Discontinuità e democrazia per battere la crisi

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Il Paese sta sprofondando. Una classe dirigente incapace ha pensato per anni solo a proteggere se stessa e i suoi sodali. Lasciando agli speculatori e al mercato di imperversare a danno dei suoi concittadini. Oggi come non mai c’è il bisogno di aprire le finestre e far uscire l’aria putrida che si sente intorno. Dove va in onda la sceneggiatura di un Paese collocato eternamente in un cinepanettone, tra lettere, cene, ricatti, capannelli, la foto di un parlamento senza maggioranza che ci mette in ridicolo dinanzi al mondo intero e che troppo spesso maschera di “senso di responsabilità” la misera volontà di non abbandonare il privilegio garantito dal proprio scranno. Ma dove resta fuori la realtà. Il dramma dei precari, dei giovani, del ceto medio che ha perso drammaticamente potere d’acquisto, la produzione industriale che crolla di quasi 5 punti percentuali e 2,7 milioni di persone “inattive”, così depresse e sfiduciate che non cercano nemmeno più un impiego pur essendo disponibili a lavorare.

Il berlusconismo si chiude con la sconfitta della politica. Che ha abdicato al suo ruolo per difendere un uomo imprigionato nelle proprie paure e nei propri guai, lasciando terreno libero alla finanza, agli speculatori, alle caste e alle corporazioni. Solcando una distanza tra chi si arricchiva e chi si impoveriva, spostando risorse dal basso verso l’alto, comprimendo diritti, garantendo copertura politica ai licenziamenti facili di imprenditori dalle facili promesse e da fatti evanescenti.

Per questo chiediamo di andare immediatamente ad elezioni anticipate: per far scegliere agli italiani quali misure e quali programmi siano necessari per fronteggiare la crisi, garantire equità sociale e rilanciare un’economia sostenibile. All’intero del campo del centrosinistra, con le primarie, e poi nel confronto elettorale con il centrodestra.  Si chiama democrazia. Sono le elezioni l’unica via per legittimare un nuovo governo e per aprire finalmente una nuova stagione che segni un solco con il berlusconismo di questi anni.

Molti, in queste ore, vorrebbero dar vita a un governo tecnico. Rispettiamo il ruolo di Napolitano, è legittimo che il Presidente della Repubblica prenda iniziative che vadano nella direzione di smuovere il quadro politico e rassicurare le istituzioni europee. Di fronte allo sfaldamento del governo, agli attacchi dei mercati, alla mancata azione delle nostre istituzioni, occorrono iniziative che diano certezze e che facciano riacquistare una credibilità perduta da tempo alle nostre istituzioni. Anche nei confronti dei cittadini.

Siamo persone responsabili. Per questo non ci sottraiamo demagogicamente alla discussione e alla responsabilità delle scelte, ma crediamo che, oltre alle elezioni anticipate, ci sia solo un’altra strada percorribile: un governo di “scopo”, a tempo. Che si dia un obiettivo certo e un tempo prestabilito, per rassicurare non semplicemente i mercati, ma i cittadini di questo Paese. Che la crisi la stanno già pagando e che oramai vivono nella paura di vedere risparmi di anni deturpati per scelte che non hanno fatto e che mai farebbero. Per dire a una generazione che non ci siamo dimenticati di loro, ma che vogliamo cambiare radicalmente il punto di vista sulle cose per e con loro.

Un governo e un obiettivo immediatamente da esplicitare: la “patrimoniale”. L’unico modo per fronteggiare l’emergenza dei conti pubblici e per dare un segnale, anche dal punto di vista simbolico, chiaro: le risorse necessarie si prendono a coloro che ne hanno fin troppe e a coloro – caste e corporazioni – che in questi anni hanno scaricato il peso della crisi sui ceti medi e bassi o, peggio ancora, si sono arricchiti sul terreno della finanza e della speculazione, dei mancati diritti, dei licenziamenti facili.

La patrimoniale come atto di discontinuità con questi anni e con le suicide politiche liberiste. Altrimenti sarebbe inspiegabile la scelta di non tornare subito alle urne. Perché la crisi non cade come la pioggia dal cielo. E’ il frutto di scelte precise. Evidentemente sbagliate. Pensare di riproporre le stesse misure proposte dalla BCE e dal centrodestra, provando a farle approvare in nome di un “senso di responsabilità” non ben definito e cambiando semplicemente il timoniere della barca che affonda determina lo stesso risultato: un massacro sociale.

Lo scriviamo chiaramente perché non siamo ipocriti, anzi. Siamo ben coscienti dei rischi che un governo di responsabilità nazionale possa diventare l’alibi per approvare tout court le misure indicate dalla Banca Centrale Europea. Per questo riteniamo che un governo a tempo possa nascere solo e solamente da un atto di discontinuità netto, non certo da soluzioni pasticciate o da grandi ammucchiate.

Altrimenti, che governo nascerebbe e, soprattutto, sostenuto da chi? Da forze parlamentari responsabili o dai miseri interessi di deputati che non vogliono correre il rischio di vedere anticipata la fine della legislatura e delle sue prebende? Che misure verrebbero prese dal così detto “governo tecnico” e quali settori verrebbero colpiti? Chi pagherà gli errori di una classe politica, finanziaria ed economica che si è arricchita e tutelata ai danni dei suoi concittadini? Come potranno forze politiche diverse che per anni si sono scontrate su ogni dettaglio risanare la crisi e colpire i poteri forti?

Vogliamo restituire dignità alla politica e sopratutto alla democrazia. Chi governa un Paese lo fa responsabilmente rispondendo a un mandato dato dai propri cittadini, non dai mercati, non dalla finanza, non dalla Banca Centrale Europea. L’Europa non è soltanto una banca di cui si fa un gran parlare, a sproposito, in questi giorni.  L’Europa è anche welfare universale, reddito minimo garantito, reti di protezione sociale, lotta feroce all’evasione fiscale, redistribuzione delle risorse. Serve un governo che riporti l’Italia in Europa, ma dalla parte di chi guarda al futuro. Per farlo dobbiamo dare la parola ai cittadini italiani. Prima, in poco tempo, possiamo pure condividere misure che sicuramente il Paese approverebbe. A questo servirebbe il governo tecnico, a questo servirebbe la patrimoniale. Altrimenti, non c’è altra strada che le urne. Per, finalmente, tornare all’aria aperta.

Francesco Ferrara

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Cf 14 novembre 2011 - 14:18

Ho letto con molto piacere il commento di Mauro Santoro che condivido parola per parola. Ma devo constatare con molto dispiacere che la sua posizione (che è anche la mia) è largamente minoritaria sia nei commenti (e sarebbe il meno) che nella dirigenza di SEL (e questo è più grave). Purtroppo “chiacchiere e facile demagogia” sono da tempo il prinicpale “prodotto” espresso dalla sinistra in Italia. Speravo che SEL nascesse in controtendenza e si proponesse come una sinistra REALE, concreta e capace di governare (co-governare per l’esattezza dato che nella società contemporanea è pressochè impossibile che un singolo soggetto politico possa essere egemone) il presente e progettare il futuro (progettare e non limitarsi a narrarlo) ma devo ricredermi e se è vero che le tante carenze (in termini di mancanza di rinnovamento della classe dirigente, di capacità di interpretare la complessità del persente e cogliere i cambiamenti intercorsi, di avanzare proposte praticabili e non solo difendere astrattamente princicpi e diritti, di valorizzazione delle competenze persenti nella socirtà civile delegando a loro ruoli che continuano ad essere ricoperti da figure cooptate di emdiocre spessore culturale e scarsa competenza tecnico-scientifica, della selta netta di campo in termini di alleanze, etc.) fino ad oggi palesate potevano essere ricondotte alla difficoltà che ogni processo di cambiamento comporta, il tentennamento i distinguo e le reticente a sostenere (in questo caso dall’esterno non essendo presenti in parlamento) il tentativo di uscire da una condizione di estrema criticità in cui il paese adesso si trova e che mette davanti questa priorità ad ogni giusta recriminazione sulle responsabilità (di cui comunque neanche al sinistra è esente) ed alle posizioni politiche di ciascuno (probabilmente, per quanto tutt’altro che indolore, l’unica che – dato il contesto politico ed economico attuale – abbia qualche possibilità) certifica la scelta di SEL di non spogliarsi di “chicchiere e facile demagogia” che si sà per quanto dannosa al paese assicura sempre (non solo a sinistra) una piccola rendita a spese del contribuente italiano. Una rendita che evidentemente alla maggioranza dei dirigenti di SEL stà a cuore riconquistare presto (prima che parlamento o referendum sottraggano parte del potere di auto-nomina che assicura l’odiato – a parole – “porcellum”) anche a spese del paese intero.

Guido 13 novembre 2011 - 16:54

A proposito di crisi e di proposte per il futuro, ritengo che per capire l’attuale situazione del nostro paese siano fondamentali due documenti : il Report andato in onda il 30/10/2011 dal titolo “Effetto valanga” ed il report andato in onda nel 24/05/2009 dal titolo “Il banco vince sempre”.

“Effetto valanga” spiega la crisi economica, inserendola nel lungo periodo, sostenendo tra l’altro che i partiti di centro-sinistra dei grandi paesi occidentali non hanno fatto nulla negli ultimi trent’anni per contrastarla (compreso il PD).

“Il banco vince sempre” spiega che cosa sono i derivati e come in diverse occasioni i nostri amministratori pubblici se ne siano serviti per spalmare il loro debito sulle generazioni future. Esemplificativo è a tale riguardo il comportamento di Paolo Padearo (attuale assessore della giunta Bresso) che contribuisce a fare indebitare prima il comune di Torino, poi la regione Piemonte.

Su questo terreno bisogna essere chiari e dire che cosa si vuole per modificare tale situazione. Il rischio del fallimento del nostro paese infatti, su cui le Banche d’Investimento scommettono, deriva anche dal debito degli enti locali.

La Gabanelli ad esempio propone, dato che la guerra tra Banche di Investimento ed Enti pubblici si gioca sulle competenze, di creare una “Centrale di acquisto (dei derivati)” presso il tesoro e pagare lo stipendio ad un paio di giovani agguerriti che possano assistere gli enti locali, quando si presenta un consulente finanziario a proporre un contratto.

Spero di avervi fatto venire un po’ di curiosità…

Alfonso Gianni 12 novembre 2011 - 16:27

Carla Cirillo si interroga, retoricamente, su chi è Monti. basta leggere la sua intervista del 2 gennaio 2011 sul Corriere della Sera. Eccola:

Meno illusioni per dare speranza
L’ESEMPIO DI GELMINI E MARCHIONNE

Esistono in Italia due illusionismi. Essi sono riconducibili, sia detto senza alcuna ironia, alla dottrina di Karl Marx e alla personalità di Silvio Berlusconi.

Marx ha alimentato a lungo un sogno sul futuro: la classe operaia un giorno avrebbe vinto il capitalismo e avrebbe governato come classe egemone in un sistema più equo. Fallito quel sogno, in quasi tutti i Paesi le rappresentanze della classe operaia e delle nuove fasce deboli hanno modificato le loro azioni e rivendicazioni, ispirandole all’ esigenza di tutelare al meglio e pragmaticamente tali interessi nel contesto di economie di mercato che devono affermarsi nella competizione internazionale. Solo così possono creare lo spazio per dosi maggiori di socialità (adeguati servizi sociali, sistema fiscale redistributivo, ecc.) che, per essere effettivamente conquistate, richiederanno appunto quelle azioni e rivendicazioni.

In Italia, data la maggiore influenza avuta dalla cultura marxista e la quasi assenza di una cultura liberale, si è protratta più a lungo, in una parte dell’ opinione pubblica e della classe dirigente, la priorità data alla rivendicazione ideale, su basi di istanze etiche, rispetto alla rivendicazione pragmatica, fondata su ciò che può essere ottenuto, anche con durezza ma in modo sostenibile, cioè nel vincolo della competitività.

Questo arcaico stile di rivendicazione, che finisce spesso per fare il danno degli interessi tutelati, è un grosso ostacolo alle riforme. Ma può venire superato. L’abbiamo visto di recente con le due importanti riforme dovute a Mariastella Gelmini e a Sergio Marchionne. Grazie alla loro determinazione, verrà un po’ ridotto l’handicap dell’Italia nel formare studenti, nel fare ricerca, nel fabbricare automobili.

Ma in molti altri casi, basta pensare alle libere professioni, il potere delle corporazioni ha impedito che le riforme andassero in porto o addirittura venissero intraprese. E lì non si tratta di tenaci fiammelle rivendicative fuori tempo (ma che almeno vorrebbero tutelare fasce deboli della società), bensì di corposi interessi privilegiati che, pur di non lasciar toccare le loro rendite, manovrano un polo contro l’altro: veri beneficiari del bipolarismo italiano!

Se Marx ha alimentato un sogno sul futuro, del quale in Italia sopravvivono tracce significative, Berlusconi ha fatto di più. Egli è riuscito ad alimentare, in moltissimi italiani, un sogno sul presente, per il quale la verifica sulla realtà dovrebbe essere più facile. Molti credono che oggi, in Italia, ci sia davvero un pericolo comunista (non solo quell’eredità di cui si è detto sopra, che ostacola le riforme). Molti credono che i governi Berlusconi abbiano davvero portato una rivoluzione liberale (come avevo sperato anch’io, incoraggiandolo da queste colonne ad un «Liberismo disciplinato e rigoroso», 8 maggio 1994).

Soprattutto, di fronte al magnetismo comunicativo del premier, molti credono che l’Italia — oltre ad avere, anche per merito del governo, riportato indubbiamente meno danni di altri Paesi dalla crisi finanziaria — davvero non abbia gravi problemi strutturali irrisolti, anche per insufficienze di questo e dei precedenti governi.

Ma, come ha detto il presidente Napolitano, «non possiamo consentirci il lusso di discorsi rassicuranti, di rappresentazioni convenzionali del nostro lieto vivere collettivo». L’illusionismo berlusconiano non fa sentire al Paese la necessità delle riforme, che comunque l’illusionismo marxiano e il cinismo delle corporazioni provvedono a rendere più difficili. Eppure, la riforma dell’università e la riforma della contrattazione indicano la strada, mostrano che è possibile percorrerla. Se si procederà così, le gravi tare dell’Italia elencate da Ernesto Galli della Loggia (Corriere, 30 dicembre) potranno essere rimosse in cinque o dieci anni, senza cedere al «disperato qualunquismo».

Mario Monti
02 gennaio 2011(ultima modifica: 04 gennaio 2011)

Matteo Pucciani 12 novembre 2011 - 15:01

Chiedere che l’eventuale Governo Monti debba essere a termine la vedo una cosa poco attinente al reale…quel governo arriverà alla fine della legislatura…..

Marco 12 novembre 2011 - 13:58

Vedo che nessuno prende per buono cio’ che e’ stato scritto da un commento (il mio).O almeno lo discute.
Montanelli,con tutti i suoi limiti,diceva che negli ultimi anni,in Italia,tutti parlavano e nessuno ascoltava.
Allora:i fondamentali economici dell’Italia sono buoni,altrimenti non ci avrebbero fatto entrare nell’Euro.Unico problema eì l’indebitamento pregresso (120% del PIL).Cio’ significa che abbiamo un debito statale che corrisponde ad un 20 per cento in piu’ di cio’ che guadagnamo in un anno.A fronte di cio’ (spesa corrente)abbiamo un patrimonio delle famiglie (case,titoli,risparmi) ed un patrimonio pubblico enorme (4-5 volte quello di altri paesi europei).
Quindi male che vada possiamo metter mano a quello per pagare i debiti,qualora ne avessimo veramente bisogno.
Il rischio default e’ inesistente.Il problema e’ che ciclicamente partono finanziari attacchi all’Italia per problemi speculativi internazionali,abilmente orchestrati ed irresponsabilmente appoggiati in casa nostra ed in maniera interessata in Europa (al fine di stangarci pro domo propria:vedi Francia e in parte Germania).
Di questo, pur di dare addosso al Berlusconi di turno e lavarcelo di torno,nessuno parla.
Una parte confindustriale,appoggiata da giornali e opinionisti,vuol governare gettando il sasso e ritirando la mano (bassi salari,tasse al consumo,licenziamenti facili,pensioni a 70 anni,etc..).
Meditate gente,meditate…non facciamo la politica da Bar (diceva Nanni Moretti in un suo film di anni or sono,rivolgendosi alla madre che si lamentava con frasi del tipo ,ci hanno rovinato..:”ma che dici,che discorsi da autobus,che luoghi comuni..!”)

Germano Zanzi 12 novembre 2011 - 13:13

Berlusconi se ne va. Bene, e adesso? Il mio parere é che, le soluzioni, non sono poche. Sono già troppe. Una sola basta. Ridare fiato alla democrazia e andare al voto, come unica arma di salvezza. Spetta poi, logicamente, alle forze politiche in concorso e in confronto farsi apprezzare dagli elettori e prendere il consenso per governare.
Ci sono delle obiezioni. Non le condivido ma le riporto perché le ho sentite.
La prima: con la legge elettorale in vigore, rivince Berlusconi. Questo è da vedere. In tal caso, l’opposizione non si merita di vincere e non sto a spiegare le ragioni perché sono chiare a tutti. La seconda obiezione é ancor più strana e stravagante: le elezioni fanno perdere tempo, quando invece, bisogna decidere subito. Quest’ultima, era valida anche sei mesi fa, eppure siamo ancora al punto di partenza. Chi fa queste obiezioni, dimentica che, se non si vota, le decisioni le deve prendere “questo Parlamento” e non altri. Se “questo Parlamento” non le ha prese finora, perché dovrebbe farlo in seguito? A parte il fatto – per mio conto decisivo – che si dovrebbe iniziare il discorso con il “cosa decidere”.
La soluzione che viene sponsorizzata di più, e che mi piace di meno, é quella del governo di transizione guidato da una personalità a comprovata credibilità.
Un ragionamento che fa giustizia, purtroppo, della consistenza della nostra classe politica, anche di opposizione, e convalida un giudizio di ammissione di sconfitta della opposizione stessa, perché é l’ammissione che non ha una proposta politica alternativa. Io penso che non sia così. E penso che, l’opposizione, volendo, una proposta politica alternativa la possegga. Si tratta solo di volerla praticare. Le manifestazioni ultime delle opposizioni (fuori e dentro il Parlamento) lo hanno dimostrato. I movimenti di gente; del sindacato, in coro chiedono di cambiare. La CGIL stessa chiede a gran voce di “andare a votare subito”. E se lo chiede una grande organizzazione come questa, è non solo comprensibile ma opportuna, viste le misure che si prospettano. E sono per l’ennesima volta, contro i diritti dei cittadini e dei lavoratori. Come non contrastarle? Aggiungo: Nell’attuale Parlamento, manca una forza politica rappresentativa del mondo del lavoro. Una rappresentanza che non abbia la pretesa – sbagliata e impossibile – di essere equidistante tra lavoro e impresa, senza confusioni. E poi, chi lo dice che essere dalla parte dei lavoratori, si è contro l’impresa? Bisogna approfondire meglio per chiarire.
Oltretutto, il “salvatore della patria”; “l’uomo solo al comando” (con quali poteri costituzionali?) cosa é se non la continuità del berlusconismo con altro nome?
L’idea del governo di transizione é sbagliata anche per il suo contenuto programmatico “impopolare”. (Almeno per quanto si conosce finora dalle dichiarazioni dei protagonisti).
Allargare gli spazi di licenziamento dei lavoratori; alzare l’età di pensionamento e togliere quella di anzianità; fare privatizzazioni dei servizi pubblici (Indebolire lo Stato Sociale per dare maggiori profitti ai privati) chiesto a gran voce da confindustria. Altre soluzioni diverse non si sono ancora sentite. Vanno giudicate quando ci saranno.
Le misure da prendersi non sono certo quelle che ha proposto finora il centrodestra, in parte condivise da una parte del centro e del centrosinistra. Si aggiunge, però ingannevole, una frase che sembra attenuare il colpo sui bilanci delle famiglie ma é solo mediatico. Si fa riferimento all’equità: bene. Ma se non si da una chiara identità sostanziale al concetto, (“si deve pagare tutti secondo equità”) si dice. Ma tutto resta confuso. Voglio dire che alla parola equità va dato un senso preciso. Va cioé rovesciato il modo di applicarlo. Si cominci con chi ha redditi e patrimoni alti senza colpire chi ha dato e percepisce redditi medio bassi, i quali, se ridotti ancora, finiscono per arrestare ogni sforzo di ripresa.
Chi sostiene queste ipotesi contorte, non ha percepito una realtà di fondo: caricare sui ceti popolari ulteriori sacrifici, non é più materialmente possibile. Da quei ceti non c’è più nulla da prendere. Si é già raschiato il fondo. Se il centrosinistra non comprenderà tutto questo, pagherà un prezzo politico altissimo. Ci sono settori anche del centrosinistra, che ammettono il fallimento del liberismo, come modello di rapporto tra le classi sociali, ma accetta i suoi contenuti, classificandoli “riformisti”. E questa la stonatura storica che accompagna queste tesi. Il suo grido di battaglia diventa un suono che richiama un proclama paradossale. Ovvero: “il liberismo é fallito, viva il liberismo”. In cerca di una terza via che non c’è: Cioè: la convivenza dell’oppressione dei diritti del lavoro con una maggiore uguaglianza sociale.
Ci possono essere soluzioni eccezionali a fronte di situazioni altrettanto eccezionali? Il governo provvisorio può rappresentarle entrambi e risultare il percorso necessario per riportarci alla normalità? Può essere, ma a quali condizioni?
La sfera di cristallo, mi si scusi l’eufemismo, indica una stagione di grandi riforme. Ma non “quali che siano”. Si parla di quelle che dovrebbero rilanciare la ripresa, unica svolta che può garantire la nostra solvibilità nel tempo. Una ripresa può essere data solo se vengono eliminati determinati vincoli e ostacoli. Alcuni evidenziano come ostacoli quelli insiti nel “costo del lavoro” determinato dalla rigidità del suo mercato (Art. 18) e nella sua eccessiva pensionabilità (anzianità ed età troppo bassa). Questi non sono verità. Sono false verità. Il costo più alto che ha il sistema, sia produttivo che istituzionale, è rappresentato dallo spreco; corruzione; incapacità di chi occupa posti da clientela e nepotismo; illegalità ed evasione fiscale ecc. E dalla sua incapacità di innovarsi per la trascuratezza della nostra formazione e ricerca. Affrontare questi nodi sono le riforme vere che ci rimettono in carreggiata. Tutto il resto è pura pretestuosità ingannevole.
Se deve riprendere l’occupazione, non può essere che quella di alti livelli di stabilità. Il contrario dei licenziamenti facili. La capacità di spesa generale, indispensabile alla ripresa, è quella garantita dalla certezza dell’occupazione nel tempo. L’esatto contrario di quella “flessibile” osannata e praticata. Mi si consenta la parentesi di affermare che, da questa visione della società futura, è data la principale identità di una moderna sinistra, indispensabile al Paese. Nel Paese c’è già questa sinistra, la si scopre ogni giorno nel malessere e nelle lotte. Ha solo bisogno di emergere e di avere peso.
Un governo di transizione con direzione di una personalità capace e pulita, “estranea ai giochi politico-partitico” può essere la soluzione eccezionale per una situazione eccezionale? Lo può se ha vita limitata nel tempo e nelle funzioni. Se avrà la forza e la volontà di intraprendere la svolta delle riforme non “impopolari”. Ma quella delle riforme per l’interesse del popolo e da esso sostenute.

Tonino Fornaro 12 novembre 2011 - 00:40

Condivido la posizione assunta da SEL perchè le condizioni reali non consentono altre. Il goveno cade non per opera del centrosinistra o dell’opposizione parlamentare ,cade per la sua inadeguatezza politica e tecnica anche in rapporto al neoliberismo della finanza internazionale,della BCE e del G20 .Il populismo berlusconiano è ancora più indietro del capitale occidentale:lo hanno espulso dalla loro comunità.Le immagini del G20 di Cannes sono state eloquenti e il distacco della confindustria lo stesso. Il centrosinistra è diviso ,non ha ancora maturato un programma di governo condiviso e ,specularmente, il sindacato è diviso sulle scelte per la difesa del wellfare ,sull’autonomia del lavoro nei processi produttivi ,sulla democrazia nei luoghi di lavoro
Quindi gestire questa crisi di goveno per avviare un processo di uscita a sinistra dalla crisi economica e politica è necessara una fase -la più breve possibile-che a) metta fuori dal governo Berlusconi,b) che eviti il fallimento del Paese c) che introduca concreti elementi di perequazione sociale :patrimoniale ,lotta vera all’evasione e una fiscalità equa e progressiva.In questa fase è possibile costruire l’unità politica del centrosinistra e far crescere una forza politica che rappresenti un socialismo moderno che si misuri con la crisi strutturale del capitalismo globale.Sel può stare da attore principale in questo percorso.

Luciano Chiodo 12 novembre 2011 - 00:09

Carla Cirillo, ancora una volta condivido quello che scrivi.
Aggiungo solo una breve considerazione: i dirigenti di SEL leggono questi commenti? Non sarebbe corretto che ogni tanto dessero delle risposte? NON SAREBBE IL CASO DI APRIRE UNA FASE DI CONFRONTO STRAORDINARIO NEI CIRCOLI LOCALI DI SEL? PARTECIPAZIONE è SOLO CONNETTERSI OGNI GIORNO AL SITO NAZIONALE E LEGGERE L’INTERVISTA DI TURNO? E’ QUESTO IL PARTITO NUOVO CHE DOVEVAMO COSTRUIRE?

Carla Cirillo 11 novembre 2011 - 21:26

I fatti nudi e crudi: di fronte alla totale assenza della maggioranza e all’atteggiamento di Berlusconi (che non se ne vuole andare) e di fronte ad una crisi economico finanziaria che vede l’Italia attaccata dalla speculazione dei mercati il Presidente Napolitano si rivela ancora più decisionista del solito e taglia la testa al toro dando la carica di senatore a vita a Mario Monti, aprendo così di fatto le porte ad un Governo Monti appunto. Ma chi è Monti? E’ la persona più gradita ai mercati perchè perfettamente inserito nel sistema. Monti a sua volta si mostra sicuro di se stesso e di quello che si appresta a fare. Il problema è: cosa ci possiamo aspettare da Monti? Sicuramente che realizzi tutto ciò che Berlusconi ha promesso nella lettera alla BCE, la quale è una banca e si comporta come tale. La morale di questi fatti è che quando la politica viene meno alle proprie responsabilità, tutto può accadere. Ed è accaduto che due persone, Napolitano e Monti, sull’onda dell’emergenza e della gravità della situazione, abbiano deciso per tutti. Monti appare sicuro, non mostra tentennamenti e non sembra per nulla preoccupato e spaventato dal dover affrontare una situazione complicata. Sembra una persona che abbia già deciso cosa vuole fare e come lo vuole fare. Nei prossimi giorni sapremo come si muoverà. A questo punto i giochi sono fatti. Sel in questo momento può solo avere una posizione ragionevole, ma non essendo neanche rappresentata in Parlamento non ha nessun peso reale su quello che avverrà nei prossimi giorni. Il punto è: come siamo arrivati a tanto? Ci siamo arrivati per vari motivi: per una classe dirigente politica italiana inadeguata in modo trasversale alle sfide attuali, arroccata su se stessa e i propri privilegi, una classe politica assolutamente e completamente sorda di fronte a tutte le domande e le proposte dei cittadini, totalmente inadeguata dal punto di vista politico e culturale alle sfide di oggi in un momento di crisi di un sistema economico avvitato su se stesso, perchè basato sulla crescita illimitata. Ci siamo arrivati perchè tra la politica ed il paese reale si è formato a poco a poco un muro che rende incomunicabili questi due mondi. Il paese reale si alza tutte le mattine e lavora quando ne ha la possibilità e comunque piccole e medie imprese reggono l’economia italiana mentre la Fiat se ne frega. La politica, intendendo per politica parlamentari e partiti, continuano a girare a vuoto senza risolvere nessun problema. In questo frangente cosa ci si sarebbe aspettato dalle sedi territoriali dei partiti? Che fossero aperte alla gente, che le persone potessero incontrarsi nelle sedi (i partiti) dove discutere di politica e che questi prendessero poi le iniziative più utili ad esprimere il malcontento popolare. Niente di questo sta avvenendo. Le sedi territoriali dei partiti si sono ridotte alla sola funzione di organizzare il consenso del voto nelle campagne elettorali oppure fare qualche pulmann per le manifestazioni. I cittadini, a loro volta, hanno costituito altri spazi che non hanno però quella capacità di organizzazione sul territorio nazionale che prima era compito dei partiti. Oppure c’è la rete. Importantissima. Ma questa volta, data la rapidità con cui gli avvenimenti si sono succeduti, non vi è stato neanche il tempo di discutere. Le decisioni ci sono piovute addosso senza possibilità di replica. Dovevamo pensarci prima, quando tutti ridevamo dei ministri del governo berlusconi, ma non siamo stati in grado di trasfomare tutte le nostre energie insieme in un’unica direzione: mandare noi a casa il governo. Abbiamo aspettato troppo. In questi giorni si percepiva una strana atmosfera: tutti hanno continuato la loro vita normalmente come se tutte le notizie che arrivavano dai telegiornali riguardassero un altro paese e non l’Italia. Gli italiani hanno reagito come se gli avvenimenti della borsa riguardassero qualcun altro e non li toccassero da vicino. Hanno finto di non essersi accorti che siamo andati vicino alla bancarotta. Questa separazione tra cittadini e paese reale e mondo della politica ha toccato livelli tali da essere un reale pericolo per la democrazia.

Mauro Santoro 11 novembre 2011 - 20:32

Proprio perché ti ritengo uno dei pochi politici credibili vorrei segnalarti che:

“Chi governa un Paese lo fa responsabilmente rispondendo a un mandato dato dai propri cittadini, non dai mercati, non dalla finanza, non dalla Banca Centrale Europea.”

I soldi per pagare le pensioni e finanziare lo stato sociale li prendiamo dai mercati e non dai cittadini. Anche perché se fosse così servirebbero ben altro che patrimoniali. La politica deve rispondere sia ai mercati che ai cittadini.

Se ci troviamo in queste condizioni è proprio perché in questi 20 anni la politica nel suo complesso non ha saputo rispondere alle esigenze di un mondo che stava cambiando e non ha saputo orientare il paese verso scelte difficili che potevano essere graduali in modo da venire essere meglio assorbite dal tessuto sociale.

Se adesso ci troviamo in queste condizioni lo dobbiamo a chi ha pensato che fosse macelleria sociale fare qualsiasi cosa.

Da uomo di sinistra mi aspetto delle scelte decise, mi aspetto che appoggiate un governo a tempo e che capiate che se ci troviamo in queste condizioni lo dobbiamo anche ai troppi tabù che ciascuno ha voluto difendere per interesse o convinzione.

E’ giunto il momento che anche tu/voi/noi si faccia un po’ di autocritica.
Io ho 40 anni e personalmente non ritengo che sia macelleria sociale andare in pensione 2 anni dopo se con quei soldi si può finanziarie delle detrazioni fiscali per l’ingresso dei giovani al mercato del lavoro. So già che comunque quando andrò in pensione quello che avrò non mi basterà minimamente per vivere. quindi cosa mi state raccontando?

L’unica speranza che può avere qualsiasi lavoratore è che questo paese si rimetta in piedi e cresca così da poter assicurare un futuro a tutti noi. Se adesso serve una bella dieta dimagrante sono disposto a farla a patto che lo faccia anche tutta la politica nel suo complesso.

Il resto sono chiacchere e facile demagogia.

Maxalive 11 novembre 2011 - 19:12

mi sembra chiaro che monti non attiri le simpatie dei nostri militanti però il momento è quello che è ed andare a votare con questa legge elettorale e con il clima attuale non mi sembra una grandissima idea.io,e come me tanti altri,sono iscritto e voto SEL anche perchè credo molto nell’alleanza col Pd e in una sinistra di governo che non gridi sempre al complotto e che la smetta con la demagogia.se dovessimo abbandonare progetti tipo zedda o pisapia mi sentirei quasi costretto a votare il pd per non lasciare il paese in mano alle destre che già abbiamo visto quello che combinano.se davvero pensate che Bersani,Fassina o Furio Colombo siano la stessa cosa di berlusconi,bossi e gasparri,beh, allora ho sbagliato partito.se mai ci sarà il governo monti potrebbe comunque fare qualcosa che serve a noi,tipo patrimoniale e nuova legge elettorale e magari levare qualche privilegio alla casta su spinta bipartisan da parte del popolo.ciò è sicuramente meglio di berlusconi ed essendo fuori dal parlamento potremmo almeno appoggiare dall’esterno le misure che vanno nella nostra direzione e denunciare quelle che proprio non ci vanno continuando però nella costruzione di una sinistra di governo.un saluto caloroso a tutti.restiamo uniti

Giustina Capparella 11 novembre 2011 - 17:11

come mai non si accenna alla riforma della legge elettorale???? E’ poco importante secondo voi poter scegliere??????

Peppe Parrone 11 novembre 2011 - 16:57

Penso che per tentare di uscire da questo pantano,cercando di evitare il default,serve la garanzia di un buon governo con un programma chiaro e di legislatura. Intanto sono convinto che governo di scopo,patrimoniale,riforma elettorale,primarie,voto,sarà un percorso stretto ma obbligato per SEL. Se c’è la volontà politica entro maggio si può votare.

Peppe Giudice 11 novembre 2011 - 16:40

personalmente ritengo assai difficile che un governo Monti potrà fare una patrimoniale seria (che serve al paese al di là della propaganda). Ma comunque era dovere di SeL assumere una posizione da sinistra di governo e non da demagoghi del cazzo come Di Pietro, nè da quella sinistra che è incapace di separare la politica dalla propaganda. Personalmente credo la posizione più seria l’abbia espressa la CGIL (e comunque il comunicato del coordinamento la ricalca. Per questo ad un governo Monti preferisco le elezioni , ma senza la retorica che bisogna restutuire la parola al popolo. Con le liste bloccate c’è poco da scherzare; nè credo che se si fanno le elezioni a Febbraio ci sia tempo per fare delle primarie serie (siamo a metà Novembre). Quindi non eccitiamoci più di tanto. Il problema vero che ha posto Alberto Ferrari è che negli latri paesi ci sono i partiti, in Italia no. Vi sono degli ircocervi come il PD, soggetti qualunquisti e demagocici come l’IDV, e SeL che finora appare solo come un proiezione del leader e non ha definito il suo profilo identitario. Ben altro c’è in Francia e Germania. Cerchiamo piuttosto di costruire un rapporto privilegiato con l’area di Fassina nel PD a sostegno della CGIL. Di qui potrebbe nascere quel partito socialista e popolare senza del quale la sinistra dovrà solo chiudere i battenti. E lasciare il testimone ai pezzi di archologia come Ferrero.

Marco 11 novembre 2011 - 16:19

Ma di cosa stiamo parlando? I fondamentali dell’Italia (3 economia europea,8 mondiale,come ci ha confermato poche ore fa Obama) sono da anni gli stessi.
Lo stesso indebitamento pregresso 120/% e’ tale da 20 anni .
Dove sono i fatti nuovi, se non nel fatto che una coalizione affaristico-industriale capeggiata da Confindustria e Corriere ,vuole mettere le mani sul malloppo del patrimonio pubblico a prezzi stracciati.
No ci insegnano nulla le privatizzazioni di monopoli naturali come SIP E FERROVIE?

Meditate gente,meditate…….

Claudio Bergomi 11 novembre 2011 - 15:50

La posizione assunta dalla Direzione di SEL mi pare ineccepibile, anche se è chiaro che un eventuale Governo Monti farà, probabilmente, cose che ci piacciono come la patrimoniale e cose che non ci piacciono affatto in materia di diritti dei lavoratori e in materia di dismissione del patrimonio pubblico.
Tuttavia ci dobbiamo chiedere se è meglio assumere questo “rischio” oppure votare con una legge elettorale contro la quale noi stessi abbiamo promosso un Referendum ed esporre nel contempo per mesi il Paese e, in primo luogo i lavoratori e i piccoli risparmiatori, alle scorribande continue del capitale finanziario.
A me pare che, se vogliamo rappresentare la “sinistra per il Governo” analisi costi-benefici di questo tipo le dobbiamo fare.

Alessandro Ricci 11 novembre 2011 - 14:22

Poichè concordo con il documento, sarò lapidario:
ritengo che qualunque tipo di sostegno ad un governo di transizione democratica da parte di SEL dovrebbe porre come condizione il sostegno esplicito a livello del G20 dell’introduzione dell’imposta sulle transazioni finanziarie (TTV). Da parte nostra sarebbe opportuna un’iniziativa di massa che sostenga quattro obiettivi:
1. riduzione drastica delle spese militari iniziando col ritiro dall’ Afganistan e la rinuncia all’acquisto degli F35
2. introduzione della TTV
3. introduzione della patrimoniale;
4. riforma delle leggi sul lavoro

Franco Osculati 11 novembre 2011 - 14:18

La posizione di SEl è quella giusta. Il discorso di Vendola dalla Cina è ok. Basta ciance e diamoci da fare Franco Osculati

Nino 11 novembre 2011 - 13:39

non credo che ci possano essere dubbi sul fatto che, se sel fosse in parlamento, non darebbe mai i suoi voti ad un governo monti.
L’affermazione del direttivo di sel secondo cui c’è bisogno di un governo di breve durata e che abbia in mente la patrimoniale e la legge elettorale è soltanto un espediente retorico, per avvisare il suo ormai ex elleato, il pd, che oltre certe condizioni non accetterà nessun governo.
Infatti la direzione di sel sa bene che le proposte del governo del serpente andranno in tutt’altra direzione.
Non c’è bisogno di essere laureati in scienze politiche per capirlo!
Con questa dichiarazione sel comincia, inevitabilmente, anche contro la sua volontà, ad allontanarsi con cautela, ed io dico finalmente, dal partito di centro, che siede a sinistra in parlamento, il pd, il quale alla finre del governo tecnico continuerà l’esperienza programmatica col terzo polo.

Fabio Bernieri 11 novembre 2011 - 13:14

Moretti , il regista, ha avuto veramente un’intuizione fantastica nel descrivere la fine del caimano come una sequenza di violenza crescente che lascia dietro di sè solo macerie, rovina e un senso angosciante di “morte”. Non a caso la morte e la corruzione viaggiano molto spesso a braccetto. Ciò che si corrompe con il danaro e il potere diventa “malato” e , prima o poi, muore, ma putroppo non sparisce , permane sotto forma di simulacro inerte, cenere corrotta , rovina fumante. Permanenza, mimetismo, inganno. Perciò è preoccupante la situazione; perchè ciò che rimane dopo il caimano, non è affatto scontato che sia qualcosa di “pulito”, anzi , il caimanesimo si ripresenta sotto forma di simulacro, icona “pulita” di un sistema profondamente corrotto; un governo tecnico che faccia il lavoro sporco con una faccia pulita. E’ ciò che ci sta preparando la commedia del potere. Come possiamo accordarci all’unisono con il coro delle vestali della morte della democrazia? Come possiamo cedere all’inganno dell’alternativa tra approvare il governo tecnico o sprofondare nell’abisso? Tutti hanno paura delle elezioni, PDL e PD in primis. E’ evidente che i caimani intendono governare il paese comunque, con circa metà degli elettori (tra SEL, FED , astenuti etc) che si esprimerebbe per un cambiamento RADICALE. Il vero golpe è questo. Il caimano ha raggiunto il suo scopo. (era anche quello di Gelli e delle P2-P3-P4).

Carlol 11 novembre 2011 - 13:04

Una affermazione e una domanda a Francesco Ferrara. A me pare che la linea tattica delineata sul governo di scopo per far vedere al paese che Sel è una “forza responsabile” mi sembra abbastanza debole. Come tutte le posizioni non ben fondate poi appare agli occhi degli altri incomprensibile. Come si può sostenere di fronte a questa crisi drammatica che Sel sarebbe favorevole ad un “governo di scopo”, subentrato a B. che, ricordo non si è ancora dimesso, il cui compito sarebbe quello di varare il solo provvedimento della patrimoniale?

Quanto alla responsabilità o irresponsabilità nella situazione attuale non penso che un membro dell’estabilishment europeo, ancorché molto qualificato, possa fregiarsi dell’appellativo di “responsabile” avendo finora avuto in mano il destino della navicella spaziale Unione europe la quale vaga nello spazio infinito con destinazione sconosciuta. La responsabilità al momento attuale è un concetto che vale per il futuro e apparterrà a chi sarà in grado di delineare un percorso credibile di fuoriuscita dalla crisi. Secondo me questa è una crisi in cui bisogna ritornare al sovrano, e anche rivolgendosi a sua maestà il popolo non è detto che si trovi il bandolo della matassa (la saggezza delle folle è una mera istanza, dipende dal carattere delle masse come notava a suo tempo Rosa L.). A me piacerebbe che la sinistra definisse alcuni punti chiari, incontrovertibili e affrontasse questo tema su scala europea insieme ad altre forze ma capisco di chiedere troppo.

La domanda che pongo a Francesco Ferrara è questa : se Sel fosse in parlamento sosterrebbe un ipotetico Governo Monti? Più ancora : si batterebbe per costituirlo (questo sta facendo il Pd)?

Elio P. 11 novembre 2011 - 12:57

Si dice:
“Ci vuole un governo che dia fiducia ai mercati e ai mercanti”.A questa domanda bisogna rispondere molto sinceramente.
Non ci possono essere risposte tatticopoliticiste che cercano di sfuggire a questa domanda inventandosi governi temporanei o di scopo.

Io credo che non ci sia uomo o donna al mondo ,dotato solo di un po di buon senso,che possa pensare di dare fiducia a un governo che ha come obiettivo quello di dare fiducia ai mercanti e ai ladri.

Non sono i mercati e i mercanti che hanno prodotto questa situazione?…
Bene, se le cose stanno cosi’ perche non dirlo?…E se le cose stanno cosi’ perche non opporsi?

Perche’ si dovrebbero riempire nuovamente le casse dello stato col governo Monti-Napolitano che hanno come unico scopo quello di mettere le mani in tasca agli Italiani, per consentire nuovamente ai mercati di svuotarle? ..

Sinceramente?…a me sembra semplicemte che se gli italiani accettano questo Governo senza opporsi sarebbero veramente dei coglioni.

“Se dovessi dare le chiavi di casa mia a un ladro col semplice obiettivo che quando entra non rompe la serrattura della porta come sarei giudicato?”…(C..)

Questo nuovo governo da come si presenta,avete visto le facce,che intanto è bel minestrone ovviamente non digeribile per le pance di sinistra che pure siamo abituati a digerire tutto,ma non c’è dubbio alcuno che sara’ addirittura peggiore dei governi Berlusconi.

Non prendiamici per il sedere cari compagni,è semplicemte il capitalismo che cambia di spalla il fucile.

Jacopo 11 novembre 2011 - 12:46

La fine ignominiosa di Berlusconi ha il sapore amaro non del 25 aprile ma piuttosto del termidoro.

Le centrali finanziarie internazionali fanno politica. Muovono il loro enorme flusso di denaro verso gli approdi della sicura speculazione, alla ricerca degli impieghi di denaro più remunerativi senza alcun interesse e relazione con l’economia delle merci e quindi, degli uomini e delle donne che le producono, le scambiano, le vendono.

Alla ricerca di sempre maggior denaro, privilegiano politiche strutturali che eliminino il ruolo redistributivo dello Stato, a vantaggio di un mercato senza regole. Reclamano le privatizzazioni in nome non dell’efficienza dei servizi, ma della liberazione di sempre più ampie quote di ricchezza dallo Stato verso impieghi speculativi.

Questi sono i poteri che hanno fatto cadere B., non le masse popolari a cui il quindicennio neoliberista ha sottratto potere d’acquisto, futuro e servizi.

Come in Grecia le centrali finanziarie indicano la strada per uscire dalla crisi, con le stesse ricette che l’hanno generata ed alimentata.

E mettono un loro uomo al comando, con il preciso e circostanziato compito di fare il lavoro sporco che B. non ha avuto il coraggio ed il potere di fare: massacrare quello che resta dello Stato sociale.

A coloro tra noi che gioiscono per la fine misera del buffone che ci ha governato e che guardano con assenso alla alla nuova unità nazionale che si profila, vale ricordare che la nazione come indistinta fusione di interessi particolari è solo una costruzione ideologica delle classi dominanti, utile a perpetuare la rapina di ricchezza e di diritti a danno dei soggetti più deboli della società.

Tiriamoci fuori da questa melma indistinta che mescola pensiero unico a macelleria sociale.

No a Berlusconi. No a Monti, alla BCE, al FMI, alla Banca Mondiale.

NO ai Governi di responsabilità nazionale.

Costruiamo un’alternativa di società fuori dalle alchimie di una politica che è interprete soltanto degli interessi di chi si è arricchita sulle spalle del lavoro e dei lavoratori.

Enrico Matacena 11 novembre 2011 - 12:39

Nulla è peggiore di un governo berlusconi, anche per andare alle elezioni anticipate. Perciò ben venga un governo Monti che porti lui rapiodamente alle elezioni anticipate facendo la patrimoniale ela legge elettorale ed evitando nel frattempo il default . E’ l’ uniuco modo pere fare subire meno danni ai ceti popolari . Ottima quindi la posizioone di SEL .

Marcello Pesarini 11 novembre 2011 - 12:36

Ma come, le belle pianure dove cento idee fiorivano e cento fiori sbocciavano secondo Vendola vengono schiacciate dai Monti?

Giampietro Pizzo 11 novembre 2011 - 12:33

Mario Monti è portatore di una chiara e inemendabile idea di società e di economia. L’effetto annuncio che accompagna la sua discesa in campo, cioè voler “tranquillizzare i mercati”, “ridare credibilità all’Italia”, dice che le condizioni imposte dalla BCE saranno necessariamente l’agenda politica del nuovo Governo.
Temo che l’auspicata discontinuità di cui parla Ferrara, sia oggettivamente in contraddizione con la scelta di quest’uomo. Mario Monti è parte integrante dell’establishment economico-finanziario internazionale; egli incarna simbolicamente la fedeltà al pensiero economico “mainstream”. La sua ossessione monetarista non è mai stata smentita in questi anni, prova ne è l’editoriale da lui scritto sul Corriere della Sera subito dopo aver letto la lettera della BCE al Governo italiano.
Ancora una piccola osservazione. La richiesta di una imposta patrimoniale potrebbe essere accolta dal nuovo esecutivo, ma è molto probabile che venga introdotta più come elemento simbolico che come reale strumento di finanza pubblica. L’operazione di svuotare di contenuti e di importanza il ruolo redistributivo della patrimoniale è in corso da settimane. Un po’ come con i costi della politica: tutti sono d’accordo ma alla prova dei fatti nulla cambia.
SEL rappresenta un punto di riferimento imprescindibile nell’attuale crisi della politica. SEL costituisce una speranza di cambiamento vero dello stato delle cose in Italia. Per questo abbiamo tutti una grande responsabilità e le scelte di questi giorni peseranno come macigni nel futuro del progetto politico che a Sinistra si è aperto. Teniamone conto.

Angelo Marotta 11 novembre 2011 - 11:31

Caro Ciccio, non facciamoci illusioni e prepariamoci ad una durissima opposizione. Da soli!
La nomina di Monti a senatore a vita, indica, purtroppo, che anche il nostro Presidente della Repubblica è in linea con le ricette indicate dalla BCE e da chi ha provocato i disastri economici e finanziari in cui ci hanno fatto precipitare.
Le discontinuità di cui parli non verranno prese neppure in considerazione, sono state espunte dal lessico e dai programmi di chiunque ci capiti di sentire balbettare (centrodestra, centrosinistra, terzopolisti, cattolici e protestanti…).Basta seguire i dibattiti in tutte le televisioni per intuire in che razza di “forno” si apprestano a finirci di cuocere.
I vari servizi televisivi, le cronache, le storie non raccontate ci parlano di un Paese alle corde, di un territorio che non c’è più, di interi blocchi sociali abbandonati e molto oltre la soglia di povertà, di milioni di cittadini senza voce e senza cittadinanza, di uno stato sociale ormai inesistente sacrificato sull’altare delle modernizzazioni e sulle vigliacche e umanamente volgari scelte dei vari Sacconi, Brunetta e Tremonti, che non conoscono neppure lontanamente la condizione di chi è solo, di chi vive della sola pensione di vecchiaia o di chi deve affrontare la durezza della disabilità con un assegno di appena 500 euro al mese.
Di fronte a tutto ciò, gli ex tribuni del centrodestra o i neocolonnelli di PD, UDC ecc., ecc., ecc., si rincorrono a dire tutti le stesse cose, sulla fretta e sull’assoluta obbedienza ai diktat di BCE, FMI, Barroso, Merkel e soci, dichiarando di fatto il proprio fallimento e la totale abdicazione della politica alla finanza.
No caro Ciccio, non nutro nemmeno un briciolo di speranza sulle possibilità che dall’attuale quadro politico presente in Parlamento possano arrivare anche flebili segnali di discontinuità sulle prospettive sociali ed economiche per il nostro Paese.
Auguriamoci che il governo Monti non vada in porto e se così non fosse prepariamoci a contrastarne duramente l’azione politica ed economica.

P.S. Renzi non lo sa perché in quegli anni era ancora in fasce, ma i “senatori” del suo (?) partito dovrebbero ricordare come finivano le elezioni per la Sinistra dopo ogni esperienza di governi di “salute pubblica”, a tutti i livelli.
Buona fortuna a tutti gli italiani onesti e di buona volontà

Marina 11 novembre 2011 - 11:23

Il buongiorno si vede dal mattino. Partiamo da quello che succede adesso, si sta votando, in silenzio, un provvedimento che contiene tre cose gravissime: 1) il licenziamento dopo 2 anni di cassa integrazioni dei dipendenti pubblici in esubero. 2)la vendita dei terreni agricoli dello Stato con la possibilità di renderli edificabili dopo 5 anni. 3)la liberalizzazione delle armi. Sono gli ultimi atti di una maggioranza che non c’è più, che spazio di trattativa, se l’ha mai cercata, ha avuto il PD? Nessuna.
Che possibilità avremo noi (e chi saranno i nostri interlocutori in parlamento) di negoziare con il “salvatore” del Paese i punti programmatici di un governo che affronterà la crisi con le politiche liberiste che Berlusconi non è riuscito a mettere in atto. Non prendiamoci in giro questo Governo non è un Governo di Scopo, anzi, ha un unico scopo arrivare a fine legislatura, fare riforme economiche iperliberiste, fare una legge elettorale, che non è detto sarà migliore di quella che abbiamo. Le nostre Compagne e i nostri Compagni lo hanno capito ed assistono sbigottiti in silenzio.

Ivan 11 novembre 2011 - 10:53

la posizione di Ferrara mi sembra più netta di quella avanzata ieri dal coordinamento di Sel e ne sono contento.
Concordo perfettamente con la posizione di Ferrara, un governo di scopo ovvero che faccia la legge elettorale e rimetta un po a posto i conti facendo pagare qualcosa ai grandi patrimoni e poi il voto.
una posizione corretta ma complicata poichè “l’autorevolezza” di un non comunque scontato Governo Monti difficilmente lascerebbe campo alle elezioni a tempo breve.

chiedere le elezioni immediate non sarebbe comunque facile da spiegare poichè:

Essendo Sel fuori dal Parlamento la richiesta di elezioni immediate verrebbe interpretata come una posizione opportunistica per rientrare subito in parlamento.

il governo berlusconi certo non potrebbe certo gestire la fase elettorale.

votare con l’attuale legge elettorale significherebbe tradire la volontà popolare che con milione di firme ha seppellito il porcellum.

Governo di scopo, patrimoniale, riforma elettorale, primarie, voto, mi sembra un percorso stretto ma obbligato per Sel.

Edoardotrotta 11 novembre 2011 - 10:52

Il SENSO della SFIDA

Spesso la sinistra perde perchè, dando per scontate le cose, è più realista del RE.
Bisogna scoprire le carte, non rinunciare a DIRE LE COSE perchè tanto.
Questa è stata ed è la SFIDA di SEL.
Qualche volta abbiamo vinto, qualche volta perso.
Non la pura mediazione ma la VOLONTA’ di lottare per il NUOVO.
OGGI si apre uno spiraglio, cerchiamo di utilizzarlo.
Forse ci riuscireno (pessimismo della ragione), forse ci riusciremo (ottimismo della volontà).
Ma se rinunciamo a PRIORI perdiamo comunque, non noi ma non solo.

Riccardo Mastrorillo 11 novembre 2011 - 10:52

La posizione di Ciccio è, come sempre lucida e trasparente, oltre che assolutamente condivisibile, a parte una chiosa sulla patrimoniale, a cui preferisco di gran lnga un’aliquota oltre il 50% introducendo uno scaglione sopra i 200.000 euro. Però mi domando: ma chi ce lo fa fare ad esprimerci, con distinguo che in pochi riescono a comprendere, su l’ipotesi di governo tecico?
Per una volta non potevamo fare anche noi i furbi e stare zitti? Del resto la nostra più grande sfortuna: non avere parlamentari, oggi è la nostra più grande fortuna: non dobbiamo porci il problema se votare o no la fiducia a Monti….
Avevano ragione gli antichi Romani quando dicevano “sermo opportunus est optimus”….

Nino 11 novembre 2011 - 09:34

non credo che il problema per sel sia l’appoggio ad un governo monti. E’ chiaro che questo appoggio non ci sarà.
Il problema per vendola, ma non per sel, è costituito dal fatto che la contrarietà a questo governo si trasformerà in uno scontro coi piddini, che il governo (tecnico) del serpente, data la sua pericolosità, appoggiano.
Infatti sappiamo che l’obiettivo di vendola è quello di presentarsi alle primarie di coalizione, che, data la situazione illustrata e il rapporto sempre piu’ stretto tra pd e terzo polo, non ci saranno piu’.
E’ venuto finalmente il tempo, in cui le due forze della sinistra, sel e fed, facciano un lungo percorso comune.

Doriano Simeoni 11 novembre 2011 - 09:04

Già si parla di un governo tecnico che duri fino alla fine della legislatura, gli avvoltoi sono già pronti alle grandi manovre del toto ministri e tra cui vengono di nuovo fuori quelli del peggio della vecchia politica da Dalema ad Amato e Dini quelli famosi per le pensioni da 30.000 e 41.000 euro che tanta vergogna nei cittadini ha generato a proposito di privilegi e pensioni d’oro. Purtroppo rispetto alla ipotesi di appoggio ad un governo di scopo, che PD e Terzo Polo non accetteranno, perchè le richieste dell’Europa sono molteplici, ho già sentito parecchi malumori nella base del partito. E’ meglio dire no subito, anzichè farsi ivischiare in situazioni dalle quali poi sarebbe difficile uscire e sentirsi dare degli inaffidabili e irresponsabili. Vedo che la Lega non si fa tanti scrupoli e chiede le elezioni e SEL non può chiedere due cose contrapposte tra loro, quindi meglio le elezioni come in Spagna.
Ricordiamoci la SPD in Germania quando ha partecipato al governo di unità nazionale con la CDU della Merkel, venne distrutta elettoralmente e politicamente e poi cacciata dal governo sostituita dal Liberali, attenzione in Italia potrebbe succedere la stessa cosa e rischieremmo di ridare fiato alle destre, sento puzza di bruciato e di pericolo per la sinistra. Queste operazioni sono sempre dolorose soprattutto per chi ha poco e cioè quelli che rappresenta SEL, quindi attenzione PERICOLO !!!!

Stefano Cempini 11 novembre 2011 - 03:22

No. Non è il momento di fare i duri e puri. Se si andasse alle elezioni ora (con questo sistema elettorale da vomito, per di più), i mercati (che, beninteso, reputo l’espressione più sofisticata della barbarie economica imperante) ci farebbero a pezzi prima ancora che inizi la campagna elettorale, e non sarebbero certo gli “stipendi d’oro” a subirne le conseguenze.
Quindi, governo tecnico, di larghe intese, d’emergenza, istituzionale (o come cavolo d’altro vogliamo chiamarlo), che faccia quel che serve per tirarci in salvo (patrimoniale “strutturale” in primis, seguita a ruota dalla riforma elettorale) e, solo poi, elezioni.
E’ ovvio che un governo del genere può reggere esclusivamente se sostenuto dalla classica (e giustamente vituperata) “ammucchiata”. Orribile, ma, maledizione, necessario.
Quindi, siamo pragmatici: il PD non aspetta altro, ci si butterà a pesce per dimostrarsi una forza “responsabile” in grado di governare e “salvare l’Italia dal baratro”. D’Alema (la più grande catastrofe mai manifestatasi in un partito di sinistra, o pseudo-tale) ed i suoi (purtroppo) numerosi valletti spingeranno ancor di più in questa direzione (quale occasione migliore per celebrare il tanto desiderato matrimonio con l’UDC/terzo polo?), per non parlare, poi, dell’UDC, che riuscirebbe a trasformare in arco di trionfo la finestra da cui sta rientrando, e dei topi-berluscones che abbandonano la nave (e, ancor di più il suo iper-screditato comandante) in naufragio del PDL.
E’ proprio per porre un argine agli (innumerevoli) rischi che questo stato di cose comporta che SEL, invece di emanare proclami che danno solo maggior fiato a chi ha sempre starnazzato a proposito di “sinistra massimalista”, dovrebbe costituirsi come “quinta colonna”, nella migliore accezione del termine, e spendere quel patrimonio di favore popolare e credibilità faticosamente acquisito ed ampliamente dimostrato, per esempio, a Cagliari e Milano, affiancando e tallonando il “maggior partito italiano” (Bersani dixit) per evitarci un futuro governo (sto parlando della prossima legislatura) pieno di Casini e (orrore!) Buttiglioni. I quali, se riuscissero a fagocitare gli esuli berlusconiani in aria di disoccupazione, potrebbero persino coronare l’impresa, finora disperata, di rianimazione del mai putrefatto cadavere democristiano, il cui zombie terrorizzerebbe la scena politica per i prossimi 20 (minimo) anni.
Siamo sicuri di volere proprio questo? Dalla lettura di articoli come questi sembrerebbe proprio di si.

Felice Di Giandomenico 11 novembre 2011 - 00:19

Certo che la politica italiana non lesina il suo essere sciatta, trasandata, spesso pietosa.
Nelle ultime ore, Maroni afferma testualmente in una conferenza stampa di apprezzare e stimare Mario Monti innanzi tutto perchè è di Varese, solita sottolineatura infelice, però poi tira dritto invocando il ricorso alle urne. Di Pietro si sta mettendo contro buona parte della sua base perchè non vuole votare la fiducia a Monti (che anche lui stima e ammira) per non parlare di Napolitano, da più parti considerato in completo stato confusionale. Emblematico è l’editoriale di Marco Travaglio pubblicato oggi su Il Fatto Quotidiano, che ironizza sull’idea di Napolitano “di fidarsi della parola di un uomo sincero e trasparente come Berlusconi, sottoscrivendo le sue imminenti dimissioni e avallando oltretutto una legge di stabilità che nessuno conosce e dove, qualche “porcata”, non mancherà di certo.
Sempre Travaglio, come suo solito, continua ad infierire nel suo editoriale e ricordando giustamente la mozione di sfiducia presentata da FLI assieme alle opposizioni circa un anno fa, che il Quirinale “pensò bene di rinviare di un mese” dando così il tempo a Berlusconi di guadagnare la fiducia attraverso l’acquisto “di una ventina di deputati”. Questi sono fatti, non chiacchiere.
Adesso si continua a parlare di Monti come se fosse cosa già fatta. Ma, personalmente, finchè queste dimissioni di Berlusconi non saranno ufficiali, nero su bianco, continuo a coltivare seri dubbi e perplessità, gli stessi che stanno coltivando l’UE, i mercati, e il mondo intero.
Sabato prossimo si vedrà, speriamo tutti di levarci di torno per sempre Berlusconi. Intanto però il teatrino della politica continua il suo spettacolo: i politici continuano ad ipotizzare, continuano a fare gli opinionisti, continuano a beccarsi ma stavolta a file sparse.
Ma a quando un programma? Parlo a tutte le forze che si definiscono “di sinistra”. A quando il famoso cantiere dell’alternativa? A quando un coinvolgimento reale, attivo, dei cittadini, delle basi di partito, gli unici che hanno il sacrosanto diritto di avere voce in capitolo in mezzo tutto questo triste e assurdo bailamme?

Luciano Chiodo 10 novembre 2011 - 23:56

Si parla di governo tecnico o quant’altro ma PER FARE CHE COSA.
Non si parla di contenuti, di quali politiche economiche e sociali.
A chi spetterebbe il compito di spostare il confronto e la lotta politica sulle politiche se non alla Sinistra.
Non prendiamoci in giro, Monti attuerà le politiche della BCE e del Fondo Monetario Internazionale, per tranquillizzare i mercati.
Quei mercati che hanno costretto la Grecia a rinunciare alla democrazia del Referendum.
Quei mercati che saranno tranquilli se in Italia non ci sarà opposizione sociale.
Oggi non ci sono grandi spazi di mediazione, i mercati e il Capitalismo finanziario sono fortissimi, la politica, e la Sinistra in particolare, sono debolissimi.
SEL ha la responsabilità di non aver costruito l’Organizzazione in questi mesi, e ora che non bastano più le interviste individuali di Vendola, l’Organizzazione non esiste, non riunisce i suoi iscritti e i simpatizzanti, non ha alcun peso tra la gente.
Il fatto che in Italia la stragrande maggioranza delle forze politiche, sociali e mediatiche si aggrappa a Monti è la dimostrazione che la politica ha perso.
Ricordiamoci che il movimento degli “indignati” nel mondo non è nato contro Berlusconi ma contro questo sistema economico e sociale, invece in Italia ci sentiamo rassicurati dal governo Monti.

Gp54 10 novembre 2011 - 23:48

Quella di nominare uno (e chi, poi…)senatore a vita perché possa diventare presidente del consiglio è una cosa da brivido, proprio brutta, tipica di Napolitano, pessimo presidente.
Ma in Italia una volta non si facevano le come si chiamavano? Ah, le elezioni.

Claudio 10 novembre 2011 - 23:43

La posizione di SEL è quella giusta. Chi capisce che appoggiamo il governo tecnico fa finta di non capire o strumentalizza. L’articolo è chiarissimo. Bene. Il governo tecnico si farà, se non si fa la patrimoniale e non finisce a marzo… allora dobbiamo fare una netta opposizione.

Tonino Cafeo 10 novembre 2011 - 23:13

Le agenzie interpretano questo documento come un sostanziale via libera a Monti. Compagni non ci siamo per nulla.Chiedere a Monti e al blocco parlamentare ( e sociale ) che lo sosterrà di non fare politiche antipopolari e di con centrarsi sulla patrimoniale è come chiedere a Ezechiele Lupo di non dare la caccia ai tre porcellini. Un’operazione contronatura! Sarebbe ora di smetterla di alimentare autoinganni di questa natura e lavorare a ricompattare la sinistra nell’opposizione ai provvedimenti che il governo della BCE prenderà.

Franco Astengo 10 novembre 2011 - 23:10

Care compagne e cari compagni,
Mi rivolgo a un numero limitato d’interlocutori con i quali ho mantenuto nel corso del tempo un interscambio sul piano del dibattito politico.
Ritengo, in questo momento così grave, al centro di questa situazione finanziaria internazionale usata in maniera ideologica per ristabilire, prima di tutto, antiche condizioni di classe, che sia necessario aprire una riflessione approfondita, accompagnata da iniziative politiche riguardanti soprattutto il tema dell’unità a sinistra, dell’elaborazione di un progetto di cambiamento, della necessità di muoversi sul terreno dell’attivizzazione e del radicamento sociale.
La sinistra italiana, nelle sue diverse espressioni di movimento, sindacali, politiche, esclusa dal Parlamento dopo la sciagurata scelta e gestione dell’Arcobaleno ha contribuito con grande forza all’apertura di questa nuova, incerta, contradditoria, fase politica.
Siamo in una situazione che, classicamente, si potrebbe definire di rischio “del morto che afferra il vivo”.
Tralasciamo l’analisi sulle procedure eseguite per arrivare alla crisi, che mettono sicuramente in discussione l’impianto parlamentare della Repubblica sancito dalla Costituzione e forniscono quale esito della tanto decantata “Costituzione materiale” una forte impronta presidenzialista al sistema: un punto sul quale sarà necessario ritornare con forte capacità di approfondimento.
Concentriamoci, invece, sull’immediato della fase politica: si profila all’orizzonte la possibilità di un governo di “larghe intese”, non valutabile come “tecnico” considerato che il possibile candidato presidente è stato nominato parlamentare proprio alla vigilia dell’incarico.
Un governo di “larghe intese” la cui formazione sarà comunque al centro di un forte scontro politico, dagli esiti tutti da determinarsi.
La sinistra come dovrebbe atteggiarsi di fronte a questa eventualità ?: c’è già chi parla della necessità di “sporcarsi le mani” e di appoggio (ovviamente esterno) a un’ipotesi a tempo destinata a sfociare in breve tempo nelle elezioni (tenendo, ovviamente, una porta più che aperta spalancata all’alleanza con i centristi).
Esprimo un’opinione molto precisa: non credo proprio che questo problema debba essere posto al centro di una diatriba politica in questo momento.
Il discorso del governo di “larghe intese” riguarda altri e non può riguardare la sinistra che, sui contenuti concreti dell’operatività di governo, dovrà giudicare obiettivamente nel corso della sua opera di attivizzazione sociale e di iniziativa politica: certo che se i contenuti saranno quelli annunciati, in linea con il “commissariamento” della nostra economia da parte delle istituzioni monetarie internazionali, pur con l’occhio alle fluttuazioni dei mercati (che non possono essere ignorate), la sinistra non potrà che muoversi su di un terreno di opposizione, insieme sociale e politica.
Nello stesso tempo, la sinistra, quella raccolta nelle due formazioni politiche principali SeL e FdS e nei movimenti, nel sindacato (dal punto di vista dei singoli militanti) nell’azione diffusa in tante forme sul territorio dovrebbe muoversi su di un terreno finalmente unitario, deporre le armi della negativa personalizzazione causa primaria della disgregazione del sistema a tutti i livelli, cercare di superare retaggi di divisione ideologica e ruggini di diversa natura, muoversi nel campo della costruzione di un programma (forse è il caso di tornare alla vecchia distinzione minimo e massimo: pensate al valore che avrebbe oggi, il vecchio “compromesso socialdemocratico”, ma è soltanto un esempio “d’antan”) della ricerca di un agire politico che vada contro, si pronunci alternativamente, al messaggio corrente reclamando il ritorno alla legalità costituzionale, della capacità di ricondurre le tante forme di attivizzazione a un’ipotesi di recupero di radicamento sociale “effettivo”.
Servirebbe un’iniziativa politica comune, da subito, avviata senza preconcetti, spocchie, convinzioni di superiorità personale e/o ideologica.
Potrà essere possibile? (Poi come si andrà alle elezioni sarà oggetto di discussione: la logica delle alleanze, di cui credo nessuno pensa di poter fare a meno, deve poggiare su tre pilastri: autonomia, unità, progettualità).
Savona, li 10 novembre 2011 Franco Astengo

Briz 10 novembre 2011 - 22:47

mi raccomando l’ecologia….
http://ecologia-natura.blogspot.com

Giustina Capparella 10 novembre 2011 - 22:11

e la legge elttorale?????????? andando al voto con questa legge elettorale la chiamiamo democrazia?????? possono i cittadini scegliere????????? saranno sempre i capi partiro a stabilire chi dovrà rappresentarci e questa è democrazia??????? il governo tecnico potrebbe semplicemente introdurro il voto con la preferenza!!!!!! per permettrere di scegliere!!!!!!! non vi sembra|||||

Carlo F. 10 novembre 2011 - 22:04

L’unica cosa certa è che il PD se appoggia ora un governo con il centrodestra alle prossime elezioni perderà almeno il 5% dei voti. Sicuramente andranno a Di Pietro in gran parte che ha deciso di continuare a fare opposizione dura. A Sel solo se SEL si decide a stare fuori e a fare lo stesso. Tra l’altro non è nemmeno in parlamento, ma chi glielo fa fare di parlare di “governo a tempo”? Ma non è meglio farsi i cavoli propri spingere per le primiarie e le elezioni e continuare seriamente ad opporsi a queste politiche da macelleria sociale nella società civile? Perché essere masochisti a tutti i costi?

Alessio 10 novembre 2011 - 21:58

il governo tecnico (cioè governo dei banchieri) sarà una sciagura, perchè eseguirà punto per punto quello che chiede la UE dei banchieri. Ma perchè a sinistra c’è questo tabù della UE? non è arrivata l’ora di denunciare da sinistra le politiche anti-popolari della UE? il PD è totalmente succube ai diktat della UE, secondo me SEL e tutta la sinistra non deve cadere nella trappola del governo tecnico. i governi NON POSSONO ESSERE DECISI DAI MERCATI. A me sembra assurdo che la sovranità dell’Italia debba essere svenduta ai mercati

Alberto Ferrari 10 novembre 2011 - 21:55

Ripropongo lo stesso intervento che avevo postato solo quattro ore fa sull’intervento della Presidenza e leggibile sul Blog di Vendola. A proposito perchè dove è finito?
Ieri sera, ad Otto e mezzo, i dati presentati dalla Gruber dicevano che il 76% dei simpatizzanti di SEL era per le elezioni subito e contro un governo “di scopo”. Mi sono ritrovato nel 24%. E non da ieri. Già il 26 settembre in un articolo inviato e non pubblicato perchè ovviamente non in linea con chi governa il sito nazionale di SEL( ma pubblicato il 27 su Paneacqua)esprimevo i miei dubbi scrivendo:”Mentre dunque SEL chiede con insistenza le elezioni immediate, deve altresì tenere conto dei possibili tempi lunghi e, tra una manifestazione pubblica e l’altra, trovare il tempo per mettere in campo quella risposta politica ai gravissimi problemi attuali che la facciano percepire come portatrice di un programma di interesse per tutte le forze migliori del paese e non per una sola minoranza di esso.”. Oggi aggiungo altre considerazioni. E’ comprensibile che molti compagni dirigenti ambiscano a vedersi con SEL in parlamento. Ma come tutti i compagni abbiamo fatto un grande sforzo per dire “mai più ad un parlamento di nominati”, ed ora proponiamo un ritorno ad un parlamento di nominati con una legge che non darebbe nessuna maggioranza al Senato. Ha senso tutto ciò? In una situazione drammatica come l’attuale rischiamo di lacerare definitivamente il centrosinistra, di non riuscire a mettere in campo un programma comune e di non fare le primarie. Il rischio di fallire su tutta la nostra linea è dunque più che possibile. Inoltre nel prossimo anno si andrà ad elezioni in Francia e l’anno dopo in Germania.Ed è molto probabile che le sinistre tornino al governo ( come già è avvenuto in Danimarca) di questi due paesi, centrali per il futuro dell’Europa. Oggi, non dimentichiamolo mai, l’Europa e governata dalle destre e le politiche che vengono portate avanti sono quelle della destra liberista e fare delle battaglie solitarie non aiuta. Ma è all’orizzonte la possibile vittoria delle sinistre europee ed è ad essa che dobbiamo guardare e a questo prepararci. Per questo va a mio avviso evitato che per troppa fretta si vada alla sconfitta e al dissolvimento del progetto per riportare già nell’autunno del 2012 (a quella data, con 4 anni e 6 mesi, anche i parlamentari di prima nomina avranno maturato la pensione!!! E non saranno più di ostacolo alle elezioni), o al più tardi nei primi mesi del 2013, anche in Italia al governo una sinistra, non solo numerica ma soprattutto culturale e progettuale. Il primo nostro obiettivo resta dunque quello di continuare nella strada intrapresa di riportare in Italia una grande cultura socialista europea, premessa indispensabile ad una vera vittoria elettorale; il secondo obiettivo e di fare si che il nascente governo di transizione duri non oltre il 2012 dandosi come obiettivi l’uscita dalle attuale grave crisi economica e sociale, ripristinando quel minimo di dialogo tra le parti sociali distrutto dall’arroganza becera del quasi ventennio berlusconiano e una legge elettorale che ripristini la fiducia tra popolo e suoi rappresentanti, tra cittadini e politica.
Coordinatore provinciale SEL Pavia

Angelo Frezzotti 10 novembre 2011 - 21:26

Stiamo ricadendo nel politichese, ma quale governo di scopo, la figura di Monti da sola indica la direzione del governo, occorre uscire con una linea chiara, che fine ha fatto il cantiere dell’alternativa? E’ morto stretto dall’asse D’Alema Veltroni, che tante disgrazie hanno generato nel nostro Paese. Occorre il coraggio di assumere posizioni chiare, come ha fatto l’Italia dei Valori, senza celarsi dietro il “senso di responsabilità”, dare la parola agli elettori con programmi chiari, altrimenti come dice Luca Telese moriremo casinisti e ha ragione Grillo quando dice che questa classe politica è ormai morta.

Alessio Sportaro 10 novembre 2011 - 21:23

ma pensate che la patrimoniale aggiusterà tutto ? o la confondete con l’ esproprio proletario?

Jacopo Rosatelli 10 novembre 2011 - 21:19

La posizione espressa da Ciccio Ferrara è molto giusta.
In questi giorni si parla a sproposito di soluzione “alla greca”, che si contrappone a quella “alla spagnola” di andare al voto anticipato. Chi lo fa ignora che il patto fondamentale fra socialisti e conservatori in Grecia è sì sul Governo, ma anche su nuove elezioni presto, di cui è stata già annunciata persino la data.
Noi di SEL dovremmo dire, possibilmente facendo una sorta di fronte comune con la CGIL e con la sinistra del PD, due semplici cose.
1. Sul terreno economico il Governo faccia la patrimoniale e la lotta all’evasione (aggiungo io) e non tocchi i diritti fondamentali dei lavoratori e i servizi pubblici su cui i cittadini si sono espressi con il referendum a giugno. Due atti e due omissioni. Su queste basi e con queste garanzie si può accettare un Governo “di crisi” e a tempo, formato da una dozzina di persone di specchiata autorevolezza e rappresentative di tutte le culture politiche e sensibilità sociali.
2. Le forze che sostengono l’eventuale nuovo Governo propongano subito una legge elettorale migliore dell’attuale, nello spirito del referendum, e la si voti in fretta.

Credo serva il massimo senso di responsabilità, ma anche la massima determinazione: facciamo crescere nel Paese una “massa critica progressista” che appoggi la nostra posizione, cercando le alleanze più larghe nella società civile, nel mondo intellettuale e del lavoro e con le altre forze politiche. Se il Governo Monti sarà solo ed esclusivamente il Governo della BCE, prepariamoci invece ad un’opposizione ferma e costruttiva. Proviamoci e teniamo duro.

Carlo F. 10 novembre 2011 - 21:07

Primarie subito e governo di scopo “a tempo” fanno a a cazzotti, perché di tempo ne abbiamo già perso anche troppo e l’unico scopo, quando un governo è incapace di governare, resta quello di restituire la parola al popolo.

Nino 10 novembre 2011 - 20:59

come no, un governo di discontinuità chiede sel, ben sapendo che il serpente velenoso, il governo tecnico, continuerà la politica del berlusca.

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