Berlusconi è deluso: anche noi. È vero, il ddl emendato sulle intercettazioni consentirà ai giornalisti di scrivere meglio e di più, senza avvertire il tintinnio delle manette accanto alla loro scrivania. Ma non sappiamo se avranno ancora qualcosa da scrivere. Perché i magistrati restano con le mani legate: 75 giorni al massimo per le intercettazioni (poi le proroghe, se ti va bene), un tribunale per concederle (ovvero tre giudici, in un paese in cui puoi comminare 30 anni di galera con un giudice monocratico…), un tetto massimo di spesa per gli “ascolti”. Cosa c’entri la privacy con questa intenzione di star sempre lì a tagliar le unghie ai magistrati non ci è chiaro. Farebbe meglio l’opposizione a festeggiar meno: per certi processi e per certi giudici si preparano tempi duri.
Per esempio per i due pubblici ministeri di Caltanissetta che mercoledì avevano spiegato all’Antimafia ciò che tutti sanno e alcuni temono: la verità giudiziaria sulle stragi del ’92/’93 sarà un boccone amaro per la politica italiana, e non è detto che tutti i partiti riusciranno a digerire quelle verità. Una considerazione di buon senso, no? No. Il presidente dell’Antimafia Pisanu ha smentito, Berlusconi s’è arrabbiato, qualcuno dei suoi avrebbe voluto spedire gli ispettori del ministero a Caltanissetta, poi si sono ricordati che il capo degli ispettori è impegnato in altre faccende con Carboni e Dell’Utri. Sarà per la prossima volta.
A noi, anime semplici, continua a sfuggire la ragione di tanto stupore. Ci hanno propinato diciotto anni di balle, hanno depistato indagini e processi, hanno mentito o taciuto su una scellerata trattativa fra lo Stato e Cosa Nostra, recuperando la memoria (da Mancino a Violante) solo a cose fatte e sepolte. E adesso che scopriamo che pezzi dei servizi segreti lavoravano fianco a fianco con i corleonesi per menar strage e lutti, adesso che apprendiamo dalla memoria asciutta di un collaboratore di giustizia (non più protetto) che la nascita di Forza Italia è legata a quel clima e a quelle menzogne, adesso che il senatore Marcello Dell’Utri ci rammenta quanto solidi e appassionati possano essere i rapporti fra certa politica e i poteri criminali, adesso che tutto questo rischia di essere tradotto anche in verità giudiziaria che cosa avrebbero dovuto dire i due magistrati siciliani ai commissari dell’Antimafia: state tranquilli, ragazzi, che tanto la politica ne uscirà immacolata come una verginella?
La seconda repubblica in Italia è nata all’ombra e nel sangue delle stragi di mafia. Da quei giorni un pezzo del sistema politico lavora con un solo scopo: la propria impunità. Che piaccia o meno a Feltri, che ieri se la prendeva grossolanamente con la Sicilia “fucina di delinquenti”, quello che è accaduto laggiù diciotto anni fa interroga anche i destini dei suoi valligiani bergamaschi. E non ci saranno ampolle benedette o fiumi celtici che potranno evitarlo: o resteremo tutti figli della menzogna o diventeremo tutti più adulti in nome della verità.
Claudio Fava
fonte: www.unita.it
@Barbara, con Andreotti era la mafia che era andreottiana, con Berlusconi la mafia è al Governo.
Nel primo caso la mafia era utilizzata per uno scambio, nel secondo caso un corleonese ha fondato un partito, Forza Italia, a cui capo è stato messo Berlusconi.