Expo 2015: “Milano da bere” e ‘ndrangheta

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Più di due anni fa, la notizia della “vittoria” ottenuta dal sindaco di Milano Letizia Moratti, riuscita a portare l’Expo nel capoluogo lombardo, è rimbalzata su tutti i telegiornali, per poi andare a riempire le prime pagine dei giornali, incastonata all’interno di mega titoli che esaltavano ora l’orgoglio, ora la commozione, ora la felicità di un Paese in festa, quasi si trattasse del revival dell’ultimo campionato mondiale di calcio. Venivano propinate cifre sempre più alte, che promettevano a tutti scampoli di quella “ricchezza” ormai dimenticata dai più (o forse mai esistita), alle prese con un futuro sempre più incerto e faticoso.

La storia dell’Expo ha avuto molti “stop and go”, a dir la verità più stop che go. Diversi cambi di guardia ai suoi vertici, siamo passati da Paolo Glisenti, braccio destro del sindaco Moratti, a Lucio Stanca, uomo di fiducia di Silvio Berlusconi, dimessosi qualche settimana fa a seguito di dissidi e accese polemiche all’interno del centrodestra, per arrivare all’attuale direttore generale Giuseppe Sala, incaricato di risollevare le improbabili sorti dell’esposizione.

Siamo in crisi economica, inutile ricordarlo, quindi è necessario un piano di contenimento dei costi operativi, infatti fino ad oggi sono stati tagliati più di cinque milioni di euro su un preventivo di ventiquattro milioni. Nessun piano di contenimento è finora stato attivato riguardo le pressioni che la ‘ndrangheta esercita sulla politica, sì perchè l’Expo è un grande business da sfruttare.

Tutto è grande se osservato sotto le fantasmagoriche luci dell’Expo, tutto cresce nella Milano del futuro, ancora cinque anni di cantieri finalizzati a stravolgerne in profondità la fisionomia della città, la “Milano da bere” che ritorna più che mai condita dalle pazze fantasie visionarie che amministratori, architetti scatenati stanno affrettandosi a “mettere in cantiere” per noi povera gente.

La grande “torta” dell’Expo 2015, seppur ridimensionata al ribasso verrà divisa fra compiacenza e cricche varie nella più totale indifferenza di chi dovrebbe vigilare, ecco perchè riguardo il tema della vigilanza è nato “Expo No Crime”, il primo intergruppo interistituzionale che vuole coagulare i rappresentati di Regione Lombardia, della Provincia di Milano e del Comune di Milano in un percorso di vigilanza, di dibattito e di confronto nella realizzazione di Expo 2015.

Uno spazio aperto ai contributi di politici, associazioni, movimenti, e di quanti interessati e sensibili alla legalità e che vogliono comprendere quale grado di presenza ha la mafia al nord. L’iniziativa “Expo no crime” è stata lanciata da tre giovani consiglieri di Regione Lombardia: Chiara Cremonesi di Sinistra Ecologia Libertà, Giulio Cavalli di Italia dei Valori e Giuseppe Civati del Partito Democratico.

Sappiano tutti bene che l’esposizione del 2015 non farà cambiare nulla nelle case delle famiglie italiane, milanesi e non, spesso abbarbicate nei quartieri periferici, travolti dalla delinquenza e dove molte volte mancano addirittura i servizi primari, dove l’unico panorama fruibile è costituito dal muro scrostato e fatiscente di un palazzone. Tutto resta uguale nell’Italia dimenticata, vittima della disoccupazione e del lavoro precario; tutto resta uguale per gli italiani costretti a tirare la fine del mese con sempre meno potere di acquisto perché schiacciati da un debito pubblico insostenibile esasperato da sprechi.

Eppure saranno proprio loro, le famiglie italiane, a finanziare attraverso nuovo debito pubblico anche la mega kermesse dell’Expo di Milano 2015, dove la lobby del cemento, sotto la direzione di architetti di grido, costruirà la “città del futuro”, sempre più indifferente e lontana dalla difficile quotidianità della popolazione che vi abita.

Chiudo con una frase di Sigmund Freud, scritta come prima nel suo libro “Il malessere nella cultura” pubblicato nel 1930, che recitava: “al posto dei valori della vita, si preferisce il potere, il successo e la ricchezza fini a se stessi”, quanto mai attuale e quanto mai sintomatica del quotidiano che viviamo ogni giorno dopo ben ottant’anni di storia.

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Paolo 13 luglio 2010 - 14:49

Questo blitz salverà il governo, vedrete. Il messaggio che passa alla gente incollata alla TV è quello di un governo che lotta la criminalità

Cupido 13 luglio 2010 - 14:40

Maxi operazione contro la criminalità organizzata. Da Reggio Calabria al Nord Italia, dice il Televideo…
Nessuna novità: Maroni esulta, il Governo gongola e la gente è soddisfatta. Il copione si ripete: provate a verificare con un qualunque motore di ricerca. Inserite ARRESTI PER MAFIA e CRISI DI GOVERNO. Vedrete che ogni qualvolta Berlusconi rischia il collasso politico c’è un blitz antimafia. E’ incredibile, blitz ad orologeria!
Adesso vedremo gli sviluppi politici: chissà che qualche parlamentare referente di cosca mafiosa non si faccia sentire

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