, a parte quello “a margine” dei compagni socialisti. Se venissero pubblicati almeno lì potrebbero poi essere “rimbalzati”, nelle sedi periferiche, agli aderenti (per tenerli informati) e agli organi di stampa locali.
E poi ci vuole qualcuno che tenga i rapporti con i giornalisti, li curi in modo diretto… Insomma, ci vuole un ufficio stampa “vero”, identificabile, riconoscibile come tale. Ora abbiamo un portavoce ufficiale e riconosciuto, ma abbiamo ancora bisogno di qualcuno che comunichi ciò che ha da dire a nome di tutti noi.