E’ il momento della riflessione e delle scelte

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Le elezioni regionali si sono svolte e non voglio quì fare una analisi generale salvo dire, come premessa, che in generale le forze del centro sinistra hanno subito una sconfitta e che le prime risposte che vengono dal PD non sono particolarmente positive anzi sembra riaprirsi in una parte consistente del gruppo dirigente di quel partito la sciagurata tentazione di sfidare (sic) il centro destra sul suo terreno nell’illusione di ottenere un qualche risultato.

Si tratta di una illusione perniciosa che, come nel passato con la bicamerale, si risolverà in un disastro. Siamo già al punto che viene avanzata la proposta alla destra di assumere come base la proposta di Violante. Su un altro terreno solerti deputati e senatori del PD, capitanati da Paolo Nerozzi, depositano un progetto di legge demenziale sul “contratto unico” di cui dovrebbe essere resa obbligatoria la lettura a tutti gli iscritti di SEL come giustificazione sufficiente alla nostra esistenza.

Si chiude dunque la possibilità di estendere a livello nazionale il senso profondo della vittoria di Vendola in Puglia?

Non credo si tratti di questo quanto del fatto che l’ipotesi che stiamo mettendo in campo di ricostruzione di una sinistra di massa nel nostro paese non riesce a passare se si prende come punto di riferimento gli stati maggiori del centro sinistra ed in particolare del PD. Tra l’altro il significato della vittoria in Puglia è proprio questo.

Ora dunque dobbiamo discutere di noi e delle nostra strategia futura con pacatezza ma senza infingimenti.
Seguirò, in questo primo intervento a caldo, il metodo della esclusione delle scelte, a mio avviso, da non percorrere. So bene che nella vulgata ampiamente diffusa anche a sinistra si dice che chi non parte dalle proposte è debole; però, poichè una parte della mia formazione è di stampo scientifico e logico, vi assicuro che la negazione di una tesi è molto più forte e significativa di una proposta confusa.

a) Escluderei la prospettiva di un partitino del 7% (esperienza Marche) perche vorrebbe dire chiudere la prospettiva di ricostruire la sinistra e perchè, nella sostanza, sarebbe un ritorno al passato quando Rifondazione si attestava su numeri simili, e, se non ha funzionato allora non vedo perchè dovrebbe funzionare oggi. Comprendo che però potrebbe piacere a tutte quelle compagne e compagni che sono rimasti fuori dalle istituzioni e che, così, potrebbero rientrarci.

b) Rientrare nel PD per condurre una battaglia al suo interno; chi ci ha provato, anche nel recente passato, non ha portato a casa niente salvo, in qualche caso, un posto per se stesso.

c) Costruire SEL come ennesimo partitino della Sinistra; è una variante dei punti precedenti non particolarmente attraente (dato anche le percentuali che abbiamo preso fuori dalla Puglia).

Non c’è dunque niente da fare?

Ritengo che ci sia molto da fare a partire da una riflessione collettiva particolarmente esplicita che affronti anche elementi che rompano anche con una ipocrisia di sinistra particolarmente tenace a riprodursi.

Mi pare di poter sostenere, anche se non ne sono sicuro, che quando il compagno Vendola, nelle dichiarazioni immediatamente successive al successo elettorale in Puglia, ha dichiarato che i partiti sono oggi come “ossi di seppia” non fosse una deriva populista, ma cogliesse il fatto che è necessaria una profonda innovazione nella forma partito.
Daltronde mi risulta particolarmente chiaro che non possiamo che procede su un duplice binario; da un lato una azione volta a proporre contenuti e leadership per la coalizione che sfiderà la destra alle prossime elezioni politiche e dall’altro costruire e consolidare SEL come soggetto autonomo che propone una identità di sinistra nella coalizione.

Aggiungo che è giunto il momento di dare una identità ad una struttura al nostro partito; a partire, come ho sostenuto più volte, ad un superamento definitivo del modello della III° internazionale nella direzione di un partito plurale. Ma ancora più importante è la definizione di un patto politico tra tutti noi riguardante la priorità del progetto riguardo ai ruoli ed agli incarichi dirigenti.

Per una storia nuova è esiziale che si affermi, come valore condiviso, che il ruolo dirigente è una funzione e non l’esercizio di un potere. Che vengano sciolte realmente le cordate e le appartenenze come luoghi separati di definizione degli incarichi istituzionali e di partito.
Che vi sia una selezione dei gruppi dirigenti centrali e locali che, nel rispetto del pluralismo di storie, posizioni ed idee, abbiamo piena sovranità di direzione.

Per ultimo, è fondamentale definire uno statuto ed una carta dei valori; questione sottovalutata ma fondamentale che ha poco a che vedere con le “regolette” stabilite alla scorsa assemblea Nazionale.

Si tratta di definire i principi fondamentali e la nostra democrazia interna; che deve comprendere in modo preciso e rigoroso i diritti degli iscritti e gli strumenti della partecipazione come pure le strutture ed i meccanismi di formazione dei gruppi dirigenti.

Concludo osservando che, dopo il periodo travagliato che abbiamo vissuto, dobbiamo porre particolare attenzione alle modalità con le quali riusciamo a produrre una elaborazione collettiva adeguata da sottoporre al congresso.
Resto convinto che abbiamo intelligenze e competenze e passioni sufficienti tra i nostri militanti a tutti i livelli in grado di rispondere al compito escludendo, di conseguenza, la necessità di ricorrere a competenze intellettuali(sic) esterne.

Bisognava rompere il ghiaccio e penso di averlo fatto con questo intervento, resto in attesa delle prossime scadenze per discutere con tutte le compagne e compagni.

Sergio Tosini

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Giuseppe M 10 aprile 2010 - 16:26

Cari amici, il commento di Sergio Tosini si ricollega ad una questione centrale: chi sarà il portavoce di SEL dopo Nichi Vendola?

Secondo me è stata già una anomalia che Nichi fosse contemporaneamente nostro portavoce e presidente (uscente) della Regione Puglia. E il risultato elettorale lo conferma: i nostri consensi si concentrano per lo più in Puglia e nel Sud. Stiamo diventando un soggetto politico di stampo regionale, e questo non va affatto bene.

Ovviamente Nichi non potrà essere, ora, nostro portavoce, presidente di regione e persino futuro candidato leader dell’intero centro sinistra… Sarebbe un carico insostenibile, che nonostante la buona fede degli attivisti e dei militanti finirebbe per danneggiare SEL.

Questo nodo va risolto al più presto con un congresso. Dobbiamo decidere cosa fare da grandi!

Idrusa 10 aprile 2010 - 16:19

Tutto condivisibile e tutto ancora un pò fumoso, in attesa di chiarimenti (che arriveranno dal vertice o dalla base?) Come si strutturerà SEL (partito o movimento?) è importante e fondamentale per una speranza futura ed è un argomento da affrontare, ma in questo momento mi sembra un esercizio dialettico. Ho letto anche i commenti, ho letto che bisogna aprirsi ai temi sociali ma non ho letto alcun richiamo alla multietnicità e all’integrazione e un pò mi preoccupa se penso che la fondazione di Fini ha fatto di Balotelli una bandiera contro il razzismo.

Socialista Eretico 10 aprile 2010 - 12:43

io direi che bisogna innanzitutto aprire alle nuove istanze che non sono state finora rapprsentate dalla Sinistra . La quale si è presentata pressocchè come referente politico degli “insegnanti” e dei “giornalisti” (categorie degne ma insufficienti).
Quindi aprire un discorso sulle campagne, sulle partite iva fittizie(i dipendenti che lavorano con partita iva) , sui padri separati e via dicendo.

in secondo luogo credo che il vecchio centrosinistra non abbia funzionato perchè troppo eterogeneo e troppo litigioso.

penso invece che una SEL che punti ad essere il 10% più un area moderata di PD ed IdV (e magari Radicali) , possa funzionare bene.

le estreme che han provocato tensioni nel governo Prodi sono state tagliate: i teodem e mastella da un lato, i comunisti barricaderos dall’altra.

si spera che il buon senso trionfi stavolta.

p.s.
non sarebbe male aprire le fabbriche per bypassare le strutture partitiche e cariatidi dirigenziali ereditate dai vecchi partiti.
sarebbe interessante inoltre uno svecchiamento.

Marco 10 aprile 2010 - 10:59

credo che il percors da seguire sia quello del partito perchè bisogna essere sul territorio per poprtare avanti la linea politica di SEL.
Al contrario di Sergio credo che il fatto di prendere una piccola percentuale di voto sia come fasciarsi la testa prima di essersela rotta. Bisogna partire per la strada che si vuole intraprendere e percorrerla con voglia e i risultati potreanno dare ragione se si è fatto le cose fatte bene.

Claudio Fondelli 10 aprile 2010 - 10:11

Non ho dubbi sulla buona fede e le buone intenzioni di Tosini che ha sicuramente il merito di richiamare l’attenzione su un tema così fondamentale come la forma costitutiva di SEL.
Tuttavia pur essendo personalmente critico su come oggi i partiti si relazionino con i cittadini (le modalità del fare politica), resto dell’idea che SEL deve fare una scelta di fondo. O movimento di pensiero (ma non si aspetti in questo caso aiuto dai territori) a sostegno di una leadership futura del centrosinistra (Vendola) o partito.
Non esistono altre strade. Se ci si vuole presentare autonomamente come forza elettorale (la questione alleanze è un capitolo diverso) allora ci si deve strutturare come partito. Necessariamente. Con regole chiare di partecipazione e selezione della classe dirigente e dei candidati. Diversamente se si vuol puntare a determinare la futura leadership del centrosinistra allora meglio un movimento di opinione. Ma in questo caso nessun candidato (se non quelli che il futuro candidato leader riuscirà a contrattare con gli alleati) avrà alcuna possibilità di essere eletto sotto il simbolo di SEL (perchè non ci sarà alcuna base a lavorare nei territori per una sigla -SEL – che non è nient’altro che un simbolo). Ciò su cui è bene sgombrare subito il campo è che è un’illusione pensare di continuare come oggi. Un partito (con simbolo e tutto) che però non ha le regole di un partito dove la classe dirigente autonominatasi decide su candidature e linea politica. Così non funziona, non si illuda l’attuale dirigenza di poter sopravvivere (e magari prosperare) su questa linea di confine, mantenendo una posizione privilegiata senza che questa sia stata condivisa con la base ed i territori (che però sono chiamati a lavorare – volontariamente -nelle tornate elettorali).
Questo si chiama “gioco delle ter carte” e non ha proprio niente a che vedere con idee e cultura progressiste (non c’è neanche bisogno di scomodare quelle di sinistra).
Si è già tergiversato fin troppo e ciascuno di noi ha già da tempo iniziato a guardarsi attorno. Perchè forse a qualcuno sfugge, ma il silenzio – in questi casi – è più eloquente di tante parole.
Cordialemnte

Fabiano 10 aprile 2010 - 08:51

Ribadisco quanto ho sostenuto a commento di altro articolo. Non riesco a capire bene dove stiamo andando. Non mi ci ritrovo nella critica al Partito, strumento di battaglia e confronto democratico. Per sciogliere questi nodi, non basta un’intervista di Vendola (quella dei partiti “ossi di seppia”).
Mi riconosco pienamente nel sentimento di Tosini e credo che se non avvieremo presto i passaggi citati sarà una grossissima delusione per molti. Concludo auspicando un migliore equilibrio sul sito, in termini di visibilità e presenza di altri esponenti di SEL di livello nazionale.

Massimiliano 9 aprile 2010 - 22:53

care compagne,cari compagni
vi scrivo dalla campania dove purtroppo con la vittoria della destra alle recenti elezioni regionali si è aperto definitivamente la porta alla camorra e solo dio sa se e quando ne verremo fuori.
Noto dai messaggi che tra di voi c’è molto entusiasmo il che mi fa bene, magari nichi vendola fosse il nuovo presidente del consiglio e non solo il presidente della regione puglia!!!!!!!
io mi sento tirato da più parti perchè vicino a voi,vicino alla federazione della sinistra ed anche altre alle formazioni come sinistra critica ed Al pcl……….io stavo bene quando eravamo tutti insieme….mi chiedo,vi chiedo… non è possibile cercare di tornare uniti?purtroppo devo constatare che siamo in tanti quella sinistra comunista che alle recenti elezioni regionali non siamo andati a votare perchè non sappiamo quale sia la cosa più giusta da fare…in questo articolo si critica il 7% che la maggior parte della sinistra anticapitalista unita è riuscito a raggiungere nelle marche,ma scherziamo!!!!!
io vorrei fosse possibile proprio da quì ripartire per estendere all’intera nazione la positiva esperienza marchigiana.I rappresentanti dei lavoratori si sono uniti ed hanno preso il 7%!!!!!!!,come diceva il compagno MARX se ci uniamo vinciamo……ancora!Io non ero neanche nato quando nel 78 il glorioso P.C.I. prese il 33% alle politiche,vorrei che questo accadesse di nuovo oggi perchè sono orgoglioso del mio passato e del mio presente da comunista e so che è necessario ricontestualizzare il tutto al 2010 perchè si possa giungere a quel risultato nuovamente.A quei tempi per amore dei lavoratori non si spaccava nessun partito comunista d’italia,esistevano mozioni di maggioranza e di minoranza ma si stava tutti insieme nell’interesse del POPOLO.Oggi invece io vedo 4 partiti, o esperimenti politici,come volete,che si richiamano a quei valori e sono tutti divisi tra di loro come se il nemico fosse uno di noi e non è così porca puttana.Io penso che si possa essere espressioni di 4 mozioni differenti ma all’interno dello stesso partito,a chi giova vederci divisi in 4 e tutti fuori dal parlamento?!solo al nostro nemico,cioè alla società capitalis che noi uniti possiamo cambiare.
SPERO CHE SI POSSA SPINGERE ANCORA IN QUESTO SENSO…….MI MANCA L’ARIA……..,AUGURI A TUTTI!

Tiziano 9 aprile 2010 - 21:59

A proposito della sede…affittarla subito e riempirla di gente tutti i giorni! Non devono essere sezioni di partito ma luoghi aperti, in cui trascinare lavoratori, studenti… Sono insolitamente ottimista, ma qui a Firenze vedo una buona reazione al progetto di SEL e se da subito ci facciamo vedere nelle piazze, a raccogliere firme per l’acqua, a volantinare su problematiche legate al territorio credo che ci sia possibilità di avvicinare persone pronte a costruire qualcosa di veramente democratico, aperto, diverso dalla strutture novecentesche.
Detto ciò torno coi piedi a terra: congresso, senza fretta, ma da farsi. Non mi va più di esser bollato come “cartello elettorale”.

Ginoultimo 9 aprile 2010 - 21:35

La nostra storia sta diventando il percorso del gambero un passo avanti , due indietro.
Le elezioni sono andate male ,non possiamo nasconderlo,Non siamo stati capaci di rendere visibile e credibile la ” nostra promessa ” di unificare la sinistra. Perchè forse qualcuno lo dimentica ma questo è stata la molla che ci ha messo in campo . La fusione a freddo di soggetti politici con gruppi “dirigenti ” autoreferenziati non è riuscita, ma abbiamo da domandarci se l’obiettivo era giusto e se come io ritengo lo è , e va perseguito con forza ; allora fermiamo questa corsa del gambero ed andiamo avanti nella costruzione di un soggetto politico nuovo che sia oggetto e attore protagonista del cambiamento dellla politica. se promettiamo di fare il congresso fondativo , dobbiamo farlo. Non può essere Nichi il tappetto sotto cui nascondere la polvere del nostro fallimento. Nè può essere la storia di migliaia di militanti reclusa sotto il mito del nuovo leader carismatico. Ci tocca unire la sinistra per noi e per i nostri figli. Lo vogliamo fare allora congresso subito e stop ai tatticismi, se invece si reclama onestà intellettuale , la si deve anche predicare .Se Nichi e gli altri hanno in mente un altro percorso e non credono necessario allora coraggio compagni parlate e dite tutto. Che succede ? C’è stata la riunione del coordinamento nazionale? Nessun documento, nessun percorso verso il congresso.
Raccontate con l’onesta che vi riconosco la verità.

Alessandro 9 aprile 2010 - 17:30

Io ho l’impressione (da verificare) che, salvo qualche caso, in realtà l’età media di chi ha preso i voti in SEL sia abbastanza elevata. Questo vuol dire che finora SEL si regge sul voto di persone conosciute e che in qualche modo hanno conservato la loro credibilità politica. Chi ha preso valori percentuali bassi secondo me deve fare autocritica e chiedersi cosa non ha funzionato.

Sulla questione della forma partito dobbiamo essere molto attenti. Le forme partito che abbiamo conosciuto fino ad oggi sono soggette a scalate e a creazione di burocrazia fine a se stessa. Se succede questo è finita. Ognuno si faccia il suo circolo culturale perché non ci sarà più sinistra in Italia.

E’ più importante spendere denaro per l’affitto di una sede che si riempie un’ora al mese o usare lo stesso denaro per una campagna di opinione?

Non so… quando questo partito era in fase di formazione si parlava di: una sinistra plurale, del lavoro, dell’ambiente, dei diritti civili, dei territori, una testa un voto etc. etc. Ma non la vedo.
Vedo solo persone esperte che tendono a riprodurre gli schemi di una vita, in questo modo non credo che riusciremo a versare l’entusiasmo delle fabbriche di Nichi in SEL.
La struttura è sicuramente importante ma se poi genera stanze vuote io non so che farmene.

Se si crede nelle assemblee partecipative allora perchè queste non vengono adottate all’interno del partito? Avrebbero dovuto essere il motore iniziale e invece si è fatto un regolamento che è carta morta. Forse hanno ragione loro, la partecipazione è sbagliata e allora lo dicano e lasciamo perdere questo tema, facciamo il partito centrale e non se ne parli più!

SEL ha più di un problema: ha un leader importante ma senza colonnelli, piuttosto mi sembra di vedere portaborse precari. Parliamoci chiaro, oltre Vendola cosa c’è?

Le dirigenze devono capire che si devono creare le condizioni di coinvolgimento. Gli italiani (almeno quelli che votavano noi) non ce la fanno più a dare il voto a una idea che viene “cantata” dai microfoni e poi subito dimenticata. Hanno bisogno di toccare con mano.

Si dovrebbe riprendere una serie di temi e fare una grossa campagna nazionale per rendersi visibili, stampare i manifesti e mandarli alle sezioni e le sezioni, però, dovrebbero lavorare. Ne sparo qualcuno giusto perché mi voglio divertire:

1) Acqua bene comune;
2) Sicurezza sociale;
3) Difesa del lavoro;
4) Internet gratis o a equo canone;
5) No! All’Italia federata, SI All’Italia decentralizzata e dei territori.
6) Legge elettorale.

Facciamo un bel calendario e andiamo avanti per i prossimi tre anni. Poi vediamo come vanno le politiche, si fa la lettura, si fa la critica, e si tira avanti. I programmi li scrivi con le assemblee partecipative, i candidati li decidi sul territorio per alzata di mano, ogni sezione indica il suo e ci si conta.

Ma io di burocrazia non voglio più sentir parlare, mi interessa un partito che disegna il futuro. Perché nel capitalismo del 2010 il futuro è adesso. Non c’è più tempo per i riti.

Sergio Tosini 9 aprile 2010 - 16:13

Scusate l’intromissione ma per evitare fraintendimenti ho concluso il mio articolo presentando una contraddizione che, secondo me, non può essere risolta tagliandola con una spada come il nodo di gordio. E proposto di assumerla come dato di una fase. Sennò non avremmo ne l’estenzione dell’esperienza pugliese e neppure un partito. Daltronde la politica, come la vita, è il uogo eminente delle contraddizioni.

Riccardo Volpe 9 aprile 2010 - 16:01

Vincenzo concordo tutte le tue parole. Soprattutto quando dici che un processo di strutturazione non è più rimandabile!

Raffaele 9 aprile 2010 - 15:58

oggi come oggi per essere credibili all’occhio della gente bisogna fare ciò che fà la lega e beppe grillo,parlare alla gente direttamente nelle piazze,strade,scuole ecc. ecc.e non andare a ballarò,porta a porta ecc. ecc.la politica del salotto porta soltanto all’astensionismo!!!

Vincenzo Gaudiano 9 aprile 2010 - 15:20

Credo che l’articolo di Tosini che ha il merito di entrare nel vivo della questione che ci riguarda, alla fine rischia di cadere, come già rilevato da qualche compagno in una evidente contradizione. Se le tee ipotesi a, b, e c vengono ritenute inadeguate che senso ha proporre un percorso che, se pur con modalità un po’ diverse, mette comunque al centro la costruzione del “Partito” SEL?
Non mi sfugge che siamo in una situazione di difficoltà estrema, senza gruppi dirigenti legittimati, senza una parvenza di strutture, se guarda all’esperienza campana abbiamo visto una campagna elettorale fatta esclusivamente dai candidati (con tutte le perversioni del caso), senza alcun apporto o supporto pur chiccesia da parte del Partito o del movimento SEL, salvo poi meravigliarsi che eleggiamo, come lo scorso anno per la Provincia di Napoli, due compagni che non sono parte integrante del progetto SEL in quanto aderenti al PSI.
Credo che la riflessione debba necessariamente partire da una constatazione, un dato di fatto, e cioè tutte le forme organizzate oggi a sinistra e nel centro sinistra sono nettamente inadeguate alla costruzione di una alternativa a Berlusconi e al berlusconismo. E sono inadeguate strutturalmente, cioè per l’oggi e probabilmente per il domani.
Va messo in moto, con le iniziative giuste, i tempi giusti, le modalità giuste un processo di ricostruzione/rifondazione di una sinistra ampia, a due cifre, ben sopra il 30% se vogliamo essere seri.
SEL avrà ruolo se sarà capace di mettere a disposizione se stessa, l’esperienze più avanzate che essa ha maturato (vedi Puglia) per questo processo, ne avrà molto meno se si incamminerà sula strada di una sua strutturazione “a prescindere” da un processo molto più vasta e non più rimandabile.

Leo 9 aprile 2010 - 15:02

Noi di sinistra vogliano solo una cosa: Nichi Vendola Presidente del Consiglio!

Francesco P. 9 aprile 2010 - 14:57

però…a me pare che già nell’intervento di tosini di scorgano degli spunti interessanti, che riguardano SEL, la sua forma di (neo)partito,le sue regole come risposta all’antipolitica ed alla crisi dei modelli di organizzazione politica attuali. mi pare che nel suo intervento guardi avanti,non ad un generico annullamento della dirigenza (problema che, a mio parere, andrebbe girato a quelli del PD)anzi. mi pare si ponga il problema della prevenzione di possibli sacche di potere, di correnti che prendono nomi da cognomi,di gruppetti adunati attorno all’uno o all’altro caporale e di tutte quelle metastasi che strozzano la vita di un partito e la passione dei suoi militanti. ecco: è questa la sfida, compagni/e. abbiamo una nostra identità,e credo che il problema dell’organizzazione, della forma,non sia secondario, come tosini rileva in questo intervento. ho parlato di intervento apposta: di fatto prosegue la discussione pre-congressuale avviata da vendola con quell’intervista post-elettorale. ci vediamo a giugno,come era stato detto a napoli?

Antonio 9 aprile 2010 - 12:48

Devo dire che non capisco “il finale” di questo articolo.

La soluzione a (formula da 7% stile Marche) viene bocciata (arrivarci al 7%!).

La soluzione b (entrare nel PD) idem.

La soluzione c (SEL ennesimo partitino) pure.

Tutto questo mi è chiaro. E dunque? Tutta la seconda parte dell’intervento mi pare generica, anche se, in contraddizione con quanto sopra, l’autore sembra in qualche modo sposare poi l’opzione c, parlando di statuti, carte di valori, eccetera.

La triste verità è un’altra: il settarismo non paga, non esiste più la sinistra in quanto tale ma esistono ancora persone di sinistra, intese come persone che amano l’onestà, l’ambiente, l’aiuto del prossimo. Bisognerebbe sciogliere tutti i partitini esistenti, fare fuori il 95% dei dirigenti e ricominciare da capo.

Riccardo Volpe 9 aprile 2010 - 11:57

Caro Sergio, ma a quando la data del congresso? Questa cosa insospettisce molti aderenti a SeL. A Bagnoli si disse “congresso dopo le regionali”, a Roma ci preparavamo addirittura per la fase congressuale. Adesso non sento parlare di congresso o di “Partito” (in qualsiasi forma lo si voglia fare, ma c’è bisogno di una forza organizzata, che non sia un semplice movimento o un simbolo, la delusione di Sinistra Arcobaleno non deve ripetersi).
SUBITO dopo le regionali si sarebbe dovuto riunire il coordinamento nazionale, convocare la data del congresso e le modalità di tesseramento. Altrimenti, abbiamo perso tempo, voi e noi nei territori che ci abbiamo creduto.

Spero vivamente che in questi giorni si faccia chiarezza, con i fatti,m convocando congressi e tesseramenti.

Riccardo Volpe
SeL Pozzuoli (NA)

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