Le elezioni regionali si sono svolte e non voglio quì fare una analisi generale salvo dire, come premessa, che in generale le forze del centro sinistra hanno subito una sconfitta e che le prime risposte che vengono dal PD non sono particolarmente positive anzi sembra riaprirsi in una parte consistente del gruppo dirigente di quel partito la sciagurata tentazione di sfidare (sic) il centro destra sul suo terreno nell’illusione di ottenere un qualche risultato.
Si tratta di una illusione perniciosa che, come nel passato con la bicamerale, si risolverà in un disastro. Siamo già al punto che viene avanzata la proposta alla destra di assumere come base la proposta di Violante. Su un altro terreno solerti deputati e senatori del PD, capitanati da Paolo Nerozzi, depositano un progetto di legge demenziale sul “contratto unico” di cui dovrebbe essere resa obbligatoria la lettura a tutti gli iscritti di SEL come giustificazione sufficiente alla nostra esistenza.
Si chiude dunque la possibilità di estendere a livello nazionale il senso profondo della vittoria di Vendola in Puglia?
Non credo si tratti di questo quanto del fatto che l’ipotesi che stiamo mettendo in campo di ricostruzione di una sinistra di massa nel nostro paese non riesce a passare se si prende come punto di riferimento gli stati maggiori del centro sinistra ed in particolare del PD. Tra l’altro il significato della vittoria in Puglia è proprio questo.
Ora dunque dobbiamo discutere di noi e delle nostra strategia futura con pacatezza ma senza infingimenti.
Seguirò, in questo primo intervento a caldo, il metodo della esclusione delle scelte, a mio avviso, da non percorrere. So bene che nella vulgata ampiamente diffusa anche a sinistra si dice che chi non parte dalle proposte è debole; però, poichè una parte della mia formazione è di stampo scientifico e logico, vi assicuro che la negazione di una tesi è molto più forte e significativa di una proposta confusa.
a) Escluderei la prospettiva di un partitino del 7% (esperienza Marche) perche vorrebbe dire chiudere la prospettiva di ricostruire la sinistra e perchè, nella sostanza, sarebbe un ritorno al passato quando Rifondazione si attestava su numeri simili, e, se non ha funzionato allora non vedo perchè dovrebbe funzionare oggi. Comprendo che però potrebbe piacere a tutte quelle compagne e compagni che sono rimasti fuori dalle istituzioni e che, così, potrebbero rientrarci.
b) Rientrare nel PD per condurre una battaglia al suo interno; chi ci ha provato, anche nel recente passato, non ha portato a casa niente salvo, in qualche caso, un posto per se stesso.
c) Costruire SEL come ennesimo partitino della Sinistra; è una variante dei punti precedenti non particolarmente attraente (dato anche le percentuali che abbiamo preso fuori dalla Puglia).
Non c’è dunque niente da fare?
Ritengo che ci sia molto da fare a partire da una riflessione collettiva particolarmente esplicita che affronti anche elementi che rompano anche con una ipocrisia di sinistra particolarmente tenace a riprodursi.
Mi pare di poter sostenere, anche se non ne sono sicuro, che quando il compagno Vendola, nelle dichiarazioni immediatamente successive al successo elettorale in Puglia, ha dichiarato che i partiti sono oggi come “ossi di seppia” non fosse una deriva populista, ma cogliesse il fatto che è necessaria una profonda innovazione nella forma partito.
Daltronde mi risulta particolarmente chiaro che non possiamo che procede su un duplice binario; da un lato una azione volta a proporre contenuti e leadership per la coalizione che sfiderà la destra alle prossime elezioni politiche e dall’altro costruire e consolidare SEL come soggetto autonomo che propone una identità di sinistra nella coalizione.
Aggiungo che è giunto il momento di dare una identità ad una struttura al nostro partito; a partire, come ho sostenuto più volte, ad un superamento definitivo del modello della III° internazionale nella direzione di un partito plurale. Ma ancora più importante è la definizione di un patto politico tra tutti noi riguardante la priorità del progetto riguardo ai ruoli ed agli incarichi dirigenti.
Per una storia nuova è esiziale che si affermi, come valore condiviso, che il ruolo dirigente è una funzione e non l’esercizio di un potere. Che vengano sciolte realmente le cordate e le appartenenze come luoghi separati di definizione degli incarichi istituzionali e di partito.
Che vi sia una selezione dei gruppi dirigenti centrali e locali che, nel rispetto del pluralismo di storie, posizioni ed idee, abbiamo piena sovranità di direzione.
Per ultimo, è fondamentale definire uno statuto ed una carta dei valori; questione sottovalutata ma fondamentale che ha poco a che vedere con le “regolette” stabilite alla scorsa assemblea Nazionale.
Si tratta di definire i principi fondamentali e la nostra democrazia interna; che deve comprendere in modo preciso e rigoroso i diritti degli iscritti e gli strumenti della partecipazione come pure le strutture ed i meccanismi di formazione dei gruppi dirigenti.
Concludo osservando che, dopo il periodo travagliato che abbiamo vissuto, dobbiamo porre particolare attenzione alle modalità con le quali riusciamo a produrre una elaborazione collettiva adeguata da sottoporre al congresso.
Resto convinto che abbiamo intelligenze e competenze e passioni sufficienti tra i nostri militanti a tutti i livelli in grado di rispondere al compito escludendo, di conseguenza, la necessità di ricorrere a competenze intellettuali(sic) esterne.
Bisognava rompere il ghiaccio e penso di averlo fatto con questo intervento, resto in attesa delle prossime scadenze per discutere con tutte le compagne e compagni.
Sergio Tosini
Cari amici, il commento di Sergio Tosini si ricollega ad una questione centrale: chi sarà il portavoce di SEL dopo Nichi Vendola?
Secondo me è stata già una anomalia che Nichi fosse contemporaneamente nostro portavoce e presidente (uscente) della Regione Puglia. E il risultato elettorale lo conferma: i nostri consensi si concentrano per lo più in Puglia e nel Sud. Stiamo diventando un soggetto politico di stampo regionale, e questo non va affatto bene.
Ovviamente Nichi non potrà essere, ora, nostro portavoce, presidente di regione e persino futuro candidato leader dell’intero centro sinistra… Sarebbe un carico insostenibile, che nonostante la buona fede degli attivisti e dei militanti finirebbe per danneggiare SEL.
Questo nodo va risolto al più presto con un congresso. Dobbiamo decidere cosa fare da grandi!