I pericoli della retorica del “fuggismo”

  |     |   3 commenti

L’Italia non è un paese per giovani. Non si tratta di opinioni personali ma di certezze conclamate. Nelle ultime 24 ore abbiamo ricevuto due pugni in faccia a confermarcelo. Abbiamo i dati quantitativi dell’Istat di oggi, che ci dicono che il nostro paese è fermo e che esiste una generazione che di fatto è senza lavoro, senza tutele e, dunque, senza prospettiva di futuro (e di pensione). E abbiamo i dati qualitativi di Report, le storie che sono state raccontate e le reazioni del pubblico nel vedere il programma (qui il flusso di aggiornamenti di Twitter sulla puntata – chiunque fa televisione non potrebbe prescindere da questa versione evoluta dell’Auditel).

Oggi, in Italia, non ci sono ancora le possibilità per coltivare una speranza collettiva, lo dice la storia recente e anche il buon senso. A questo status quo si può reagire in due modi. Il primo, maggioritario: lamentarsi di come vanno le cose, della politica e delle istituzioni e scappare all’estero alla prima occasione utile, magari senza aver neanche provato a costruirsi un lavoro in Italia, limitandosi ad aspettare una chiamata che non arriverà mai. Il secondo, minoritario ma che sposo in pieno: decidere di restare qui in condizioni individualmente svantaggiose nel convincimento che restare sia necessario per ricostruire le condizioni per cui nessuno abbia il bisogno di partire.

Se pensate che io parli da un osservatorio privilegiato, che non so cosa sia il precariato, la disoccupazione, i sacrifici e che dico così perché ho un lavoro e che farei ben altri ragionamenti se non ce l’avessi pur avendo studiato come un pazzo, avendo fatto stage o tirocini ed essendo stato oggetto di sfruttamento da parte del datore di lavoro di turno, bè, farei fatica a non darvi ragione. Però (e so che questa frase vi farà incazzare ancora di più), guadagnerei ancora di più, lavorando meno, se fossi andato via da Bari per trasferirmi a Milano, a Roma, all’estero. E invece ho fatto un’altra scelta: restare qui, per pigrizia, per piacere personale ma soprattutto nel convincimento, forse utopico e idealista, che restando avrei potuto contribuire nel creare le condizioni affinché nessuno debba avere il bisogno di andar via.

Ho il sospetto che, all’estero, ci vanno solo due categorie di persone: chi è disperato e lo fa per sopravvivenza, e su loro non ho assolutamente nulla da eccepire, e chi sceglie volontariamente di farlo. All’interno di questa seconda categoria farei un’ulteriore divisione: chi lo fa perché oggi l’Italia non offre un lavoro dignitoso (specie in relazione al suo curriculum) e parte perché non ha scelta, ma con il convincimento di tornare a dare una mano all’Italia appena possibile (appena si hanno le condizioni economiche, lavorative, personali per farlo), e chi lo fa per egoismo, per guadagnare di più, per realizzare le proprie aspirazioni più velocemente senza preoccuparsi mai di cosa si lascia alle spalle: amici, conoscenti, comunità, paese, Paese, patria.

L’Italia, però, ha bisogno anche di quest’ultima categoria di persone per resistere. Mi pare evidente che il Governo Berlusconi, negli anni, abbia messo a punto uno specifico disegno (misto a incompetenza) affinché la mia generazione non sia mai messa nelle condizioni di fare ciò che vuole. Bisogna scendere a compromessi sempre più umilianti per strappare un contratto da precario; si lavora a ritmi subumani e con paghe subumane, spesso si rinuncia ai propri convincimenti personali pur di portare a casa qualche soldino, dunque non si ha né il tempo né l’energia per dedicarsi all’attività politica, al volontariato, allo stare insieme, al semplice informarsi su ciò che accade. Alcune riforme strutturali mi pare vadano in questa comune direzione: noi non dobbiamo pensare. E in più dobbiamo anche guardarci in cagnesco, sempre in competizione per quel mezzo posto di lavoro che ogni tanto si apre: insomma, la guerra tra poveri dei giorni nostri.

Proprio per questo motivo chi ha il privilegio di scegliere tra partire (secondo me pochissimi, al di là dei desiderata di ognuno. Chi parte ha una famiglia solida alle spalle o è ricco di suo, altrimenti non si hanno neanche i soldi per stare due settimane fuori di casa) e restare dovrebbe esercitare il diritto di non muoversi fino a quando non ci saranno condizioni migliori per tutti.

So che non è obbligatorio e credo che ognuno abbia il sacrosanto diritto di soddisfare le proprie aspirazioni personali: lavoro, casa, famiglia, successo. Ma penso che se tutti ragionassimo a puro titolo individuale, questo Paese non si rialzerà mai. So che non è conveniente e forse neanche sano, ma potrebbe essere necessario sospendere per un attimo (chissà quanto a lungo) il desiderio di avere dei figli, di emanciparsi dai genitori, di avere un contratto a tempo indeterminato, di non lavorare nei weekend. Mi pare evidente che la situazione italiana volga alla disperazione, ma che non siamo ancora così disperati perché altrimenti saremmo tutti in piazza. Ma in piazza ci va ancora troppa gente, quindi vuol dire che ci sono dei margini per invertire questa tendenza per via politica e pacifica.

Se sono sempre i migliori quelli che se ne vanno, qui rimangono tutti gli altri, ossia chi ci governa e chi non ha la fortuna di potersene andare. Non è certo andandosene (e basta, andare per tornare è un altro discorso) che faremo migliorare l’Italia, anzi. Senza controllori, senza un’opinione pubblica sana, critica e consapevole, sarà più facile proseguire nel percorso politico già adottato, nella progressiva distruzione del capitale sociale che comporta proprio la coincidenza tra causa ed effetto: i ragazzi più preparati vanno via, l’Italia peggiora, i ragazzi più preparati continueranno incessantemente ad andare via, l’Italia continuerà a peggiorare incessantemente.

Credo che ognuno di noi abbia tre leve da esercitare, oggi, in Italia: il diritto di voto, il consenso e il consumo. Le recenti elezioni amministrative ci dimostrano (per ora) che votando si possono cambiare le sorti di questo Paese; ci dicono anche che nella stagione del leaderismo, un leader senza approvazione popolare fa sciogliere il suo progetto politico in pochi giorni, dunque colpirlo sul consenso personale vuol dire poter operare un cambiamento sociale accelerato; le aziende lavorano quasi solo per aumentare il proprio fatturato, dunque basta scegliere chi ci tratta meglio (e magari consumare solo l’indispensabile, così si hanno più soldi tra le mani e minor bisogno di andar via) per avere un mondo un po’ migliore.

Se poi ho detto un mucchio di fesserie retoriche, comode e qualunquiste, poco importa. Io resto. Fino a quando non deciderete di restare anche voi.

Dino Amenduni

fonte  blog di Dino Amenduni

Ci sono 3 commenti per questo post
Ugo Francesco Calvo 24 maggio 2011 - 10:35

alla retorica del “fuggismo” si contrappone quella del “restarismo”. Io sono fra quelli che la pensano alla Celli prima maniera, quello del “giovani andatevene”. Penso sia l’unico modo per far comprendere a loro, e tramite loro ai loro vecchi, quali siano i mali che affliggono il nostro paese e la sua cultura, solo andando a vivere le differenze possono accorgersi di quanto sia provinciale e retorica la nostra. In quale paese esistono corsi di laurea con oltre 150 persone a lezione, e in questa situazione chi metterebbe due ministri come Gelmini e ancor prima Moratti al Ministero dell’Istruzione? Un rapporto reale tra docenti e studenti è già un insegnamento di rispetto per le giovani generazioni. Quando poi ti formi culturalmente e professionalmente “fuori” e rientri ti accorgi che ben diversamente si può intendere il concetto di meritocrazia, qui inteso come strumento di discriminazione (stessa cosa per la flessibilità) e là inteso come esaltazione delle capacità individuali al servizio di un’organizzazione del lavoro collettivo.
Visto con quest’ottica il problema è ben oltre le forme di resistenza descritte nell’articolo.
Ad un giovane, dunque, dico: va fuori d’Italia, va a far lo stranier!

Paola 24 maggio 2011 - 10:29

hai perfettamente ragione!grazie per aver scritto queste parole,le diffonderò il più possibilesto cercando di fare questa battaglia di resistenza a non andar via a restare in questo paese che è il mio paese,mi è costato e mi sta costando moltissimo (nn ho un lavoro e di conseguenza: una mia vita indipendente, una mia famiglia);inoltre, mi sento molto sola attorno me sn tutti convinti che bisogna andar via, ma nn ci rinuncio.x farmi forza,cerco di ricordarmi chi è morto per darmi questa Italia e mi sembra che tutti noi giovani nn possiamo lasciarlo alle mafie,all’ingiustizia al sopruso,alla volgarità alla violenza e a tutto ciò che di negativo si vede ogni giorno in giro

Giorgio 24 maggio 2011 - 09:58

Io me ne sono andato da Milano 16 anni fa, avendo capito che aria tirava. Sono ingegnere e lavoro nel nord europa e ci sto super-bene. Torno di tanto in tanto per le feste…..

Devo dire pero’ che se il piano di Pisapia di tramutare Milano in una “zingaropoli islamica” funziona mi sa che torno almeno per fare un po’ di vacanze. Una “zingaropoli islamica” deve essere un posto interessantissimo, immagino l’idea e’ di facilitare l’immigrazione di rom e sinti da tutta l’europa a Milano (chesso’ 3-4 milioni?) e procedere a convertirli all’islam.
Un piano molto audace oltretutto: i rom sono cristiani e molto devoti e oltretutto tendono a non essere stanziali, cosa che renderebbe molto difficile creare una concentrazione di diversi milioni.
Penso sarebbe la cosa piu’ bella che possa capitare a Milano, citta’ noiosissima piena di noiosi ottusi e veramente poco interessanti lumabard: diventerebbe una vera meta del turismo europeo.
Poi se questo difficilissimo esperimento di ingegneria sociale funzionasse (altro che creare la “Padania”, quella e’ roba da pivelli) sara’ una bazzecola introdurre cose piu’ semplici come legalizzazione delle droghe leggere e il matrimonio omosessuale…

saluti e in bocca al lupo:)

Vendola: “successo Quello che non ho”

Il successo di “quello che non ho” dimostra che per fare tv non serve volgarita’ ed imbecillita’. Non e’ vero che la tv intelligente fa il deserto. E’ quanto ha scritto poco fa su Twitter, Nichi Vendola presidente di Siistra Ecologia Liberta’, commentando il successo della trasmissione di Fazio e Saviano su La7.

Vendola: agenzie 15 maggio 2012

TERRORISMO: VENDOLA, CI METTEREMO DI TRAVERSO = (AGI) – Genova, 15 mag. – “Non direi che siamo di fronte alla ripresa del terrorismo. Siamo di fronte a fatti gravissimi, a segnali che auspicano un ritorno alla lotta armata e faremo tutto quello che e’ nella nostra passione e nel nostro dovere per metterci di traverso [...]

Elezioni centrosinistra: direzione nazionale, domani 16 maggio ore 14,30

La direzione nazionale di Sinistra Ecologia Liberta’ si svolgera’ a Roma, domani mercoledi 16 maggio 2012, presso il Centro Congressi Palestro in via Palestro 24 (zona Piazza Indipendenza), a partire dalle ore 14.30. Lo rende noto un comunicato dell’ufficio stampa del partito. Al centro della discussione – prosegue  la nota di Sel -  l’esito delle [...]

Migliore: Hollande-Crisi

Meno male che c’e’ Francois Hollande. Nel momento piu’  buio della crisi economica e sociale del Continente,  fanno davvero piacere le parole del presidente francese appena insediato: solidarieta’ e crescita sono gli obiettivi che devono mettere in soffitta il fallimentare progetto del fu Merkozy. Lo afferma Gennaro Migliore, responsabile Esteri di Sinistra Ecologia Liberta’. In [...]

Amministrative: domani 16 maggio Vendola a Isernia

Nichi Vendola, infine interverra’ ad Isernia domani sera mercoledi 16 maggio 2012, alle ore 20.30 presso il salone dell’Hotel Europa  ad una manifestazione pubblica a sostegno del candidato sindaco del centrosinistra Ugo De Vivo

Elezioni: Nichi Vendola a Genova per Doria, martedì 15 Maggio

ELEZIONI NICHI VENDOLA (SEL) A GENOVA PER MARCO DORIA MARTEDI  15 MAGGIO 2012 IN VAL POLCEVERA DALLE ORE 17.30 IN POI Il presidente di Sinistra Ecologia Liberta’, Nichi Vendola sara’ a Genova domani pomeriggio martedi 15 maggio 2012 a sostegno di Marco Doria, nell’ambito della campagna elettorale per i ballottaggi. Il candidato del centrosinistra a [...]

Centrosinistra. Vendola a Bersani e Di Pietro

  Io credo che con Bersani, con Di Pietro e sopratutto con tanti altri che sentono insopportabile la situazione in cui si trova l’Italia e l’Europa intera, bisogna discutere innanzitutto di cosa significa costruire e governare il cambiamento. Per esempio, piuttosto che concentrarci ora sulla figura del leader ora e’ molto importante capire se il [...]

Gay. Obama. Intervento di Vendola a Rainews

  Dal presidente Obama parole coraggiose e limpide. Una lezione per tutti i politici di ogni Paese. Cosi’ Nichi Vendola, presidente di Sinistra Ecologia Liberta’ in diretta tv poco fa con il direttore di RaiNews Corradino Mineo. In Italia – prosegue  il leader di Sel – siamo all’anno zero. Un Paese, il nostro bloccato sui [...]

Crisi di Governo. Dichiarazione di Nichi Vendola

  Sono molto colpito dal fatto che i principali esponenti del governo si atteggiano oggi ad analisti di costume, a sociologi. Leggo che Passera e’ angosciato dall’entita’ delle conseguenze sociali sulla mancanza di occupazione. Lo afferma Nichi Vendola, presidente di Sinistra Ecologia Liberta’, nel corso di un’intervista con Corradino Mineo su Rainews. Insomma da quando [...]

Lavoro. Precarietà. Intervento di Nichi Vendola

Sono infastidito quando le prime domande sono sempre sulle alleanze, sulla leadership ecc…Penso che il tema piu’ scottante con cui la politica e il centrosinistra debbono fare i conti e’ la precarieta’, il fatto cioe’ che c’e’ un’intera generazione che fatica ad agganciare una prospettiva di  collocazione della propria vita nel futuro. Un’intera generazione che [...]

1 di 10 Comunicati stampa

Sinistra Ecologia Libertà - Via Goito 39 (4° Piano) - Roma - Tel. 06/44700403 - Fax 06/4455832 - redazione@sxmail.it
Realizzato da Ivano Noè