“Vogliamo le primarie non solo per il candidato premier, ma per tutti i candidati alle elezioni”: parte da Facebook l’urlo del popolo del centrosinistra che chiede di “poter partecipare alla politica”. Dopo i vari appelli nazionali pro-primarie lanciati dal quotidiano l’Unità, dai sostenitori di Nichi Vendola e da altri gruppi, adesso dalle pagine del social network è partita un’iniziativa locale. Un gruppo di militanti locali di Sinistra ecologia libertà ha lanciato a Ferragosto un nuovo appello: si trova nel gruppo “Scegliere deputati e senatori si può. Con le primarie”. In pochi giorni oltre quattrocento persone hanno già firmato. E adesso che le ferie stanno finendo, con la gente che torna in ufficio o davanti al pc a casa, si aspetta il boom di iscrizioni al gruppo, che si propone l’obiettivo “di restituire ai cittadini la facoltà di scegliere i candidati”, visto che la legge elettorale, senza preferenze, lo impedisce.
Fra i primi ad aderire, Luigi Nieri, consigliere regionale di Sel ed ex assessore al Bilancio nella giunta Marrazzo. “E’ un’iniziativa importante – spiega Luigi Nieri – perché parte dai militanti e testimonia in sé la voglia di partecipare alla politica. Personalmente credo che sia doveroso cambiare la legge elettorale, ma senza vendersi l’anima con alleanze parlamentari che non avrebbero senso. Ma soprattutto se si dovesse andare al voto con questa legge elettorale, e cioè senza poter esprimere preferenze sulla scheda, allora è giusto che i cittadini possano scegliere i candidati con le primarie, senza che vengano imposti dai leader dei partiti. La nostra è una proposta che lanciamo a tutto il centrosinistra. E’ una sfida per riportare la società civile, la gente, nella politica. Per risvegliare la passione civile e la voglia di partecipazione”.
Di Pa. Fo. – Corriere della Sera – 30/08/2010
Vedi: Scegliere Deputati e Senatori, Con le primarie si può.
APPELLO PER UNA PROPOSTA DI LEGGE ELETTORALE PROPORZIONALE
Il tema della legge elettorale è al centro del dibattito politico: l’attuale meccanismo “proporzionale-maggioritario” varato nel 2005 appare fortemente criticato da più parti, anche se appare congeniale all’attuale maggioranza di governo e, nel suo complesso, alle segreterie dei partiti che dispongono a questo modo di un fortissimo “potere di nomina” scegliendo, in pratica, a tavolino buona parte dei parlamentari.
E’ cominciata, proprio in questi giorni, una offensiva riguardante un cambiamento nella direzione dell’uninominale-maggioritario, attraverso un appello lanciato sulle colonne del “Corriere della Sera” da una serie di esponenti politici e del mondo accademico schierati in entrambi i poli di centro-destra e di centro-sinistra.
Occorre contrapporci immediatamente a questa iniziativa.
Consideriamo il cosiddetto “uninominale secco” una vera e propria disgrazia perché taglia irrimediabilmente qualsiasi possibilità di effettiva rappresentanza politica, riducendo, in particolare nella situazione italiana, il confronto elettorale al personalismo mediatico: proprio quel personalismo mediatico che ha favorito fortemente, nel corso degli ultimi anni, la destra e a cui la sinistra non può rispondere con una semplice operazione di omologazione all’ “apparire” in lugo di quell’”essere” che è sempre stato il dato costitutivo delle grandi forze politiche del movimento operaio.
Così come consideriamo negativamente le cosiddette “elezioni primarie”, proprio per le ragioni di esaltazione della personalizzazione della politica e di punto di “blocco” dello sviluppo delle possibilità dei soggetti politici di esprimere compiutamente le proprie opzioni al riguardo del Paese (oltre ad altre ragioni riguardanti, specificatamente, regole e modalità dell’istituto che, in Italia, sono sviluppate in maniera molto diversa da quelle adottate nel paese, gli USA, che le ha, per così dire, “inventate”, e nel quale rimangono fattore essenziale di un particolare sistema politico, sviluppatosi fin dai tempi della secessione delle 13 colonie originarie verso la Gran Bretagna, negli anni’70 del XVIII secolo).
Tornando al “caso italiano”:egualmente si pensa, da altre parti, di richiamare in servizio l’usato sistema “misto” maggioritario – proporzionale meglio noto come “Mattarellum”, usato tra il 1994 ed il 2001.
Il cosiddetto “Mattarellum” va ricordato contribuì fortemente a tracciare un profilo bipolare all’interno del sistema politico italiano, ma non diminuì anzi aumentò la frammentazione partitica (anche perché adottato nella fase di implosione del precedente sistema dei partiti, in presenza di una tendenza dei “partiti storici” a frantumarsi secondo la linea di frattura delle originarie correnti costitutive), dando così vita a quelle coalizioni super-litigiose che, nel caso del centro-sinistra tra il 1996 ed il 2001 (scontando anche scissioni e passaggi di campo) diede vita a quattro governi in cinque anni, con la legislatura conclusa con un non-parlamentare alla presidenza del Consiglio e la designazione quale “leader della coalizione” di un quarto personaggio, poi regolarmente sconfitto.
Inutile in questa sede richiamare le forti ragioni che richiedono, invece, di reclamare l’adozione di un sistema elettorale di tipo effettivamente proporzionale soprattutto in ragione della difesa delle caratteristiche parlamentari della Repubblica Italiana disegnate dalla Costituzione: caratteristiche che prevedono la centralità delle istituzioni rappresentative, l’incarico al Presidente del Consiglio conferito dal Presidente della Repubblica, la fiducia votata da entrambi i rami del Parlamento.
Occorre aprire un confronto tra i diversi sistemi possibili, tenendo conto che va ricercato – ovviamente- un equilibrio tra rappresentatività e governabilità, producendo un quadro di “multipartitismo moderato”, senza “polarizzazioni” (un sistema quindi che consenta l’alternativa al governo, senza “conventio ad excludendum” stabilite a tavolino, per pregiudizio ideologico).
In questo senso nulla deve essere concesso a forme surrettizie di presidenzialismo, ed egualmente vanno posti in discussione anche i metodi di elezione diretta dei diversi livelli decentrati di Governo ( no, quindi, all’elezione diretta di Presidenti di Regione, Provincia e Sindaci: riflettendo anche che abbiamo una modalità di elezione dei Sindaci praticamente eguale per tutti gli oltre 8.000 comuni d’Italia, a prescindere dalle dimensioni territoriali e demografiche. La sola diversità è rappresentata dalla possibilità o meno del ballottaggio: istituto del ballottaggio che non c’è per i Presidenti di Regione e sul quale, istituto del ballottaggio, andrebbe aperta una ulteriore riflessione circa validità ed utilità).
Il sistema elettorale (nel suo complesso: non semplicemente la “formula elettorale” che porta alla traduzione di voti in seggi) è punto fondamentale del sistema politico ed è attraverso il sistema elettorale che può concretizzarsi il confronto fra le grande idee, le diverse opzioni di società e di prospettiva per il futuro che soltanto le organizzazioni politiche e non i singoli possono portare avanti.
E’ necessario, quindi, far sentire la voce di quanti (sono convinto che non siano pochi) che nel mondo politico, sindacale, della cultura, dell’associazionismo si muovono – appunto – nella direzione di una richiesta di modifica nel senso di un sistema elettorale proporzionale.
Chiedo a tutti di frasi interpreti, in tutte le sedi, di un dibattito serio ed impegnato su questi temi, a partire da una analisi seria della recente storia d’Italia, che non può essere distorta nella sua essenza, con ricostruzioni fantasiose e non precisamente “informate”.
Grazie per l’attenzione
Savona, li 31 Agosto 2010 Franco Astengo