Che ci fa un boss tra i forconi?

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Che ci fa Vincenzo Ercolano, figlio di Pippo Ercolano e nipote di Nitto Santapaola, capi storici di Cosa Nostra nella Sicilia Orientale, accanto ai leader siciliani della protesta dei “forconi”? Cosa ci fa l’ultimo erede della più spietata famiglia mafiosa di Catania alla conferenza stampa, improvvisata per strada, in cui i “rivoluzionari” siciliani spiegano che mai faranno un passo indietro, boia chi molla il forcone, la Sicilia ai siciliani e compagnia cantando? Fa il mestiere suo, verrebbe da rispondere. La famiglia Ercolano per decenni ha investito i ricavi delle proprie attività criminali in un’impresa di autotrasporti, l’Avimec, poi confiscata per mafia.

Nei tempi d’oro, dentro i Tir dell’Avimec viaggiava – ben protetto – Nitto Santapaola quando doveva spostarsi da un rifugio all’altro. E per anni non c’è stato cantiere siciliano che non abbia affidato in subappalto il movimento terra ai buoni servizi dell’impresa mafiosa degli Ercolano. Famiglia dai destini intensi. Lo zio Salvatore, detto “Turi do camion”, sta all’ergastolo per omicidio. Il padre Pippo, nominato reggente della cosca Santapaola quando il cognato Nitto finì in carcere, prima d’essere arrestato anche lui per associazione mafiosa fu un ostinato frequentatore dei salotti buoni di Catania.

Le cronache lo ricordano perfino ospite di Mario Ciancio, editore e padrone del foglio locale “La Sicilia”, quando un cronista di primo pelo ebbe l’ardore di pubblicare un mattinale dei carabinieri in cui Pippo Ercolano veniva citato come noto capomafia. Il giorno dopo, appena il cronista mise piede in redazione, Ciancio lo mandò a chiamare: nel suo studio, ad aspettarlo, c’era anche Ercolano, venuto a protestare con il padrone del giornale per la pubblicazione di quell’articoletto. In qualunque altro giornale, se un mafioso fosse venuto a lamentarsi per una notizia (vera) che lo riguardava, l’editore avrebbe telefonato al 113. Mario Ciancio invece ricevette Ercolano, convocò il cronista colpevole d’aver dato la notizia (vera) e, in presenza del capomafia, gli fece un solenne cazziatone: “Che mai più ti accada di chiamare mafioso il qui presente signor Ercolano!”.

Veramente l’hanno scritto i carabinieri, provò a giustificarsi il cronista. Noi non facciamo i carabinieri, replicò Ciancio: e di quello che c’era scritto sul loro rapporto a lui non gliene fregava nulla. Intanto Ercolano, stravaccato sulla sua poltrona, annuiva con paterno silenzio. In quegli stessi giorni uno dei due figli di don Pippo, Aldo Ercolano, era stato appena giudicato e condannato all’ergastolo per aver ammazzato con cinque colpi di pistola alla nuca il giornalista Giuseppe Fava (era il 5 gennaio dell’84, si mossero in cinque, uno solo sparò: lui, l’Ercolano).

L’altro figlio, Vincenzo (indagato nel processo Orione per associazione mafiosa ed estorsione, arrestato, poi scarcerato ma considerato in tutti i rapporti di polizia stabilmente inserito nell’organizzazione di Cosa Nostra) oggi sta invece tra i “forconi” siciliani, ad aizzare, vigilare, sorvegliare, impedire, minacciare… Sul disagio più o meno legittimo di una categoria c’è adesso l’impronta oscura di una famiglia che ha fatto la storia della mafia in Sicilia. Storia che continua: è di ieri la notizia di un’inchiesta napoletana che ha svelato l’alleanza tra il clan dei Casalesi della famiglia Sandokan e Cosa Nostra. Il patto riguarda il controllo dei trasporti su gomma e della commercializzazione all’ingrosso di prodotti ortofrutticoli sull’asse Sicilia-Campania-Lazio. Insomma Tir, camion, ditte di trasporti… Non tiriamo conclusioni. Ma la preoccupazione resta.

Che dentro l’alibi di certe proteste, la mafia sappia ricavarsi i propri spazi, agiti i propri forconi, lavori per far molto rumore e per governare il silenzio che poi ne seguirà. I capipopolo in doppio petto che oggi si dicono dalle parti dei rivoltosi, a cominciare dal presidente della regione Raffaele Lombardo, restino pure da quella parte; ma se hanno l’onestà intellettuale delle proprie parole e la libertà delle proprie azioni, questa domanda la facciano ad alta voce anche loro: che ci fa il rappresentante di una tra le più potenti e spietate famiglie mafiose siciliane in prima fila accanto ai forconi degli incazzati siciliani?

Claudio Fava

fonte: unità

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Andrea F. 29 gennaio 2012 - 21:35

Mi ricollego alla domanda posta da Piero nell’intervento precedente: è importante che la Sinistra sappia relazionarsi nella giusta maniera con questo movimento , in virtù del fatto che parliamo della Sicilia dove il rischio di infiltrazione mafiosa in qualsiasi settore è alto; una presenza di rappresentanti della sinistra renderebbe il movimento meno sconclusionato di come appare ora(proprio perché facilmente influenzabile dai soggetti citati da Claudio Fava).

Andrea F. 29 gennaio 2012 - 21:35

Mi ricollego alla domanda posta da Piero nell’intervento precedente: è importante che la Sinistra sappia relazionarsi nella giusta maniera con questo movimento , in virtù del fatto che parliamo della Sicilia dove il rischio di infiltrazione mafiosa in qualsiasi settore è alto; una presenza di rappresentanti della sinistra renderebbe il movimento meno sconclusionato di come appare ora(proprio perché facilmente influenzabile dai soggetti citati da Claudio Fava).

Gaetano Siciliano 29 gennaio 2012 - 20:02

Potrebbe avercelo mandato qualcuno dai salotti buoni, come dice lei, visto che nessun cronista scrive delle manifestazioni che da almeno due anni si susseguono in Sicilia per l’applicazione integrale dei diritti costituzionali. I forconi, e la rete, sono riusciti a portare il problema all’attenzione di tutti e guardacaso si trova un infiltrato. Cui prodest?

Alessio Sportaro 29 gennaio 2012 - 12:51

be caro signor Fava e come dire che ci fa la firma di un mafioso nella vostra raccolta firma per diminuire le spese militari, perché in esse ci sono anche le spese dei carabinieri 6 miliardi su 20 miliardi.

Pino Canale 28 gennaio 2012 - 19:11

Gli agricoltori siciliani che hanno smesso di coltivare grano perché importato a basso prezzo. I pastori sardi che non vendono più il loro formaggio per l’importazione da paesi terzi. I camionisti che non coprono i costi . Le fabbriche trasferite all’estero ove la manodopera costa meno. E’ tutto disprezzabile e non condivisile visto che ci sono mafiosi tra loro?

Elena 28 gennaio 2012 - 17:43

Lombardo? Onestà? Intellettuale?…non pronuncerà mai quella domanda.

Antonio 28 gennaio 2012 - 17:35

il movimento dei ‘ forconi’ è un movimento di SINISTRA.
la sinistra si è persa nelle alleanza e nel politicismo, ogni leader della sinistra ha come obiettivo far fuori gli altri leader della sinistra.
in queste situazione è OVVIO che il movimento dei forconi sia gestito dalla MAFIA.
l’ intervento denuncia di Claudio Fava è condivisibile come sempre.

Piero 28 gennaio 2012 - 16:44

domanda assolutamente legittima. Io ne pongo anche un’altra. Per quale motivo il disagio sociale profondo degli agricoltori e dei pescatori non è rappresentato dalla sinistra, ma finisce per essere strumentalizzato da questi personaggi ?

Stefano Barone (london) 28 gennaio 2012 - 14:19

Pur essendo siciliano io stesso e impegnato nelle lotte di questi anni, ho fin troppo l’impressione e la paura che questa sia una triste replica del 1993… Finita una stagione politica di amicizie e di protezioni la mafia deve lanciare il nuovo messaggio per una nuova trattativa… all’epoca furono le bombe, oggi potrebbe essere il “blocco”, la paralisi, il boicottaggio.
Strumentalizzando purtroppo la rabbia popolare, per cui troppa brava gente e’ finita per schierarsi con loro acriticamente…

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