Venti detenuti dall’inizio dell’anno si sono suicidati nelle carceri italiane. E’ un fatto drammatico. E’ la spia crudele di una situazione di
estremo disagio che colloca la materialità della condizione carceraria in Italia fuori dal dettato costituzionale e soprattutto dai principi basilari
di rispetto dei diritti umani.
In una condizione tanto allarmante, nella quale il sovraffollamento è tornato ai livelli pre-indulto, il governo starebbe pensando ad un
provvedimento di urgenza per convertire l’ultimo anno d carcere in detenzione domiciliare.
E’ una buona notizia per tutti coloro che, come noi, credono nel dettato costituzionale secondo il quale la pena non deve essere contraria alla
dignità umana e deve tendere alla rieducazione del condannato.
Diciamo subito, però, che una particolare attenzione va posta al destino dei detenuti stranieri che beneficeranno di questo provvedimento : lasciarli un anno intero nei centri di espulsione, come paventa qualcuno, equivarrebbe a lasciarli in carcere e questo significherebbe un doppio regime di benefici e un trattamento differenziato su base etnica non sopportabile dal punto di vista giuridico e civile.
Carlo Leoni