La Commissione antimafia, nei giorni scorsi, ha confermato quel che Sel aveva denunciato nei mesi passati : il codice etico sulle candidature, ancorché approvato all’unanimità, viene regolarmente disatteso e ignorato dalle forze politiche. In occasione delle elezioni regionali e amministrative dell’Aprile scorso tutti i partiti, con l’eccezione di Sel e Idv, hanno candidato persone a vario titolo implicate in procedimenti contro la criminalità organizzata. I casi finiti sotto osservazione riguardano ben 45 candidati, molti dei quali in liste civiche. Quelli espressione di formazioni politiche nazionali sono stati 14 : 2 del Pdl, 2 dell’MPA, 2 dei “socialisti uniti”, 2 del Pd, 2 dell’Udc, uno dell’Api, uno del “partito di alternativa comunista” e uno di Rifondazione comunista.
Andiamo con ordine. Nel 2007, la Commissione Parlamentare Antimafia, presieduta allora da Francesco Forgione, aveva approvato all’unanimità un codice di autoregolamentazione che invitava partiti e liste civiche a non candidare persone coinvolte in indagini sulla criminalità organizzata e sulle quali si è già pronunciato un giudice ( per sentenze di condanna, rinvio a giudizio, misure cautelari e preventive, e così via ).
Nei mesi scorsi Sel aveva denunciato l’ipocrisia di quei partiti che votarono il codice in Commissione salvo poi disattenderlo alla prima occasione utile e ci rivolgemmo ai Presidenti delle Camere per chiedere loro di vigilare, attraverso gli strumenti più appropriati, sul rispetto del codice. Da Gianfranco Fini ricevemmo espressioni di consenso e di impegno, che rimasero però senza conseguenze pratiche, mentre il Presidente del Senato, Renato Schifani, neanche ci ricevette per ascoltare le nostre ragioni.
Al Congresso costitutivo di Sel a Firenze abbiamo adottato il codice antimafia nel nostro Statuto e approvato all’unanimità un ordine del giorno che ci impegna a proseguire in questa battaglia di pulizia morale.
Dobbiamo farlo e richiamare tutti alle loro responsabilità, i partiti di maggioranza che candidano i condannati per mafia e poi si vantano degli arresti dei latitanti (come se fosse merito loro e non dei magistrati e delle forze dell’ordine che concretamente li eseguono), e i partiti di opposizione che debbono sapere che una forza come la nostra non sarà mai in coalizione con liste che candidano persone compromesse con le cosche mafiose.
Occhi aperti, dunque, in occasione della prossima tornata amministrativa : in ogni Comune che andrà al voto e sul piano nazionale, se conquisteremo finalmente le elezioni anticipate, dobbiamo inchiodare tutti, avversari e potenziali alleati, al rispetto rigoroso del codice antimafia sulle candidature. La buona politica non è quella che si limita ad applaudire chi combatte la mafia ma quella che prima di ogni altra cosa sa fare pulizia al proprio interno.
Carlo Leoni
ecco perchè il pd non è più credibile…