La collina che frana. Dalla cima e dal fianco

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Giovedì, 3 febbraio 2011 è stata un’altra giornata nera per la storia della Repubblica Italiana.

Da un lato, nonostante la commissione bicamerale abbia espresso un sostanziale parere negativo sulle norme relative al federalismo municipale (il pareggio equivale a voto negativo, secondo il regolamento), il governo ha deciso, in seduta straordinaria, di varare ugualmente il decreto. La legge lo consente, tuttavia tale decisione rappresenta, oltre che un oltraggio al parlamento ed un’offesa ai parlamentari che hanno lavorato a lungo in tale commissione, anche una beffa per i cittadini, che hanno visto dissolversi parte delle loro tasse (i lavori delle commissioni costano, ed anche parecchio) in un atto di forza.

Tanto vale abrogare del tutto le commissioni e, giacché ci sono, anche il parlamento. Dubito, tuttavia, che ciò possa accadere, e non perché ritenga che Silvio Berlusconi non gradirebbe una simile eventualità: penso che “La Casta” lo impedirebbe, e non certo per amore della democrazia.

Dall’altro lato, la camera dei deputati ha espresso, contro le sue prerogative, l’opinione che a giudicare il Presidente del Consiglio sul Ruby – Gate sia il Tribunale dei Ministri e non quello di Milano. La votazione relativa ha visto anche un rafforzamento della maggioranza: si è verificato un ulteriore rimpinguo dell’asse PDL – Lega ad opera di altri così detti “moderati”.

In questo contesto, Berlusconi esulta, e c’è da credergli quando afferma che il “Gruppo dei responsabili” si rafforzerà ulteriormente.
Questa imbarazzante situazione, che potrebbe anche diventare tragica, visto il perdurare della crisi economica/finanziaria e l’incendio politico che sta divampando in medio oriente, è determinata anche dalla debolezza del Centrosinistra. Anzi, da una doppia debolezza.
Da un lato, infatti, la parte “moderata” di tale schieramento corteggia incessantemente, e da decenni, i moderati dello schieramento avverso e della così detta “società civile”, che però, puntualmente, “franano” alla prima occasione utile (magari anche alla seconda o terza), verso l’altro fianco della collina, all’interno della fortezza della Casta: personalmente, infatti, non credo affatto che gli ultimi (ma anche penultimi e terz’ultimi) cambiamenti di casacca siano dovuti ad improvvise illuminazioni mistiche, e non sono l’unico a crederlo.

Dall’altro lato, la base sinistra di quella collina che metaforicamente potrebbe rappresentare il panorama politico italiano, si sgretola sotto la spinta di divisioni e della frammentazione in gruppi e gruppuscoli.

A guardare tale spettacolo ci sono gli italiani, in parte travolti dalla identificazione (credo, alla luce degli ultimi avvenimenti, oramai delirante) verso un leader che recita la parte dell’eroe/messia perseguitato dai giudici ed assediato dai comunisti; in parte asserragliati dietro la difesa di cinici e leghistici interessi economici territoriali; in parte sempre più distaccati, seccati dal funzionamento del nostro sistema politico, e disinteressati al voto; infine gli indignati di destra e di sinistra, e gli elettori del centro sinistra, sempre più arrabbiati, temo, verso chi dovrebbe rappresentarli.

Sarebbe necessario, secondo me, che i “moderati” ed i “radicali” del centro sinistra imparino a combattere difendendosi le spalle a vicenda, sulla base di una strategia e di una piattaforma politica costruita per l’Italia, in tutte le sue componenti, che sia quindi in grado di interessare tutti i cittadini, a prescindere dalla propria coloritura politica. E’ quindi necessario assumere un’ottica superiore a quella degli interessi del proprio schieramento (o meglio, della componente del proprio schieramento). Ciò significa abbandonare gli schemi e gli steccati ideologici che hanno guidato e regolato la politica del novecento, riconsiderare il presente secondo differenti punti di vista, immaginare differenti scenari futuri, essere disposti ad ammettere di aver sbagliato, a rinunziare a qualcosa, ad ingoiare pillole amare.

In alternativa, si può sempre correre il rischio di combattere una possibile guerra civile italiana, che comincia ad agitare il proprio spettro, e che potrebbe avere esiti piuttosto imprevedibili, viste le forze in campo.

Buona fortuna a tutti.

Lino Scarnera

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Philip B. 5 febbraio 2011 - 19:50

Non riesco davvero a leggere interventi moraleggianti come questi, non ci ho capito niente. Boh.

Lino Scarnera 4 febbraio 2011 - 19:10

No, non credo proprio di essere poco critico, come afferma Costantino: la legge consente di varare un decreto anche senza il parere positivo della commissione bicamerale, a condizione che esso sia approvato dal parlamento, che la commissione bicamerale rappresenta. Il governo, quindi, può assumersi la responsabilità di bypassare la commissione perchè la volontà del parlamento è superiore a quella della commissione. Le scelte che adesso il governo Berlusconi farà, dopo il diniego “tecnico” del presidente della repubblica, può anche essere peggio di quello che ha già fatto. Ovvero una ulteriore compravendita di parlamentari che intensifichi la frana della cima della collina.
Buona fortuna a tutti.

Carla Cirillo 4 febbraio 2011 - 18:33

caro vanni, non so se bisogna rischiare la vita per una società più giusta, più equa, senza il governo Berlusconi, ma quello che so per certo è che la sinistra spesso ha smarrito la strada, quella della chiarezza e della trasparenza. Di fronte ai gravi problemi del paese, bisognava non cedere continuamente a compromessi e affrontare i problemi con un approccio etico molto più deciso. Non ci troveremmo, per esempio, a Napoli ad avere a che fare con la zona grigia, come l’ha definita Raffaele Cantone durante la trasmissione Parla con me. Oggi non credo che in Italia ci possano essere manifestazioni come quelle che abbiamo visto in Egitto. Stiamo comodamente dentro una bella società dei consumi e non riusciamo a staccarci da case riscaldate d’inverno e raffreddate d’estate, a costo di inquinare l’aria che respiriamo. La rivoluzione che dobbiamo fare e a cui pensava Enrico Berlinguer è quella della sobrietà, di stili di vita che sono più in linea con il rapporto tra uomo e natura, di smettere di pensare nel nostro paese che chiunque può fare quello che vuole senza rispettare le regole e la legalità. Mi sembra quindi che ci attende una lunga battaglia culturale difficile da far entrare nelle teste delle persone. Ma se dedicassimo una piccola parte della giornata al riuso, se cambiassimo il nostro modo di fare la spesa, se la smettessimo di prendere la macchina per ogni sciocchezza, questa sì che sarebbe la vera rivoluzione di cui tutti abbiamo bisogno. La sinistra in Italia spesso è brava a parlare, ma poco a dare il buon esempio. Sento tanti parlare benissimo, ma quando tornano a casa si dimenticano di quello che hanno detto. Ai giovani quello che dobbiamo è la coerenza. Il partito democratico non aiuta di sicuro un percorso chiaro della sinistra. Per questo, quando Sel lavora bene con candidati credibili qualche risultato arriva. Quando non si riesce a farlo, ci si accoda. Cercare il bandolo della matassa in un situazione che si complica sempre di più diventa difficilissimo. A meno che non si ricominci tutto daccapo partendo dai territori e dalle loro vere vocazioni, con un approccio che non può essere se non quello ecologista. Ma adesso in Campania, per esempio, è impossibile se non si ricomincia almeno dalla scelta della via della legalità. Per farlo, bisogna almeno che sia chiaro a tutto il centrosinistra che tutte le persone implicate nei fatti gravissimi relativi ai rifiuti, devono fare una passo indietro perlomeno fino a quando non hanno chiarito con la magistratura la loro condotta anche personale. Se non si chiede e non si ottiene almeno questo, non vedo come si può fare una strada comune.

Costantino 4 febbraio 2011 - 17:00

No, Scarnera. Non è vero che “la legge lo consente”. Tanto è vero che Napolitano l’ha respinto. Non è che tutto quello che fa il governo è secondo la legge. Impariamo a essere più critici.

Maralb 4 febbraio 2011 - 15:59

Sono d’accordo con Vanni Maltoni. Con qualche metafora ed un pizzico di ironia ha fatto un esatto quadro della “società” italiana. Che dire ? E’ così, se gli italiani di oggi non rinunciano ad un po’ di “status” personale (o, se volete, “arrivismo” personale) non si può pensare ad un futuro “migliore” per la generazione di domani.

Nando 4 febbraio 2011 - 15:38

Occorre urgentemente,prima che l’edificio della democrazia crolli sotto il peso del decisionismo berlusconiano, costruire con basi più solide la casa comune della Sinistra che possa accogliere le istanze di quanti si sentono smarriti , risucchiati nel tunnel oscuro dell’astensionismo inconcludente e rinunciatario ma che possono nuovamente impegnarsi nella costruzione di quel cantiere, luogo di nuove speranze e di migliori aspettative in una Italia migliore

Vanni Maltoni 4 febbraio 2011 - 14:47

Difficile quando si è di fronte ad alternative così terribili prendere una decisione su cosa sia giusto fare.
Io per darmi una risposta mi sono chiesto cosa farebbero un Antonio Gramsci o un Enrico Berlinguer se fossero di fronte a questo stato di cose.
Bene, io credo che abbandonerebbero il parlamento, che ormai non è più il luogo adibito alla rappresentatività del popolo ma solo uno strumento nelle mani di un uomo che sarà anche solo ma dispone di abbastanza denaro e potere da far rigare dritto tutto un paese, e si metterebbero alla guida di una sommossa popolare.
Questa considerazione mi spinge poi a chiedermi se in fin dei conti gran parte dei seggi dell’opposizione non siano occupati da collaborazionisti con il regime che si dilettano a fingersi oppositori per inscenare una comica finzione.
In ogni caso è evidente come costoro non siano in grado di capire il momento né di prendere le giuste decisioni per fronteggiarlo.
Che piaccia o meno, temo che senza un buon numero di italiani disposti a rischiare la propria vita per garantire un futuro migliore alle prossime generazioni non ne usciremo mai, l’ingranaggio antidemocratico è troppo bene oliato per incepparsi a causa di granellini di sabbia quali siamo noi con le nostre discussioni e il nostro desiderio di soluzioni democratiche.

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