Gaia, terra nostra

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Per considerare un poco più nostra e gaia questa terra, la Terra, questo suolo, il Territorio italiano non c’è da ricominciare tutto da capo: ha fatto bene Il Manifesto ad aprire con l’articolo di Piero Bevilacqua una riflessione storica e colta sull’assetto idrogeologico.

In Italia “sappiamo ma non lo facciamo” (ha scritto poi Fulvia Bandoli), ecco! La grande opera pubblica più urgente per l’Italia si potrebbe fare ora, subito, con una certa competente intelligenza, poca fatica dei legislatori e dei governanti. Era impossibile con il governo Berlusconi, con il governo degli scandali e dei condoni; forse è impossibile con questo parlamento che ha la stessa maggioranza di eletti dal centrodestra di Berlusconi; comunque era possibile almeno dirlo da parte del nuovo governo di impegno nazionale. Non è stato detto, hanno cominciato male.

Nuove norme (aggiornate e forti dell’esperienza) servono sempre. Un parlamento nuovo e più rappresentativo dell’attuale, magari anche un poco più di sinistra, ecologista, libertario e forse (per non farci mancare niente!) un governo coeso (dopo le primarie) di centrosinistra… potrebbero approvare il primo giorno, nella prima seduta e nel primo Consiglio dei Ministri, un piano decennale ordinario per la messa in sicurezza del territorio italiano, un piano straordinario di gesti e atti ordinari. Andrebbe accompagnato da una norma-moratoria, una norma che vieti intanto nuove costruzioni in certe aree. Si tratta di “tradurre” in  atti d’indirizzo concreto e di pianificazione vincolante scadenzata il combinato disposto di leggi in vigore: la legge di ratifica della Convenzione Europea sul Paesaggio (2000), la legge sulla difesa del suolo (legge 183 del 1989), le norme della vecchia legge sulle risorse idriche (legge 36 del 1994) su bilanci idrici di bacino, censimento di tutti gli emungimenti e dei pozzi, revisione delle concessioni in uso. Poi certo andrà preparata una nuova legge sulle risorse idriche, imperniata sul testo del Forum dei movimenti, che sosteniamo e per il quale abbiamo raccolto le firme, e difendere la vittoria referendaria.

Si potrebbe fare, inoltre, con una diversa destinazione di fondi esistenti! Fondi nuovi (spesi con circospezione ed efficiente austerità) servono sempre. Una buona parte dei fondi potrebbero essere individuati rimodulando delibere CIPE e fondi già individuati. Per le prime annualità basterebbe una seria riunione interministeriale del CIPE che, d’intesa con le regioni, riformuli le priorità della legge obiettivo mettendo in testa i piani-stralcio di bacino, una grande opera di “restauro” del corso d’acqua. Quasi tutti hanno piani stralcio per la messa in sicurezza delle aree più a rischio, si tratta di riesaminarli con una selezione di qualità concertata fra stato e regioni. Si potrebbe fare senza nuovi enti, comitati, istituzioni, anzi tagliandone o togliendone qualcuno! Oggi “troppi” (anche privati) hanno poteri sull’assetto dei bacini e sul corso dei fiumi.

Le regioni dovrebbero ricevere fondi ulteriori solo se pianificano davvero e mettono in sicurezza davvero. Le province (se continuano ad esistere) operare controlli più severi sui PRG alla luce della loro pianificazione. I comuni accettare subito volontariamente la richiesta di bloccare intanto nuovi insediamenti e dotarsi di nuovi PRG tendenzialmente a crescita zero di volumi. In questo quadro andrebbe gestita la rilocalizzazione di alcune attività produttive e piani emergenziali con un efficiente sistema di early-warning.

I cambiamenti climatici in corso non sono “reversibili” ed emergenze ci sarebbero state comunque (anche se meno frequenti e intense). La nostra idea di “rinaturalizzazione” dà per scontato che ormai gli ecosistemi sono sempre anche umani. Dunque conviviamo! L’Italia ancora non ha nemmeno il piano di adattamento ai cambiamenti climatici previsto dal negoziato climatico internazionale.

Investire sul territorio non significa edificare! L’industria edilizia si può salvare utilizzando “altro” dal cemento e dal carbone. La vita sociale e collettiva ha bisogno di “edilizia” come assistenza al bene comune suolo e manutenzione del territorio. E di partecipazione dei cittadini, di tanti saperi e diffuse competenze, di efficiente decentramento energetico, di consumi critici, del servizio civile giovanile regionale, dell’ecologo condotto, dell’adozione dei fiumi, di “intraprese” agricole.

Valerio Calzolaio

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Carla Cirillo 30 dicembre 2011 - 12:41

Scusatemi, dimenticavo una cosa importante. Attualmente il mio comune manda l’umido in un impianto che si trova in Puglia (così ha affermato la ditta che svolge il servizio) con un aggravio di costi per questo trasferimento. Con gli stessi soldi si poteva realizzare appunto un sito di compostaggio locale, ma mi è stato risposto che non si poteva fare visto che dal prossimo gennaio la competenza passa alle province. Nel frattempo pare che non sia così e che il termine per il passaggio alle province sia stato ulteriormente prorogato. Racconto tutto questo per far capire perchè in Campania passa il tempo e i problemi non vengono mai affrontati e risolti. Un bel gatto che si morde la coda da decenni. Potete ben immaginare chi è che trae profitto da questa situazione di immobilismo. Intanto piovono gli avvisi di garanzia sempre sulle stesse persone, che contimuano imperterrite a fare politica, rilasciare interviste in tv, presenziare a convegni e manifestazioni in maniera anche trasversale. Anche per questo motivo è necessario guadagnarsi e conquistarsi uno spazio di informazione sull’ecologia che sia trasparente, comprensibile a tutti, un poco sull’esempio di Mario Tozzi e Luca Mercalli, che scenda anche sul piano pratico dei comportamenti individuali, duri a morire nelle nostre famiglie. Infatti quelli che dicono di essere di sinistra dovrebbero anche sentirsi in dovere di dare l’esempio su questi temi. Pochissima informazione, per esempio, sulla Banca Etica che ha difficoltà ad espandersi sul territorio nazionale, ma chi abita nelle grandi città potrebbe fare molto di più prendendo la decisione di trasferire i propri soldi su questa banca, la cui organizzazione è comunque diversa dalle altre. E’ chiedere troppo che nel 2012 cominciamo tutti quanti ad andare nella stessa direzione, cioè quella della conversione ecologica, cominciando tutti insieme a cambiare tante abitudini protratte nel tempo ma ormai “insostenibili” per il pianeta in cui viviamo? Perchè ancora tutta questa resistenza ad adottare i circuiti virtuosi di cui ormai si parla già da tanti anni? Vorrei che anche i responsabili dei circoli territoriali cominciassero a porsi questi interrogativi.

Carla Cirillo 28 dicembre 2011 - 20:18

Caro Valerio Calzolaio, scusami se per errore ho scritto Borrelli invece di Bonelli, ma ci siamo capiti lo stesso. Lo so, lo immagino che ce la state mettendo tutta e però il problema resta se non sono “tutti” a mettercela tutta. Da parte mia ci sarebbe tanta buona volontà di dare una mano, ma cominciamo dal fatto che nella cittadina dove vivo in Campania in questo momento non esiste ancora un circolo di Sel, tanto per fare un esempio. Per poi proseguire con il fatto che mi sono sempre scontrata con dirigenti, sia nei Ds che in Sel, che sembrano presi da chissà quali impegni tranne quelli che riguardano l’ambiente sui quali purtroppo registro continuamente una superficialità, per non dire una parola più forte, quasi sconcertante nell’ormai 2012. In Campania il problema dei rifiuti è degenerato per incuria, interessi della camorra, incompetenza, mancanza di volontà di affrontare i nodi veri delle questioni. Lo stesso Tommaso Sodano, adesso assessore del Sindaco De Magistris, per anni ha fatto una battaglia solitaria portando sottobraccio faldoni di documenti nell’indifferenza generale. Oggi siamo in un’altra situazione ridicola: la regione ha deciso di delegare la questioni rifiuti alle province. Tutto questo ha significato, come era facile prevedere, una ulteriore perdita di tempo inutile per tutti i passaggi burocratici che accompagnano questi giochetti da scaricabarile. In sintesi da gennaio la competenza sui rifiuti passa alle province, che però dovrebbero finire il loro mandato alla scadenza ma non si sa, perchè in Italia il condizionale è d’obbligo. I Comuni avrebbero dovuto respingere in massa questo cambio di competenze e decidere di gestire i rifiuti affrontando direttamente la questione, costruendo siti di compostaggio e attrezzando isole ecologiche, eventualmente anche consorziando alcuni servizi tra più comuni limitrofi. Niente di tutto questo è avvenuto e a ribellarsi sono stati i pochi comuni virtuosi che, essendo stati bravi a risolversi i problemi da soli, si sono inutilmente ribellati a questo assurdo passaggio dalla regione alle province, che è una vera e propria presa in giro. Se cerco di discutere di queste cose con il rappresentante di Sel nel mio comune mi risponde che ormai il problema è delle province e non li riguarda più come comune. In tutto il tempo che si è perso il Comune della cittadina dove abito avrebbe potuto realizzare un semplicissimo sito di compostaggio, per la riconversione dell’umido in compost per le piante, di cui si ha sempre bisogno sia per le aiuole pubbliche che per i privati cittadini che hanno orti, giardini o semplicemente un piccolo spazio di terra coltivato a piante e fiori. Il responsabile dell’ambiente, di Rifondazione, ha scelto altre soluzioni ma non questa che era la più semplice anche dal punto di vista economico. Quindi il problema che noi abbiamo davanti è anche culturale, di mentalità, di formazione. La sinistra italiana ha un deficit culturale da colmare rispetto all’ambiente e all’ecologia, di cui comunque si parla troppo poco all’interno e all’esterno dei partiti di sinistra. L’articolo di Guido Viale di oggi 28 dicembre 2011 sul Manifesto affronta per “l’ennesima volta” la questione del debito pubblico, del default con una analisi puntuale e credibile degli scenari possibili. Mi chiedo: si discute nei circoli territoriali di Sel di queste tesi, della decrescita felice, dell’impossibilità di continuare sulla strada di una crescita illimitata? A questo silenzio si aggiunge anche una informazione sui media piatta, omologata e omologante. Ed è sconfortante, credetemi, vedere nei telegiornali qualche spezzone di intervista di Niki Vendola o i dibattiti in tv con i soliti Bechis e quant’altro che ripetono sempre le stesse stupidaggini da anni senza che si riesca a zittirli con i semplici fatti o con le loro stesse contraddizioni. Insomma quello che si chiede alla classe dirigente di Sel è una diversificazione in tv e sui giornali, un maggior coordinamento tra dirigenti e circoli territoriali (assurdo che a Roma non si riesca a mettere insieme tutti circoli per alzare la voce contro Alemanno), soprattutto è venuto il momento di cambiare stile e modo di comunicare con un linguaggio che sia più concreto, che spieghi anche a coloro che non sono esperti di economia e di ecologia come stanno veramente le cose (queste manovre potrebbero ripetersi all’infinito perchè i soldi vengono mangiati dagli interessi). Ci sarebbe poi da affrontare il problema, strettamente legato alle cose appena dette, degli stili di vita e delle abitudini alimentari e non che si sono radicate nelle famiglie negli ultimi decenni, e anche qui ci sarebbe tanto da dire e da fare, a patto che si abbandoni un vecchio modi di fare politica e di amministrare ormai obsoleto rispetto alle esigenze dei cittadini.

Valerio Calzolaio 27 dicembre 2011 - 18:10

d’accordo, d’accordo…mauro, carla, tito,… ci stiamo provando, ci proveremo ancor di più e forse con maggior successo nel 2012… intanto fino a metà marzo proseguiamo la campagna “Terra nostra”, stiamo pensando ad un documento e ad un’iniziativa in Abruzzo sui parchi, daremo seguito al seminario su esperienze delle agende XXI locali con una manifestazione prima di Rio più 20, a napoli abbiamo aperto la consultazione sul documento rifiuti che circola nei circoli e regionalmente, presto sarà attivo lo sportello città, sull’acqua cercheremo maggiori coerenze, abbineremo il sostegno alle rinnovabili alla lotta al carbone e poi, e poi, e poi… dateci una mano se potete!

Tito Tiziana Gaudio 27 dicembre 2011 - 16:21

Il commento di Carla Cirillo è molto interessante…..e purtroppo verissimo! Tutti i circoli di SEL devono impegnarsi per raggiungere gli obbiettivi di cui parla l’articolo, altrimenti rimarrà solo “carta straccia”!

Carla Cirillo 26 dicembre 2011 - 19:44

Caro Valerio Calzolaio, mi fa piacere risentire la tua parola su questo sito. Mi appello al precedente intervento, dando per scontato che su questi temi siamo d’accordo, che sottolinea la necessità di un impegno più incisivo da parte di “tutti”. Infatti, in tutta Italia, si continua ad agire, da parte di enti locali e governi, sempre nella stssa direzione: quella di un contiuno scempio del territorio sotto tutti i punti di vista. Speculazione edilizia, antenna selvaggia e chi più ne ha più ne metta, sono allo’ordine del giorno e i movimenti spontanei dei cittadini sono spesso da soli ad affrontare questi problemi. La voce di Sel è ancora troppo debole e non si sente ancora quell’agire insieme e con convinzione sui temi ambientali. Urge, tra le altre cose importanti come l’informazione ai cittadini su questi temi, anche un confronto con tutti coloro che amministrano e che sono di Sel. Per non parlare poi del lavoro dei circoli territoriali, alcune volte latitanti. Dulcis in fundo anche le apparizioni in Tv su questi temi di Sel è assolutamente inesistente. Borrelli dei Verdi è presente in tv più di noi. Mi aspetto perciò per il nuovo anno un cambiamento in Sel su questi temi che dimostri con i fatti che è veramente tutto il partito ad assumere i temi ambientali come “prioritari” rispetto ad altri e mi aspetto più informazione, più presenza sui media da parte di chi, come te, Fulvia Bandoli e altri sono ricchi di competenze in materia. Tiriamo fuori queste competenze con più coraggio, più determinazione, più concretezza, più partecipazione, altrimenti dovremo pensare che la parola ecologia sia solamente una parola in più tra sinistra e libertà

Mauro Melis 23 dicembre 2011 - 21:57

piu che un comento vorei un inpegno piu incisivo da parte di tutti per fermare gli scempi del territorio in nome del progresso . in franciacorta terra di bollicine areee di pregio il consiglio di statto a datto parere favorevole ad attivare una cava nuova ed una di ampliamento. dopo ricorsi e ricorsi regione lombardia prov. brescia da parte delle aministrazioni coinvolte ed comitati questo è il risultato . ( auguri gaia che arrivi qualcuno per salvarti e salvarci )

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