Le nostre idee non moriranno mai

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Se non abbiamo la forza di dire che le armi non solo non si devono vendere ma neppure costruire
Che la logica del disarmo unilaterale non è poi così disomogenea con quella del Vangelo…
Che la nonviolenza attiva è criterio di prassi cristiana…
Se non abbiamo la forza di dire tutto questo, rimarremo lucignoli fumiganti invece di essere ceri pasquali.
(Don Tonino Vescovo)

Le nostre idee non moriranno mai, può morire un corpo, non muore un’idea. Le nostre idee sono la nostra forza, la nostra carta di identità, il nostro manifesto, l’unica arma vincente che abbiamo in mano per dare esempi di amore, pace, armonia, solidarietà, pari diritti, non violenza e questo lo possiamo fare solo se veramente le nostre idee le abbiamo radicate nel cuore, nella mente, in quello che facciamo ogni giorno e nel nostro essere compagni, di “sinistra”, puri, ambientalisti, se abbiamo sempre sentimenti di fratellanza e solidarietà, se siamo contro tutti i regimi, se siamo antifascisti, se crediamo nella libertà e partecipazione, se siamo contro le ingiustizie, se stiamo sempre con i più deboli e, sopratutto, se crediamo davvero nella Libertà, nella Giustizia e nell’Amore.

“Peppino, Marco, Francesco,… è vivo e lotta insieme a noi, le nostre idee non moriranno mai!” Quante volte abbiamo cantato questi slogan alle nostre manifestazioni! E per quanti anni li canteremo ancora? Purtroppo per ora non si può credere alla possibilità di una pace vera, permanente, saremmo davvero tutti santi e beati, come Don Tonino Bello. Non è così.

Le nostre idee potranno vincere solo se riusciremo ad ottenere un totale adempimento delle condizioni ideali per attuarle, se creeremo le basi. Per creare le basi bisogna abbattere le barriere, venirsi incontro, ascoltarsi, avere fiducia, credersi, muoversi ed essere soprattutto sinceri con se stessi. Essere, non apparire. Le nostre idee e la nostra vita sociale camminano insieme, siamo quello che mostriamo.

Se usiamo l’auto per comperare le sigarette è difficile che la gente creda che amiamo l’ambiente. La pratica della pace, della nonviolenza, dell’armonia con il mondo, possiede in sé la carica positiva della benevolenza e diventa amore, pace, unione, se la si trasforma in azione politico-sociale, se dimostriamo quello che diciamo. Dobbiamo lottare contro ogni violenza, razzismo, repressione, bavaglio all’informazione, che si stanno diffondendo in Italia. Dobbiamo investire nell’educazione, nella cultura, promuovendo l’accoglienza, il dialogo, la solidarietà, la giustizia sociale, la cooperazione. Dobbiamo essere uniti e impegnarci lottando ogni giorno, nel nostro proprio io, contro le povertà, le guerre, le mafie e l’illegalità, le violazioni dei diritti umani.

La violenza suscita solamente altra violenza, e allora di fronte ai violenti proponiamoci con una resistenza passiva, non reagendo, rifiutandosi di sottoporsi a leggi ingiuste, proponendo alternative alla violenza, all’odio, all’imperialismo, al consumismo. La pace, l’armonia nei rapporti sociali, un nuovo mondo sociale, si costruiscono tutti insieme e ogni giorno. Proponiamoci di lavorare per promuovere l’impegno per la pace e i diritti umani, costruendo la nostra città dei diritti umani, promuovendo pari diritti per tutti e sviluppando l’impegno già nel nostro Comune, valorizzando e favorendo rapporti interculturali con i cittadini di tutto il mondo, senza razzismi.

Sappiamo che la nostra strada è piena di problemi ed è in salita. L’assenza di una politica sociale e di pace è causa di gravi problemi in Italia, ancor di più nei Paesi del Sud del Mondo, per milioni di persone. Non possiamo più permetterci che tutto questo avvenga senza reagire seriamente, dobbiamo ogni giorno portare avanti la nostra politica di pace. La pace e i diritti umani sono diritti scritti nelle carte fondamentali dell’umanità e sono un dovere di tutti. Dobbiamo dire basta a questa politica capitalistica, chiaramente antipacifista, contro l’uguaglianza e i pari diritti, a favore solo delle caste e dei ricchi, delle cricche e dei politici, basta alla violenza sulla cultura, basta all’intolleranza e a chi la fomenta.

Dobbiamo lavorare per capire bene il significato del fare per la pace, per i pari diritti, per le pari opportunità, etc., riconoscendoci anche responsabili di non aver saputo dare finora un indirizzo di pace, di cooperazione, di crescita alternativa, che venga percepito da tutti come messaggio. Fare pace tra le persone di qualsiasi colore e razza è il primo passo, ma anche fare pace con la natura, considerarla ambiente che ci accoglie e liberarla dagli infestanti, dagli inquinanti, non inquiniamola almeno noi, anche fare pace con l’acqua, lottare perché sia pubblica, ma lottare e imparare a non sprecarla, anche amare la terra, coltivarla, non abbandonarla o ucciderla con sali e concimi chimici per aumentare i raccolti, con danni per i nostri stessi figli, bisogna fare pace con la politica, specialmente i giovani, bisogna avere tutti un lavoro sicuro che ci garantisca l’indipendenza economica, il minimo dei diritti, la nostra dignità.

Giuseppe Ciraci

Ci sono 3 commenti per questo post
Francesca Giancola 17 maggio 2010 - 17:10

sono daccordo con il tema. credo che le battglie vanno costruite e questo potrebbe essere un punto da cui partire, ma partire veramente

Francesco Pulpito 17 maggio 2010 - 17:08

un po prolisso, ripetitivo, fondamentalmente significativo nei contenuti essenziali. Con l’invito ai lettori di ampliarlo e svilupparlo

Barbara 17 maggio 2010 - 16:18

Concordo in pieno, però prima di chiudere le industrie belliche, come giusto che sia, dovremmo preoccuparci di tutti quei lavoratori che rimarrebbero senza lavoro, qualche migliaia a dir poco!

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