Congresso di SEL, i documenti

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Email della Commissione: commissione.primocongresso@sxmail.it

Ecco i documenti approvati dal Comitato Nazionale di Sinistra Ecologia Libertà:

Manifesto fondativo

Regolamento Congressuale



Specifiche al regolamento

Verbale per congressi provinciali

Errata corrige: nella prima versione, adesso corretta, messa sul sito, a causa di un errore di impaginazione, era saltata una riga a pagina 6, subito ripristinata (nello specifico: “lo straodinario successo della raccolta di firme per i referundum  per  l’acqua pubblica  ne è una conferma”). Ci scusiamo di cuore per l’accaduto.

Ci sono 121 commenti per questo post
Antonio Migale 17 settembre 2010 - 02:51

errata corridge. nel commento di Antonio Migale nelle ultime quattro righe dico( Ci sarebbero meno mafie, più tasse al Sud, meno pressioni ed l popolo di lavoratori concentrato oggi nell’Italia del Nord si spalmerebbe sull’intero territorio.
Un’Italia Unita è un’Italia più forte

Edoardo Trotta 16 settembre 2010 - 17:16

Condivido gran parte delle analisi.
Esiste un problema di obiettivi chiari da discutere con i patner per rifondare la sinistra e capire quali sono i PUNTI IRRINUNCIABILI.
Bisogna affrontare il PROBLEMA DELLA LAICITA’ Dello STATO.
Le STRUTTURE di vertice del VATICANO hanno sempre privilegiato il rapporto con il Capitale Finanziario spesso di provenienza illegale.
E’ pur vero che esistono preti di buon senso, ed altri che capiscono dove arriverà il degrado socio-economico di questa destra.
Ma i Don Farinella e i Don Gallo, pur non essendo completamente isolati, possono poco contro le scelte conservatrici dei loro vertici.
E’ necessaria quindi, e sollecito che nel documento sia presente in un punto chiaro, una scelta forte a favore della LAICITA’ dello stato e di una riduzione delle pretese finanziarie e delle ingerenze economiche e politiche del Vaticano.
BUON LAVORO!!!!
P.S. Io preferisco versare il 5 per mille ai VALDESI.

Antonio Migale 16 settembre 2010 - 16:39

Ho letto il manifesto fondativo molto velocemente anche perchè molto chiaro. devo ammettere che mi è piaciuto molto. erano anni che aspettavo un movimento politico o un partito che si occupasse di temi così forti e mai come ora di grande attualità.
L’impostazione, direi filosofica, lo rende quasi surreale ma ciò non lo considero negativo, prorpio perchè lo trovo rivoluzionario ed in netto contrasto con il nuovo modo di concepire la politica.
Abbiamo assistito, negli ultimi anni, come partiti di massa siano riusciti in poco tempo a stravolgere i valori più naturali dell’umanità senza le quali non è possibile avviare nessun tipo di attività politica e sociale. sarebbe come se in uno stato non ci fossero le regole.
questo movimento è partito dall’inizio. cercare di ristabilire un equilibrio psicologico e mentale.
Quell’equilibrio naturale che fa parte dell’indole di ogni essere umano che in questo manifesto viene descritto in modo egregio.
capisco che Un certo romanticismo politico è ormai in disuso, proprio perchè una linea politica pericolosa, approfittando del momento difficile che il nostro pianeta sta attraversando, ha prevalso sulle coscienze.
Una linea politica che ha avuto come obbiettivo risultati immediati che hanno manifestano un egoismo sfrenato che sta portando ad un degrado totale. politiche chiuse che non lasciano spazi a chi è diverso o presunto tale. questo manifesto è riuscito a cogliere tutti questi aspetti e racchiuderli in un progetto che non è il progetto per un territorio o per uno Stato ma un progetto per l’umanità. un progetto ambizioso ed entusiasmante.Condivido totalmente, anche se, vorrei soffermarmi su un tema specifico.
a proposito delle diseguaglianze, vorrei sottolineare la disparità tra Nord e Sud che da oltre 150 anni ha creato problemi non solo alle regioni meridionali ma, a mio avviso, anche a quelle del Nord.
anni fa in un libro di gramsci lessi una frase che mi rimase impressa. “Il Sud era una tempo un orticello fertile a cui qualcuno ha tagliato la venuzza di acqua che lo rendeva tale” oggi a distanza di tantissimi anni ancora nessuno è riuscito a ripristinare quella venuzza di acqua.
A me oggi piace però rendere l’idea non solo con la famosa frase di Gramsci, lungi da me dal mettermi in competizione con lui, ma giusto nella speranza di essere più comprensibile nei confronti di chi oggi detiene il porte e non vuol sentire,con un esempio più moderno e attuale.Mi viene in mente quell’atleta diversamente abile di qualche anno fa che per parteciapre alle gare, ora non ricordo tutti i particolari ma il necessario per rendere l’idea, si fece montare delle protesi alle gambe. con quelle protesi il gia bravo diversamente abile riuscì a parteciapre alle olimpiadi non solo di categoria, e vinse il primo posto. ecco L’Italia potrebbe essere paragonata a quel diversamente abile che, pur forte, nella sua diversa abilità con il recupero della parte inferiore del corpo è riuscito a competere a tutti i livelli . Aver lasciato il Sud sottotono per oltre 150 anni è stato a mio avviso un errore madornale.
Lavorare insieme per valorizzare le risorse di questa parte del territorio è utile per l’intera nazione per gli immigrati stranieri per le regioni del Nord per il mondo intero. ci sarebbero meno mafie più tasse al sud le pressioni il popolo di lavoraqtori copncentrato oggi si spalmerebbe sull’intero territorio
Un’Italia Unita un ‘Italia più forte.

Antonio 16 settembre 2010 - 16:13

DEMOCRAZIA DIRETTA

ne ho un’altra

DEMOCRAZIA DIRETTA

un’altra ancora

DEMOCRAZIA DIRETTA

e non è una barzelletta!!!!!!

Perche delegare il nostro diritto a qualcuno?

Perche non possiamo essere artefici del nostro futuro?

Perche aspettare il politico di turno che faccia una proposta?

Tutto questo possiamo farlo anche noi tutti e democraticamente!

Potremmo votare nei luoghi pubblici telematicamente con dispositivi a circuito chiuso con tanto di scheda elettronica e codice nonche le impronte digitali, se necessario.

Potremmo proporre e discutere argomenti sulle leggi ordinarie via internet.

Il politico dovrebbe essere quello che controlla la redazione delle leggi, controlla i voti, ci rappresenta all’estero e solo straordinariamente ed in via emergenziale prende decisioni!

Gente SVEGLIA!!!!!!!!!!!!!!!!

Il non uso del cervello lo addormenta. E allora fanno bene i politici a prenderci per i fondelli.

Pensate un attimo di come sarebbe la nostra vita quotidiana, a partire del caffe mattutino nei bar.

Invece di parlare delle solite cavolate calcistiche, si parlerebbe della legge da votare domenica e cosa proporre la settimana prossima.

Allora, non vi piacerebbe?

DEMOCRAZIA DIRETTA …………… l’inica e vera

risposta ai nostri bisogni.

Ei Nichi cosa ne dici?

cordiali saluti

Vittoria Sumberaz 15 settembre 2010 - 15:45

Chiedo alla segreteria se questo manifesto è nato da un dibattito politico tra iscritti e simpatizzanti?

Laura 15 settembre 2010 - 11:17

Sono d’accordo con Davide, e dal mio canto, come nuova simpatizzante, nonché anche tesserata SEL, ho trovato il manifesto fondativo piuttosto verboso, lungo, seppur interessante se inteso come un’analisi storico politica sociale ed economica del paese. Un mio modesto consiglio: per renderlo più incisivo, sintetizzerei dei capitoli e metterei più in evidenza mission, principi, obiettivi, progetti. E comunque mi rimetto anch’io alle scelte della segreteria.
Buon lavoro a tutti

Davide 14 settembre 2010 - 17:33

Compagni, il documento politico è lungo, pesante, decisamente “di vecchio stampo”.
Certamente è interessante ed apprezzabile, ma è proprio per addetti ai lavori o per compagni come me, un pò fusi, che se lo vanno pure a leggere.
Diciamocelo però con onestà intelletttuale; i nuovi amici e simpatizzanti che si affacciano per la prima volta a SEL si trovano davanti un documento poco potabile e fin troppo prolisso.
Il mio è un consiglio, mi rimetto poi alle scelte della segreteria.
Un saluto e buon lavoro.
Davide

Antonello 14 settembre 2010 - 14:43

qualcuno sa dirmi come si calcolano i delegati hai congressi provinciali???

Claudio Z. 13 settembre 2010 - 16:59

1 delegato al congresso regionale ogni 200.000 abitanti?

Ma non è troppo poco? In basilicata (600mila abitanti) rischiano di fare un congresso con 3 + 6 (della percentuale legata al tesseramento) = 9 delegati.

che democrazia!

Fabio Mischi 9 settembre 2010 - 16:01

Bene è riaperta la possibilità di commentare. Credo che sia cosa giusta. Grazie!!

Roberto D' Ambra 26 luglio 2010 - 23:53

Obiettivamente il manifesto fondativo è un documento pesante, sarebbe bene avere una carta dei valori più agile.
Quanto alla questione socialista,il problema non è un partito in cui ho militatato fino a poco tempo fa, lasciandolo definitivamente quando il congresso di Perugia lo ha qualificato come strumento ormai inutile per costruire una nuova sinistra capace di rovesciare l’ ondata liberista.
Il problema è che per raggiungere ciò, bisogna ricollegarsi ai valori storici del Socialismo ( giustizia sociale, difesa della dignitò umana e libertà di ogni persona, garanzie democratiche per ciascun cittadino dinanzi allo stato e laicità delle istituzioni a ogni livello), valori che ritengo comuni a tutti noi, ma che in questa fase della storia non è facile dispiegare.
Poi c’è la questione del riferimento alla famiglia socialista, proclamato da Vendola, anche a segnare una differenza di fondo dal Pd.
Compagni, io non vedo un problema di immediata adesione di SEL al PSE, ma l’ esigenza di un quache rapporto politicamente organico col Socialismo europeo, anche in vista della ristrutturazione per cui dobbiamo impegnarci nei confronti di tutta la sinistra italiana.
Per essere vincenti in Italia, è indispensabile una chiara collocazione politica in Europa.

Tiziano 26 luglio 2010 - 23:25

A pagina 13 si parla della tassazione allo 0.005 su tutte le transazioni. In realtà la proposta circolante sul web dice 0.05%. Correggere :)

Carolus F. 25 luglio 2010 - 18:27

Sicuramente ci sono stati degli errori nel passato di cui anche i socialisti sono responsabili e secondo me, lo sono tuttora, almeno quelli che hanno abbandonato il processo costitutivo di SEL e procedono in senso miseramente autoreferenziale.
Questa però è una ragione in più per accogliere certe istanze nel prossimo congresso fondativo di SEL e dimostrare che si può e si deve costruire un soggetto della sinistra plurale in cui i valori del socialismo libertario ecologista e democratico che in Europa e nel mondo costituiscono tuttora un valido argine al dilagare del neoliberismo monopolista e guerrafondaio, possano essere pienamente accolti.
La Lega dei SOCialisti è nata per rilanciare questo tema come forma riaggregante della sinistra e quindi vogliamo che a tale laboratorio funzionale a SEL ma non riduttivo ad essa, possano partecipare molti compagni. ALfonso Gianni e NIchi Vendola hanno dato segnali incoraggianti, ci auguriamo che non restino voci che gridano nel deserto

Simone 25 luglio 2010 - 11:20

Avanti cosi amici!

Andrea 25 luglio 2010 - 00:44

Benchè in qualche modo vicino alla “ragione sociale” di Sel, non sono mai stato né comunista, né marxista, e dunque non condivido neanche una sillaba delle prime dieci righe del manifesto, ad eccezione del fatto – perchè è un fatto e non un’opinione – della vittoria del capitale (con la lettera minuscola, di grazia) finanziario sul lavoro, che è però soltanto un epifenomeno tutto sommato di secondaria importanze (sebbene socialmente terribile e disumano) di dinamiche ben più inquietanti, rovinose e – purtroppo – assai difficilmente eradicabili nel breve-medio periodo (la traslazione del mito e del religioso al denaro e ai valori immateriali – logo, marchio – la disgregazione della società, l’isolamento dell’individuo nella massa ecc.). Suggerisco agli estensori del manifesto di emendare pesantemente questa prima parte, magari dopo avere letto qualcosa Andrea Caffi (e, perchè no?, anche di Rudolf Rocker). La lettura di queste prime righe, il loro linguaggio così stucchevolmente retorico, i concetti espressivi, che rivelano un imprinting ideologico assai distante dalle mie idee, mi hanno purtropo dissuaso dal proseguire nella lettura nel manifesto.
Saluti.

Alfonsodt 24 luglio 2010 - 14:38

care compagne e cari compagni socialisti,lungi da mè offendere,mistificare o rielaborare la gloriosa storia socialista del 900,non ho la conoscenza storica per addivenire a una qualsivoglia rivisitazione storica del passato del fù glorioso partito SOCIALISTA,mi limito a ricordare che come semplice cittadino nonchè semplice lavoratore,la sinistra tutta compreso il partito socialista sè hanno fatto la fine che hanno fatto,sicuramente degli errori politici e stratetici li avranno pure commessi,care compagne e cari compagni non voler riconoscere tutto ciò non sò cosa voglia significare,però cosi facendo si vuole dimenticare qualcosa e allora si che a questo punto si vuole fare una mistificazione storica e personalmente non condivido questo tipo di approccio per cercare di costruire la nuova sinistra italiana,perchè deviare i percorsi non ci riporta indietro nella disfatta storica che la stessa ci ha consegnata ai giorni nostri con tutto quello che nè stà conseguendo sotto il profilo economico e sociale di questo paese,Sè POI UNO mi dice che gli atomi e i neutroni della sinistra tutta sono un errore di valutazione proletaria o piccolo borghese,buon per lui e i suoi gloriosi ricordi,appunto ricordi; domanda:chi sta mistificando la realtà.-un saluto di sinistra a tutti alfonso di tullio mil/te SEL.

Fabio Mischi 24 luglio 2010 - 13:24

Non capisco perchè chi voglia riferirsi al PSI, debba sempre comunque, esclusivamente, citare Bettino Craxi.
Personalmente su Craxi ho giudizi che si distinguono anche da altri compagni. Non m’interessa più di tanto ciò che di buono ha fatto, m’interessa soprattutto il fatto che il PSI, del quale era il boss assoluto, e su questo credo siamo tutti d’accordo, sotto la sua segreteria ha chiuso!
Significative le recenti parole della figlia Stefania:”l’errore più grosso di mio padre? Non aver valutato compiutamente l’altissimo grado di corruzione raggiunto dal partito.”
Quindi citare Craxi,sempre e comunque come unico della storia socialista , chiaramente corrisponde a citare in un certo senso il liquidatore e non uno dei nuomerosi, capaci, integerrimi, animatori.Poi andiamo avanti, costruiamo tutti insieme la nuova sinistra italiana, nella consapevolezza che nel farlo non è possibile tralasciare, non considerare, by-passare, l’insegnamento, purtroppo per qualcuno, attuale più che mai, del pensiero socialista.

Paolo 24 luglio 2010 - 12:58

Scusate se mi intrometto, ma ho l’impressione che la discussione, pur molto interessante, stia andando un po’ fuori “traccia”, non credete?
Non solo vi inviterei a tornare al tema del congresso, del manifesto politico e del regolamento, ma vi esorto anche a utilizzare il neonato forum di SEL

http://www.sinistraeliberta.eu/forum/

Grazie a tutt@

Peppe Giudice 24 luglio 2010 - 12:12

E poi Alfonso: Craxi ha delle gravissime responsabilità per aver di fatto costruito come imprenditore televisivo un mascalzone come Berlusconi. Ha la gravissima responsabilità di aver dato una svolta peronista e bonapartista alla gestione del PSI (che poi ne ha causato la fine). Ma non è responsabile della politica liberista (Craxi era un antiliberista) la quale è stata tutta messa su dai governi dell’Ulivo neglia anni 90 (smantellamento delle Partecipazioni Statali privatizzazioni selvagge – Telecom, Ferrovie, Autostrade, interi comparti industriali) flessibilità estrema del lavoro (co.co.co ecc) . Non a caso è negli ani 90 che si registra l’aumento rapido e drammatico delle diseguaglianze nl nostro paese.

Peppe Giudice 24 luglio 2010 - 12:04

ma a me la Linke non dispiace mica!! Poi come fai a dire che il cambiamento non sia irreversibile. Del resto la SPD sta recuperando il suo spirito originario . quello del programma di Bad Godesberg (a cui si richiama sempre Oskar Lafontaine) e che Schroeder voleva stravolgere. POi è indubbio che ad ovest la SPD sia molto più radicata della Linke nella classe lavoratrice. La figura di Craxi è molto complessa e Carlo lo ha detto.
Sempre riferendomi a Carlo voglio dire è che quando si discute di socialisti in Italia si fa sempre riferimento a Craxi. E non è il modo giusto per affrontare tale tema. Perchè c’è una tradizione ed una storia ricchissima del socialismo italiano degli anni 60 e 70 che credo sia vitale per la sinistra di oggi. Una cultura politica non si costruisce sul nulla o facendo tabiula rasa del 900, altrimenti non andiamo da nessuna parte.

Mario Correnti 24 luglio 2010 - 11:42

Già quando si prendono batoste elettorali così dure come quelle della SPD, qualcosa bisogna cambiare evidentemente, ma davvero non mi risulta che il cambiamento sia strategico e irreversibile. Bisogna evitare pregiudizi su tutti. La Linke non è affatto minoritaria, se ci riferiamo ai programmi politici e le alleanze elettorali: governa dalla riunificazione con la SPD la città di Berlino. Appena è stato possibile ha proposto i governi di sinistra con SPD e Verdi come appunto in Assia. Inoltre ricordo che al minimo tentativo di raddrizzare la barra a sinistra e di mettere in piedi un dialogo con la Linke il povero Kurt Beck è stato fatto fuori. E parliamo di nemmeno due anni fa. Se poi per minoritario si intende una forza piccola, allora ricordiamo che la Linke ha mediamente il 6%. Noi con il nostro ultimo 3,1% cosa saremmo?

Carolus F. 24 luglio 2010 - 10:54

Caro Alfonso, più che un leader socialista..era Craxi, e non dimentichiamo anche che oltre alle noti dolenti di quel periodo ci fu una crescita del PIL coma mai era accaduto sino ad allora, che l’inflazione da due cifre piombò drasticamente ad una, che l’Italia entrò nl G7. Che lo stesso “socialista” fece entrare nella UE Spagna e Portogallo, paesi in cui il SOcialismo si era affermato nettamente e spostando gli equilibri politicinella UE. Che in Parlamento quel “socialista” sostenne la “legittimità” della lotta armata dei Palestinesi. Che accolse e finanzziò esuli cileni e dissidenti polacchi. Che mai il suo governo versò una lira per le scuole private e mai osò toccare lo statuto dei lavoratori, che a Sigonella difese la nostra dignità nazionale con le armi.
SOno cose che ormai che Vendola riconosce pubblicamente. Ma io preferisco pensare ai benefici socialisti che ci furono prima, con Nenni e il primo centrosinistra dai primi anni sessanta, nel campo energetico, dei servizi, e dell’istruzione e delle tutele sul lavoro.
Se vogliamo fare un paragone tra il contributo dei socialisti o degli ecologisti o persino dei comunisti alla storia della repubblica..beh…direi che il paragone volge nettamente a favore dei socialisti.
Ma io non voglio fare polemiche né rivendicare ruoli ed etichette, mi basta solo che non si faccia un’opera di mistificazione storica.
E finché vedrò che SEL fa anche “cose socialiste” darò il mio contributo per la sua crescita ed affermazione, quando mi accorgerò che ne vuole rimuovere la memoria storica, me ne andrò serenamente altrove.
fraterni saluti
carlo

Alfonsodt 24 luglio 2010 - 08:12

caro PEPPE,ho estremizzato il concetto,sulla scala mobile per ricordare ai più,che con un governo a guida socialista si è iniziata la lenta ma inesorabile manovra di accerchiamento alla politica dei redditi dei lavoratori dipendenti,scaricando sugli stessi oneri impropri,sia economici che ideologici,poi è normale ,una volta iniziato con la filosofia della regolamentazione salariale con un governo a guida socialista,è stato un gioco da ragazzi per un governo guidato da un banchiere,anche sè appoggiato da comunisti,toglire di mezzo la scala mobile,anche io da buon militante di SEL riconosco di avere esagerato,però mi devi dare atto che un lider socialista di questo stato ha iniziato una rimodulazione salariale,in modo implicito hai riconosciuto che un modellamento della scala mobile c’è stato quando al governo c’era un leader socialista,la stessa cosa che ha fatto il governo dalema con l’introduzione nel mercato del lavoro del lavoratore precario,qualcuno obbietterà che c’erano dei paletti,ma i paletti valgono ed esercitano la loro funzione fintanto qualcuno non li rimuove e quel qualcuno è arrivato,non solo li ha tolti ma in nome e per conto di una libertà di impresa ha creato una miriade di lavori atipici,tanto il tarlo era entrato e chi l’aveva fatto entrare?non ho la presunzione di avere la verità in tasca però caro peppe sè non cominceremo a fare delle inversioni ad U sotto il profilo della rappresentatività sociale e lavorativa riconoscendo senza sè e senza mà gli errori storici del passato saremo spazzati via come foglie al vento, sul come dobbiamo essere,dovremmo essere più comunisti,più socialisti ,più di sinistra,più non sò,ma una cosa sò,che SEL per come la vedo io è la nostra ultima spiaggia per questa generazione e forse anche quella futura,mi auguro che NICHI,insieme a tutti noi riesca nella immane impresa di regolamentare il capitale con la forza della società civile di questo paese e non viceversa come stà accadendo adesso,che sono i capitali che regolamentano la vita delle persone.-un caro saluto – alfonso di tullio mil/te SEL.

Peppe Giudice 23 luglio 2010 - 19:04

La questione dell’Assia è avvenuta due anni fa, prima della svolta del congresso di Dresda, quando la SPD locale aveva deciso di fare il governo con la LInke ma due deputati dell’ala destra della SPD (che erano determinanti) hanno votato contro nel parlamento regionale. SE noi analizziamo bene i fatti, non è stata la Linke a far spostare a sinistra la SPD ma il fatto che la maggior parte dei voti persi dalla socialdemocrazia sono andati verso l’astensione (circa il 6%): la Linke all’ovest, nonostante un certo incremento resta un partito fortemente minoritario. A Dresda c’è stato un cambiamento radicale non solo di uomini ma di programmi. La SPD ha al centro del suo programma economico l’imposta patrimoniale progressiva che la stessa SeL credo farebbe fatica a proporre.
Il riferimento a Mussi (che è un compagno stimabilissimo) non l’ho fatto per rispondere alle tue osservazioni, quanto per evidenziare che negli anni 90 in Italia la sinistra è rimasta prigioniera di un “racconto” (direbbe Vendola) falsato sulla globalizzazione. Vorrei ricordare che in quegli anni furono tre noti intellettuali di area socialista (Ruffolo, Gallino e Salvadori) che nella sinistra di governo uscirono fuori dal coro dell’apologia alla globalizzazione liberista. Mussi è uno di quelli (e gli va dato merito) di aver riconsiderato criticamente le proprie posizioni. Come hanno fatto molti socialisti in Europa. Del resto dopo la gravissima crisi che stiamo vivendo cambiamo molte cose. Solo in Italia il PD ha continuato la sua corsa al centro, isolandosi dal mondo. Qui non si tratta affatto di cambiare nome a SEL (non è proprio il caso): però non si può evitare una seria riflessione sul socialismo e non solo perchè Vendola ha detto di sentirsi parte di quella famiglia. Sull’Asia Centrale, perdonami di nuovo, è stata una frase infelice…

Carolus F. 23 luglio 2010 - 16:44

In tutto il mondo, dal Sudamerica all’Europa sinistra è sinonimo di socialismo anche se con indirizzi, condizioni e prospettive diverse.
Nessuno pretende che SEL cambi ulteriormente nome ma che appartenga a questa grande famiglia c’è seriamente da aspettarselo.
Altrimenti, pur essendo “molti” rischiamo seriamente di ignorare di risultare pochi, su scala planetaria, anzi, pochissimi, quasi inesistenti.

Mario Correnti 23 luglio 2010 - 15:28

Sul riposizionamento dei socialisti:la Linke ha dovuto attaccare a sangue la SPD, che si è spinta al punto di perdere l’appena conquistato governo dell’Assia pur di non fare un’alleanza, la prima nei lander occidentali, con la Linke. Solo una sconfitta epocale come quella subita alle politiche ha prodotto qualche mutamento, faticosissimo, nella shroederiana SPD. Il senso di quello che dico non è che non mi interessi che i social-liberisti si spostino a sinistra. Tutt’altro. Ma bisogna produrre azione politica e formare una massa critica alla loro sinistra, cambiare i rapporti di forza insomma, perché questo accada. Tutto qui.

Mario Correnti 23 luglio 2010 - 15:22

Caro Giudice, se ragionassimo tutti con più calma, forse ci accorgeremmo che non diciamo cose tanto diverse, e che quello che ci divide è solo qualche accento o qualche idiosincrasia. Io non amo le steppe dell’Asia centrale e sono stato un critico feroce dei governo dell’Ulivo, di Prodi, del D’Alema privatizzatore e capo-bombardiere, e di Mussi ministro, pessimo, dell’università. Saluti

Peppe Giudice 23 luglio 2010 - 14:43

comunque chiedo scusa al compagno Correnti se in qualche punto ho usato un linguaggio non consono. Ma mi preme sottolineare che il tema del PSE non è quello di un rapporto burocratico con una sigla ma di un rapporto politico necessario con quell’area che raprresenta la maggioranza della sinistra in Europa. E che è nostro interesse si riposizioni a sinistra.

Carlo55 23 luglio 2010 - 14:42

…con il congresso di SEL nasce in Italia un soggetto politico nuovo…
…Sel deve mettersi a disposizione di un vero big bang, un nuovo inizio.

Peppe Giudice 23 luglio 2010 - 14:19

e poi caro Correnti sarebbe molto utile leggere LOmbardi. Vi sono nel suo pensiero elementi di straordinaria attualità.

Peppe Giudice 23 luglio 2010 - 14:17

caro compagno Correnti invito te ad una maggiore serenità. Io (se hai letto quello ho scrito spesso) sono un critico radicale delle derive liberali di un pezzo della socialdemocrazia (Bliar, Schroeder, D’Alema, L’uLivo – appoggiato mi sembra allora pure da Mussi già capogruppo DS alla Camera) e ne sono critico perchè esse sono in contraddizione con i valori fondanti del socialismo democratico (anche di quello classico di Bad Godesberg). E poi assolutamente non tutti i partiti socialisti sono stati assimilabili alla III Via blairiana. Non lo sono stati i partiti socialdemocratici scandinavi, non lo è stato il PS francese (che ha fatto le 35 ore ed ha partecipato al social forum di Porto Alegre- dove ha anche partecipato MARIO SOARES leader storico del socialismo portoghese. Quindi evitiamo triti e ritriti giudizi sommari tipici di una mentalità politica da steppe dell’Asia Centrale. La socialdemocrazia ha commesso i suoi errori, ma non c’è dubbio che c’è un chiaro spostamento a sinistra di essa. Solo chi non vuole vederlo non lo vede. A ropsito il PT brasiliano (di Lula che è un socialista convinto come me) è osservatore nella Inernazionale Socialista. Lafontaine è socialista anche se è fuori dal pSE. Perchè tutta questa ostilità verso il termine socialismo se non come frutto di una nevrosi politica? LO ripeto non gettiamo sul PSE i fallimenti dela sinistra italiana. Il governo dell’Ulivo (Prodi e D’Alema) ha fatto privatizzazioni selvagge, ha introdotto forme estreme di flessibilità e tutto questo con la compartecipazione della sinistra radicale (a parole). Diliberto e Salvi erano ministri con ‘Alema, Mussi capogruppo. E’ giustisimo criticare Blair, ma insieme ad egli critichiamo ance noi stessi.

Andrea Girotti 23 luglio 2010 - 13:57

mi auguro fortemente che non si cambiera’ ancora il nome e il simbolo.la gente e’ gia’sufficientemente disorientata …

Francesco L. 23 luglio 2010 - 13:43

Credo che l’intervento di Mirko Lombardi sia il primo, e fino ad ora l’unico, ad entrare nel merito del documento e lo emenda con precisione e puntualità. Se proponiamo interventi di questo livello forse il congresso ne gioverà.

Carolus F. 23 luglio 2010 - 12:26

Non mi pare che qui si faccia nulla di nostalgico, ma semplicemente cerchiamo di misurare la distanza eventuale tra le parole e i fatti.
Le parole di nichi Vendola, coordinatore nazionale di SEL, sono molto semplici e chiare: “Mi sono rivolto a voi chiamandovi “compagni”non per riaprire polemiche che peraltro trovo stucchevoli. E non solo perché so che così si chiamano in ogni angolo del mondo quelle donne e quegli uomini che compongono la grande famiglia socialista, verso cui ho rispetto, curiosità e interesse, sentendomi certamente di farne parte.
Vi ho chiamato “compagni” semplicemente perché è questa la parola dell’incontrarci per essere insieme in una stessa storia, dividendo lo stesso pane.”
Che cosa si può aggiungere? Che forse il pane è meglio di un manifesto..perché è roba che si mastica e si mangia e si digerisce più facilmente.

Carlo55 23 luglio 2010 - 12:17

…ma a che serve tutta questa nostalgia!!!!
non mi aiuta e non è utile a scrivere un nuovo liguaggio per una nuova narrazione che parli dell’oggi e del futuro.
…Il manifesto per ora….VA BENE COSI!!!!

Mirko Lombardi 23 luglio 2010 - 12:15

cara redazione, a pagina 18 del manifesto c’è una formulazione assai datata e che in campo ecologista viene considerata per lo meno ambigua. si parla di “…chiudere il ciclo dei rifiuti” che nella vulgata corrente politica ed amministrativa significa l’incenerimento. io credo che questa affermazione sia sbagliata e da correggere perchè non solo non esiste un ciclo dei rifiuti perchè essi sono una mera convenzione lessicale mentre sono in realtà una amplissima gamma di materia o merci dismesse. dunque, anche per un rigore di lessico politico sarebbe meglio parlare di ciclo della materia o delle merci. non è una fisima, ma se si usano i termini materie e merci al posto dei rifiuti immediata è la percezione e la considerazione non spregiativa contenuta nel termine rifiuto e dunque della ricchezza che ancora contengono e che è indispensabile recuperare e riciclare. Recupero e riciclaggio infatti sono la regola della gestione della materia e delle merci che hanno finito la loro funzione e per le quali, in una lotta allo spreco di risorse, si lavora per chè siano riusate per una nuova funzione.
io correggerei il punto del documento cassando “per chiudere il ciclo” e ci mettrei invece ” per la raccolta differenziata, il recupero ed il riciclo dei rifiuti”. come vedete accetto compromissoriamente il sostantivo “rifiuti” ma dentro un contesto inequivocabile sul piano dell’azione.
potete suggerire questa variante al testo che penso largamente condivisa e dunque modificabile redazionalmente?
grazie

Mario Correnti 23 luglio 2010 - 11:49

Inviterei il compagno Giudice a una maggiore serenità e a un maggior distacco nel giudizi. L’altermondismo è quel movimento che, quando tutti i partiti socialisti credevano alle magnifiche sorti e progressive della globalizzazione, ne indicava i guasti e li combatteva per quello che era possibile.Mi pare che la storia gli abbia dato ragione. Io mi considero e sempre sarò un comunista italiano militante in SEL, non mi interessa perdere tempo in astrusi e inutili diatribe sul ’21, il ’56, LOmbardi e così via- eppure amo la storia e la leggo ma è altra cosa dall’azione politica immediata – per la semplice ragione che si cadrebbe in un gergo e una disputa da iniziati che non ha alcun senso. Ripeto, come dice qualcun altro qui, che SEL deve prendere il meglio della cultura della sinistra tutta. SEL deve essere socialista e radicale, nel senso di essere una forza che si colloca nell’alveo del movimento dei lavoratori, delle sue lotte e delle sue conquiste e tornare alla radice dei problemi. Mi interessa poco l’affiliazione al socialismo burocratico europeo. Se il PSE e i PS vari si spostano a sinistra, tanto meglio. Finora questo non è successo ancora e probabilmente non succederà. SOcialisti sono anche la Linke, Syriza, il PT brasiliano, il MAS boliviano. Ce n’è di socialismo sotto il cielo, non necessariamente nel PSE.

Peppe Giudice 23 luglio 2010 - 11:45

concordo naturalmente con Filippo Boatti e Carlo Felici. Se noi liberiamo la mente dai pregiudizi, notiamo alla fine che molti -ismi- che vengono pronunciati confluiscono tutti nella parola socialismo (come avviene nel resto d’Europa). Mi risulta del resto che i compagni della Linke si definiscano socialisti democrtaici. E che nel nord.Europa vi sono gli Eco-Socialisti (che non stanno nel PSE ma nella GUE). Ora qui non si tratta tanto di fare emendamenti ad un manifesto che è il frutto evidente di una faticosa mediazione tutta rivolta ai militanti. Quanto di introdurre nel dibattito alcuni termini e ragionamenti.
Caro Alfonso vedi noi socialisti non crediamo affatto di aver tutta la ragione dalla parte nostra. Siamo laici e quindi disposti a riconoscere i nostri errori anche gravi. A propsito la Scala Mobile non fu abolita da Craxi (allora vi fu la modifica del meccanismo che alla fine portò lo scatto da quadrimestrale a semestrale – due scatti invece di quattro) ma dal governo Ciampi nel 1993 cn l’accordo sul costo del lavoro e con l’assenso del PDS di Ochetto. Comunque la identità socialista è oggi rivendicata con orgoglio anche da molti compagni che vengono dal PCI i quali ritengono che abbia più senso una connotazione in senso socialista che non una vaga sinistra senza agettivi.

Gianf. 23 luglio 2010 - 11:08

@Mauro Morelli:CARO COMPAGNO è molto tempo che non intervengo per dire modestamente la “mia” sui problemi di SEL!!! GUARDA!quello che tu dici(scrivi)è molto interessante-pertinente e rispondente alla reale situazione di SEL… I rapporti democratici con la “base” territoriale dove sono? chi li “gestisce”? qui a ROMA c,è il lavoro eccezionale che svolge MARCO F.e nel rispetto di alcuni municipi che hanno già costituito SEL- mi domando:e gli altri ? come “gestiscono” sel?… vedi caro Mauro,nel mio piccolo modesto parere-Tu,hai perfettamente ragione!e a me sembra che si parli ancora e solo del “sesso degli angeli” PER CUI CARO COMPAGNO, NON DEMORDERE-ABBIAMO BISOGNO DI COMPAGNI COME TE. E A PROPOSITO DI COMPAGNI… PINA!!! DOVE SEI?

Carolus F. 23 luglio 2010 - 10:49

Non si tratta di superare un secolo: il Novecento che, di per sé, è solo un numero di anni, ma piuttosto un modello di economia e di società. La fine del XX secolo e l’inizio del XXI, per ora, coincidono con l’arrogante vittoria del neoliberismo, accompagnata da terribili conflitti sociali, da guerre rovinose e dalla devastazione della natura, e però anche con la sua crisi strutturale. Ci troviamo di fronte a forme regressive nei diritti dei lavoratori che ci riportano non al Novecento, ma persino all’Ottocento.
La componente padronale reagisce con il ricatto della delocalizzazione e con i licenziamenti alle richieste dei lavoratori di rispettare i loro diritti e la Costituzione.
Di fronte a ciò, vi è un segretario rieletto di in micropartito socialista italiano che dice che gli accordi capestro “non sono né giusti né sbagliati ma necessari”, e un leader politico come Vendola che esorta alla mobilitazione nazionale per difendere i diritti non tanto dei lavoratori di una sola fabbrica, ma di tutti quelli che da tali ricatti sarebbero minacciati a catena.
Vi sono disabili minacciati nei loro diritti essenziali, terremotati bastonati, settori giudiziari che non hanno più mezzi né personale per funzionare, forze dell’ordine che non hanno benzina per le loro auto e ce la mettono di tasca loro..
Conseguentemente, le parole di un manifesto passano sicuramente in secondo ordine rispetto alla necessità di agire in maniera deteminata e precisa, e di fronte al sostegno a personaggi e forze politiche che vogliono e sanno quali sono i nodi essenziali della crisi e agiscono seriamente per affrontarli.
Oggi la priorità non è tanto quella di essere “nominalmente” socialisti o meno, ma di dimostrare, nei fatti, di “fare concretamente” qualcosa di seriamente socialista.

Alfonsodt 23 luglio 2010 - 05:46

care compagne e cari compagni tutti,provo a fare qualche riflessione anche io insieme a voi tutti,SEL era nata o stà nascendo come la nuova sinistra italiana,come un nuovo soggetto politico di sinistra in italia,pertanto,chi vuole che si debba essere più comunisti o più socialisti o più verdi o più arancioni,secondo il mio modestissimo parere ha sbagliato carozza; e mi spiego,SEL è nata come un nuovo soggetto fondativo della nuova sinistra italiana,memore delle esperienze passate e degli errori del passato,perchè di errori politici ci sono stati,altrimenti non avremmo fatto la fine che abbiamo fatto,perciò negare questo sarebbe negare la storia e mi sà tanto di vecchia copertura comunista che a mè personalmente fà solo schifo,però anche i compagni socialisti la devono smettere di rivendicare grandiosi eventi del passato,è vero che ci sono stati,però,si però c’è stato anche il craxsismo,nella sua forma peggiore,io ricordo quando il suo lider maximus disse al mondo del lavoro e ai lavoratori,che sè non veniva abbolita la scala mobile l’italia sarebbe caduta nel baratro e lui si sarebbe dimesso dal governo del paese,quindi compagni calma nel tessere solo le lodi,perchè la staria ci ha consegnato un presente ben diverso da quello che il craxsimo degli anni 80 ci aveva prospettato,anche gli amici ecologisti a tutti i costi senza sè e senza mà,voglio dire loro,non è che ci abbiamo fatto una bella figura a napoli e nel napoletano quando nel mondo giravano le immagini delle montagne di spazzatura perchè per vincoli e cavilli non li si voleva far rimuovere o poteva,il brlusconismo ha stravinto perchè anche prodi ha riconosciuto pubblicamente il suo errore di strategia politica insieme al PD e al coalizione di governo che lo appoggiava,quindi, coloro che continuano a dire dobbiamo essere più questo o più quello continuano ad avere recrudescenze del passato che nulla hanno a che vedere con SEL a mio modesto parere,non a caso durante queto breve cammino diSEL due partiti fondativi di SL si sono distaccati dal nuovo soggetto nascente per mantenere e valorizzare le loro giustissime identità, la allocazione europea di SEL deve essere e ha ragione d’essere nella grande famiglia della sinistra europea,il punto di caduta si trverà nel momento in cui torneremo ad essere la grande sinistra italiana,altrimenti saranno solo parole al vento.-voglio fare un appunto al vertice di SEL leggendo il documendo fondativo lò letto abbastanza velocemente devo dire la verità,non ho trovato nessun nesso o segno che dir si voglia sulla famosa frase fondativa di bagnoli una testa un voto,ma forse non lò saputo estrapolare io dal contesto.-un saluto di sinistra a tutti.-alfonso di tullio mil/te SEL.

Filippo Boatti 23 luglio 2010 - 05:18

Una sinistra che si rinnova è una sinistra che torna alla fonte dell’idea originaria, che poi si è per forza di cose inquinata con le mille vicende storiche. La fonte originaria è l’idea socialista non vi pare? Per questo è semplicemente un fatto logico che in cima a tutte le “case” di provenienza ci sta il socialismo, non serve uscire dalla propria casa, ci siamo già dentro, è ben strano allora non saperlo o freudianamente rimuoverlo… e non ribadirlo in un manifesto fondativo. Del resto perfino l’Urss si definiva socialista, non riuscendo nonostante tutto a rimuovere dal nome di un regime burocratico lo scandalo dell’ideale originario.

Filippo Boatti 23 luglio 2010 - 05:13

La casa di tutti gli -ismi è il socialismo del xxi secolo, non per una pretesa ideologica, ma semplicemente, logica! Quindi la mancanza di un riferimento al socialismo nel manifesto fondativo, è un errore, a cui bisogna porre riparo, se non nel documento (sarebbe il caso) almeno nella chiarezza del dibattito. Condivido altre critiche espresse dai partecipanti ma non l’ho ancora letto con la dovuta attenzione, si sentono vaghezze e indeterminatezze e salti logici. Non vorrei però sottovalutare i punti positivi che sicuramente ci sono, quindi voglio meditarlo ancora.

Andrea F. 22 luglio 2010 - 20:36

infatti, ho cercato di dimostrare come entrambi i ragionamenti , quello di PEPPE GIUDICE e quello di CORRENTI siano validi non perchè mi interessi la collocazione europea in questo istante preciso, o perchè mi interessino vecchie diatribe (quando sono nato il muro era già crollato, anche se da poco) ma perchè prima bisogna provvedere ad un programma il più lungimirante possibile, fatto questo vedere con chi si è più in sintonia, e poi, non da ultimo, tenere conto di ciò che succederà, come dice Tiziano.

Peppe Giudice 22 luglio 2010 - 20:06

so benissimo che la Gue è variegata. Fra l’altro essa non è un partito (o un coordinamento di partiti come il PSE) ma solo un gruppo parlamentare estremamente più eterogeneo del PSE. Il problema politico di fondo è che i partiti della GUe prendono in madia il 5-6% dei voti; fanno eccezione i socialisti olandesi che hanno il 10% (ma avevano il 17%) e la Linke che ha l’11 o poco più. Ma i voti della Linke sono dovuti in larga parte alle sue caratteristiche di partito regionale all’est (dove prende oltre il 20%), All’ovesi non va oltre il 5-6% (in linea europea). Si veda il voto in Westfalia (26% della popolazione tedesca: la SPD ha preso il 34% recuperando molto e la Linke è al 5,6%. i dati sono questi) Ora SeL è un piccolo partito che ha però l’ambizione di iniziare un processo di ricostruzione della sinistra, Non di una sinistra di testimonianza, ma a vocazione maggioritaria. La Gue raccoglie in larga parte partiti minoritari e di protesta. Una sinistra che voglia essere protagonista e non antagonista deve guardare al PSE e contribuire al processo già in atto di riposizionamento a sinistra. Del resto dopo la fine dei DS e la nascita del PD lo spazio del PSE è vuoto; e non credo proprio che i socialisti europei diano credibilità ad un coglione come Nencini. E comunque è questo un problema di prospettiva. Per ora SeL può svolgere il ruolo di osservatore nel PSE ed intrattenere rapporti con le forze non veterocomuniste della Gue. Credo che sia un buon compromesso. Se del resto Vendola avrà successo il PSE si interesserà presto a lui.

Tiziano 22 luglio 2010 - 20:05

Il dibattito potrebbe essere interessante, ma come qualcuno ha detto: “sinistra del XXI secolo”. Quando ci sarà da decidere sul collocamento europeo guardiamo alle scelte attuate ADESSO, e non perdiamoci in analisi politiche nelle quali l’italiano medio si ferma alla prima frase. SD non è fallita perchè “si è ispirata al comunismo stile pci”, ma credo semplicemente che nessuno si è accorto che esisteva (così come Mps etc etc..). Valutiamo cosa è il PSE adesso, anche in virtù del fatto che il PD sta lavorando per fonderlo con l’Alde. Senza diatribe sugli storici bisticci fra “comunisti” e “socialisti”. E soprattutto valutiamolo senza chiuderci troppo nelle nostre stanze. Sennò siamo fregati.

Andrea F. 22 luglio 2010 - 19:27

Il problema è , a prescindere da socialisti e comunisti e menate varie, che in Europa quelli che sembrano i vari possibili interlocutori di SEL non sono uniti in un unico fronte..nel Pse troviamo il PS francese, che in questi anni è quello che forse ha subito un po’ meno degli altri l’influenza del liberismo e attualmente è il più a sinistra, la SPD deve continuare sulla strada intrapresa e dimostrare di saper governare in sintonia con essa e non tornare alla politica di Schroeder, quanto al Labour ha ragione Correnti, Milliband è l’erede di Blair e colui che alle scorse elezioni inglesi avrebbe fatto di tutto pur di arruffianarsi i liberali. Se poi ci spostiamo a sinistra in Europa, vediamo come la Sinistra Europea non è una rifondazione allargata (informarsi), al suo interno si trovano la Linke, i socialisti olandesi e le sinistre rosso-verdi dei paesi nordici, molto simili a SEL; con questo non voglio esprimermi a favore di un’ipotesi o di un’altra, sia Giudice che correnti hanno ragione, nel senso che entrambi i gruppi progressisti europei son al loro interno variegati , ma questa divisione, spesso più di forma che di sostanza, rende l’azione della sinistra , a livello europeo come del resto accade anche in italia,più inefficace di quanto non sia a causa di un esito elettorale non positivo

Carolus F. 22 luglio 2010 - 16:38

Questo fervido dibattito dimostra che in SEL il motto “discutere camminando” è pienamente messo in pratica e ciò è indice di grande vitalità e democrazia, e sicuramente un ottimo prologo per quello che sarà il congresso dell’autunno.
Una cosa è certa: Nichi Vendola ha dichiarato di appartenere a pieno titolo alla famiglia socialista, lo ha detto a chiare lettere, e se lui che è il coordinatore nazionale di SEL sente di appartenere pienemente a questa famiglia, SEL allora deve potersi identificare e fare parte aanche di questa grande famiglia. Tra l’altro non esiste solo il PSE ma anche l’Internazionale Socialista
E quindi credo che un rapporto con una delle due organizzazioni o con entrambe, anche se critico e dialettico, mi pare indispensabile..se le parole di Nichi hanno un senso concreto.
Infine non pochi socialisti, me compreso, hanno accolto con entusiasmo il progetto di SEL e vi sono entrati senza nemmeno accampare diritti o nomine o simbologie, come per altro hanno fatto e ottenuto i verdi rimasti in SEL
Credo che questi compagni meritino grande rispetto, specialmente quendo pongono questioni come il lavoro come “variabile indipendente” e il rapporto rovesciato tra società civile e partiti, che prima di Nichi e delle Fabbriche, furono più di 20 anni fa di un grande socialista: Riccardo Lombardi.
La Lega dei SOcialisti vuole preparare anche su tali valori, un grande incontro a Livorno in occasione del 90 anniversario della rovinosa scissione del 1921, non per rivendicare torti o ragioni storiche, ma per superare deifinitivamente divisioni, polemiche e rancori e prepararsi uniti a vincere anche in Italia con una alternativa che sia oltre che democratica, libertaria ed ecologista anche seriamente socialista.
A me sembra un sogno che si possa realizzare..basta volerlo.
C.F.

Luciano Montauti 22 luglio 2010 - 15:27

Hai ragione compagno Peppe per quanto riguarda il 68 e anche su Walesa ma il tutto con molte prudenze e mai però molto condivise dalla larga base del PCI.

Peppe Giudice 22 luglio 2010 - 15:05

Veramente, Luciano nel 68 il PCI si schierò a fianco Di Dubcek (sia pure con qualche prudenza) e condannò il colpo di stato in Polonia da parte di Jaruzelsky. Nel 56 invece si schierò apertamente con l’Urss e solo dopo 32 ANNI ammise di aver sbagliato. Occorre riconoscere la verità storica.

Luciano Montauti 22 luglio 2010 - 14:52

Infatti, caro Federico H ,l’importante non è risarcire ma semplicemente riconoscere quali furono gli errori dal 21 in poi commessi da tutti e oggi ripartire dal meglio (come dici tu) delle culture della sinistra.Quella socialista,del pacifismo,del femminismo e quella ecologista e parte anche di quella comunista (…migliorista).Ma insomma dobbiamo anche dimenticare l’assoluta indiferrenza del PCI durante l’invasione delle truppe sovietiche in Ungheria,e anche l’abbattimento della primavera di Praga in Cecoslovacchia e di Solidarnosc di Walesa in Polonia?Quali erano le forze politiche di Sinistra di quei tempi a schierarsi apertamente contro l’URSS?Erano solo i partiti Socialisti ,quello Francese,quello tedesco,quello inglese (laburisti) ,quello italiano insomma era il PSE.La storia è questa ed un nuovo grande partito di Sinistra e di governo come quello che stiamo cercando di fondare non può certo essere quello di partire dimenticando il passato come fece il PDS. Mi domando anche il perchè e per che cosa nacque SD al momento della fondazione del PD ,dal di fuori credo perchè il PD non si riconosceva nel PSE e poi perchè è fallito l’arcobaleno,dal di fuori penso perchè gli elettori non hanno creduto in un soggetto politico che voleva ripercorrere le politiche perdenti del comunismo.Costruiamo invece SEL partendo dalle ragioni storiche della Sinistra per rilanciare in Italia la prassi e i contenuti del Socialismo ecologista e libertario che oggi ,in tutto il mondo costituisce un valido argine alla riduzione degli esseri umani a merce per fini di profitto ,e anche per superare definitivamente la rovinosa scissione del 21 (tra poco saranno 90 anni)e per riconoscere in Nichi Vendola un grande leader della famiglia globale del Socialismo del XXI secolo.

Peppe Giudice 22 luglio 2010 - 14:16

e sulla SPD si informi meglio Correnti e da fonti attendibili (non dal Manifesto): Muntefering che era il vecchio presidente, vicino a Schroeder, non sta neanche più nella diorezione. Altro che ritocco cosmetico del cavolo.

Peppe Giudice 22 luglio 2010 - 14:14

la posizione di Correnti è il frutto di pregiudizi ideologici. C’è un evidente spostamento a sinistra del PSE che non lascia adito a dubbi. Come frutto di pregiudizi è il riferimento al Circo Barnum. Potrei dire: meglio il Circo che una caserma.
E poi questa proliferazione di “ismi” di una sinistra post.moderna non mi convince affatto. Che significa “altermondismo” , Che un altro mondo è possibile? E grazie! Se non credessimo che è possibile creare un mondo più giusto non saremmo di sinistra. C’è sempre qualcuno più bravo a fare le pulci.
Legga Correnti il programma del PS francese e si accorgerà che è più a sinistra di quello di SeL! E poi la giusta critica a Blair ed Schroeder deve coinvolgere il liberismo duro e puro dell’Ulivo di Prodi (privatizzazioni selvagge) con la copertura a sinistra della cosiddetta sinistra radicale (a parole!!). Vi sono molti parolai a sinistra e forse è questo uno dei suoi gravi limiti. Non cerchiamo di scaricare i fallimenti della sinistra italiana sul socialismo europeo, che certo ha i suoi problemi ma è rimasto in piedi nonostante tutto, mentre in Italia la sinistra si è completamente sfasciata. In Germania la SPD dopo aver cambiato radicalmente classe dirigente (perchè lì chi sbaglia va a casa e non come da noi dove i Diliberto, i Ferrero, i Nencini sono eterni) e programmi è data dai sondaggi in crescita del 6% e l’intera sinistra (SPD, Verdi, Linke) è data quasi al 60%. Questa è la differenza con il resto dell’Europa.
Però in Italia c’è qualcuno che gioca a dire (non a fare) sempre qualcosa di sinistra più degli altri. Come diceva il vecchio Pietro Nenni: “a sinistra c’è sempre qualcuno più pero che ti epura”)

Claudio 22 luglio 2010 - 13:00

Per favore mettete un link sull’home page per visualizzare i documenti congressuali, con possibilità di commentarli così virtualmente sarà possibile aprire la discussione. Grazie

Federico H. 22 luglio 2010 - 12:35

Cari compagni, siamo fuori strada che pensiamo che SEL debba provvedere a risarcire tutti i torti o a riparare tutti gli errori del ’900. SEL dovrebbe gettare il seme di una sinistra del XXI secolo che prenda il meglio delle culture della sinistra, il socialismo, certo, ma anche il comunismo italiano, il femminismo, il pacifismo, l’altermondismo. Il PSI nel 1892, alla sua nascita, fu anche un tentativo di fusione della sinistra del tempo. Presto diventò una rissa perpetua ( il corco barnum di gramsciana memoria). NOn fu solo quello. Sarebbe il caso di non imitarlo in questo. Guardiamo avanti e non solo indietro.

Luciano Montauti 22 luglio 2010 - 11:48

Faccio anch’io parte della lega dei Socialisti e sono per il secondo anno consecutivo iscritto a SEL nel comune di Collesalvetti (LI) , faccio parte del coordinamento provinciale di Livorno di SEL e sono stato nominato dai compagni di Collesalvetti responsabile dei rapporti con il consiglio comunale di Livorno di SEL.Sono stato iscritto al PSI per 39 anni sempre facente parte della corrente Lombardiana e quindi continuamente in minoranza.Adesso non più iscritto al PSI.
Nel mio primo intervento sono rimasto meravigliato dell’assenza totale dell’aggettivo socialista da questo documento fondativo.
Mi ritrovo quindi completamente d’accordo con gli interventi di Peppe Giudice,di Fabio Mischi e di Carolus F .
Non può un documento fondativo di un partito di Sinistra come il nostro parlare del NOVECENTO senza fare alcun riferimento sulla scellerata e disgraziata SCISSIONE del PSI del 21 Giugno 1921.Da quel giorno sono nati i problemi della SINISTRA nel nostro Paese,problemi che ancora oggi tutti noi cerchiamo di risolvere.
Ed allora non ripetiamo gli errori storici del PCI che da allora ad oggi (PD) ha fatto di tutto per non riconoscere gli errori ed orrori di quella scissione che è stata la ROVINA delle forze operaie e di tutto il mondo del lavoro.Il nostro Paese non può continuare ad essere “anomalo”cioè del tutto differente dal resto dei Paesi Europei Occidentali dove da sempre il partito Socialista è stato il primo partito della Sinistra Europea.Compagni e compagne se vogliamo continuare a non parlare degli errori compiuti non andremo da nessuna parte ,noi socialisti di sinistra non pretendiamo di avere quell’aggettivo o qualcos’altro sul nostro simbolo (SEL),ma certamente almeno alcuni riferementi chiari del socialismo del novecento che son stati ben rappresentati da valorosi compagni come Turati,Matteotti,Pertini ed il padre dello statuto dei lavoratori Giugni.

Mario Correnti 22 luglio 2010 - 10:29

La questione della collocazione europea è del tutto prematura e fuori luogo. Rischieremmo altrimenti di commettere, al contrario, lo stesso errore del Pd. Che poi il PSE o i partiti socialisti europei si siano spostati a sinistra in pochi mesi è una pia illusione. Tutti i gruppi dirigenti socialisti nel paesi europei sono il prodotto degli anni dell’egemonia liberista; che possano cambiare la loro cultura politica in pochi mesi è del tutto risibile. Zapatero ha approntato il più massiccio piano di tagli in Europa, il Partito socialista francese conta tra i suoi massimi esponenti un signore, grande elettore della pure apprezzabile segretaria del PS, che fa il direttore generale del FMI che continua a invocare tagli tagli e tagli a salari e spesa sociale. Accreditati successori di Brown alla guida del labour sono i fratelli Milliband, allievi zelanti di Blair. La Spd è ancora sotto il ferreo controllo del blocco che ha sostenuto la Neue mitte, salvo qualche ritocco cosmetico. Per non parlare del fattto che nel PSE c’è lo zoccolo duro dei partiti socialisti dell’est europa, che sono mediamente più a destra di qualunque partito conservatore dell’Ovest. SEL ha bisogno invece di navigare in mare aperto senza impiccarsi a formule e a schemi ormai esausti, senza che peraltro questo voglia adire annegare nell’indistinto dell’oltrismo.Anzi, creando semmai le condizioni per mettere a frutto il portato più rilevante delle culture critiche moderne.

Marius 22 luglio 2010 - 10:24

La quesiuone della colllocazione europea è del tutto prematura e fuori luogo. Rischieremo di commettere, al contrario, lo stesso errrore del Pd. Che poi il PSE o i partiti socialisti europei si siano spostati a sinistra in pochi mesi è una pia illusione.Tutti i gruppi dirigenti socialisti nel paesi europei sono il prodotto degli anni dell’egemonia liberista che possano cambiare la loro cultura politica in pochi mesi è del tutto risibile. Zapatero ha approntato il più massiccio piano di tagli in Europa, il Partito socialista francese conta tra i suoi massimi esponenti un signore che fa il direttore genrale del FMI, che continua a invocare tagli tagli e tagli a salari e spesa sociale. Accreditati successori di Brown alla guida del labour sono i fratelli Milliband, allievi zelanti di Blair. La Spd è ancora sotto il ferreo controllo del blocco che ha sostenuto la Neue mitte, salvo qualche ritocco cosmetico. Per non parlare del fattto che nel PSE c’è lo zoccolo duro dei partiti socialisti dell’est europa, che sono mediamente più a destra di qualunque partito conservatore dell’Ovest. SEL ha bisogno invece di navigare in mare aperto senza impiccarsi a formule e a schemi ormai esausti, senza che questo vogli adire annegare nell’indistinto.Anzi, creando le condizione per mettere a frutto il portato più rilevante delle culture critiche moderne.

Peppe Giudice 21 luglio 2010 - 22:55

Come base di discussione può andare bene, come documento conclusivo un pò meno. Vedete l’Italia è l’unico paese europeo in cui non c’è spazio per la parola socialismo. La mia polemica non si fonda su rancori identitari. Io del resto dopo la fine del PSI non sono andato con Boselli, ma con Spini che rompeva con una visione rigidamente identitaria d’appartenenza del socialismo. E’ che la rimozione di una parola è il sintomo di una nevrosi politica collettiva. In realtà la scomparsa della parola socialismo ha molto a che vedere con la profonda crisi culturale della sinistra che comunque manifesti come questo non aiutano a superare. Ho già detto che la lettura dell’esperienza del 900 mi pare abbastanza esile e sbrigativa. Ma poi come si fa a parlare del 900 senza parlare del socialismo? Si parla di marxismo (quale? è da 70 anni che non esiste il marxismo ma i marxismi- marxisti erano sia Mondolfo che Lenin) di cristianesimo sociale, e di radicalismo liberaldemocratico (quale? a chi si fa riferimento nell’esperienza italiana? Al Partito D’Azione- ma quello per tre quarti era fatto da socialisti libertari)e manca il socialismo che ha rappresentato nel 900 il più grande movimento di emancipazione sociale. Con la storia non si può scherzare. E poi l’esaurirsi del compromesso socialdemocratico non è la conseguenza del crollo dei regimi dell’est, ma del venir meno delle sue basi strutturali che iniziano già nei primi anni 80. Prima del crollo del muro. Ma questi sono comunque argomenti che non possono essere affrontati in modo esauriente in un post.
Sulla presunta morte di SEL ho già chiarito rispondendo in un post di un altro articolo.
Riguardo ai rapporti tra SEl e PSE chiarisco: non credo che SeL possa chiedere al PSE di conformarsi; ma il PSE negli ultimi tre anni sta avendo una chiara svolta a sinistra, soprattutto dopo che sono scomparsi politicamente Blair e Schroeder e che è esplosa la crisi gravissima del capitalismo liberista. Di questo dobbiamo prendere atto. Anche io da socialista sono stato radicalmente critico verso il social-liberismo di Blair (e D’Alema) che tradiva la stessa filosofia socialdemocratica. Ma oggi mentre D’Alema continua ad andare a destra, il PSE si sposta a sinistra. Fabio e Carlo (Carolus) sono della Lega e di seL. Il nostro apporto al sito non lo faremo mai mancare. E comunque Spartaco ha ragione sulla Germania . Ho visto altri sondaggi che vanno nella stessa direzione.

Spartaco Innocenzi 21 luglio 2010 - 22:25

Inizio con una premessa:i dati da me postati riguardo la situazione politica tedesca sono il risultato di un sondaggio della società Forsa.L’articolo completo compare su Affari Italiani.
Non mi meraviglio se il Manifesto e il Regolamento non hanno trovato da parte dei vari interventi un unanime consenso e tutto sommato,è giusto che sia così.L’elaborazione di un documento congressuale di prima uscita,spesse volte è sottoposto al cosidetto “taglia e cuci”.Secondo il mio parere,dobbiamo darle un giudizio nella sua complessità valutandone i contenuti se rispondenti alla strategia che ci siamo prefissi.Certo,considerando la nascita di un nuovo partito,le 26 cartelle pur toccando vari temi a noi vicini,meriterebbero una elaborazione più vasta.Detto ciò,lo ritengo un buon punto di partenza.
@ Peppe Giudice – Caro Peppe,non puoi rammaricarti se nel Documento non fa comparsa la parola Socialismo, in quanto SEL
dovrà essere un partito nel quale dovranno far parte tutte quelle persone che al di là della loro tendenza politica- culturale riconosco SEL come la loro casa.Del resto Nichi Vendola pur dichiarandosi comunista,nello stesso tempo è un socialista,un radical democratico ed infine un cattolico. Anche le sue Fabbriche hanno lo scopo di riunire una pluralità di persone(soprattutto giovani)il cui fine è quello di rifondare la società del vivere civile,del bene comune,della fratellanza.Come sai,ho militato nel PCI ma nel mio intimo ho sempre sognato il giorno in cui finalmente poter vedere una Sinistra unita lasciadoci alle spalle lacerazioni e rancori.Oggi posso(possiamo dire) che la sinistra nel suo insieme ha commesso il più grande errore della storia nel dividersi.Non voglio dilungarmi per cui lascio l’aspetto europeo ad altra occasione.

Mario Correnti 21 luglio 2010 - 21:17

Mmi pare quanto meno prematuro parlare di collocazione europea nel momento in cui SEL si sta appena costituendo. SI commette così – al contrario- lo stesso errore commesso dal Pd al momento della sua costituzione. In realtà l’unica cosa che appare evidente del PSE è la sua totale irrilevanza nel momento della grande crisi economica avendo ripreso ruolo e autonomia i singoli stati nazionali. Nulla indica un cambiamento nella piattaforma di fondo dei partiti socialisti ormai saldamente insediati sul terreno della terza via. Chi crede che la crisi abbia spostato a sinistra i socialisti europei si sbagli a di grosso e inoltre dimentica che nel socialismo europeo ci sono i partiti socialisti dell’est europa che sono mediamente più a destra dei conservatori europei. SEL nasce per esplorare strade nuove senza che questa debba significare un veltronismo di ritorno, il socialismo da combattenti e reduci è cosa poco stimolante e non porterebbe lontanno l’elaborazione poòlitica e culturale che SEL deve contribuire ad alimentare in tutto il campo largo del centrosinistra.

Luca Zaffalon 21 luglio 2010 - 19:04

@ Mauro Morelli
Concordo

Luca Zaffalon 21 luglio 2010 - 19:01

@ peppe giudice
Credo si chiami libertà d’espressione. ;-)
Non preoccuparti, lo so che sei un iscritto a SEL. Ma anche se non lo fossi sei libero di criticare e argomentare, non sono certo io ad impedirlo a qualcuno.
Mi spiace di averti ‘urtato’, ma sentir parlare di Sinistra e Libertà e di morte di SEL non mi fa particolarmente piacere. Purtroppo l’esperienza SeL non è andata bene, ma credo che SEL con il contributo di molti (e non di ‘partiti’) possa contribuire a portare al cambiamento in questo nostro Paese.
‘Poi è veramente strana l’idea che il PSE si debba conformare a SeL! Ma lasciamo perdere.’ Evidentemente non ci intendiamo molto; se il PSE ritorna ad essere pseudo-socialista e molto liberista, che si fa? Ci conformiamo al PSE? O cerchiamo di ‘influenzarlo’ con le nostre idee?
“quindi meglio lasciar stare a fare lezioni al resto d’Europa!!” ?!? Non mi sembra di averne fatte…
Ho comunque notato con piacere che anche coloro che si sono impegnati nella Lega dei Socialisti hanno cominciato a contribuire al dibattito sul sito. Se non sbaglio anche Fabio Mischi (con cui concordi) e Carolus F. ne fanno parte. Spero che anche la Lega (e per capirci bene, non la Lega Nord ;-) ) contribuisca alla formazione di SEL e alla sua crescita.

Mauro Morelli* 21 luglio 2010 - 18:23

Concordo completamente con l’esame che Peppe Giudice fa del rapporto da avere col PSE e dello spazio politico che questo sta occupando in questi tempi. Non a caso il PD vi si allontana.
Credo, proprio perchè c’è questa ricollocazione a sinistra, che una forza radicale nella proposta politica ma responsabile nelle scelte di governo possa assolutamente entrarvi. Il tempo delle direttive “Bolkenstain & Co”, sostanzialmente e fortunatamente è terminato. Ed è terminato nella crisi che viviamo sulla pelle delle nosre economie. Ora c’è spazio epr ricostruire un socialismo europeo con almeno un minimo di senso. Mi piacerebbe, assieme a tutti voi, denro SEL, costruire questo orizzonte.
Quanto ai socialisti(intendendo i membri del PSI), ben vengano se aderiscono a SEL.
Ma mai più potremo permettere a qualcuno di usare il nostro partito come un tram e di tenere un piede in due scarpe. Scelgano: o di qua, o di la.

@Saverio.
Posso riassumere in tre parole tutto ciò che ho imparato sulla vita: la vita continua. (R.L.Frost)

Peppe Giudice 21 luglio 2010 - 17:23

e comunque concordo con Fabio. Se molti socialisti invece di perdere tempo con quello stronzo di Nencini davano una mano a SeL, anche il manifesto sarebbe stato più preciso su alcuni punti. Ma comunque c’è il dibattito.

Peppe Giudice 21 luglio 2010 - 17:21

veramente strano il ragionamento di tal Luca Zaffalon. Io sono iscritto a SeL faccio parte del coordinamento prov di Potenza. E quindi non sono al do sopra di SeL. Chiaro!!! Proprio perchè ne faccio parte esprimo le mie valutazioni critiche su un manifesto che io non ho nè scritto, nè contribuito a scrivere. Questa si chiama democrazia dalle mie parti. Del resto questo è un CONGRESSO COSTITUENTE: è nel dibattito precongressuale e congressuale che si definiscono i vari punti su cui si forma un soggetto politico. Il manifesto è una proposta che può benissimo essere emendata (altra cosa sono le regole congressuali) e ognuno fa le sue osservazioni a proposito. Sul tema del PSE. Questa non è una questione che si può decidere con gli aut-aut, ma deve essere il frutto di un confronto e di un ragionamento che va oltre il congresso. Intanto SeL può assumere il ruolo di osservatore nel PSE e nella IS. Il rapporto con il PSE è fondamentale perchè essa rappresenta la forza di sinistra di gran lunga maggioritaria in Europa in cui vi sono partiti che vanno dal 25 al 35% dei voti (mediamente). L GUE non è un partito ma solo un gruppo parlamentare fortemente disomogeneo politicamente ed ideologicamente e tranne la Linke è formata da partiti che mediamente hanno il 5-6%. Poi è veramente strana l’idea che il PSE si debba conformare a SeL! Ma lasciamo perdere. Oggi il socialismo europeo si sta riposizionando a sinistra (mentre il PD va sempre più verso il centro). Sarebbe stupido ignorare questo dato. Il dato tedesco parla chiaro (vi sono anche altri sondaggi che rappresentano lo sesso scenario-quello di una sinistra largamente maggioritaria nel paese più importante d’Europa): in Francia c’è una significativa ripresa della sinistra. C’è solo l’Italia dove siamo a rotoli: quindi meglio lasciar stare a fare lezioni al resto d’Europa!!

Fabio Mischi 21 luglio 2010 - 16:40

Concordo sul fatto che il manifesto avrebbe potuto essere più determinato.Sul momento penso che ciò possa essere attribuito alla disponibilità a possibili integrazioni. Anch’io come socialista esprimo il mio giudizio :diciamo che in esso ho trovato cose positive ed altre meno. C’è un oggettivo riconoscimento del fallimento di certe esperienze della sinistra e l’elogio di altre anche se poi, a fronte di un pesante attacco liberista hanno subito sconfitte o quantomeno non sono riuscite a respingerlo adeguatamente.C’è spesso un riferimento all’Europa e ciò non può che far guardare a chi in Europa svolge, ha svolto e potrà svolgere un ruolo importante :il socialismo.Alcune cose non sono esplicitate , ma si individuano come logica conseguenza di alcuni ragionamenti.Assente ogni riferimento alla laicità, e questo è un grosso difetto,carente a mio giudizio, la critica all’attuale assetto del csx. Quando si dice comunque che la riforma della politica parte dalla centralità della democrazia e si conclude il capitolo dicendo che dopo un big bang “SEl vuole essere i lievito e il sale della costruzione della soggettività di una nuova grande sinistra.La sinistra delle libertà e dell’ugualglianza, del lavoro e dell’ambiente.”Oppure quando si afferma: “che il Welfare è la più grande invenzione politica dell’età moderna.”sapendo che il welfare non l’ha certo ideato Stalin, come socialista mi ci ritrovo.Rimango dell’idea che il manifesto possa e debba essere integrato, possono essere meglio concretizzate alcune opzioni europee ed internazionali, tenendo conto della fase attuale di correzione generale che i vari partiti del PSE stanno portando avanti, spostando decisamente a sx l’asse del loro posizionamento politico. Rimango dell’idea che il PSE dovrebbe diventare al più presto partito transnazionale al quale potersi iscrivere individualmente, sfuggendo ad alcune logiche localiste che spesso ne hanno penalizzato l’azione politica.Forse alcuni compagni socilisti non condivideranno certe mie considerazioni, non lo so . Sono abituato a dire ciò che penso, e la lunga militanza socialista ha rafforzato questa mia predisposizione, sempre e comunque. Un ultima cosa, il 9 luglio a Roma, tra quelle mura dove il manifesto è stato scritto, non c’erano i socialisti, alcuni dei quali, fra l’altro molto capaci, erano impegnati nei lavori di manutenzione del furgoncino , che con insegne socialiste, mal conservate, viaggia per alcune segreterie di partito per procurare effimeri benefit particolari.
Forse ci fossero stati..qualche “socialista” in più nel testo ci sarebbe stato.Forse sì ..forse no..chi può dirlo a scanzo di equivoci d’ora in poi cerchiamo di esserci, soprattutto i più validi tra voi, nella convinzione condivisa che la nuova sinistra non può non avvalersi della cultura socialista, purchè il tutto avvenga senza aut aut e con l’atteggiamento di chi vuol convincere e non imporre .

Domenico 21 luglio 2010 - 16:37

oggi abbiamo un obbiettivo: Nichi Vendola Presdiente del consiglio!! La Sinistra potrà ripartire e rinascere solo se raggiungiamo questo risultato.

Saverio 21 luglio 2010 - 16:31

Oddio adesso do’ tutta la mia solidarietà al Morelli, il quale così iniai il suo post:”Caro Saverio, se sei sulla linea di chi dice “o vittria o morte”, questo parito non fa per te. iscriviti al PdL, li troverai sodali ai quali chiedere fantomatici “conti” su scelte politiche sule quali, per inciso, proprio il peso nullo dei territori ha permesso gli errori e gli sfaceli che sottolinei.” Vi pare che si possa ragionare con uno così? Sembra uno un po’ agitato e pazienza, ma leggere uno che scrive che lui “cura un territorio di non so quante anime” signori miei questo è troppo. Meglio ricorrere un po’ all’ironia, che qui per parlare di politica non c’è proprio spazio.

Luca Zaffalon 21 luglio 2010 - 15:29

L’entrata o meno nel PSE credo debba essere posta a votazione e non una decisione non modificabile; è vero che il PSE sta cambiando, ma solo dopo essere diventato uno pseudo-gruppo di sinistra; al suo interno ci sono partiti di altri stati europei con cui potremmo condividere molto, ma anche nel gruppo della Sinistra Unitaria Europea/Sinistra Verde Nordica ve ne sono alcuni.
D’altronde credo non debbano essere le idee di SEL a conformarsi a quelle del PSE, ma il contrario; altrimenti si cambia gruppo.

@ Spartaco Innocenzi
Meglio scrivere che è un sondaggio quello relativo alla Germania e non l’esito di un voto elettorale. ;-)

@ peppe giudice
Credo che se la pensi così, tu ti ponga al di sopra di SEL e non al suo interno; quindi perché non ti piace qualcosa di cui non faresti parte?

Peppe Giudice 21 luglio 2010 - 15:16

SeL non è affatto morta e sepolta. Anzi è l’unica speranza per avviare la ricostruzione della sinistra in Italia. Se poi c’è qualcosa che non mi piace io lo affermo e lo argomento: questa è democrazia! L’unico partito (se così si può chiamare) che è nato morto è l’ecto-PSI del camerier Nencini: un aggregato di zombi.

Luca Zaffalon 21 luglio 2010 - 14:54

@ peppe giudice
SEL; SeL (Sinistra e Libertà) è morta e sepolta.
Noto che anche nel vostro sito della Lega dei Socialisti non ve ne siete accorti.

Vincenzo Di Costanzo 21 luglio 2010 - 14:41

Non posso non concordare con parecchie critiche mosse da Mauro Morelli, e non posso ritenere corretto nei confronti di un compagno l’atteggiamento di chi risponde a delle critiche offendendo come ha fatto Saverio… Se la veemenza (dettata da una frustrazione del tutto comprensibile) delle parole di Mauro è meritevole dei rimbrotti di Paolo, allora com’è possibile che lo stesso richiamo non valga per chi definisce “ridicolo” chi non è d’accordo con lui? Questi atteggiamenti non possono essere nostri, non ci si comporta in questo modo tra compagni, mai!

Detto questo, e tornando in argomento, concordo con chi, come Peppe Giudice, Mauro Morelli, Onofrio Mondelli ed altri, vede i documenti venuti fuori in questi giorni come troppo vaghi ed indeterminati; i circoli vengono messi in secondo piano, ed il loro peso è quasi nullo, in linea con quanto nella pratica siamo costretti a vivere già da un po’, e v’assicuro che non basta quanto scritto nei regolamenti per eliminare problemi come quello dei signori delle tessere! Con ciò nessuno vuole distruggere quanto di buono rappresenta Sel, ma il nostro compito dev’essere quello di valutare ogni possibile rischio ed eventualmente porvi rimedio in questa fase, e dunque ben vengano le critiche, ben vengano certi sfoghi e ben vengano proposte per migliorare sia il manifesto fondativo che il regolamento congressuale!

Peppe Giudice 21 luglio 2010 - 14:13

il documento è vago ed indeterminato. Per fondare un partito occorre delineare un quadro progettuale e valoriale organico che definisce la sua missione storica e la sua straregia e non fare la semplice lista della spesa dei problemi da risolvere (sui quali siamo tutti d’accordo).
Ed il quadro progettuale non può non essere quello del socialismo del XXI secolo. Il non aver inserito la parola socialismo nel manifesto è una omissione di non poco conto (si vede che l’ha scritto Mussi)non nel senso di rivendicare tale parola in senso restrittivo ed identitario e separato dal progetto politico concreto (come fa l’ecto-Psi del camerier Nencini) ma nell’accezione che il termine socialismo storicamente dà senso e significato alla parola sinistra quale centralità del tema del lavoro e della giustizia sociale. Se nel manifesto si mette giustamente non sullo stesso piano il fallimento del socialismo reale e l’esaurirsi del virtuoso compromesso socialdemocratico, non si approfondiscono però le ragioni di tale diverso esito. Ritornare sulla vecchia querelle veltroniana dell’oltrepassamento del 900 è roba stantia, perchè pè la conseguenza di un pensiero debole che ha contribuito a distruggere la sinistra. Il 900 va analizzato criticamene: è stato un secolo terribile e straordinario allo stesso tempo. Il secolo di guerre distruttive e totalitarismi feroci (fascismo, nazismo, stalinismo) ma anche il secolo di grandissime scoperte sccientifiche, il secolo in cui in Europa si è realizzato il modello sociale più avanzato, in cui l’uomo ha messo il piede sulla Luna. In Europa occidentale c’è stato (fino alla prima metà degli anni 80) un modello di equità sociale e democrazia economica inimagginabile solo qualche decennio prima. E questo è un grande merito storico del socialismo democratico il quale (pur con i suoi limiti) ha costretto il capitalismo ad un compromesso di alto profilo ed ad un forte condizionamento politico e sociale. Del resto la controffensiva liberista politica ed ideologica è stata rivolta non contro il socialismo reale, ma contro la socialdemocrazia e il keynesismo (leggetevi Friedman ed Hayek). E’ evidente che il nuovo capitalismo ha sconvolto le basi strutturali su cui si era fondato il modello socialdemocratico. La liberalizzazione incontrollata dei movimenti di capitale ha sottratto agli stati nazionali (all’interno dei quali si è costruito il compromesso socialdemocratico) il controllo su molte variabili di politica economica, ed ha dato via alla finanziarizzazione che da elemento accessorio è pian piano divenuto elemento motore del capitalismo liberista. L’uso capitalistico delle innovazioni ha portato alla framentazione del lavoro ed alla concentrazione dei saperi e delle conoscenze.
Ma a chi serve dire che la sinistra è stata sconfitta (mom solo in Italia dove è evidente) ma in tuto il mondo? Che il capitale ha vinto irrimediabilmente? Questa è una visione masochistica che ha come corollario l’idea del fallimento totale della sinistra e che dobbiamo andare tutti a casa. C’è uan indubbia vittoria del capitale ma al prezzo che il capitalismo stesso è precipitato in una delle più gravi crisi della sua storia. Come dice Gallino, il capitalismo in assenza di antagonisti politici e sociali sviluppa forze autodistruttive.
Quindi c’è spazio per una sinistra costruttiva ed alternativa ma che non può non fondarsi su un nuovo socialismo (ed usiamola cazzo questa parola) che leghi alla centralità del lavoro e ella giustizia sociale quella di una diversa qualità del vivere e l’espansione della libertà della persona. Il PSE si sta riposizionando a sinistra, la stessa SPD ha cambiato radicalmente programmi e gruppi dirigenti (il 28% significa ben 5 punti in più rispetto allo scorso anno, e la Linke perde un punto), il PS francese lo conosciamo. Del resto come facciamo a costruire una alternativa al liberismo a livello continentale se non ci rapportiamo alle forze che sono largamente maggioriarie nella sinistra (PSE).E poi il blairismo lo abbiamo avuto a casa nostra con l’ulivo e con i bravi comunsti che facevano la copertura a sinistra. La sinsitra non è somma di stati d’animo, è lotta e progetto. Noi siamo socialisti che crediamo fermamente in SeL e proprio per questo intendiamo dare il nostro conributo e dire che questo manifesto non ci piace.

Onofrio Mondelli 21 luglio 2010 - 14:00

Sottoscrivo in pieno quanto detto da Mauro Morelli. Credo che sia necessario predisporre un ordine del giorno da portare a tutti i livelli all’attenzione degli iscritti.

Carolus F. 21 luglio 2010 - 13:06

Non stiamo parlando solo di PSE ma soprattutto di coordinamento con movimenti che, nel mondo hanno obiettivi comuni, dalla Bolivia alla Spagna e alla Germania in cui vince una Linke costituita essenzialmente da socialisti di sinistra, e di rovesciamento del rapporto con i partiti, di rottura definitiva col centralismo democratico.
A me, tra l’altro basta la mia cultura lombardiana, socialista..Lo stesso Riccardo Lombardi infatti già da prima della nascita dei movimenti no global, parlava di alternativa in Italia costituita essenzialmente da un rapporto diverso tra società civile e partiti.
Così scriveva
“Se di fronte a questi movimenti, a questi nuovi aggregati i partiti continueranno a porsi nella situazione di docenti rispetto a dei discenti, anziché porsi nella situazione rovesciata cioè in grado di acquisire, di interpretare i movimento che viene dalla società, dai nuovi organismi di aggregazione, e non per influenzarli o strumentalizzarli, ma per trarne alimento vitale continuativo, i partiti finiranno per rinsecchirsi”
QUESTO E’ IL VERO SOCIALISMO ITALIANO, quella grande famiglia a cui anche Nichi Vendola dice di appartenere.

Carlol 21 luglio 2010 - 12:57

Dire che il Novecento è finito con la sconfitta del lavoro e la vittoria del Capitale finanziario è un’interpretazione falsa e fuorviante. Come coloro che sostenevano (vedi DP per esempio) che la caduta delle dittature burocratiche dell’Est era una vittoria in sé del capitalismo. E le conquiste raggiunte sotto i regimi democratici dai lavoratori? Lo stato sociale? Il raggiungimento della stessa democrazia cos’è la vittoria del capitale?

Premesse sbagliate per chi pone un segno di eguale tra il movimento operaio e il comunismo.
(continua)

C. L.

Eric 21 luglio 2010 - 12:43

Il documento politico è davvero ben fatto! Bravi compagn*, le polemiche sono fisiologiche dettate dal fatto che dentro SEL ci siamo portati dietro una grossa fetta di militanza spaesata che cercava nuovi recinti e nuovi perimetri organizzati. Io penso di stare in SEL perchè ritengo che la crisi dei dispositivi classici della politica, i partiti storici, sia uno dei problemi da affrontare e pazienza se molti sono infastiditi dal fatto che non si nominano le tessere, i circoli, i congressi, i segretari, i direttivi ecc… Per chi volesse ancora conferme, SEL è una nuova idea di politica e di organizzazione non una rivisitazione di quello che eravamo. Poi sul PSE davvero mi viene da ridere, ma siete stati a Bari la scorsa settimana? 2000 persone, 3 giorni di seminari, discussioni sulla crisi, sul welfare, sull’ecologia, sul lavoro, migliaia di giovani a confronto, nuove relazioni con i movimenti e qui parlano di PSE???? Davvero non c’è molto da aggiungere….

Mauro Morelli* 21 luglio 2010 - 12:43

caro paolo, quanto al tenore degli interventi, se ti sono sembrati astiosi chiedo scusa, non era mia intenzione offendere nessuno e lo sfogo sul lavoro svolto era, appunto, uno sfogo.
Tuttavia il dubbio principale permane. Ed il motivo che lo anima è più profondo della mera constatazione del legame nullo tra il partito nei vari territori e quello provinciale. Si tratta infatti del guardare oltre il punto organizzativo e riuscire a vedere il disegno su cosa dovrà essere questo partito.
C’è una specie di ideologia, a mio modo di vedere perversa non nelle intenzioni, che do epr scontato siano nobilissime, ma nei fatti, che vuole la costruzione di questo partito non come somma di adesioni allo stesso per formare un collettivo ma come “centro” che tiene rapporti “individuali” con gli iscritti.
Questo si evince dalla modalità di tesseramento e dal regolamento congressuale. Ed è assolutamente contrario a tutto quello in cui credo, dato che io do per scontato che la politica sia un “fatto” collettivo e non una scelta di un singolo.
Inoltre questo rapporto che si viene ad identificare come “uno a uno” con gli iscritti, garantisce assolutamente il ceto politico esistente. Perchè è evidente che con i meccanismi proposti “l’individuo” che voglia cambiare la dirigenza del partito non potrà nemmeno contare sulla raprpesentatività territoriale e quindi fare attività politica in tal senso nel circolo.
Il circolo, invece, pesa pochissimo, perchè non ha rapporti di forza (la politica come l’economia e le dinamiche sociali, si basa sui rapporti di forza, su questo siamo daccrodo no?) con la dirigenza nelle determinazioni della linea politica e degli organismi dirigenti del livello provinciale. Questo perchè non c’è interesse, per chi deve essere eletto, a trattare il circolo come territorio e non come ammasso di singoli. In questo quadro ogni “pezzo grosso” garantirà i suoi, con buona pace della tenuta politica sui territori.
Lo stesso livello provinciale, poi, avrà il compito di selezionare la classe dirigente del partito e le candidature alle elezioni di competenza. E che voce avrà un circolo(inteso come colettivo) in questi frangenti, se la presenza negli organismi dirigenti è garantita a solo alcuni dei propri iscritti, come epr diritto divino, dai rapporti col ceto politico esistente? Assolutamente nulla.
In pratica ad operare scelte per un collettivo di compagni si troveranno singoli appartenenti a questo o quel “gruppo” o a questa o quella “corrente” senza che il dibattito interno al circolo possa essere rappresentato nelle scelte da fare.
Si lega, invece, la rappresentatività del circolo ad assemblee di livello più generale, come la regionale e la nazionale. Ma questo non significa affatto legittimare una partecipazione democratica del circolo alla vita del partito, significa solo concedere un contentino in cambio della anestesia totale della sua voce sul provinciale.
Io preferirei che il mio circolo incidesse nel livello che mi interessa più da vicino, che porta a scelte più vicine alla vita di tutti i giorni che affrontiamo sui territori. Per il comportamento nazionale e regionale del partito, mi preoccupo meno che di quello locale e sono dispostissimo a concedere ampie deleghe.
Spero di aver chiarito meglio il concetto ed i motivi della mia indignazione.

Quanto al PSE, Carolus F. ha colto del tutto nel segno.

Al Lavoro ed alla Lotta.

Federico Fiandro - Piemonte 21 luglio 2010 - 12:29

carissim*,
grazie per le prime tre righe di “riaprire la partita”.
Prima che veniate inondati di messaggi, elogi, critiche ecc. vi vorrei chiedere una piccolezza … ortografica.
Personalmente – e credo con me la maggior parte dei nonviolenti – preferisco scrivere “NONVIOLENZA” invece che “non violenza”. mi pare più nell’uso comune.

@morelli 21 luglio 2010 - 12:15

Ci vuole cultura e struttura. Ci vuole un’organizzazione, radicata e flessibile, giovane
e coraggiosa: un soggetto politico che si metta in rete con tutte le esperienze
innovative, e che tessa il filo delle idee e delle passioni autentiche. Che faccia della
cooperazione la nuova modalità di vita associata. “Sinistra, ecologia e libertà” vuole
essere il lievito e il sale della costruzione della soggettività di una nuova grande
sinistra. La sinistra della libertà e dell’uguaglianza, del lavoro e dell’ambiente.
Un altro mondo è possibile.” Ecco cosa dice il documento, non mi pare che dica che dobbiamo ricostruire i DS in minuatura e dare asilo ai nostalgici.

@morelli 21 luglio 2010 - 12:14

“E’ tempo di muoversi. Per la leadership è impossibile immaginare un appalto ad una
ristretta cerchia di ceto politico: occorrono le primarie. E presto.”…”noi vogliamo aprire il cantiere, non
vogliamo chiuderlo. Vogliamo riaprire la partita, prima ancora che aprire un partito.
Vogliamo farlo in un percorso nuovo, in cui i luoghi che costruiremo non hanno la
presunzione di essere autosufficienti e definitivi.
Che ne dici Morelli è un partito adatto a te questo? Rifletti sul documento, anzi, leggilo, prima di impancarti come quello che decide chi in un partito così può starci o no.

Spartaco Innocenzi 21 luglio 2010 - 12:10

Così,tanto per divagare.
GERMANIA/MERKEL KO -MAGGIORANZA ROSSO-VERDE
Cdu/Csu e Fdp ottengono insieme il 34%, il risultato peggiore da quando nel 1986 Forsa ha iniziato le rilevazioni per il settimanale di Amburgo. Mentre la Spd rimane ferma al 28%, i Verdi salgono ancora di un punto e raggiungono il massimo storico del 19%, con la Linke di Oskar Lafontaine all’11%.

Saverio 21 luglio 2010 - 11:37

Bravo Paolo, sottoscrivo parola per parola. Ps: @ morelli: prendi e porta a casa.

Vincenzo Fiore 21 luglio 2010 - 11:36

per chi volesse iniziare una discussione su manifesto e regolamento, è aperto ora il forum online (in costruzione e fase test, ma funzionante):
http://www.sinistraeliberta.eu/forum/viewtopic.php?f=4&t=16

NB il forum è moderato

Carolus F. 21 luglio 2010 - 11:01

Il PSE dal 2007 è profondamente mutato, bisogna aggiornarsi, oggi le politiche di Blair e Shoroeder sono completamente superate
Da dopo le elezioni, in Germania l’SPD viene condotta da una donna della sinistra, e vi fa parte anche Martin Schultz che ha recentemente detto “chi difende il liberismo in economia sta con i conservatori”.
Il successore di Blair sa già che dovrà cambiare radicalmente in Politica Estera (Lo stesso Brown del resto si oppose alla guerra in Iraq) e nel rapporto con i Sindacati.
Zapatero è agli antipodi sia rispetto a Blair che al PD, ha infatti investito nella Sanità pubblica, aumentato le Pensioni minime, fatto una legge contro la precarietà (ed in Spagna il Governo-Aznar aveva una legge simile al Pacchetto-Treu, lì di cose simili alla nostra Legge 30 non c’è stata mai nemmeno l’ombra. Zapatero l’ha comunque corretta radicalmente).
Non parliamo poi della Francia, in cui i socialisti sono oggi più a sinistra degli stessi membri di Rifondazione Comunista che, quando furono al governo, votarono insieme alla Rosa nel Pugno la fiducia per le missioni di guerra e l’incremento delle spese militari
Segolene Royal ha posizioni politiche che in Italia sono pura utopia. Tutto il PSF ha appoggiato la rivolta degli studenti contro il CPE, e vinto con loro la battaglia. Tutto il PSF è contro le guerre. Tutto il PSF ha dato duramente battaglia contro le politiche di Raffarin.
Questa è la grande famiglia che, nel mondo e non solo in un paese, lotta e tuttora contrasta validamente la ferocia del neoliberismo globale.
Il problema non è tanto quello di essere socialisti o meno, ma di essere o non essere, specialmente quando tanti altri già sono qualcosa di significativo

Paolo 21 luglio 2010 - 10:46

Mauro, per prima cosa ti chiedo di calmarti un pochettino. Davvero, tutta questa energia persa in veemenza e astio che hai messo nei tuoi primi due interventi, non solo non servono a nulla, ma soprattutto, anche se dovessi aver ragione nella tua critica, risulti talmente antipatico, che non mi hai fatto finire di leggere quel che scrivevi. Una camomilla non fa mai male.
Poi, anche io milito in un circolo di SEL che “funziona” e lavora molto (e secondo me anche bene) in un bel quartiere semiperiferico di Roma che di abitanti ne ha un bel po’ di più dei tuoi 130.000… e non vedo nessuno scandalo nel aver come grado minimo congressuale il provinciale. Bisogna ricordare che ogni circolo che abbia almeno 40 iscritti porterà DIRETTAMENTE al congresso nazionale un propri@ delegat@ (e non è poco!). Noi per esempio faremo una 2 giorni congressuale nella nostra sezione una settimana prima del congresso provinciale, nessuno ce lo vieta, anzi ci è praticamente chiesto proprio dal regolamento visto che ci chiede di esprimere un delegato.
Quindi non vedo nessuna voglia di calpestare il lavoro dei compagni nei territori, tutt’altro. Calcola che un vero e proprio censimento dei circoli ancora non esiste.
Per quanto riguarda la presidenza della circoscrizione napoletana che dici di essere unica in italia, ti rendo noto che a roma, ben 3 municipi sono presieduti da SEL.
Un’ultimo accenno riguardo la collocazione europea… Negli ultimi trent’anni o poco meno, il PSE è stato il gruppo della terza via, della impermeabilità ai movimenti sociali, del nuovo centro di shroeder, il gruppo che ha portato il socialismo e la socialdemocrazia europea su posizioni sempre più moderate con punte di liberismo sfrenato. Dall’altra parte c’è il gue, che mi sembra semplicistico liquidare con la battuta del prc allargato… Oltre al fatto che non ci vedo nulla di male nelle forze “marcatamente comuniste” (ho sicuramente molti più problemi con i laburisti inglesi), ma in questo gruppo ci sono partiti come la linke tedesca che si rifà apertamente al socialismo democratico e i socialisti olandesi, giusto per far degli esempi…
Sul gruppo dei verdi concordo, nemmeno io amo i contesti monotematici, ma certo come in italia ci siamo dati il compito di far nascere una nuova forza di sinistra che non solo vuole “egemonizzare” nel centrosinistra, ma lo vuole proprio resettare e ricostruire, così in europa dovremo lavorare per destrutturare l’ingessamento del rapporto tra i gruppi del csx europeo e favorire la formazione di un nuovo ambito di discussione e magari un giorno di un nuovo gruppo, dove noi, la linke, europe ecologie, il syriza, i socialisti irlandesi e dei paesi bassi, la sinistra verde dei paesi bassi, partito pirata, per arrivare magari a quelle formazioni che dentro il pse rappresentano la sinistra socialista etc etc…
Penso che questo dovremmo auspicare per l’europa.

p.s.
Il manifesto politico è molto bello e il fatto che sia emendabile (spero in meglio) mi fa molto piacere.
Anche il regolamento è buono, poteva essere migliore? Sicuramente! Ma vi si legge, e con piacere, il lavoro che c’è stato per cercare modalità meno ingessate, ma non per questo meno partecipative.
Ora sta davvero a tutti noi.

Carlo55 21 luglio 2010 - 10:15

…cari compagni …ridurre adesso la discussione alle critiche del regolamento da una parte e sulla mancanza delle parole chiave, quale Socialista e PSE,dall’altra, nei documenti congressuali…veramente a questo punto non se ne può più!!!!!!Invece di caricarsi polticamente del fatto..STORICO…che abbiamo un tracciato politico che assume il panorama di un’epoca e le sue problematiche che le mette in relazione, da una parte con la sconfitta della classe operaia e dei suoi partiti torici e dall’altra con lacrisi del sitema neoliberista e dei suoi tentativi di venirne fuori con soluzioni catastrofiche, e la la necessità nello stato di smarrimento delle forze Popolari, Democratiche e….di Sinistra, compresi tutti…nel mondo, di un nuovo inizio che aggredisca, le cause e le ragioni ed i meccanismi del perpetuarsi dei poteri che la globalizzazione ha reso oligarcici e castali, per la dominazione e lo sfruttamento delle masse e le moltitudini,e il loro asservimento al nuovo sistema esclusione dai destini dell’Umanità intera: Vogliamo per cortesia reimparare a ragionare tutti con gli scenari un più complessi e vasti del semplice problemino del territorio Comunale, a cui noi dobbiamo rispetto in quanto, non c’è dubbio che anche lì, sta e starà la ragione e il senso della presenza organizzata politicamente della Sinistra nel nostro Paese.Tutti sono chiamati mi sembra a un lavoro superiore di diffusione del messaggio di SEL che con il documento e il congresso di fondazione e il primo lavoro di costruzione delle basi di una nuova presenza organizzata della Sinistra in Italia: l’obbiettivo, oggi non può che essere farsi promotori con grande modestia e proposizione positiva di un messaggio di speranza ponendoci come strumento per la riconquista di un nuovo protagonismo soggettivo e collettivo di quanti da troppo empo in questo nostro Paese vivono e hanno vissuto una grande sconfitta che ha segnato con una cesura profonoda, Storie, generazioni,interessi,visioni del prorpio io, e delle funzioni della partecipazione politica di quanti non hanno voce e potere.

Carolus F. 21 luglio 2010 - 10:05

Quello che avevo da dire l’ho detto in un mio recente discorso agli Stati Generali delle fabbriche di Nichi.
Bisogna imboccare una strada che possa essere condivisa e vincente nel mondo, non un vicolo cieco nella piccola sinistra di un altrettanto piccolo paese.
Ed è la strada del Socialismo Ecologico e Libertario, non come etichetta, ma come unica… Mostra tutto prassi vincente contro il dilagante neoliberismo guerrafondaio e monopolista.
Non ci faranno vincere le parole o le “etichette” ma solo il coordinamento su scala gllobale.
AUT AUT..
http://www.socialismoesinistra.it/web/politica/43-politica-contributi/599-messaggio-del-com-carolus-agli-stati-generali-delle-fabbriche-di-nichi.html

Mauro Morelli* 21 luglio 2010 - 09:32

Il PSE, come molte delle famiglie eropee, contiene tutto e nulla. Nel senso che un luogo dove si sommano le varie esperienze che, in europa, fanno riferimento, vagamente o con qualche punto di coerenza in più, al socialismo. Dentro vi sono i socialisti francesi, i socialdemocratici scandinavi, i laburisti inglesi e pure i socialisti greci e spagnoli. E ci sono pure i quattro gatti del PSI. Soprattutto c’è spazio per una formazione politica che svolga un ruolo di “ancora” a certi valori. Essere li dentro potrebbe voler dire cominciare una battaglia sul rinnovamento culturale di quell’area politica, riportandola da quella che semplicisticamente si può identificare con la “sinistra socialista”.
Insomma noi la dentro possiamo starci.
D’altronde, le alternative quali sono?
Una è quella “Sinistra europea” che contiene esperienze marcatamente comuniste ed altro non era, e non sarebbe, che la sigla del PRC in europa, visto che quella Italiana era la più grande delegazione di questo gruppo. Un’altra sarebbero i verdi europei, ma io non vorrei un partito che così diventerebbe monotematico.Altre vie non ce ne sono, a meno di inventarle. Ma penso che siamo troppo “piccoli” per permetterci di inventare qualcosa. E questo vale per tutti gli ambiti.
Meglio ricominciare fare quello che sappiamo fare.

*SEL Napoli.

Tiziano 21 luglio 2010 - 08:45

@ Luciano: la parola socialismo compare 2 volte nel Manifesto, la parola comunismo mai. Nessuno se ne è fatto le pulci. Probabilmente sarà perchè ho poco più di 20 anni ma quelle due parole non mi suscitano nè caldo nè freddo, io abituato a definirmi “di sinistra” e basta. Vogliamo ragionare su un progetto, su proposte programmatiche o continuare a cercarci le “etichette” (mi sembra di stare nel pd, sennò). La questione della collocazione europea mi sembra più interessante, invece: personalmente ho dei dubbi sul PSE, quel PSE che spesso e volentieri vota col PPE e che ha collaborato nel rendere l’europa il regno del neoliberismo…parliamone. Discutiamo di questo.

Giuseppe Pappalardo 21 luglio 2010 - 06:53

Cari compagni,
devo dire che il manifesto fondativo mi piace tanto, ma è carente per quanto riguarda la laicità dello Stato.
Mi aspetto che nei congressi provinciali e infine in quello nazionale venga aggiunto un paragrafo su questo aspetto fondamentale per una democrazia.

Andrea Pagliano 21 luglio 2010 - 01:59

saverio è un dibattito sui contenuti politici di un regolamento congressuale,non un film der monnezza per cui il tuo linguaggio da bulletto usalo pure a casa tua ma lascia discutere sui contenuti chi è competente o quantomeno educato.

Mauro Morelli* 21 luglio 2010 - 01:43

Caro Saverio, se sei sulla linea di chi dice “o vittria o morte”, questo parito non fa per te. iscriviti al PdL, li troverai sodali ai quali chiedere fantomatici “conti” su scelte politiche sule quali, per inciso, proprio il peso nullo dei territori ha permesso gli errori e gli sfaceli che sottolinei.
Evidentemente sarai miltante solo o prevalentemente, sul web, per non comprendere quello che sto dicendo. Ma chi ha un minimo di contatto con la realtà sa che queste comunità di base vanno assolutamente protette e coltivate. Senza di loro non ci sono le “antenne” che il partito deve avere sui territori.
Il cambiamento non si fa solo sui massimi sistemi, tutt’altro. Atrimenti dovremmo rassegnarci a non esistere, visto il risultato, del tutto mediocre, ottenuto in Italia.
Radicare il partito con le sezioni è l’unica soluzione ed organizzare la presenza dei rappresentanti da esse scelti, e sottolineo da esse scelti, nei congressi provinciali è un modo di riconoscerne il peso politico. La plenaria scompone questo peso politico e lo fonde in un magma indistinto che non favorisce assolutamente il ricambio della classe dirigente.
Quanto ai toni burleschi, forse ti sembrerà strano, Saverio, ma noi facciamo davevro tutte quelle cose. E mi sembrano pure poche, a dire il evro. Quando eravamo nei DS facevamo molto di più e la sezione era il motore della politica del territorio. E questo motore riusciva ad incidere anche sulle politiche cittadine, priovinciali, regionali e pure nazionali. E non c’erano geni, solo compagni che si davano da fare.
Io, semplicemente vorrei ritornare a quella condizione. E non per “sete di potere”, chi mi conosce sa che io vivo “per” la politica e non “grazie” alla politica e non ho alcuno scopo recondito nel dire quello che dico.
Quello è un modello che ha portato risultati, non solo qui. Il “movimentismo”, inteso come l’organizzazione di un partito politico senza quella che voi chiamate “burocratizzazione” ma che io chiamo semplicemente organizzazione democratica, che pure abbiamo sperimentato dopo il congresso DS è miseramente fallito.
Non avere una struttura territoriale è un errore. Ancora più un errore è pretendere di averla senza riconosceergli un peso specifico nel meccanismo di scelta della linea politica e di selezione della classe dirigente.
Se non comprendete questo e se le vostre posizioni saranno prevalenti in SEL, allora saremo condannati al “nuovismo” ed all’”oltrismo” che impera nella società politica italiana.
Avete presente il PD? Ecco, saremo così, con qualche concetto più “di sinistra”, ma sostanzialmente così.

Al Lavoro ed alla Lotta.

P.S: quanto alle offese ed alle derisioni, Quelle, ovviamente, si commentano da sole. Specie se vengono da gente che non ha il coraggio di firmarsi con nome e cognome, come invece è d’uopo fare tra compagni.

Saverio 21 luglio 2010 - 00:48

un territorio di 130.000 anime a cui badare…i sto a rotolare a terra dalle risate. Aho’ ma chi sei il marchese di Sticazzibelli? ahahahahaha Ridicolo…ma dove ti hanno trovato al circo equestre?

Saverio 21 luglio 2010 - 00:46

Morelli ma fai tutte queste cose? E chi sei Mandrake? Ammazza quanto sei forte oh. Ma se sei così ganzo come dici almeno dovresti averci poco poco un gruzzoletto di qualche miglaio di voti, di qualche centinaio di iscritti. Una roba che non ti dico, manco il PCI a Bologna negli anni 60.Sei patetico, ti dico solo questo. Chi fa un poco poco di lavoro politico non si mette su questi livelli. Tu rivendichi, ma che c…o rivendichi? Sei di Napoli e io leggo i giornali: avete perso le ultime due elezioni e alle regionali appoggiavate uno come De Luca. Cos’é che porti tu sulle spalle? C’ho vedi o no che sei ridicolo? A moretto fatte da’ un consiglio, zitto e pedala se sei bono come dici.

Mario Cocco-roma 21 luglio 2010 - 00:29

Ma com’è che nel documento non c’è ne una riflessione né una proposta sufficientemente articolata sul nuovo soggetto politico che vorremmo costruire..aldil à di un generico riferimento che “Ci vuole un’organizzazione, radicata e flessibile, giovane e coraggiosa: un soggetto politico che si metta in rete con tutte le esperienze innovative, e che tessa il filo delle idee e delle passioni autentiche. Che faccia della
cooperazione la nuova modalità di vita associata.”…e che i partiti sono superati…ok..e poi? Come costruiamo SEL..? deve essere un partito-movimento?…un partito a rete..come con quali regole e meccanismi decisionali orizzontali?..deve essere un partito fai da te?..un partito di sezioni territoriali che ripropongono di fatto un modello tradizionale…? un partito di circoli –funghi…espressi da gruppi più o meno neo identitari? E quale sarà ruolo dei “dirigenti” che eleggeremo…una riproposizione del solito verticismo …che emerge anche dalle norme congressuali…o un ruolo di coordinatori orizzontali delle reti di strumenti diffusi di intervento nella complessa realtà sociale che vorremmo cambiare?..in un congresso fondativo …proprio per le diverse posizioni in merito che esistono in Sel.. discutere della forma organizzazione del soggetto politico..non una opzione facoltativa..ma una necessità strategica..proprio per il ruolo che Sel vorrebbe svolgere per cambiare la sinistra…per cambiare la sinistra..forse bisogna praticare nel nostro interno un “modello” nuovo di fare politica…e le regole e le forme sono sostanza… se no continueremo ad essere un aggregato informe di buone intenzioni e di “interessanti” esperienze di piccoli gruppi…. Parliamone compagni..per favore….

Mario Cocco –Roma 20 luglio 2010

Rossi Giuseppe 20 luglio 2010 - 23:23

caro nichi mi raccomando non persone riciclate

Senatore 20 luglio 2010 - 23:11

Caro Morelli mi permetterai la franchezza ma non comprendo,e nemmeno capisco i toni da giungla dopo la catastrofe che descrivi.Ognuno come può e come vuole.E se altri compagni,tutti con pari dignitàe autorevolezza,si fossero rotti le palle di militare partecipare e creare consenso attraverso gli schemi che tu proponi?Leggittimi per carità,ma se non producono un “utile” politico a chi servono?La politica,almeno io l’ho fatta in questA DIREZIONE,è spirito di servizio,ma non servizio alle tue logiche o alla tua organizzazione,ma servizio a una porzione di mondo di società,che va oltre il circolo o la sezione,è un idea più grande,che va costruita.Hai pochi dubbi,e proponi uno schema che ha condannato,proprio a Napoli,la sinistra,quella correntizia specialmente,sai quella tutta chiacchiere e distintivo,magari un area,ad essere piccolo ceto riprodotto in 16emo,magari anche con qualche spunto interessante,ad essere quanto in città,il 3%?Anch’io vivo una realtà territoriale forte e riconosciuta,anch’io a Napoli,con una casa,un circolo,chiamalo come vuoi,io preferisco officina,in cui “militano senza appartenere” più di 200 ragazzi.nervo e sangue,lontani dalle liturgie che lasci trasparire.ognuno di loro mette faccia e cuore,e fanno cultura,quella che ti induce a pensare ,quella che si sedimenta e crea coscienza. E sono loro che inconsapevolmente stanno perennemente nel “gorgo”.Ecco sono loro i dirigenti,i protagonisti,gli attori,e non un gruppone di reduci e pensionati(mi ci metto anch’io)che noisamente lancia opa su qualcosa che sta nascendo e che non gli apparterrà mai.E’ questo il contributo che siamo chiamati a dare,ne più ne meno.Mi scuserai il tono veemente,ma tra compagni si usa

Luciano Montauti 20 luglio 2010 - 22:23

Mi sembra abbastanza strano che dopo le belle lettere spedite da Nichi sia Alla Lega dei Socialisti il 1 di febbraio 2010 e poi quella al congresso del ps+i di Perugia ed altri interventi ancora sul socialismo italiano ,adesso non ci sia nemmeno una parola “socialista” .Questo è molto grave perche’ alle parole o alle lettere debbono seguire fatti concreti che purtroppo non ci sono.Sarà molto dura che questo manifesto fondativo avvicini il popolo socialista a SEL e senza un aggancio ai PSE non andremo da nessuna parte.

Tiziano 20 luglio 2010 - 21:49

Non ho mai fatto politica di partito, ma solo in movimenti. Ma sinceramente l’idea di evitare 50 passaggi (congresso di sezione, comunale, provinciale, regionale, etc etc etc) non mi sembra male. Più si riducono i passaggi di delega, meglio è, secondo me.
E poi, non capisco cosa centri presentarsi alle comunali e avere una linea politica sul proprio comune col passaggio del congresso comunale/di circolo. Ci si può presentare alle comunali e soprattutto si può fare politica (e bene) senza troppe burocratizzazioni congressuali.

Pasquale 20 luglio 2010 - 20:54

Morelli è davvero un elemento valido, l’ho ascoltato più volte. Però ha troppa foga, dovrebbero dargli maggiori soddisfazioni quelli del coordinamento provinciale e regionale (e anche nazionale). Bisogna anche gratificare compagni che lavorano così tanto, altrimenti gli si fa perdere fiducia e un pizzico di calma.

Mauro Morelli* 20 luglio 2010 - 20:38

Saverio, e basta con questa tiritera dei signori delle tessere! Sai cosa c’è? Mi sono un po scocciato di essere additato come uno che fa la politica sporca solo perchè ho una sezione che FUNZIONA e vorrei preservarla! Facciamo una cosa: visto che fai tanto il figo e sei così bravo a spalare escrementi sulle nostre rivendicazioni, vieni tu per un trimestre a fare il segretario di una sezione di Napoli con un territorio Municipale di 130.000 anime cui badare, una città di 1.000.000 di anime, cui guardare con senso critico e l’opposizione da fare al PdL in Provincia (3.800.000 abitanti), Regione(5.700.000 abitanti) ed a livello nazionale.
Ti aspetto eh,ma non mancare. Perchè ti voglio filmare e mettere su YouTube. Eh si, anche noi possiamo essere “modernisti” se viogliamo sai?
Vieni pure, così te li prendi pure tu i vaffa della gente in mezzo alla strada esasperata dal governo del PD-PdL, così ti scontri ogni giorno anche tu col racket, potrai avere a che fare con le sentinelle dei clan che ti osservano ogni cosa che fai, con i fascisti di casa pound, con gli sfrattati, con quelli di Grillo che ti dicono “tu faui schifo perchè fai politica” (ma con loro andresti daccordo visto ch tu dici “tu fai schifo perchè hai una sezione e la difendi” e non è poi tanto diverso, sai?) così tenti anche tu di fare inizativa politica senza un soldo, attaccando i manifesti ed i tazebao, distribuendo fotocopie di volantini autoprodotti (perchè SEL, al di la dell’ANSA, vere linee politiche e campagne politiche NON NE HA) e con solo una decina di ragazzi, fortunatamente validissimi, come spalla dovendo coprire e governare(si, la Municipalità 5, a Napoli ha un presidente di SEL, unica in Italia) un territorio enorme con le poche forze che abbiamo. Però poi devi pure portare i risultati che portiamo noi e prendere il 5%.
Un’altra cosa: non ti consento di darmi del piagnone. Io non mi lamento IO RIVENDICO IL MIO LAVORO POLITICO!!!!
E’ cosa ben diversa. Evidentemente tu, e come te chi parla come te, non hai alcunchè da rivendicare.
Mi preoccupa molto il fatto che ci siano in SEL personaggi come te che non comprendono che il livello territoriale è la faccia del partito sul territorio, quella che i cittadini vedono, che apprezzano o disprezzano. Quella che alle piccole cose storte, ai piccoli fallimenti dell’amministrazione tenta di porre rimedio con la politica.
E mi preoccupa ancora di più il fatto che NESSUNO nella segreteria e nella direzione nazionale s’è preso la briga di avanzare qualche perplessità a riguardo.
Ma dove credete che nasca il consenso? Nasce dai volti, dalla gente in carne ed ossa e dal lavoro politico associato a questi volti.
Non si prendono voti chiacchierando su un sito internet oppure facendo un congresso in una modalita atroce e poco democratica come quella individuata da SEL.
Questo perchè non ci chiamiamo tutti Nichi Vendola. A voi, forse, la popolarità di Nichi ha dato alla testa. Lui è un’eccezione, frutto di una studiatissima serie di ingredienti che l’hanno reso un’icona. A noi altri poveri mortali questa roba non riuscirà mai, prendetene atto e cominciamo a costruire strumenti relai per riuscire a guadagnare consenso.
Il primo passo ve lo indico io: smettetela di sputare sul sudore dei compagni di base e portate rispetto per le opinioni degli altri e soprattutto per il loro lavoro politico.

*SEL Napoli.

Davide 20 luglio 2010 - 20:14

@Spartaco innocenti:
Condivido appieno il tuo ragionamento compagno.
Aggiungo inoltre che generalmente ci si dà da fare solo sotto elezioni e durante il resto dell’anno i dirigenti, almeno nel profondo nord, sono abbastanza latitanti. se la prendessimo un pò larga la campagna elettorale, magari con una “campagna sul settentrione” che parta già da questo autunno, magari riusciremmo ad ottenere dei risultati più soddisfacenti.
Vendola a Vicenza VS Zaia ha avuto più applausi e apprezzamenti dell’esponente leghista.
Buon lavoro a tutti

Davide da Vicenza

Arturo 20 luglio 2010 - 20:06

Ok, ora leggiamo e poi discutiamo e partiamo, finalmente.

Senatore 20 luglio 2010 - 19:33

Bello bello bello,nella stesura,nelle parole d’ordine,nelle coordinate,nella chiarezza,nell’ampio respiro.Eppoi diciamoci la verità il regolamento,che pone le condizioni per poter svolgere un congresso che discuta di analisi economica,sociale,culturale,politica,e che non sia l’assurda e umiliante liturgia alla quale tutti i partiti della sinistra ci hanno abituati negli ultimi 20 anni.Non sarà quel mercato delle vacche per un posticino nel direttivo piuttosto che nella garanzia piuttosto che un delegato a.Sarà un congresso dove debutterà una inedita generazione trasversale che proverà a sperimentare nuove forme di cooperazione al posto della doppiezza insita nella parola “organizzazione”,e dove sarà chiaro a tutti che si sta con un piede in sel e con l’altro nelle fabbriche.Sarà un impegno gravoso ma gravido,difficile e entusiasmante,duro ma ricco di nuova umanità.SI DAVVERO MI SENTO ORA UN PEZZO DELLA SINISTRA DEL NUOVO MILLENNIO.Forza Nichi,risento la stessa tensione che oramai più di 30 anni fa ha stabilito che dovessimo trovarci semre dalla stessa parte.

Marco.s 20 luglio 2010 - 19:09

nessuno vieta di fare i congressi di sezione, ma a parte le grandi città, non ha senso obbligare tutti i circoli a fare anche questo passaggio. poi non so come sono composti i vostri coord provinciali, ma dove abito io è in parte basato sulla rappresentanza dei territori e in parte sulle competenze dei compagni. Infine dopo il passaggio provincial-nazionale-regionale nessuno vieta di completare il cerchio con le elezioni degli organi locali

Francesco 20 luglio 2010 - 18:40

Torno a ripetere che è un’ottimo documento!!!

Spartaco Innocenzi 20 luglio 2010 - 18:19

RIPARTIAMO DAL NORD

La grande vittoria riportata da Nichi Vendola in Puglia ha fatto passare in secondo piano il risultato deludente conseguito nel Nord del Paese dove la Lega come una slavina non trova ostacoli.I risultati ottenuti da SEL sono impietosi: Piemonte 1,43%;Lombardia 1,38%;Veneto 1,22% e qui ci presentavamo con il PSI;Liguria 2,45%;Emilia Romagna 1,78% assieme ai Verdi.I voti ottenuti in queste regioni ammontano a circa 170.000 contro i 193.000 ottenuti nella sola Puglia!
Nelle regioni del Nord sopra menzionate,sui 13.000.000 di votanti rispetto ad un elettorato di 20.000.000, SEL ha ottenuto in media l’1,4% di preferenze.
Mi rendo conto che non è facile sfondare nel territorio nordista dove la Lega ha approfittato della crisi dove ha gettato nella frustrazione i ceti popolari,la classe operaia,i piccoli borghesi inventandosi un nemico esterno:il diverso. A tal proposito,trovo molto calzante il pensiero di Michele Serra il quale afferma:” Leggo spesso spericolati paragoni tra Lega e il fu-PCI,in quanto entrambi”partiti popolari” e radicati nel territorio.Incredibile come si sia persa quasi ogni cognizione della storia:sforzo massimo del movimento operaio,direi quasi suo scopo fondante,era la fratellanza tra gli oppressi,l’internalizzazione della lotta di classe,la fraternità e l’alleanza tra gli ultimi.La lega,viceversa,lavora per l’obbiettivo opposto:dividere i più deboli,separarne le speranze allontanando i destini secondo un pretestuoso vaglio “etnico” e locale che lascia intatta l’ingiustizia di classe producendo una nuova esclusione sociale”.
E allora che fare per fermare questa deriva di intolleranza e divisione?
A mio modo di vedere occorrerebbe lanciare una operazione “Barbarossa” basata sulla presenza di grandi iniziative che coinvolgano tutto il coordinamento nazionale con Nichi Vendola in testa martellando tutto il territorio:una sorta di accampamento.Lavorare nel Nord con lo stesso entusiasmo e determinazione come se fosse una nuova Puglia.Ma per fare tutto ciò,occorrono risorse economiche la cui fonte dipende soprattutto dal tesseramento piuttosto a rilento fino ad oggi.
Per tutte queste ragioni,non sarebbe male pensare di svolgere il congresso di Ottobre a Milano in casa del nemico.

Michele 20 luglio 2010 - 18:05

Io credo che sia meglio così, anche se alcune cose possono essere riviste a favore dei circoli, ma non c’è fretta, i circoli attuali non sono poi così rappresentativi.

Saverio 20 luglio 2010 - 17:29

Una buona notizia, un bel regolamento che una volta tanto inizia a frantumare la vecchia, polverosa politica. Non capisco chi continua a lamentarsi : ma chi impedisce le assemblee e i dibattiti nei circoli? Finalmente almeno a livello di congresso provinciale possono accedere tutti gli iscritti non solo i soliti noti selezionati a monte dai mammasantissima signori delle tessere e dei presunti voti tra i propri fedelissimi.Troppa democrazia gli dovesse fare male a questi residui della vecchia e cattiva politica?

Alessandro Rendina 20 luglio 2010 - 16:59

ho sbagliato: rappresentante provinciale e regionale

Alessandro Rendina 20 luglio 2010 - 16:58

Probabilmente si devono fare ancora aggiustamenti ma mi sembra che oggi sia meglio di ieri. Ho letto velocemente ma mi sembra che circoli con più di 40 tessere abbiano diritto a un rappresentante provinciale e uno comunale, quindi non vedo tutta questa esclusione. Tralaltro viene introdotta la parità dei sessi.

Onofrio Mondelli 20 luglio 2010 - 16:40

Ma SEL si presenterà mai alle comunali?
Quando si discuterà dei problemi relativi al proprio Comune?
Quando si eleggeranno gli organismi dirigenti locali?
Temevo che il congresso partisse da assemblee provinciali, anche se a me non piace per nulla, perché preferirei un congresso provinciale fatto con i delegati dei circoli.
Sembra che i comuni non hanno alcun valore.
Non è stato nemmeno indicato una data ultima per l’individuazione degli organismi comunali da effettuare dopo il congresso nazionale, a statuto approvato.

Mariuccia Cadenasso - Genova 20 luglio 2010 - 16:18

@Mauro: anche a me non piace tanto il saltare il passaggio del circolo territoriale. Ma è anche vero che nella maggior parte dei casi non siamo poi tanti… qui a Genova il 25 settembre saremo un 200/250 iscritti in tutta la provincia, ossia quanti erano gli iscritti al Pci della mia sezione che non era in un quartiere esattamente operaio… Nelle sezioni di certe zone o di certe fabbriche gli iscritti erano anche più di 1.000, ossia quattro o cinque volte di più di quello che siamo ora in tutta la provincia.
Perché dico questo? Forse un congresso formale per ogni circolo (dove magari ci sonio 20 iscritti di cui solo la metà partecipanti in modo attivo) può rappresentare una dispersione di energie. Nulla vieta però, e dovremo farlo, di aprire il dibattito fin da domani sui documenti e sulla politica. Nulla vieta di nominare uno (o anche due se ci fossero posizioni diverse che meritano di essere rappresentate) a leggere un documento, fare presentare un emendamento, a fare un intervento rappresentativo del circolo. E i compagni tutti possono poi partecipare a quello provinciale e sostenere le posizioni col voto e/o altri interventi. Non siamo ancora, purtroppo, così numerosi… Per lo meno qui da noi. Può essere che in altre realtà la situazione sia diversa, ma credo che in questo caso soluzioni per portare il dibattito sul territorio e valorizzarne i contenuti e le risultanze si possano comunque trovare.
Certo è che il congresso provinciale non potrà esaurirsi in uno-due pomeriggi. Bisognerà trovare forme e tempi che consentano un lavoro tranquillo e proficuo, in cui tutti possano trovare il modo di esprimersi.
Buon lavoro a tutti.

Michele 20 luglio 2010 - 15:43

Perfetto!

Mauro Morelli* 20 luglio 2010 - 15:40

Scusate, ma non posso che stigmatizzare la dissoluzione dei circoli e l’esclusione di questi dal procedimento congressuale. L’esito di questa scelta sarà una evidente compressione del dibattito, che si svolgerà in una plenaria provinciale che durerà al massimo 3 giorni e nella quale dovranno parlare: dirigenti attuali, istituzionali, ospiti politici, associazioni, sindacati. Con buona pace di chi si sgola per urlare che SEL deve avere un metodo “nuovo” di dibattito e decisione politica. A me, devo dire, piacevano più i vecchi congressi di sezione, che mandavano pezzi di territorio al congresso provinciale, accoglievano sullo stesso territorio il dibattito congressuale, consentivano di stringere legami politici territoriali e consistevano in una sostanziale prova politica per le comunità politiche delel sezioni.
Spariscono così gli eletti ed anche i rapporti diretti tra il numero di iscritti ed i risultati elettorali ed i delegati. Sostanzialmente noi che nelle sezioni ci siamo fatti il mazzo così per tutti questi anni, veniamo cancellati e non possiamo nemmeno tentare di intervenire nel dibattito congressuale. Complimentissimi, compagni. Dopo il tesseramento online, un’altra bella genialata. Continuiamo così, mi raccomando, che perdiamo pure i pochi compagni che resistono nel guado dell’incertezza.
Sono sinceramente amareggiato e, per la prima volta da anni, non so se questo partito merita il mio contributo. E’ una situazione strana: si magnificano le esperienze fuori dal partito e si mortificano le esperienze che il partito dovrebbero invece farlo davvero. Ma dove stiamo andando? Qualcuno del Nazionale può rispondere sul merito e spiegare queste scelte?

*SEL napoli.

P.S: Sono anche abbastanza stufo di leggere i commenti degli ultras di Vendola. E’ bravissimo ed è il nostro riferimento.
Cerchiamo di mantenere la barra sulla politica e sulle scelte organizzative che sono la sostanza di un partito.

Tonino Cafeo 20 luglio 2010 - 15:26

era ora

Alessio 20 luglio 2010 - 15:15

grazie!

Nicola Usai 20 luglio 2010 - 15:11

Esatto! Allo studio!

Antonio Nannipieri 20 luglio 2010 - 13:26

Molto bene. Promessa mantenuta :-) Ora al lavoro, e allo studio.

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