Ha cominciato a spirare dalle piazze delle rivoluzioni arabe per poi risalire il Mediterraneo fino alla nostra Italia. E’ il vento della democrazia che chiede il cambiamento, ma non sempre trova una vera disponibilita’ a volare sulle sue ali. Democrazia e’ una parola forte che chiede di valere sempre. Non puo’ esere buona solo per cacciare i tiranni ma pretende che i nuovi non finiscano con il somigliargli.
Non puo’ andare bene per la liberta’ di esprimersi ma poi fermarsi sulle soglie di una fabbrica e di un luogo di lavoro. Per questo all’indomani di referendum che hanno sancito grandi conquiste di civilta’, stride un accordo tra parti sociali che sostanzialmente impedisce ai lavoratori di esprimersi per referendum sulle proprie condizioni lavorative.
Per giunta su elementi sottoscritti da parti che vogliono avere valore per tutti, il pronunciamento dei singoli e’ direi ontologicamente indispensabile. Come sarebbe indispensabile dare ai cittadini la possibilita’ di scegliere programmi e candidati. e questo vale per primarie sempre piu’ indispensabili a raccogliere appunto il vento di cambiamento che arriva dalle amministrative e dai referendum.
Ma vale anche per l’esigenza di uscire da una seconda repubblica soffocante, da un maggioritario che nega la dialettica democratica vera perche’ fatta di alternative di progetti di societa’, da una legge elettorale che toglie ogni diritto di scelta ai cittadini, contro cui si e’ messo in moto proprio un processo referendario.
E democrazia chiedono i cittadini della Val di Susa, di poter decidere sul proprio territorio, ancor piu’ visto che le scelte imposte dagli altri si sono dimostrate, come la Tav o l’inceneritore di Acerra, ampiamente fallimentari. Questo bisogno di democrazia lega indissolubilmente i conflitti aperti che spingono al cambiamento. Chiedono una forza in grado di interpretarli e di riconnetterli nel solo modo possibile e cioe’ avendo un punto di vista complessivo sulla societa’ e non una melassa di interessi contraddittori e corporativi da agglutinare nel potere autocentrato della logica maggioritario.
Per questo serve che nasca una grande sinistra della democrazia, che sia tale di nome e di fatto. E che sappia misurarsi sullo scenario dove la questione democratica si va facendo drammatica: l’Europa. L’Europa che consegna ai poteri centralistici ademocratici il potere di sovraintendere ad ogni scelta senza che possa essere messa in campo una alternativa, l’idea di un Europa che non sia quella che vediamo dare cosi’ brutta prova di se’ nel dramma greco e non solo.
Roberto Musacchio
Ha ragione Musacchio, la qualità della democrazia è il terreno sul quale si giocano contenuti e partecipazione. Per questo, come dice, il referendum Passigli, per il ritorno ad un sistema proporzionale nel quale i cittadini siano anche chiamati a scegliere gli eletti, è un terreno da arare con vigore perchè è parte fondativa della fuoriuscita dalla cosiddetta seconda Repubblica maggioritaria che ha ridotto le assemblee elettive (dal Parlamento ai Consigli Comunali), a votifici di fiducia scontata agli esecutivi.
E’ buono che la Cgil guardi con interesse a questo referendum….mi piacerebbe che guardasse con eguale interesse anche a quello dei lavoratori sul recente accordo…