Cambia il vento, con questo slogan Nichi Vendola e Sel hanno rappresentato quest’anno intenso di buona politica. Un anno che ha visto anche nel nostro paese molte soggettività politiche riprendere la parola con forza.
Meno di un anno fa Sel nasceva dichiarando che in questo paese si doveva e si poteva “Riaprire la Partita” della buona politica, rilanciare il centrosinistra attraverso la partecipazione del suo popolo, andare oltre 20 anni di berlusconismo riprendendo le piazze, ricostruendo reti di partecipazione, innovando nel metodo e nei contenuti un centrosinistra da troppo tempo ostaggio di vecchi schemi politicisti e stantii, ascoltando tanto e riprendendo la parola in modo chiaro.
I giovani, raffigurati spesso come grandi assenti della politica, hanno aperto con forza le danze.
Le grandi mobilitazioni degli studenti contro il programma di tagli alla scuola pubblica mascherato da riforma hanno saputo connettersi alla richiesta di un futuro delle giovani generazioni e alla lotta al precariato che sicuramente coinvolge i giovani ma investe oramai anche larghi strati delle generazioni dei trentenni e dei quarantenni.
Hanno continuato le donne, di nuovo in piazza con forza come non capitava almeno dalle mobilitazioni per difendere la legge 194 del 2005. Anche loro spesso considerate grandi assenti della politica, perché in effetti la politica è al maschile e sembra fare di tutto per escluderle, hanno mostrato di essere capaci di proporre e pretendere con forza il cambiamento.
La Fiom e la CGIL reagendo ai diktat di Marchionne hanno saputo riportare al centro il lavoro delle grandi fabbriche ma non solo, mentre altri coordinamenti e aggregazioni hanno dato vita ad appuntamenti come quello del 9 aprile che ha portato in piazza Roma 3000 persone e a visto mobilitazioni e iniziative in tutto il paese.
Nel frattempo in tutto il paese cresceva la mobilitazione per i beni comuni, con il lavoro prezioso dei comitati per l’acqua dei quali abbiamo provato ad essere “complici” da subito. Un lavoro che, già alla fine della raccolta firme, mostrava una voglia di protagonismo, partecipazione e cambiamento attraverso il risultato straordinario di 1 milione e 400mila firme, come mai era successo nella storia di questo paese.
Una mobilitazione che ha saputo saldarsi con quella per le energie alternative e contro il nucleare, a cui ha certamente contribuito Fukushima ma che è fondamentale per la costruzione di un nuovo modello di sviluppo necessario. Un modello di sviluppo che non può più considerare l’attenzione all’ambiente solo come elemento del marketing delle aziende, il cosiddetto “green-washing”, ma come pietra angolare della modernità e della civiltà di un paese.
Non ultima poi la richiesta di giustizia per tutte e tutti, e quindi di uguaglianza davanti alla legge come definita dalla nostra costituzione, contro l’arroganza del potere che ha pensato di potersi chiamare fuori dal rispetto della legalità, al di sopra delle regole.
La tornata delle amministrative ha mostrato che queste esperienze chiedono ascolto e rappresentanza, e sanno premiare chi dimostra di capirle, ascoltarle e saperle interpretare.
I profeti dell’antipolitica e del qualunquismo, per quanto ottengano risultati importanti e siano quindi da analizzare e comprendere, si mostrano minoritari e vengono abbandonati dai loro elettori al momento dei ballottaggi.
Le cittadine e i cittadini che hanno invaso le piazze vogliono una stagione di “ricostruzione” e chi grida che vorrebbe distruggere tutto non riesce, come era stato in Piemonte un anno fa, ad essere determinante, da allora il vento è cambiato, le proposte sono sul tavolo e la sfida è aperta.
All’inizio dell’estate di solito si fanno i bilanci prima di partire per le ferie e oggi possiamo fare un bilancio soddisfacente e importante.
Quest’anno non poteva simbolicamente essere chiuso meglio che con i questo lungo week end iniziato sabato a Roma con 1 milione di persone a chiedere diritti e uguaglianza ad Europride, un grande corteo che partiva dall’orgoglio delle soggettività LGBT, sottovalutato nella sua lettura politica e mediatica ma di grande importanza.
Un milione di persone tra cui moltissimi giovani, che hanno voluto mostrarsi nella propria autenticità senza moralismi, che hanno chiesto con forza uguaglianza per le persone Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender e per tutte e tutti, che praticano la non violenza sia manifestando in maniera festosa e colorata nonostante la rabbia, sia chiedendo con forza una legge contro l’omotransfobia.
Un milione di persone che però guardavano al Paese con occhio attento, tanti i richiami ai referendum, alla lotta alla precarietà e ai diritti delle donne. Un week end lungo che si chiude oggi nel migliore dei modi, con il successo dei referendum. C’è un’Italia migliore che non si riconosce nel governo perchè è interesata ai beni comuni, e ai diritti di tutti, da quelli rivendicati dalla comunità GLBT alla giustizia e non ne può più di sentir parlare degli affari privati del Premier
Oggi possiamo dirlo con certezza, il vento è cambiato davvero, la partita è riaperta e bisogna saperla giocare fino in fondo.
Ben vengano i campioni, ma quest’anno dimostra che solo un vero gioco di squadra o meglio un’invasione di campo come ha detto in passato Nichi Vendola, può far vincere, tutte e tutti insieme l’Italia Migliore.
Valerio Barbini
Arriva un forte vento anche dalla Grecia….
Nella penisola ellenica, in questo momento cruciale, il governo socialista perde pezzi, settori del partito non accettano le ricette dell’ Unione Europea.
Questa vicenda interessa anche noi italiani ,non solo per il calo della Borsa di Milano.