La Grecia mette a nudo la debolezza della Ue

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Potrà mai un solo piccolo paese, il cui numero di abitanti è inferiore a quello di Los Angeles, mettere in crisi un intero continente? Si domandava l’altro giorno un noto operatore finanziario statunitense.
Sì, può, perché quella europea è un’economia integrata; perché la strada della svalutazione della moneta, antica e facile valvola di sfogo, è preclusa dall’esistenza della moneta unica; infine perché il malato non è uno solo, ma sono almeno quattro o cinque.

Sono i cinque porcellini, come vengono chiamati con scarso affetto, i PIGS, che in inglese oltre a indicare i rosei maiali è anche acronimo di Portogallo, Irlanda ( o Italia o entrambi), Grecia e Spagna. Come si vede, con la sola eccezione dell’isola nordica ex miracolo economico, si tratta dell’Europa del Sud, come a ribadire che la assoluta prevalenza dell’asse franco-tedesco, di un’Europa carolingia, a lungo andare e sotto i colpi della attuale micidiale crisi internazionale, non poteva fare altro che spaccare la fragile connessione europea.

Il premier greco ha detto di rifiutare gli aiuti. Ma per farcela da solo dovrebbe dare mazzate al proprio popolo, alzare le tasse e contemporaneamente ridurre drasticamente la spesa. Ne verrebbe fuori un massacro sociale di proporzioni spaventose, un totale precipitare dell’occupazione già molto scarsa, con conseguenze migratorie questa volta comunitarie di giovani e  di ex lavoratori greci che farebbero impallidire quelle già in atto dall’Africa o dall’Est Europa. L’aumento del deficit greco è incontrollabile, il differenziale (spread) tra i titoli di stato greci e i bond tedeschi è ai suoi massimi, il paese ha perso ogni credibilità e il pericolo di fallimento (default) del  sistema paese è dietro l’angolo.

Nelle prossime ore i 27 si riuniranno per decidere cosa fare. Per ora l’idea di un intervento diretto del Fondo monetario internazionale pare avere perso quota. Ed è meglio che sia così. Il FMI ha più capacità di intervento verso paesi che possono svalutare la moneta. Non è questo il caso come abbiamo detto. Ma soprattutto il FMI è abituato a porre condizioni tali da privare i paesi debitori di ogni potestà di politica economica. Sembra quindi che i maggiorenti europei si orientino verso prestiti bilaterali.

Naturalmente ad essere chiamata in causa per prima è la potente Germania, che sta valutando l’ipotesi di un prestito “a condizioni molto stringenti”. Non c’è infatti da aspettarsi nessuna generosità teutonica. Tuttavia se invece passasse l’idea del Regno Unito di promuovere l’intervento del FMI, la situazione sarebbe ancora peggiore, non solo per la Grecia, ma per tutta la Ue, poiché sarebbe chiaro agli occhi del mondo l’inesistenza di un soggetto politico economico in grado di cavarsi di impaccio con le proprie forze. E’ quindi più probabile che tra poco sarà la Germania a scendere in campo, forse supportata dalla Francia. Ma anche in questo caso c’è poco da stare allegri, poiché verrebbe ulteriormente ribadito il bastone di comando in mano all’asse franco-tedesco.

Staremo a vedere, ma è utile domandarsi se sia possibile un’altra soluzione. Probabilmente no, nei tempi strettissimi in cui urge decidere e intervenire prima di un nuovo crollo spaventoso. Ma domandarselo ora e soprattutto cercare delle risposte è importante dal punto di vista politico, per preparare una risposta comune europea ad altre tutt’altro che improbabili crisi. La vicenda greca evidenzia la necessità inderogabile di una politica economica, finanziaria e industriale degna di questo nome a livello europeo, senza la quale la Ue è destinata a sfaldarsi e a mettere in pericolo la stessa moneta unica. La stessa potenza mercantile della Germania resta ingolfata se il mercato interno europeo perde di capacità di assorbimento dei suoi prodotti. Il riequilibrio delle ragioni di scambio è da ricercare non solo a livello mondiale, ma proprio all’interno dell’Europa. Invece proprio su questo è fallito il vertice di Pittsburgh con le posizioni contrapposte tra Obama (fautore del riequilibrio) e la Merckel (che ovviamente puntava semplicemente a nuove regole per il mercato finanziario, che peraltro nessuno ha ancora visto). In Europa vi è bisogno sia di un forte rilancio della domanda interna, in particolare nei paesi mediterranei (senza dimenticarci della povera Irlanda) e nello stesso tempo di aumentare la domanda estera per i prodotti di questi ultimi. Come dire per aspera ad astra, specialmente nella condizione in cui l’Euro si mantiene molto forte. Ma non credo vi sia altra strada.

Sarebbe dunque decisivo relegare definitivamente in soffitta il cosiddetto piano di stabilità, i vincoli di Maastricht, peraltro sbugiardati dagli stessi paesi che a suo tempo li avevano imposti, cioè Francia e Germania. Bisognerebbe incrementare il bilancio europeo per creare un polmone di compensazione tra i vari paesi e per finanziare politiche europee. Servirebbe una tobin tax  per tagliare almeno le unghie alla speculazione e fare cassa. Ci vorrebbe, insomma, un’altra Europa. Quella che abbiamo sta fallendo.

Alfonso Gianni, Comitato Scientifico SEL

Ci sono 7 commenti per questo post
Luca Zaffalon 12 febbraio 2010 - 14:47

@ Michele
?!?

Michele 11 febbraio 2010 - 19:39

Non sarebbe meglio auspicare una Europa del tutto nuova, socialista e delle nazioni, libera da euro, banca centrale europea e lobby finanziarie, che stacchi il filo della dipendenza dagli USA e riprenda i contatti con il mondo arabo e l’Iran?
saluti

Matteo S. 11 febbraio 2010 - 11:42

Anaisi puntuale e condivisibile. Se non si interviene su due livelli istituzionale e politico , addio vecchia Europa!! Perchè non aprire da subito una interlocuzione un forum, un dibattito insomma con il PSE ,con la Sinistra Europea, con la Confederazione Europea dei Sindacati su quali misure di politica economica e di bilancio da fare adottare alle istituzioni europee?? Le misure indicate travalicano i Bilanci Nazionali ! E’ possibile una volta ccostruito il consenso con le forze che citavo,mobiltare le piazze europeee su questi contenuti e costringere la Commissione Europea e il Parlamento Europeo a dedicare finalmente una Sessione Straordinaria di Bilancio che coinvolga da subito sia i Fondi Strutturali l’introduzione della Tobin Tax misure di rilancio della Green Economy , riforma della Banca Europea in Banca Europea degli Investimenti Strutturali ed Infrastrutturali ?

Alfonso Di Tullio 11 febbraio 2010 - 11:31

CON L’EURO hanno costituito l’europa dei banchieri,e non l’europa economica e sociale,dovè la solidarietà e il mutuo soccorso tra stati componenti la comunità economica europea,dovè questa solidarietà difronte ad un attacco della speculazione finanziaria di cui un paese membro è oggetto ,mi si obbietterà che non siamo in guerra,e questa macelleria economica e sociale che gli speculatori finanziari stanno mettendo in campo nella comunità economica europea cosè. Quando l’Americae l’INGHILTERRA sono stati oggetto della crisi finanziaria che loro stessi hanno generato con le loro leggi liberticide tutti sono stati d’accordo nell’ immettere soldi pubblici nel sistema per non collassare il mondo finanziario e bancario privato ,tutti sono stati d’accordo a creare nuvo debito per tamponare la voragina che gli speculatori avevano generato,facendoci credere che salvondo quel sistema avremmo salvato tutto il resto, quindi il gioco valeva la candela,ebbene come mai adesso torna in auge come prima e più di prima quel sistema speculativo e i nostri governanti non adottano misure sanzionatorie e leggi adeguate per bloccare sul nascere nuovi drammi finanziari a tutto vantaggio di chi li crea? come possono permettere i nostri governanti questo scempio economico finanziario questo ripetersi di un film già visto,perchè la crisi che stiamo vivendo ma che non abbiamo creato non induce chi ci governa a cambiare registro nei confronti di questi personaggi senza scrupoli? sbagliare può essere anche umano ma perseverare nell’errore ha qualcosa di diabolico. dimenticavo una cosa molto importante, in europa chi ha la maggioranza della governans politica non la pensa come mè,quindi ho l’impressione che rivedremo lo stesso film . un saluto wwSEL alfonso di tullio militante SEL.

Luca Zaffalon 10 febbraio 2010 - 22:03

Meglio che il Fondo Monetario Internazionale resti fuori dall’economia europea, con buona pace degli inglesi (che peraltro non hanno intenzione di entrare completamente in UE – sembrava che la crisi dell’anno scorso li portasse sia verso l’euro che verso una politica economica europea, ma dopo l’afflusso di denaro alle banche, inglesi in primis, tutto è tornato come prima).
Bisogna ricordare come è andata con l’Argentina che da paese in via di prosperità, dopo aver seguito i ‘consigli’ del FMI, è caduta nel baratro; e adesso che cerca di fare delle politiche economiche ‘autonome’ si vede abbassare anche il rating di stabilità dalle società di rating (le stesse che davano in ottima salute il mondo finanziario che poi è crollato… e le stesse che per questo motivo Tremonti mal giudicava quando davano ‘pagelle’ negative all’Italia, ma che adesso cita a conferma del suo ottimo lavoro visto che non ci giudicano poi così male).
C’è anche da dire che l’Irlanda è in crisi a causa del suo successo, poiché ora che i mercati sono fermi la sua recente politica economica la costringe a indietreggiare.
Mentre la Spagna, dopo aver investito molto in innovazione, opere pubbliche, ecc., ora si trova anch’essa con un mercato fermo e poche entrate per ripianare i danari investiti; anche se ha una percentuale di debito pubblico che è la metà di quella italiana.
Grecia e Portogallo non hanno mai brillato e il fatto che Tremonti le metta a confronto con l’Italia per dire che noi stiamo meglio non è certo confortante.

Vanni Maltoni 10 febbraio 2010 - 21:47

E’ un’Europa vampirizzata dalle banche, bisogna togliere ogni autonomia alla BCE impedendo alle banche (per legge) di continuare ad esportare capitali fuori dall’UE. Se dovesse succedere questo son disposto ad evirarmi parzialmente (1 testicolo) per lo stupore.

Barbara 10 febbraio 2010 - 21:08

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