Il male minore, questo deve aver pensato il Presidente della Repubblica, nel firmare il cosiddetto decreto interpretativo. Il male minore rispetto ad un rischio di delegittimazione del voto regionale, da parte di una destra che presenta tratti di eversione, nessun senso del limite , ben poco senso dello Stato e del bene pubblico. Il rischio di una situazione pericolosa per la convivenza civile nel nostro Paese, già attraversato da estremismo, razzismo, e da una impressionante decadenza dell’etica pubblica e personale.
Dalla lettera di Napolitano ai cittadini del 6 marzo, rintracciabile sul sito www.quirinale.it emerge la sofferenza della scelta, i contorni di uno scontro istituzionale e politico, ma anche la solitudine di un uomo nel ruolo di potenziale argine di una destra arrogante e irrispettosa, anche nei suoi riguardi. Solitudine alimentata da una opposizione che, per essere gentili, potremmo definire, inadeguata o insufficiente, e che spesso negli appelli, peraltro motivati, al capo dello Stato, ha rivelato, in questi anni e tuttora, anche la sua impotenza.
Ma è veramente minore il male che provoca questo decreto? Esso nei fatti ha un effetto devastante sulla morale pubblica, sull’etica dei comportamenti, nel rapporto tra cittadini ed istituzioni, ma anche tra cittadino e cittadino. Esso sconvolge il sistema delle regole e della norma, che concretamente organizza i rapporti nella comunità civile. Da una parte indica che alla fine tutto è possibile per il proprio interesse personale o di parte, e dall’altra ti dice che il forte può prevaricare, può disporre della vita e delle scelte degli altri a proprio uso e consumo. Questa non è una mina, è una bomba atomica, lanciata in un Paese che sta sprofondando economicamente, socialmente e culturalmente trascinato proprio da una mancanza di regole e di moralità. Cosa significa questo in una Italia che nel mondo occidentale è all’ultimo posto per disuguaglianze sociali, e che ha ripristinato una politica classista che non si è mai vista dal dopoguerra ad oggi?
Come possiamo essere credibili verso i giovani, i nostri figli, ai quali chiediamo rispetto per le regole, sacrifici, la buona condotta, quando dall’alto ti arrivano esempi di questo genere, che scardinano alla base discorsi e comportamenti? È’da un profondo senso di ingiustizia che nasce quindi quella rivolta morale e politica, che attraversando case, piazze, il web, si indirizza verso un governo, che di fatto si comporta come una banda di predatori. Rivolta che esprime anche un senso di tradimento da parte di un uomo, il Presidente della Repubblica, con il quale in tanti abbiamo condiviso valori se non anche militanza comune.
Non possiamo negare, che a destra come a sinistra, ormai si pensi alla firma presidenziale sui tanti decreti governativi come un fatto pressoché scontato, al di là della costituzionalità e dell’ urgenza, che spesso non hanno.
Manifestare, allargare e rendere visibile la nostra protesta, far pagare un prezzo politico alto alle forze che non hanno nemmeno sentito il dovere di chiedere scusa alla nazione, questo è il nostro compito. Ma anche quello di guardare oltre, facendo dell’appuntamento elettorale l’occasione per rivolgerci in maniera nuova al popolo italiano, in primo luogo alla nostra gente, ai disillusi, ai rassegnati, agli indecisi, agli astensionisti cronici,ma anche a chi sta o pensa di stare dall’altra parte ed è turbato dalla corruzione dilagante e dall’ arroganza del potere che in questi giorni ha raggiunto livelli insopportabili.
Chiediamo un segnale di cambiamento e fiducia, di insofferenza verso lo stato attuale delle cose dando noi, le forze di sinistra e centrosinistra, per primi un segnale, un esempio di unità, coerenza, trasparenza.
Maurizio Pietropaoli