Se c’erano dubbi sul significato della “controriforma” dell’Università, la vicenda del CNR può servire a chiarirli.
Il Consiglio Nazionale delle Ricerche è il più grande ente di ricerca italiano, una realtà con quasi ottomila dipendenti di cui oltre l´80% composto da scienziati e ricercatori. Si tratta di una comunità scientifica che si è guadagnata una reputazione internazionale di tutto rispetto e che si colloca al 15esimo posto fra le 50 istituzioni europee più prestigiose.
Non ci sono baroni da colpire ne nepotismi da combattere, eppure anche sul CNR si è concentrata la “santa crociata” della Gelmini per mettere sotto tutela la cultura e il pensiero scientifico.
Nel nuovo statuto del CNR, che è stato redatto dal Ministero, viene cancellata l’autonomia dell’ente, stabilendo che il Direttore Generale ed i componenti del Consiglio di Amministrazione sono nominati dal Ministro dell´Istruzione, Università e Ricerca.
Inoltre, scompare la rappresentanza della comunità scientifica nel CdA e nella gestione dell’ente, mentre viene sostanzialmente svuotata la figura del Presidente a tutto vantaggio del Direttore Generale, al quale viene attribuito il controllo non solo amministrativo ma anche strategico-scientifico.
Questa scelta lede gravemente l’autonomia scientifica, organizzativa e finanziaria degli enti di ricerca, sancita esplicitamente nella stessa Costituzione, e rappresenta un commissariamento “sine die” del CNR che lo riporta indietro agli anni in cui fu fondato nel lontano 1923.
Se a questo aggiungiamo i tagli al finanziamento ordinario, che nel 2011 dovrebbe essere del 13%, si capisce che, mentre la Gelmini si riempie la bocca di eccellenza, nei fatti colpisce al cuore una istituzione scientifica di prestigio, privandola delle risorse materiali e dell’autonomia che sono le condizioni essenziali per poter competere con le altre comunità scientifiche nel mondo.
Appare chiaro che per il CNR, come per l’Università, il governo parla pubblicamente di valorizzare il merito e la qualità ma, nei suoi atti concreti, utilizza decreti e codicilli per affossare definitivamente la ricerca pubblica considerata uno spreco ed una spesa improduttiva.
Contro questo disegno, bisogna mobilitarsi come hanno fatto gli studenti, come stanno facendo i ricercatori del CNR, perché solo puntando su istruzione, innovazione e ricerca si può sperare in un futuro migliore per questo paese.
Umberto Guidoni