C’è una domanda che più di altre si leva dal vento di cambiamento che attraversa il paese:quella di partecipazione e democrazia. Anche per questo non è improprio leggere l’intesa recentemente firmata dal Cgil Cisl Uil e Confindustria da questo punto di vista e per altro si tratta di un accordo che di regole democratiche tratta.Poi è anche il punto di vista più corretto per una forza politica:infatti non si tratta di dare i voti sull’esito di una trattativa sindacale , ma non c’è dubbio che il il grado di libertà e autonomia nei luoghi di lavoro è un tema squisitamente politico , costituzionale e fondativo ,come lo è quello del grado di libertà e autonomia dei cittadini nella vita pubblica,fuori dai luoghi di lavoro .
Su questo punto sarebbe giusto qui e ora dire al paese se e come le forze che intendono governare nella prossima legislatura pensano di affrontare l’argomento ,che l’accordo non risolve .Con una legge che sottragga ai rapporti di forza il diritto dei lavoratori ad eleggere propri rappresentanti e a votare piattaforme e accordi che li riguardano?
La svolta?
C’è una grande enfasi sull’accordo firmato tra Cgil Cisl Uil,che dice molto della crisi dei partiti in debito d’ossigeno,perchè a quell’accordo vengono assegnati effetti taumaturgici del tutto estranei ai suoi contenuti ,secondo l’uso ormai consolidato di scaricare sulle spalle del sindacato oneri impropri ,di governo e di opposizione,a seconda.
Viene sottolineata da alcuni la portata storica dell’accordo,da altri ,Tremonti,il contributo all’interesse del paese in un momento di difficoltà.Spesso si tratta di valutazioni che superano la lettura sindacale dell’accordo e si soffermano sul suo significato politico e in particolare sul significato di svolta che la firma della Cgil accende sull’accordo.
Eppure il merito è importante per evitare di sbagliare analisi e valutazioni.
L’ accordo riguarda le modalità attraverso cui si misura la rappresentatività sindacale,si definisce la validità dei contratti aziendali ,il rapporto tra contrattazione nazionale e contrattazione aziendale . Non sostituisce quello separato del gennaio 2009 sulle relazioni industriali ,ma definisce aspetti diversi.
Il contesto
Ogni accordo naturalmente va letto nel contesto economico sociale e di momento politico nel quale si realizza : la crisi,la manovra di correzione dei conti pubblici richiesta dall’Europa,le difficoltà fortissime del governo,la caduta di autorevolezza dei partiti,le forti pressioni sul sindacato per riattaccare lui i cocci del paese frammentato che la politica non sa unire,anche il nuovo clima politico che si è espresso nelle elezioni amministrative e nel referendum.
Va soprattutto letto alla luce degli atti che dal suo insediamento il Governo ha fatto per indebolire la contrattazione collettiva in favore di quella individuale fino alla certificazione delle caratteristiche del singolo rapporto di lavoro ;alla luce dei tanti accordi separati senza la Cgil nei settori più importanti,pubblico impiego,commercio,metalmeccanici;delle forti pressioni della Fiat su Confindustria e Governo per il superamento del Contratto nazionale ,in modo che Pomigliano diventasse la regola;dell’annuncio verosimile di un decreto per la parificazione dei livelli contrattuali;del tentativo continuo e ossessivo di isolamento della Cgil.
E soprattutto alla luce di quella complicità richiesta dal governo alle OOSS in luogo dell’autonomia contrattuale per sostenere la competitività’,in sintonia con l’idea secondo la quale la fase aggressiva della competizione internazionale non consente spazi per la rappresentanza autonoma degli interessi dei lavoratori né per il conflitto.
Il merito
L’accordo tra Confindustria e Cgil,Cisl,Uil prevede la certificazione della rappresentatività delle OOSS sul modello già operante nel pubblico impiego ;la gerarchia dei livelli contrattuali,con la supremazia del CCnl rispetto alla contrattazione aziendale;le modalità di approvazione dei contratti aziendali ,a maggioranza delle Rsu (rappresentanze sindacali elette) o ,nel caso di Rsa,(rappresentanze sindacali nominate dai sindacati)attraverso il possibile ricorso al voto dei lavoratori;le forme di dissenso possibili(lo sciopero) dopo la firma dell’accordo aziendale ,dissenso vietato alle Rsu e le OO.SS e possibile per i singoli lavoratori;la possibilità di definire a livello aziendale norme di modifica dei contenuti dei contratti nazionali(deroghe o definizioni di materie che si possono trattare in sede aziendale?).
Poi tra le OOSS,quindi fuori dall’accordo, si è stabilita un’intesa sulla validazione degli accordi interconfederali attraverso la consultazione certificata dei lavoratori e attraverso le regole che le categorie si daranno per i contratti nazionali di categoria.
La valutazione
Ogni accordo sindacale naturalmente parte da piattaforme ,da un ‘idea cioè sull’argomento delle OOSS e delle imprese,e definisce il compromesso raggiunto tra le parti.
In questo accordo sulle regole in realtà ,la relazione tra le parti e dunque la dinamica contrattuale era resa ancora più complicata dall’inesistenza di una piattaforma sindacale unitaria (anche se pure nel 2008 uno schema era stato definito)su argomenti che hanno sempre distinto la Cgil da Cisl e Uil..
A complicare, la conventio ad escludendum nei confronti della Cgil che dall’inizio della legislatura ha animato le relazioni industriali ,sospinta dal governo senza particolari resistenze da parte di Cisl e Uil.
L’oggetto del contendere era il ruolo del contratto nazionale ,lo spostamento del baricentro delle relazioni industriali verso la contrattazione aziendale , l’autonomia contrattuale del sindacato ,la titolarità del giudizio finale degli accordi (dei lavoratori o del sindacato?) , a seconda dei punti di vista ,ostacoli per la competitività o condizioni irrinunciabili della sua qualità e della democrazia.
La lettura dell’accordo consente di misurare le distanze del punto di partenza della Cgil , quella del punto di partenza di Cisl e Uil,quella dal punto di partenza di Confindustria.
In una sintesi estrema la Cgil tiene aperta una prospettiva per il contratto nazionale,la cui cancellazione era stata minacciata addirittura per legge e praticata nei contenuti degli accordi separati ;prova a sganciarsi dalla morsa agita da più parti per il suo isolamento e per l’isolamento delle sue posizioni, ma non riesce a far prevalere (forse non era neppure pensabile che ciò avvenisse dati i rapporti di forza) la sua impostazione , quella della democrazia di mandato e di validazione degli accordi che insieme e non in alternativa alla certificazione della rappresentatività definiscono il profilo autonomo del sindacato. .Cisl e Uil trovano parziale sostegno alla loro impostazione di centralità della contrattazione aziendale come contrattazione sostitutiva della contrattazione nazionale. Confindustria acquisisce un risultato ,anch’esso parziale,da mostrare alla Fiat ma non sufficiente per convincerla a non uscire da Confindustria stessa.
Il compromesso raggiunto non cancella le singole impostazioni dei soggetti in campo ,ma li coinvolge qui e ora in un a mediazione .
In quel compromesso vive anche se non prevale l’idea di Sacconi secondo la quale il conflitto sociale nella fase competitiva non è possibile (vedi tregua ) e il patto fondamentale si realizza tra impresa e lavoratori nell’impresa ,anche se non impresa per impresa come avrebbero voluto Fiat e non solo.
La Cgil ,così come Cisl e Uil,valuterà nei suoi organismi se nella situazione data il punto di compromesso raggiunto è sufficiente per consentire l’approvazione dell’accordo e spero deciderà,come sarebbe necessario,di chiedere ai lavoratori la valutazione definitiva.
Poi per chi come noi pensa che la libertà di giudizio dei lavoratori e l’autonomia della contrattazione ,insomma la democrazia ,non sia un intralcio,il punto non è commentare quanto di questa impostazione la Cgil sia riuscita in questi anni in solitudine a tenere aperta e oggi a far vivere nell’accordo,di questo si è già detto;ma quanto noi riusciremo a farla vivere nella prossima legislatura,in sintonia con quella domanda di democrazia che si è espressa nel vento di cambiamento e che non può rimanere fuori dai luoghi di lavoro.
Così come più in generale il punto non è commentare se era meglio per i lavoratori e il paese l’isolamento della Cgil o la ripresa del dialogo unitario ,ma come riuscire e come riusciremo ad offrire alla parti sociali politiche pubbliche di sviluppo sostenibile (politiche industriali,energetiche,ricerca e innovazione,fiscali redistributive)come terreno sul quale fondare la contrattazione di qualità.
In altrettanto modo il punto non è dare i voti al dissenso espresso sull’accordo dalla Fiom,che è la Cgil,perchè senza quella dialettica la Cgil non sarebbe quello che è.
Lo sappiano quei commentatori che misurano il tasso di riformismo e affidabilità della Cgil sulla base del grado di dissenso tra Cgil e Fiom.
Titti Di Salvo
Quello di Di Salvo è un buon intervento.
Non condivido la valutazione sull’accordo, che ritengo sia pessimo, pericoloso, regressivo, ma una cosa è giusta:
La politica, mai debole come in questi anni sulle questioni del lavoro, non può limitarsi a fare il tifo oggi per la Cgil contro la Cisl, poi per la Fiom contro la Cgil, in un ruolo ancillare rispetto agli altri soggetti che non le fa onore (ma soprattutto non sposta nulla).
L’accordo non dice nulla sulla democrazia rispetto ai contratti nazionali; non dice come evitare contratti nazionali separati e non dice che i lavoratori debbono votarli.
La politica, Sel in questo caso, continui a farsi portavoce di una proposta per risolvere tutte le questioni che questo accordo non risolve, o che peggiora.
Sulle tematiche del lavoro la politica oggi è debole, tutta. SEL e Rifondazioni fanno i tifosi della Fiom, il PD fa il tifo per tutti, e Sacconi fa il tifo per Confindustria. E gli unici soggetti politici in campo sono la Fiom e la Fiat.
Sarebbe utile avere partiti che avessero una posizione sul lavoro autonoma e forte, non subalterna e che si prendessero la responsabilità di proporre soluzioni possibili e condivisibili, salvaguardando il diritto dei lavoratori a votare i propri contratti, democratizzando le attuali relazioni industriali.
Vendola dovrebbe prendere spunto dall’intervento di Di Salvo per parlare di quello che ancora resta da fare in tema di democrazia e rappresentanza, cioè praticamente tutto, e farsene portavoce, senza cadere nella trappola delle tifoserie, che tra l’altro fanno male pure alla Fiom