In Italia come in Grecia

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La Grecia è in evidenti, per certi versi drammatiche, difficoltà finanziarie.Infatti il Governo greco sta preparando una stretta finanziaria pesante per rientrare entro parametri tali da evitare che le prossime aste per la vendita dei titoli di stato vadano deserte perchè questo innescherebbe una crisi finanziaria al buio, non solo per la Grecia ma con ripercussioni sull’intera Europa.
Le tensioni sociali conseguenti a queste drastiche e pesanti misure del Governo confermano che l’opinione pubblica, non solo greca, non capisce perchè i soldi si sono trovati per sostenere le banche nel momento di massima crisi finanziaria e ora sono i cittadini ad essere chiamati a pagare il prezzo di questo sostegno per la seconda volta.

Sarebbe soprattutto un errore grave, di autentica miopia, pensare che la crisi riguarda solo la Grecia. La situazione greca infatti parla di noi, di tutta l’Europa. I tantativi di usare la Grecia per dire quanto l’Italia sia meglio è cattiva propaganda, foriera di delusioni amare.
Anzitutto la situazione greca ci dice che i capitali speculativi sono tornati a lavorare a pieno regime. Le paure di pochi mesi fa sembrano dissolte.
Nel 2009, durante la fase più acuta della crisi finanziaria, si è molto parlato di nuove regole per tagliare le unghie alla speculazione e metterla sotto controllo.
I mesi sono passati e non è successo praticamente nulla. Gli USA hanno adottato qualche misura utile sul piano interno ma sono stati fin troppo distratti sul fronte internazionale. Gli europei ne hanno molto parlato, qualcuno ha chiesto misure radicali, perfino la Tobin Tax, poi non se n’è fatto nulla, se non gruppi di studio che ancora…studiano. Il resto del mondo ha continuato come prima e chi era povero prima della crisi oggi lo è ancora di più.

I capitali speculativi pian piano hanno ripreso coraggio e oggi si muovono, con l’appoggio più o meno diretto delle banche che sentono la mancanza degli effetti delle lucrose commissioni sugli affari sui loro bilanci. Tra i loro obiettivi nell’area euro non c’è più la speculazione sui cambi delle monete, come in precedenza, ma il differenziale dei parametri finanziari tra i paesi, da cui dipende il servizio del debito. Strappare percentuali più alte sui titoli pubblici può essere un vero affare.

Gli spiriti animali (feroci) della speculazione finanziaria sono di nuovo liberi di agire e di colpire. I tanto auspicati nuovi vincoli non esistono.
Ora tocca alla Grecia ma sarebbe un errore letale pensare che sia finita qui. Si parla di tutti noi non solo della Grecia. Anche l’Italia potrebbe entrare in sofferenza, poco importa  se prima ci sono bersagli più facili.

Entrare in sofferenza significa avviarsi sulla strada dei tagli alla spesa pubblica, alle pesnioni, agli stipendi dei pubblici dipendenti, ecc. Più o meno i campi su cui sta lavorando il Governo greco. Quando il rischio è lo strangolamento finanziario è ormai troppo tardi e le misure più o meno si assomigliano. Si può avere maggiore attenzione sociale nell’adottare le misure e non è poco, ma i campi di intervento sono più o meno quelli.

Eppure è da mesi ormai che si sa che di qui a non molto tempo verrà chiesto all’Italia con le buone o con le cattive, cioè sotto la pressione della speculazione finanziaria, di rientrare di una cifra che sta tra gli 80 e i 100 miliardi di euro. Tra un quinto e un sesto della spesa pubblica italiana. E’ solo questione di tempo ma i boatos sono iniziati, altrimenti perchè Tremonti dice che non farà macelleria sociale ? A chi lo dice ?
Quindi guardare alla Grecia come a un caso isolato è un errore grave che può costare molto caro.

Infatti un Governo serio prenderebbe le mosse dalle difficoltà greche non per affermare – come sta facendo – che la cosa non ci riguarda, che i conti italiani sono in ordine, che siamo tra i meglio messi d’Europa. Pura propaganda. Ma al contrario per riflettere su come mettere il nostro paese al riparo dalla speculazione e soprattutto diminuire per quanto possibile l’aumento relativo della spesa pubblica – e del deficit – provocato dalla crisi economica. E’ decisivo il rapporto tra PIl e spesa pubblica. La riduzione del 5 % del PIL è l’origine del guaio italiano ed è questo il punto su cui intervenire fin che si è in tempo.

La linea di Tremonti è chiara: aspettare la ripresa altrui per tentare l’aggancio con la ripresa delle esportazioni. Nel frattempo però il controllo della spesa sacrifica tutte le voci in modo indifferenziato e per di più deve anche concedere qualcosa all’elettorato di riferimento.

Meglio degli spendaccioni che allignano nella destra e che porterebbero al disastro finanziario in poco tempo, ma anche troppo poco per affrontare i problemi.

Per ovviare allo stallo ci sono almeno 3 interventi da adottare al più presto.
Anzitutto una politica fiscale che preleva di più dove ci sono le risorse, a partire dall’evasione, per redistribuirle ai livelli di reddito più bassi in modo da ridare fiato a domanda e fiducia. Possono essere anche misure straordinarie, al limite transitorie, adottate per uscire dallo stallo attuale.

Poi una politica fortemente selettiva di piani di ricerca e di investimenti in settori produttivi, concentrando le risorse in modo da puntare non su tutto lo scibile ma sulla ripresa selettiva di competitività, ad esempio sulle energie da fonti rinnovabili e per la messa in sicurezza del territorio e delle scuole.
Infine una politica di sostegno all’occupazione. Il centro sinistra aveva adottato un meccanismo semplice ed efficace di sostegno che potrebbe essere attualizzzato così: assunzioni a tempo indeterminato in cambio di fiscalizzazione, anche totale, per 3 anni dei contributi sociali, con priorità al SUD.

Naturalmente si potrebbe fare meglio e di più, ma intanto queste misure potrebbero essere il  segnale di una svolta di politica economica che potrebbe costituire l’occasione per gettare nel cestino gli accordi separati e il nuovo tentativo di manomettere lo statuto dei diritti dei lavoratori e offrire di conseguenza una speranza all’Italia.

Certo guardando a questo Governo c’è poco da essere ottimisti, ma deve essere anche chiaro che la Grecia è un segnale d’allarme per tutti e l’opposizione in particolare dovrebbe tentare di aprire un nuovo percorso prima che sia troppo tardi.

Alfiero Grandi

C'è un commento per questo post
Andrea 8 marzo 2010 - 12:21

sicuramente il grande capitale che specula nelle borse resta ancora libero da qualsiasi controllo e oltretutto nei governi europei non se ne parla nemmeno. c’e’ da dire che in grecia i dipendenti pubbli, che sono quelli ai quali sono state imposte le restrizioni, gadagnano il doppio di quelli privati, e la cosa non poteva certo reggere.

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