Cantiere dell’alternativa e primarie. Ora

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Pubblichiamo l’intervista fatta da Daniela Preziosi de il manifesto a Nichi Vendola su Nuovo Ulivo, alleanze, unità a sinistra e programma.

Presidente Vendola, Bersani, con un’intervista al Messaggero, propone un patto di legislatura con i moderati. È d’accordo?

Il fatto assolutamente positivo delle ultime parole di Bersani è la necessità di far partire il cantiere del Nuovo Ulivo, un punto restato incerto per troppo tempo. Sciogliere questo nodo oggi rende più praticabile l’idea dell’allargamento della coalizione. Ma allargamento non è solo discutere con altre forze, ma soprattutto aprire porte e finestre ai movimenti sociali, che hanno animato più di chiunque la lotta contro il berlusconismo, dalle donne di ‘Se non ora quando’ ai precari dell’università, dagli indignati alle cento vertenze operaie. L’alternativa c’è se siamo in grado di scrivere un patto con la generazione che si è vista scippare il futuro. Secondo fatto positivo, Bersani ha sciolto il nodo delle primarie: per cominciare a uscire dall’egemonia della destra serve un processo di partecipazione democratica.

Per Casini però la condizione per le alleanze è condividere i principi Bce.

Mi meraviglia che un uomo come Casini, sempre attento a rivendicare il primato della politica, inciampi sulla lettera della Bce. Dobbiamo sottrarci all’idea che si possa salvare l’Italia uccidendola, curare il malato estendendo la malattia. I tagli non hanno contenuto il debito. Se non mettiamo al centro un modello sostenibile di crescita economica e la redistribuzione della ricchezza e del carico fiscale non diamo significato alla parola alternativa.

Bersani agli alleati chiede di stringere un ‘vincolo di maggioranza’. Accetterete di essere disciplinati anche sui temi che non condividete?

Dobbiamo condividere una carta di intenti per risanare l’Italia. Le primarie non devono decidere qual è il leader più telegenico. Con le primarie c’è l’esposizione nel dettaglio di un’impostazione politico-culturale. Un candidato vince su un programma che poi impegna tutta la maggioranza. Il passato centrosinistra conteneva elementi di conflittualità permanente, e noi dobbiamo porci il tema dell’affidabilità di una coalizione che governa. Ma se si profila la giusta direzione di marcia, non ho alcun problema a sentirmi dentro un vincolo di maggioranza.

Anche sui temi etici?

Si tratta di discutere nel merito questioni che chiedono all’Italia un avanzamento. In Europa siamo fra gli ultimi sui diritti di civiltà. Nel passato si è perseguito il compromesso al ribasso. Dobbiamo alzare il livello del confronto, raccogliere la sfida per far crescere i diritti in questo paese.

Anche sulle missioni di guerra?

Dobbiamo mettere al centro del programma la pace, quella che si pratica nei giorni feriali, non il valore da affermare in quelli festivi. Abbiamo esperienze positive: la missione in Libano è un modello. Avremmo dovuto avere qualche affare di meno con Mubarak e Gheddafi, e qualche attenzione in più sulla società civile. Ci siamo trovati con la primavera araba, e non ci eravamo accorti del loro lungo inverno.

Bersani si candida alle primarie, ma in sostanza dice sì anche alla candidatura di Matteo Renzi. Che pensa del sindaco di Firenze?

Di Renzi penso che incarna un’idea di uscita a destra dal berlusconismo. In lui c’è un fenomeno politico e mediatico interessante, che mescola il civismo con i precetti della rivoluzione liberista. Non si può partire dall’assunto che, visto che ci sono i garantiti e i non, bisogna infierire sui garantiti anziché allargare le garanzie a chi non ce l’ha. Ma è un bene che le primarie siano un processo aperto, ed è intelligente da parte di Bersani non affrontarle con atteggiamento burocratico.

Sel ha sostenuto il referendum per il ritorno al Mattarellum. Ma ormai è probabile che si voti con il porcellum. Se l’Ulivo vincerà, il suo governo dovrà riformare la legge elettorale. Lei quale modello sosterrà?

Su questo tema siamo nemici di discussioni feticistiche. Per anni si è parlato del sistema elettorale come fosse catartico, salvifico. Abbiamo sostenuto il referendum che vuole cancellare il porcellum e ripristinare il Mattarellum perché in questa stagione per me era importante ragionare sulla coalizione. E perché la partita che ho voluto giocare è quella del rimescolamento delle carte. Lavoro per la prospettiva di una sinistra larga, popolare, unitaria, plurale, curiosa, senza le ipoteche della nostalgia e la coazione alla subalternità.

A proposito, il Pdci invita Sel nella Federazione della sinistra. Accetta?

Il loro è un discorso rivolto al Prc. Diliberto ha una prospettiva governista, Ferrero pensa che il governo sia il maligno. Rispetto il dibattito dei partiti della sinistra estrema, ma non sono interessato a rimettere insieme i cocci di una vecchia storia. Ho fondato un partito perché voglio portare un pezzo della sinistra italiana in una storia nuova.

I comunisti si apparenteranno nella coalizione di centrosinistra?

È un problema che non posso pormi io, sono loro a essere spaccati.

Se lei fosse in parlamento parteciperebbe ai summit di Pd, Idv e Terzo Polo sul governo tecnico?

No. Il governo tecnico è una prospettiva non fondata e non sensata. I problemi che sono sul tappeto sono politici. Il tema è chi paga il prezzo della crisi: e non è un tecnico che può rispondere. È la politica. La destra ha deciso che la crisi la pagano i ceti medi e quelli popolari e le giovani generazioni. Un governo di alternativa deve capovolgere questa prospettiva. Iniziando da una parola chiave: patrimoniale.

Fausto Bertinotti, nel suo ultimo saggio, sconsiglia la strada dei governi di una sinistra ormai ridotta a «ente inutile». Sembra una sconfessione della linea di Sel. È così?

Tengo in gran conto l’impianto analitico che ci offre Fausto Bertinotti. E sento il dovere di una ricognizione lucida e spietata dei rapporti di forza, orientata dal gramsciano pessimismo dell’intelligenza. Ma su questo tema c’è un dissenso di fondo. Un dissenso che non vuole essere lacerazione né separazione, che sono malattie della nostra cultura. Da parte mia non cambia nulla verso chi ha segnato così intensamente la mia vita. Però Fausto mi ha educato all’esercizio dell’autonomia intellettuale.

Daniela Preziosi

fonte: il manifesto

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Romolo Cappola 22 novembre 2011 - 18:26

Il problema potrebbe diventare semplice per quanto riguarda il ‘vincolo di maggioranza’ :

si parte da un programma comune condiviso da tutti Pd, Sel, IdV, e poi, tutto il resto, si fa a maggioranza.

Nino 3 novembre 2011 - 10:02

i dati di fatto incontrovertibili esposti da giovanni lamagna dovrebbero suggerirgli una conclusione logica: è impossibile conciliare i programmi esposti da sel con quello di pd e idv.
Come molti iscritti o simpatizzanti a sel,però, si augura che i dati di fatto incontrovertibili siano cambiati dall’intervento sulla scena politica del deus ex machina, nichi vendola.
Nichi vendola non è, ovviamente, un taumaturgo.
Ciò che farà sarà o rompere con bersani e dipietro sul piano programmatico, data la divergenza, o chinare la testa ed accettare il programma imposto dalla bce con qualche modifica insignificante: imposizione della patrimoniale non per incrementare lo stato sociale, ma per ripianare il debito pubblico,ormai, irripianabile, data la mole.

Giovanni Lamagna 2 novembre 2011 - 20:38

Vorrei commentare l’intervista per punti e seguendone la falsariga.

1) La necessità di far partire il cantiere del Nuovo Ulivo.
Mi faccio una domanda di metodo: in che modo si fa partire un cantiere?
La prima operazione è quella di fare dei sondaggi sul terreno sul quale si vuole costruire, per verificare se esso è adatto a reggere la costruzione che si vuole edificare.
Mi chiedo e chiedo allora a Vendola: questa operazione è già stata effettuata? e con quali esiti? o è stata saltata, ritenendola superflua, non necessaria, per passare direttamente al progetto di costruzione dell’edificio?
Nel primo caso, nel caso cioè che questa operazione fosse già stata fatta, nessuno se ne è accorto; quand’anche gli esiti fossero stati positivi.
Nel secondo caso, riterrei grave che si sia passati direttamente alla costruzione del progetto, senza aver verificato prima se ci sono le basi necessarie per poterlo realizzare. L’esperienza del Vecchio Ulivo dovrebbe averci insegnato qualcosa da questo punto di vista. Non vorrei che di quella lezione non si tenesse conto e si procedesse come se essa non ci fosse mai stata.

Ancora: un’osservazione apparentemente formale (ma che tanto formale non è) sulla formula Nuovo Ulivo.
Francamente non mi sembra geniale, non la considero una grande trovata.
Il vecchio Ulivo non fece un bella riuscita. Cambiargli l’aggettivo iniziale non lo considero sufficiente come auspicio di una riuscita migliore.
Ovviamente faccio gli scongiuri.

2) La proposta Bersani di un patto di legislatura con i moderati.
Vendola non la esclude. Pone solo due condizioni: a) partiamo dal cantiere del Nuovo Ulivo; b) apriamo “porte e finestre ai movimenti sociali”.
Le condivido.
Ma a patto che Vendola tenga fermo su queste due condizioni.
Che mi sembrano però escludere nei fatti e in partenza ogni accordo coi moderati.

3) Il rapporto coi movimenti.
Su questo punto ( che anche per me è essenziale) non mi pare che le premesse siano delle migliori.
Il PD non ha partecipato alla raccolta delle firme per i referendum che si sono svolti nel maggio scorso.
Il PD non ha partecipato alla “manifestazione degli indignati” del 15 ottobre scorso.
Non è nella sua natura (mi pare) entrare in sintonia con i movimenti, sentirsene parte.
Pensa Vendola di fargli cambiare natura?

4) Le primarie come processo di partecipazione democratica.
In altre parole, mi sembra di capire, secondo Vendola le primarie dovrebbero non solo e non tanto scegliere una leadership, ma anche e soprattutto sciogliere i nodi programmatici.
Sono perfettamente d’accordo!
Ma questo è possibile se i partecipanti condividono la direzione di marcia. Altrimenti che si fa? Chi soccombe accetta una direzione di marcia diversa (e, magari, opposta) a quella per cui era sceso in gara?
Io credo che le primarie possono decidere i tempi e modi con cui si vogliono raggiungere comuni obiettivi. Non possono decidere gli obiettivi stessi. Questi devono essere decisi prima.
Perciò poco fa, a proposito dell’apertura del cantiere, evidenziavo la necessità di sondare, come premessa, il terreno su cui si vuole costruire l’edificio dell’alleanza, per verificare se esso è in grado di reggerlo.

5) Il rapporto con Casini.
Vendola dice: “Mi meraviglia che un uomo come Casini, sempre attento a rivendicare il primato della politica, inciampi sulla lettera della BCE”.
Qui francamente mi meraviglio che Vendola si meravigli.
Io penso che Casini non ha difficoltà ad accettare “i principi BCE” perché non li vive come un’ imposizione. I principi della BCE sono i suoi principi. Molto semplicemente! Perché non li dovrebbe condividere?
Casini rappresenta interessi sociali per cui le misure proposte dalla BCE vanno bene, anzi benissimo. Perché dovrebbe contestarle?
Per questo io ritengo impraticabile, già in partenza, un accordo di governo in cui ci siano Vendola e Casini.
A meno che Vendola non rinunci alle cose che finora ha sempre sostenuto.
Su Casini non ho dubbi: non rinuncerà mai alle sue scelte pro BCE.

6) La lettera della BCE.
Io penso che la lettera della BCE rappresenti un discrimine importante e chiaro tra due diverse impostazioni di politica economica. E che essa detti una linea di politica economica che è l’esatto opposto della linea economica che dovrebbe avere un soggetto politico come SEL
Per conseguenza penso che non ci sia nessuna base, anche minima, di interlocuzione non solo con un soggetto politico come l’UDC di Casini, ma anche con quegli ampi settori del PD (vedi Letta, vedi Renzi, vedi Ichino…) che considerano la lettera della BCE il loro programma di politica economica.

7) Un modello sostenibile di crescita.
Prendo atto che anche per Vendola (almeno da come si esprime qui) non esistono alternative alla “crescita”. Per quanto egli la voglia e la auspichi come “sostenibile”. Immagino “ecologicamente sostenibile”.
Sono sicuro che Vendola conosce l’ampio dibattito, che da molti anni oramai, si è sviluppato intorno al tema della “crescita”. Sono sicuro che lui sa che economisti non sprovveduti contestano la stessa formula di “crescita sostenibile”, in quanto considerano la “crescita” in sé come un feticcio dannoso e non positivo. E che parlino senza tabù e senza esitazioni di “un modello di decrescita”, che potrebbe essere addirittura, a loro modo di vedere, “felice”.
Cosa devo dedurne: che Vendola (e, per conseguenza,anche il soggetto politico che lui rappresenta, cioè SEL), rispetto a questo dibattito, ha già fatto le sue scelte? e quando? in quali sedi?

8) La redistribuzione della ricchezza e del carico fiscale.
Non ci sono dubbi che su questo tema (innanzitutto, anche se non solo) si gioca la prossima partita per un accordo di governo tra i diversi soggetti che si riconoscono nell’area di centrosinistra.
Se il centrosinistra non sarà in grado, quando sarà al governo (ammesso che ci arrivi) di sottrarre (è inutile usare eufemismi, perché di questo si tratta) ricchezza alle classi e ai ceti più abbienti per cederla alle classi e ai ceti meno abbienti, attraverso un nuovo sistema fiscale, decisamente e drasticamente proporzionale e progressivo e che non riguardi solo il reddito ma anche (e, forse, soprattutto) le proprietà, sia quelle immobiliari che quelle finanziarie, se il centrosinistra non sarà in grado di fare questo, allora non si potrà parlare di reale “alternativa di governo” ma, tutt’al più, di “alternanza di governo”.
E io non credo che SEL sia nata per far parte di un “governo di alternanza”.
La mia idea è molto semplice e chiara: o SEL è in grado di determinare “un governo di alternativa” reale oppure è meglio che ne resti fuori.

9) Il “vincolo di maggioranza” chiesto da Bersani.
Io personalmente condivido la richiesta di Bersani.
L’esperienza del Vecchio Ulivo ha insegnato una lezione amara in proposito. Non si possono più ripetere gli stessi errori dei due precedenti governi Prodi.
Su questo, credo, siamo tutti d’accordo.
Non la farei però così facile come mi pare la faccia Vendola: “Con le primarie c’è l’esposizione nel dettaglio di un’impostazione politico-culturale. Un candidato vince su un programma che poi impegna tutta la maggioranza”.
Anche Prodi, infatti, nel 2006 vinse su un programma rispetto a Bertinotti. Ma poi le cose, una volta al governo, non andarono affatto bene e si arrivò alla rottura.
Io non credo che il candidato vincente sia in grado realmente di impegnare tutta la maggioranza sul suo programma, se i programmi degli altri candidati sono radicalmente o significativamente alternativi al suo.
Io credo che in questo caso la convergenza sarebbe ipocrita. Solo formale e iniziale. Prima o poi, una volta avviata l’azione di governo, incomincerebbero le scaramucce, che più tardi diventerebbero vera e propria guerriglia, fino allo scoppio della guerra finale.
Insomma si ripeterebbe per la terza volta l’esperienza dei governi Prodi.
Io credo che questa esperienza negativa sia realisticamente evitabile solo a condizione che i programmi dei vari candidati alle primarie non siano tra loro alternativi, ma solo diversi ( ad esempio, quanto ai tempi e ai modi per raggiungere i comuni obiettivi).
Per dirla in altre parole: tra il candidato A e il candidato B ci potrà essere divergenza sul prendere l’Intercity o la Freccia Rossa per andare da Roma a Milano; e qui saranno i votanti alle primarie a decidere se preferiscono l’Intercity o la Freccia Rossa.
Ma se il candidato A da Roma intende andare a Milano e il candidato B da Roma intende andare a Palermo, come sarà possibile dopo fare il viaggio assieme?
Mi ritrovo perciò di più nell’altra affermazione di Vendola: “Dobbiamo condividere una carta d’intenti per risanare l’Italia…se si profila la giusta direzione di marcia, non ho alcun problema a sentirmi dentro un vincolo di maggioranza”.
Ma, appunto, bisogna condividere la stessa direzione di marcia.
E qui casca l’asino! Se alle primarie, infatti, si candideranno (per fare due soli nomi) Vendola e Renzi, essi condivideranno poi la stessa direzione di marcia?
Allo stato delle cose, delle cose che essi dichiarano oggi, e, ancora di più, alla luce della loro storia politica, non sembra proprio.
E allora cosa farebbe dopo Vendola, se il risultato delle primarie vedesse vincitore Renzi?

10) I temi etici e i diritti connessi.
La risposta di Vendola su questo tema mi sembra più un auspicio che la dichiarazione di un’intesa (anche se di massima) già raggiunta.
Su quale base Vendola pensa che sia oggi possibile un’intesa col PD sui temi etici, che non fu possibile nel biennio 2006/2008, non l’ho capito, semplicemente perché dalla sua risposta non si evince.
Se ne ravvisa solo la necessità. Ma mi sembra francamente un po’ poco, per essere ottimisti.

11) La pace e le missioni di guerra.
Anche qui mi pare che Vendola manifesti auspici più che dichiarare intese già raggiunte.
Fa un riferimento alla Libia (oltre che all’Egitto) , che non apre certo il cuore alla speranza che queste intese siano a portata di mano.
Perché, proprio sull’intervento militare in Libia, il PD si è dichiarato a favore, mentre SEL (insieme a IdV) ha espresso una ferma (e, per me, giusta) contrarietà.

12) Il fenomeno Matteo Renzi.
Qui la risposta di Vendola è chiara, netta, forse addirittura sprezzante: Renzi incarna un’idea di uscita a destra dal berlusconismo.
E io la condivido in pieno!
Ma, se è realmente questo il suo giudizio su Renzi, allora si pone il problema che enunciavo prima: cosa farà Vendola (e, con lui, SEL), se dalle primarie dovesse uscire vincitore Renzi?
Si adeguerà al programma di Renzi, che è “un’uscita a destra dal berlusconismo”?
La vittoria di Renzi alle primarie è’ un’ipotesi da mettere in conto ed è un’ipotesi da valutare prima di buttarsi nell’arena delle primarie. Non ti sembra, caro Nichi?

13) Il referendum sulla legge elettorale.
Qui Vendola dice, innanzitutto, che non esiste un sistema elettorale perfetto. E che, quindi, nessun sistema elettorale può avere un valore salvifico, catartico.
E su questo sono pienamente d’accordo con lui.
Aggiunge poi: “Abbiamo sostenuto il referendum che vuole cancellare il porcellum e ripristinare il mattarellum perché in questa stagione per me era importante ragionare sulla coalizione”.
E qui sono meno d’accordo.
Innanzitutto perché mi pare che lui dia per scontato l’accordo di coalizione che io, invece, (per le ragioni che ho cercato di illustrare nei passaggi precedenti) non do ancora affatto per scontato.
In secondo luogo perché mi pare che Vendola abbia dimenticato che furono proprio alcuni tra i più autorevoli sostenitori dell’attuale referendum (vedi, uno per tutti, Veltroni) che alle elezioni del 2008, giocando sul meccanismo maggioritario della legge elettorale (e il mattarellum è un sistema maggioritario né più e né meno del porcellum) puntarono ad escludere la Sinistra dal Parlamento.
Per queste due ragioni mi pare che la scelta di Vendola di puntare tutto “sulla coalizione” sia stata quantomeno incauta.
Per quanto mi riguarda, la mia propensione è netta e chiara: io sono per un sistema elettorale proporzionale (perché è l’unico che rispetta la reale rappresentatività dei soggetti che scendono in campo) con una forte soglia di sbarramento (in modo da favorire le aggregazioni e disincentivare una eccessiva frammentazione di soggetti in campo).
Avrei preferito, quindi, che Vendola si schierasse per questo tipo di sistema elettorale e non per il ritorno al mattarellum.

14) La prospettiva di una “sinistra larga, popolare, unitaria, plurale, curiosa, senza le ipoteche della nostalgia e la coazione alla subalternità”.
La condivido totalmente.
Anch’io non mi sento un estremista e non aspiro a restare eternamente in minoranza.
Anch’io non amo crogiolarmi nella nostalgia e nella ricerca di soluzioni messianiche e palingenetiche.
Anch’io sono per l’unità e per fare coalizione.
L’unica condizione che pongo è che i soggetti politici coi quali tendo a costruire una coalizione condividano con me “la stessa direzione di marcia”.
Altrimenti per me aspirare a fare coalizione è proprio quella che Vendola definisce, con giuste parole, “la coazione alla subalternità”. Nei confronti del soggetto maggiore con il quale aspiro a coalizzarmi.
E qui valgono, ancora una volta, i ragionamenti che ho già fatto in precedenza sul “vincolo di maggioranza”. Perciò non li ripeto.

15) Il rapporto con la Federazione della Sinistra.
Anche io, come Vendola, penso che non si possano “rimetter insieme i cocci di una vecchia storia”.
Ma, a differenza di lui, 1) non do per scontato che si trovi un accordo col PD sulla maggioranza dei contenuti che dovrebbero rendere possibile una coalizione per le prossime elezioni; 2) non sputerei sopra il fatto che su moltissimi contenuti c’ò un’intesa naturale tra ciò che vuole SEL e ciò che vuole la Federazione della Sinistra (a me sembra, anzi, un’intesa maggiore di quella che si registra tra SEL e il PD); sarà un caso che nel corteo del 15 ottobre SEL e Federazione della Sinistra marciavano assieme, mentre il PD era rimasto a casa?

16) L’ipotesi di un governo tecnico.
Qui Vendola dà una risposta chiara, netta, addirittura tranciante: Il governo tecnico è una prospettiva non fondata e non sensata.
Io la condivido totalmente.
E, allora, chiedo a Nichi Vendola: “Come la metti col fatto che invece il PD e, negli ultimi giorni, (sembra) anche l’IdV stanno puntando proprio su questa prospettiva?
Non ti sembra che qui si manifesti un dissenso di merito che ha un suo valore e un suo peso non proprio del tutto secondari anche rispetto alla prospettiva di una futura coalizione?”

17) L’ultimo saggio di Bertinotti.
Qui Vendola, pur affermando di tenere “in gran conto l’impianto analitico che ci offre Bertinotti”, pur sentendo “il dovere di una ricognizione spietata e lucida dei rapporti di forza, orientata dal gramsciano pessimismo dell’intelligenza”, dichiara “un dissenso di fondo” rispetto alle posizioni attuali di Bertinotti.
Ma non lo motiva né lo argomenta.
Francamente avrei preferito che lo facesse. Sarebbe stato utile, per uno come me (e, credo, non solo per me) poter confrontare i suoi ragionamenti con quelli di Fausto Bertinotti.
Apprezzo comunque i suoi toni pacati, quando dice che questo dissenso “non vuole essere lacerazione né separazione, che sono malattie della nostra cultura” e che per lui”non cambia nulla verso chi ha segnato così intensamente “ la sua vita. Sono toni che gli fanno onore.

Marco 2 novembre 2011 - 11:53

Mi sembra che Vendola faccia piazza pulita dei tatticismi e delle alleanze per andare alla essenza della questione politica.
C’e una crisi mondiale determinata dal capitalismo finanziario.
Tutto si gioca sulla violenta situazione sociale determinata dal fatto che incredibili quantita’ di denaro,vero o virtuale,sono state gettate nel carosello delle borse e nessuno sa come uscirne.

Nino 1 novembre 2011 - 22:42

votare, infine, un partito di sinistra che acconsente di allearsi organicamente,come sel, o con un fronte democratico, come la federazione, con l’ala sinistra del neoliberismo, pd e idv, è darsi una mazzata al basso ventre.
Per chi è di sinistra è solo un voto perso, che poi lo massacrerà: un autentico suicidio politico.

Nino 1 novembre 2011 - 22:24

gap, perchè non ci vediamo su questo sito dopo pochi mesi di governo del centrosinistra?
Vedremo gli umori che saranno presenti.
Non è difficile,però, immaginare che saranno migliaia coloro che vorranno divorare vendola e la sua compagine, perchè incapaci di arginare le politiche imposte dalla bce.

Gap 1 novembre 2011 - 19:55

Avanti tutta con il Cantiere per l’alternativa. Intanto carissimo Nichi, dovresti davvero essere sul palco il 5 Novembre alla manifestazione del PD assieme a Bersani e Di Pietro, credo proprio che il Segretario PD abbia bisogno di qualcuno che lo aiuti a rafforzare e il “Nuovo Ulivo” e mettere di fronte al fatto compiuto i dissidenti, e solo con una mossa di questo tipo, li prendete in contropiede. La foto del palco di Roma con Bersani, Vendola e Di Pietro segnerebbe quel punto di non-ritorno per cui si innescherebbe il meccanismo del tavolo del Programma, da trasformare poi in Cantiere del Programma e iniziare concretamente a costruire l’alternativa, aldilà dei proclami. Mi fanno ridere “i duri e puri”, viviamo in un’emergenza democratica che dura da 20 anni ormai, l’Italia è sull’orlo del collasso finanziario e stiamo a pensare ad un governo che faccia esattamente tutto quello che vogliamo noi? Forse, ma allora invece di criticare ci sia dia tutti/e da fare perché SEL abbia percentuali a doppia cifra e possa influenzare fortemente le politiche della coalizione del “Nuovo Ulivo” di cui tutti attendiamo di sapere di più, di vedere prendere forma….Dobbiamo ricostruire un paese, facciamolo da sinistra e non abbandoniamoci a infantili massimalismi, che non si prestano alla fase di emergenza su tutti i fronti che stiamo vivendo, sempre nel rispetto dei nostri principi fondanti: una nuova sinistra radicale che sappia governare e far uscire il paese dalle secche del neo-liberismo. Rafforzare SEL, iscrivendosi, militandovi, votandola…è l’unica possibilità per avere un’uscita il più possibile a sinistra dal ventennio berlusconiano…..

Marcello Pesarini 1 novembre 2011 - 19:04

Mi volevo concedere una precisazione:è necessario uno sforzo all’altezza della situazione, che è epocale. faccio un esempio: ho vissuto gli anni 70 in DP,studente a Bologna. Pur criticando quel PCI, che contribuì ad accettare il compromesso storico ed a praticarlo, godevo come i miei coetanei del “benessere” portato dalle lotte operaie, dai sindacati, in epoca di sviluppo. Ebbene, in quel PCI riuscivano a coesistere le anime “militanti” ed il servizio d’ordine, i “creativi”, il sindacalismo dei consigli, e nasceva il femminismo, perchè non è nato solo in Lotta Continua. In tempi completamente diversi, è necessario che forze come SEL, a cui mi sento di appartenere in parte, non si illudano di calcoli percentuali che le lusingano, e siano veramente portatrici di pratiche utili e coinvolgenti, non deludendo i movimenti di cui facciamo parte. Mi sembra invece che siamo legati a visioni imposte dalla borghesia e dalle sue mode: cosa c’è di buono nel nuovo e moderno a tutti i costi? La lotta di classe è vecchia e la politica delle alleanze e delle primarie è nuova? O ci sono le nuove delusioni da comprendere, le nuove aggregazioni da costruire? Non sono vecchi gli operai che lottano, è estremamente vecchia la logica di usarli come esercito industriale di riserva (perdonate il veterologismo).

Alessio 1 novembre 2011 - 15:12

Il programma al centro di tutti i discorsi.
Il resto sono corollari! Ricordiamolo!

Avanti!

Luciano Chiodo 31 ottobre 2011 - 23:42

Parliamo di alleanze, di PD, FDS, PDCI, UDC, di sondaggi più o meno veritieri. Ma non stiamo parlando alla gente. Non stiamo parlando a quel quasi 30% che dice che si asterrà alle prossime elezionii. Ma, cosa più grave, non stiamo parlando di PROGRAMMA. Proprio xchè la situazione è seria e complicatissima sul piano economico e sociale, SEL dovrebbe essere il MOTORE di un grande dibattito nel Paese sul Programma alternativo, alternativo a Berlusconi, alla BCE, direi anche al capitalismo. SEL dovrebbe lanciare una grande campagna sulle “idee forza” per l”alternativa, le priorità, MA TRA LA GENTE. Mi sembra invece che stiamo cadendo in un leaderismo pericoloso, che non riesce a coinvollgere neanche gli iscritti e ii simpatizzanti di SEL, e questo rischia di essere un forte fattore di debolezza nell’attuale situazione.

Nino 31 ottobre 2011 - 22:08

vendola non chiarisce mai, in nessuna intervista, in che modo un partito come sel, intorno al 6% secondo le inchieste, possa essere in grado di imporre al pd e all’idv, intorno al 35%, il suo programma.
Perchè di questo si tratta, dal momento che il programma di sel, almeno quello enunciato, è molto diverso da quello dei due altri partiti della coalizione.
Se vendola pensa che le primarie, però, siano in grado di determinare non solo chi guiderà il centrosinistra, ma anche quale programma si affermerà nella coalizione, se quello di sel o l’altro, è destinato fra poco tempo a deludere molte attese. Perchè è chiaro che se il candidato, forse, sarà espresso dalle primarie, il programma del centrosinistra è già stato scritto dalla bce.
Il pasok greco oggi al governo ricorda qualcosa?

Francesco Agresti 31 ottobre 2011 - 19:47

Condivido l’analisi del compagno Nichi Vendola,ma la penso come il compagno Fabio Mussi,sulla contrarietà a Casini e in generale all’UDC!!

Marcello Pesarini 31 ottobre 2011 - 19:03

Si Vincenzo, le tue perplessità sono anche le mie. la visione caricaturale di Rifondazione e PDCI è inutile, come sono inutili i sondaggi gonfiati su SEL, che poi prende gli stessi voti di FDS(provare a smentire). Le idee e le pratiche sono rimaste divise fra i vari pezzi della sinistra dopo il 2008, tant’è vero che io porto con SEL avanti cose simili a quelle che portavo avanti in Rifondazione. I compagni e le compagne si sono divisi molto in virtù di simpatie e veti incrociati, ed ora ho scelto SEL perchè nella mia zona, Ancona, c’è molto del Social Forum del 2001, e penso anche che Vendola faccia certe affermazioni perchè un po’ troppo innamorato della sua retorica, come Bertinotti. Detto questo, la scelta di agire assieme e sul corpo vivo della sinistra che vuole unità è giusta, ma le idee ed i legami economici anche di Bersani non sono nè i nostri nè quello del popolo dei beni comuni e pacifista. Allora? Lavorare, ma senza slogan di barricata. Marcello

Alberto Marinucci 31 ottobre 2011 - 17:41

Eccolo il dittatore populista e mangiabambini Chavez:

http://venezuelanalysis.com/analysis/5971

E se non piace l’inglese, si può usare google translator:
http://translate.google.it/translate?sl=tl&tl=it&js=n&prev=_t&hl=it&ie=UTF-8&layout=2&eotf=1&u=http%3A%2F%2Fvenezuelanalysis.com%2Fanalysis%2F5971&act=url

I media occidentali sono mistificatori e sono molto bravi a spalare fango…

Molise 31 ottobre 2011 - 17:29

ancora giallo alle elezioni in MOLISE dello scorso 17 ottobre.
vedete notizie su http://www.infiltrato.it.
Bisogna informare tutti a livello nazionale

Enrico Matacena 31 ottobre 2011 - 17:23

Non posso assolutamente ritrovarmi con chi definisce Chavez un leader della sinistra. Costui è solo un dittatore populista che con l’essere di sinistra ha ben poco a che spartire. Riguardo l’Italia, se si parla di contenuti e non di formule, perdere tempo con il settarismo e la mancanze di proposte di rifondazione comunista, sarebbe per SEL un suicidio. Quello che NON è stato rifondazione comunista e che invece è SEL, è una sinistra che cerca e trova risposte di sinistra ai problemi di OGGI. Diliberto è un compagno onesto e responsabile. Se si vuole aggregare (confluire) a SEL ben venga, ma non pretenda che noi stiamo a perdere tempo con Ferrero e i suoi. Riguardo Bertinotti, secondo ma non ha mai capito molto di cosa sia il compito di un partito di sinistra. Egli ha una visione masochistica del ruolodella sinistra.

Alberto Marinucci 31 ottobre 2011 - 16:47

Concordo con quanto ha detto Vincenzo.

Capisco bene che non si possa rispondere alle esigenze di oggi con ricette e formule che erano più adatte al secolo scorso, ma non dobbiamo dimenticare che gli esempi del passato sono ottimi insegnanti. Parafrasando l’autore de “Il secolo breve”, Hobsbawm: “Ogni epoca genera quella successiva”.

Ciò che dobbiamo fare noi in quanto Sinistra è prendere quanto di positivo i gloriosi esempi del passato ci hanno offerto, correggendone gli errori e riattualizzando il tutto alle esigenze e condizioni odierne.
Certo, dalle parole di Vendola (compagno che, sia ben chiaro, stimo ed apprezzo moltissimo, ha una grandissima intelligenza e cultura) sembra quasi che ci sia un rifiuto del glorioso passato della Sinistra. Questo potrebbe andar bene per un partito come il PD, che non ha neanche più la parola “Sinistra” nel nome e che deve far coesistere idee e correnti troppo diverse (cosa ci fa Renzi nel PD? Tanto per fare un esempio) ma non è accettabile all’interno del NOSTRO partito di Sinistra che si propone di farla rinascere, la Sinistra (con la S maiuscola).

È vero che la FDS pensa ancora di stare al 1900 con le stesse condizioni geopolitiche, ma “noi” (il compagno Vendola in questo caso), a quanto leggo, sembra quasi che abbiamo dimenticato le nostre origini e tutti i gloriosi esempi del passato, oltre che i grandi maestri che vanno da Marx, Lenin, Gramsci (spesso citato da Vendola) fino ad arrivare agli esempi del Socialismo di oggi che, nonostante le difficili condizioni alle quali è sottoposto, riesce ancora a resistere. Basta guardare Chavez e Morales con la “primavera latino-americana”, che probabilmente non sarebbe mai stata possibile senza la resistenza della rivoluzione Socialista a Cuba che, non dimentichiamolo, si trova a pochissimi Km dalla più grande potenza capitalista e imperialista del mondo.

Non possiamo dimenticare i Maestri che hanno permesso alla Sinistra (con la S maiuscola) di nascere e di svilupparsi fino ad arrivare ad oggi.
Bisogna guardare il passato senza legarsi troppo ad esso (come fa la FDS, che ne è rimasta imprigionata) per andare avanti proiettandosi nel futuro.

È questo ciò che dobbiamo fare, e per farlo, serve tutta la Sinistra (con la S maiuscola) UNITA, aperta e pronta a proiettarsi nel futuro, senza dimenticare le proprie origini.

È per questo che stiamo con e dentro SEL: per ricostruire la Sinistra, quella vera.

Alessandro 31 ottobre 2011 - 16:37

ricordatevi cari compagni,che le alleanze si fanno con le idee chiare in una politica liberalista,penso che niky sia l’unico esponente in condizione di saper valutare democraticamente,sia il discorso primarie,e sia sulla qst.della sinistra moderna,tanto per citarne una,la fabbrica di niky ecc ecc…ci si spera solo che la vecchia guardia di sinistra estrema e non solo-confidano in lui.Non ci sono alternative Forza niky

David Valderrama 31 ottobre 2011 - 14:37

Sottoscrivo punto per punto le parole del compagno Vendola.
La sinistra per uscire dall’angolo deve rompere gli schemi e giocare fino in fondo la partita dell’alternativa. Basta con l’idea che i rapporti di forza non ci permettono di cambiare le cose e basta con la subalternità alle politiche liberiste.. Serve il senso di responsabilità che è mancato per troppi anni a rifondazione comunista (partito di cui sono stato militante per 10 anni) e serve il coraggio di osare che i dirigenti del PDS/DS non hanno mai avuto. Sel deve candidarsi a raccogliere la domanda di cambiamento che da mesi riempie le piazze e che si è fatta sentire con forza in occasione dei referendum. Con una proposta aperta, plurale e partecipativa dobbiamo raccogliere le eneregie migliori del Paese per uscire dalla crisi con una proposta di governo credibile e percorribile.

Vincenzo 31 ottobre 2011 - 14:24

Avrei una domanda a proposito di questo passaggio “non sono interessato a rimettere insieme i cocci di una vecchia storia. Ho fondato un partito perché voglio portare un pezzo della sinistra italiana in una storia nuova”. ma il progetto SEL non era quello di creare un polo plurale a sinistra del PD?? SEL non era il seme che doveva contaminare il resto della sinitra? Non so se queste mie perplessità sono anche di altri, spero di ricevere qualche risposta

Carla Cirillo 31 ottobre 2011 - 13:20

Devo dire che le considerazioni di Felice Giandomenico mi sembrano molto sensate. Ma, poichè il tempo passa e non sento niente di concreto, di più preciso e netto rispetto al passato, mi viene in mente una domanda: dopo la puntata di ieri 30 ottobre di Report, che riapre l’ennesimo problema sul conflitto di interessi del premier, ma non solo del premier, visto che il conflitto di interessi si è allargato in ogni punto nevralgico (le sedi dove si prendono le decisioni) del nostro paese, le regole faranno parte del programma di centrosinistra oppure no?

Giovanni 31 ottobre 2011 - 13:19

Qualche uso dell’io invece che il noi, da fastidio ma credo si tratti più di disattenzione che di appropriazione. Non conosco bene Nichi ma non penso assolutamente che abbia una visione “individualistica e personalizzata” del suo agire politico. Al contrario credo che sia una persona molto generosa e che non si risparmia in nessuna occasione.
Ma la cosa più importante sulla quale dobbiamo riflettere tutti è che il programma di coalizione non potrà essere un semplice accordo “tecnico” tra i partiti, ma sarà determinato anche dalla campagna politica delle primarie. O riusciamo a “sparigliare le bocce” attraverso il confronto con i militanti ed elettori del centro sinistra o con gli accordi di vertice non si va da nessuna parte. Qui si giocherà la qualità del programma di alternativa e qui vedremo se il partito riuscirà, intorno alla figura di Nichi, a costruire consenso e programma dell’alternativa.

Jimmy Renzi 31 ottobre 2011 - 13:03

@ PIERO – Se non accettiamo un vincolo di maggioranza, non solo non si possono svolgere le primarie di coalizione ma nemmeno è possibile tenere insieme una maggioranza di governo.

Enzo 31 ottobre 2011 - 13:01

Insistere per fare un accordo con Casini, non serebbe meglio avere un programma alternativo al berlusconismo e palare con gli elettori del centro e chiedergli qulè la differenza da un lavoratore di sinistra quando entranbi se giovani sono precari, se occupati vengono licenziati. Le alleanze con i vertici ci portano poi ad avere candidati di coalizione come Calearo per avere i voti degli imprenditori o come la binetti per i cattolici, forse è meglio pensarci prima

Climate Change 31 ottobre 2011 - 12:51

Quei sondaggi di TG LA7.
Chissà come mai nel TG di Mentana SEL viene sempre collegato a FED e Verdi?

Alessio 31 ottobre 2011 - 12:06

La riflessione di Vendola mi pare condivisibile.

Tutto ciò, comunque, non deve prescindere da un convolgimento TOTALE della base (attuale, simpatizzanti, etc.) e da una fondamentale chiarezza e condivisione di un programma (non come con l’ultimo governo Prodi… in cui eravamo già spaccati in partenza).
Un programma che dia una VERA SVOLTA alla politica di questo paese.
Per questo motivo credo sarà difficile raggiungere un’intesa con i centristi.
Ma giustamente bisogna provarci.
Senza cadere poi in politicismi. E so bene che questo rischio è molto alto. Ma dobbiamo correrlo.

Se poi diamo un occhio ai sondaggi (che non amo… sia chiaro)… anche senza di loro avremmo ottime chance.
E forse saremmo anche più coerenti.

Maurizio 31 ottobre 2011 - 11:53

Basta con Casini!!! Non c’entra niente con noi, non è minimamente riconducibile ad un’area di centrosinistra. Governa in molti posti con il centrodestra e a tutti gli effetti con Fini e soci vuole ricostituire un centrodestra alla tedesca maniera, anche se con una pesante spolverata di cattolicesimo e clericalismo. Quindi che c’entra con noi? Queste continue aperture di credito, anche da parte di Vendola mi fanno saltare i nervi.
Infine: ricordate a Vendola che non ha fondato un partito lui da solo, quindi non ne è proprietario. Questa visione vendoliana del “suo” partito è vergognosa e non degna di una persona di Sinistra stimabile come lui.

Ciro 31 ottobre 2011 - 11:25

Piero domandalo a Ferrero e Diliberto come fanno a dire che voteranno sempre tutto se indispensabili i loro voti a non far cadere il Governo in caso di accordo con il centrosinistra…

Felice Di Giandomenico 31 ottobre 2011 - 09:48

Puntuale e lungimirante l’analisi che emerge da questa intervista che tocca temi campali che devono essere ponderati e meditati attentamente. Certo, urge la messa a punto di un programma da parte di chi si impegna a creare un’alternativa solida e credibile soprattutto per evitare il rischio di girare e rigirare sul discorso delle coalizioni sempre e solo in modo astratto.
Ci sono però dei fatti che non possono e non devono essere ignorati e che non vorrei condizionassero più di tanto sia il cosiddetto cantiere dell’alternativa che le primarie.
Tra Bersani a Napoli e Renzi a Firenze sono volate parole grosse, anche se in modo celato e indiretto. Chi ha parlato di scalciamenti e chi ha risposto di non essere un asino. Chi ha tentato di promuovere facce nuove nella politica e chi ha rispolverato i fallimenti strategico-politici degli anni ’80. Non credo sia un buon segno.
Matteo Renzi si vede lontano un miglio che è assetato di protagonismo e le frequenti apparizioni in questi giorni in TV la dicono lunga. C’è molto di nebuloso nei suoi discorsi così come c’è congerie tra le 13 (o 17?) correnti e correntine che si muovono all’interno del PD. Siamo proprio sicuri che Bersani ha sciolto il nodo delle primarie? Staremo a vedere.
E che dire di un’altra figura che dovrebbe far parte della coalizione opposta a questo governo, Casini, che ha lo sguardo sempre rivolto verso il centro destra? Parlo di centro destra e non di Berlusconi che ormai non rappresenta più niente, né di centro e né di destra.
Le alleanze vanno fatte pensando molto bene a ciò che si fa perché una volta fatto il guaio è difficile poi tornare indietro e si rischiano pericolosi capitomboli. Tentare di tirare dentro Casini a tutti i costi espone ad un serio rischio di formare una pseudo-sinistra clericalizzata, che sarà sempre condizionata su come procedere riguardo tematiche importanti come la procreazione assistita, le coppie di fatto, l’omofobia, il testamento biologico, ecc.
Ricordate quando il PD assoldò Paola Binetti esponente di spicco dell’Opus Dei? Quante frenate di fronte a questioni sociali di estrema rilevanza che il centro sinistra avrebbe potuto risolvere senza rimanere impigliato nei legacci di un cattolicesimo benpensante e reazionario?
Da parte mia auspico un riavvicinamento costruttivo tra le varie anime della sinistra italiana da troppo tempo frammentate (parlo innanzi tutto del Pdci e del Prc) anche se so di sperare l’impossibile, almeno allo stato attuale.

Piero 31 ottobre 2011 - 00:42

Chiedo a Nichi.
Il programma a cui dici di sentirti tenuto al vincolo
di maggioranza da dove viene fuori?Chi lo decide?
Chi lo discute? Viene fuori dalle segrete stanze delle riunioni di vertice o da una discussione collettiva che coinvolgerà
anche noi iscritti? O saremo tagliati fuori.

Ad oggi è quasi certo che alle primarie ci sarà anche Renzi.
Ma con Renzi credo sia impossibile fare un programma comune.
Questo porterà a primarie con programmi diversi.Oppure ci potrà essere un programma comune anche con lui.

E poi più in generale,come è possibile per noi fare un programma comune con esponenti del PD che sono sempre daccordo con tutti gli interventi militari nel mondo,quando SEL mette al primo posto il NO assoluto alle guerre.
Penso che ci vorrebbero più chiarimenti,altrimenti la discussione diventa difficile se non inpossibile.

Roberto Bassi 30 ottobre 2011 - 20:55

In poche parole chiare e lucide, un percorso politico,che credo ci possa portare veramente a una nuova primavera.

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