Il nostro tempo è adesso, l’ultima chance della sinistra

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Se sarà una piazza piena di gente o di spazi vuoti – in fondo – non è importante. Non importa come andrà la manifestazione di domani. Non importa se “il nostro tempo è adesso”, se il nostro tempo sarà adesso. Non importa. La densità di una piazza importa poco in generale, figurarsi in questo caso. Figurarsi oggi che le piazze più giuste sono quelle che fanno più fatica a riempirsi, ultima quella contro l’intervento in Libia, contro la guerra. Non importa che sia una piazza piena, perché è già un successo che ci sia. È un successo che sia stata convocata, quella piazza.

È un successo che ci sia qualcuno che s’è preso la briga di scrivere un appello, di farlo girare, di raccogliere adesioni. È un successo che si siano messi insieme i numeri della questione giovanile non più soltanto per raccontare una generazione di svogliati, bamboccioni e codardi. Non più come giustificazione per chi va via, per chi sceglie l’estero, ma motivo per chi resta, per chi sceglie di stare qui. Argomento di chi ha scelto di fare domande e chiede, chiede alla politica. Chiede perché per chi ha meno di 34 anni il tasso di infortuni sul lavoro è 5,6%, mentre per i colleghi più grandi si ferma (ferma?) al 3,7. Chiede perché solo il 30% delle famiglie giovani riesce, con il proprio reddito, ad affrontare l’acquisto di una casa. La prima, ovviamente.

Chiede cosa succederà quando l’offerta di laureati non sarà più sufficiente alla domanda, visto che per ognuno che parte da qui, ne arriva meno di mezzo. E con i mezzi talenti non possiamo fare grandi progetti. Soprattutto se poi pensi che negli Stati Uniti, per dire, ogni giovane che parte, ne arrivano 20. Chiede perché il 58% dei giovani tra i 18 e i 34 anni vive ancora in famiglia, nonostante metà di questi lavori, e solo un terzo sia studente. Oppure chiede perché il 49,7% delle medie imprese italiane si affida ad amici e conoscenti piuttosto che alle università per le nuove assunzioni. Che saranno precarie ma son sempre assunzioni, e sarebbe carino poter concorrere tutti, ad armi pari. Chiede perché solo il 41,2% delle nuove imprese sia iniziativa di under 35, quando nel 2000 era il 54. Chiede perché lo stipendio medio di un neolaureato si ferma a 827 euro, ed erano 1120 solo un paio d’anni fa.

Tutte queste domande i giovani che saranno in piazza le pongono alla politica: a tutta la politica come tentativo di non cadere nella trappola dell’antipolitica, e al centrosinistra per non smettere di credere che una differenza ci sia. Magari piccola e debole, ma ci sia. E ci credono questi giovani, incredibilmente. Anche se, a guardarsi indietro, avrebbero tutti i motivi per ignorarla o per non coglierla affatto. Troppe volte il centrosinistra ha ceduto alle sirene della flessibilità, della prestazione. Fino a crederci, fino a guadagnarsi una buona dose di responsabilità. Troppe volte ha messo mano a scuola, ricerca e università sbagliando modello di riferimento. Troppe volte. Tante da poter dire appunto che non è importante, no, non lo è: non conta nulla come sarà questa piazza, perché è già un successo che ci sia. È un successo e un’opportunità. È un successo perché potrebbe essere il primo passo verso una piena coscienza generazione. Ed è una chance per la sinistra, per dire – anche fosse solo con il posizionamento delle bandierine in piazza – da che parte sta, se di qua o di là. È una chance, e probabilmente sarà l’ultima.

Luca Sappino

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Nicola 10 aprile 2011 - 12:29

Che la densità di una piazza importi poco non è affatto vero però. Se le manifestazioni hanno ancora un senso oggi in queste democrazie occidentali in crisi (e secondo me ce l’hanno, tanto) è solo perché continuano ad essere un importante strumento di pressione e domanda politica e sociale: il partecipare, l’esserci, il mostrarsi, con l’obiettivo di ESSERE SEMPRE DI PIU’. Per non poter essere ignorati, liquidati, dimenticati.
Certo, magari “importa poco” se si è decisi e ben consapevoli che una manifestazione così sia solo un primo passo in un percorso, un percorso che va verso l’ESSERE SEMPRE DI PIU’, sempre più consapevoli, sempre più forti.
In effetti, l’unica misura del “giusto” di una piazza è proprio quanto essa sia piena, grande, partecipata! Se all’INIZIO non lo è, vabbè fa parte dell’inerzia della partecipazione politica, del grande senso di smarrimento ed impotenza democratica del quale oggi siamo vittime, ma che bisogna combattere, cancellare.
E’ l’unico strumento che abbiamo.
Ero a manifestare sia ieri – e c’era abbastanza pienezza e densità per fortuna! – sia a piazza Navona. Non erano le manifestazioni di 8-10 anni fa (ero anche in quelle): questi ultimi anni ci hanno scoraggiato, stancato, disaggregato.
Ma non dobbiamo mollare mai! MAI! Esserci ogni volta, tornare!

Giovan Sergio 9 aprile 2011 - 17:18

Io, pensionato, avevo suggerito a SEL di cominciare a lavorare da subito ad un governo nazionale, prenier Nichi, con ministri tutti provenienti dalle fila dei precari italiani, come proposta di SEL, laddove il centrosinistra non si decida a muoversi e, chissà, anche se si muove

Luigisalento 9 aprile 2011 - 07:47

porto miggiano salento nuova cementificazione sulla costa benedetta come al solito dal tar di lecce che in questi casi si esprime sempre a favore dei cementificatori.è inutile manifestare scendere in piazza alla fine vincono sempre gli stessi.non credo piu a niente vedo solo profitto distruzione individualismo .stanno distruggendo la mia terra .politici giudici imprenditori tutto un magna magna.

Alessandro Albarano 9 aprile 2011 - 00:30

Al di là della quantità che spero sia domani e anche nel tempo sempre di più non importa perchè noi vogliamo un futuro diverso. Bisogna ricominciare a far risuonare valori che oggi sembra vadano per la minore come AMBIENTE, DIRITTI, UGUAGLIANZA, BENI COMUNI, LIBERTA’ CIVILI, LAICITA’, ACCOGLIENZA, SOLIDARIETA’, LEGALITA’, STABILITA’, PACE. Anche se il mondo è “inquinato” da controvalori c’è anche una parte consistente di persone che in questi valori ci crede e vuole rivendicarli alla terra. SINISTRA ECOLOGIA E LIBERTA’.

Carla Cirillo 8 aprile 2011 - 18:29

Ai giovani della manifestazione di domani vorrei dire una cosa: riappropriatevi di tutto ciò che vi spetta, non limitatevi solo a chiedere attenzione. Cominciate a riprendervi gli spazi dovunque, soprattutto a partire dal proprio territorio. Partite da quello che avete intorno a voi; per coloro che sono di sinistra partite dai circoli territoriali e mandate a casa quelli che si comportano in modo incoerente. Insomma non abbiate paura di dire molti no se serve e incrociate le braccia se vi impongono nomi che non condividete. Nel territorio è importante partire dalle risorse che già ci sono: siate concreti e partite da quelle per le vostre battaglie.

Felice Di Giandomenico 8 aprile 2011 - 17:57

Si spera veramente in una piazza viva, che faccia sentire una voce potente, in grado di scuotere questo sistema che sta annientando il diritto – soprattutto dei giovani – di guardare ad un futuro sereno, con un lavoro stabile e non precario o, addirittura, impossibile da trovare. Questa piazza deve far sentire il suo sdegno verso i nuovi clientelismi, contro le parentopoli più vive che mai, contro quel tipo di sfruttamento e di ricatto a cui si viene sottoposti se non si ha nulla da offrire in cambio o non c’è nessuno a proteggerti il culo al bisogno. E’ ora che questo governo a pezzi inizi a pensare seriamente di smontare le tende e lasciar spazio a iniziative politiche serie, smettendola una buona volta di discutere solo dei guai legali e della corte dei miarcoli del suo leader. Sono mesi e mesi che tutto è bloccato e intanto molti giovani non possono programmare ciò che sarà la loro vita “domani” mentre alcune persone – giovani come loro – incassano fior di soldi offrendo qualche ora di sollazzo a dei vecchi rincoglioniti e, magari, si fanno avanti anche politicamente senza capirci una mazza nè di politica, nè di tematiche sociali complesse.

Alfonsodt 8 aprile 2011 - 16:40

la vita è adesso come recitava una bella canzone di alcuni anni fa,grazie alla sinistra che non cè e a quella che ci sta ,ma è come se non ci fosse voi giovani vi trovate allo stato attuale delle cose con il culo per terra,la piazza si,le manifestazioni pure,ma sè chi vi dovrebbe rappresentare ha altre storie da raccontare compreso la sinistra che non è più tale e sta seduta in parlamento mi dite chi vi starà a sentire,per cambiare questo stato delle cose ci vuole una ideologia nuova,appunto giovane,ma che purtroppo si trovera a combattere un modo di fare antico,la sperequazione sociale,nuovi ideali contro vecchi modi di fare,geronzi e marchionne docet,a chi spetta da precario 800euro mese e chi ne percepisce 48000euro mese,questa è la nuova italia che i vecchi boiardi hanno creato con l’avallo dei loro burattini,i politici nominati di questa chiamiamola democrazia.un saluto di sinistra atutti alfonso di tullio mil/te SEL.

Antonio 8 aprile 2011 - 16:15

Facciamo che la piazza sia piena di gente!!!!!

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