La crisi della Grecia

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La Grecia, a me un paese tanto caro, quanti momenti belli vissuti in questa terra che sembra così lontana ma che in realtà è molto più vicina a noi di quanto crediamo.

Vederla così devastata dalla giusta rabbia del suo popolo, protagonista della storia antica del mondo mi provoca un dolore al cuore.  La grave crisi economica che attraversa la Grecia parla al nostro Paese, parla all’Europa,all’Europa economica finanziaria, all’Europa politica. Colpisce il mondo economico, affonda l’euro preoccupa Francoforte, brucia la Grecia di un fuoco tragico e questo fuoco deve essere spento al più presto.

La Grecia paga lo scotto di un cattivo governo, la mancanza di un rigore sui conti pubblici che ha determinato la conseguenza che oggi ci offre questo tragico scenario. Tante crisi economiche ha vissuto il nostro mondo il nostro continente, ma la crisi ellenica lascia un altro sapore in bocca un sapore più amaro.

Questo ci induce ad una riflessione seria del problema ci porta in maniera forte e quasi traumatica a fare quel parallelo tra noi e loro, che fino ad ora avevamo volutamente evitato di fare grazie anche alle politiche economiche del nostro Governo.

Quali sono le differenze e quali possono essere le ripercussioni?

Cosa possiamo fare noi in termini economici, e soprattutto di credibilità verso il resto dell’Europa ci rendiamo conto che abbiamo un Europa che ormai da quasi un decennio ha adottato una moneta unica, ma che non è affatto omogenea in relazione al tasso di crescita del PIL?

Il panorama economico dell’Europa ci offre quattro paesi in bilico oltre la Grecia, c’è la Spagna il Portogallo e infine l’Italia.
Paesi malati di corruzione ed evasione fiscale, e noi siamo riusciti anche a legalizzare il falso in bilancio, diventa difficile far digerire tutto ciò al resto dell’ Europa.

Come può per esempio, la rigorosa opinione pubblica tedesca accettare sacrifici per questi Paesi, compreso il nostro, Paesi che finora non hanno saputo darsi delle regole.  Ma noi geo politicamente abbiamo le braccia allungate verso la Grecia , le nostre braccia sono i collegamenti portuali sono la movimentazione delle merci che si sviluppa attraverso essi, sono il turismo che questa bella terra a sempre offerto con molta forse troppa modestia.

La Grecia la vera porta tra noi e l’Oriente.

Quanto, queste poche cose che determinano la vita economica ellenica si ripercuoteranno su di noi e quanto noi possiamo fare in termini di aiuti economici per far si che queste braccia allungate nel bacino del Mediterraneo non si ritraggano?

Perché, non dobbiamo avere paura del contagio, semplicemente noi stiamo già percorrendo una strada che ci potrebbe far arrivare a questo tipo di gravità di crisi . Si, vanno bene i provvedimenti presi dal Governo ellenico, i tagli alla spesa pubblica , il blocco dei salari e fare in modo che ogni categoria sociale contribuisca ad uscire da questa situazione molto grave ma dobbiamo avere la coscienza e la consapevolezza di essere tutti sulla stessa barca, evitando di fare inutili slanci di generosità che servono solo a fare becera propaganda al nostro Presidente del Consiglio.

Io non sono un economista, e penso che ad oggi nessuno abbia la ricetta giusta per risolvere la grave situazione greca, ma per esempio credo che sia indispensabile l’aumento di relazioni turistiche e commerciali con la Grecia per dare così sia a loro che a noi la possibilità di far diventare un momento di crisi uno stimolo di crescita e di risalita attraverso quelle che da millenni sono le nostre tradizioni e le nostre culture.

La conclusione è che per uscire dal tunnel della crisi è determinante si l’aiuto degli altri Paesi ma anche un innovazione nel campo della politica economica, facendo in modo che l’appetibilità della speculazione venga meno.  Come sempre le imprese difficili hanno bisogno di coraggio e radicalità, senza scelte determinate e coraggiose non possiamo andare in nessuna direzione.

L’Europa, dopo il passaggio alla moneta unica doveva fare anche quella della politica unica allora si che sarebbe stata una vera Comunità (non solo Europea), con tutte le caratteristiche e le sfumature che racchiude questo termine compresa la solidarietà.

Alessia Marri

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Marco 13 maggio 2010 - 18:10

Si hai detto bene:pagaranno ceti medi e ceti popolari. Ma c’e’ una terza via tra ribellismo e proclami anticapitalisti in nome del comunismo, e la passivita’,l’ accettazione di queste ricette ? Io penso che la dobbiamo cercare ma che il PD,Di Pietro,Repubblica ecc., abbiano altri propositi,altri interessi.Per cercare questa terza strada e’ necessario prendere una strada diversa dal centrosinistra.Queste affermazioni oggi suonano probabilmente incomprensibili ma vedo in arrivo insieme “crisi politica” e “crisi economica”,il futuro lo vedo meno scontato,prevedibile, di come lo vedono altri.

Maurizio Carrozzi 13 maggio 2010 - 18:06

Secondo il Vocabolario della lingua italiana Nuovo Zingaretti, per liberimo s’intende:”Dottrina economica che propugna un sistema economico basato sulla libera concorrenza e che limita perciò la funzione dello Stato alla rimozione degli ostacoli che impediscono il funzionamento del sistema stesso” Quello che invece l’articolo mette in forte evidenza è la necessità per l’Europa di dotarsi di altri poteri per il governo dell’economia. Aggiungerei che con questo articolo si chiede alla Sinistra una capacità di governo della crisi che non può non richiedere rigore politico, economico e morale e che senza inutili astrattezze si misuri con la qualità dello sviluppo e sulla finitezza delle risorse.

Giorgio Stamboulis 13 maggio 2010 - 16:28

se l’analisi è questa, caro Marco, non vedo proprio una lotta comune al neoliberismo. La politica del Governo socialista greco è la tipica risposta neoliberista alla crisi: taglio generale dei salari e della spesa. Poi, ci somno le responsabilità dei governi Greci precedenti etc., Ma questa crisi non la pagheranno i grandi patrimoni e i grandi evasori,bensì i ceti medi e la povera gente. Mentre ovviamente gli speculatori internazionali che producono impunemente dolore e danni senza creare alcuna ricchezza reale (né impresa, nè lavoro nè beni) continuano indisturbati…

Marco 13 maggio 2010 - 11:50

La lotta contro il neoliberismo deve diventare il terreno comune delle diverse sinistre. Oggi questa frase sembra ancora un po’ strana, spero che nelle prossime settimane, con quello che arrivera’ anche in Italia, diventi un po’ piu’ scontata. Il prc gia’ ha preso posizione…

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