Il manifesto degli imprenditori e dei banchieri è certamente un fatto politico nuovo, importante, che cambia lo scenario delle alleanze sociali del Paese, perché finalmente c’é una presa di distanza chiara e netta dal governo Berlusconi.
Prendiamo atto di alcuni passi in avanti, in particolare sulla fiscalità. Bene la richiesta di sgravi fiscali per i capitali investiti in ricerca e sviluppo; bene la riduzione del prelievo Ires per il capitale immesso nell’impresa; bene la lotta all’evasione attraverso il rafforzamento dell’utilizzo della moneta elettronica. E’ condivisibile anche la volontà di discussione su cosa dovrà produrre il Paese nei prossimi anni, che rilancia la centralità della manifattura.
Rimane però un giudizio complessivamente negativo relativo alla ossessione dell’aumento dell’età pensionabile e delle pensioni d’anzianità e alla volontà di privatizzare e liberalizzare tutto ciò che è pubblico, persino i servizi pubblici locali sui quali gli italiani si sono espressi in maniera chiara solo pochi mesi fa.
L’alternativa al becero populismo berlusconiano non può essere la tecnocrazia e la supposta neutralità dei mercati. Il centro sinistra deve preparare un’alternativa di governo capace di redistribuire il carico fiscale verso l’alto, facendo pagare chi più ha e chi non ha mai pagato.
Massimiliano Smeriglio
Francamente di punti positivi nel maniofesrto confindustriale non ne vedo neanche uno. La richiesta di sgravi fiscali è la solita. Abbiamo già dato,come si ricorda dalla vicenda del cuneo fiscale del secondo governo Prodi che ne limitò la credibilità fin dall’inizio. Le carte elettroniche per combattere l’evasione fiscale fa ridere. Sul lavoro sottopagato e precario, rispetto al quale le imprese dovrebbero sentire qualche responsabilità, non c’è una parola. Delle pensioni e delle privatizzazioni valgono i commenti già presenti. Che ci sia uno sfarinamento del blocco sociale e elettorale che ha retto Berlusconi è vero e non da oggi. Che anche l’associazionismo padronale sia in crisi, come dimostra l’abbandono di Marchionne, è altrettanto certo. Quando il campo dell’avversario si divide è buona cosa in sè. Ma questo non significa mostrarsi più morbidi al primo strizzamento d’occhio di questa Confindustria. La cui internità alla politica macroeconomica di cui alla lettera della Bce è chiarissima e continuamente ribadita.