Con i Sindaci in piazza contro la manovra

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Giovedì 15 settembre i sindaci e gli amministratori locali riconsegneranno le deleghe e manifesteranno contro la manovra economica che tagli i servizi locali ai cittadini e aumente le tasse locali.

Sinistra Ecologia Liberta’ sostiene la mobilitazione che proprio per il suo caratere municipale e trasversale è ‘giusta nei contenuti ed evidenzia le crepe e le contraddizioni tra i sindaci di centrodestra. L’ordine di Bossi agli amministratori della Lega per non farli partecipare alle manifestazioni del 15 sono il segno di una crisi che investe nei territori la Lega.

Sel sta dentro questa mobilitazione per riaffermare un idea nuova del territorio come bene comune e per valorizzare il municipalismo e le autonomie locali come spazi aperti e includenti capaci di rivoltare la crisi e le sue conseguenze. Servono forme di disobbedienza locale per costuire un alternativa a questa manovra che sia praticabile e metta in relazione le locali con l insostenibilita delle spese militari.

Anche per questo gli amministratori locali di SEL si incontreranno il 17 settembre a Firenze per un assemblea nazionale che vuole dare continuita ad una mobiltazione che deve continuire sia nella societa’ che nelle istituzioni locali .

Paolo Cento

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Piero 18 settembre 2011 - 02:39

MA SEL VUOL DIRE QUALCOSA SU QUESTO GENOCIDIO CHE SI STA CONSUMANDO A POCHI CHILOMETRI DALLE NOSTRE COSTE.
SI TRATTA DI UN ASSEDIO CHE DURA DA SETTIMANE A SIRTE, BANI WALID E ALTRI VILLAGGI COMPLETAMENTE CIRCONDATI DOVE LA GENTE MUORE DI FAME E DI SETE ED E’ BOMBARDATA DA TERRA E DALL’ARIA
E DOVE A GIORNI VI SARA’ UNO STERMINIO PARI SE NON PIU’ GRAVE DI QUELLO DI FALLUJAH ED I CUI PARTICOLARI LI SAPREMO FORSE FRA QUALCHE MESE,COME A FALLUJA,PERCHE’ NON VOGLIONO TESTIMONI.
MA COME FA UNA SINISTRA A STARE IN SILENZIO DI FRONTE A QUESTO.

RED NON MI CENSURARE PERCHE’ E’ COSA TROPPO GRAVE

Giuseppe Romano 17 settembre 2011 - 12:58

DAGLI IMPEGNI AI FATTI

Contro quella politica che costringe

La condizione media delle masse popolari e proletarie è una condizione coatta. Obbligo di risiedere in un determinato luogo, obbligo di avere a che fare con certa gente, obbligo di vivere una condizione di emarginazione prossima alla delinquenza, obbligo di seguire la moda più consumistica, obbligo di comportarsi in modo rozzo e volgare per essere comunicativamente compresi da chi è, quasi per natura, rozzo e volgare. Quando l’emancipazione non è di massa, la msssa vive coatta. L’emancipazione avviene, intanto, attraverso una formazione scolastica certa, obbligatoria, poi avviene attraverso un corretto inserimento nel mondo del lavoro. Snodo nevralgico della coazione. Un lavoro cattivo produce una vita cattiva, un reddito nullo o appena diverso da zero produce una vita coatta. Poi ci sono i valori etici, politici, sociali che dipendono in maniera diretta e dialettica da questo stato di cose, da questo tipo di vita. Vestire in maniera coatta è strettamente legato alla possibilità di accedere agli abiti dell’eleganza, costosi e delicati. Curare l’immagine è roba da ricchi, da palati fini, da gente acculturata che va per il sottile perchè ci può andare, ne ha facoltà. Profumare costa, altrimenti si puzza. E’ inevitabile. A chi accollare quel costo? Semplice: ad un buon lavoro, tra gente serena e non stressata. Quando il buon lavoro non c’è, quel costo, se affrontato a tutti i costi, si abbatte su stili di vita e valoriali che necessariamente vanno oltre la legge, moralmente e giuridicamente determinata. Chi scrive la legge? Il legislatore. Il Parlamento. Luogo della rappresentanza politica delle masse popolari e proletarie. Se esse non sono opportunamente rappresentate passeranno leggi di una politica che costringe e che renderà sempre più coatta la vita di milioni di cittadine e cittadini afferenti alle masse popolari e proletarie. Solo una rinnovata coscienza di classe può determinare impegni seri che produrranno fatti seri, politicamente rilevanti per non fare una vita coatta. Altrimenti dagli impegni politici si passerà ai fatti, esplodenti da un punto di vista sociale. Combattiamo l’eterno ritorno della politica che costringe. Per una politica che liberi.

Giuseppe Romano 16 settembre 2011 - 13:03

L’ITALIA DELLA LIBERTA’

Libertà di essere un Paese democratico e civile e libertà dalle mafie.

I comuni della libertà sono quelli a cui non vengono tagliati i fondi per il welfare state. I governi della libertà sono quelli che adottano misure adeguate per generare sviluppo, intrapresa, che combattono la disoccupazione potenziando la qualità dell’istruzione pubblica, della formazione professionale, della cultura in generale e nello specifico. Le alleanze della libertà sono quelle che si realizzano tra le masse popolari e proletarie per combattere l’emarginazione, la solitudine, l’arroganza dei mercati e dei mercanti, degl’industriali e dei banchieri speculatori. La Regione della libertà è quella che difende i beni comuni, che è contro le privatizzazioni selvagge, che abbatte le barriere architettoniche, che combatte il crimine organizzato di stampo liberista e antinazionale. Le Province della libertà sono quelle di cui se ne può fare pure a meno se le stesse funzioni possono essere svolte prima e meglio dai comuni e dalle Regioni della libertà. I Coordinamenti delle libertà sono tutti i comitati referendari che sostengono forme di democrazia partecipativa, in nome di una sana cittadinanza attiva, sono tutte quelle forze politiche che sono contro la chiusura indiscriminata delle fabbriche e delle industrie, che difendono i livelli occupazionali in tutto il Paese e puntano diritte alla salvaguardia delle condizioni dei lavoratori subordinati. Termini Imerese, Iribus di Avellino, i Cantieri di Castellammare di Stabia rappresentano realtà di conflitto, realtà di disagio, realtà di passione civile e democratica contro la logica del fai-da-te. L’Italia della libertà è quella che garantisce a tutti e a ciascuno i diritti fondamentali sanciti nella Carta Costituzionale: dai diritti del malato ai diritti dei detenuti, dai diritti dei lavoratori ai diritti delle imprese di lavorare libere dalle mafie. Questa è l’Italia della libertà.

G. Assallo 15 settembre 2011 - 18:19

Renzi, tanto per cambiare, non era in piazza…
Cosa aspetta ancora Vendola a ritirargli la sua famosa “copertura a sinistra”?
Agli amministratori locali di SEL che si incontreranno il 17 settembre a Firenze consiglio di dare un’occhiata al sito http://www.RenziLeaks.it – Tutta la verità su Matteo Renzi…

Edoardotrotta 15 settembre 2011 - 13:51

Grazie a Paolo Cento e grazie a Luca di Marco per aver spiegato le motivazioni della parte “politica” che vuole distruggere le AUTONOMIE LOCALI per favorire LO SPRECO di un NUOVO CENTRALISMO AUTORITARIO.

Luca De Marco 15 settembre 2011 - 11:58

La Lega è un partito nazionalista, autoritario e centralista. Quello che spaccia come “federalismo” ha ben poco a che vedere con la cultura delle autonomie, e molto a che vedere con l’etnocentrismo padano e con la voglia di piccole patrie chiuse e incontaminate. Quello che la Lega sogna è la secessione: costruire uno stato confederale chiamato Padania, composto dagli stati federati del Veneto, della Lombardia etc. La Lega Nord è nata su base regionale, dal fondersi di Lega Veneto, Lega Lombarda, Lega Piemonte, che secondo la Lega sono “nazioni” abitate da popoli diversi (Giampaolo Gobbo non è il segretario regionale veneto della Lega, ma è il segretario “nathional” veneto). Al loro interno questi stati sarebbero del tutto autoritari e con ben poche articolazioni democratiche.

Questa cultura politica fondamentale, oltreché l’opportunismo e l’aderenza piena a tutte le scelte governative, spiega perché la Lega non abbia mai, in nessun caso, sposato alcuna rivendicazione degli enti locali organizzati. La Lega boicottò il movimento dei sindaci del Nordest del 1996, più di recente boicottò il movimento dei sindaci per il 20% dell’Irpef, ora si smarca dalla protesta di domani degli enti locali contro la stretta finale che la manovra del Governo vuole imporre alle loro finanze. Lunedì sera il direttivo federale della Lega, si dice convocato da Renzo “Trota” Bossi, ha deciso: “Il direttivo federale ha deliberato che i sindaci iscritti non devono partecipare alle manifestazioni di protesta contro la manovra economica”.

La Lega difende gli enti locali nella misura in cui vi occupa posti di potere, in maniera del tutto strumentale, ma non concepisce una Repubblica Italiana costruita sulle autonomie locali, e quando può pratica l’espropriazione delle potestà degli enti locali per favorire il livello centrale, statale o regionale che sia. Addirittura, simpatizza evidentemente per la successione dinastica al potere.

Per questo nei comuni dove governa abolisce i comitati di quartiere, e ora, con l’ultima “porcata” di Calderoli sulle province, le trasforma da enti locali autonomi in enti regionali. Il progetto di legge costituzionale approvato dal Governo, infatti, secondo quanto riportato dal Presidente della Provincia di Treviso Leonardo Muraro, conterrebbe una previsione non divulgata finora dal Governo, per la quale le nuove province dovrebbero assorbire le funzioni di una serie di enti di secondo livello, dunque rafforzare le proprie competenze, e al tempo stesso ridurre il proprio tasso di democraticità. Vi sarebbe infatti una unica carica elettiva, il presidente, senza una assemblea elettiva di riferimento, tuttalpiù un’assemblea di secondo grado emanazione delle giunte comunali. Un pastrocchio che serve solo a salvaguardare le aspettative dei presidenti di Provincia leghisti, riuniti lunedì in quel di Monza, e a rafforzare i centralismi regionali che tanto stanno a cuore alla cultura secessionista leghista.

La scelta imposta da Bossi agli enti locali leghisti di non aderire alla manifestazione nazionale di orgoglio egli enti locali rappresenta l’ennesima conferma della distanza siderale che separa la Lega da una vera prospettiva di autonomia dei territori. Vedremo se qualche sindaco leghista avrà il coraggio di preferire gli interessi dei suoi concittadini a quello del suo partito.

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