Da giorni si svolge un presidio a Montecitorio dei precari della scuola di Palermo, per dare eco al dissenso di una politica restrittiva, dettata da un’unica logica: quella del risparmio. In tanti hanno accolto l’invito venuto dai precari di Palermo in sciopero della fame a sostenere la loro lotta. È tragico che si debba ricorrere a forme estreme di protesta come lo sciopero della fame per denunciare la gravità della situazione prodotta dai tagli alla scuola e dalla cosiddetta riforma Gelmini, che hanno portato decine di migliaia di lavoratori alla disperazione.
Il dato complessivo a livello nazionale è di circa 25 mila cattedre e 15 mila posti in meno per il personale ATA per l’anno scolastico 2010/11, che si aggiungono ai 57000 posti persi già l’anno scorso. Per tutti gli ordini e i gradi di scuola le riduzioni del personale sono legate: all’aumento dei numero di alunni per classe, alla chiusura di alcuni plessi, alla riconduzione di tutte le cattedre a 18 ore nella secondaria, all’abolizione delle compresenze e alla riduzione del tempo pieno.
Non nuovi finanziamenti, non più appropriate forme di valutazione dei vari processi di ricerca, non il potenziamento di rete integrata, mondo produttivo, servizi e società, ma attraverso “la spada di Damocle” della precarizzazione del lavoro dei Docenti, Insegnanti e Ricercatori, e la negazione dei fondi per l’innovazione si vuole far morire lo sviluppo del nostro Paese.
Per questo la scuola della Gelmini e di Tremonti risulta un’idea semplificata, che torna pesantemente indietro nel tempo ed è una scuola a una dimensione che deve costare sempre di meno. Il progetto berlusconiano disegna una scuola meno. Meno istruzione, meno cultura, meno obbligo scolastico, meno autonomia, meno partecipazione, meno collegialità e che riporta la scuola indietro di un secolo, vale a dire a quell’idea di nazione, di società chiusa a riccio, nell’arrogante e meschina difesa del proprio “particulare”.
In tal senso il presidio non denuncia soltanto la terribile situazione lavorativa, ma anche tutte le innovazioni pedagogiche e didattiche che si sono avvicendate negli ultimi decenni e che hanno fatto della Scuola Primaria una vera “perla” dello scenario formativo europeo
Per questo alcuni rappresentanti politici del PD, SEL, Federazione della Sinistra e IDV hanno già dato la propria adesione alla piattaforma proposta dal presidio:
- ritiro dei tagli;
- assunzione dei precari a tempo indeterminato;
- rifiuto del maestro unico;
- ritiro della “riforma” della scuola secondaria.
Si auspica che in tanti possano aggiungersi a coloro i quali hanno già firmato e che il Governo ascolti e fermi questa “macelleria sociale e culturale”.
di Giorgio Crescenza
Il cdx sta utilizzando un messaggio accattivante secondo il quale la ministra sta inserendo nella scuola qualità e meritocrazia e i 200 mila precari sono un fatto abnorme e fuori dalle esigenze. Tutto falso. I 200 mila sono gli iscritti complessivi, molti dei quali non hanno mai lavorato nella scuola. Quest’anno è successo che di questi, circa 15/18 mila che hanno sempre lavorato non lavoreranno più. Chi aspirava al ruolo ha perso anche il precariato. VOGLIAMO DIRLO CHIARAMENTE? Napolitano può dire una parola? E’ possibile che lo Stato come un imprenditore mette fuori senza giusta causa 15 mila precari (avevano contratti a tempo determinato ma hanno lavorato una vita)? Stona l’approccio al problema da parte del csx. Siamo di fronte ad una questione di civiltà, il csx avrebbe dovuto scatenare l’inferno. I professori di ogni livello, gli intellettuali e le famiglie avrebbero dovuto affiancare i precari, solidarizzare. I partiti e i sindacati sono timidi. Spero di sbagliarmi, non vorrei che questo fosse dovuto a 2 cose (sarebbe pazzesco):
1) il tema della scuola può mettere in crisi un governo e pertanto spingere potrebbe provocare elezioni anticipate non gradite ai D’Alema e ai Veltroni intenti a discutere di altro nel loro infinito risiko
2) la scuola ha bisogno di una svolta radicale: maggiori risorse, stipendi adeguati, ridefinizione del ruolo dei privati, programmi di edilizia nazionali e uniformi sganciati dallo stato di salute degli EE.LL.. Il PD forse teme (elettoralmente) di urtare la suscettibilità di restii alla spesa pubblica, privati, chiesa, e fans del federalismo nella gestione dell’edilizia scolastica.
Spero di sbagliarmi, ma visto quello che sta facendo la Gelmini (una poveretta mediocre che per abilitarsi contò più sulla ricerca di commissioni morbide che non sul suo sapere – è Tremonti che detta la linea) mi pare che il csx, l’informazione, gli intellettuali e i comici (grillini in testa) non stiano costruendo la giusta sollevazione civile e culturale.