Le scorciatoie di Asor Rosa

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Ho letto i tre articoli estivi di Alberto Asor Rosa pubblicati dal manifesto (8/8, 20/8, 1/9). sui primi due non tornerò perché condivido in toto le osservazioni critiche fatte da Ida Dominjanni (10/8). Torno invece sul terzo, che aveva come titolo «Passaggio obbligato». Era un articolo che plaudiva alla doppia proposta di Bersani: da un lato il nuovo Ulivo da costruirsi in tempi medi come alternativa al berlusconismo, e dall’altro l’«alleanza democratica» per una legislatura costituente (in tempi brevi) che veda al suo interno non solo forze di centrosinistra ma anche pezzi o forze di centro, e addirittura anche Fini se decidesse di staccarsi dal Pdl, e che abbia come obiettivo immediato la cacciata di Berlusconi e un governo a termine con coloro che ci stanno senza esclusione alcuna.

Nella lettera di Bersani mi pare che Asor Rosa trovi la conferma piena delle sue proposte estive, e dunque forse per questo la ritiene il primo atto di iniziativa politica del maggior partito di opposizione. E se ne rallegra chiedendo anche ad altri di farlo. Io posso concedere che se il Pd batte un colpo è un bene rispetto alla paralisi nella quale è immerso da tempo, ma non più di questo.

Nel merito vorrei discutere: il difetto più grande di entrambe le strade indicate mi pare sia ancora una volta l’indifferenza assoluta rispetto ai contenuti. Accompagnato dal rischio concretissimo, come è avvenuto finora, che non si cominci mai a costruire un’alternativa culturale, politica e sociale al berlusconismo inseguendo l’araba fenice e la scorciatoia del governo costituente subito. Le vuote formule non parlano al paese e ai cittadini e non contribuiscono a rendere comprensibile la politica. E infatti quella lettera di Bersani bisogna leggerla due volte almeno, e forse anche tre.

Le formule vuote di contenuti che spieghino l’Italia e la qualità dello sviluppo che vogliamo e il mondo come lo pensiamo, e il lavoro come lo creiamo e lo cambiamo senza stravolgerne diritti e ruolo sociale, sono soltanto un esercizio che allontana ancora di più i cittadini dalla politica e dalla partecipazione al voto. Anche per Asor Rosa i contenuti paiono contare, infatti richiama nel suo articolo l’ambiente e il territorio, temi a lui e a me cari, e dice che le eventuali forze costituenti dovrebbero fare grossi passi avanti su queste materie. E io allora penso subito a Casini che, solo per fare alcuni esempi, lavora per tornare al nucleare e condivide la privatizzazione dell’acqua, ha idee medievali sulla laicità dello Stato e sui diritti civili, condivide «la ristrutturazione» della Fiat di Marchionne, peraltro assecondata anche da parti significative del Pd.

Penso alle leggi Bossi-Fini e Fini-Giovanardi e mi convinco che per l’ennesima volta stiamo prendendo un granchio per le chele. Perchè queste differenze non vanno taciute, sono la carne e il sangue della politica buona e non sono scavalcabili con un atto volontaristico come pare pensare Asor Rosa. Si rischia di scambiare ancora una volta lo scontro serio in atto nel Pdl su quale profilo debba avere la destra in Italia per una scorciatoia offerta al centrosinistra per «liberarsi di Berlusconi».

Se è vero che il berlusconismo, «governando», ha cambiato così tanto la politica, la cultura di questo paese, la finanza, l’economia e il ruolo sociale del lavoro, la scuola e l’università, la sensibilità civile, l’idea che abbiamo dei migranti, la percezione della stessa Costituzione e della giustizia, allora è su queste materie che dobbiamo costruire in fretta una alternativa credibile e convincente. In sostanza, a me pare non ci siano nella realtà le due ipotesi che propone Bersani e che in qualche modo aveva nei suoi articoli precedenti proposto Asor Rosa.

Ne resta sempre e solo una, mai perseguita in questi due anni, ed è quella di costruire una alternativa sociale, politica, culturale al governo delle destre e della lega. Bersani la chiama «nuovo Ulivo» e io attendo rapidi chiarimenti. La cosa che mi interessa di più è sapere su quali contenuti questo progetto di alternativa comincia a parlare al paese. E se si apre un confronto ampio e partecipato per definire le proposte che ci fanno diversi e alternativi alle destre.

Veniamo infine alle primarie sulle quali personalmente, a differenza di altre/i, non ho mai avuto innamoramenti improvvisi e che non ho mai ritenuto salvifiche in assoluto. La domanda è semplice e persino un poco ingenua: se una piccola forza della sinistra in formazione – SeL – che nasce dalle culture storiche della sinistra e anche da quelle che sono state o diventate sinistra in altri modi e con altri percorsi più recenti, si accorge di esprimere alcune idee condivise in vari territori e di avere una certa capacità di sollevare anche temi difficili come sono quelli ad esempio dell’uso dei beni comuni come l’acqua, se le capita di avere l’unico presidente capace di governare una regione importante nel Mezzogiorno e di essere rieletto riportando alla politica e alla partecipazione molti giovani e anche elettori delusi dal Pd, perché mai non dovrebbe aspirare a competere nelle primarie che dovranno scegliere la leadership che guidi lo schieramento alternativo alle destre?

E perché queste primarie sarebbero «democraticiste», come scrive Asor Rosa, mentre quelle che scelsero Prodi e poi Veltroni e anche Bersani come segretario del Pd furono, secondo i più, un grande momento di partecipazione popolare? E non mi farei distrarre dall’interrogativo se venga prima il programma per l’alternativa o la scelta del leader. La risposta per noi dovrebbe essere ovvia: vengono insieme. La sinistra non è populista e non si affida ad un uomo solo al comando.

Fulvia Bandoli

Pubblicato su il manifesto

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Fulvia Bandoli 6 settembre 2010 - 10:59

Intanto oggi possiamo aggiungere questo…Il Pd vorrebbe tante cose diverse e a volte pare non sappia neppure quello che vuole e questo, dobbiamo saperlo, è una vera tragedia per tutto il centro sinistra. Ieri Fini ha detto, come era prevedibile, che resta nel centro destra e che non è disponibile ad una maggioranza costituente che mandi a casa berlusconi ( ed è quasi ovvio perchè Fini è e resta un uomo della destra anche se vuole costruire una destra europea diversa da quella che Berlusconi ha incarnatoin italia finora), Casini ha ribadito che lui è il Centro e che dirà dove si mette solo quando gli farà comodo e comunque ha sottolineato che con la Sinistra ( con noi in particolare) non ci starà mai… e così quella parte del pd che ha inseguito Fini e Casini per ora è servita.Come avevo scritto nel mio ultimo articolo sul Manifesto di sabato scorso il tema e la sfida restano sempre quelli: cominciare in fretta a costruire una alternativa di contenuti e proporre una idea dell’italia e del suo sviluppo possibile, scegliere con primarie vere la leadership su quei contenuti e aggregare le forze che li condividono.E dal momento che il ritardo accumulato è grande non sarà cosa semplice . Sel lavora da molti mesi in questa direzione. Spero che altri si mettano al lavoro nella stessa direzione.

Stefano Dall'agata 6 settembre 2010 - 07:09

Concordo con Franco, vale di più l’incontro di Nichi con gli operai di Melfi che tante parole.

Franco 5 settembre 2010 - 21:04

cindivido quanto scritto sul manifesto da Bandoli in merito al pensiero di Asor Rosa sulla proposta Bersani.Non c’è dubbio sul fatto che la nascente Sel e l’inizitiva di Vendola incontrerà diversi ostacoli molti provenienti da certi intelletuali di sinistra.Io penso che interlocutore privilegiato dell’iniziativa politica di Sel deve essere il popolo e sono convinto che Vendola e Sel in questo momento sono punto di riferimento di quel popolo di sinistra deluso da un ceto politico autoreferenziale e che ha pensato a se stesso.Sel ha il dovere di dare un senso alla parola sinistra è questa la sfida ch sta di fronte a noi.

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