L’accordo di Mirafiori proposto da Marchionne interviene pesantemente su questioni attinenti alle relazioni industriali, ai diritti dei lavoratori (in particolare sul diritto di sciopero), al ruolo del sindacato e sulla democrazia nella composizione delle rappresentanze sindacali. Ma, oltre a questo, contiene, anche, clausole su turni di lavoro e pause che possono rappresentare problemi seri di salute per i lavoratori. Vediamole brevemente.
Turni di lavoro
L’accordo, siglato non da tutte le Organizzazioni Sindacali, prevede tre ipotesi di turni secondo lo schema seguente:
1. 3 turni al giorno x 5 giorni x 8 ore ogni turno, con gli orari 6-14; 14-22; 22-6 e con la rotazione mattina, notte, pomeriggio;
2. 3 turni al giorno x 6 giorni x 8 ore ogni turno, con gli stessi orari di cui sopra e con la rotazione notte, pomeriggio, mattina (prevedendo la notte del sabato nella domenica precedente);
3. 2 turni al giorno x 6 giorni x 10 ore ogni turno, con gli orari 6-16 e 20-6 (a settimane alterne).
L’accordo consente alla direzione dell’azienda di applicare una di queste tre ipotesi di organizzazione del lavoro per turni a quota parte dei lavoratori dipendenti.
Giovanni Costa, Direttore del Dipartimento di Medicina del Lavoro dell’Università degli Studi di Milano, sulla base di studi di ricercatori anglosassoni (P. Knauth e S. Omberger) pubblicati su riviste internazionali fin dal 2003, ha recentemente elencato sul Giornale Italiano di Medicina del Lavoro e di ergonomia del 2008, i seguenti criteri ergonomici da tener presenti nella strutturazione degli orari di lavoro:
1. limitare il numero di turni di notte consecutivi (max 2-3);
2. preferire la rotazione mattino/pomeriggio/notte;
3. prevedere almeno 11 ore d’intervallo tra un turno e l’altro;
4. non iniziare troppo presto il turno di mattina;
5. programmare il turno di riposo dopo il turno di notte;
6. inserire idonee pause nel turno per compensare i deficit di sonno.
La sonnolenza diurna o notturna costituisce un importante fattore di rischio per incidenti e infortuni. Ricerche effettuate sugli infortuni industriali hanno rilevato che il rischio aumenta del 18,3% nel turno di pomeriggio e del 30,4% nel turno di notte. Inoltre il rischio aumenta del 6%, del 17% e del 36% nella II, III e IV notte consecutiva (e nella V e VI?). Senza considerare i riflessi di queste situazioni su disturbi anche extra-lavorativi quali sindromi neuro-psichiche, affaticamento cronico, ansia , depressione, disturbi gastrointestinali, cardiovascolari e, probabilmente, anche tumori (ad es. mammella).
Pause
L’accordo proposto prevede una riduzione delle pause giornaliere da 45 a 40 minuti per ogni turno di lavoro (ad es. di 8 ore). Le norme tecniche comunemente accettate e consolidate, richiamate anche del D.L.vo 81/08 recentemente emendato, il cosiddetto Testo Unico, convengono che in caso di movimenti ripetitivi degli arti superiori, molto frequenti alla catena di montaggio, il rapporto tra tempo di lavoro e pause (che può significare anche altro tipo di lavoro privo di analogo impegno articolare) è 5:1, pari, quindi, su un turno di 8 ore a 80 minuti.
Le conseguenze, in questo caso specifico, che si aggiungono alle precedenti dovute ai turni, riguardano disturbi a carico degli arti superiori, in particolare dei distretti di spalla, gomito e polso, lato destro e/o sinistro, quali tendiniti, sindromi del tunnel carpale, epicondiliti, borsiti e cisti tendinee.
In conclusione, pare evidente, quindi, che l’accordo di Mirafiori voluto da Marchionne pone ai lavoratori serie condizioni di rischio per la loro salute e sicurezza.
Sorge, quindi, spontanea una domanda: perchè, allora, alla prossima occasione di grave evento infortunistico o di malattia professionale tutti si affannano a raccomandare maggiore livelli di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro nel nostro paese?
Magari anche coloro che, in questa occasione, si apprestano a “giustificare” e a “comprendere” i contenuti di un accordo che pone siffatti problemi ?
Aldo Fedi, medico del lavoro
Complimenti bell’articolo, perchè tutti coloro che parlano, scrivono della FIAT di quanto “bene” produce sulle persone, poi non s’accorgono di quante malattie produrrà sulle persone che lavorano sulle line di montaggio questa sciagurata scelta. Servono questi dati per avere consapevolezza nelle scelte.