Dopo le critiche a Massimo D’Alema e a Pierluigi Bersani, Marco Travaglio mette sotto torchio Nichi Vendola, “colpevole” di aver scelto una partnership col San Raffaele, il miglior IRCSS (Istituto di cura e di ricovero a carattere scientifico) italiano.
La classifica degli IRCCS: San Raffaele al 1° posto (clicca sull’immagine per ingrandire)
L’altro ieri, il vice-direttore de Il Fatto Quotidiano ha chiesto lumi sulla questione. La risposta del governatore pugliese non si è fatta attendere e, a distanza di 24 ore, ha pubblicato la sua replica, difendendo la scelta attuata. Non contento, Travaglio ha contro-replicato alle affermazioni di Vendola, sviluppando il suo dissenso in otto punti, su cui vorrei concentrare la mia analisi.
- “Non ho mai pensato, né dunque scritto, che Lei “faccia affari” con chicchessia. Temo però che faccia fare dei pessimi affari alla Regione che Lei presiede. Per esempio, regalando l’intero ciclo dello smaltimento rifiuti al gruppo Marcegaglia…”
Non si sa cosa c’entri questa contro-replica con la vicenda del San Raffaele. Spostare il tema, senza sollevarlo nel primo editoriale (dando quindi la possibilità di replica), è una mossa a dir poco squallida e il semplicismo con cui viene trattato da Travaglio fa davvero cadere la braccia.
Tuttavia, per evitare qualsivoglia disinformazione, anche la vicenda inceneritori è stata ampiamente trattata da Vendola.
In sostanza, come stanno le cose: nel 2003, anno in cui al Governo regionale vi era ancora Raffaele Fitto (che tra l’altro era anche Commissario nella gestione dei rifiuti), parte l’iter del piano rifiuti. Fitto decide che gli inceneritori (cinque in totale) debbano essere di proprietà pubblica e privata, lasciando a questi ultimi anche la facoltà di scegliere i siti dove ubicare i vari impianti e delegando agli stessi la scelta se costruire o meno i gli inceneritori. Nel 2005 arriva Vendola, vittorioso proprio su Raffaele Fitto. La sua giunta blocca tutti gli inceneritori previsti nella parte pubblica. Al contrario, non blocca la parte privata (della Marcegaglia), poiché questa è regolamentata da normative nazionali e comunitarie e non da leggi regionali. Qualora Vendola avesse tentato di farlo, non solo la Puglia avrebbe dovuto pagare 120 milioni di euro di multa, ma il governatore pugliese sarebbe stato sicuramente denunciato, visto che gli impianti previsti erano stati già appaltati relativamente alla loro gestione (l’iter, vi ricordo, partì nel 2003). “Per esempio, scegliendo a trattativa privata, senza gara, il San Raffaele di don Verzé come partner privato della Regione per costruire e gestire il nuovo mega-ospedale di Taranto”
Su questo punto, Vendola ha già risposto il 29 Agosto 2010: “La sperimentazione di sinergia pubblico-privata messa in campo è regolata dalla legge che prevede espressamente la possibilità dei protocolli adottati. La Fondazione messa in piedi in Puglia è a maggioranza pubblica e il bene a realizzarsi di proprietà pubblica, affidato in gestione al San Raffaele” - “Vedo che Lei accenna a un Suo “errore di presunzione”, ma non nomina mai il senatore Tedesco…”
Travaglio dovrebbe spiegarci cosa sarebbe cambiato se Vendola avesse citato o meno il nome di Tedesco. Aggiungere alla frase la parola “Tedesco” non ne cambia di una virgola il senso, tenendo conto che è ovvio il riferimento all’ex assessore alla sanità della Regione Puglia, visto che lo stesso Travaglio aveva posto delle critiche a riguardo nell’editoriale dell’altro ieri. - “Anzitutto, se il San Raffaele del Mediterraneo è una struttura pubblica (e, almeno per il finanziamento lo è, visto che la Regione spenderà 200 milioni di cui 60 già versati), s’imponeva una gara internazionale, visto l’importo dell’opera”
Tornare al punto 1 e alla premessa (San Raffaele miglior IRCCS italiano) - Apprendo che Lei considera don Verzé un “diavolo di prete”. L’ha scoperto di recente o lo pensava già l’anno scorso quando, in piena campagna elettorale perla Sua rielezione a governatore, presentando assieme a Lei il mega-progetto San Raffaele del Mediterraneo, quel diavolo di prete ebbe a definirla pubblicamente dinanzi a molti pugliesi in trasferta a Milano “un uomo di grandissimo valore, di grandissima cultura, in grado di trasmettere idee e calore”, “dotato di un fondo di santità come Berlusconi” e invitò tutti a “eleggerlo ancora presidente della Regione Puglia almeno per altri 5-10 anni”, impegnandosi in caso di mancata elezione a “nominarlo comunque presidente del San Raffaele del Mediterraneo”?
Già il 21 Novembre 2010, Vendola disse: “Io avrei fatto patti anche col diavolo… ed infatti ho fatto ‘volentieri’ un patto con Don Verzè”
Che poi, se Don Verzè elogia l’attuale governatore pugliese e leader di SEL per il suo valore, la sua cultura, per le sue idee e per il suo calore, io devo dubitare di lui? Perché tenere conto solo del parere di Don Verzè e non di quelli di Rita Borsellino, di Margherita Hack, di Sabina Guzzanti, di Dario Fo e Franca Rame, di Fiorella Mannoia, di Maurizio Crozza, del suo collega Luca Telese e di tanti altri personaggi del mondo dello spettacolo, della scienza, della cultura e dell’informazione? - Forse la sanità pugliese, una delle più indebitate d’Italia, dovrebbe risparmiare quattrini, rinunciando al faraonico San Raffaele per ammodernare le strutture esistenti e migliorare i servizi: sbaglio o in Puglia il tempo di attesa medio per una mammografia o un esame cardiologico oscilla fra i due e i tre anni? Oltretuttola Sua giunta, presidente Vendola, ha appena alzato l’aliquota dell’addizionale Irpef fino al tetto massimo per coprire il buco sanitario: non era meglio colmarlo con i 200 milioni destinati a don Verzé, invece di tassare un’altra volta i pugliesi?
Travaglio o ci è o ci fa? Nella sua replica al vice-direttore de Il Fatto Quotidiano, Nichi Vendola ha proprio detto che quei 200 milioni secchi serviranno a risparmiare i 120 milioni che ogni anno vengono spesi per la mobilità passiva, ossia per quei tarantini che decidono di curarsi fuori regione! Se il fabbisogno di spesa è strutturale, ovvero abbiamo bisogno ogni anno di quei 200 milioni per sostenere la sanità, significa che io non devo mettere sul tavolo 200 milioni una tantum ma ogni anno. Quindi, con quei soldi destinati a Taranto, si sarebbe coperto il bilancio per una sola annualità. Ma quello del San Raffaele a Taranto è un investimento che serve ad abbattere le spese annuali di mobilità passiva. Si spendono una volta 200 milioni per risparmiarne ogni anno altri, assorbendo la mobilità passiva. Inoltre, dove sta scritto che la ristrutturazione costi meno del nuovo? Non si tratta di rifare la facciata o le pitturazioni interne. - “Gli affari pugliesi del San Raffaele sono racchiusi in una fantomatica società “13 maggio”, che associa don Verzé a due imprenditori già finiti sotto inchiesta (quelli della nota cooperativa ciellina La Cascina) e che era presieduta fino a un mese fa da Mario Cal, il braccio destro di quel diavolo di prete, ora prematuramente scomparso perché si è sparato quando la Procura di Milano ha messo il naso nei conti”
A questa critica, ha già risposto la Fondazione San Raffaele del Mediterraneo pochi giorni fa (evidentemente Travaglio se l’è persa…): San Raffaele del Mediterraneo: «Nessun rapporto con la 13 Maggio»
La Fondazione San Raffaele del Mediterraneo è un ente costituito dalla Regione Puglia, dall’Asl di Taranto e dalla Fondazione Centro San Raffaele del Monte Tabor di Milano con il compito, in qualità di soggetto attuatore della sperimentazione gestionale, ai sensi dell’art. 9 bis del Digs 502/92, di realizzare e successivamente gestire il nuovo ospedale pubblico di Taranto. In particolare il ruolo dell’Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico «San Raffaele» di Milano, di riconosciuto prestigio internazionale, è esclusivamente quello di apportare, sul piano scientifico e gestionale, il proprio know how, nonché adeguate conoscenze e competenze in campo sanitario per far sì che il nuovo ospedale di Taranto possa raggiungere livelli di prestazione di eccellenza.Tale Irccs, non svolge, invece, alcun ruolo dal punto di vista della gestione delle risorse fmanziarie: non effettua apporti di capitale, né può essere in alcun modo destinatario di risorse finanziarie, odi qualsiasi altro bene, di pertinenza della Fondazione, essendo la proprietà del nuovo ospedale di Taranto esclusivamente pubblica. La matrice pubblica della Fondazione è pertanto chiara ed è confermata dal carattere di organismo di diritto pubblico che essa riveste, in relazione alla sua funzione, ai sensi dell’art. 3, comma 25, del Digs 163/2006. Tale carattere determina il totale assoggettamento della stessa alle norme del Codice degli appalti. Quanto, poi, all’operato della Fondazione, si sottolinea che la «13 Maggio sri» non intrattiene alcun tipo di rapporto con la Fondazione San Raffaele del Mediterraneoe che le osservazioni formulate al Comune di Taranto sulle particelle percorse dal fuoco, ricomprese nell’area in cui sorgerà il nuovo ospedale di Taranto, oggetto dell’accordo di programma, sono state presentate dai rispettivi proprietari, ossia Fintecna Immobiliare (società controllata al 100% dal Ministero dell’Economia ) e Comune di Taranto. Risulta pertanto destituita di ogni fondamento l’affermazione secondo cui la 13 Maggio srl «si è mossa attivamente per indurre il Comune di Taranto a cancellare i vincoli sul suolo destinato a ospitare il nuovo ospedale San Raffaele, previo ok alla variante urbanistica che darà il via a una operazione edilizia da centinaia di milioni di euro». - “Taccio sull’incredibile speculazione edilizia che si cela dietro il progetto del nuovo ospedale, conla Fintecna Immobiliare (ministero del Tesoro, Tremonti-Berlusconi)…”
La Fintecna non è di Berlusconi e Tremonti, è al 100% del Tesoro e quindi dello Stato.E’ impossibile una speculazione tra due soggetti pubblici; se Fintecna guadagnasse qualcosa, sarebbero comunque fondi che finiscono nei bilanci pubblici. - A proposito dell’Ilva di Taranto: il 26 giugno l’Arpa Puglia (controllata dalla Regione) vi ha riscontrato il doppio delle emissioni consentite dalla legge regionale. Il picco è stato registrato a maggio con la presenza di diossine e furani nei fumi delle emissioni del camino del siderurgico, con un valore medio di 0,70 nanogrammi al metro cubo (contro 0,40 consentiti).
E’ vero, l’Arpa ha verificato che sfora le emissioni. Questo significa tre cose: prima di tutto che l’ILVA viene monitorata, al contrario di quello che avveniva prima; secondo: che i campionamenti non vengono programmati sottobanco, altrimenti l’ILVA avrebbe provveduto a ridurli per il campionamento in questione; terzo: a quanto ammontavano le emissioni consentite prima? Qual’è il differenziale tra quelle consentite prima e gli sforamenti attuali? Passare da 9 nanogrammi di diossina a 0,7 è un risultato senza dubbio soddisfacente che, ovviamente, va ancora migliorato.
Pasquale Videtta
P.S. Spero che Vendola accetti il confronto (invocato dall’editorialista di Annozero) nella web-tv del Fatto e che non prenda esempio proprio da Travaglio, il quale non solo non rispose alla richiesta di Paolo Barnard di un confronto diretto sulla questione israelo-palestinese, ma che “scappò” anche dal confronto virtuale (attraverso uno scambio di mail) con lo stesso Barnard.

Travaglio fa il suo mestiere di giornalista – conservatore. Non è governativo, ma certo legalitario e parocchiuto. Rappresenta una Destra sociale, più che istituzionale, e ben venga. Gli preferisco Sergio Romano, pù abitudinario che moralita. Marco Travaglio – e Montanelli – ricordano i Farisei d’Israele, che non erano preti – guai a prendersi responsabilità – ma lo stesso (come e più dei Sadducei) pignoli e legulei: .