Contro Ghedaffi. Contro la guerra. Con l’ONU

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Al quinto giorno dall’inizio dell’intervento militare internazionale in Libia vorremmo provare a condividere, in modo del tutto pacato e privo di velleità polemiche, alcune riflessioni su quello che è avvenuto, in modo via via sempre piu’ tumultuoso, negli ultimi giorni.

La risoluzione 1973 dell’ONU del 17 marzo prevede e autorizza l’istituzione della No Fly Zone sui cieli della Libia e ogni misura adatta a proteggere la popolazione libica, escludendo esplicitamente qualunque ipotesi di occupazione militare da parte di forze straniere. In questa cornice le considerazioni avanzate dal Presidente della Repubblica Napolitano in merito ai vincoli delineati dalla nostra Costituzione appaiono sostanzialmente corrette dal punto di vista formale, riferendosi a un intervento il cui iniziale risultato è stato, concretamente, quello di impedire che le forze armate libiche fedeli a Ghedaffi e i mercenari stranieri ad esse aggregate impegnassero la città e la popolazione di Bengasi in una sanguinosa battaglia urbana, il cui esito piu’ probabile sarebbe stato il definitivo soffocamento nel sangue della rivolta popolare libica. Se oggi è possibile richiedere che sia aperto un tavolo di trattative è anche perché è stata impedita una vittoria militare di Ghedaffi che avrebbe reso superflua qualunque ipotesi di soluzione politica della crisi, che – è bene ricordarlo – ha assunto da settimane le caratteristiche di una guerra combattuta da un regime dittatoriale contro una larga parte del proprio popolo.

Tuttavia le operazioni militari, avviate da un’eterogenea alleanza internazionale di cui sfuggono non solo i reali obiettivi politici ma anche l’effettiva capacità di coordinare e gestire le operazioni stesse, pone il rischio concretissimo di un’escalation militare incontrollabile, dove la funzione dello strumento militare non appare piu’ essere leva di un’energica iniziativa diplomatica, ma semplicemente strumento di potenza diretto da governi interessati a seconda dei casi a garantire o modificare i propri interessi economici e geopolitici in Libia, fuori da qualunque mandato ONU. E’ evidente ad esempio lo scarto tra l’atteggiamento assunto dal governo francese nei confronti della “Rivoluzione dei Gelsomini” in Tunisia e della guerra civile avviatasi in Libia.

Per questo, ora che è stata evitata la liquidazione violenta della rivolta libica,  è indispensabile e urgente chiedere che vengano immediatamente sospese tutte le azioni militari sulla Libia, stabilito un cessate il fuoco che coinvolga tutte le parti in lotta, attivati corridoi umanitari che garantiscano l’assistenza alla popolazione civile, sospese tutte le restrizioni che oggi impediscono di garantire sul suolo europeo, e italiano in primo luogo, l’adeguata accoglienza ai profughi in fuga dalle coste nordafricane. E’, in altre parole, indispensabile che le armi tacciano e che la diplomazia internazionale torni protagonista, riaffermando in questo contesto la centralità dell’ONU di concorso con la Lega Araba e l’Unione Africana.

Giusto e sacrosanto quindi, non solo in termini di principio, il nostro “no alla guerra”, tanto piu’ quando si riaffaccia il cinico artificio dialettico della “guerra umanitaria” con cui ciclicamente si cerca di narcotizzare la coscienza civile dell’opinione pubblica nazionale e internazionale di fronte al dramma e all’orrore dei conflitti armati. Del resto, come scriveva Orwell, “la guerra non è fatta per essere vinta, è fatta per non finire mai”.

In questo senso troviamo assolutamente ingeneroso ed incomprensibilmente aspro l’attacco rivolto da Cohn-Bendit a Vendola. Tuttavia il leader dei Verdi europei ci rivolge critiche che per quanto taglienti non possono essere archiviate come mere provocazioni, ma sulle quali crediamo sia opportuno soffermasi con un approccio piu’ problematico. Non ci riferiamo solo al tema assai complesso dell’uso della forza per difendere la popolazione civile – di fronte al quale personalmente ci interroghiamo esercitando gli stessi dubbi che Alex Langer pose all’inizio degli anni ’90 rispetto a ciò che avveniva nella ex-Jugoslavia – ma soprattutto alla questione, tutta politica, del valore che noi e piu’ in generale la sinistra europea assegniamo alle rivolte arabe e in particolare a quella libica.

La rivolta libica non è assimilabile a nessun’altra esperienza nel mondo arabo, non solo per la sua involuzione in conflitto armato ma anche per la diversa composizione del tessuto sociale e politico che la innerva. Non è l’Egitto, dove la presenza di movimenti islamici secolaristi, liberali, laici e nazionalisti garantisce un pluralismo forse capace, almeno in linea teorica, di strutturare un nuovo sistema politico di carattere democratico. Non è la Tunisia, dove il ruolo svolto nella “Rivoluzione dei Gelsomini” dall’ Union Générale Tunisienne du Travail nonchè da numerosi partiti e movimenti laici e di sinistra lascia presupporre una possibile svolta democratica di segno maggiormente progressista. Non è neppure lo Yemen, dove nonostante l’arretratezza strutturale del Paese e la forte frammentazione della sua società sono presenti all’interno del movimento di protesta forze progressiste attive e radicate come lo Yemeni Socialist Party.

La rivolta libica dunque presenta incognite maggiori e diverse e tuttavia è una rivolta popolare, soprattutto giovanile, contro un regime dittatoriale e crediamo sia giusto dichiarare il nostro sostegno a chi oggi in Libia lotta per la libertà. I giovani libici sono stati costretti dalla repressione militare di Ghedaffi a fare la scelta che è stata fortunatamente risparmiata ai loro coetanei tunisini e egiziani, cioè combattere. E’ una differenza enorme, incolmabile, che pone a noi per primi dubbi e incertezze ma non a sufficienza per non scegliere, seppur con sofferenza, di rivolgere la nostra simpatia a chi si ribella in nome della libertà e proviamo profonda vergogna quando sentiamo Berlusconi, il Capo del governo italiano, addolorarsi per le sorti di Ghedaffi. Incredibile, ma anche in piena emergenza politica, militare e umanitaria il Presidente del Consiglio trova il modo di umiliare il nostro Paese di fronte a un dittatore al quale, con incredibile disinvoltura, si è passati nel giro di una notte dal baciare la mano al lanciare missili!

In tal senso ci pare sicuramente corretta ma insufficiente la parola d’ordine “contro Ghedaffi, contro la guerra”, nella misura in cui non emerge con la dovuta forza la nostra vicinanza a chi si ribella contro un regime dittatoriale, così come non risulta chiaro il ruolo che intendiamo riconoscere all’ONU, come principale soggetto chiamato ad attuare e realizzare quelle soluzioni diplomatiche e umanitarie per altro da noi auspicate.

Non ci interessa ovviamente aprire un dibattito tra noi sulla posizione assunta da SEL sulla vicenda libica, nella misura in cui in buona parte ci sentiamo di condividerla. Tuttavia ci pare utile far emergere che su una vicenda così complessa SEL è attraversata da una pluralità di posizioni e sensibilità che il documento nazionale recupera e rappresenta solo parzialmente. E invece ci sono, con un enorme carico di dubbi e sofferenza e, probabilmente, non potrebbe essere diversamente data la portata e per l’appunto la complessità della situazione. Non vogliamo scegliere tra pace e libertà, una parola che come SEL abbiamo inteso fin dall’inizio recuperare al lessico e al patrimonio etico e valoriale della sinistra italiana.

Ha ragione Vendola quando dice che la libertà non viaggia sulle ali dei bombardieri, come aveva ragione chi sosteneva che non c’è pace senza libertà. E noi abbiamo il dovere di rivendicare, di fronte al cinismo delle cancellerie e dei governi occidentali, esattamente questo: pace e libertà per il popolo libico.

Samuele Mascarin, Tonino Matteacci, Nicola Natalicchio, Francesco Sassone

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Nino 28 marzo 2011 - 07:52

alcuni propugnatori della guerra umanitaria in questo blog sono convinti probabilmente che da una parte ci sia gheddafi e dall’altra i guerrieri della libertà.
Perciò, nonostante si siano calpestate tutte le norme internazionali da parte delle forze anglofrancoamericane, le uniche che possono garantire che uno stato piu’ forte militarmente non ti invada o che effettivamente non vengano ammazzati civili disarmati, va bene la guerra perchè permette ai secondi di avere la meglio.
Il problema è, però, un poco piu’ complesso. Assodato che gheddafi non si è fatto scrupolo di eliminare i suoi avversari senza pensarci due volte, resta difficile capire chi sono gli insorti.
C’è il rischio serio infatti che tolto di mezzo un dittatore vecchio, il suo posto venga preso da uno giovane, ma amico dei guerrieri della libertà.
Nel consiglio di liberazione di bengasi ci sono molti ex collaboratori di gheddafi, che in questi 42 anni non sono stati a guardare, ma hanno fatto i lavori sporchi per il loro capo. Si può veramente pensare che dopo tutti questi anni si siano pentiti degli ordini avuti e che basti un semplice giro di valzer o cambio di casacca per fare di loro degli uomini diversi da quelli che sono stati?
E’ probabile che gheddafi, sic rebus stantibus, non riuscirà a tenere il potere per molte settimane, ma dopo la sua caduta consiglierei di stare molto attenti a ciò che faranno i nuovi vincitori, che non sono coloro che in questi giorni hanno guidato le loro auto verso tripoli in ciabatte e mitra,verso i quali non ci può essere che grande simpatia, ma chi sta a bengasi e sta organizzando il dopo gheddafi, dopo esserne stato un fidato collaboratore.

Antonello 27 marzo 2011 - 22:36

Nino e Carmine hanno posto i piedi nel piatto. Come è ovvio che le leziose analisi “antimperialiste” non servono a molto e in realtà si autoconfinano e per fortuna non si ascoltano dentro SEL e quindi non sono un problema. Non gli darei nemmeno peso. Il fatto è che ora l’intervento NATO (ormai è formale e sostanziale) ha fatto la differenza. Quindi oltre ad aver ottenuto vittime civili, ma non si ascolta più quell’impegno alla ricerca dei dati su questo e nemmeno le cifre in libertà che venivano date sulla repressione di Ghadafi, nemmeno da Al Jazeera, l’intervento ha permesso ad una delle parti in conflitto di prevalere sull’altra. Questa in politica si chiama ingerenza. Ora, per carità, se ci fossero gli elementi per fare eventuali paralleli con il nazifascismo, nulla questio. Ma se invece ci troviamo di fronte a potenze che si muovono sostanzialmente per la conquista e la garanzia di risorse energetiche e per fare ciò non esitano a bombardare un paese. Se queste potenze hanno avuto contatti per molto tempo con uno degli attori in campo. Se nei fatti non sappiamo nemmeno quanta parte del popolo ha imbracciato le armi, e per quanto se ne sa potrebbe essere persino una minoranza. Se le cose, come sembra, sono in questi termini, l’intervento, sin dall’inizio, non ha fermato il massacro iniziato da Ghadafi ed anzi lo ha continuato e fatto continuare. E tutto per ottenere il risultato politico di far predominare una forza politico-militare egemonizzata dai monarchici senussiti? Il tutto per far vincere una prospettiva che non sappiamo se sarà migliore di quella di Ghadafi? E poi chi lo difenderà il popolo da quelli che prenderanno il potere al posto di Ghadafi? Chi lo difenderà il popolo libico quando saranno spenti i riflettori?

Nino 27 marzo 2011 - 17:59

errta corrige:per tutelare la difesa dei civili senza armi,che è un principio del diritto internazionale.

Nino 27 marzo 2011 - 17:46

ah, quindi l’azione della coalizione è una vera e propria guerra.
Allora è chiaro che è illegale.
Un conto è una fly zone che impedisce di bombardare sui civili disarmati, un altro è una no fly zone che permette agli occidentali di stare dalla parte dei ribelli.
Ma mi rendo conto che il diritto internazionale lo devono rispettare solo gli altri, gli occidentali no.
Forse perchè sono i piu’ forti.
Il suggerimento della intervista del messaggero a antonio cassese era volto a permettere di capire il diritto internazionale, che questa missione umanitaria non rispetta.
Se poi per te il diritto internazionale è un sofisma, beh, allora di che parliamo.
La spedizione che non sta rispettando il mandato stabilito dalla risoluzione 1973 è stata formata per tutelare, ormai apparentemente, il principio internazionale della difesa dei civili senza armi.

Ale69 27 marzo 2011 - 17:02

prima di dire agli altri cosa leggere faresti bene a leggere prima tu con attenzione:quando mai ho pralto di interventi umanitari?Ho sempreusato l’espressione interventi militari che naturalmente sono vere e proprie guerre.Ho fatto solo una distinzione tra quelli a mio avviso legittimi moralmente e politicamente giusti o giuste,e quelli no.Quanto al vero spirito della risoluzione 1973 francamente mi pare pura ipocrisìa parlare di spirito tradito:nel momento in cui si è statuito di creare una zona di interdizione aerea è chiaro che questo poteva essere fatto solo attraverso bombradamenti sistematici non solo degli aerei libicie non solo nei luoghi di combattimento ma di tutti i mezzi pesanti e di tutti centri di comando.Perchè purtroppo anche quella militare è una scienza,non certo la scienza di cui più può andare orgoglioso l’essere umano,questo è pacifico,ma e pur sempre una scienza.Ed un intervento militare o si fa con certe regole o è meglio non farlo proprio.Tutto il resto sono sofismi che non apportano nessun utile contributo alla risoluzione di crisi come queste ma al più appagano il proprio ego ideologico.

Nino 27 marzo 2011 - 13:47

si vada a leggere quello che dice antonio cassese sul messaggero, che non è proprio nessuno, ma un esperto di diritto internazionale.
Leggete l’ultima parte dell’intervista, quella in cui confronta la risoluzione 1973 con i comportamenti pratici dei bombardatori umanitari.

Nino 27 marzo 2011 - 12:47

come no, le guerre che ti piacciono le chiami interventi umanitari, quelle che non ti piacciono sono guerre.
I combattenti per la libertà,come li chiami,sono parte in causa in una guerra civile e la carta dell’onu non prevede interventi a favore di una parte, a favore dei civili disarmati si, ma non a favore di quelli armati.
Si sta utilizzando la risoluzione 1973 con fini diversi da quelli indicati, in una vera e propria guerra che sostiene una parte armata contro l’altra per motivi economici delle potenze interventrici.

Ale69 27 marzo 2011 - 12:25

Una interposizione di forze di terra sotto il controllo dell’ONU potrebbe in linea teorica essere plausibile ora che i ribelli a seguito dei bombardamenti alleati hanno superato la crisi e sono tornati all’offensiva.Non vedo come si poteva proporla prima indipendentemente dal Governo Berlusconi,considerato che Gheddafi era interessato solo a guadagnare tempo per attuare la repressione.quanto al famoso art 11 bisognerebbe una volta per tutte leggerlo per intero ed intepretarlo correttamente per comprendere che esso non è affatto incompatibile con interventi militari tesi a salvare popolazioni civili da un massacro e combattenti per la libertà da una feroce repressione.L’unica volta in cui è stato violato davvero è in occasione della guerra in Iraq,dove non solo avremmo dovuto stare fuori ma addirittura contro la guerra americana.

Carmine 27 marzo 2011 - 12:12

Le assunzioni prese nell’ambito dell’astrattismo puro, in cui si declinano le grandi idee distaccate dal contesto storico e sociale, in cui si svolge la vita, hanno la funzione di concatenare meglio le argomentazioni logiche accademiche, ma quando devono essere adottate occorre che esse siano contestualizzate, altrimenti generano danno sia a chi li adotta sia all’ambito a cui sono rivolti. Mi riferisco alle grandi idee di pace, di libertà, ecc. Pertanto, no al pacifismo che è senza se e senza ma e sì alla non violenza, che è un atteggiamento più realistico e praticabile.
In Libia vi è una situazione socio-politica binaria: da una parte ci sono 140 tribù che ne formano il tessuto sociale; solo una trentina di queste hanno una vera influenza nel Paese, e dall’altra uno Stato accentratore e militarizzato in mano a due tribù, ad una di queste, la tribù dei gaddafa, appartiene Gheddafi.
Il dittatore si fida solo degli uomini appartenenti a queste due tribù e quindi ha affidato ad essi i reparti speciali dell’esercito e gli apparati istituzionali. Inoltre ha ridimensionato l’esercito e ha creato una milizia paramilitare e un esercito di mercenari al fine di poter meglio controllare la società libica.
In mezzo a queste due presenze (lo Stato dittatoriale e le tribù) negli ultimi decenni preme un ceto intellettuale e una nascente borghesia imprenditoriale ed urbana, che rivendicano uno spazio e si interrogano su come costruire uno Stato di diritto. Inoltre occorre considerare che circa la metà della popolazione ha meno di 25 anni. I giovani si sentono oppressi dalla dittatura, dalla disoccupazione e dal “caro vita” e per questo manifestano inquietudine e non intravvedono futuro.
Nell’ambito di questo macro scenario sociologico è nato un comitato rivoluzionario, che in ottobre 2010, nella persona di Nouri Mesnari, un alto funzionario molto vicino a Gheddafi, ha preso contatto diretto a Parigi con la Francia ma anche con la Gran Bretagna e gli Usa. Insospettitosi, Gheddafi ha emanato un ordine di arresto internazionale contro Mesnari. La Francia per non destare sospetti lo mette agli arresti domiciliari in un albergo di lusso a Parigi con libertà di movimento.
A seguito di questi incontri emissari e consulenti militari francesi, inglesi ed americani, sotto la copertura di delegazione commerciale, si recano a Bengasi e prendono contatto con il comitato rivoluzionario e in particolare con il colonnello Abdallah Gehani. In seguito il colonnello, scoperto, è stato arrestato.
Verso la fine di dicembre del 2010 istruttori militari della Delta Force (USA) e delle SAS (GB), con mezzi militari sbarcano in Cirenaica sotto la copertura di una missione sanitaria-umanitaria ed addestrano i rivoluzionari.
I fatti della Tunisia e dell’Egitto fanno da detonatori alla rivolta libica.
Da questi avvenimenti si ricavano alcune considerazioni. Lo Stato italiano era a conoscenza del mandato di cattura riguardante Mesnari e dell’arresto di Gehani? Se no, mi chiedo a che servono i servizi segreti?
Quali sono i contenuti dell’accordo fra la Francia, la GB e gli USA e il comitato insurrezionale libico? Quali sono i veri motivi della insurrezione? Quelli di favorire un’ascesa di una borghesia e la nascita di uno Stato di diritto o quelli di affermare l’egemonia di specifiche tribù lasciate fuori dal potere?
Dare risposte a queste domande è utile per avere un atteggiamento giusto nei confronti degli avvenimenti libici e saper valutare nella giusta luce l’operato del governo italiano. Inoltre occorre tenere presente che mentre in Libia si preparava la rivolta, l’Italia festeggiava Gheddafi a Roma e per questo motivo volutamente tenuta da parte dalle potenze occidentali.
Infine non occorre dimenticare che bisogna proteggere la popolazione dalla veemenza omicida di Gheddafi e degli insorti, anche dopo la fine della guerra, qualora questi abbiano intenzioni di vendetta o dopo un “cessate il fuoco” sulla base della spartizione del Paese in Cirenaica da una parte e Tripolitania e Fezzan dall’altra

Nino 27 marzo 2011 - 09:25

non dobbiamo pensarla tutti allo stesso modo, ci mancherebbe altro!.
Quello che si deve fare è il rispetto della costituzione, in cui è inserito l’artico 11, del quale, quando fa comodo, in alcune guerre, si pretende giustamente il rispetto, quando non fa comodo, in altre, si fa finta che non esista.

Rosa 27 marzo 2011 - 08:55

Caricaturale è chiedere una soluzione diplomatica delegittimando costantemente l’ONU. Caricaturale è sostenere a parole le rivolte arabe e poi abbandonarle alla repressione militare. Caricaturale è inseguire la linea politica di Ferrando. Caricaturale è parlare di diritti umani a Cuba mentre c’è la guerra civile dall’altra parte del Mediterraneo. Caricaturale è farsi prendere a sberle “umanitarie” da sinistra da Cohn Bendit. Caricaturale è l’idea che dobbiamo pensarla tutti allo stesso modo su un tema che ha sempre diviso la sinistra italiana.
Eppure una linea di contrarietà alla guerra un pò piu’ politica e un meno ideologica è possibile. Perchè SEL deve avere una posizione piu’ dogmatica persino del PCF? I comunisti francesi esprimono la propria contrarietà alla soluzione militare ma non esitano ad esplicitare il proprio sostegno alla ribellione libica: “Le Parti communiste français, qui n’a cessé d’exiger l’arrêt immédiat des opérations et de la répression militaires ayant déjà fait de nombreuses victimes civiles, réitère une fois encore sa condamnation du régime de Kadhafi et son plein soutien aux forces qui agissent pour la démocratie en Libye, avec le Conseil National de Transition.” E’ quello che dice il PCF, è quello che in parte ritrovo in questo articolo, è quello che tante e tanti di noi in SEL pensano.

Alfonso Gianni 27 marzo 2011 - 08:50

Questo articolo mi pare ottimo. Allarga gli orizzonti della nostra riflessione, che è assolutamente necessaria. In questo senso non vedo contraddizione alcuna con il documento assunto dal coordinamento di SEL, salvo che qui, e giustamente, si cerca di approfondire e non semplicemente di prendere posizione, come era ed è indispensabile fare per una formazione politica. Nello scritto dei compagni, a differenza che nelle esangui analisi su imperialismo e petrolio che mi è toccato di leggere in vari blog in questi giorni e purtroppo anche sul Manifesto, compaiono finalmente le persone, con i loro desideri, le loro speranze, le loro impurità. Si intravede qui quello che a me sembra evidente, eppure stenta ad affermarsi nella sinistra radicale, cioè che nel nord africa e nel mondo arabo – pur nella differenza di paesi e situazioni – è in atto un inedito ’68,ovvero un movimento antisistemico, come si vede dall’allargamento della rivolta alla Siria in queste ore, con tutto il “casino” che porta con sè, ma soprattutto con un protagonismo popolare che dobbiamo sapere cogliere. Mi auguro che anche di questo parleremo nei giorni del decennale di Genova.

Antonello 26 marzo 2011 - 21:56

Se dentro SEL ci sono diverse culture politiche è bene che restino emerse. Anche se, bisogna dire, alla luce di questo articolo, che le posizioni sulla guerra sono sostanzialmente due mentre le culture politiche sono molteplici. Io mi ricon…osco appieno nel documento del Coordinamento Nazionale, nella lettera e nello spirito, nonché in tutte le dichiarazioni di Nichi Vendola, ivi comprese quelle che pavenatano il rischio di una involuzione democratica con annessa diminuzione della agibilità politica per i sostenitori del pacifismo. Dai dati obiettivi emerge che non c’è un prima e un dopo. L’azione militare contro la Libia parte con una legittimazione difettosa, nonostante, o forse grazie, al voto del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Una lacuna causata dalla spinta di una potenza interessata più alle risorse energetiche detenute in Libia che al problema umanitario. Una lacuna ampliata dall’astensione di Cina, Russia, India e Brasile che ha avuto la stessa logica di una bomba ad orologeria. Un voto che si è trasformato in condanna immediata dell’attacco di Francia ed alleati ed orientato all’attesa del momento opportuno per gestire il fallimento politico dell’azione. Una condotta che può trovare una spiegazione plausibile solo nel quadro di una competizione globale tra le potenze occidentali reduci del ’900 e le nuove potenze. Quindi cinismo contro cinismo. La rivolta libica è un oggetto misterioso, è vero. Talmente misterioso da autorizzare a credere alla possibilità che i suoi dirigenti (i capi tribali) abbiano esposto il popolo disarmato ai combattimenti ed ai successivi bombardamenti alleati invocati a gran voce. Il cinismo di Ghadafi è un dato certo, mentre il cinismo dei capi della rivolta è altamente probabile. E’tuttavia un elemento sufficiente a suggerire alla sinistra di indicare un’altra soluzione e cioè un intevento di interposizione attiva, armata e sostanzialmente di terra, gestito da soggetti internazionali non interessati alle risorse energretiche della Libia, equidistante e volto alla difesa del popolo disarmato. Mi dispiace dirlo ma non concordo ovviamente nemmeno sulla “lettura corretta” che avrebbe dato Napolitano dell’art. 11 della costituzione. Un esempio di applicazione della lettera e dello spirito della Costituzione avrbbe potuto, per assurdo essere proprio la proposta di un intervento di interposizione. Ma non poteva farlo l’Italia di Berlusconi.

Ale69 26 marzo 2011 - 18:01

quelle armate dimostrano che un popolo,o almeno gran parte di esso è pronto a tutto pur di farla finita con un regime dittatoriale e che quindi la crisi di quel regime è pervenuta d uno stato molto avanzato.Quindi possono anche essere sostenute militarmente allorquando la sproporzione delle forze in campo a favore dei suddetti regimi è solo di mezzi bellici.Il che non equivale a dire che le proteste pacifiche negli stessi stati non debbano essre vigorosamente sostenute dalla comunità internazionale,con sanzioni economiche serie e con la rottura dei rapporti diplomatici magari.Ma fintantochè non vi sono veere e proprie insurrezioni armate è estremamente pericoloso attaccare Paesi i cui regimi possono contare ancora su di un buon numero di sostenitori,armati e non.Questa non è la verità assoluta ovviamente,è solo la mia opinione che cerca di trovare una via di mezzo tra il menefreghismo di assistere inermi alla feroce repressione di una rivolta generale per la democrazìa con l’interventismo neocoloniale che ricerca nella presenza di un semplice fuoco e a volte, vedi Iraq,neanche quello,il pretesto per scatenare un incendio ad usi imperialistici

Nino 26 marzo 2011 - 17:36

quindi se ho capito bene, le rivolte armate si devono sostenere, quelle pacifiche, a cui si risponde con le armi da fuoco, no.
E’ veramente una logica incomprensibile.

Ale69 26 marzo 2011 - 17:03

in realtà sarebbero scoppiate comunque,nello Yemen erano già cominciate le agitazioni prima del precipitare della crisi libica,comunque sono d’accordo:se anche in Siria e nello Yemen vi fosse una rivoluzione armata e vi fosse la certezza che queste si avviano ad essere schiacciate nel sangue il comportamento dell’occidente dovrebbe essere identico.Se poi davvero la Francia o chiunque altro volesse passare in Libia ad una campagna di terra bisognerebbe a quel punto dire NO!Per il resto credo che la posizione di SEl dimostri una importante evoluzione da parte della sinistra su questi temi che non può non essere riconosciuto

Guido Iodice 26 marzo 2011 - 15:13

Aggiungo che effetto di questo intervento sono le rivolte in Siria e Yemen. I popoli arabi devono sapere che l’Occidente, che si riempie tanto la bocca della parola libertà, poi deve essere coerente.

Guido Iodice 26 marzo 2011 - 15:11

le premesse sono corrette, dubito sulle conclusioni. Questa temuta escalation non si vede e anzi tutti, compresi Francia e Inghilterra, per non parlare degli USA, parlano apertamente di soluzione diplomatica e politica, vale a dire l’ “uscita sicura” Gheddafi. Anche i ribelli hanno detto oggi che possono fare da soli. Cosa peraltro di cui dubito visti i precedenti, ma è comunque indicativo della volontà politica comune a tutti i protagonisti di non trasformare questo intervento in un nuovo Iraq.

Capisco comunque che bisogna dare un colpo al cerchio e uno alla botte, ma la posizione di SEL in questa vicenda continuo a ritenerla sbagliata.

Nino 26 marzo 2011 - 15:07

i francesi vorrebbero entrare in libia.
Dicono che la risoluzione è flessibile anche sulla invasione di terra, nonostante dica in modo chiaro che sono esclusi gli interventi di terra di forze straniere.
E’chiaro che se una guerra si comincia, logica vuole che venga portata a termine anche contro la risoluzione che l’ha permessa.
Tanto chi può opporsi.
L’onu?

Nino 26 marzo 2011 - 14:53

gli unici che sono una caricatura di se stessi sono quelli che scendevano in piazza contro la guerra nel 2003 e ora la applaudono.

Rosa 26 marzo 2011 - 14:38

nino, ci manca che rispolveri la categoria dei “socialfascisti” e poi il tuo repertorio è completo. Discutiamo pure, ma senza sconfinare nel caricaturale

Nino 26 marzo 2011 - 13:57

forse non è chiaro che la sinistra contraria alla guerra lo è proprio perchè la guerra libica è imperialista, come tutte le guerre.
I militarprogressisti ormai si autosuggestionano con la parola guerra umanitaria e non si rendono conto che si comportano come i destri. Quando una guerra piace è buona e giusta, anche se va contro l’art. 11, e le si cambia nome, quando non piace, perchè è fatta da un repubblicano si grida alla violazione dell’art. 11. Maggiore ipocrisia non può esserci.

Giovan Sergio 26 marzo 2011 - 09:10

Preferivo la sinistra internazionalista.
Si, quella che osava anche sporcarsi le mani schierandosi nelle vicende del mondo sempre dalla parte di chi è più debole e chiede libertà.
Preferivo la sinistra con la maglietta del C HE, e non quella che sta “né con, nè con”, ma con
Preferivo la sinistra che ha il coraggio del cambiamento e non si contenta della conservazione del poco che c’è perché capisce che star fermi significa perdere anche quello, la sinistra che resta in sintonia coi bisogni primaditutto materiali dei lavoratori e non si distacca da essi, perdendo il contatto e ricevendone schiaffi, come alla Piaggio.
La sinistra che sfida il potere al cambiamento
Se esistono una struttura ed una sovrastruttura , ben radicata alla struttura.
Giovan Sergio

Nino 26 marzo 2011 - 06:48

come ci si comporterà con la siria che avrebbe eliminato un centinaio di manifestanti senza armi?la coalizione dei bombardatori pacifici porterà la questione all’onu o la siria in questo momento non interessa e non se ne farà niente?.
Tra ribelli e caccia bombardieri francesi non c’è piu’alcuna differenza, almeno da quando la pace è cominciata a piovere sulla libia.
I secondi sono funzionali agli obiettivi dei primi.
E’la stessa tattica della baia dei porci, che a cuba non è riuscita perchè gli invasori sono stati stroncati dopo alcuni giorni di combattimenti, in libia, per il momento, i ribelli, pur restando al palo, tengono nelle mani il 2% del territorio libico e ciò permette di dire che si va in loro aiuto.

Antonello 26 marzo 2011 - 01:21

Se dentro SEL ci sono diverse culture politiche è bene che restino emerse. Anche se, bisogna dire, alla luce di questo articolo, che le posizioni sulla guerra sono sostanzialmente due mentre le culture politiche sono molteplici. Io mi riconosco appieno nel documento del Coordinamento Nazionale, nella lettera e nello spirito, nonché in tutte le dichiarazioni di Nichi Vendola, ivi comprese quelle che pavenatano il rischio di una involuzione democratica con annessa diminuzione della agibilità politica per i sostenitori del pacifismo. Dai dati obiettivi emerge che non c’è un prima e un dopo. L’azione militare contro la Libia parte con una legittimazione difettosa, nonostante, o forse grazie, al voto del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Una lacuna causata dalla spinta di una potenza interessata più alle risorse energetiche detenute in Libia che al problema umanitario. Una lacuna ampliata dall’astensione di Cina, Russia, India e Brasile che ha avuto la stessa logica di una bomba ad orologeria. Un voto che si è trasformato in condanna immediata dell’attacco di Francia ed alleati ed orientato all’attesa del momento opportuno per gestire il fallimento politico dell’azione. Quindi cinismo contro cinismo. La rivolta libica è un oggetto misterioso, è vero. Talmente misterioso da autorizzare a credere alla possibilità che i suoi dirigenti (i capi tribali) abbiano esposto il popolo disarmato ai combattimenti ed ai successivi bombardamenti alleati invocati a gran voce. Il cinismo di Ghadafi è un dato certo, mentre il cinismo dei capi della rivolta è altamente probabile. E’tuttavia un elemento sufficiente a suggerire alla sinistra di indicare un’altra soluzione e cioè un intevento di interposizione attiva, armata e sostanzialmente di terra, gestito da soggetti internazionali non interessati alle risorse energretiche della Libia, equidistante e volto alla difesa del popolo disarmato.

Mirco Marchetti 25 marzo 2011 - 23:18

Contro Gheddafi. Contro la guerra. Con l’ONU se mostrerà di avere un’incisività politica che sappia far valere le sue ragioni senza il mezzo delle armi. Una UNO che mostri un volto più credibile ed autorevole alle nostre generazioni future.

Rosa 25 marzo 2011 - 21:12

Ribadisco quello che ti ho già detto: sovrapponi forzatamente caccia francesi e civili che si improvvisano combattenti. La proposta cui fai riferimento è rimasta sulla carta perchè da oltre tre settimane Ghedaffi ha risposto a qualunque ipotesi di tavolo di negoziato spostando brigate corazzate e unità d’artiglieria… che non si sia fatto il massimo da parte di UE, ONU, Lega Araba, UA è un dato di fatto di cui Ghedaffi ha approfittato allegramente: l’ultimo regalo dell’Occidente, speriamo.

Nino 25 marzo 2011 - 18:08

io non dico che bisogna bombardare, ovviamente, ma semplicemente applicare a tutti determinati principi che vengono gridati ai quattro venti, stabilendo, per esempio, delle sanzioni economiche.
Il problema, evidente, è che si sanzionano colla guerra alcuni, solo perchè questo servirà agli occidentali per mettere le mani sulla cassaforte petrolifera.
Se gli occidentali avessero veramente voluto aiutare i ribelli, avrebbero cercato di imporre una commissione internazionale di pace.
E’stata proposta da alcuni paesi terzi e mai presa in considerazione dai bombardatori, per i quali contava e conta servirsi dei ribelli come clava contro gheddafi.
Il tempo ci dirà se la tattica dei guerrieri umanitari sarà vincente o meno, ma la libia, oltre a vedere la popolazione civile decimata, farà i conti anche con le conseguenze dell’uranio impoverito, che i nostri, si fa per dire, non risparmiano certamente, mentre i militarprogressisti continueranno a parlare di guerra umanitaria perfettamente in linea con l’art.11 della costituzione, una bugia colossale.

Rosa 25 marzo 2011 - 15:36

Caro nino prprio non riesci a distinguere tra i governi occidentali e i ribelli. Si può essere diffidenti e critici con i primi senza per questo condannare i ribelli a morire della morte loro, come si dice. L’argomento che “o li bombardiamo tutti o non bombardiamo nessuno” è un pò fuorviante e non mi pare sia poi molto pertinente rispetto all’intervento pubblicato.

Nino 25 marzo 2011 - 13:11

se il principio sacrosanto è quello di difendere tutti i civili in tutte le latitudini, si deve andare contro i governi dispotici, senza eccezione alcuna, del barein, arabia saudita, siria, oman, giordania, marocco, yemen,ed altri che in questo momento non ricordo, dove ci sono stati civili ammazzati.
Se si sceglie solo uno da bombardare, è evidente che non è allineato ai pacifici distruttori internazionali.

Ale69 25 marzo 2011 - 11:22

Sinceramente pur non essendo un esperto di cose militari vorrei capire come è possibile creare una no Fly zone senza effettuare sistematiche operazioni di bombardamento su tutti i centri di comando,a cominciare dallo stesso bunker di Gheddafi,che non è solo il luogo di rifugio del Colonnello,ma il principale punto nevralgico di coordinamento di tutte le azioni repressive contro gli insorti.Quello che va evitato certamente, è che anche un solo soldato americano,francese 0 inglese metta piede sul suolo libico:l’obiettivo della missione deve essere solo quello togliere ogni possibilità a Gheddafi di poter schiacciare i ribelli e farne un massacro e di riequilibrare le forze in campo.Ma se i rivoluzionari non sono ancora in grado,come pare,di ribaltare la situazione e di liberarsi di Gheddafi,la sola cosa concreta che si può ottenere è una tregua con la costituzione di una enclave di sicurezza in tutte le zone ancora occupate dagli insorti a tempo indeterminato.Il vero problema è stato causato dalla Francia che con il suo atteggiamento meschino teso a perseguire il proprio utile più che quello del popolo libico ha sicuramente compromesso,speriamo non irreparabilmente il senso dell’intervento.Ma all’intervento militare in sè e per sè non vi erano alternative a meno di assistere inermi alla strage di coloro che hanno avuto il coraggio di impugnare le armi per la loro libertà.Non vi può essere alcun paragone con la guerra in Iraq,dove non vi era alcuna rivoluzione in corso e dove si è andati ad occupare un Paese nel quadro di una avventura neocoloniale.Certo,che anche questa possa diventarla il rischio c’è,per questo bisogna vigilare e dire no a qualsiasi coinvolgimento di truppe terrestri.

Marco Tarantino 25 marzo 2011 - 09:32

Questo documento esprime quella che secondo me doveva essre la posizione ufficiale di SEL (lo dico da iscritto), in quanto non vedo contraddizione tra essere contro la guerra e chiedere l’intervento dell’ONU. Una posizione di questo tipo mi fa:
1 condannare l’intervento militare dei “volenterosi” in quanto non si sono limitati a creare la no fly zone ma hanno bombardato postazioni terrestri, il bunker di Gheddafi,
2 dare una valutazione comunque positiva del ruolo dell’ONU sulla quale si può intervenire politicamente solo se non viene totalmente delegittimata
3 uscire dalla posizione assurda assunta da molti “pacifisti senza se e sanza ma” di criticare i ribelli di Bengasi descrivendoli come “servi dell’occidente” per minimizzarne lo sterminio che Gheddafi preparava nei giorni scorsi (tra i siti che affrontano questo tema, consiglio http://www.democraziakmzero.org)
4 recuperare uno spazio di agibilità politica che in questo momento è compresso dalla rigidità delle contrapposizioni

Rosa 25 marzo 2011 - 08:44

nino, il tuo ragionamento fila ma non propone nessun buon motivo per preferire lo status quo dei vari Ghedaffi, Mubarak, Saleh,… alle rivolte arabe. A conti fatti meglio avere una scusa per sostenere una ribellione che averne una per soffocarla.

Nino 25 marzo 2011 - 08:42

e poi è strano che la guerra irakena, fatta per gli stessi motivi, fosse contraria alla nostra costituzione, vedi art. 11, ora quella libica rientri perfettamente nella stessa.
Rosa, che rimprovera a me di considerare un golpe militare come fonte di legittimazione,poi sorvola bellamente sull’art.11 della costituzione che ci impedisce di fare la guerra.
A meno che bombardare aerei, carri e centri nevralgici del potere libico sia un pacifico intervento di polizia internazionale, come i nostri ipocriti politici di maggioranza nel 1991 definirono la guerra contro l’irak.

Nino 25 marzo 2011 - 08:04

rosa, il diritto viene codificato dopo che il piu’ forte ha avuto il sopravvento.
Il diritto internazionale, oggi, purtroppo, non prevede che i governi siano espressioni del voto democratico, figurati 42 anni fa.
Ricordo che il re idris cacciato da gheddafi non era un monarca costituzionale.
I governanti dicono che le rivolte di questi giorni sono illegittime, non io.
Cacciare da parte del popolo un dittatore è sempre una buona cosa. Se,però, il dittatore viene cacciato con l’aiuto di quegli stessi, che, per anni lo hanno sovvenzionato in armi e ricevuto con tappeti rossi, è evidente che la ribellione è soltanto una scusa per intervenire in un paese, dove, secondo il diritto internazionale, non possono mettere piedi armati, non per fare opere di bene.

Piero 25 marzo 2011 - 00:58

Non c’è niente di nuovo sotto il sole da quando i galeoni spagnoli andavano nelle
americhe a portare la civiltà e cacciare i tiranni che magari lo erano davvero.Solo che i
loro obiettivi erano altri è cioè espropriare
quelle popolazioni di ogni loro avere.
Non è necessario essere pacifisti per capire
questo.Io non lo sono.

Fabrizio 24 marzo 2011 - 22:39

Bravi, bene! A prescindere un certo apprezzamento di questo documento, mi piace questa fase di SEL in cui ci si confronta, rispettosamente, su un grande tema per il quale, a mio avviso, non esiste verità o ragione assoluta.

Claudio 24 marzo 2011 - 22:05

La guerra deve restare un tabù. Non esistono guerre benefiche.

Toni Matteacci 24 marzo 2011 - 20:04

chiedo scusa: per chi non lo sapesse Farid Adly è un giornalista libico che da anni risiede in Italia. Collabora con diversi giornali tra cui il Corriere della Sera. E’ direttore dell’agenzia stampa bilingue ANBAMED. Molti di voi probabilmente lo ricordano come voce di Radio Shaabi, la pionieristica trasmissione in lingua araba realizzata da Radio Popolare.

Toni Matteacci 24 marzo 2011 - 19:53

Non intervengo nel merito del dibattito essendo uno degli estensori e firmatari del documento. Voglio aggiungere solo questo contributo di Farid Adly pubblicato oggi nella pagina centrale del Manifesto. Buona lettura.

La mia sconfitta, la nostra salvezza

FONTE: FARID ADLY – IL MANIFESTO | 24 MARZO 2011

Vivo questi momenti con angoscia. Sono convinto antimilitarista, pacifista e nonviolento. Vivo la guerra libica come una sconfitta personale. La mia generazione di libici è fallita. Non abbiamo fatto abbastanza per sconfiggere politicamente la dittatura gheddafiana.

L’opposizione era frantumata in mille rivoli, dai monarchici fino ai socialisti, ma tutti regolarmente all’estero e uno contro l’altro. Perché all’interno del paese c’erano soltanto Abu Selim (eccidio di 1200 detenuti politici, nelle loro celle, il 26 Giugno 1996, del quale ha parlato nel 2009 solo il manifesto) oppure le esecuzioni in pubblico negli stadi. Non abbiamo avuto sufficiente voce per farci sentire e, forse, anche il mondo non ci aveva dato ascolto, perché gli orecchi dei grandi erano tappate da cerotti di petrolio e dalla carta moneta delle commesse di armamenti. Perché considero giusta la richiesta della No Fly Zone, da parte del Consiglio Nazionale Transitorio Libico (Cntl)? Perché era l’unica strada per la salvezza dei giovani libici che hanno dato avvio a questa rivoluzione, a questa resistenza. Il Cntl non ha chiesto – e lo ha ribadito anche nella giornata di lunedì 21 – bombardamenti sulla residenza di Gheddafi a Bab Azizie per ucciderlo. «Destituire Gheddafi è un compito nostro e lo faremo mobilitando il nostro popolo in questa resistenza formidabile che unisce tutto il paese», ha detto l’avvocato Abdel Hafeez Ghouga. È un diritto sacrosanto alla sopravvivenza! È, parimenti, diritto dei miei compagni pacifisti italiani dichiararsi contrari all’intervento delle potenze occidentali, ma non mettano in campo ragioni che riguardano la nostra ricchezza petrolifera o il concetto di sovranità nazionale. Non ho dubbi che Stati uniti, Francia e Gran Bretagna non sono lì a difendere il mio popolo. Non ci sono guerre umanitarie, come ha scritto giustamente Tommaso Di Francesco. Lo so che sono lì per il petrolio e per le commesse future. La ridicola polemica tra Francia e Italia sul commando della missione dimostra ampiamente questo occhio rivolto al petrolio e rischia di allungare la vita al dittatore. Vi ricordo però che il petrolio ce l’avevano sotto il loro controllo anche prima. Non hanno organizzato loro la rivolta in Libia. Per loro sarebbe stato meglio se fosse rimasto tutto come prima, quando ballavano coi lupi. Un discorso a parte per il miliardario ridens. Ha fatto ridere i polli e ha trascinato l’Italia in una situazione ridicola. Un giorno diceva una cosa e l’altro sostieneva il contrario. Ha superato se stesso quando la mattina ha detto che Gheddafi è tornato in sella e poi la sera, dopo che ha capito le intenzioni del Consiglio di sicurezza dell’Onu, ha cambiato idea per dire: «Gheddafi non è più credibile». A Torino poi, dopo l’avvio della campagna militare alla quale partecipa l’Italia, ha cambiato ancora bandiera, dando credito al colonnello. I compagni dell’Arci e della Tavola della Pace hanno ragione a chiedere che l’Italia non abbia un ruolo attivo nei bombardamenti. C’è una doppia ragione che consiglia ciò. La posizione altalenante di Berlusconi e Frattini è un dato che consiglia prudenza, ma la ragione più forte è un’altra: l’Italia è stata una potenza coloniale in Libia, quest’anno ricorre il centenario dell’aggressione italiana al suolo libico (avete visto qualche cerimonia per ricordarlo?) e questo trascorso militare (i primi bombardamenti aerei in assoluto nella storia militare sono avvenuti a Kofra da parte di un aviatore italiano), consiglia di astenersi completamente dal bombardare il territorio libico da parte dell’aviazione militare italiana. L’Italia, se intende rimettere i rapporti con il popolo libico sul binario giusto, dedichi qualche piazza a Omar Mukhtar, eroe della resistenza libica, proposta che avevo avanzato proprio sulle pagine del Manifesto, oltre 10 anni fa, ma caduta nel dimenticatoio anche da parte del compagno(?) Veltroni, allora sindaco di Roma. Se il governo italiano ha fatto una brutta figura, peggio hanno fatto certi opinionisti, attaccati a concetti ideologici, dimenticando la resistenza italiana contro il regime fascista e contro la repubblichina di Salò. Ecco, Gheddafi per noi libici rappresenta quello e i nostri ragazzi sono i nuovo partigiani. In questi momenti, i democratici di Tripoli vivono lo stesso sentimento di quei partigiani di Milano che lottavano per la liberazione in una città sotto le bombe degli alleati. Noi vogliamo la libertà e mettere finire alla tirannia, scrivere una costituzione e scegliere, in elezioni libere, chi governerà la Libia. Questo processo è guidato da magistrati, avocati, medici, ingegneri e cosa sento e leggo? Che la Libia è abitata da beduini. Si sono dimenticati che la Libia nel 1804 ha sfidato e sconfitto gli Stati Uniti, freschi freschi di indipendenza (Professor Giuseppe Restifo, «Quando gli americani scelsero la Libia come nemico» Armando Siciliano Editore). Non so se questo dice qualcosa a certi «signoroni» opinionisti italiani. Alcuni arrivano a ripetere cliché retaggio del colonialismo culturale, dimostrando ignoranza della realtà libica. Noi oggi siamo protagonisti e vogliamo chiudere con il dittatore. Ben vengano tutte le proposte di mediazione internazionale, come quella del presidente della Bolivia Evo Morales, per arrivare, per via pacifica, alla cacciata del sanguinario despota.

Rosa 24 marzo 2011 - 19:02

…scusate il refuso, tipico del fine giornata!

Rosa 24 marzo 2011 - 19:02

Caro Nino, fare un colpo di stato non mi pare essere la migliore delle legittimazioni… E’ curioso che per giustificare il proprio “senza se e senza ma” si arrivi addirittura ha individuare in un golpe una fonte di diritto! Se è così ben vengano le rivolte arabe!

Giorgio 24 marzo 2011 - 18:37

Sono disarmato. Di fronte alla “scoperta” di molti che dietro alla “rivoluzione” libica ci sono interessi economici, energetici, petroliferi… che la ribellione è guidata anche da personaggi compromessi col regime di Gheddafi… sono disarmato! Chiunque abbia frequentato, con un minimo di profitto, la pur scassata scuola dell’obbligo, sa che dietro qualsiasi evento storico ci sono interessi “materiali” più o meno scoperti e “riposizionamenti” opportunistici. Chiunque si informi con un minimo di attenzione conosce queste umane ricorrenti “banalità”.
E allora? Allora mi piacerebbe che SEL finisse di essere un partito di “reduci”, ossessivamente abbarbicati al passato di una sinistra, almeno italiana, sempre fallimentare, sempre sconfitta… Se abbiamo Berlusconi al governo, una ragione dovrà pur esserci! Di personaggi “coloriti” come Berlusconi è pieno il mondo, ma in una società che ragiona restano al bar sotto casa, non vanno al governo!
La tolleranza è un dovere civile, ma non aiuta a decidere… solo a convivere. Per decidere occorre una attenta analisi della realtà, la condivisione maggioritaria e produttiva di scelte che indirizzino il futuro meglio del presente, senso di responsabilità nel sostenere soluzioni che bilancino positivamente il bene contro il male.
La pretesa di stare solo dalla parte del bene, che nelle umane vicende NON ESISTE MAI, è solo presunzione e irresponsabilità. E’ un comodo non sporcarsi le mani che lascia ad altri le decisioni che contano per tutti.
Il pacifismo ad oltranza è, chiaramente, una truffa etica; presuppone una “bontà” della controparte che nella maggior parte dei casi non esiste. E’, oggettivamente, un appoggio ai prepotenti e ai guerrafondai. E’ una semplificazione grottesca della realtà che ha sempre aperto la strada al “mostrare i muscoli” di altri.
Credo sia ora di cambiare radicalmente rotta, usare il cervello invece dei luoghi comuni, e finalmente uscire dall’infantilismo della protesta “gratificante” e perdente.

Nino 24 marzo 2011 - 18:27

eh no, i combattenti di timor est sparavano contro gli indonesiani, che, se non vado errato, l’avevano invasa illegalmente.
Gheddafi non ha invaso la libia.
E’diventato lider supremo con un colpo di stato militare ed immediatamente dopo è stato riconosciuto da tutti o quasi i paesi del mondo come governante legittimo.Ti potrà anche non piacere ciò, ma questo è successo.
Che i ribelli chiedano armi è legittimo, ciò che non è legittimo è la possibilità che gli occidentali, che fanno il blocco delle armi, lo facciano per gli uni, ma si dimentichino stranamente di farlo per gli altri.
E’ vietato ti ricordo dalla risoluzione n.1973 far arrivare armi in libia da una settimana. Eppure, nonostante la risoluzione statuisca l’embargo totale sulle armi, c’è una vocina che mi dice che i soliti guerrieri umanitari faranno finta di nulla con le armi destinate ai ribelli.Infatti se c’è una risoluzione la si rispetti, in caso contrario lo possono pure scrivere che l’embargo deve essere a senso unico.

Peppe Giudice 24 marzo 2011 - 18:21

io sono contro questa guerra che nasce nel pieno dell’ambiguità. Ma chiamare in causa la “rete dei comunisti” è fuori luogo (qui siamo nel pieno del delirio neuro-comunista). E comunque GHeddafi è un criminale che non può essere assolutamente giustificato o compreso.

Rosa 24 marzo 2011 - 18:14

@Vanni: poi se mi citi la Rete dei Comunisti, io ti cito il Partito marxista-leninista nepalese, ma non mi sembrano grandi osservatori sul mondo, con tutto rispetto. E’ legittimo aspettarsi che una forza moderna e plurale come SEL vada un pò oltre con l’analisi.

Rosa 24 marzo 2011 - 18:11

@Vanni: Incredibile, che notizia mi dai: gli insorti che combattono da un mese contro i carri armati di Ghedaffi chiedono…armi per combattere! Questo è vero scoop! Scusate, ma stridono un pò queste osservazioni insieme alla descrizione un pò ambigua di un Ghedaffi antimperialista…Secondo questa logica Mugabe è “un governante legittimo” e i combattenti del Fronte di Liberazione di Timor Est erano tirapiedi degli australiani… Il no alla guerra, anche se con sfumature diverse, diciamolo senza ricorrere ad argomentazioni di questo tipo.

Vanni Maltoni 24 marzo 2011 - 18:08

@battistino carbonetti
Ti riporto uno scorcio dell’articolo di Sergio Cararo (direttore di Contropiano – Giornale della Rete dei Comunisti) pubblicato su Megachip. Se le cose stessero così siamo di fronte alla solita guerra di potere che con la richiesta di democrazia c’entra poco o nulla:

“Ma sulla composizione dei ribelli di Bengasi e del Consiglio Provvisorio di Transizione , una struttura che è stato riconosciuta ufficialmente dalla Francia e che alcuni pacifisti guerrafondai o bellicisti umanitari vorrebbero far riconoscere anche dal governo italiano, ci sono ancora alcune cose da dire e non certo per importanza.

Non può non colpire il fatto – non l’opinione – che tra i membri più influenti del Consiglio Provvisorio di Bengasi ci siano tanti esponenti del vecchio apparto del regime di Gheddafi.

Il presidente è l’ex ministro della giustizia libico Mustafà Abdel Jalil, bengasino come lo è l’ex ministro degli interni, il generale Abdul Fattah Younes passato con i ribelli alla fine di febbraio. Praticamente due che hanno condiviso con il regime la repressione e la “giustizia”…fino a febbraio.

L’ex generale ed ex ministro Abdul Fattah Younes “è stato già individuato dagli osservatori internazionali come possibile attore del futuro della Libia; il ministro degli esteri britannico William Hague ha già parlato a lungo al telefono con lui”

Nino 24 marzo 2011 - 17:58

in base alla risoluzione n.1973 le armi non dovrebbero toccare il suolo libico, ma data la stretta amicizia tra i soliti guerrieri umanitari ed i ribelli, tutto è possibile.
Può darsi che ciò che è vietato agli uni sia permesso agli altri.

Vanni Maltoni 24 marzo 2011 - 17:52

Eccoli qua i “giovani” e gli “anonimi” chi sono. Immagino che i produttori di armi non saranno dispiaciuti di quanto sta accadendo…

Fonte: Repubblica
Insorti: armi promesse da molti paesi–
“Abbiamo ricevuto promesse di armi da molti paesi. Abbiamo bisogno del sostegno dei nostri amici, spero che avremo presto le armi e le munizioni che servono a liberare la Libia”. Lo ha affermato il colonnello Ahmed Beny, portavoce dell’esercito rivoluzionario anti Gheddafi, in una conferenza stampa a Bengasi. “Il nostro unico problema sono le munizioni e le armi. Stiamo affrontando i tank T-72 e T-92 dell’esercito di Gheddafi, per questo abbiamo bisogno di armi anti-carro”, ha spiegato il colonnello.

Nino 24 marzo 2011 - 17:50

e chi l’ha mai detto? gheddafi è un governante legittimo, almeno secondo le norme internazionali, che sta al potere da troppo, solo che non sta agli occidentali, come altri ovviamente, decidere di mandarlo a casa.
Se i ribelli avessero avuto la forza di mandarlo via, ce l’avrebbero fatta in questo mese di guerra civile.
E’ evidente che questa forza da soli non ce l’hanno e se dovessero vincere, cosa per nulla scontata, data la loro situazione organizzativa sul terreno, sarebbero eternamente grati agli amici occidentali, a cui darebbero tutto.
Comunque, dopo una guerra civile ed una guerra aerea, che distribuirà dappertutto uranio impoverito, chi riuscisse a vincere avrebbe un paese distrutto tra le mani.
E ciò servirà moltissimo agli amici del vincitore, russi, cinesi, indiani e brasiliani da una parte o francesi, inglesi ed americani dall’altra.

Battistino Carbonetti 24 marzo 2011 - 17:45

Ehi il mito del gheddafi antimperialista. Lasciate perdere non è difendendo un brutale dittatore che si difende la causa della pace.

Rosa 24 marzo 2011 - 17:28

…il che non fa Ghedaffi un paladino della giustizia sociale (oltre che della democrazia) in terra di Libia. Se poi vogliamo dirla tutta neppure Ghedaffi avrebbe avuto speranza dopo vent’anni di embargo senza le regalie occidentali degli ulimi quindici anni. Passami la provocazione, ma Ghedaffi non è Castro… e i ribelli di Misurata non sono “gusanos”…

Nino 24 marzo 2011 - 17:23

le imprese petrolifere occidentali nel 2008 sono state costrette a ridurre i guadagni su pressioni della impresa di stato libica. I ribelli non potrebbero in nessun modo opporsi alle richieste delle compagnie petrolifere occidentali, se riuscissero ad avere la meglio sulle truppe lealiste, dato che senza gli occidentali per loro non ci sarebbe speranza.

Rosa 24 marzo 2011 - 17:13

Condivido parole e toni dell’articolo.
Per quanto mi riguarda per me Ghedaffi e i ribelli non sono sullo stesso piano e quindi rigetto qualsiasi argomantazione del tip “nè con tizio nè con caio”. Tra chi combatte per difendere una dittatura e chi combatte per abbatterla sto questi ultimi. Quanto a munificenza non è che Ghedaffi scherzasse, oltre che con il petrolio mercanteggiava con l’Occidente (e viceversa) anche in esseri umani…non dimentichiamo i lager per i migranti in Libia…

Nino 24 marzo 2011 - 16:58

coloro i quali vogliono tagliare le unghie alla tigri sono gli stessi che le unghie gliele hanno vendute.
Con bombardamenti,poi, in tutte le località della tripolitania è evidente che l’obiettivo non è solo quello di impedire agli aerei libici di volare.
Ci si schiera evidentemente con una parte in una guerra civile, con coloro che in caso di vittoria dovranno essere molto munifici nei confronti degli occidentali.

Maurizio Rosi 24 marzo 2011 - 16:38

Gheddafi è un macellaio non da ora ma da anni. Solo ora che l’occidente, assetato di petrolio, ha anche deciso oltre che a difendere i propri interessi energetici di evitare in Libia l’ennesimo sterminio di massa, a sinistra ci si strappa le vesti per fermare chi ripaga Gheddafi con la sua stessa moneta. Leggo: i giovani libici hanno preso le armi, combattano! Tirare i sassi agli aerei libici che ti bombardano comporta una sconfitta sicura o sbaglio? La politica faccia il suo, che si sostituisca alle armi ma nel frattempo tagliare gli artigli alla tigre aggressiva non è a mio giudizio sbagliato.

Marco Fredda 24 marzo 2011 - 16:25

Apprezzo molto nei contenuti e nei toni l’articolo collettivo dei compagni. SEL deve continuare a coltivare la grande ambizione di ricostruire la Sinistra e per farlo ha bisogno, innanzitutto, di un dibattito politico ampio, serio e rigoroso. Avremmo già perso “la partita” se SEL, su vicende come quella libica, non fosse attraversata da una pluralità di posizioni e sensibilità, come scrivono i compagni. Una pluralità di posizioni e sensibilità che del resto in questi giorni attraversa tutta la sinistra italiana, compresi quelli che guardano a noi con fiducia e attenzione.

Carmine 24 marzo 2011 - 16:19

BRAVO!!! Pino Tassi

Pino Tassi 24 marzo 2011 - 16:09

questa doveva essere la posizione politica nazionale di SEl se vogliamo essere una forza di sinistra che si confronta con la realtà e indica soluzioni politiche. Fin quando non ci libereremo dalla paura di essere scavalcati a sinistra da rifondazione, dal movimento pacifista,dal manifesto,ecc.ecc resteremo una forza marginale che non avrà alcuna possibilità di raggiungere l’obiettivo di rinnovare e far crescere la sinistra in Italia.Vendola deve avere questo coraggio altrimenti D’Alema continuerà a ridere sotto i baffi e a darci lezioni di politica.

Angelo 24 marzo 2011 - 16:06

Sottoscrivo in pieno questo articolo

Luciano Li Causi 24 marzo 2011 - 15:47

Mi sento di condividere pienamente, nella sostanza e nel tono, l’intervento di questi compagni. E lasciamo stare sia le ‘zerbinate’ che le ‘balle’, per favore. Possiamo discutere con serenità da posizioni che, sia pure diverse, sono tutte legittime.

Marco P. 24 marzo 2011 - 15:36

Nel 2006 “Forza ONU” non ha portato bene ai pacifisti del centrosinistra…

Nino 24 marzo 2011 - 15:17

i giovani libici si sono ribellati con le armi, bene hanno fatto, combattano!.
Il problema è dell’occidente che vorrebbe servirsi di questa lotta per distribuire affari e petrolio dopo la fantomatica vittoria.

Edoardo Trotta 24 marzo 2011 - 15:15

Condivido pienamente.
Una cosa è chiara, il Presidente Francese ha organizzato e spinto per dare un ruolo alla Francia.
E’ quindi stucchevole la POLEMICA dei Berluscones contro la “Perfida Albione” (OOPS era l’Inghilterra) condotta con i soliti sistemi.
Mentre condividono le DECISIONI sulla Guerra vogliono apparire distaccati sulla pelle della gente e alimentano il razzismo.

MA ESSERE GUERRAFONDAI non paga nè il popolo libico nè l’ansia di libertà e rivincita.

Gli equilibri sarebbero troppo a favore delle potenze vincitrici. L’UNICA SPERANZA è che i Libici NON SIANO GRATI A NESSUNO.

Anna Maria Di Miscio 24 marzo 2011 - 14:59

finalmente, grazie!!

Giancarlo 24 marzo 2011 - 14:55

Non capisco perchè non ci si possa confrontare serenamente con le posizioni di compagni che esprimono dubbi e non-certezze che mi sembrano, leggendo il dibattito per commenti di questi giorni, piuttosto diffusi tra di noi. Siamo un partito nuovo, proviamo a lasciarci alle spalle modalità di discussione vecchie. Parliamoci senza lanciare anatemi gli uni contro gli altri. Le parole spese dai compagni qui sopra mi sembrano condivisibili in linea di massima o almeno mi sento di condividere alcuni degli interrogativi che pongono.

Battistino Carbonetti 24 marzo 2011 - 14:33

Beh visto che sei così ben informato saprai anche che più dei due terzi del comitato che guida l’insurrezione è anonimo perchè vve ancora nei territori occupati dall’esercito eche di esso fanno parte esponenti della tribu acui appartiene Gheddafi. Coloro che tu citi hanno sponsabilità militari, il coordinamento è formato esclusivamente da civili delle varie etinie di fede religiosa o laici. Queste sono le notizie date da chi vive come reporter nei territori in questione.

Vanni Maltoni 24 marzo 2011 - 14:19

E consiglio a tutti di leggere l’articolo il cui link ho postato poco più sotto (quando e se apparirà) oppure a visitare http://www.megachipdue.info dove è possibile trovare qualche articolo scritto da giornalisti che tentano di fare analisi serie dei fatti, cosa ormai rarissima.
Dopo aver letto tutto vi sembrerà che le cose scritte dai compagni di SEL nei loro tentativi maldestri di assumere una posizione siano come il temino d’esame per la licenzia media.
E lo dico perchè fortunatamente ho imparato molto da quel che ho letto, la verità in tasca non ce l’avevo, non ce l’ho, non ce l’ha nessuno.

Vanni Maltoni 24 marzo 2011 - 14:12

“La rivolta libica dunque presenta incognite maggiori e diverse e tuttavia è una rivolta popolare, soprattutto giovanile, contro un regime dittatoriale e crediamo sia giusto dichiarare il nostro sostegno a chi oggi in Libia lotta per la libertà. I giovani libici sono stati costretti dalla repressione militare di Ghedaffi a fare la scelta che è stata fortunatamente risparmiata ai loro coetanei tunisini e egiziani, cioè combattere.”

Sono balle come questa che poi inducono le persone a far proprie certe posizioni, manipoli l’informazione e ottieni tutto il consenso che vuoi…
I capi del movimento rivoluzionario sono 2 ex-ministri e un generale del governo di Gheddafi, che fino a 2 mesi fa si erano macchiati della stessa repressione quanto e più di Gheddafi, visto che uno era Ministro della Giustizia e l’altro Ministro degli Interni.
Costoro, in quanto appartenenti a tribù della fazione avversa alle tribù che fanno capo a Gheddafi, hanno mandato avanti i giovani in una prima fase per poi uscire allo scoperto solo dopo essersi assicurati l’appoggio sia militare che mediatico dell’occidente.
Immaginare che dietro ad ogni evento in cui ballano miliardi di dollari non ci sia niente di spontaneo, non è teoria del complotto ma semplice realismo storico.
Se nell’affermare certe cose siete in buona fede vi dico: informatevi meglio o non sarete in grado di rappresentare nemmeno voi stessi.
Io non sono disposto ad affidarmi a rappresentanti politici che si informano solo attraverso i media mainstream, se cercassi questo potrei votare PDL e non cambierebbe niente.

Battistino Carbonetti 24 marzo 2011 - 14:11

Non mi sembra che la posizione dei compagni che hanno scritto sia quella di zerbinarsi al PD. La loro posizione se pur leggermente diversa da quella ufficiale del partito è comunque distante mille miglia da quella del PD. Srarebbe arrivato il momento, visto che siamo iscritti o simpattizzanti di SEL e non di un partito di duri e puri, abituarsi al dibattito, alla differenziazione delle posizioni, cioè a quella sacrosanta democrazia interna al partito che ha contraddistinto le nostre scelte alcuni anni fa. La demonizzazione di chi espone i suoi dubbi, le cose che tormentano il suo animo politico è cosa di altri tempi, non è nello spirito di SEL e non fa parte delle sue categorie poltiche.

Vanni Maltoni 24 marzo 2011 - 14:02
Umberto Marabese 24 marzo 2011 - 13:06

Credo che “zerbinarsi” al Pd sulla guerra alla Libia, sia un enorme errore.
No a qualsiasi guerra, a che serve blandire la Costituzione italiana contro la destra se poi la nascondiamo in caso di guerra?
Berlusconi ha baciato la mani a Gheddafi, noi stiamo baciando i piedi al Pd per paura che non ci voglia allei alle elezioni comunali in tutta l’Italia.

Angela Ciaccafava 24 marzo 2011 - 12:44

Cosa significa? che la guerra va bene se “a piccole dosi”? Quando la si scatena, soprattutto con obiettivi non limpidi, come in questo caso, non si sa mai quanto possa durare. La guerra, secondo me, non è mai giustificabile.

Giovan Sergio 24 marzo 2011 - 11:43

non mi permettero’ mai più di inviare un commento non in linea scusate

Vendola: “successo Quello che non ho”

Il successo di “quello che non ho” dimostra che per fare tv non serve volgarita’ ed imbecillita’. Non e’ vero che la tv intelligente fa il deserto. E’ quanto ha scritto poco fa su Twitter, Nichi Vendola presidente di Siistra Ecologia Liberta’, commentando il successo della trasmissione di Fazio e Saviano su La7.

Vendola: agenzie 15 maggio 2012

TERRORISMO: VENDOLA, CI METTEREMO DI TRAVERSO = (AGI) – Genova, 15 mag. – “Non direi che siamo di fronte alla ripresa del terrorismo. Siamo di fronte a fatti gravissimi, a segnali che auspicano un ritorno alla lotta armata e faremo tutto quello che e’ nella nostra passione e nel nostro dovere per metterci di traverso [...]

Elezioni centrosinistra: direzione nazionale, domani 16 maggio ore 14,30

La direzione nazionale di Sinistra Ecologia Liberta’ si svolgera’ a Roma, domani mercoledi 16 maggio 2012, presso il Centro Congressi Palestro in via Palestro 24 (zona Piazza Indipendenza), a partire dalle ore 14.30. Lo rende noto un comunicato dell’ufficio stampa del partito. Al centro della discussione – prosegue  la nota di Sel -  l’esito delle [...]

Migliore: Hollande-Crisi

Meno male che c’e’ Francois Hollande. Nel momento piu’  buio della crisi economica e sociale del Continente,  fanno davvero piacere le parole del presidente francese appena insediato: solidarieta’ e crescita sono gli obiettivi che devono mettere in soffitta il fallimentare progetto del fu Merkozy. Lo afferma Gennaro Migliore, responsabile Esteri di Sinistra Ecologia Liberta’. In [...]

Amministrative: domani 16 maggio Vendola a Isernia

Nichi Vendola, infine interverra’ ad Isernia domani sera mercoledi 16 maggio 2012, alle ore 20.30 presso il salone dell’Hotel Europa  ad una manifestazione pubblica a sostegno del candidato sindaco del centrosinistra Ugo De Vivo

Elezioni: Nichi Vendola a Genova per Doria, martedì 15 Maggio

ELEZIONI NICHI VENDOLA (SEL) A GENOVA PER MARCO DORIA MARTEDI  15 MAGGIO 2012 IN VAL POLCEVERA DALLE ORE 17.30 IN POI Il presidente di Sinistra Ecologia Liberta’, Nichi Vendola sara’ a Genova domani pomeriggio martedi 15 maggio 2012 a sostegno di Marco Doria, nell’ambito della campagna elettorale per i ballottaggi. Il candidato del centrosinistra a [...]

Centrosinistra. Vendola a Bersani e Di Pietro

  Io credo che con Bersani, con Di Pietro e sopratutto con tanti altri che sentono insopportabile la situazione in cui si trova l’Italia e l’Europa intera, bisogna discutere innanzitutto di cosa significa costruire e governare il cambiamento. Per esempio, piuttosto che concentrarci ora sulla figura del leader ora e’ molto importante capire se il [...]

Gay. Obama. Intervento di Vendola a Rainews

  Dal presidente Obama parole coraggiose e limpide. Una lezione per tutti i politici di ogni Paese. Cosi’ Nichi Vendola, presidente di Sinistra Ecologia Liberta’ in diretta tv poco fa con il direttore di RaiNews Corradino Mineo. In Italia – prosegue  il leader di Sel – siamo all’anno zero. Un Paese, il nostro bloccato sui [...]

Crisi di Governo. Dichiarazione di Nichi Vendola

  Sono molto colpito dal fatto che i principali esponenti del governo si atteggiano oggi ad analisti di costume, a sociologi. Leggo che Passera e’ angosciato dall’entita’ delle conseguenze sociali sulla mancanza di occupazione. Lo afferma Nichi Vendola, presidente di Sinistra Ecologia Liberta’, nel corso di un’intervista con Corradino Mineo su Rainews. Insomma da quando [...]

Lavoro. Precarietà. Intervento di Nichi Vendola

Sono infastidito quando le prime domande sono sempre sulle alleanze, sulla leadership ecc…Penso che il tema piu’ scottante con cui la politica e il centrosinistra debbono fare i conti e’ la precarieta’, il fatto cioe’ che c’e’ un’intera generazione che fatica ad agganciare una prospettiva di  collocazione della propria vita nel futuro. Un’intera generazione che [...]

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