Il modello Fiat: usare la crisi per abolire i diritti dei lavoratori

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L’incontro di oggi a Torino tra Fiat, sindacati, ministero del lavoro, si è chiuso con l’ennesimo ricatto: o i sindacati accettano senza discutere le condizioni di Marchionne o gli investimenti promessi non rimarranno in Italia. Nessuna trattativa sul trasferimento in Serbia delle produzioni di Mirafiori, nessuna certezza sulla nuova società che dovrebbe gestire Pomigliano; anzi domani i sindacati potrebbero ricevere l’annuncio della disdetta del contratto nazionale e della fuoriuscita della Fiat da Confindustria .

Sarebbe la fine del potere contrattuale del sindacato e la riprova che le imprese pensano di uscire dalla crisi usando spregiudicatamente la competizione internazionale e abbandonando quella responsabilità sociale verso i lavoratori a cui pure sarebbero vincolate dalla Costituzione Italiana e dai deliberati Europei. E’ incomprensibile che , a fronte di questo scenario, Cisl e Uil dichiarino di essere ottimisti e “responsabili”, soddisfatti della scelta Fiat di continuare ad investire in Italia. Stupiscono anche le dichiarazioni del ministro Sacconi che ritiene “non necessario” sovvertire l’attuale modello di relazioni industriali: non è stato proprio lui a perseguire questo obiettivo favorendo l’accordo separato sul modello contrattuale, dichiarando la fine del conflitto capitale –lavoro e sollecitando un sindacato “complice” dell’impresa? Il risultato di questa politica è sotto gli occhi di tutti : nessuna garanzia sul mantenimento dei livelli di occupazione, nessun impegno per la ricerca e l’innovazione. Rimane solo la precarietà della vita delle donne e gli uomini che hanno investito sulla propria intelligenza, autonomia e capacità lavorativa.

Sarebbe meglio che il Governo si cimentasse su proposte di politica industriale degne di questo nome e su relazioni internazionali capace di governare le delocalizzazioni  produttive.

Betty Leone

Ci sono 22 commenti per questo post
Luca Zaffalon 31 luglio 2010 - 15:00

@Nicola Perucconi
Non conosco il piano nel dettaglio, ma stento a credere che – per assurdo – la Germania avrebbe potuto offrire tanto (rispettando anche le regole comunitarie).

Segnalo l’articolo ‘L’Italia fugge in Serbia’ (TerraNews)
terranews.it/news/2010/07/l%E2%80%99italia-fugge-serbia

Luca Zaffalon 31 luglio 2010 - 14:59

@Nicola Perucconi
Non conosco il piano nel dettaglio, ma stento a credere che – per assurdo – la Germania avrebbe potuto offrire tanto (rispettando anche le regole comunitarie).

Segnalo l’articolo ‘L’Italia fugge in Serbia’ (TerraNews)
http://www.terranews.it/news/2010/07/l%E2%80%99italia-fugge-serbia

Guglielmo 31 luglio 2010 - 10:23

Marchionne il migliore allievo della scuola di Chicago e della P2. Deregolamentare, distruggere per costruire il nuovo stato, la nuova dittatura…sono tutti amici di merenda. compresi quelli che in parlamento e al governo condividono la linea del FIAT….
Ha ragione Antonello
il governo delle destre non ha proposte industriali diverse da quelle di Marchionne perche’ le condivide pienamente, quella delle Fiat e’ una politica industriale, o facciamo come Bersani?
Penso inoltre che sia praticamente impossibile, anche se teoricamente possibile, governare le delocalizzazioni. Non si puo’ fare senza invertire il parametro Capitale/Lavoro in Lavoro/Ecologia/Diritti
una domanda..
Che fine hanno fatto tutti i soldi dello stato..
che fine hanno fatto anche i nostri soldi delle tasse..
e chi ci restituisce il mal tolto….L’unica alternativa GLOBALIZZARE I DIRITTI, per un mondo migliore.
buon lavoro.

Davide 31 luglio 2010 - 00:37

Quoto Luca e Filippo. Più chiari di così!?!

Alfonsodt 30 luglio 2010 - 23:37

secondo i mio modesto parere la fiat stà usando questa crisi per prendere due piccioni con una fava,altrimenti qualcuno mi dovrebbe spigare e convincermi cosa c’entra una esigenza di mercato con l’annullamento della tutela e dei diritti dei lavoratori tutti, compresi quelli della fiat,perchè il marchionne di turno ha detto una marea di fesserie prima ed in ultimo ha deciso di uscire in maniera unilaterale dalla confindustria e di conseguenza fuori dal ccnl?il suo scopo e quello della fiat è chiaro,schiavizzare in forma moderna il lavoratore, ma sempre schiavo è, quando c’è stata la trattativa anzi non c’è stata nessuna trattativa,perchè con un si o un no qualcuno mi può spigare quale tipologia di trattativa c’è stata? quindi sè la fiat non farebbe gli utli desiderati la colpa è solo e soltanto degli operai troppo tutelati e dei sindacati troppo conflittuali,quindi la responsabilità del managment in tutta questa storia non esiste,che bella soluzione del mercato sul lavoratore,questa è la prova provata di come il capitale ha intenzione di risolvere il problema lavoro nel mondo globalizzato e con la crisi da essa stessa generata, a pagare errori altrui saranno sempre le parti più deboli della società,viva la libertà,viva il libero mercato viva la dittatura finanziaria,altro che repubblica democratica fondata sul lavoro.un saluto di sinistra a tutti- alfonso di tullio mil/te SEL.

Luca Zaffalon 30 luglio 2010 - 21:41

Non conosco il piano nel dettaglio, ma stento a credere che – per assurdo – la Germania avrebbe potuto offrire tanto (rispettando anche le regole comunitarie).

Segnalo l’articolo ‘L’Italia fugge in Serbia’ (TerraNews)
http://www.terranews.it/news/2010/07/l%E2%80%99italia-fugge-serbia

Nicola Perucconi 30 luglio 2010 - 20:47

@ Luca
Mi é chiaro che la Serbia non é nell´unione e forse mi sono spiegato male e quindi preciso: i parametri dell´operazione Serba cosí come pubblicati non mi sembrano essere differenti da quello che potrebbe offrire un qualsiasi stato EU rispettando la normativa in vigore in termini di mero incentivo sull´investimento.
Per assurdo quindi poteva succedere che un tipo di operazione del genere potesse essere realizzata anche in Germania.
Segnalo un articolo di qualche giorno fa del sole 24 ore che sottolieava come la Serbia abbia un accordo di libero scambio con la federazione Russa.
Forse questo é la cosa che fa piú gola alla FIAT e che rende piú sensata tutta l´operazione.

Luca Zaffalon 30 luglio 2010 - 18:49

Purtroppo la Fiat vuole essere una multinazionale quindi ragiona e opera come tale… negli USA le grandi aziende, prima di de-localizzare nel sud-est asiatico, sposta(va)no la loro produzione tra i vari Stati degli USA in base a quello che offrivano loro… meno tasse, nuove infrastrutture, salari più bassi… per poi andarsene tranquillamente da un’altra parte appena finivano i benefici.
E dopo essersi spostati nel sud-est asiatico, visto che anche lì vi erano delle regole ‘sgradite’ hanno deciso di produrre all’interno di aree EPZ, zone industriali di esportazione con pochi doveri e molti benefici (anche se in questo caso, non mi sembra vi siano esempi di industria ‘pesante’ come la Fiat).
@Nicola Perucconi
Vorrei solo ricordare che la Serbia non è nell’Unione Europea, per cui la “precisa normativa Europea in relazione agli aiuti che gli stati possono elargire per il sostegno alle imprese senza turbare la concorrenza” che citi, non credo valga per la Serbia.
Se la Serbia fosse nell’UE credo che Marchionne avrebbe cercato di andare in Bosnia… ;-)

Filippo Ottone 30 luglio 2010 - 10:37

Cara Betty, un aspetto che mi ha stupito nella vicenda Fiat è che la CGIL e la Fiom da molti mesi hanno posto alla base dei ragionamenti la convinzione che la Fiat venda e produca poche auto nel nostro paese. Mi aspettavo che ben prima della vicenda di Pomigliano si portasse alla luce l’attuale incosistenza del piano industriale per l’Italia. L’innovazione di prodotto è tutta nel recinto del motore a combustione interna e quindi di breve durata. Nessuno ha detto a Vanna Marchionne che il suo progetto di Fabbrica Italia è un bidone. La rottura doveva essere su questo punto e si dovevano chiamare alle loro resonsabilità il governo e l’opposizione politica. La responsabilità sociale ( art. 41 della Costituzione) di un’impresa non nasce anche dal progetto industriale ?
E’ dalla miseria competitiva del piano che derivano le condizioni di lavoro e la rinuncia ai diritti che si impongono ai lavoratori.
Vanna Marchionne, non ultimo capitalista con i soldi degli altri, persegue l’obiettivo di un sindacato solo aziendale con i suoi enti bilaterali che piacciono tanto alla CISL e alla UIL. Lo stato sociale aziendale come negli USA. Per quasto la vicenda Fiat ha uno straordinario valore politico generale.

Alfonsodt 30 luglio 2010 - 09:14

cara BETTY la fiat ha buttato via la maschera,quello che credevo non sarebbe mai accaduto in questa società purtroppo per il mondo del lavoro si è avverato,mentre un ministro di questa repubblica si dichiarava soddisfatto dell’accordo raggiunto con fiat e parti sociali,la fiat ha reso noto con una lettera ai sindacati presenti che già era scritta le sue volontà:-disdetta unilaterale del ccnnl fuoriuscita dalla confindustria e federmeccanica, accetazione senza sè e senza ma delle decisioni unilateralmente prese dal managment,accettazione in toto e senza nessun vincolo sociale d’impresa delle regole lavorative dentro il proprio perimetro di pertinenza, il lavoratore ha un solo diritto quello di lavorare sè lo vuole con queste nuove regole,altrimenti manterrà tutti gli altri,ma da disoccupato.-ecco la soluzione finale del progetto fiat a guida marchionne,tutto questo badate bene stà avvenendo dentro una nazione dove all’articolo 1° c’è una dicitura che recita: l’italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro……
la domanda mi sorge spontanea dopo questa decisione unilaterale il lavoro è ancora un valore in questa repubblica,oppure è diventato qualcosaltro!- e la volontà del popolo sovrano che valore ha dopo questa ipmosizione dittatoriale del capitalismo nostrano? siamo ancora una democrazia fondata sul lavoro?-buona riflessione a tutti.-che porcheria.-un saluto di sinistra atutti alfonso di tullio mil/teSEL.

Davide 30 luglio 2010 - 00:57

@ Nicola Peucconi: le istanze della fiom cgil per sottoscrivere l’accordo sono davvero poco esose. Quanto possono valere in termini di costi rispetto agli introiti stimati dalla Fiat? Se c’è l’impegno ad appianare le divergenze tra le parti, perché l’una dovrebbe temere l’altra? Se un’azienda rispetta gli impegni assunti nessun sindacato sarà motivato a proclamre scioperi insensati. Qualora vi fossero scioperi a fini dimostrativi nessun lavoratore vi aderirebbe, o almno sarebbero in pochi. Gli anni ’70, benché rievocati da taluni nostalgici, non sono più patrimonio cognitivo delle attuali generazioni di lavoratori. Il titolo dell’articolo, purtroppo, è sinteticamente veritiero. Spero tu voglia guardare da una diversa angolazione alla vicenda Fiat, perché nel disegno del suo amministratore delegato non c’è nulla d’occulto a volerlo leggere tra le righe. Ciao.

Nicola Perucconi 29 luglio 2010 - 15:06

La trimestrale della Fiat parla di anno 2010 e se non sbaglio il piano industriale é relativo agli anni 2011-2014.
Quindi l´ipotizzare che i conti tornino sulla base dell´ultima trimestrale mi sembra un atteggiamento un po´ miope.

Antonello Natali 29 luglio 2010 - 13:37

A Nico’, ma dove vivi? I conti di Marchionne tornano eccome, l’ultima trimestrale della Fiat ha un utile mostruoso, ma di che cosa parli, prima di fare il leone da tasdtiera almeno documentati, accidenti.

Nicola Perucconi 29 luglio 2010 - 11:42

“Ti vorrei ricordare che molti investimenti della Fiat sono stati finanziati con le tasche nostre e che questi signori negli ultimi anni hanno fatto fatto profitti da nababbi.”

Quindi la ricetta qual é? Il fallimento come la GM? Se i torni non tornano non tornano ne per Marchionne ne per chi che sia… la matematica non é un´opinione.

“Che vuol dire attrarre gli investimenti? fare come la Serbia?”

Purtroppo non ho la pretesa di avere la ricetta magica. Di sicuro gli strumenti utilizzati dai paesi dell´Europa dell´est hanno reso quei paesi attraenti, mettendo alla luce alcuni aspetti e proponendo modelli diversi da quelli dell´Europa occidentale. La Serbia? Vorrei sottolineare che esiste una precisa normativa Europea in relazione agli aiuti che gli stati possono elargire per il sostegno alle imprese senza turbare la concorrenza e gli strumenti utilizzati dalla Serbia non vanno al di fuori di queste regole.
Non per forza sono modelli corretti, ma almeno dei risultati li hanno prodotti.
Conservando lo status quo purtroppo non risolviamo nulla perché ci sono variabili che non abbiamo sotto controllo.

“Il problema è che bisogna cambiare la modalità dell’ intervento dello stato e sottomettere, come dice la nostra costituzione, l’impresa a fini sociali, altro che balle!”

Ma cosa vuol dire ?

Ambri 29 luglio 2010 - 11:04

riporto mia discussione SEL ROVIGO -STRALCIO

Io non mi addentrerei troppo in questioni filosofiche seppur da me considerate attuali come giustamente sottolineato da Matteo – Marx- e colgo l’occasione per dire che non si tratta di trovare soluzioni rimanendo ancorati a concetti che appartengono a un contesto temporale diverso e per questo anacronistico.
Il mio ragionamento è molto diverso e vuole trattare l’argomento economico/sociale partendo da un altro punto di vista che io ho modestamente coniato in queste poche e miserabili parole “ non è l’economia che fa una società ma è una società che fa economia”, bisogna invertire i riferimenti all’interno di uno schema che oggi pone la famiglia/lavoratore come mero bracciante, una componente di una catena di montaggio, è questo che dobbiamo fare, mettere la vita e la dignità delle persone/famiglie davanti ai dividendi degli azionisti.
Quindi non si tratta di cambiare corollario economico ma si tratta di indirizzarlo nella giusta via, elaborare perciò nuovi principi di crescita che deve essere riguardosa della vita e dell’ambiente, eliminando alla fonte la dicotomia fra lavoratore e datore di lavoro trasformando il rapporto in reciproca responsabilità contestuale e reciproco riconoscimento di valori umani, interpretando da protagonisti un nuovo modello produttivo.
Per fare questo dobbiamo prima di tutto liberarci di condizionamenti ambientali– anch’io subisco condizionamenti – propedeutici solo per una parte del mondo circostante , il capitalismo , a scapito del mondo intero.
E’ abbastanza facile scoprire quanti oggi non godono di diritti fondamentali, tutto in nome della produttività e del guadagno facile, anteponendolo di fatto a ciò che invece dovrebbe rappresentare la stella polare per una costruttiva crescita sociale, la vita e la dignità delle persone.
I cosi detti poteri forti hanno costruito un substrato culturale raccontando bugie trasformando gli scandali in “iniziative di 4 sfigati”, facendo diventare banalità, e quindi socialmente accettabile, l’evasione fiscale, il sommerso che non dimentichiamo ci costa 500 miliardi all’anno, accettando comportamenti, come accade oggi con la fiat, come semplici strategie aziendali e non come comportamenti da censurare in nome della buona e giusta crescita.
Insomma solo con quello che ho pocanzi sottolineato, 500 miliardi di euro di evasione/sommerso, ci permetterebbe di fare un grossissimo passo in avanti in favore dei lavoratori e dell’ambiente e anche delle stesse aziende, dando a quest’ultime nuovi riferimenti su cui costruire il futuro.
Vi faccio un nuovo esempio di cattiva comunicazione, la scala mobile e l’inflazione, per anni ci hanno raccontato che la scala mobile alleggeriva le nostre buste paga e sono riusciti ad eliminarla promettendo una maggiore vitalità, (voglio ricordarvi che il salario in Italia era tra i + alti in Europa, quando esisteva la scala mobile e le condizioni di vita erano nettamente migliori in termini finanziari) invece è successo esattamente il contrario, siamo tra i + poveri d’europa.
SX ECO LIBERTA deve invertire questo dogma, la scala mobile o quello che sarà, serve a garantire dignità salariale e contestualmente serve ad evitare comportamenti speculativi da parte di un azienda perché questo creerebbe un immediato recupero in salario azzerando di fatto il surplus dovuto all’effetto speculativo. Vedi benzina speculazione per operazioni futures in borsa/affari facendo schizzare il costo a 1,5 euro al litro, questo effetto si avrebbe anche sul salario rendendolo + pesante e quindi in grado di sopportare l’effetto speculativo, questo è avvenuto anche per alimentari, energia, assicurazioni e molti altri aspetti.
Domanda: all’azienda conviene speculare se poi tutto questo si ripercuote sui salari dei lavoratori.
Con la situazione attuale si sono garantiti comportamenti speculativi -non controllabili- a costo zero,.
Ultimo aspetto con questo meccanismo si eliminerebbe tutti i meccanismi di rinnovo contrattuale individuando un paniere di beni molto rappresentativo, io lo chiamo “MICRO INFLAZIONE FAMILIARE” – LA MACRO NON RENDE L’IDEA- a salvaguardia del reddito dei lavoratori.
Questo è un solo aspetto legati ad altri aspetti che io ho elaborato e che non sto a dilungarmi, sono spunti su cui ragionare. per il momento un saluto.
Mi scuso per gli errori

Nicola Perucconi 29 luglio 2010 - 10:10

Il “nostro”(mio no sicuramente)non sta risolvendo un bel niente. Sta solo cercando di regger botta quando si presenta un casino inaspettato come quello della FIAT o dell´Alcoa.
“Risolta” la FIAT si va avanti a fare nulla fino a che non viene fuori un altro problema: é questo lo scandalo.
Ci stupiamo che le aziende se ne vanno? Ma cosa vogliamo fare (per esempio) con una pressione fiscale del 40% quando nell´est Europa siamo al 20%?
Possiamo tranquillamente occuparci dei diritti, ma se non ci sono le condizioni di base per attrarre in Italia soldi (cioé investimenti in impianti industriali, iniziative imprenditoriali, servizi, etc.) avremo una progressiva diminuzione dell´occupazione.
Questo é il problema (a parere mio) da risolvere in maniera sistemica e il governo non lo sta facendo.

Qual é la proposta alternativa? Protestare e offendersi perché c´é stato un confronto duro?

Non posso pensare che sia tutto qui e quindi vorrei capire qual é la proposta di sinitra e lubertá.

Alfonsodt 29 luglio 2010 - 10:01

purtroppo per noi lavoratori e la sinistra tutta cara BETTY questa è la soluzione finale della vittoria del capitale sul mondo del lavoro,già il fatto che anche tra di noi ci stiamo appiccicando sè è meglio quello o peggio quell’altro ci fà capire che la resa del mondo del lavoro è incondizionata verso il capitale,perchè dico queste cose che ho già scritto sù altri commenti,perchè stiamo accettando un ragionamento dentro il loro territorio,che prevede solo e soltanto l’abbattimento dei costi,sia essi economici che sociali,questa è la filosofia del capitalista che il marchionne di turno stà imponendo e francamente personalmente mi stupisco di tale stupore verso questo atteggiamento,la filosofia è semplice e concreta investo capitali a queste condizioni prendere o lasciare,chi ci stà ci stà.-cara BETTY come già ho più volte denunciato sù questo bolg la vedo dura, molto dura,perchè si stà giocando una partita truccata sulla pelle dei lavoratori privati italiani: per il momento;una partita dove anche l’albitro fa il tifo per la squadra vincente e non contenta di ciò gli dà una mano anche con qualche rigore fischiato a centrocampo,possiamo gridare e indignarci quando vogliamo e come vogliamo,ma non cè più sordo di chi non vuol sentire e più ceco di chi non vuol vedere,cari compagni e care compagne in questo momento storico di politici diversamente abili sotto questo profilo ideologico c’è nè stanno parecchi e non solo dentro la compagine governativa.-a proposito dove stà la chi là vista o sentita opposizione a questa dittatura totalitaria del capitalismo dentro il mondo del lavoro? con i ma anche,i ma però e i ma forse,forse cè la faranno a distruggere quella che fù la glorisa classe operaia di questa nazione.-un saluto di sinistra a tutti .-alfonso di tullio mil/te SEL.

Davide 29 luglio 2010 - 02:26

@ Nicola Perucconi: ma quello che tu consigli il “nostro” Governo lo sta già facendo. Infatti l’illuminato ministro Sacconi sta caldeggiando le richieste della Fiat che vertono essenzialmente intorno al nuovo paradigma più lavoro e più sacrifici, meno diritti e meno salario. Che bella equazione! Non prevede nemmeno l’incognita della reazione sindacale. Cisl, Uil e quisquiglie al seguito hanno già obbedito. Saluti.

Sergio Calef 29 luglio 2010 - 01:14

Cara Betty,sarebbe bello che effettivamente il Governo Italiano si preoccupasse ed occupasse di gestire,attraverso una adeguata strategia di Politica Industriale,le delocalizzazioni produttive!.Ma ciò è impossibile da parte di questo Governo di Destra,che ha fatto del Liberismo sfrenato la propria bandiera e che ha della dignità del Lavoro e dei Lavoratori un concetto solo utilitaristico,per non dire un profondo disprezzo come lo si può avere per degli”schiavi”sottoposti alla Legge del più forte.Quanto poi al PD abbiamo visto quale è stato il suo comportamento fino ad ora,potrei dire molto più vicino ai “Traditori”della CISL e della UIL che della CGIL.Il discorso fatto da Fassino questa sera a RAI 3 Linea Notte riguardo al “ricatto” FIAT nei confronti dei lavoratori si commenta da solo!.
L’unica possibilità per una vera opposizione a questo Governo ed ai Poteri Forti che lo sostengono sarebbe una “Diserzione in massa”dei loro parlamentari dalle aule parlamentari;ma ciò non avverrà perché il loro interesse alla “poltrona” è superiore a quello della Società Nazionale dei. Lavoratori

Antonello Natali 29 luglio 2010 - 01:01

Caro Nicola, il governo dovrebbe occuparsi di rendere più interessante il nostro Paese per gli investimenti?
Di chi?
Dei capitalisti ( così si chiamano) che delocalizzano le produzioni dove più gli conviene e cercano in tutti i modi di togliere i diritti conquistati dal movimento operaio in decenni di lotte?
Ma siamo impazziti?
Bisogna invece intervenire per cambiare le caratteristiche dominanti dell’impresa, sostituire al parametro “produrre utili” altri parametri centrati ad esempio sulla ecosostenibilità delle produzioni, su un ciclo di lavoro che rispetti la dignità umana, su un compenso adeguato alla crescita della qualità della vita delle persone….ad esempio!

Nicola Perucconi 28 luglio 2010 - 20:51

Guidare le delocalizzazioni? E tu sai come si fa?
Io penso che il governo dovrebbe preoccuparsi di rendere il nostro paese piú interessante per gli investimenti in modo tale da invertire il deflusso di investimenti e trovare un´alternativa occupazionale per gestire la diminuzione del numero di occupati nell´industria.
Qui penso che possiamo puntare il dito su un governo che si sta comportando in questo senso in maniera irresponsabile.

Antonello Natali 28 luglio 2010 - 19:47

Cara Betty, il governo delle destre non ha proposte industriali diverse da quelle di Marchionne perche’ le condivide pienamente, quella delle Fiat e’ una politica industriale, o facciamo come Bersani?
Penso inoltre che sia praticamente impossibile, anche se teoricamente possibile, governare le delocalizzazioni. Non si puo’ fare senza invertire il parametro Capitale/Lavoro in Lavoro/Ecologia.

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