Mussi: “diamo con il voto uno schiaffo ai prepotenti”.
«Ha ragione Alfredo Reichlin: è un nuovo 8 settembre. E come 60 anni fa non si poteva essere democratici senza essere antifascisti, oggi non si può essere democratici senza essere antiberlusconiani». Fabio Mussi, Sinistra, ecologia, libertà, è netto.
Democrazia a rischio?
«Sì un 8 settembre, una notte della Repubblica. Siamo su un piano inclinato su cui rotolano i valori della domocrazia. Il rischio è altissimo. C’è una crisi politica, culturale, economica. Il disfacimento delle coscienze. Un governo che per riparare a errori dei partiti che lo sostengono vara una legge elettorale non ha precendenti nella storia delle democrazie occidentali. E non è un decreto interpretativo, come ha detto bene Zagrebelsky quella dell’interpretazione è una foglia di fico ipocrita».
Come se ne esce? Uniti dall’antiberlusconismo?
«Bisogna unire, naturalmente. Alla manifestazione di sabato prossimo in piazza del Popolo ci saranno tutti. Vogliamo partecipare a un movimento unitario. Certo vedo delle responsabilità in chi non ha voluto dare un giudizio definitivo e inappellabile su Berlusconi e il berlusconismo».
Ora saranno convinti.
«L’ultima offerta per riforme condivise è di una settimana fa. Non è possibile nessun accordo con questa destra. Dieci anni fa lo dissi in un congresso e mi fanno ancora male le mani per le bacchettate che presi: “Con l’antiberlusconismo non vinceremo mai”, mi risposero».
Il pericolo è che a sinistra prevalga la voglia di non andare a votare.
«Tutti a votare, invece. Guardi, per i prepotenti non ci sono che gli schiaffi e a questi prepotenti un bel paio di schiaffi elettorali farebbero benissimo, mi creda. Sconfiggiamoli alle regionali».
Una destra prepotente?
«Prepotente è dir poco. Con il decreto hanno strappato il diritto costituzionale, pochi giorni fa l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Diritto e lavoro, la destra è questo, che si capisca bene».
L’abbiamo sentita citare Gaetano Salvemini.
«Ho ritrovato un libro scritto da Salvemini 100 anni fa, dopo il terremoto di Messina in cui aveva perso moglie e figli. Per il presidente del consiglio di allora, Giolitti, conia un termine: “ministro della malavita”. Salvemini non aveva visto ancora nulla».
da IL TIRRENO – LUNEDI 8 MARZO
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