Dagli amici mi guardi Dio che dai nemici mi guardo io, è il proverbio popolare che mi è venuto in mente in queste ore in cui il g2, Obama – Hi Jintao, ha deciso di commissariare Kyoto. Strana la storia del famoso protocollo per il clima che ha atteso una ratifica dall’amministrazione Clinton che non è mai arrivata, ha poi resistito all’aggressione delle presidenze Bush ed anzi si è rafforzato in questa lotta, e ora torna a tremare per le iniziative del presidente amico. Ma non ci si può limitare a filosofare in questi giorni che restano prima di Copenaghen. Già Sarkozy e Lula hanno congiuntamente dichiarato contro il neo g2 e preannunciato una battaglia perchè la conferenza ONU non venga svuotata. Sarkozy era presidente di turno dell’Unione Europea quando si è varato il pacchetto clima con cui l’Europa ha preso degli impegni unilaterali e significativi.Lula è impegnato su uno dei fronti caldi della trattativa per l’accordo del dopo Kyoto e cioè quella che vuole inserire nei calcoli anche le quote di riduzione della co2 che derivano dalla mancata deforestazione.Che conta parecchio, almeno il 15% del mercato del carbonio e per giunta ricorda agli altri che il loro sviluppo è stato fatto anche distruggendo le proprie foreste e dando l’assalto a quelle degli altri. Qualche giorno fa anche gli Africani si erano fatti sentire per ricordare il paradosso climatico per cui il continente che meno inquina, 0,2 tonnellate di co2 per abitante annuo contro le 12 dei cittadini USA, è quello che subisce di più i disastri dei cambi per altro già drammaticamente in atto. Chiedono dunque, gli africani, che si investa in Africa per politiche di adattamento e di nuovo sviluppo.Non sembra proprio che per Obama e Hi Jintao queste siano due priorità. Sembrano piuttosto interessati a prendere in mano il futuro del tema clima per adattare le scelte alle condizioni in cui sono i loro due Paesi e cioè il primo, la Cina, emettitore totale, e sempre il primo, gli USA, per emissioni procapite. Due scomodi primati. Naturalmente né Obama né Hi Jintao negano la priorità della questione clima. Né scarseggiano nell’esprimere buona volontà di fare scelte coraggiose. Ma intanto il pacchetto clima di Obama è assai striminzito e fatica a trovare l’approvazione del Senato. E i Cinesi mettono in campo sì misure significative di economia verde ma le accompagnano ad una politica che resta imperniata sullo sviluppismo, l’uso massiccio delle risorse, altrettanto massicciamente rastrellate in tutto il mondo.Per il resto le due economie, come noto, già da tempo sono profondamente interrelate a partire dal debito pubblico americano ampiamente posseduto dai cinesi. Americani e Cinesi sono di fronte ad un bivio. O combattersi, come era forse nelle intenzioni di Bush, o provare ad allearsi,trovando comuni convenienze. Sulla natura di queste convenienze comuni ogni interrogativo è legittimo e doveroso. Ed è lecito sospettare visto l’esordio del neo g2. Il punto è che la cosiddetta green economy non è un pranzo di gala. Si mobiliteranno capitali giganteschi, ci saranno dinamiche tecnologiche destinate a rivoluzionare assetti storici.Una reale prospettiva Kyoto è necessariamente multipolare perchè deve ricostruire una diversa globalizzazione. I due leader g2 sembrano riproporre invece una logica di egemonia sia pure condivisa ed illuminata. Ma già con Clinton si vide che la globalizzazione non poteva essere solo aggiustata ed infatti arrivò prima la fine del clintonismo piuttosto che la firma al trattato. Che era, il Kyoto 1, a fronte di come dovrebbe essere il Kyoto 2, come una aritmetica facile a fronte di una complessa insiemistica. Si può anche chiedere tempo soprattutto se si era fuori dal sistema Kyoto come nel caso degli USA e della Cina. Ma bloccare è un’altra cosa. Soprattutto mostra di non tenere in conto gli elementi multipolari. L’Europa ha impostato un piano importante e ha investito su Copenaghen addirittura legando al suo successo un ampliamento del proprio piano. Ed ha cominciato a tenere conto degli aspetti globali. Ad esempio interfacciando una propria azione, la direttiva REDD, con le proposte sulla deforestazione di Lula e dell’America Latina. Ha posto un freno ad investimenti di tecnologie pulite, i CDM, tutti in Cina pensando di ridistribuire verso altri a partire dall’Africa. Ha previsto un fondo Kyoto per alimentarne le politiche tratto dal mercato del carbonio.Ha posto qualche argine anche al biofuel. Certo l’Europa ha colpe enormi, schizzofrenie e debolezze. All’Africa ha parlato il linguaggio selvaggio degli EPA e cioè delle politiche liberiste. E altrettanto ha fatto con l’America Latina a partire dalla privatizzazione dell’acqua. Politiche opposte a quelle sul clima. E, nella crisi, è stata del tutto incapace di muoversi come un vero soggetto politico ancorando le soluzioni per la crisi al pacchetto climatico. Non è un caso che si muova Sarkozy che fu decisivo nel difendere il pacchetto clima anche dagli assalti di Berlusconi e dai tentennamenti della Merkel. Lo stanco Barroso confermato presidente della Commissione Europea non ha né la forza né la statura per andare oltre una comparsata al vertice Fao. Vertice poco frequentato dai potenti e concretamente inconcludente, a dimostrare cosa rischia di essere Copenaghen. Si è sentita però la voce di Lula a dire che il multipolarismo non può essere il luogo delle dichiarazioni inconcòludenti che lasciano le decisioni ai poteri reali. Salviamo dunque Kyoto dagli amici. Magari così faremo un favore all’amico Obama che vive il paradosso di un potente che non può cambiare ciò che lo ha reso potente. Sono questi i momenti in cui ti accorgi quanto ci sarebbe bisogno di una Europa che fosse all’altezza dei compiti che abbiamo di fronte. Ma anche questa Europa non si costruisce col vecchio. Far sentire con forza la nostra voce che dice giù le mani da Kyoto è ciò che ora dobbiamo fare.
Roberto Musacchio
pfv mettete chi l ha firmato non “redazione”