I partiti sono in piena crisi da decenni. Noi lo diciamo da tempo.

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Ad alcuni non sono piaciuti i termini usati da Vendola ieri nella intervista a Repubblica e in effetti in colloqui brevi e forse telefonici  spesso le opinioni vengono un po’ tirate ai limiti e possono generare equivoci.

Ma vorrei stare alla sostanza e rivolgermi a quelle compagne e  a quei compagni che si sono stupiti e rivolgere loro alcune domande schiette. Scopriamo forse oggi che i partiti e le loro forme e pratiche sono in crisi? E’ vero oppure no che c’è una caduta verticale di fiducia verso i partiti? Oppure che se oltre il 30% degli elettori si astiene e non ha fiducia nei partiti esistenti è un segno preoccupante per la democrazia?  E non abbiamo forse detto tante volte che ci sono molte più donne e uomini di sinistra fuori dai partiti piuttosto che dentro?

Di questo penso stesse parlando Vendola nella sua intervista e in molti altri suoi discorsi e non da oggi. Non mi pare che egli proponga populismo ma partecipazione, o che voglia sostituire alle decisioni democratiche quelle solitarie di un uomo solo al comando, non mi pare che proponga un generico movimentismo ma la ricerca di nuove strade per radicarsi nei territori e riavvicinare le persone alla politica.

Mi pare che proponga forme innovative ed originali ( con un po’ di coraggio a sperimentarle) per ridare senso alla politica e anche alle sue forme organizzate e democratiche.

Del resto noi non abbiamo mai parlato di costruire un partito tradizionale e che ripetesse nelle sue forme interne, negli strumenti e nelle pratiche i partiti del secolo scorso e neppure quelli (ma la Pdl secondo voi è un partito? E il Pd  è un partito?) che si sono recentemente formati sul predellino e da fusioni decise a tavolino e senza passione. Io mi chiedo come mai nelle cose che scrivo mi venga più naturale, da anni, usare sempre il termine formazione politica invece che partito e una ragione ci sarà. E credo sia che il logoramento delle forme partito è reale e che se non sapremo inventare forme nuove e pratiche diverse nessuna nuova formazione politica potrà mai nascere.

Sel per ora è un movimento politico, se vogliamo dire la verità, esistono aderenti e circoli e abbiamo appena cominciato una discussione che dovrebbe portarci a dar vita ad una nuova formazione politica in autunno quando faremo il nostro Congresso.

Io non so dire quanto vi sia in alcuni una nostalgia di ciò che era ed è stato il più grande partito della sinistra italiana ma sento che con la nostalgia e senza guardare la realtà non potremo andare lontano.  Senza sperimentare forme nuove (Vendola parla dell’esperienza delle fabbriche fatta in Puglia, altri possono avanzare altre proposte, il campo è aperto) non possiamo pensare di andare avanti con la cassetta degli attrezzi che abbiamo usato finora. Altri attrezzi vanno aggiunti, altre pratiche politiche vanno scoperte, altri strumenti vanno usati.

L’unica cosa che deve rimanere ferma e che non può essere spazzata via è la democrazia interna  le sedi decisionali collegiali, un chiaro e condiviso principio di rappresentanza, e anche e non da ultimo un sentire comune che faccia di noi una comunità politica, un soggetto politico e non un insieme informe di persone che fanno ognuna un gioco diverso.

Lo dico perché in queste elezioni regionali abbiamo compiuto scelte che a mio parere sono state assai discutibili in varie regioni, scelte sulle quali credo che si debba discutere e dare un giudizio politico.

E veniamo al nocciolo di ciò che questo voto ci dice.  Questo voto ci dice che il Pd, l’Idv, Sel, Rifondazione, i Verdi non riescono a proporsi come alternativa politica e programmatica al berlusconismo ne insieme ne presi uno ad uno. E non sarà, come pensano alcuni nel Pd, l’aggiunta dell’Udc a cambiare questo dato. Ragionando solo in termini tattici e matematici i conti continueranno a non tornare mai. E non tornerà in primo piano la politica come passione, capacità di cambiare la realtà, contenuti e non formule. Detta in termini poverissimi ma comprensibili il centro destra ha una idea dell’Italia e la trasmette, ha una idea dello sviluppo e la trasmette, ha una idea della sicurezza e la trasmette, ha una idea della politica estera, della giustizia, della laicità,della famiglia, persino della vita e le trasmette. Sono idee che non condividiamo alla radice ma non condividere quelle idee non è abbastanza, demonizzarle urlando forte non è abbastanza, aspettare che quelle idee falliscano da sole neppure.

A quelle idee bisogna contrapporre altre idee, altri progetti di sviluppo, altre riforme, altri principi, e fare in modo che nell’insieme siano un progetto chiaro del paese che vogliamo e un progetto che riusciamo a trasmettere, a far vivere tra le persone, tornando dove non siamo più da moltissimi anni, e cioè vicini e dentro la realtà quotidiana di milioni di donne e di uomini.

Noi possiamo contribuire a costruire una alternativa alle destre partendo da quel che abbiamo realizzato nell’esperienza della Puglia e anche in alcune altre realtà, esperienze di una sinistra che non si vergogna di essere tale e che non rincorre la destra finendo per assomigliarle. Di una sinistra autonoma, radicale nei contenuti ma che intende mettere alla prova le sue idee e i suoi progetti misurandosi anche con la sfida del governo della realtà e non solo testimoniando o protestando.

Dunque sarebbe tempo di tornare alla iniziativa politica, alla costruzione di esperienze territoriali significative individuando le molte vertenze possibili e che possono ristabilire radicamento sociale e vicinanza alle persone, sarebbe tempo di ricominciare a produrre e a mettere a confronto idee, per fare in modo che il nostro congresso sia qualcosa che innova la politica tutta e che non serve solo a noi.

E da ultimo noi sappiamo che abbiamo in Vendola una risorsa per tutto il centro sinistra e per costruire una alternativa alle destre ma ho trovato molto bella la sua risposta a chi gli chiedeva se sarebbe stato lui il leader futuro… “ mi interessa il destino della sinistra e costruire una alternativa non il mio destino personale”.

Di leader se ne candideranno tanti ogni settimana, i giornali ne incoroneranno uno al giorno salvo demolirlo l’indomani.  E tutto questo chiacchiericcio, questo lavorio inutile farà ancora una volta il gioco di Berlusconi. Non facciamoci distrarre da questa cattiva politica e cerchiamo di tenere i piedi ben piantati a terra, nella realtà dei problemi di questo nostro malandato paese.

A partire nei prossimi giorni dai temi del lavoro, della precarietà e dei diritti. Ieri è stato bocciato dal Presidente della repubblica il provvedimento del Governo che mette mano all’art 18 ,  ma davanti ai luoghi di lavoro noi non ci siamo ancora, a chiedere che quel provvedimento venga ritirato e che il ruolo sociale e la dignità di chi lavora venga rispettata.

Fulvia Bandoli

Ci sono 89 commenti per questo post
Barbara 5 aprile 2010 - 16:20

Caro Peppe sicuramente o a Roma per la manifestazione sull’acqua pubblica o in Agosto in Puglia!!!
Hasta siempre

Raffaella 4 aprile 2010 - 23:12

Bisona ricominciare dal lavoro e dalla precarietà SEL deve andare uori e dentro i luohi di lavoro a portare una proposta credibile e a stare vicino ai lavoratori che stanno per essere licenziati che sono sui tetti o in cassa interazione e da lì che si inizia….

Peppe Giudice 4 aprile 2010 - 12:45

Grazie Barbara. Spero che vi sia l’occasione di conoscerci di persona.

Giuliano 3 aprile 2010 - 18:48

Cara Fulvia, a mio parere bisogna intendersi quando si parla della necessità di ricostruire un Partito nuovo (per una comunità politica organizzata non riesco a trovare una parola più chiara ed efficace): non si tratta (e non è possibile) ricostruire il PCI e – come abbiamo visto – i partitini degli ultimi 20 anni sono quanto di più escludende (e persino “repellente”… come diceva anche Fausto Bertinotti quando era Segretario del Prc).

Ma “una comunità politica organizzata” – come dici anche tu – non può essere uno “strumento elettorale” di un leader (neanche di un leader che emoziona e affascina… come Nichi): devono esserci regole e sedi di partecipazione e di decisione democratica (aperte a tutte le persone che vogliono partecipare… cioè deve essere includende assai più di quanto lo era il Pci… ed il Pci era un Partito includente).

Devono esserci diritti e doveri per gli iscritti e per i simpatizzanti; devono esserci diritti e doveri per chi – a livello locale, regionale e nazionale – viene eletto democraticamente “dirigente”.

Deve esserci, a mio parere, una distinzione di responsabilità tra chi assume compiti di direzione nel Partito e chi viene eletto nelle Istituzioni: anche per questo io non vedo come Nichi Vendola può fare contemporaneamente il Presidente di una Regione e il Segretario di un Partito… al massimo potrebbe essere il Presidente onorario… ma non il Segretario).

Insomma è tutto questo che bisogna definire democraticamente tramite un PERCORSO COSTITUENTE/CONGRESSUALE democratico e partecipato da tutte le persone interessate(tramite “una testa un voto”) e insieme alle “regole democratiche” è sempre valida la necessità di ostacolare/scoraggiare l’opportunismo di chi fa politica solo per le proprie ambizioni personali (o addirittura come un lavoro ben – anzi eccessivamente – retribuito nelle Istituzioni).

Barbara 3 aprile 2010 - 17:12

Caro Peppe ho letto con immenso piacere il tuo scritto, il bello di Internet, ma anche il brutto, perché parlare di persona, è tutta un’altra cosa, il linguaggio non verbale, a volte capisci con un sorriso, una smorfia quello che a scrivere risulta difficile.
Anzi ti chiedo scusa per il mio livore che hai percepito, ma non era nelle mie intenzioni.
Cara redazione son queste le cose che sarebbe utile pubblicare, storie di vita comune, come quella che ha scritto Gilberto abitante di Palombara Sabina, anzi mi dispiace per quanto ti sia accaduto.

Lelio Capurso 3 aprile 2010 - 16:36

Nel mio paese Capurso la sinistra ecologia e libertà, da quanto letto e visto .Così si dichiarano gli esponenti e rappresentanti di tale movimento (che hanno fatto pure le primarie per Vendola) . E’ in maggioranza in giunta alle elezioni comunali.
Ha sposato un progetto politico che punta alla governabilità, nella lista civica e trasversale c’è Lista Schitulli, An , PugliaPrimaditutto, Pdl , PD , Udc , ecc.
Tenendo conto che il Provinciale sapeva , poichè era stato contattato dalle forze che solitamente stavano a sinistra.Per avviare delle trattative.

Sinistra e Libertà Ecologica come si esprime in merito? Su questi avvenimenti che non penso riguardino solo il mio territorio.

Mario Liso 3 aprile 2010 - 14:26

ricevo e pubblico questa lettera, nn so chi sia Francesca, però somiglia molto, somiglia a quella che sono ora, ancora, e a quella che ero tanti tanti anni fa :-)

Cari dirigenti del Centrosinistra,

anche questa volta ci avete fatto perdere le elezioni. Siete riusciti a convincere ancora più persone a non votarvi, anzi a non votare del tutto. Nel chiuso delle vostre stanzette vi state convincendo l’un l’altro che “sostanzialmente avete vinto”, non rendendovi conto che avete perduto, che avete smarrito la vostra identità, che avete dimenticato la vostra cultura, che avete dimenticato la vostra storia.
Siete sordi e presuntuosi, vi siete ostinati a non raccogliere tutti i segnali che il vostro, sempre più deluso, elettorato vi ha ripetutamente inviato, e avete continuato ad occuparvi delle vostre alchimie e congiure di palazzo quali novelli apprendisti stregoni e cortigiani.
Ora basta, siamo stufi di perdere!
Del vostro destino ci importa poco, di quello dell’Italia, molto, non vogliamo finire sotto un regime autoritario becero e volgare.
Vi rivolgiamo quindi un appello:
Mettete da parte le vostre divise di partito, delle quali non importa nulla a nessuno!
Aprite in tutto il Paese , fabbriche, cantieri, laboratori, centri studi, per una appassionante e da troppo tempo negata, partecipazione e discussione di massa. Scendete tra noi tutti, come persone tra le persone, ed insieme cominciamo a discutere su pochi punti di programma che possano fermare la deriva di destra , caratterizzando l’opposizione dei prossimi anni, ed avviare l’elaborazione di un nuovo racconto che costruisca una forte identità collettiva, un senso di una nuova grande appartenenza, con una visione, un progetto di società nuova. Le idee ci sono, e altre ne nasceranno.
Ascoltate ognuno le ragioni dell’altro, ma soprattutto ascoltate le ansie e i disagi e le sofferenze che da tanta parte del Paese si levano. E condividetele, sentitele come vostre, fatene le bandiere del cambiamento.
Una cosa però ve la diciamo subito: non saranno accettate preclusioni nei confronti dei partecipanti, ed il contenitore risultante, il soggetto politico che ne scaturirà, dovrà essere UNITARIO!
Vi chiediamo umiltà, disponibilità e la capacità di anteporre le necessità e i bisogni di tutti agli interessi dei pochi.
E infine, interrogatevi su di voi, sulle scelte fatte e quelle che avreste potuto e dovuto fare. Guardatevi intorno, toccate lo smarrimento e la rabbia che avete seminato, contate i vuoti larghi tra le nostre fila, e insieme i focolai di speranza e di nuovo impegno che si vanno comunque diffondendo. Ascoltate i suoni di una rivolta morale e politica alla ricerca disperata di esempi , di progetti, di unità. Chiedetevi se il cambiamento non abbia bisogno di nuovi volti, di nuove passioni, di nuove storie.
Pensiamo ne valga la pena per salvare l’Italia!

http://www.sezionelasinistra.net

Mario Liso 3 aprile 2010 - 14:21

Penso sia utile dare un contributo sulle parole.
Le Fabbriche cosa sono?
Sono essenzialmente luoghi aperti a chiunque abbia un’idea da portare nella politica (nella getione del bene comune) senza che alcuno ti chieda da dove vieni ed in quale partito militi. Questa è l’innovazione. Offrire un luogo di discussione e proposizione senza necessariamente essere identificati come appartenenti a, o contrari a. E’ una grande innovazione in quento favorsice la partecipazione civica senza avere vecchi ed incocludenti livori da tifosi per questa o quella pratica.
POTERE.
E’ quello che è mancato alla sinistra, che da molto tempo l’ha inteso come possibilità di avre le chiavi del motore.
Nichi dice: “ho sempre amato il potere, ne sono inebriato. Ma non lo considero un sostantivo, lo considero un verbo. Poter dare qualcosa, poter risolvere problemi, poter essere utile”.
Se pensassimo al POTERE come verbo e non come sostantivo, le nostre azioni sarebbero piene di contenuti. Di sinistra.

Davide 3 aprile 2010 - 14:04

Come sempre, Internet è il più agevole strumento democratico al servizio della partecipazione di tutti i cittadini. In questa direzione proporrei la rete gratuita come ulteriore elemento di stimolo e coinvolgimento. L’idea è di Obama, pertanto andrebbe valutata col giusto grado di attenzione prima di essere superficialmente scartata.

Ciro Imperato 3 aprile 2010 - 13:41

Sottoscrivo al 1000% Peppe Giudice 2 aprile 2010 14:44!!!!!

Fulvia Bandoli 3 aprile 2010 - 13:09

Ho stampato e riletto tutti i vostri commenti stamattina, ci sono molti buoni spunti di pensiero e di lavoro e dunque vi ringrazio.
E’una discussione che si è aperta e che adesso non avrebbe senso chiudere e dunque che proceda nelle varie sedi e soprattutto in assemblee regionali aperte di sel che dovrebbbero in ogni regione discutere del voto, degli errori e delle cose buone, e decidere cosa cambiare nelle varie realtà locali dove abbiamo compiuto scelte sbagliate, Campania e Calabria in particolare. Sul punto che ho sollevato nell’articolo ( perchè poi la discusione si è molto allargata) direi che concordiamo, nel criticare e nel dire che sono finiti i partiti intendiamo questi partiti ultimamente nati, e sappiamo al contempo che dai vecchi partiti possiamo prendere pratiche e modi di insediamento e radicamento sociale ma neppure da quelli possiamo prendere tutto ( la democrazia era assai carente anche in quei partiti e anche nel Pci ve lo dico per esperienza..). Come dice Vendola ci tocca la sfida dell’innnovazione sia nei contenuti dell’alternativa ( vedi articolo nichi sopra) e anche nelle forme, nelle pratiche e negli strumenti da usare. A coloro che temono il leaderismo o un movimentismo fine a se stesso direi che dobbimo certo stare molto attenti a fare l’agiografia di nichi ( e quelli che esagerando la fanno non gli/ci fanno un buon servizio) e anche cercare di prefigurare non un soggetto politico informe e senza regole ma una comunità partecipata di donne e uomini con regole democratihe precise. Altrimenti saremmo solo una accozzaglia senza anima.Abbiamo qualche timore io ho qualche timore a chiamarlo partito ma basta intendersi sul merito credo.
grazie comunque dell’impegno che ci mettete quando discutete è un buon segno.
Da ultimo vorrei dire ad un compagno che mi diceva che non serviva che scrivessi questo pezzo per fare difese d ufficio di Nichi, vorrei dire che chi mi conosce sa che proprio non è il mio stile, io dico e scrivo sempre quello che penso e me ne assumo sempre la responsabilià piena. buone cose a tutte e tutti voi
fulvia bandoli

Peppe Giudice 3 aprile 2010 - 11:38

Come ti dicevo Barbara io personalmente (nonostante tutto) mi ritengo molto più fortunato di tanta altra gente della mia Lucania e del mio Sud che stanno vivendo un momento bruttissimo. Nella mia regione la Fiat (che era diventata la grande illusione) ha dimezzato negli ultimi anni le linee di produzione. Vi sono altre piccole fabbriche che stanno chiudendo. L’unico ammortizzatore sociale è la famiglia, molti giovani da tempo hanno ripreso la strada dell’emigrazione al nord (anche se oggi la crisi colpisce anche lì). E meno male che alcuni, dalle mie parti, possiedono un pezzetto di terra, qualche animale da pascolare.
Tutto questo ed ho il dovere di dirlo in una regione dove anche stavolta il centrosinistra ha vinto alla grande. Ma dietro il centrosinistra c’è la vecchia DC presente nel PD, nell’IDV, nell’UDC, nell’API e negli ex Udeur. La sinistra ha solo due consiglieri, uno di SEL ed uno del Psi. Io ho fatto il voto disgiunto (votando SEL sul proporzionale ed un candidato trotzkysta come presidente – pensa un pò, io socialista!)perchè non potevo rivotare un presidente che è stato un capolavoro di immobilismo politico. In effetti Nichi Vendola è una mosca bianca nel Sud ed è una grande speranza. Io a Nichi lo stimo sul serio non solo per le sue qualità politiche e per la sua profondità culturale ma per la sua straordinaria sensibilità umana, qualità molto rara tra i dirigenti politici (soprattutto quelli odierni). Istintivamente ho sempre pensato fra di me (lo dico in dialetto): “chist è veramente nu brav’ guaglion’”
Quello che mi preoccupa è però il fatto che molti suoi seguaci lo stiano facendo diventare una sorta di nuovo Messia.
Vedete io condivido pienamente le critiche che Nichi fa alla politica ed ai partiti. Condivido la sua stigmatizzazione di quel clima di competizione esasperata che c’è all’interno dei cosiddetti partiti che impedisce la partecipazione e favorisce i gruppi autoreferenziali. Il socialismo del resto è nato dalle società di mutuo soccorso, dal movimento cooperativo (non quello di D’Alema) dalle leghe sindacali.
Se Vendola si riferisce al recupero di queste modalità sono pienamente d’accordo. Del resto al nostro convegno della sinistra socialista del 1 Febbraio ci scrisse una bellissima lettera in cui valorizzava in pieno la più autentica cultura socialista fatta dall’apostolato laico del mutualismo e del cooperativismo. Mutualità significa appunto spirito di collaborazione e di reciprocità cooperativa.
Sono invece contrario a derive personalistiche.
Comunque una qualche forma di soggetto politico organizzato dobbiamo crearla. Discutiamo sulle forme migliori per garantire la partecipazione democratica ma dobbiamo farlo.
Se posso fare un riferimento. Il nostro movimento della sinistra socialista fortunatamente non è composto da ceto politico in cerca di sistemazione. E’ nato intorno ad un sito internet http://www.socialismoesinistra.it e si è formato su Facebook tramite un continuo scambio di opinioni. Fino al convegno del 1 Febbraio (contiamo di farne un altro a Maggio). Lo concepiamo come un laboratorio politico affinchè la cultura socialista possa partecipare al processo ricostruttivo della sinistra.

Barbara 3 aprile 2010 - 08:01

Buon giorno Peppe, ieri sera ho spento il computer, perché a mio avviso i discorsi si stavano facendo stantii e noiosi, parlare di come associarci e non discutere dei problemi reali mi angoscia.
A differenza tua vivo a Roma ed ho un lavoro, se sto qui a scrivere, lo faccio in primo luogo, per i ragazzi come te che vivono nel sud d’Italia, per la Puglia migliore, perché sono felice, che un ragazzo di Terlizzi sia diventato il Leader di sinistra.
Con ciò voglio dire che in questo momento mi preoccuperei del federalismo fiscale, che vuole fare il PDL e la Lega, sai che significa per voi gente del sud d’Italia? Povertà, miseria, anche in una Puglia governata da un uomo integerrimo come Nichi.
Insomma noi di sinistra, da bravi poeti che siamo, a volte ci occupiamo più della forma che del contenuto.
Siano le fabbriche o i partiti, quello che dobbiamo fare è creare lavoro al sud, un programma attuale di cooperazione, per non dover un domani piegare la testa né alla lega né alla mafia.
Per gridare con tutto il fiato che abbiamo ‘A SUD DI NESSUN NORD”
Con amicizia e affetto.

Socialista Eretico 3 aprile 2010 - 00:27

io ho l’impressione che vendola voglia usare le “fabbriche di nichi” per bypassare le attual idirigenze dei partiti che confluiscono in SEL senza tuttavia precludere SEL ai militanti e neanche ai dirigenti che ci staranno.
L’idea non è male anche perchè, come mostrano i grillini, vi è tanta voglia di far politica in gruppi di poche persone, magari conoscenti, facendo capo ad un ideale ed un leader nazionale ma senza esser vincolati da ras locali

Davide 2 aprile 2010 - 23:18

Ok. Adesso è tardi, ne riparliamo in seguito. Ciao, buonanotte.

Peppe Giudice 2 aprile 2010 - 23:10

Io credo che la forma-partito debba essere profondamente modificata, ma per ora non disponiamo di altri strumenti. Del resto l’esperienza europea lo dimostra ampiamente.
Fra l’altro se uno afferma che i partiti sono finiti deve essere anche in grado di indicare con chiarezza e senza allusioni astratte l’alternativa praticabile rispetto ad essi. Del resto l’unica alternativa possibile al partito, sulla base dell’esperienza storica è quello della personalizzazione della leadership. Ma non credo che Nichi voglia questo (anche se alcuni suoi seguaci vorrebbero ergerlo a Messia – non mi riferisco a te Davide).
Io come Nichi sono credente (non praticante). E tengo bene a mente due cose. Uno è il I comandamento che recita: “non avrai altro Dio all’infuori di me” e che l’unico Messia è Gesù.

Davide 2 aprile 2010 - 22:55

Scusa Peppe ma non credo che Nichi si riferisca solo ed esclusivamente ai partiti della seconda repubblica, altrimenti non avrebbe parlato di una loro crisi definendoli consumati, inadeguati fuori dalle virtù civiche. Egli è ben conscio dell’irreversibile destino dei partiti, tanto da affermare che non vuole essere l’esorcista di un organismo ormai defunto. I partiti hanno fatto il loro ciclo, tutto qui. Ora sono concettualmente superati perché rappresentano un’organizzazione verticistica in cui i cittadini non si identificano più. Al di là delle molteplici motivazioni che ne hanno determinato il fallimento, il dato fondamentale è che la gente avverte lo scollamento di questi istituti dal resto del paese reale. A parte la Lega, che ha costruito il suo consenso con una presenza costante e capillare sul territorio, tutti gli altri sono un improponibile revival di un anacronistico modello politico. Certo anche il Pdl ha le sue peculiarità che ne hanno consentito la tenuta, almeno in termini di consenso elettorale. Ma è solo un’integrità estetica, ossia apparente, visto che per lo più si tratta di interventi
finalizzati al raggiungimento dell’indispensabile valore numerico nella fase finale delle elezioni. Per il resto puro maquillage, che si concretizza nella venerazione di un uomo solo, malato stando alle dichiarazioni dell’ex consorte Veronica Lario, che ha un’idea del partito analoga a quella di un’azienda, tanto da poterle sovrapporre senza poi riuscire a distinguerle. Ecco perché vincono: la Lega perché ha adottato il paradigma della Cgil (trovi una camera del lavoro in ogni paese in cui ti rechi e ci trovi gente disposta ad ascoltarti perché è lì per risolvere il tuo problema), il Pdl perché è condotta da un uomo che promette ricette popolari a basso sforzo di riflessione, rivolte a persone pervase dalla fascinazione del mito di colui che si è fatto da sé per cui azzarda promesse in quanto è poi in grado di mantenerle. Il quadro per noi è triste, ma non ci resta che prenderne atto ed impegnarci per sovvertire questo stato di cose, anche cercando alleanze scomode da governare ma irrinunciabili nella ragionevolezza dei calcoli. Diversamente, possiamo augurarci buona opposizione a vita continuando in questi infecondi esercizi linguistici o, se preferisci, dialettici. Ciao.

Peppe Giudice 2 aprile 2010 - 22:17

caro Spartaco qui nessuno (e tantomeno io) mette in discussione il grande valore dell’etica nella politica. Che poi significa prima di tutto concepire il potere come servizio ai cittadini.
Però converrai che sul tema della legalità e della trasparenza qualcuno ha furbescamente costruito una carriera politica (e fra l’altro credo che Di Pietro, soprattutto quando si scopriranno tutti gli altarini, sia uno che non possa dare lezioni di morale a nessuno) ed un partito che poi, soprattutto nel sud, è pieno di ex democristiani (della peggiore specie) riciclati. Alla faccia della questione morale.
IO ho sempre avuto diffidenza verso i populismi moralistici che strumentalizzano questioni reali per creare una platea agli arruffapopolo ed ai Masaniello di turno. Ma veramente si può far politica come la fa Grillo?
Vendola che è uno che la questione morale la ha saputa affrontare nel modo giusto ha sempre messo in guardia dal giustizialismo (a Bagnoli parlò dei Torquemada e dei Savonarola). Il socialismo ed il movimento operaio nascono da una grande contaminazione di culture e nella loro evoluzione hanno arricchito il proprio patrimonio di idee (penso al tema dei diritti civili e dell’ambiente). Ma con Grillo o Di Pietro che contaminazione può esserci se lì non c’è nessuna cultura e nessun progetto? Se non quello di immaginare uno stato forcaiolo ed autoritario che è l’esatto opposto dei principi della sinistra e del socialismo.
Ritengo molto più importante che la nuova sinistra riesca a radicarsi nel mondo del lavoro nelle sua varie articolazioni e nella sua pluralità e nei ceti poplari. Solo così sarà possibile rompere il blocco sociale che sorregge il berlusconismo. Se non riusciamo in questo la destra (con o senza Berlsconi) ce la terremo per parecchio tempo.

Spartaco Innocenzi 2 aprile 2010 - 21:40

Caro Peppe,che il secolo scorso possa essere stato lungo o breve poco importa,so soltanto che è stato un secolo orribilis in quanto ha partorito due guerre mondiali.Tralasciando il secolo scorso,rispondo al tuo parallelismo Grillo,Di Pietro,uguale a Berlusconi.Di Pietro senz’altro è nato in funzione antiberlusconiana brandendo il giustizialismo come la panacea di tutti i mali e porre la questione della legalità come bene primario.Il suo successo,ne converrai,è stato determinato anche dal disfacimento della Sinistra e dalla non meglio specificata identità del PD sempre pronto a dare una mano a Berlusca.Grillo,sono anni che si produce nei suoi sermoni teatrali contro la società opulenta e disgregatrice
nonchè contro la casta politica.Adesso,noi,non più giovincelli sbarbati con una lunga militanza alle spalle provenienti dal PSI nel tuo caso,ed io dal PCI e forse tutto sommato ancora un pò ancorati alle vecchie appartenenze dove la parola Socialismo se permetti ancora non è una bestemmia,dobbiamo renderci conto che la contaminazione con altra parte della società “non partitica”ma che pone dei problemi a noi vicini,non possiamo escluderla a priori.Ma tu pensi che Grillo non approvi le battaglie di Vendola e le sue qualità morali? Anche Di Pietro si è reso conto che alla lunga non può vivere di rendita con il solo giustizialismo e anche al suo interno (De Magistris)sta cercando prove di dialogo con lo stesso Vendola:Del resto,al suo interno albergano molti personaggi provenienti dalla sinistra(un nome per tutti:Zipponi).Lo stesso popolo viola che organizza manifestazioni a protezione della Costituzione sono indice di vitalità.Berlusconi,invece,incarna il marchese del Grillo il quale diceva:”Io so io,e voi nun sete un cazzo” Parlamento e Costituzione
compresi.Certo,se Grillo,il popolo viola ed altri pensano che il berlusconismo e la Sinistra sono farina dello stesso sacco,non faranno altro che dare una mano al duce di Arcore.Si tratta di attendere poco tempo.Cari saluti e buone feste.

Peppe Giudice 2 aprile 2010 - 21:11

cara Barbara sinceramente non capisco il tuo livore veramente fuori luogo. Qui nessuno vuole fare tesine ma più semplicemente cercare di capire e spiegare ciò che è successo. Puoi non condividere quello che dico ma non puoi usare certi termini (e lo dico in spirito di amicizia). La esperienza delle “fabbriche” è stata certamente utile in Puglia ma non è qualcosa che non si può meccanicamente estendere a tutto il territorio nazionale. Certo dobbiamo creare un partito ed un soggetto politico aperti e partecipativi e dobbiamo interrogarci sulle modalità per meglio favorire la partecipazione. Ripeto Vendola si riferisce ai partiti della II Repubblica e non alla forma-partito in genere.
Io sono perchè SEL sia un processo politico aperto e non ho mai condiviso la tesi di coloro che gridavano “partito subito” . A meno alcuni di quelli non si siamo convertiti al “partito mai” dopo l’intervista di Vendola.
In quanto alla “lista della spesa” mi riferivo ad un modo di far politica che elenca i problemi ma è incapace di far sintesi progettuale e strategica.
Infine cara Barbara: io vengo da una regione come la Lucania che è quella che ha il più alto tasso di povertà (dopo la Sicilia). Fra l’altro (non mi piace parlare di faccende personali) sono disoccupato da un anno, ma non essendo sposato riesco ad andare avanti decentemente (molti sono più sfortunati di me).
Ma di questa gente che è molto più sfortunata di me purtroppo la sinistra ne parla molto poco. Ne parla molto poco Santoro che preferisce i discorsi sulle Escort o sull’avvocato Mills. E poi alla fine scopriamo da indagini demoscopiche che il 42& degli operai vota per il PDL. Se la sinistra si occupasse più di costoro che del popolo viola sarebbe più credibile.

Barbara 2 aprile 2010 - 19:42

La fabbrica di Nichi, una fucina di idee senza logo di partito, «un’esperienza di cooperazione e non di competizione, come sono i partiti, ormai in crisi irreversibile», dice Vendola.
Rifletti Peppe senza andare a ritroso nel tempo e soprattutto cercando di fare una tesina del liceo.
Purtoppo la lista della spesa fa parte del vivere quotidiani di ogni famiglia, forse tu sei fortunato che qualcun’altro la fa per te.

Davide 2 aprile 2010 - 19:27

Caro Beppe, condivido la tua analisi sulla natura costituzionale dei partiti, relativamente alle loro origini ed alla loro missione finale. Temo, però, che questo processo non abbia mai avuto inizio in Italia, e che anzi da sempre, non negli ultimi quindici anni, i partiti siano espressione di forti condizionamenti corporativistici. Questo accade non solo nelle organizzazioni politiche, ma anche in quelle religiose; se vogliamo, per quanto bizzarro possa apparire, accade anche nelle organizzazioni sindacali, altrimenti come potrebbe spiegarsi l’attuale diatriba confederale? Scusa l’estensione agli altri settori sociali, ma il parallelo è utile a squadernare la realtà italiana per quella che realmente è, non certo per quella a cui noi tutti giustamente aspiriamo. In estrema sintesi, si tratta non di ricondurre i partiti alla loro funzione primaria, bensì di iniziarli a tale attività consapevoli dell’enorme sforzo richiesto da un’azione correttiva anziché propedeutica quando rivolta a soggetti volontariamente aperti a forme di pernicioso inquinamento. Ciao, grazie.

Peppe Giudice 2 aprile 2010 - 18:55

Caro Spartaco ci sarebbe da discutere se il 900 sia stato o meno un secolo breve. Il socialista M.Salvadori la pensa diversamente dal comunista Hobsobown secondo il quale il 900 è quasi esclusivamente espressione del confronto tra il “campo capitalista” guidato dagli USA e quello del socialismo reale guidato dall’URSS. Così non è stato (altrimenti come spiegare il grave dissidio tra le due potenze comuniste – Russia e Cina che giunsero quasi alla soglia di una guerra nel 1969, mentre tra USA e URSS c’era la distensione?).
E’ evidente che la realtà storica è più complessa di certe semplificazioni.
In realtà la contrapposizione tra il “campo capitalista” ed il “campo socialista” era solo una comoda mascheratura ideologica di un conflitto geopolitico tra le due potenze vincitrici della II guerra mondiale.
E’ importante sottolinearlo perchè su questo punto si è verificato il punto di dissenso più forte tra socialisti e comunisti dopo il 1956.
Lombardi e Nenni non ritenevano affatto che il processo di emancipazione dei lavoratori dipendesse da un allargamento del presunto “campo socialista” (che in realtà era formato da regimi dittatoriali). Del resto solo in Italia ha preso corpo tale interpretazione, nel resto d’Europa no.
Però questo spiega il perchè una parte dei comunisti dopo il crollo del Muro di Berlino hanno ritenuto che con la fine dell’URSS fosse finito ogni socialismo possibile e che la questione morale dovesse prendere il posto della questione sociale. Ora, slegando la questione morale dalle sue cause più profonde (crisi della politica e dei partiti) molti a sinistra si sono messi a rincorrere il giustizialismo (dei DI Pietro, dei Grillo) vedendo in esso una sorta di via salvifica ad una improbabile redenzione morale del paese. E poichè l’antipolitica produce antipolitica si è involontariamente aperto la strada al berlusconismo. Per cui la questione morale non si è affatto risolta ma si è terribilmente aggravata nella II Repubblica e la politica è andata a … puttane (è il caso di dirlo). Quando io noto certi parallelismi tra Berlusconi e Grillo è perchè credo che l’elemento che li unisce è il rifiuto della politica come attività razionale ed il suo degenerare in una logica affine al tifo calcistico. E’ ovvio che su questo non si costruisce nulla.
La questione morale la si potrà affrontare seriamente se si ricostruisce una politica fondata sulla passione civile. E la politica ha bisogno di orizzonti strategici. Non basta fare la lista della spesa: siamo la sinistra dei diritti, del lavoro, dell’ambiente dell’etica civile e via discorrendo. Solo un progetto politico forte ed organico può legare i singoli temi in una sintesi sistemica.
IL socialismo è più attuale che mai. La crisi strutturale di questo modello di capitalismo richiede una risposta forte che si sostanzi in un progetto di società alternativo ad esso. Non è un caso se la vittoria della sinistra e dei socialisti in Francia è stata preceduta da una approfondita discussione su un nuovo socialismo sia dentro il PS che nella Fed della sinistra.
Noi invece discutiamo di Di Pietro.

Barbara 2 aprile 2010 - 18:48

Concordo con Spartaco.

Peppe Giudice 2 aprile 2010 - 18:21

Ho specificato che il riferimento di Vendola ai partiti si riferisce a quello che i partito sono stati negli ultimi 15-16 anni. Soggetti personalistici o espressione della pervicace autoreferenzialità di pezzi di ceto politico. E sono profondamente d’accordo con Mauro quando riprende il mio ragionamento sull’esempio francese. Si tratta di ricondurre i partiti alla loro funzione originaria, prevista dalla Costituzione quali strumento di partecipazione democratica dei cittadini alla definizione degli orientamenti politici nazionali.
Ma la partecipazione ha senso se c’è progetto e cultura politica che definiscono il campo della discussione e della elaborazione collettiva delle proposte.

Davide 2 aprile 2010 - 18:20

Pienamente d’accordo con Spartaco Innocenzi.

Spartaco Innocenzi 2 aprile 2010 - 18:16

La lotta tra i partiti del secolo breve si è basata soprattutto sull’ideologia,tra laldilà e laldiquà,tra l’impero sovietico e quello americano fino a quando non è caduto il muro di Berlino.Vivevamo in una società ancora lontana dal consumismo,dalla piaga del precariato e disoccupazione,dal problema energetico e ambientale.La globalizzazione prima,e la pesante caduta dei mercati finanziari poi,hanno determinato la più violenta crisi che si ricordi non di facile soluzione almeno nel medio periodo.Ancora una volta a pagare questo disastro sono le classi più deboli dove cercano di rifugiarsi sotto l’ombrello protettivo del “tutto va bene madama la marchesa” berlusconiano e bossiano.E la Sinistra nel frattempo che cosa ha fatto?Niente.Ha lasciato che emergesse l’egemonia berlusconiana pensando che fosse di breve durata.Non contenta di tutto ciò,ha cercato in tutti i modi,riuscendoci,a suicidarsi.Insieme ad essa,si è suicidato anche il PD ammantato di presunzione.La domanda che tutti ci dobbiamo porre,è se abbiamo toccato il fondo;se queste interminabili sconfitte sono state salutari per rinsavire.Ci stiamo domandando se i partiti sono ancora indispensabili.Se continuano ad essere comitati d’affari,chiusi in se stessi,dove oligarchie e autoreferenzialità dettano legge,la risposta è NO.Del resto i segnali sono inequivocabili con la nascita dei grillini,del popolo viola,e di altre associazioni. Tutti questi soggetti non possiamo liquidarli tacciandoli di qualunquismo e populismo.Grillo pone dei problemi anche se in forma satirica così come il popolo viola che in parte o in toto sono anche i nostri.Moralità,legalità,energia,acqua,smaltimento dei rifiuti,territorio,difesa della democrazia e Costituzione sono all’ordine del giorno anche da noi.E allora,anche con questi soggetti bisogna dialogare senza avere la presunzione di mire egemoniche.Concludo,
dicendo che,il centro sinistra può vincere solo se c’è condivisione di idee ma soprattutto se si rifondano al loro interno a partire da un loro cambio generazionale dando pieno riconoscimento alla cosidetta base.Nichi Vendola ha vinto perchè è stata premiata la sua politica,ma anche perchè ha dato carta bianca a quei ragazzi meravigliosi della sua fabbrica.

Peppe Giudice 2 aprile 2010 - 18:03

cara Barbara io credo che il pensiero di Nichi Vendola sia stato travisato ad arte. Non penso affatto che egli voglia imitare Grillo.
Il problema è non basta avere un leader bravo (e aggiungo profondo) come Nichi.
Serve costruire una soggettualità politica. E siamo perfettamente d’accordo che tale soggettualità non può (anzi non DEVE)seguire i percorsi dei non-partiti della II Repubblica. E pertanto la nuova sinistra deve costruire degli strumenti nuovi di partecipazione democratica (del resto questa è la funzione che la Costituzione attribuisce ai partiti). Ma deve avere una identità, un progetto. Altrimenti finisce veramente per affidarsi solo alla personalità carismatica del leader. Una identità ed un progetto forniscono la base di valori condivisi, il respiro strategico di una proposta politica su cui innestare la libera discussione all’interno di quelli che potemmo chiamare laboratori politici e costituiscono la base su il nuovo soggetto può radicarsi. Io quando chiamo “coglioni” quelli che si esaltano ad ogni “vaffa” gridato da quel pagliaccio, tendo a marcare il carattere completamente irrazionale di questo modo di partecipare alla politica. Che la sinistra non può assolutamente seguire.
Giustamente Mauro si riferisce alla esperienza francese. Vi dò l’indirizzo di un sito su cui si evidenzia su come in Francia si sia molto più avanti nella discussione su un nuovo socialismo http://www.nonfiction.fr/article-3277-quel_socialisme_pour_2012_.htm.

Barbara 2 aprile 2010 - 17:34

@Peppe
A forza di dare degli imbecilli agli altri siamo rimasti quattro gatti, per me c’è solo un quaquaraquà ossia Grillo, probabilmente ha fatto leva su ragazze e ragazzi molto giovani, facile no, ma personalmente non mi sarei mai assunta un ruolo così irresponsabile, un ciarlatano del teatro dei burattini, poiché adesso il presidente del Piemonte è uno della lega, che non si farà problemi a costruire TAV, centrali nucleari e quant’altro. Per quanto riguarda la pillola abortiva come si dice a Roma ha dato la sola al Vaticano, in ospedale anziché venderla direttamente in farmacia, personalmente penso che di là dalle scelte politiche non sia poi così sbagliato, come ben sanno i medici e i farmacologi, ci vogliono diversi anni di protocollo per conoscere gli effetti collaterali e non di un farmaco.
Sono d’accordo con te quando citi Vittorio Foa e ciò che apprezzava nel pensiero di Riccardo Lombardi (che non è mai voluto essere un leader carismatico) era la sua visione della politica: “non arte del governo degli uomini, ma la capacità di mettere in grado gli uomini di governarsi il più possibile da soli. Questo è il percorso giusto” ma sembra, che noi italiani siamo lontanissimi da questo percorso, visto quello che è riuscito a fare Berlusconi e se finalmente a sinistra abbiamo un leader carismatico, che riesce a coinvolgere quella parte di elettorato più fragile e influenzabile, per me, ben venga.
A dispetto, penso, che le Fabbriche di Nichi rappresentano in pieno il pensiero di Lombardi, comunque potremo chiamarle le “fabbriche della sinistra”, per non fare diventare un guru Vendola.

Davide 2 aprile 2010 - 17:31

Ringrazio Marcello Grillo per aver esplicitato il mio pensiero che, per spirito di sintesi, ho compendiato in una laconica epitome. Condivido appieno la disamina sul fenomeno del voto di scambio, dal quale peraltro appare difficile mondarsi nel breve termine. Sottoscrivo i quattro punti programmatici da cui partire per dare un segnale di significativo civismo, nella certezza che una volta realizzati si recupereranno tanti cittadini alla causa comune. Il tutto nella speranza che in futuro le corruttele rappresentino le sporadiche insorgenze di un sistema sano e non, come oggi accade, le debolezze strutturali di un critico impianto politico.organizzativo.

Alfonsodt 2 aprile 2010 - 17:14

cara FULVIA,usciamo da una ennesima sconfitta elettorale,in un paese normale e una democrazia normale ogni dirigente piccolo o grande che sia fatte le dovute riflessioni e considerazioni,si farebbe da parte e darebbe un contributo interno o esterno come megli crede , si guarderebbe intorno e lavorerebbe per la nascita di una nuova classe rappresentetiva,dando una nuova opportunità politica magari cercando in mezzo a chi fino al giorno prima andava appiccicando i manifesti per spirito di servizio e perchè crede che un mondo migliore sia possibile e volontariamente dà il proprio contributo,dicevo appunto in una democrazia normale,ma qui purtrppo non è cosi,ci sono personaggi che puntualmente riemergono dopo ogni sconfitta, dimenticandosi che loro sono gli sconfitti del turno precedente e continuano a dare analisi e valutazioni dimenticandosi appunto che sono dei perdenti e che sono distanti anni luce dalla nuda e cruda realtà.-sinceramente non mi appassiona se dobbiamo essre un movimento, un partito nuovo,una fabbrica di idee,un nuovo contenitore,ma mi appassiona il fatto che abbiamo bisogno di costruire una alternativa nuova a questo marasma di vecchio,che stà portando l’italia a mio parere verso un punto di non ritorno.- mi domando è normale che l’ottanta per cento del prodotto interno lordo di questo stato derivi dalla tassazione da reddito da lavoro dipendente,è normale in questa nazione che i più ricchi sono solo l’un per cento?è normale in questo paese che i lavoratori dipendenti pagano il 43,5% del loro reddito in tasse e che chi movimenta milioni di euro da rendite finanzairie nè paga solo il 12,50%? è normale in questo paese dove abbiamo una delle più colossali frodi fiscali e finanziarie parlare di articolo 18 dello statuto dei lavoratori?è normale in questo paese dove la precarietà la fà da padrona, dove la gioventù è costretta a stare fino a trenta anni o forse più con i propri genitori perchè non trovano lavoro e sè lo trvano è un lavoro precario sotto pagato e sotto tutelato, mica sono tutti figli di BOSSI che diventa poco più che ventenne consigliere regionale, è normale che questo governo vuole privatizzare l’acqua e il maggiore partito di opposizione non smuove una virgola per cercare di fermare questa truffa colossale mettendo l’opinione pubblica al corrente di quale grande furto i poteri forti vogliono commettere sulle nostre teste e sù quella dei nostri figli?ci sono oppure nò le condizioni in questo paese per cercare di creare una politica alternativa a questi furboni del palazzo,oppure dobbiamo prima aspettare sè sia meglio costuire prima un partito,oppure un movimento oppure un contenitore per discutere di queste tematiche? mi auguro che da uomini e donne di sinistra quali siamo cerchiamo tutti insieme di trovare risposte a queste e altre problematiche del vivere civile e del vivere sociale,sè riusciremo a trovare risposte alternative serie con le persone giuste sicuramente diventeremo un partito,un movimento, un contenitore ,un qualcosa di nuovo che sapra dare risposte nuove alle problematiche vecchie della nostra società, sè ripeto sè riusciremo a fare queste cose, allora si che diventeremo anche grandi e non moriremo tutti berlusconiani.-un saluto di sinistra a tutti-alfonso di tullio mil/te SEL.

Davide 2 aprile 2010 - 16:40

Scusa Lara, non mi è chiaro a chi sono rivolte le tue accuse di qualunquismo, irresponsabilità, ipocrisia, inadeguatezza. Temo di non poter condividere il tuo autodafé, se non altro perché non mi sono mai sentito sfruttato, umiliato o bollato. Al massimo abbacinato da un’apparente buonafede; ma, a chi non è mai capitato nella vita? Fra l’altro non colgo un tuo eventuale suggerimento circa l’esistenza di un’alternativa praticabile, pur convinto che al momento, eccetto Vendola, non esiste un solo politico degno di essere considerato tale. Attendo un tuo gradito chiarimento. Ciao, grazie.

Marcello Grillo 2 aprile 2010 - 16:24

Cito Davide: “Oggi più che mai (i partiti)rappresentano interessi lontani da quelli dei cittadini, non volendone colpevolmente ascoltare le reali esigenze. Per questa ragione l’agglomerato politico più consistente è costituito dal popolo degli astensionisti”, …vero ma non dimentichiamo dei cittadini che si rivolgono ai partiti per interessi personali, alimentando il voto di scambio ed il mutuo interesse della casta o ceto politico con gli elettori. Allora mi piacerebbe che SEL facesse le seguenti forti proposte, praticandole da subito al proprio interno, dando quindi segni concreti di essere diversi:
1. NO AL DOPPIO INCARICO dei Rappresentanti politici a tutti i livelli 2. Non più di 2 mandati e poi via
3. Maggiore presenza femminile negli enti locali (dove si decide di scuole servizi sociali, trasporti, ecc.)
3. conflitto d’interessi anche a livelli “bassi”: un sindaco, consigliere, ecc. non può essere amministratore delegato o presidente di NULLA: per lavorare al servizio del bene comune, la delega politica richiede il massimo impegno e dedizione…questo aiuterebbe anche a limitare i rischi di inquinamenti mafiosi.

In questo modo, forse riusciremo ad avvicinare alla buona politica: giovani, donne, astensionisti, delusi…e sevogliamo essere maggioranza anche quelli che votato a destra o Lega (avete visto Report? quanti leghisti e non solo mantengono il doppio ed in alcuni casi il triplo incarico politico!).

Per quanto riguarda noi di SEL, i consiglieri appena eletti, devono avere l’obbligo morale ed etico di essere presenti nei territori, nei circoli, dove s’è iniziativa politica, dando un aiuto alla crescita del partito a livello locale e non restare schiavi e dipendenti delle logiche spartitorie: incominciamo da noi a dimostare che la Buona olitica si può fare da subito! In ultimo, in questo modo si crea la possibilità di lavorare meglio, condividere le scelte (anche i candidati ovviamente) come squadra, facendo crescere una nuova classe politica ed avvicinando la gente a SEL come vera novità della rappresentanza politica.
Se facciamo questo, qui ed ora, e lo andiamo a ripetere,come un “mantra”, daremo evidenza che SEL vuole riformare la classe politica dal basso, disullusa che la casta si autoriformi da sola.

Lara 2 aprile 2010 - 16:08

Ancora una volta ci vogliamo nascondere dietro discussioni sui termini, come qualunquisti sprovveduti. Cambiare il nome al contenitore, da partito a movimento, fino a “fabbrica di nichi”, non cambierà magicamente le cose.
Spostare l’attenzione su parole generiche serve solo a distrarre l’attenzione dai veri responsabili della disaffezione dei cittadini dai processi democratici (quali sono le elezione): i veri responsabili siamo noi, così infelicemente convinti di essere gli unici portatori di una nuova visione del mondo, per poi praticare l’esatto opposto. Nessuno che dica che si è sbagliato, tutti a proporre ricette senza contenuti, nessuno che si chieda perché siamo così poco credibili come persone, tutti pronti a dare la colpa alla forma partito, tralasciando il fatto che il partito, il movimento, o la carriola siamo sempre e solo noi. Sempre più stanchi tra l’altro, di seguire trafelati le “genialate” dei vari dirigenti, i quali prima ci chiedono di costruire, per poi umiliarci bollandoci come inadeguati, bontà loro…

Mauro (sel Umbria) 2 aprile 2010 - 15:29

Dice bene Peppe Giudice quando dice, a proposito della sinistra francese, che lì non sono stati affatto aboliti i partiti. Ma io non credo che Vendola
intendesse questo. Credo piuttosto che intendesse, come sottolineavo nel mio precedente intervento, la necessità del superamento del partito “chiuso”, del
partito “ideologico” che non ammette, in quanto tale, contaminazioni esterne.
Non si vede, d’altronde, quale alternativa possa esserci se non un “cesarismo” che credo, francamente, assai lontano dalla visione di Vendola.
Credo però sia necessario ANCHE superare le “stanze chiuse”, le riunioni verticistiche nelle quali i “vertici” rappresentano, troppo spesso, un tot. numero
di tessere senza poi troppo riguardo per un’effettiva rappresentatività…
Nel mio piccolo, nei Verdi, proposi un esecutivo (locale) “aperto” alle istanze anche dei non tesserati: fui preso per eretico… Ecco, mi piacerebbe (e ovviamente
la mia è solo una speranza) che la proposta di Vendola andasse anche in questo senso: meno chiusure nella forma-partito.
Ovviamente è comunque un discorso complesso che meriterebbe ben altri approfondimenti.

Fulvia Bandoli 2 aprile 2010 - 14:55

oggi pomeriggio ho un impegno ma mi pare che la discussione si sviluppi bene e con molti buoni argomenti e stimoli, io la leggo ogni qualche ora e dunque la seguo. se riuscirò darò alcune risposte…ammmesso che le abbia tra due giorni o anche domani se trovo il tempo. Grazie a voi per i vostri pnesieri e le idee. e buona cose

Davide 2 aprile 2010 - 14:48

I partiti sono sempre stati degli enormi scatoloni, vuoti di contenuti e pieni di litigiosità. Oggi più che mai rappresentano interessi lontani da quelli dei cittadini, non volendone colpevolmente ascoltare le reali esigenze. Per questa ragione l’agglomerato politico più consistente è costituito dal popolo degli astensionisti. Non capire questo, o rinnegarlo, significa essere miopi oppure, una volta di più, significa approdare al consueto sterile autoreferenzialismo. Adesso in Puglia abbiamo la fortuna di avere un leader riconosciuto su scala nazionale; grazie alla sua ostinata determinazione egli ha imposto nuove logiche ai tradizionali assetti partitici dei palazzi romani. E’ in quest’ottica che vanno inquadrate le affermazioni di Vendola rilasciate al quotidiano Repubblica. Egli afferma, non a torto, che i partiti sono superati nella concezione e nella forma, mentre sono attuali nella pratica e nella sostanza tutte quelle partecipazioni attive di cittadini consapevoli che collaborano al miglioramento della cosa pubblica, ciascuno coi propri mezzi e col proprio grado di passione e di emotivo coinvolgimento. In altre parole egli esalta il ruolo dei singoli cittadini, gratificandoli per l’impegno mostrato, dando loro la possibilità di essere determinanti nelle decisioni del vertice, perché essi ne influenzano le scelte e le strategie. Non è meravigliosa questa idea di funzionamento che prevede la preponderanza della base in luogo dell’oligarchica prepotenza dell’egoarca di turno?

Peppe Giudice 2 aprile 2010 - 14:44

Discettando della forma-partito c’è il rischio di incorrere in due opposti rischi e due opposti errori. Uno è quello del nuovismo antipolitico e qualunquista che lega insieme Grillo, Di Pietro e Veltroni. Di una polemica sterile contro una indeterminata “casta” priva di proposte alternative e che si affida al leader carismatico di turno. Questa è la fine della democrazia, perchè essa non si identifica affatto con il pecorismo del gregge che omaggia il presunto leader carismatico. Questo tipo di politica antipolitica ammazza sul nascere la discussione e la dialettica che sono la carne ed il sangue della democrazia. Gli imbecilli che applaudono estasiati ogni urlo di Grillo sono sostanzialmente simili agli imbecilli che si spellano per le cazzate di Berlusconi. O saremo in grado di rovesciare questo schema o sarà impossibile ricostruire la democrazia.
L’altro errore è quello di difendere un sistema di partiti che ha completamente soffocato la democrazia. Partiti senza identità e senza progetto, strumento in mano a gruppi di potere autoreferenziali; cricche di affaristi.
Non sono i partiti in se il male: ma i soggetti politici che si sono costruiti in modo autoreferenziale.
Il problema vero della nostra democrazia è che noi abbiamo soggetti politici molto lontani da quelli delle altre democrazie europee.
Si è citato a sproposito l’esempio francese. Lì non sono stati aboliti affatto i partiti: la sinistra francese è in grado di vincere non perchè ha cancellato la memoria storica o la identità ma perchè ha saputo riattualizzarla ed inserirla in un contesto nuovo, mantendo in vita partiti aperti alla partecipazione democratica.
E’ questo il sentiero da seguire, altrimenti faremmo del veltronismo a buon mercato.
Ricostruire un vocabolario è possibile se si ricostruisce un pensiero ed una cultura politica della sinistra.
E poi ha ragione Alfonso Gianni: dobbiamo essere in grado di uscire dalle logiche politiciste. Qui il problema non è di sapere chi sarà il leader del centrosinistra nel 2013. Il problema è costruire un soggetto politico della sinistra all’interno di un processo costituente aperto e partecipato. Non mi interessano le date. Mi interessa piuttosto il percorso. Una leadership forte come quella di Vendola è necessaria ma non sufficiente. Chi pensa che intorno ad un leader si possa automaticamente costruire un progetto non ha capito niente. IO ho grandissima stima politica ed umana per Nichi Vendola. Una stima vera e non di circostanza. Ma poichè vengo dalla tradizione della sinistra socialista di Riccardo Lombardi sono molto scettico verso il leaderismo. NOn mi interessano le persone carismatiche. Ho sempre contrastato lo spirito gregario e conformista: si trattasse di Craxi, di Berlinguer, di chiunque. Fosse pure il Maradona della politica (che non esiste). Vittorio Foa diceva che quello che apprezzava nel pensiero di Riccardo Lombardi (che non è mai voluto essere un leader carismatico) era la sua visione della politica : non arte del governo degli uomini, ma capacità di mettere in grado gli uomini di governarsi il più possibile da soli. Questo è il percorso giusto.

Mauro (sel Umbria) 2 aprile 2010 - 14:42

A me sembra che quando Vendola dice, dei partiti, che sono “crepati” abbia ragione da vendere.
Ciò che è crepato è il “partito”, inteso non come participio passato del verbo “partire”, ma come organizzazione politica di “parte”; ovvero di fazione.
Oggi, quel che sta attraversando una crisi senza precedenti non è tanto la “classe” (marxianamente intesa), ma la coscienza di appartenere ad una classe.
Tutti i partiti oggi esistenti poggiano su di un elettorato trasversale alla classe; ma, soprattutto a sinistra, non ce ne siamo ancora accorti…
Quel che, dunque, dev’essere superato è il partito “chiuso”. Chiuso nella rappresentanza di un interesse predefinito; chiuso, in sostanza, nella “ideologia”.
Tutto ciò non vuol dire, ovviamente, smettere di rappresentare la classe operaia. Vuol però dire che tale classe, la operaia, non è più nettamente
distinguibile come lo era una volta. Oggi, anche un ricercatore guadagna meno di mille euro al mese.
E’ perciò necessario rapportarci in maniera nuova alla società. Perchè, ad esempio, negare che anche una istanza proveniente dal mondo delle professioni,
o da quello industriale, possa essere una istanza “giusta”?
Quello che dobbiamo fare è dunque aprirci alla “contaminazione”. Senza per questo, certo, smarrire la nostra identità; ma facendo in modo che tale identità
non ci travalichi e diventi “identitarismo”; che non ci impedisca di andare oltre una ideologia tanto importante quanto però limitante.
Evidentemente il rischio di “PDzzarsi”, in tale operazione, è alto. E’ alto perchè alta è la possibilità di “annacquarsi” rimanendo, negli apparati, partito.
Qui occorrerà essere bravi, perchè l’operazione di diventare un partito “aperto”, quindi un non-partito, rimanendo al contempo fermamente di sinistra non
è facile.

Maurizio Foglia 2 aprile 2010 - 14:26

La vittoria di Nichi in Puglia è l’unico elemento di gioia di questa campagna elettorale, ed è doveroso (e con sincera gratitudine) renderne atto al grande Nichi.

La discussione sul superamento delle forma partito del 900 ha una sua solida base di motivazioni, la crisi del centro-sinistra non ha fine e forse non può averla.

Troppe le ragioni strutturali e direi storiche di tale crisi.

Oltre ad immaginare una competizione di leadership a partire da Nichi, che è bene ipotizzare, perchè bisogna alimentare la nostra voglia di competizione,
è però altrettanto e forse più rilevante avviare un processo di consolidamento della nostra cultura e della nostra proposta politica.

Si è visto nella logica delle scelte e delle alleanze regionale una asimmetria , e persino in alcuni casi si intuisce una dimensione di ceto politico di corto respiro.

Quindi Alfonso Gianni coglie un punto essenziale.

Dobbiamo evitare come la peste logiche di rinvio, non tanto delle date ( comunque anche ciò è sempre stato rilevante) , ma soprattutto della discussione politica di merito, capace di restituirci un profilo di autonomia serio ed efficace,

la costruzione di una soggettività , di un progetto e di una comunità politica più solida e condivisa.

Ad esempio ci sono questioni essenziali che sfuggono completamente alla nostra consapevolezza, che attengono alla cd. “pancia” del Paese, ed ad una possibile risposta in termini di fuori-uscita dalla crisi,

per fare un solo esempio negli ultimi 10 anni circa 40 miliardi di € sono stati dissolti nella finanziarizzazione dell’economia reale (soprattutto nel centro-nord) ad opera del perverso intervento della finanza private equity sulle grandi e medie imprese.

Solo questo FATTO, ci dovrebbe far riflettere a fondo sul tema risorse, politica industriale, nuovo modello di sviluppo ambientalmente e socialmente sostenibile, grande e piccolo (nella finanza , nell’impresa, nell’economia e società dei territori) , riforma della stato sociale,reddito di cittadinanza (leggiamoci su questo ultimo punto qualche relazione di segretari CGIL , ad esempio nelle Marche Venturi, nell’ultimo congresso….. consapevolezze tardive indotte dalla crisi si dirà , ma meglio tardi che mai).

Insomma il grande Gramsci ci insegna : vogliamo essere competitivi sul terreno della leadership, va bene, ma per farlo dobbiamo cercare il terreno dell’egemonia, comprendere che cosa accade nel profondo e rafforzare la nostra credibilità.

Possiamo e dobbiamo farlo, serve una fase 2 del nostro percorso, un agire e pensare in grande ( Nichi è OK) ma deve esserlo anche SEl in modo più omogeno e credibile su tutto il territorio Nord-Centro e Sud.

Spartaco Innocenzi 2 aprile 2010 - 14:20

Sarebbe stato opportuno che il nostro sito avesse pubblicato le conclusioni del cordinamento Nazionale all’indomani delle elezioni.
Di seguiti riporto l’analisi dell’incontro da parte di Iaia Vantaggato del Manifesto

Sinistra dopo il voto. Alleanze in Fabbrica

Segnali di saggezza da “Sinistra ecologia e libertà” dopo la vittoria in Puglia.

Lotta alla precarietà e difesa del bene pubblico a cominciare dall’acqua nonché avvio di una seria riflessione sulla crisi – data ormai per definitiva – del centrosinistra.

Qualcuno forse si aspettava che il primo coordinamento nazionale di Sinistra, ecologia e libertà – convocato all’indomani delle elezioni – si sarebbe «limitato» a celebrare la vittoria di Vendola in Puglia chiudendo gli occhi sul disastro abbattutosi nel resto dell’Italia, ma così non è stato. Certo resta grande la soddisfazione per il risultato pugliese ma non è dalla conta dei voti né dal numero dei consiglieri eletti che Sel decide di ripartire. I partiti sono finiti, consumati e inadeguati – aveva già dichiarato Vendola in un’intervista a Repubblica – e ora si apre una nuova fase: quella in cui strutture più leggere si attrezzino per transitare la sinistra verso una nuova rifondazione. E a Bersani risponde: «Sono d’accordo sulla necessità di costruire il cantiere della sinistra, purché sia chiaro che non si tratta di avviare operazioni di restauro. La mia opinione è che bisogna rifondare la cultura, la proposta, il progetto del centrosinistra». Non si tratta insomma di emendare alcuni aspetti ma di «ricostruire il vocabolario dell’alternativa. Noi non abbiamo sbagliato i comunicatori, abbiamo sbagliato il messaggio». La berlusconizzazione dell’Italia – conclude Vendola – è un problema culturale prima ancora che politico, sociale prima che elettorale. Bisogna essere all’altezza della sfida».

Insomma il punto di crisi del centrosinistra «in quanto tale» – nient’altro che una fredda aggregazione di alleanze incapace di dare risposte credibili – è irreversibile. Non i singoli partiti presi uno per uno né la loro sommatoria ma la logica che – anche in queste elezioni – ne ha consentito la (mancata) tenuta: con chi mi prendo, con chi mi alleo?

Di questa logica la Puglia ha fatto piazza pulita ed è questo che dalla Puglia – concordano le diverse anime di Sel presenti ieri alla riunione del coordinamento – va esportato. Prendere atto della crisi, insomma, e immaginare altre costruzioni di cultura sociale. Sel si rivolge a tutti, dal Pd ai partiti della Federazione ma a una condizione: si dialoga solo con chi prende atto che o il centrosinistra ritrova una sua capacità di essere credibile o non si va da nessuna parte. Esportare le «Fabbriche di Nichi» non basta se non all’interno di un progetto più ampio che rifiuti una volta per tutte le logiche partitiche e che faccia saltare in aria l’ormai asfissiante appiattimento della politica sull’organizzazione.

Questa la linea prevalente nell’incontro di ieri anche se Sinistra, Ecologia e Libertà è ancora in attesa di darsi una forma in vista del congresso che presumibilmente si terrà in ottobre. Nel mezzo due date intermedie: gli Stati generali delle Fabbriche e un nuovo aggiornamento previsto per la fine di aprile.

E sulla forma – se snella, meno snella o corpacciosa – certo ci sarà ancora da discutere ma anche qui sbaglia chi crede che all’interno di Sel esistano già due schieramenti predefiniti e con tanto di nomi cognomi: da un lato Bertinotti e Vendola, dall’altro Claudio Fava con tutta Sd. Più complessa e per fortuna meno personalistica è la questione perché le incertezze riguardo alla forma che Sel potrà assumere prima del congresso attraversano in realtà entrambi gli «schieramenti» e sono più legate alle esperienze soggettive delle singole persone che a eventuali atti di fede. «Quello che c’è di positivo – dice qualcuno uscendo dall’incontro – è che oggi anche le soggettività della politica sono venute fuori».

Bello sarebbe mettere la parola fine alle lotte intestine e magari riprendere a dialogare anche con la Federazione e con gli ex (ma non poi tanto) compagni di Rifondazione. Una strada percorribile, forse, se si accetta l’idea che essere una minoranza va bene ma che essere minoritari per vocazione suona ormai come una dannazione.

E se per il momento la Federazione tace – anche a causa di un infortunio che ha bloccato a letto il co-fondatore Diliberto – parla invece Rosi Bindi che non sembra però aver colto appieno il messaggio che arriva da Sel: «Attenzione a sciogliere i partiti per poi rifondarli, è da anni che lo facciamo, dentro una logica tutta interna al sistema politico». Proprio quello che Sel vorrebbe evitare.

Fabiano Miceli 2 aprile 2010 - 13:59

Dei numerosi e vari commenti al notevole contributo di Fulvia, mi riconosco in pieno in quanto scrive Alfonso Gianni.
Non è bene rimandare ancora il momento del Congresso. Solo con questo passaggio definiamo tutta una serie di questioni politiche ed organizzative. Poi è evidente che siamo nel 2010 e quindi il fare politica passa oggi anche dal web, non dobbiamo avere paura dei nuovi media ma nemmeno esaltarne l’uso esclusivo ed acritico. Quindi, dato che il meglio è nemico del bene, personalmente spero che il Congresso si celebri entro l’estate. Aspettando Godot qui nel Nordest ci fumiamo gli ultimi compagni che ci hanno dato credito…

Franco 2 aprile 2010 - 13:20

La Lega non è un partito politico tradizionale. Se andiamo sul suo sito web si definisce “movimento politico per …..”
Certo il problema è di stare in piazza, in mezzo alla gente con iniziative politiche.
Ma occorre, però, affrontare anche l’altro problema: non abbiamo nessun futuro se andremmo a costruire un nuovo partito-(ino) con strutture piramidali, abitato solo da piccoli ceti politici. E’ il problema posto con tutta evidenza dal compagno Vendola.
C’è da reinventare il linguaggio, la comunicazione, la forma organizzativa.
Una prima cosa, comunque, la possiamo fare: mettiamoci in rete. Utilizziamo Facebook per comunicare, per scambiare esperienze, per socializzare conoscenze, per trasmetterci materiali.

Carolus F. 2 aprile 2010 - 13:02

A mio avviso non si tratta di ricostruire la sinistra facendola diventare un immenso centro sociale, sparso in tutta la penisola, o un centro vacanze-stuidio-laboratorio né di immiserirla in una struttura verticistica in cui le persone, gli equilibri e le strategie di azione sono sempre predefinite e conseguenti alle scelte di una nomenklatura.
Il PD nacque come grande speranza di un rinnovamento della politica attraverso un partito che fosse ristrutturato dal basso, in primis con scelte democratiche e con le primarie. Poi si è immiserito nel suo centralismo democratico di ritorno, con il quale le scelte cruciuali sono state portate avanti sempre dagli stessi personaggi, della stessa nomenklatura di sempre.
Per me si tratta di riprendere quel progetto e di sottrarlo dalle mani in cui oggi si ritrova ad essere ostaggio.
Ben vengano le fabbriche, se però servono non solo a fare “movimentismo” ma a fa recepire ad un vero partito quali sono le vere istanze e i veri problemi della società civile e a farli risolvere da chi deve costruire una politica che sia aderente a tali bisogni e non impostata su equilibri verticistici di potere.
I partiti dunque non sono né da riesumare né da esorcizzare, ma da rinnovare profondamente ristrutturandoli e rendendoli nuovamente efficaci strumenti di lotta democratica.
In Francia il partito socialista si è rinnovato e ha trovato una base nuova di coesione con altri movimenti e forze politiche. Non si è carto sciolto. In Europa a sinistra si vince sempre dove c’è e resiste un grande partito socialista come grande base di aggregazione. In Italia si perde perché questo grande partito socialista non c’è. Punto

Matteo 2 aprile 2010 - 12:48

La vittoria della sinistra e dei socialisti in Francia pè stata raggiountagrazie all’astensione spaventosa. Avere un seguito di fedelissimi è una caratteristica della sinistra europea: ma sfruttare le debolezze dell’avversario e poi vendersi come vittoriosi non rende giustizia alla triste verità. Forse Bersani in cuor suo pensava ad un effetto astensione in massa nell’Italia mediatica di berlusconi…Di nuovo un errore di prospettiva ridicolo per un grande dirigente. Come poteva il PD aspettarsi di aumentare i consensi senza fae nulla? Anzi! Remando pure contro a Roma e in Puglia! L’ha detto bene Nesi della FGS! la Vittoria di vendola in puglia è stata raggiunta controvoglia dal PD!

Barbara 2 aprile 2010 - 12:18

Manifesto della riunione? Congresso? Sedi decisionali collegiali? Dirigenti? A mio avviso così, non si va da nessuna parte e si ripercorrono le sconfitte, che la sinistra sta avendo da vent’anni a oggi.
In Francia la sinistra ha vinto perché spontanea, senza forme gerarchiche, in Italia i partiti hanno perso completamente il contatto con il popolo, con la realtà quotidiana della gente, i dirigenti, non sanno, neanche quanto costa un litro di latte.
Penso che le Fabbriche di Nichi, siano tutt’altra cosa, come ci informa Mario Lisio, parla di strutture aperte, dove arrivano tesserati del PD, di RC e di altri partiti, insomma qualcosa di nuovo, di maggior partecipazione, di trasversale, a 360°, di giovanile.
Vorrei venire in Puglia a vedere queste fabbriche, ma per motivi di lavoro non potrò prima di agosto, mandateci gli indirizzi, posti dove alloggiare a buon prezzo, anzi organizziamo delle vacanze” Sinistra ecologia e libertà, se ne va al mare, in Puglia” con una parte del ricavato (guadagno) potremmo avere i soldi per aprire fabbriche in tutta l’Italia, mi sembra che in redazione, a Roma, c’è una ragazza che fa proprio questo di lavoro, organizza viaggi.
Comunque grazie Mario Lisio per l’ospitalità, voi pugliesi vi differenziate in fatto di cortesia, ma non vorremo essere invadenti, comunque condivido in pieno con te, però la parola “sinistra”, a me piace molto.

Carolus F. 2 aprile 2010 - 12:15

Nel nord i socialisti e SEL non esistono o si aggirano su percentuali che non arrivano al 2%. Lì esiste la Lega CHE E’ UN PARTITO MOLTO RAMIFICATO E RADICATO NEL TERRITORIO. E che però ha un difetto: non ha dalla sua né una base progettuale né una cultura condivisibile, non dico a livello europeo, ma neanche a livello nazionale. Però prende voti, perché HA UNA STRUTTURA DI PARTITO MOLTO EFFICIENTE NEL TERRITORIO. E un partito NON E’ UNA FABBRICA con un padrone e degli operai. Un partito ha i suoi organi e, se è democratico e non populista, si basa su una dialettica democratica e collegiale.
I partiti tradizionali sono in declino perché HANNO ABBANDONATO LA DEMOCRAZIA INTERNA E LA STRUTTURA TERRITORIALE. non perché sono vecchi e decrepiti. Non per niente la Lega ha copiato alla lettera le strutture territoriali del vecchio PCI e ha non pochi suoi ex elettori a sostenerla. Nel vecchio PCI c’era il difetto del centralismo democratico ma si discuteva, si votava e si operava. E lo stesso si faceva nel vecchio PSI, di prima di Craxi.
La mia opinione è che se noi vogliamo rilanciare un’alternativa, dobbiamo avere un partito che abbia le caratteristiche di una vera democrazia interna e un forte radicamento territoriale, in tutta Italia e NON SOLO IN PUGLIA.
Per quanto possa sembrare bello, l’Italia non si “PUGLIA” in un baleno. E se si confonde la Puglia con l’Italia, si commette un errore glrossolano. La Puglia è un grande laboratorio politico, ma pensare di espandere a macchia d’olio il suo esempio, non è molto realistico.
Qui non si tratta di prendere la freccia del sud al volo, ma di organizzare una seria e condivisa struttura che nelle sue componenti eterogenee sia FORTEMENTE COESA SUGLI OBIETTIVI DI BASE e SAPPIAMO QUALI SONO. Lavoro occupazione, laicità dello Stato, servizi pubblici, integrazione, no alla privatizzazione dell’acqua e al nucleare
L’ideale sarebbe che il PD si trasformasse dall’oggi al domani in un Partito Socialista a tutti gli effetti, anche rischiando di perdersi i cattolici per strada, e comunque alcuni li ha già persi. E che poi si tuffasse nella società civile.
E da questo ripartisse la seria riaggregazione della sinistra.
Per far ciò ce ne vuole almeno uno che lo pungoli a farlo, non solo di fatto, perché le realtà di fatto sono molte ed eterogenee: la Puglia non è la Lombardia e nemmeno il Lazio,
ma anche di nome, con una fisionomia europea che però SIA SALDAMENTE RADICATA NEL TERRITORIO.
ALLORA FACCIAMO MENO MANIFESTAZIONI E MOVIMENTI, ED ANDIAMO DI PIU’ NELLE BORGATE, ACCANTO AI LAVORATORI CHE PERDONO IL POSTO, NELLE SCUOLE CHE SONO SOVRAFFOLLATE, NEI PRESIDI SANITARI, TRA GLI EMARGINATI E I SENZA TERRA E SENZA CITTADINANZA. OFFRIAMO CONFORTO E CONCRETO AIUTO AI PENSIONATI CHE STENTANO A SOPRAVVIVERE. AIUTIAMO I PRECARI, TORNIAMO NELLE FABBRICHE, LOTTIAMO CON I SINDACATI NON COLLATERALISTI.
Questo la Lega lo fa (anche se pro domo sua) e per questo prende voti, anche se molti sono di mera protesta. Se molti, moltissimi cittadini vedessero fare questo invece di assistere alle solite manovre e manovrine, TORNEREMMO A RISORGERE. MA PER RAMIFICARSI IN TAL MODO CI VUOLE UN PARTITO NUOVO E DALL’ANTICA VOCAZIONE. QUELLA CHE ERA DELLE LEGHE SOCIALISTE DI MUTUO SOCCORSO. Le fabbriche di Nichi, di fatto, sono questo, ma quando questo lo farà un vero partito, potrà anche sopravvivere e fruttificare oltre il leader che lo guida e lo rappresenta in maniera esemplare e carismatica. Perché la gente avrà imparato a pescare e a non farsi dire solo dal più bravo di tutti che pesci pigliare.
Secondo me non vi è altro modo per tornare ad essere credibili.
Scusate se l’ho fatta un po’ lunga.

Matteo 2 aprile 2010 - 12:12

Il problema SEL è il Nord Italia e i voti dati a Grillo: un personaggio capace con il suo populismo ed un programma elettorale- l’ho letto- tanto accantivante quanto irrealizzabile di mobilitare quella stessa fetta di elettorato alla quale ci rivolgiamo.
Non sottovaluterei il pericolo. Perchè – assodata la nostra presenza consistente al Sud- il Nord è terra di lega e PDL. Non esistiamo. Dove tentiamo qualcosa raggiungiamo percentuiali ridicole. E bisogna interrogarci sul perchè. Per me deve emergere al più presto un leader carismatic di SEL per il Nord italia. Inoltre il partito deve cominciare ad investire le nuove risorse venute dai consiglieri eletti per fare presenza sul territorio. E partire prima possibile. Vendola al Nord non è molto popolare: forse la mentalità è diversa. Forse- sicuramente- il Mezzogiorno ha problemi “altri” rispetto al nord e comunque nemmeno il PD ha saputo porsi come 2alternativa” di governo alle destre. Penso insomma sia più facile per SEL vincere e a vere presa al Sud. Ma al Nord, centro produttivo del Paese, non siamo in grado di imporci. C’è chi ci vede come un partito comunista. Cosa che on siamo. Chi nonci capisce. Bisogna riallacciare i rapporti con Verdi e Socialisti e mettere in piedi di nuovo un processo di unione. Il 4% a livello nazionale non è distante am si raggiunge solo se riusciremo a coinvolgere i soggetti sopra citati, a spendere energie sul territorio e a non presentarci come la solita sinistra radicale. IN questo senso bisogna marcare le differenze con la FED o verremo fagocitati dalla stessa o inclusi – alivello di percezione comune- sotto il simbolo della falce e del martello.

Caly 2 aprile 2010 - 12:06

io vorrei porvi due questioni:
1. quando ci siamo salutati all’assemblea a roma si era detto che il congresso fondativo si sarebbe tenuto a giugno. perchè ora si parla dell’autunno?
2. nella mia provincia, quella di andria-barletta-trani, si è fatto il minestrone per la questione candidature: 6 i candidati, nessuno volto nuovo, nessuna donna, soliti vecchi metodi di fare politica e di proporsi. oltretutto il vecchio gruppo di sel, nato con sel è stato totalmente sgomitato dal nuovo gruppo, candidato incluso, che si è dichiarato “un fenomeno elettorale”, dimenticando che assieme a lui hanno lavorato tante persone. dunque partito nuovo e metodi vecchi?

Matteosbt 2 aprile 2010 - 11:52

E’ necessario costruire un cantiere a sinistra del PD prima di candidarsi alle primarie 2012….nessuno va da nessuna parte se restiamo ognuno col suo 3-4%..la proposta di Demagistris è molto interessante…tralasciando Grillo che è solo un urlatore senza programma e idee che ha preso voti x via della demenza di alcuni dirigenti del PD….occorre svolgere un lavoro dal basso…come a Lecco…vittoria molto simbolica che dimostra ke è possibile battere le destre nel loro feudo quando si lavora bene con candidati ottimi che vanno nelle fabbriche nei marcati a spiegare alla gente che la Lega non fa un cavolo.Dirotta solo il disagio sociale derivato dal lavoro su problemi inesistenti come gli immigrati.
Quindi..avanti col cantiere per prepararci al meglio alle primarie.

Luca 2 aprile 2010 - 11:46

bravo michele hai ragione!
qui a firenze abbiamo fatto campagna volontaria…io e la mia ragazza, pur non essendo iscritti, abbiamo fatto tutto il possibile per far votare SEL ma il partito sul territorio è assente…anche per me le potenzialità sono altissime perchè c’è stato grande interesse per la nostra proposta…qui si può tornare al 10%…dobbiamo però ricominciare a fare politica tra la gente con una proposta politica finalmente di SINISTRA…radicale, riformista, che guardi al governo del paese per cambiare e migliorare la società in cui viviamo…

Amphioxus 2 aprile 2010 - 11:15

bisogna lavorare affinchè i voti degli operai storicamenti dati a sinistra ritornino alla sinistra anzichè stare alla lega

Amphioxus 2 aprile 2010 - 11:13

compagni
ci vuole molta pazienza…ci sono 3 anni per fare in modo che le fabbriche di nichi si diffondano nel territorio al di fuori della puglia e radicare il partito.
l’importante è fare le cose per bene e non fare il passo più lungo della gamba perchè fatto in fretta. io sono convinto che nichi…anche raddoppiare i voti attuali sarebbe un buon obiettivo per il prossimo appuntamento. avete sentito la vicenda dei 78 consiglieri?

Michele 2 aprile 2010 - 10:50

Credo che in molte regioni sia necessario Sel come partito strutturato, soprattutto in regioni come la Toscana dove siamo saliti al 3,8 ed abbiamo potenzialità fino al 10, ma non siamo presenti sul territorio.

Compagno Rosso Dentro 2 aprile 2010 - 10:40

Devo dire ke questo articolo e l’intervista di Vendola mi lasciano un po perplesso. Condivido la critica alla sinistra ke nn è capace di produrre un’idea diversa di società, ma non credo ke i partiti siano finiti. Sono i partiti finti a essere in crisi, al contrario i partiti strutturati secondo i canoni “tradizionali” (l’unico è la Lega) sono + forti ke mai tant’è ke vincono le elezioni e non solo quelli ke li votano non sono costretti a turarsi il naso in cabina. Certo bisogna adeguarsi ai tempi e in questo le videolettere di vendola, le fabbriche di niki ecc. va tutto benissimo ma nn si puo pensare di costruire un “soggetto politico” non esiostono i soggetti politici esistono i partiti e i partiti hanno le sezioni sul territorio dove si discute ci si confronta,si fanno i congressi, si imparano le regole democratike ma soprattutto si cresce sul piano personale tutti cio serve anke a formare la classe dirigente

Luigi 2 aprile 2010 - 10:06

Cari compagni di Sel mi sembrerebbe giusto che da parte vostra non si oscurasse il fatto che al prodigioso risultato in puglia, dove era presente la lista unitaria, abbiamo concorso largamente anche noi socialisti. Intanto vi giro un comunicato di Bobo Craxi sulla grande vittoria di Vendola. Con la preghiera di uscire dai pregiudizi personalistici e pensare al bene della sinistra italiana. saluti

Comunicati REGIONALI. CRAXI: I SOCIALISTI NON SONO AFFATTO SCOMPARSI
giovedì 1 aprile 2010
“L’unica vera vittoria della sinistra alle recenti elezioni regionali è stata quella di Vendola”.
E’ quanto afferma in una nota Bobo Craxi, del Partito socialista italiano.
“Egli si presenta”, spiega Craxi, “come un modello post ideologico di una sinistra che non si pone il problema della grammatica neo-conservatrice e giustizialista della sinistra, ma ricerca una nuova sintesi popolare”.
“I socialisti”, prosegue il leader socialista, “nella confusione generale rischiavano di scomparire, ma non sono affatto scomparsi: è un risultato al quale hanno concorso in tanti, nella convinzione che sia possibile riaffermare la presenza politica di una forza d’identità e di cultura socialista e riformista. E’ un obiettivo che andrà continuativamente perseguito, negli anni a venire”.

Daniela 2 aprile 2010 - 09:47

Condivido tutto, Fulvia, ma, soprattutto:
L’unica cosa che deve rimanere ferma e che non può essere spazzata via è la democrazia interna le sedi decisionali collegiali, un chiaro e condiviso principio di rappresentanza, e anche e non da ultimo un sentire comune che faccia di noi una comunità politica, un soggetto politico e non un insieme informe di persone che fanno ognuna un gioco diverso.”
RIPETIAMOLO COME UN MANTRA!
E poi, chiedo un confronto interno sulla scarsissima rappresentanza femminile.

Maurizio Foglia 2 aprile 2010 - 09:46

La vittoria di Nichi in Puglia è l’unica elemento di gioia di questa campagna elettorale, ed è doveroso (e con sincera gratitudine) renderne atto al grande Nichi.

La discussione sul superamento delle forma partito del 900 ha una sua solida base di motivazioni, la crisi del centro-sinistra non ha fine e forse non può averla.

Troppe le ragioni strutturali e direi storiche di tale crisi.

Oltre ad immaginare una competizione di leadership a partire da Nichi, che è bene ipotizzare, perchè bisogna alimentare la nostra voglia di competizione,
è però altrettanto e forse più rilevante avviare un processo di consolidazione della nostra cultura e della nostra proposta politica.

Si è visto nella logica delle scelte e delle alleanze regionale una asimmetria , e persino in alcuni casi si intuisce una dimensione di ceto politico di corto respiro.

Quindi Alfonso Gianni coglie un punto essenziale.

Dobbiamo evitare come la peste logiche di rinvio, non tanto delle date ( comunque anche ciò è sempre stato rilevante) , ma soprattutto della discussione politica di merito, capace di restituirci un profilo di autonomia serio ed efficace,

la costruzione di una soggettività , di un progetto e di una comunità politica più solida e condivisa.

Ad esempio ci sono questioni essenziali che sfuggono completamente alla nostra consapevolezza, che attengono alla cd. “pancia” del Paese, ed ad una possibile risposta in termini di fuori-uscita dalla crisi,

per fare un solo esempio negli ultimi 10 anni circa 40 miliardi di € sono stati dissolti nella finanziarizzazione dell’economia reale (soprattutto nel centro-nord) ad opera del perverso intervento della finanza private equity sulle grandi e medie imprese.

Solo questo FATTO, ci dovrebbe far riflettere a fondo sul tema risorse, politica industriale, nuovo modello di sviluppo ambientalmente e socialmente sostenibile, grande e piccolo (nella finanza , nell’impresa, nell’economia e società dei territori) , riforma della stato sociale,reddito di cittadinanza (leggiamoci su questo ultimo punto qualche relazione di segretari CGIL , ad esempio nelle Marche Venturi, nell’ultimo congresso….. consapevolezze tardive indotte dalla crisi si dirà , ma meglio tardi che mai).

Insomma il grande Gramsci ci insegna : vogliamo essere competitivi sul terreno della leadership, va bene, ma per farlo dobbiamo cercare il terreno dell’egemonia, comprendere che cosa accade nel profondo e rafforzare la nostra credibilità.

Possiamo e dobbiamo farlo, serve una fase 2 del nostro percorso, un agire e pensare in grande ( Nichi è OK) ma deve esserlo anche SEl in modo più omogeno e credibile su tutto il territorio Nord-Centro e Sud.

Luca 2 aprile 2010 - 09:34

Bravo Alfonso! Stavolta hai proprio ragione! Grande Nichi, grande vittoria in Puglia, discreti risultati nel centro-sud ed in Toscana ma al Nord NON ESISTIAMO!!! Per arrivarci però, non basta creare l’ennesimo contenitore vuoto o l’ennesimo partito in cui i ceti dirigenti sono solamente i riciclati dei vecchi partiti (ogni tanto ci dovremmo anche guardare allo specchio)…come ho già scritto in altre occasioni, la forma-partito non si deve disgiungere dalla più ampia partecipazione dal basso (vedi le fabbriche di nichi) e da un programma di governo contenente proposte radicali e riformiste che possano dare a tutti l’idea di un’idea di società da contrapporre a quella che ci offre tutti i giorni in tv il centro-destra

A. Marotta 2 aprile 2010 - 08:53

Nessuno può mettere in discussione quello che hanno rappresentato i partiti nel Novecento per la democrazia italiana. Nessuno potrà mai sminuire, anche solo di una virgola l’importanza che ha rappresentato il Partito Comunista, di vecchia e nuova generazione, per i lavoratori, per la libertà e per l’emancipazione e la liberazione degli sfruttati. Non credo che Nichi Vendola abbia, anche solo per un attimo, voluto mettere in discussione ciò. Ma detto questo sono d’accordo con Fulvia Bandoli e, soprattutto, col suo modo pacato e incisivo di di porre alcuni elementi di riflessione su “ciò che vogliamo essere”. Al contrario, non mi sono piaciute alcune reazioni scomposte all’intervista di Vendola, nell’uno e nell’altro verso, nel senso cioè di “bollare” troppo sbrigativamente Nichi come “liquidatore” del ruolo dei partiti o di osannarlo in modo altrettanto frettoloso come “innovatore” indiscutibile che propone forme imprecisate di aggregazione. Alle domande sacrosante di Fulvia, ne voglio aggiungere un’altra io: siamo o no di fronte ad una sfida che non ammette rinvii? Alla sfida che ci chiama a dare un contributo per la costruzione di una nuova sinistra dentro ad uno schieramento democratico di alternativa ampio? Ed a questa sfida pensiamo, come dice Fulvia, di rispondere con gli arnesi del passato? Proviamo a discutere seriamente e rispettosamente di questo, sottraendoci al dannoso ruolo di “sputasentenze”, sapendo che non siamo all’anno zero, ma che il risultato elettorale di domenica scorsa e la campagna elettorale che l’ha preceduto, ci hanno consegnato dati incontestabili, come quelli che riguardano il PD ma anche la Sinistra che riproposta nei suoi modi tradizionali è destinata alla scomparsa, ed alcune novità straordinarie, per chi le ha sperimentate direttamente e per chi, come me, seppur dalla lontana Sicilia, ne ha percepito la passione partecipativa: le fabbriche di Nichi e il lavoro che esse hanno prodotto. Non cogliere questi dati e queste novità è da irresponsabili. Arrovellarsi sul tema “partito si, partito no”, o peggio ancora, “costruirsi” analisi di comodo, come ha cominciato a fare il PD, per autocompiacersi e perpetuare linee politiche suicide, diventerebbe esiziale anche per noi e non coglieremmo fino in fondo la portata del “racconto” che Nichi sta provando a trasmettere un pò in giro per l’Italia. Spetta a noi far diventare le “fabbriche”, quei luoghi forme democratiche di partecipazione, e quel “racconto proposta e iniziativa politica. Prima costruiamole ovunque però e facciamole funzionare sulle priorità, come dice Fulvia Bandoli, quali il lavoro, la precarietà e i diritti. Non so se il “racconto” di Nichi si chiami Socialismo e se le “sue fabbriche” saranno il “nuovo Partito Comunista”, ma so che Berlusconi e il berlusconismo durano da quasi una generazione ed hanno fatto tanto male al nostro Paese. Voglio dare il mio contributo a cacciarli e le sfide che ci lancia Nichi e le proposte che ci avanza mi stimolano e mi affascinano.

Francesco Lorieri 2 aprile 2010 - 08:33

Fulvia coglie un aspetto fondamentale del lavoro che ci apprestiamo a fare: dare una identità a SEL
Penso che in SEL dovrebbe acquistare “crediti” chi è calato in quella sinistra diffusa di cui tanto si parla.
Porto la mia esperienza: alle elezioni comunali di Pietrasanta (LU) abbiamo conquistato un seggio presentandoci come SEL abbinati a “Pietrasanta Civica”. Abbiamo preso il 4,9% perché ci conoscevano per le attività svolte (GAS, volontariato verso gli immigrati, il sindacato, volontariato cattolico).I voti di preferenza, infatti, sono tati solo 1/3 del totale; come a dire che si apprezzava di più il gruppo che non i singoli.
SEL non è stata vista come “il” partito,ma come la casa di quelle persone conosciute per il loro impegno, allo stesso modo della lista civica.
Un abbraccio, francesco

Maurizio 2 aprile 2010 - 07:40

condivido l’analisi di Fulvia Bandoli.sono ormai tre decenni che a sinistra si discute della forma partito. ma sostanzialmente senza produrre nulla di significativo. naturalmente qui non faccio riferimento alla vicenda del partito americano di veltroni. io mi auguro che SEL sappia osare qualche cosa di diverso, un luogo aperto dove produrre politica partendo dalle singole soggettività. penso infatti che la ricomposizione della sinistra se avverrà non sarà attraverso qualche altra formula magica tipo Sinistra Arcobaleno, formule sempre esposte ai veti incrociati di gruppi dirigenti autoreferenziali, ma solo dalla possibilità delle realtà di base di confrontarsi sulle cose concrete. questo coraggio lo si deve a quel milione e mezzo di elettori che ancora sceglie la sinistra nonostante tutto.
in questo senso , per me milanese, le fabbriche di niki sono una bella speranza.

Francesco Da Milano 2 aprile 2010 - 03:30

fulvia, giusto non partire dal leader e mettersi a lavorare, giusto anche dire che non sarà la matematica a riportare la sinistra al governo (e almeno in parlamento), ma dire che non funzionano i partiti quando è da anni che oramai l’unica organizzazione che miete successi è proprio organizzata in modo che più tradizionale non si può come la Lega mi sembra strano, e non vorrei che fosse il prologo ad un invito a cambiare di nuovo il contenitore invece che concentrarsi sui contenuti.

I partiti che componevano l’unione perdono consensi e non si sanno rinnovare.. gli elettori dopo aver provato ad entrare dalla porta delle primarie delusi stanno uscendo dalla porta delle cabine elettorali.

Non è tanto la forma parito in discussione, quanto il partito come luogo di potere inamovibile dove gli azionisti (gli iscritti) non sono in grado di controllare il management, bevendosi bilanci sempre più falsi (tanto che al governo questi dirigenti non hanno perseguito la missison proposta ma solo il loro interesse). Oggi sono i consumatori (elettori) ad andarsene senza subire più il ricatto del voto utile di veltroniana memoria.

Se da una parte questi dirigenti criticano i consumatori molti azionisti non vogliono più partecipare.

Agli azionisti della sinistra noi abbiamo deciso di offrire una nuova compagnia su cui investire: piccola ma democratica (in potenza). Ora l’idea di pensare una nuova formula NON mi entusiasma e penso sia un altra perdita di tempo.

Nel fare politica occupandoci del paese reale possiamo essere il laboratorio di una nuovo modo di fare, ma la formula NON può essere l’obiettivo.. io peraltro non so se a giochi fatti sinistra e destra non si ridefinirrano e se pezzi di lelettori ( e di dirigienti) che oggi sono da una parte domani potrebbero stare altrove.
Se questo è vero e se il bipartitismo sta andando molto male, ma anche sostituirlo con un bipolarismo toucourt quindi impegnarsi oltremodo nella ricostruzione del CSX sarebbe un errore.

Concnetriamoci sulla costruzione di pratiche di linguaggio e di immaginario, poi vedremo come spenderlo e in compagnia di chi.

Fondiamo SEL subito.

Se la nostra opzione politica saprà attrarre avremo fatto un passo (e saremo utili di riflesso al csx) se invece ci diamo obiettivi politicisti falliremo ancora.

Carlol 2 aprile 2010 - 01:35

Cara Fulvia, tu dici : la destra ha una idea dell’Italia e la sinistra no. Anzi la destra ha più idee della sinistra e le trasmette. Personalmente sono anni che sostengo che la Sinistra è entrata in crisi nelle sue basi di pensiero e ha un deficit di soggettività politica anche quando imperava Rifondazione e il prodismo. Quindi questa situazione a me non sorprende affatto. La crisi della sinistra è principalmente una crisi dei fini. Il mezzo è importante soprattutto quando si sovrappone e nasconde la mancanza di fini. Questo è il motivo per cui ho contestato e contesto l’enfatizzazione sulla personalità di Vendola. Vogliamo partire dalle fondamenta, mattone su mattone, per ricostruire la Sinistra o pensare che il carisma del leader nasconda le mancanze politiche? Vogliamo parlare della crisi italiana e della crisi mondiale o no? Vogliamo parlare della base sociale che rappresenta il riferimento della riorganizzazione della sinistra? Solo i lavoratori? Vogliamo parlare di quale visione ha la sinistra del sistema economico?
Detto questo, non possiamo però credere che la destra sia un blocco monolitico imbattibile né che le forze sociali retrostanti il centro-destra siano irretite dal populismo demagogico della destra.
Sul primo punto mi pare chiaro che ci sia una convergenza tra berlusconismo e leghismo ma non una completa identità. La Lega Nord ha una sua autonomia e una visione strategica che non coincide con quella di Forza Italia e Alleanza nazionale. Al primo punto dello Statuto della lega Nord c’è l’obbiettivo dell’indipendenza della Padania. Vogliamo sollevare questo problema politico come sinistra o no?
Sul secondo aspetto, è evidente che la sinistra dovrà attaccare gli interessi di una parte degli elettori del centro-destra che votano consapevolmente la destra che li difende. Quali sono questi interessi che bisognerà colpire senza mezzi termini?

Da ultimo : il movimento5stelle ha avuto una buona rispondenza elettorale per il suo radicalismo. Io dico : perché la Sinistra non propone di raggiungere un obbiettivo comune sulla parola d’ordine “distruzione dei privilegi della casta politica”? La Sinistra chiacchiera soltanto sui privilegi della politica o agisce in concreto?

Carlo L.

Montaspino 2 aprile 2010 - 01:31

Anch’io come Alfonso temo l’ennesimo rinvio di un congresso che continua a significare la costituzione di un soggetto politico “con sedi decisionali collegiali, democrazia interna e un chiaro e condiviso principio di rappresentanza”. Senza queste caratteristiche difficilmente credo un soggetto politico costruisce un sentire comune. Dunque la prima cosa da decidere è se dare vita a questo processo oppure no; non so se dev’essere un congresso a stabilire questo, ma l’autunno mi sembra davvero lontano, soprattutto se penso che sarà il terzo dopo la fatidica primavera 2008. Nel frattempo continuare a discutere della forma della politica nei commenti agli articoli e alle interviste mi pare un po’ mortificante e molto lontano dalla comunità politica che vogliamo costruire (sia detto con il dovuto rispetto per internet). Sui risultati del voto, sulle forme della politica della seconda repubblica, sui tentativi di farne nascere una terza mi augurerei qualcosa in più della pop sociologia e dei generici richiami al novecento e a forme tanto nuove e originali quanto vaghe: che so, magari un’iniziativa del comitato scientifico che interpelli la meglio intellettualità disponibile e capace di misurarsi con l’argomento munita della cassetta degli attrezzi giusta. Bene le Fabbriche, ma subito, e insieme, l’organizzazione politica, perché la crisi della democrazia (e le riforme istituzionali sempre incombenti) parlano anche di noi e non è argomento che ci possiamo permettere di rinviare costantemente, in attesa del bing bang. La buona politica ha bisogno del buon soggetto politico, e se la parola partito non piace troviamone un’altra: ma evitiamo il corto circuito mentale di denunciare l’inconsistenza delle attuali componenti del centro sinistra e immaginare la loro palingenesi, sol che possa essere SEL a guidarle dall’alto del suo 3 virgola percento (o addirittura Nichi con il nulla dietro, come il buon Prodi).

Alfonso Gianni 2 aprile 2010 - 00:22

Temo che la discussione si sia spostata altrove, se il resoconto del Manifesto della riunione del nostro coordinamento nazionale è esatta. Mi pare che ci si stia concentrando di più a ragionare sulle alleanze e le coalizioni, il famoso nuovo centro-sinistra, in vista delle ploitche del 2013 e di alcune importanti comunali del 2011. Ma non esistono alleanze se SeL non esiste in quanto tale come soggetto politico autonomo della sinistra, con una sua identità e un suo profilo programmatico, apertissimi, ma reali. Sento che si ragiona sulla nostra possibilità, attraverso Nichi, di guidare tutto il centrosinistra. Ma intanto ci dimentichiamo che la lezione di queste regionali c’è stata anche per noi. La distanza tra SeL e la Puglia è davvero risultata grande e i risultati, fuori di Puglia, non sono buoni. Invece che prendere il toro per le corna mi pare aleggi già l’idea di un rinvio del congresso a ottobre. Se si inizia con la logica dei rinvii nulla diventa più certo. Mi sarei aspettato invece una pronta convocazione del comitato scientifico, per fare un esempio, al fine di accelerare il lavoro sul programma, la messa in cantiere di una riunione nazionale per istruire la fase precongressuale, uno scatto nella iniziativa politica e sociale. Attenzione a non crogiolarsi negli elogi (vedi pubblicazione anche nel nostro sito dell’articolo di Curzio Maltese). Abbiamo invece bisogno di tenacia e umiltà. Timeo Danaos et dona ferentes

Mario Liso 1 aprile 2010 - 23:54

Cara Fulvia. Grazie.
La tua analisi apre alla riflessione, cosa molto utile.
Abbarbicarsi sui termini conosciuti, sulle parole, penso, non porti da nessuna parte.
La parola partito ha avuto grande significato nel passato, ma oggi crea istintivamente repulsione. Te lo dice uno che non è mai stato isritto ad alcun partito ed avendo preso la sua prima tessera in SEL, proprio perchè vista da me come un superamento dell’esistente, del passato.
Nichi parla di fabbriche. Come sai vivo in puglia (dove ti aspetto, prima o poi) e qua, noi, stiamo sperimentando quelle nuove forme di cui parla Nichi. Fabbriche o dir si voglia, sono strutture aperte. E proprio per questo raccolgono la simpatia e soprattutto l’adesione di molti. Molti che arrivano proprio perchè sanno che non si stanno identificando con un partito, ma con un’esperienza, un’opportunità. Da noi arrivano tesserati del PD, di RC, e di altri aprtiti, e lo fanno solo perchè venendo sono scuri di non assumere un’etichetta, ma di poter portare un contributo. La vecchia idea novecentesca di appartenenza e di contrapposizione con l’altro, ormai è ampiamente superata. La gente, le Persone, non hanno bisogno di “fare squadra” con questa o quella formazione, il PCI contrapposto alla DC. Roba d’altri tempi.
Ora la gente vuolke semplicemente dire qualcosa, esprimere le proprie idee, fornire le proprire proproste, avere una visione, senza per questo essere etichettata come appartenete a questo o a quell’altro.
Le identità le costruiamo in base a quello che diciamo e facciamo. Non in base a dove abbiamo aderito.
E’ una grande rivoluzione rispetto a quello che avevamo. E penso che sia la strada giusta per costruire una nuova forza politica che non mi va di chiamare Sinistra, perchè è un termine che indica solo un topos e nulla più, al giorno d’oggi. A sinistra ci sono le minoranze, quelle che siedono alla sinistra (appunto) del presidente del consiglio eletto (ma qui ci può stare di tutto, dall’idv e, se cambiano i rapporti di forza, persino la lega). Non mi basta più, quindi, identificarmi con questo topos. Servono invece contenuti. Serve l’ascolto degli ultimi, di chi soffre, di chi è escluso, di chi non ce la fa.
Io direi che dovremmo sostituire il termine Sinistra con tre termini che la caratterizzano nei suoi contenuti: Libertè, Egalitè, Fraternitè. E sono convinti che i contenuti possiamo individuarli solo ascoltando, aprendoci, contaminandoci, non chiudendoci in dei recinti identitari.
Sinistra Ecologia Libertà è nata per questo. Non vedo contradizione fra quello che dice Nichi e la costruzione della nostra formazione politica. Dll’inizio il programma, gli intenti erano proprio quelli dell’ascolto e della contaminazione. Solo che dobbiamo essere bravi a fare uno sforzo in più. rebdere possibile questo non attraverso strumenti obsoleti che l’attualità ci dice non sono più utili. Ma attraverso forme coraggiose di innovazione, trasversali, aperte, coraggiose, rischiose, lungimiranti. Lungimiranti perchè chi crede che il nostro progetto possa concludersi domani, secondo me, non ha capito nulla. Abbiamo preso sulle nostre spalle una responsabilità epica. Di lungo corso, di lunga lena, che forse produrra il pieno dei suoi frutti per i nostri figli, non per noi. Dobbiamo cambiare la cultura di questa nazione, di questo popolo e non avendo strumenti a disposizione (massmedeiatici ed economici) deve essere chiaro a tutti che non può esaurisrsi nel gioro di una o due stagioni.
Consiglio vivamente, come hanno già fatto in molti dei nostri compagni, a venire in puglia a passare qualche giorno per respirare dal vivo il profuma della nuova politica. Non preoccupatevi. Vi ospitiamo.

Luigi Fasce 1 aprile 2010 - 22:50

Confesso che comincio a essere stanco di parlare del leader carismatico che fortunatamente abbiamo in Nichi Vendola.
Le difese d’ufficio della Bandoli a interpretazioni sul cosa aveva in testa Vendola non mi sembrano utili.
Mi sembra utile cominciare a parlare di
a) collante ideologico condiviso dopo ampio e approfondito dibattito – ovvero la nostra prossima futura identità di SEL;
b) di organizzazione magari creativa e innovativa ma democratica e trasparente e diffusa sul territorio;
c) di democrazia partecipata diffusa in ogni municipalità e piccolo comune;
Per il primo punto rimando a
http://www.circolocalogerocapitini.it
argomento
liberismo liberalismo liberalsocialismo
i documenti seguenti
1) “Nel solco del riformismo socialista quale modello di economia per
i terzo millennio.”
2) “Il punto archimedico del riformismo socialista.”
3) TAVOLA ROTONDA: A cinquant’anni da Bad Godesberg:
l’attualità della Socialdemocrazia.
Buona lettura e fraterni saluti.
Luigi Fasce

Peppe Giudice 1 aprile 2010 - 21:38

Sono d’accordo (mi capita di esserlo spesso) con Alberto Ferrari.
Innanzi tutto credo che Vendola nella sua intervista si riferisse ai partiti della II Repubblica che sono cosa molto diversa dai partiti della tradizione repubblicana (e previsti dalla costituzione).
Innanzi tutto i partiti della II Repubblica sono soggetti senza identità e progetto politico. Partiti espressione di una personalizzazione esasperata e patologica della politica (avrebbero senso il PDL e l’IDV senza Berlusconi e Di Pietro?) o costruzioni artificiali ed artificiose come il PD gestite da una logica feudale. Oppure soggettini (come il pdci di Diliberto ed il Psi di Nencini) in cui il riferimento identitario nasconde la totale autoreferenzialità di un ceto politico isolato e marginale. La Lega è un soggetto radicato sul territorio ma la sua identità non è su valori o su un progetto di società ma sulla appartenenza territoriale.
Quindi nessuno dei partiti attuali ha nulla a che vedere con quella che è la soggettualità politica degli altri paesi europei. Qui sta la grande differenza tra noi, la Francia, la Germania, la Spagna.
In Francia non ha vinto un generico centrosinistra ma una sinistra trainata da una grossa forza socialista radicata nei suoi valori e che ha rifiutato il social-liberismo alla Blair. In Italia abbiamo invece avuto l’ideologia “ulivista” secondo la quale la sinistra per andare al governo si deve nascondere dietro il centro.
Nichi Vendola ha dimostrato la inconsistenza del paradigma ulivista e la sua vittoria si è delineata in una prospettiva più di tipo francese (con le ovvie differenziazioni).
Noi riusciremo a sconfiggere la destra quando metteremo fuori uso definitivamente il paradigma ulivista (di cui il PD è la massima deriva); quel miscuglio di opportunismo alla D’Alema e giustizialismo alla Di Pietro e Travaglio che sono gli assi su cui si è retto finora il centrosinistra.
Serve all’Italia guardare all’esperienza francese, non perchè credo sia possibile ripeterla meccanicamente (ahimè le differenze sono troppe) ma per lanciare l’idea di una sinistra non subalterna al centro e capace di sviluppare una egemonia politica attirando anche pezzo di centro ma senza esserne subalterni.
Ora costruire un nuovo soggetto politico non è semplice e non è un processo breve. Dovrebbero tenerlo a mente quelli che gridavano “partito subito”.
Il processo costituente di SEL deve essere il più largo possibile. La stessa SEL va concepita come il primo passo verso una aggregazione più ampia della sinistra che sappia rivolgersi ad una grande massa di delusi del PD (partito che imploderà sotto il peso dei tatticismi e degli opportunismi).
Ha ragione Alberto quando dice che prima di costruire definitivamente un partito occorre costruire una identità ed una cultura politica che non può non legarsi alla problematica del socialismo del XXI Secolo ed alle esperienze in tal senso della sinistra e del socialismo europei (penso al PS francese, alla Linke ed alla stessa nuova linea della SPD) per costruire una sinistra nè moderata e subalterna nè minoritaria e settaria.
Un nuovo soggetto politico nasce anche da forme nuove di partecipazione politica. Ma la partecipazione si attiva se c’è un progetto mobilitante.

Marina 1 aprile 2010 - 21:33

sono d’accordo con fulvia e grazie anche di aver spiegato meglio e bene quelle dichiarazioni che riferite, tagliuzzate dalla stampa mi hanno sinceramente un pò allarmata sul futuro di SEL

Alberto 1 aprile 2010 - 20:25

condivido cara fulvia da tempo le tue osservazioni. la lega ha modello di partito che riflette la sua impostazione populista e gerarchica, sfrutta le pulsioni del popolo che essa rafforza strumentalizzandole a fini politici.
Non è questo il modello per un reinsediamento della sinistra e di sel, nè il vecchio modello del pci.
Sbaglio chi lo indica appunto come modello da seguire. Altro deve essere il ns. rapporto con movimenti, gruppi, senza sovrapposizioni e strumentalizzazione ( come comunque mi pare sia il modello Grillo.
abbracci

Mazzo 1 aprile 2010 - 20:21

Sono d’accordo con te Fulvia, SEL va oltre i partiti è una speranza per la sinistra Italiana, per tutti quelli che sono stanchi delle forme con cui la politica si presenta alla gente. Io sono Emiliano, e quindi Lombrosianamente di sinistra, ma mi rendo conto di quanto le forze del centro sinistra attuale abbiano perso nel rapporto con le persone, con la propria gente e la propria storia. SEL non è solo Nichi, ma tanti altri esponenti politici e della società civile che hanno aderito ad un progetto ambizioso, ma che può riaggregare intorno a se i tanti, troppi scontenti e demoralizzati sinistroidi come me. Mi piacerebbe mettermi in contatto con esponenti di SEL di Ferrara, per poter discutere e magari partecipare ad un progetto in cui credo e spero.

Sabatino 1 aprile 2010 - 18:39

E’ vero, dobbiamo guardare al futuro considerando gli errori del passato, ma, sopratutto considerando quello che ci ha fatto diventare grandi ed amati dalla gente…

Sono un figlio di operaio, a 15 anni mi sono riconosciuto politicamente vicino alla sinistra, per tutto quello che aveva fatto in passato…

Sarebbe utopia pensare oggi una politica simile, considerando i tempi sarebbe obsoleta, ma, nemmeno dimenticare i valori fondamentali dei nostri ideali politici…

Dico: se oggi nella fabbrica dove lavoro, il 60% degli operai vota liste di centro destra, qualche problema ce l’abbiamo….
Comunicazione o cosa? E’ vero spazio in TV e sui giornali ne abbiamo poco (sappiamo tutti di chi sono), però quel poco che abbiamo lo sfruttiamo male, e comunque nessuno ci vieta di scendere in piazza come faceva Berlinguer…
Forse siamo diventati tutti radical scic, lavandoci la faccia a favore dei deboli, e comunque favorendo, come tutti i politici, la casta…

Spero SEL non incorra in questi errori, che ben vengano le idee nuove, sul lavoro sull’ecologia sull’economia, ma non dimenticare mai, dei problemi reali della gente, battiamo soprattutto sulle priorità dei deboli…

Se il PCI in Italia diventò grande, fu perchè diede dignità a chi non nè aveva…

Barbara 1 aprile 2010 - 18:12

Cara Fulvia starti dietro non è così facile, comunque provo a dire quello che penso, punto per punto.
SEL è un neonato, non possiamo pretendere che già sappia scrivere, leggere e camminare.
Diamo troppa importanza alla destra per quanto riguarda le capacità di elaborare pensieri, in realtà quello che riesce a trasmettere sono solo due cose, la prima è la sicurezza, una legge che controlli il flusso d’immigrazione ed è questo che ha fatto vincere la lega.
La seconda, è la meritocrazia di cui vanta Berlusconi, il PDL e la Lega.
Berlusconi è l’immagine dell’uomo che si è fatto da solo, pazienza se corrompendo qua e là, lui non ha avuto i genitori illustri personaggi, che l’hanno potuto raccomandare in qualche bel posto di lavoro, come se in Italia fossimo tutti dei raccomandati e dei figli di onorevoli.
Alte cose né le trasmette né le fa, finora per affrontare la crisi che cosa ha fatto, nulla, eccetto una finanziaria che colpisce i redditi più bassi.
Siamo un popolo che percepisce i messaggi come fosse pubblicità, il detersivo che lava più bianco che può, per fare un esempio, noi di sinistra siamo i maestri della retorica, buttiamo giù sermoni che a volte c’è difficile comprendere anche a noi stessi.
Vendola è al momento il solo che rappresenta il leader della sinistra, è a lui che appartiene per diritto l’immagine dell’uomo meritocratico, colui che è riuscito a portare in un paese del sud, con onestà e umiltà, la vittoria della buona politica di sinistra.
Per quanto riguarda il congresso, facciamo che sia aperto a tutti, votanti e non e dei rappresentanti di area, cui faranno riferimento le varie fabbriche, ma soprattutto coinvolgiamo i giovani, facciamo che siano loro i leader della sinistra di domani.
Poi caro Epifani e CGIL il sindacato nel posto di lavoro, no nei partiti, perché a mio avviso c’è incongruenza, come ad esempio persone che votano lega ma che votano CGIL.
L’obiettivo è quello dell’equa distribuzione della ricchezza, quindi del lavoro al primo posto e non come lo slogan del PD “lavoro al primo posto, assegno di disoccupazione ai precari”, mi sembra come dire: tanto il lavoro non possiamo darvelo, almeno vi diamo l’assegno di disoccupazione.
Soprattutto non affossiamo il PD, cerchiamo di crescere noi, saranno loro che all’interno dovranno capire che per andare avanti bisogna che tolgano il marcio, all’interno ci sono persone che hanno costruito un bel pezzo della nostra Repubblica, con onestà e umiltà, però ora gli è preso a fare le addizioni!
Per quanto riguarda l’astenteismo, da Craxi in poi, è stato un sussegursi di politica di malaffare che si pretende che le persone dicano c’è sempre la persona onesta, è più probabile che dicano sono tutti uguali.
Questa è la mia opinione.

Alberto Ferrari 1 aprile 2010 - 18:07

Cara Fulvia, verrebbe da rispondere, non per polemica ma per approfondire il dibattito, che l’unica formazione politica vincente di questa tornata elettorale (in termini di voti assoluti oltre che di %) è stata la Lega: partito che più partito di così non si può. Certo, nel senso antico del termine e non in quello più recente di “gruppi di potere”.Un anno fa dovendomi interessare di elezioni comunali ho cercato su internet spunti di programma. Con mia sorpresa solo la Lega aveva pubblicato una guida programmatica per tutte le realtà nelle quali la Lega si presentava. In tale guida veniva tratteggiato che cosa era per la Lega il “Comune” e quali erano i punti chiave della Lega validi per l’amministrazione di qualsivoglia Comune . Si potevano condividere o meno. Ma certo davano il senso di voler costruire una comune identità e riconoscibilità per tutti gli elettori. Per tutte le altre formazioni politiche, ognuno la contava come voleva e di solito con zibaldoni illeggibili dove c’era di tutto e di più. I programmi di uno stesso partito, da Comune a Comune dicevano poi spesso cose completamente diverse e opposte.
Ora ha ragione Vendola: a sinistra prima che di un partito c’è bisogno di identità e di un comune sentire. Se non si costruisce questo, come ha detto Vendola, ”partito” è il participio passato del verbo partire.
Ma costruire una comune identità non vuole però dire strizzare l’occhio a tutti o inseguire tutti, ma avere convinzione delle proprie idee e delle proprie ragioni senza avere paura di metterle in gioco. Come ha fatto Vendola in Puglia. Senza nel contempo dimenticare che Vendola non viene dal nulla, ma viene da una lunga militanza politica.

Marco 1 aprile 2010 - 17:38

Cara Fulvia ho letto molto volentieri e apprezzato l’analisi da te proposta.
Io credo comunque che il centro-sinistra degli ultimi 10 anni si sia dato sempre più la zappa sui piedi continuando a proporre un immagine di un insieme di alti filosofi preoccupati di chissà cosa invece di parlare dei problemi effettivi della gente comune e dei lavoratori.
Il Centro-Sinistra è passato dalla tolleranza al Buonismo, inteso come perdonare tutto. È un errore perché la tolleranza è giusta ma bisogna anche punire chi sbaglia, con la certezza della pena.Non parlo di uno Stato di Polizia ma di tutelare il popolo dai delinquenti di qualsiasi risma.
I cittadini non si sentono rappresentati ne ascoltati nella ricerca della sicurezza per le strade. Il centro destra non che faccia qualcosa ma almeno ne parla e alimenta le (vane) speranze dei cittadini.
Questo è solo un esempio secondo me molto calzante sul perché la gente o si astiene o non ha più fiducia nella sinistra.
Come hanno scritto in molti bisogna ripartire dalla gente per Costruire qualcosa di Alternativo e di Vero!
Saluti

P.S.: Scusate l’intervento che forse è fuori luogo non essendo ( per ora) un membro di SEL .

Filippo Boatti 1 aprile 2010 - 17:21

infatti bisogna scontrarsi, anche se civilmente, affinche’ il nuovo soggetto cresca robusto e fondato su una dialettica vera e non sul volemose bene. e partecipato e trasparente. allora avrà grandi consensi. in ogni caso quel che facciamo è utile, siamo come il partito d’azione, quel che vogliamo è andare oltre e non fermarci al partito d’azione che si arenò per mancanza di radicamento.

Raffaele Destro 1 aprile 2010 - 17:12

A me interessa costruire una casa di persone oneste e serie che si mettano al servizio di IDEALITA’. Che siano preoccupate di far crescere parole come PACE, diritto al LAVORO, SOLIDARIETA’ e non di candidature a questo o quel posto. A me serve lo stimolo di persone nuove che insieme a me, alla pari, discutano senza preconcetti, di come migliorare la nostra società. A me piacerebbe rivedere nei miei figli la passione dei miei nonni che avevano conquistato la libertà dai fascismi.
Io spero che insieme a tanti, in un progetto che si può chiamare SEL questo si possa realizzare.
Con amicizia
Raffaele DESTRO

Ugo Francesco Calvo 1 aprile 2010 - 16:46

insomma continuiamo…. a farci del male? Riformismo (modificare), radicale (cambiare dal profondo), verde (laicità? genere? diritti?). Io sono un convinto notav e mi trovo a preoccuparmi che l’alta velocità realizzata funzioni e sia di consumo di massa. Il mio sogno è che chi ha mentito,truffato e speculato venga smascherato e chiamato a pagare. Sono un convinto oppositore alla truffa tav/tac in valle Susa ma credo che con i prossimi 5 anni di Cota diventerà impossibile tentare qualsiasi discussione. Avrei preferito scontrarmi con la Bresso ed i suoi assessori sulla questione tav/tac e trasporti in generale sul territorio evidenziando e combattendo gli errori di programma. Però su una cosa do ragione a Paolo: troppe idee diverse a sinistra. Allora no al soggetto calderone, sì al soggetto con idee nuove e praticabili.

Francesco P. 1 aprile 2010 - 16:31

Grazie, Fulvia Bandoli, per il chiarimento, puntuale e necessario dopo il momento di panico di ieri (certo, se almeno tra noi imparassimo a misurare i toni, in alucni casi troppo alti…).Ora, al lavoro!

Giovanna Dalle Bande Rosse 1 aprile 2010 - 16:26

scusate del”errore volevo scrivere ovviamente centro-sinistra ;anche perchè do’ per scontato che il centro-destra e destra fa il suo giuoco e la sua politi…..

Filippo Boatti 1 aprile 2010 - 16:26

consensus! brava Fulvia.

Giovanna Dalle Bande Rosse 1 aprile 2010 - 16:23

ciao Fulvia è sempre consolatorio leggerti,la tua calma lucidità dovrebbe essere letta e interpretata da molti di noi,e comprendere che il da farsi deve essere sostanzialmete diverso dal passato,dobbiamo trovare la forma di spiegare a quel 3o% di astenuti cosa vogliamo fare per dare più equità alla gente(anzitutto mettere da parte gli egoismi ed essere consapevoli che non è un cammino breve,rieducare nell’altruismo (non nella forma cattolica di fare la carità)ma nel essere convinti che la richezza del pianeta deve essere
distribuito fra tutti i suoi abitanti,insegnare a lavorare ed essere dignitosi in qualsiasi ruolo di lavoro ma pretendere giustizia,rispetto per se e per gli altri .Non è chiaro tutto questo nella testa di alcuni esponenti politi anche del centro-destra e qualcuno si è già infilato anche da noi in SEL che se fanno politica esclusivamente per il loro” cadreghino ” ed amici e parenti,saranno e saremo sconfessati inevitabilmete da quel 30% e forse più,alla prossima altre querele…….

Giorgio Stamboulis 1 aprile 2010 - 16:20

questo chiarimento era necessario e mi pare che tolga ogni questione. Sebbene apra allo stesso tempo, la necessità di aprire una nuova pratica politica capace di metterci in relazione con le persone. Il modello delle fabbriche andrebbe diffuso, vista la sua capacità di fare breccia e dovremmo mettere da parte i facili tatticismi comodi solo per accaparrare l’uno virgola

Luca 1 aprile 2010 - 15:53

Grazie ancora una volta a Fulvia per aver spiegato e puntualizzato tutta une serie di questoni nel modo migliore. Credo che questo sia il momento fecondo per tornare a fare POLITICA vera…nel senso più alto e più nobile del termine. Dobbiamo sfruttare il momento per tornare a parlare nelle realtà territoriali dei veri problemi quotidiani della gente a partire da quell’Art.18 che và difeso nel luoghi di lavoro per i lavoratori di oggi e nelle università per i lavoratori e per la classe dirigente di domani. La forma attraverso la quale farlo non può che essere innovativa….mettendo finalmente la partecipazione diretta dei cittadini al centro del nuovo soggetto politico…

Paolo Hutter 1 aprile 2010 - 15:29

Bentrovata Fulvia..Io credo che nel voto a Grillo per quel che ho visto ci sia una aspirazione a un riformismo radicale molto “verde”. Mi confermo nell’idea che non sia auspicabile un partito unico del centrosinistra ma che occorra un soggetto o ..area politica? indipendente alternativa rispetto al pd ma ovviamente capace di allearsi …insomma continuiamo

Vincenzo Fiore 1 aprile 2010 - 15:28

Grazie per il chiarimento.
Mi pare però che ci sia un errore di fondo: il centro destra ha un’idea dell’Italia, è vero, ma non la trasmette affatto (o meglio, è efficacissimo nel trasmetterne un’altra).
Il potere di questo governo si basa sull’inganno della presunta super-efficienza e bravura nel risolvere problemi a volte inventati, altre volte esistenti, ma in effetti aggravati dall’azione di governo. Certo svelare questo trucco non basta, ma penso sia necessario al pari che proporre la nostra visione di questo Paese.

Piervittorio Demitry 1 aprile 2010 - 15:23

complimenti a fulvia per la sua consueta lucidità. condivido pienamente. SEL deve essere l’inizio del nostro sogno utile. utile alla sinistra, utile all’idea stessa di politica, utile a questo disastrato paese. non il tentativo di ricostruire una dimora comoda, più o meno nostalgica, più o meno corrispondente alle nostre aspettative “estetiche”. nè tantomeno un nuovo rifugio identitario da contrapporre ad altri. discutiamone apertamente le forme, le pratiche, gli strumenti, ma coltivando i dubbi più che le rassicuranti certezze. in caso contrario avremo fallito in partenza.

Gianf 1 aprile 2010 - 15:15

Vendola è un grandissimo personaggio politico-ma molti “compagni responsabili del partito che ancora non c’è”fanno sicuramente finta di non condividere la sua schietta e sincera analisi politica attuale,che riguarda anche tutti noi appartenenti a SEL,ancora una volta umiliati da questa ultima batosta elettorale! QUESTA E’ LA VERITA’

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