Il diritto di dire. Alle 17 oggi al Pantheon

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Faremo presto, ha promesso il ministro della Giustizia Nitto Palma. In astratto, che un governo decida di muoversi “presto” può essere solo un bene per il paese. In astratto, appunto. Per la corte dei miracoli che accompagna e accudisce Berlusconi, quell’avverbio invece è solo una sciagura: faremo presto a imbavagliare la stampa, a toglierle il diritto di sapere, di dire, di scrivere. Faremo presto a logorare quel che resta in Italia della democrazia, utilizzando tutti gli strumenti – in teoria legittimi, nella pratica canaglieschi – che i regolamenti parlamentari ci mettono a disposizione. Faremo presto ad agitare le bandiere della privacy violata per nascondere il carnevale quotidiano di stracci che volano, irridono, deprimono… Faranno presto e male, se non porremo in qualche modo rimedio.

La loro idea è nota da tempo: riprendendo lo sventurato disegno di legge proposto da Mastella durante il governo Prodi, il centrodestra propone di censurare il contenuto degli atti giudiziari e della trascrizione delle intercettazioni ambientali fino alla chiusura formale delle indagini. Ovvero un paio d’anni di silenzio su fatti, atti e misfatti che, prima ancora di aver rilevanza giudiziaria, spesso hanno rilevanza pubblica, politica, civile. Per sfuggire alla morsa degli emendamenti che l’opposizione si appresta a rovesciare su questo disegno di legge, tra un paio di settimane il governo metterà (e otterrà) la fiducia sul suo ddl, con tanti saluti a chi non la pensa come loro. Che non è solo una minoranza parlamentare ma la maggioranza di italiani: la stessa maggioranza che – sovvertendo le profezie luttuose di tanti – s’è andata a prendere qualche mese fa una straordinaria vittoria nella campagna referendaria.

E’ proprio questo il punto di debolezza del governo. Immaginare una simmetria, ormai inesistente, tra i loro numeri d’aula, acquistati un tanto al chilo nel suk di Montecitorio, e i sentimenti profondi del paese. Ignorano che esiste un’Italia diversa, non corporativa, non rassegnata, un’Italia diffusa, di popolo e d’anima, che intende dissociarsi dai colpi di coda di questo regime, dalle sue forzature istituzionali, dalle picconate alle libertà e ai diritti. Le file dei giorni scorsi davanti ai banchetti che raccolgono le firme per il referendum elettorale (file spontanee, non procurate dall’obbedienza ai partiti) non sono un rito contro la casta ma la rivendicazione di un diritto (scegliersi i parlamentari piuttosto che ritrovarseli nominati dai loro capi). E l’assemblea di sabato scorso al teatro Valle di Roma, occupato da mesi contro l’incuria di una politica e di una città che vogliono lasciarlo morire, per la prima volta non raccoglieva solo le voci degli attori e dei tecnici: s’erano dati appuntamento tutti quelli che hanno a cuore i mestieri di una cultura libera, autonoma, affrancata dai partiti.

Nella spontaneità con cui questa Italia si mostra, si conta e si riconosce c’è la debolezza del regime. Che ha la sua maggioranza nelle aule parlamentari ma l’ha perduta nella vita e nel cuore degli italiani. Anche per questo la vertenza politica contro questa legge bavaglio ma schiodata dai luoghi della prevedibile sconfitta, portata fuori da Montecitorio, all’aperto, pronta a farsi contaminare da altre energie civili e sociali. La battaglia per un’informazione libera, non censurata né condizionata, dev’essere una battaglia popolare, larga, aperta. A scendere in piazza contro Berlusconi dev’essere l’Italia, non solo il centrosinistra.

Di questo paese reale, materiale, concretissimo, di questo sentimento vasto, forte, non ideologico, ci auguriamo che il Presidente della Repubblica sappia cogliere la saggezza delle rivendicazioni. Quel bavaglio non è solo una misura tecnica per tener lontane dai giornali le vergogne di Berlusconi e dei suoi cortigiani: è uno stile di governo, la manifestazione di una concezione privata e autoritaria delle istituzioni. E’ un diritto all’impunità che il potere reclama per sé e per i propri atti con la stessa pervicacia con cui per mille anni i sovrani europei hanno rivendicato l’insindacabilità dei loro crimini. Solo che dopo quei sovrani ci sono state un paio di rivoluzioni, qualche testa regale è rotolata e il principio balordo di un monarca legibus soluto è stato archiviato qualche secolo fa. In Italia Berlusconi prova a rievocarlo e a lasciarcelo in eredità: lui non ci sarà più, ma vorrebbe che restasse salda tra noi l’idea che anche i suoi epigoni avranno il diritto a sottrarsi alla verità. E’ il suo lessico, ma rischia di diventare l’unico lessico del nostro paese. Compito di tutti noi evitarlo. Cominciamo stasera, partecipando al sit in organizzato davanti al Pantheon – dalle 17 in poi – da chi vuol far sentire alto e chiaro il proprio “no” alla legge bavaglio. SEL, come sempre, ci sarà.

Claudio Fava

Ci sono 4 commenti per questo post
Fabio Roggiolani 5 ottobre 2011 - 18:14

Bravi se potessi vi manderei un clone
W wikipedia
W i blog
Intanto con equologia partecipo al web corteo in corso lanciato da Jacopo Fo su alcatraz

Felice Di Giandomenico 5 ottobre 2011 - 12:41

Che l’Italia stia diventando ogni giorno di più un paese scandaloso e politicamente indecente è sotto gli occhi di tutti. Che questo governo continui a partorire leggi inique, cucite su misura su un premier plurinquisito è ormai in dato di fatto acquisito.
Questa volta però riguardo alla cosiddetta legge bavaglio non bisogna assolutamente dargliela vinta. Sono necessarie risposte forti e chiare da parte di tutti, partiti dell’opposizione, movimenti, associazioni e chi più ne ha ne metta. Ora veramente è necessaria una reazione che non si limiti solo allo sdegno. Di sdegno ce n’è già abbastanza.
Non è ammissibile che il diritto all’informazione venga negato, condizionato, sfigurato attraverso imposizioni di stampo fascista. I cittadini hanno tutti i diritti di sapere in che mani è affidato il loro destino, il loro futuro, la loro intelligenza. Non è più accettabile lasciare che l’informazione – solo per volere di Berlusconi – venga “consegnata” a chi può gestirla in modo fazioso, in mano a dei coraggiosi leccaculo travestiti da ribelli come diceva il grande Giorgio Gaber.
Il governo deve capire che ormai è al capolinea ma siccome fanno gli gnorri facendo finta di non averlo ancora capito, dobbiamo farglielo capire noi con le buone e, se necessario, con le cattive.
La protervia e la cretineria, sono ormai le costanti di un esecutivo che sta in piedi solo ed esclusivamente perché qualcuno paga profumatamente e in contanti la sua sopravvivenza istituzionale e politica. La debolezza di questo governo deve diventare la nostra forza. Amici e compagni, con l’informazione non si scherza, è una delle prime cose che viene messa a tacere e che viene manipolata quando si instaura un regime dittatoriale.
Il PDL assieme alla Lega non esistono praticamente più almeno volendo considerare ciò che esprimono le loro basi ampiamente deluse e schifate. Rimane solo un insieme di patetici personaggi che gravitano nell’orbita di un ricco signorotto come cani affamati davanti ad una sola ciotola di cibo (giornalisti servitori, parlamentari ruffiani, imbonitori alla Giuliano Ferrara). Loro sono in pochi, noi siamo in tanti, questa volta facciamoci sentire sul serio.
Il diritto all’informazione non si deve toccare.

Luciano Chiodo 5 ottobre 2011 - 11:35

Io credo che abbiamo il dovere, come SEL, di dimostrare la distanza tra l’talia che oggi discute sulla Legge Bavaglio e l’Italia del lavoro nero a 4 euro all’ora, in condizioni disumane, a costo della propria vita.
Propongo che oggi alle 17 SEL non si limiti a protestare contro un tentativo di colpire la libertà di informazione, ma denunci l’arroganza e il disinteresse del governo per la situazione sociale del paese, che ogni giorno si aggrava, in modo drammatico.
In una giornata come questa, a un giorno dalla strage di Barletta, se non cogliamo questo intreccio rischiamo di essere deboli e sterili anche nella difesa della libertà.

Edoardotrotta 5 ottobre 2011 - 10:47

Caro Fava,
ancora grazie !!!
Oggi WIKIPEDIA esce in bianco per protesta contro il tentativo di IMBAVAGLIARE la rete.
Protestare!!! PROTESTARE!!! PROTESTARE!!!
Vogliono convincerci alla rassegnazzione, NON CI RIUSCIRANNO:

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