La scorsa settimana presso un albergo romano si è tenuta un’iniziativa con la partecipazione di Nicola Zingaretti e Nicki Vendola. Promossa da quel settore di Sinistra ecologia e libertà favorevole ad un centro-sinistra come “campo largo”, in cui cioè le soggettività si estinguono in un indistinto contenitore coalizionale, l’iniziativa è però sfuggita di mano ai promotori.
Merito di Nichi Vendola che, a differenza di certe sue recenti più sfumate dichiarazioni, ha stavolta fissato alcuni paletti: sui doveri della sinistra, sui caratteri dell’opposizione a Berlusconi, sullo stesso prossimo congresso costitutivo di Sinistra ecologia e libertà. Le tre cose in effetti devono andare insieme: qualità del centro-sinistra, opposizione sociale e politica alla destra, nuovo soggetto politico della sinistra.
Intanto il riferimento di quadro imprescindibile: dietro il ricatto di Pomigliano c’è uno sfondamento sociale, politico e culturale della destra, che si tratta di contrastare con forza; avendo però l’intelligenza di mobilitare un fronte ampio di lavoratori, disoccupati, intellettuali, opinione pubblica intorno ad un programma di tutela dei diritti sociali che sia immediatamente tutela dei diritti costituzionali e di libertà. Qui Vendola è stato particolarmente chiaro: la nostra Costituzione “intreccia in una cosa sola i diritti sociali, i diritti civili e i diritti umani e ruota fin dall’articolo 1 sul nesso necessario e inscindibile tra lavoro e libertà”.
Da qui bisogna ripartire. Da una risposta che non può essere solo sindacale (men che meno di categoria), ma che deve essere politica in senso eminente e anzi senz’altro di civiltà. Perché CGIL e FIOM non siano lasciate sole (e quindi sconfitte), occorre una sinistra non ridotta a mero movimento d’opinione, ma che a partire dal lavoro ricostruisca il suo insediamento e la sua strategia.
“Lavoro e libertà” dunque, il cuore della nostra Costituzione. La sinistra, come nei punti alti della storia repubblicana, deve riuscire però non solo a porre certi temi al centro della sua azione, ma senz’altro al centro dell’agenda politica italiana. Così come si è saputo fare, per altro verso, con il referendum sull’acqua pubblica ovvero con i “beni comuni” in quanto intangibili dalla logica del profitto.
Solo mostrandosi capaci di mettere insieme questi decisivi momenti strategici si riscopre e si rilancia una missione nazionale. Cioè così riusciremo a trovare quello che in questi anni ci è mancato: la capacità di contribuire in maniera originale alla costruzione di una coalizione alternativa al blocco di destra, risolvendo però al tempo stesso il problema, pure esso ormai maturo, di un nuovo partito della sinistra.
E in effetti quanto al rapporto con il PD Vendola si è espresso in termini finalmente chiari. “Io non sono Enrico Letta”, ha dichiarato senza diplomatismi, aggiungendo: “c’è un problema enorme col PD”, cioè con chi ritiene si debba definitivamente sperdere ogni carattere di sinistra e in nome “dell’accreditamento verso i poteri forti ha elaborato un livello stupefacente di subalternità culturale”. Di qui appunto la necessità di un nuovo partito, indispensabile a far “rinascere la sinistra in Italia”.
Altro che “campo largo del centro-sinistra”! Vendola nei suoi interventi più recenti ha fatto altro, ha tenuto aperto uno spazio politico. Uno spazio politico per le forze alla sinistra del PD, ma utile allo stesso centro-sinistra, in quanto colazione a due gambe: una sinistra che accetta la sfida del governo e un centro democratico disponibile a cambiare in meglio il Paese. In questo contesto l’autonomia della sinistra non è un residuo identitario, ma una premessa indispensabile per l’alternativa alla destra politica e sociale.
Il congresso di SEL di ottobre, per essere all’altezza della situazione, dovrà tenere dentro tutto questo: chiara consapevolezza che la destra di Berlusconi e della Confindustria vuole riscrivere non solo le relazioni sociali o sindacali, ma cambiare il patto fondamentale che lega i cittadini, spostando l’asse ancor più a favore dei poteri forti; l’esigenza di costruire un centro-sinistra capace di governare il Paese, ma anche di cambiarlo, avendo come stella polare il lavoro e i diritti; infine appunto la convinzione che è indispensabile una sinistra autonoma, organizzata, capace di rappresentare interessi e suscitare speranze, di produrre cultura critica e proposta politica.
È bene che quanti entro SEL condividono questo taglio da dare al dibattito dei prossimi mesi, organizzino la loro presenza a partire da una precisa premessa strategica, puntando a farla prevalere al congresso. Non di giochi di corrente deve trattarsi, ma di dare voce alla consapevolezza che siamo ormai di fronte a scelte da cui ne va non solo del destino della sinistra in Italia, ma senz’altro del destino della democrazia, economica come politica, nel nostro Paese.
Fabio Vander
PARLARE AL PAESE
Risale al 24 aprile il nostro ultimo intervento sul sito. Rilanciavamo la proposta di Nichi Vendola degli Stati generali della Sinistra. Una proposta da noi condivisa perché, dicevamo, era l’occasione per “rimettere insieme tutto il (troppo) variegato mondo della sinistra che vive nelle associazioni, nei sindacati, nei partiti e, soprattutto, nelle case e nei luoghi di lavoro perché è qui che si trova una vasta umanità di gente delusa, sfiduciata da una politica che non appassiona più, mentre è alle prese con gli enormi problemi del vivere quotidiano”.
Il congresso di Sinistra Ecologia Libertà capitava proprio a proposito.
Infatti il modo migliore per prepararlo sarebbe stato quello di aprire un grande dibattito nel Paese. Si sarebbe dovuto mettere in discussione un progetto di società, precisando dalla parte di chi si vuole stare, con quale politica, con quali obiettivi.
Non è forse questo il racconto al quale fa costantemente riferimento Nichi Vendola?
Il fatto di avere spostato la data del congresso ci aveva portato a sperare che si sarebbe seguita questa strada. In fondo, presentarsi come un partito nuovo non deve significare che si stabilisce una discontinuità con il vecchiume di forze politiche che hanno provocato delusioni e amarezze, che hanno spento entusiasmi e voglia di fare? Dove pensiamo di poter arrivare se non riusciamo a condividere con tanti”il progetto di una società nuova, radicalmente diversa nell’organizzazione, nello spirito, nella cultura, nelle relazioni umane e sociali da quella che, oggi, invece, si ritrova chiusa in un recinto sempre più ristretto di spazi democratici e sempre più caratterizzato da forti tensioni sociali?”.
Come fa il lavoratore di Pomigliano, padre di due figli e con un altro in arrivo, a dire no al ricatto della Fiat, a non barattare la sua dignità di lavoratore con il suo bisogno (diritto) di lavoro, se non c’è nel Paese una solidarietà diffusa, un sostegno ideale e culturale di massa? Se la politica che c’è gli dice, anzi, di sentirsi fortunato, di cogliere l’opportunità!
La politica, appunto.
E’ schiava della famosa globalizzazione. Non guida, anzi subisce, i processi di una rivoluzione scientifica e tecnologica che è governata da un capitalismo che impone le sue regole, e non importa se queste determinano crisi mondiali, tanto quello capitalistico è un sistema che sa riprodursi. Le crisi, invece di scalfirne il primato, diventano pretesto di un ulteriore rafforzamento della sua egemonia.
E la politica o asseconda la sua brutalità o arranca dietro con timidezza, con voce flebile, come rassegnata.
E’ incredibile che neanche noi abbiamo voluto parlare al Paese.
Le prese di posizione di oggi sono indebolite dai silenzi del passato. Dobbiamo fare il tesseramento, se no come ci arriviamo al congresso? Come facciamo ad eleggere i delegati? Come si stabilisce il peso delle singole componenti? (In qualche stanza c’è ancora l’eco delle discussioni atroci e laceranti sulle candidature per le elezioni regionali). Solo per questo il congresso è stato rimandato a dopo l’estate.
Intanto, sarei curioso di sapere chi tenterà di fare la tessera a quel lavoratore di Pomigliano.
Queste sono le nostre considerazioni di sempre. Le abbiamo scritte sul nostro sito, allegando una bozza di Manifesto di intenti e di valori. Così, tanto per passare un po’ di tempo.
Carlo Loccarini http://www.sezionelasinistra.net