Conobbi Claudio Sabattini 9 anni fa, andai a salutare la sua elezione a segretario generale della Fiom-Cgil Sicilia. Nonostante la miopia della CGIL siciliana, che aveva bocciato la proposta che lo avrebbe portato a dirigere la confederazione siciliana, lui aveva voluto stare nell’isola, caparbiamente al fianco dei suoi metalmeccanici. Di quell’incontro ricordo quasi ogni frase pronunciata da quell’uomo pacato, con lo sguardo profondo, così carismatico da incutere quasi timore. Claudio Sabattini mi spiegò l’importanza dei numeri. Come quel 4 sostituito all’1. La marcia dei 10.000 non avrebbe spaventato nessuno, quella dei 40.000 consentì a Fiat di cancellare di botto tutte le conquiste operaie dal ’69 all”80.
Gli operai conoscono l’importanza dei numeri, per questa ragione a Termini Imerese non ci si fida del piano di acquisizione dell’ormai ex stabilimento Fiat da parte della Dr Motor Company. Una piccola azienda automobilistica di Isernia, che attualmente vende circa 5000 vetture l’anno. L’impatto mediatico dei numeri è importante, per cui quando Dr lancia alla stampa le proprie intenzioni su Termini Imerese c’è da esultare, si parla della produzione di 60.000 autovetture l’anno, dell’assorbimento dei 1300 dipendenti fiat, del mantenimento dei 3 reparti: lastratura, verniciatura ed assemblaggio. Poi si guardano bene questi numeri e si scopre che questo progetto prevede la produzione di 10.000 vetture nel 2012 con l’assorbimento di 241 ex-operai fiat, per salire nel 2013 a 516 addetti, nel 2014 a 909, nel 2015 a 1272 e nel 2016a 1312, una volta entrata a regime la produzione delle 60.000 autovetture annue. Un piano molto ambizioso, forse troppo, per una piccola casa automobilistica che attualmente occupa lo 0,25% del mercato nazionale dell’auto. Prevedendo nel proprio progetto un incremento del 500% in 5 anni portando al 4,36% per il segmento A (dr1 e dr2) al 2,23% per il segmento B (dr3) al 2,64% per il segmento c (dr4) e l’8,48% per il segmento I (dr5). Il tutto, concorrendo con le più blasonate case automobilistiche sull’abbattimento dei prezzi e su una fantomatica innovazione tecnologica, visto che ad oggi Dr si limita all’assemblaggio di componenti provenienti per lo più dalla Cina. Quanto all’investimento presentato dal Presidente di Dr Motor Company Massimo Di Riso, dovrebbe ammontare complessivamente attorno ai 45 milioni di euro, 15 per l’adeguamento degli impianti fiat alla linea di produzione Dr, 15 per la formazione professionale e 15 per ricerca e sviluppo tecnologico. Dr chiede un contributo di 27 milioni di euro sull’investimento ed uno sgravio sul costo del lavoro di 50 milioni di euro.
Sul piano occupazionale 900 dei 2200 addetti che attualmente lavorano tra la fiat e l’indotto perderebbero il proprio posto di lavoro, anche ammesso che Dr riesca ad aumentare del 500% il proprio segmento di mercato dal 2012 al 2016. Inoltre, non c’è nessun accenno, nè da parte dello stato, né da parte della regione Sicilia al destino dei circa 2000 addetti che dal primo gennaio 2012 non avranno più una busta paga. Per loro ad oggi non è stato previsto alcun ammortizzatore sociale.
Ecco perchè gli operai che conoscono bene l’importanza dei numeri, hanno ripreso la protesta davanti la presidenza della regione Sicilia. Il governatore Lombardo si è limitato a dire che verranno coinvolti i sindacati per la firma dell’accordo quadro. Appare assolutamente insufficiente anche il ddl approvato dalla commissione attività produttive dell’ars a firma Caputo, Apprendi e Savona, che ancora senza copertura economica da parte della commissione bilancio, prevede un intervento di 200 milioni di euro per interventi strutturali nell’area industriale di Termini Imerese, ma non c’è alcun cenno ad interventi per gli ammortizzatori sociali, senza i quali 2000 famiglie circa si troveranno senza reddito dal primo gennaio 2012. Tutto questo sembra un film già visto troppe volte in Sicilia: circa 277 milioni di fondi pubblici per un progetto industriale a dir poco insufficiente, che non garantirà neanche i minimi livelli occupazionali per il comprensorio di termini imerese, così come i 200 milioni di euro spesi per la realizzazione degli studi televisivi per la produzione della fiction agrodolce, i milardi di lire spesi per la costruzione di una chimica mai aperta e per sicilfiat, ancora una volta si pensa di gettare un fiume di denaro pubblico su quell’area industriale senza un vero progetto di sviluppo credibile. Per questa ragione Sinistra Ecologia Libertà chiede al governo regionale e al governo nazionale di non permettere a Fiat, che per 40 anni ha avuto un’infinità di aiuti statali e regionali, di cessare l’attività fino a quando non ci sarà una risposta adeguata a salvaguardia dei livelli occupazionali del territorio.
Simone di Trapani
Perché non chiedere che Fiat sia partner di progetto per la produzione di veicoli elettrici?
Attualmenta Fiat produce poche auto elettriche tramite la Microvett e mentre Renault e tutti gli altri competitors hanno grandi progetti elettrici (Renault ha previsto oltre 400 mln di € con primo impegno, Fiat non ha uno straccio di modello in produzione.
Io farei un accordo con la regione Sicilia per la riconversione di tutte le auto della regione e della sanità , saranno almeno 10.000, farei un accordo per la elettrificazione delle strade e autostrade siciliane e impiegherei molti lavoratori nella costruzione delle colonnine di ricarica e mi farei dare le aree pubbliche per installare pannelli fotovoltaici chiudendo il cerchio di ubi isola a benzina zero.
Costruirei lo stesso accordo con vendola, zedda, de magistris e pisapia, le amministrazioni ci guadagnano, l’ambiente ci guadagna, i lavoratori ricreano il loro futuro ricreando il futuro.
Come sarebbe bello sentire anche queste cose dette da Nichi che segno sarebbe narrare il futuro con un segno di futuro.
Se vi serve avere proposte più precise fatevi sentire sono con voi.