C’è un motivo per stare oggi con la Fiom che travalica la Fiom stessa e riguarda tutto il lavoro e, anche, la migliore cultura aziendale. Lo ha detto molto bene ieri su la Repubblica Ulrich Beck, considerato uno dei massimi sociologi viventi: “più si tagliano i diritti, più si riduce l’identificazione del dipendente con il datore di lavoro. E, in ultimo, si deprimono produttività e creatività, le uniche armi sensate che ci restano per competere con i paesi emergenti”.
Basterebbe partire da qui per riflettere su quanto sta avvenendo a Torino.
Il modello che Marchionne vuole alla Fiat ha poco a che vedere con il Toyotismo, che si fonda sulle asserzioni di Beck, ma sembra invece assomiglia terribilmente ad un Fordismo-taylorismo ammantato di scientismo. E stupisce che un uomo come Marchionne finga di non accorgersene.
Forse il vero problema è che per applicare il toyotismo occorrerebbe formare prima una catena di comando (dai dirigenti di alto grado fino a quelli più vicini agli operai), capace di motivare e fare squadra con i lavoratori e non dei meri sergenti o caporali capaci solo di trasmettere ordini e sorvegliare.
Ma forse è proprio questo che manca alla Fiat, e Marchionne deve essersene accorto e punta quindi a un ritorno al passato; a una cultura dirigenziale Vallettiana anziché ad una moderna cultura e organizzazione aziendale. Il mondo del lavoro italiano ha bisogno di passare rapidamente da una mal scopiazzata cultura anglosassone del comando ad una moderna cultura aziendale europea della condivisione; che è il contrario del referendum imposto a Mirafiori. Quella cultura, per intenderci, costruita in Germania con i Sindacati quando era al governo la SPD di Brand e Schmidt. Fu infatti Schmidt, quando era cancelliere, ad introdurre per legge negli anni ‘70 la presenza paritetica dei Sindacati nei Consigli di sorveglianza delle aziende con più di 2.000 dipendenti. Il nostro modello di riferimento e da cui partire deve essere quello e non certo quello Marchionne-Bonanni-Angeletti che, come dice Ulrich Beck, porterebbe poco lontano.
Stupisce che una parte rilevante del PD non se ne faccia carico e sia in preda ad una sorta di ballo di San Vito che, più che movimento, trasmette il senso di una paralisi d’idee e di valori che non aiutano a porre al centro la modernizzazione del paese, ma spingono solo ad appiattirsi sul peggio dei modelli americani, anziché guardare al meglio della cultura europea.
Alberto Ferrari
Io vorrei sapere come interpreta la scelta Fiat di trasferire la progettazione dell’auto in USA e comunque fuori dall’Italia (già attuata!!!! Sa Cristiano chi è l’ing. De Feo passato alla VW e che ruolo avesse in Fiat?). Non vorrei che pensare ai precari significasse far diventare tutti precari. Al futuro elettore SEL dico che per battere la ds non bisogna raccattare consensi dal centro, pure rispettabili, ma ritrovare la fiducia di quella parte di italiani, che oggi si dimostra la parte sana del Paese, che rifiutando l’indecenza politica attuale si è ritirato dall’agone politico e la rappresentanza politica che spettava alla sinistra ha tutte le responsabilità.