Crisi finanziaria: qualcosa non quadra

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Sembra che la crisi finanziaria prima della Grecia poi dell’Euro abbia addormentato la ragione. La crisi è seria, non si discute. La Grecia in particolare è stata costretta ad accettare condizioni draconiane perché si trovava ormai sull’orlo della bancarotta delle finanze pubbliche. Tuttavia questo punto di arrivo non era inevitabile. Certo il Governo di destra ha truccato i conti e ha preparato il disastro che poi l’attuale Governo sta cercando di affrontare. Tuttavia il ricatto è pesante e ha effetti sociali pesantissimi, che stanno creando comprensibili reazioni. I banchieri che si sono già aumentati lo stipendio, anche in Italia, malgrado la crisi sia tuttaltro che superata, come dimostrano episodi come la Grecia, ritengono senza vergogna di poter chiedere ai greci di tagliare stipendi, pensioni e diritti.

Nemmeno la decenza di evitare di usare 2 pesi e 2 misure.

Il resto dell’Europa ha constatato che avere lasciato la Grecia al suo destino per mesi ha aggravato la situazione, portandola vicino al punto di non ritorno, rendendola molto più costosa per i greci e per l’Unione stessa.

Dopo essersi cullato nell’assurda idea di essere al riparo anche il resto dell’Europa si è reso conto che l’attacco speculativo era destinato ad attaccare anche altri obiettivi.

Al punto che l’intervento di Obama è stato decisivo per convincere la parte più riottosa dell’Europa a muoversi prima che fosse troppo tardi. Di qui l’affannosa e incerta discussione europea che dopo avere affermato con sicumera che tutto era tranquillo in un solo week-end ha trovato 750 miliardi di euro per fronteggiare la speculazione, se basteranno.

Ne derivano alcune riflessioni.

1)    Si trovano 750 miliardi di euro in qualche giorno per fronteggiare la speculazione ma con una cifra di questo tipo l’Unione finanzierebbe misure per la ripresa e l’occupazione di tutto rispetto, ma di questo non c’è traccia. Eppure è noto che il primo fondamentale in difficoltà è proprio la mancata crescita  che riduce di per sé le entrate e peggiora i bilanci pubblici.

2)    La speculazione incalza ma non ci sono misure contro la speculazione. C’è chi ha suggerito alla magistratura di indagare su Moodi’s per avere creato allarme e probabilmente favorito l’aggiottaggio. Probabilmente i reati delle Agenzie di rating sono ancora più gravi. Perché non vengono adottate misure per mettere sotto controllo la speculazione e ci si svena per contrastarla ? Difficile metterla sotto controllo ? No, basta volerlo. Ad esempio le Agenzie di rating potrebbero essere messe almeno sotto controllo e regolate in modo da costringerle a rispettare regole di decenza. Una per tutte: l’incompatibilità. Pochi sanno che nel board di Moodi’s siede il gotha della speculazione. Anche i fondi definiti edge potrebbero essere messi sotto controllo. Ad esempio con il divieto di acquistare allo scoperto, con l’obbligo di registrazione e di sottomissione alla Consob e agli organi degli altri Stati, alla Banca d’Italia come alle altre Banche centrali, al limite alla Bce. Certo che se si lascia intoccato il mercato finanziario, malgrado la crisi, perché ci sono pressioni americane e poi si ascolta l’appello di Obama per contrastare la speculazione si rasenta la schizofrenia. Si può rivedere la specializzazione delle banche superando la banca universale, tanto più che anche negli USA ci stanno ripensando ? Inoltre nei momenti duri della crisi si è parlato di introdurre sistemi come la Tobin tax con l’obiettivo di conoscere i movimenti finanziari e contrastare la speculazione. Questa ed altre soluzioni sono necessarie.

3)    Si dice: ma rischia il debito pubblico. Certo che rischia e proprio perché rischia si dovrebbe fare un discorso serio ai cittadini. Comprate voi i titoli del debito pubblico, garantiamo la restituzione anche con le proprietà pubbliche, anziché giocherellare pericolosamente con il federalismo fiscale. In alternativa c’è il ricatto della speculazione, l’aumento dei tassi, una politica selvaggia di tagli alla spesa pubblica, la certezza di stagnazione economica. Tanto vale che giochiamo in casa.

4)    Tremonti ci ha salvato ? Tremonti ci ha salvato da quella parte della maggioranza, compreso il Presidente del Consiglio, che voleva spendere e spandere ma ci ha immobilizzato nella palude del non sviluppo e ora arriva il conto delle misure straordinarie, dei tagli, perché se non c’è ripresa sono guai seri e l’alternativa sono i tagli più o meno pesanti. Il più grave non si vede ed è la porta sbattuta in faccia alle aspettative dei giovani, in buona parte esclusi da ogni prospettiva. Si potrebbe fare diversamente ? Certo, basta volerlo. La lotta all’evasione fatta con serietà, una patrimoniale su chi ha guadagnato anche con la crisi, ecc. Con queste ed altre risorse si potrebbe aiutare la ripresa.

5)    Dov’è finita la sinistra europea ? Mahastricht era oggetto di critica perché i suoi parametri erano restrittivi, monetaristi, unilaterali, adottati per convincere i tedeschi a stare nell’euro. Si sta andando ad un loro indurimento senza colpo ferire ? Eppure Sarkozy aveva istituito una commissione Attali per rivedere i parametri per giudicare lo sviluppo e quindi indirettamente per rivedere i parametri di Mahastricht. Non a caso si era discusso di cosa doveva stare nei parametri e cosa no. Non ho mai condiviso l’idea che il debito pubblico vada ignorato ma è completamente diverso ridurlo in quadro di sviluppo o farlo in recessione. Ora siamo al dunque. Se la sinistra in Europa esiste ancora non può accontentarsi di prendere atto e di trangugiare tutto. Il ricatto è possibile solo se non c’è un’alternativa in campo.

Un’altra via è possibile e deve entrare in campo ora, domani potrebbe essere troppo tardi. L’Europa è destinata a cambiare sostanza sotto i colpi delle speculazione finanziaria e della risposta monetarista.

Alfiero Grandi

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