Manifesto degli imprenditori, giudizio negativo

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Il manifesto degli imprenditori e dei banchieri è certamente un fatto politico nuovo, importante, che cambia lo scenario delle alleanze sociali del Paese, perché  finalmente c’é una presa di distanza chiara e netta dal governo Berlusconi.

Prendiamo atto di alcuni passi in avanti, in particolare sulla fiscalità. Bene la richiesta di sgravi fiscali per i capitali investiti in ricerca e sviluppo; bene la riduzione del prelievo Ires per il capitale immesso nell’impresa; bene la lotta all’evasione attraverso il rafforzamento dell’utilizzo della moneta elettronica. E’ condivisibile anche la volontà di discussione su cosa dovrà produrre il Paese nei prossimi anni, che rilancia la centralità della manifattura.

Rimane però un giudizio complessivamente negativo relativo alla ossessione dell’aumento dell’età pensionabile e delle pensioni d’anzianità e alla volontà di privatizzare e liberalizzare tutto ciò che è pubblico, persino i servizi pubblici locali sui quali gli italiani si sono espressi in maniera chiara solo pochi mesi fa.

L’alternativa al becero populismo berlusconiano non può essere la tecnocrazia e la supposta neutralità dei mercati. Il centro sinistra deve preparare un’alternativa di governo capace di redistribuire il carico fiscale verso l’alto, facendo pagare chi più ha e chi non ha mai pagato.

Massimiliano Smeriglio

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Alfonso Gianni 4 ottobre 2011 - 22:39

Francamente di punti positivi nel maniofesrto confindustriale non ne vedo neanche uno. La richiesta di sgravi fiscali è la solita. Abbiamo già dato,come si ricorda dalla vicenda del cuneo fiscale del secondo governo Prodi che ne limitò la credibilità fin dall’inizio. Le carte elettroniche per combattere l’evasione fiscale fa ridere. Sul lavoro sottopagato e precario, rispetto al quale le imprese dovrebbero sentire qualche responsabilità, non c’è una parola. Delle pensioni e delle privatizzazioni valgono i commenti già presenti. Che ci sia uno sfarinamento del blocco sociale e elettorale che ha retto Berlusconi è vero e non da oggi. Che anche l’associazionismo padronale sia in crisi, come dimostra l’abbandono di Marchionne, è altrettanto certo. Quando il campo dell’avversario si divide è buona cosa in sè. Ma questo non significa mostrarsi più morbidi al primo strizzamento d’occhio di questa Confindustria. La cui internità alla politica macroeconomica di cui alla lettera della Bce è chiarissima e continuamente ribadita.

Berardino Cesi 4 ottobre 2011 - 15:35

perchè quello di Della Valle è un modo per scendere in politica, che in parte ricalca quello di Montezemolo di un anno fa. Solo che Montezemolo è stato leggermente più elegante, mentre Della Valle si crede un Dio in terra per quelle 4 scarpe (anche orrende) che vende. Di solito quelli che cercano di scendere in politica lo fanno demonizzando qualcuno. Oggi sul Foglio ha attaccato anche la confindustria e un mondo dell’impresa Italiana. Dovremmo chiedere a Della Valle che fine abbia fatto il suo legame con l’amico Mastella che sta svernando al parlamento Europeo. Comunque paradossalmente dobbiamo ringraziare gente come Della Valle, perchè con il loro essere ci ricordano, giorno dopo giorno, quanto noi siamo diversi,quanto ci sia bisogno delle nostre idee e quanto sia necessario, oggi più che mai, che tutti noi scendiamo in campo (ognuno a modo suo) per cercare di dare una sterzata al timone di questo paese. Grazie Montezemolo e grazie Della Valle che, manifestandovi chiaramente per quello che siete, avete ricordato a qualcuno di noi quello che veramente siamo.

Andreaf. 4 ottobre 2011 - 11:48

E’ evidente che se Confindustria si muove lo fa solo per i propri interessi , ma mi verrebbe da chiedere (così come anche alla CEI):
dove eravate un anno, due anni fa? dove siete stati fino a ieri?
Non è una caso che gli unici ad accogliere a braccia aperte l’appello di Della Valle e di Confindustria siano il nascente terzo polo(fondato proprio sulla rottura di una parte di centrodestra con berlusconi e sul riposizionamento strategico di fini casini e rutelli per rappresentare degli interessi specifici) e gli pseudo-riformisti del Pd. Ma o non sanno , o fanno finta di non sapere, che così alimentano l’anti-politica, è un fatto, se anche Di Pietro ha deciso di scendere in piazza con SEL e ha detto a Della Valle qualcosa del tipo “vediamo cosa sai fare tu”. Perché Della Valle e la Cei si esprimono in maniera generica? Perché non chiamano per nome e cognome i responsabili dello sfascio (sia da una parte che dall’altra) ?

Berardino Cesi 4 ottobre 2011 - 00:23

Oltre alle pensioni, il punto che solleva Smeriglio sui servizi pubblici è centrale. Il mondo dell’impresa sta giocando sporco (anche se ha ragione Vendola quando dice che questo mondo non è solo identificato da confindustria). Confindustria e una certa imprenditoria d’avanguardia, alimentando il vento dell’antipolitica, hanno capito che questo è il momento giusto per l’attacco finale al cuore del sistema pubblico. Approfittando di un governo politico ormai debole e non credibile, e del fatto che l’unico avamposto di difesa di sinistra (leggasi SEL) è al momento fuori dal parlamento, una certa imprenditoria, attraverso la delegittimazione della politica,cerca di far apparire le privatizzazioni come cura per il malato, mettendo le mani sul grande business dei servizi pubblici locali e dei patrimoni pubblici(mobili ed immobili, azioni nelle grandi società ancora a maggioranza pubblica in settori strategici, patrimoni, beni comuni), e magari anche a buon prezzo. Di fronte a questo attacco al cuore del sistema pubblico e questa “logica del saccheggio” noi di SEL dobbiamo resistere, se cade anche il nostro avamposto il valore e l’essenzialità dello stato diventeranno solo macerie per i posteri. Una parte del mondo delle lobby imprenditoriali ha capito che è arrivato il momento di sferrare il colpo al cuore…ma noi dobbiamo resistere, per ora con le forze che abbiamo al momento, poi una volta in parlamento.

Luciano Chiodo 3 ottobre 2011 - 17:52

Scusa Alberto Ferrari, Confindustria ha responsabilità enormi sullo stato attuale dell’economia italiana. Da anni persegue un modello di competitività basato su bassi salari e precarietà. La Legge 30 è un suo prodotto, col supporto del centrodestra. La situazione attuale è sotto gli occhi di tutti, la precarietà è ormai non solo una condizione di disperazione per i giovani, ma anche un problema per la crescita. E sulle pensioni ci ha pensato l’INPS a dimostrare, con la verità dei numeri, che il problema non sussiste. Per la Patrimoniale, infine, Emma Marcegaglia ha dichiarato candidamente che se fosse stata in Francia avrebbe condiviso le misure di tassazione dei grandi patrimoni, in Italia invece no, ora fa una timida apertura, solo per un po’ di pudore.

Alberto Ferrari 3 ottobre 2011 - 17:35

Il documento di Confindustria, rispetto a documenti del passto, contiene alcune aperture condivisibili ( la patrimoniale)ed altri non condivisibili. Una forza politica che si propone non solo per opporsi ma anche per governare ha il dovere di tenere conto di tutto ciò. E di tenere conto che non si può chiedere a Confindustria di diventare di sinistra ( perchè se ciò fosse , ci sarebbe solo da sospettare il peggio)ma che con essa occorre confrontarsi, ma avendo ben chiaro quali sono i nostri fondamentali per superare la crisi ed andare verso una società che sappia coniugare solidarietà, ambiente e libertà.

Luciano Chiodo 3 ottobre 2011 - 15:24

Sono pienamente daccordo con i lucidi interventi di Berardino Cesi e Filippo Ottone, xchè sul tema delle pensioni si sta giocando una partita durissima, da almeno tre mesi, partita in cui come SEL non abbiamo svolto un ruolo adeguato. Per contrastare le posizioni liberiste di Confindustria e la vera e propria CAMPAGNA MEDIATICA del Corriere della Sera, non è sufficiente limitarsi a dire NO, bisogna portare tra la gente, giovani compresi,le nostre argomentazioni, analisi e elaborazioni politiche, in modo sintetico e comprensibile, attraverso comunicati, volantini, iniziative di dibattito, in tutto il territorio nazionale.

Paolo 3 ottobre 2011 - 14:50

non solo è un ossesione ma una vera truffa;già oggi con gli interventi fatti da questo governo (passati quasi in silezio ) chi va in pensione con 40 anni di contributi versati dovrà lavorare un anno e tre mesi in più ,ma la sua pensione sarà calcolata sulla base dei 40 anni.ora ma confindustria,montezemolo casini e compani non sono ancora sazi,”le pensioni di anzianità vanno eliminate”siamo alla pazzia e noi! dovremmo allearci con questi individui?il classico dalla padella alla brace.caro vendola questo non possiamo accetarlo noi siamo l’alternativa una cosa diversa diciamolo con chiarezza tanti lavoratori ci guardano con simpatia non deludiamoli

Berardino Cesi 3 ottobre 2011 - 11:38

La confindustria vuole distruggere il sistema pensionistico pubblico così poi i giovani dovranno ricorrere a quello privato per garantirsi una vecchiaia economicamente stabile. La strategia è sempre la solita, distruggere tutto ciò che resta di pubblico surrogandone le funzioni con il sistema privato del profitto. Inoltre posticipare l’età pensionabile non è certo la soluzione perchè implicherebbe solo un risparmio di breve periodo dato che comunque l’esborso per quelle pensioni verrà posticipato e non ridotto, dunque è tutta una gran mistificazione. Bisogna capire poi ( e qui il punto è politico) che questo dibattito sull’età pensionabile non appassiona le giovani generazioni, le quali andranno in pensione con il CONTRIBUTIVO dunque per loro la questione dell’età pensionabile è una NON questione. Ma, essendo un sistema contributivo puro, perchè mai dovrebbe scegliere lo stato quando un giovane deve andare in pensione? La loro pensione dipenderà solo dai contributi versati (dunque in base alla sua attività lavorativa) dunque ognuno avrà il diritto di andare in pensione quando vuole. In altre parole, dato che me la pago io, teoricamente se a 50 anni mi considero usurato me ne vado in pensione quando voglio, sarò pur libero di decide di che morte morire. Dunque la questione è ancora retributivo vs contributivo e non l’età pensionabile. Il passaggio totale al contributivo per le giovani generazioni è ancora un modo per scaricare su di loro il peso di un debito pubblico che con loro ha poco a che vedere.
Due parole poi sulla lettera della BCE. A me sembra proprio una gran mistificazione tutta collegata ai giochi di potere in seno all’elezione del governatore della BdI. Cerchiamo di ricostruirne la cronologia. Si è cominciato a parlare di essa quando sono emerse i primi dissidi, Grilli-Tremonti vs Saccomanni-Draghi, il cui arbitro chiaramente diventa Berlusconi. Draghi vuole il suo vice alla BdI quando salirà alla Eurotower e non certo Grilli (messo al tesoro dal primo Tremonti che neanche Prodi riuscì a mettere ai margini nel suo secondo governo). Inizialmente questa letterà non è stata pubblicata perchè sembrava che l’elezione di Saccomanni fosse certa. Col tempo però Tremonti (vedi caso Milanese e concomitanza con la pubblicazione della lettera) è rimasto in sella e con lui la candidatura Grilli. Dunque serviva un nuovo scatto nell’iter, allora il buon Draghi ha pensato di dare una mano a Berlusconi, alleggerendone la responsabilità politica della manovra, decidendo di farla pubblicare (se mai fosse esistita). Da chi? ovviamente dal corriere della sera. Il motivo è chiaramente forzare la mano a Berlusconi nella scelta di Saccomanni in una logica penosa di DO UT DES. Volevo ricordare, in fine, dove era e cosa faceva Draghi nel 2007/2008 quando la banche Italiane vendevano titoli immondizia ai risparmiatori. Era alla Banca d’Italia, la quale, dopo l’euro, aveva come unico compito la VIGILANZA sul sistema bancario (avendo perso le funzioni di politica monetaria)….a buon intenditor poche parole.

Filippo Ottone 3 ottobre 2011 - 09:46

La lettera della BCE al governo italiano ha rinfocolato la propensione ideologica dei datori di lavoro e dei liberisti in genere per un ulteriore ritocco del sistema previdenziale italiano. E’ una posizione puramente ideologica in quanto prescinde totalmente dalla realtà dei fatti e dalle cifre contenute nel bilancio dell’INPS, come del resto prescinde dalla valutazione tecnica delle misure adottate negli ultimi anni a correzione della riforma Dini. I recenti dati comunicati dicono che i bilanci relativi ai lavoratori dipendenti, compresi quelli del fondo a gestione separata dei precari, sono in netto attivo e pagano in termini di solidarietà alla rovescia il passivo dei fondi relativi ai lavoratori autonomi e dei dirigenti. L’ultima frontiera di questa ideologia ha adottato lo slogan ” se non prolunghiamo la permanenza al lavoro oltre i 65 anni non avremo di che pagare la pensione ai nostri figli”. La disonestà intellettuale e politica è evidente dato che i nostri figli, ma anche parte dei nostri fratelli più giovani, andranno in pensione con il sistema retributivo ovvero con una pensione prevedibilmente inferiore almeno del 40% rispetto a quelle attuali.
Se si ragionasse pragmaticamente sui dati si arriverebbe subito ad una soluzione immediatamente praticabile : Mettere in pareggio i fondi pensione dei lavoratori autonomi e dirigenti o aumentando la contribuzione a loro carico o diminuendo le prestazioni previdenziali oppure passandoli tutti e immediatamente al sistema contributivo. Sarebbe però opportuno indagare sul perché questi fondi siano in passivo. Un numero esorbitante di lavoratori autonomi non versa i contributi in relazione ai loro veri guadagni ma solo su una base di 16.000 euro l’anno. Ciò è dovuto a vari motivi tra cui primeggiano le false dichiarazioni dei redditi e l’evasione dell’IVA. L’aspetto sgangheratamente italiota consiste nel fatto che tra le organizzazioni padronali firmatarie del piano di salvezza nazionale dei padroni vi sono, per l’appunto, anche quelle dei lavoratori autonomi.
Vi è anche da notare che il rapporto tra i contributi versati e le prestazioni pensionistiche erogate a questi lavoratori è nettamente migliore di quello dei lavoratori dipendenti.
Un ulteriore prova della disonestà intellettuale e politica dei liberisti nostrani, Sacconi in testa, consiste nell’ignorare che nella lettera della BCE l’indicazione generica di operare risparmi sulle pensioni è messa in relazione alla necessità di istituire un robusto sistema di sostegno economico della disoccupazione, ovviamente questo secondo aspetto è ignorato.
Tutti i ritocchi peggiorativi della riforma Dini hanno avuto quale argomento previsionale il possibile grave passivo nell’anno 2012. Gli ultimi dati comunicati dall’INPS sulla riduzione delle pensioni di anzianità e di quelle di vecchiaia nei primi 8 mesi del 2011 dicono chiaramente che quel pericolo è stato evitato grazie alle misure varate dal governo Prodi e che questa importante riduzione non registra ancora le successive “riforme” introdotte successivamente.
Dispiace che in questo pantano ci sia finita anche una parte consistente dell’opposizione. Dispiace perché le posizioni accomodanti si basano spesso sull’ignoranza dei fatti, vedi le ultime dichiarazioni televisive ( TV7 01/10/2011) di Di Pietro.
Ci sarebbe da domandarsi se gli altri paesi europei per diminuire la spesa previdenziale abbiano contemporaneamente allungato i tempi di permanenza al lavoro e tagliato la misura delle prestazioni del 40% ovvero se abbiano contemporaneamente riformato il sistema di calcolo passando al contributivo e spostato l’età di pagamento delle pensioni oltre i 65 anni. Confesso che è una domanda retorica dato che la risposta e negativa. In realtà i nostri politici e i nostri economisti , si fa per dire, dovrebbero spiegare che nel nostro paese si è scelto di operare in modo diverso e con misure largamente superiori , nel senso dei tagli, a quelle adottate negli altri paesi.
I nostri riformatori imprenditori, sempre per onestà intellettuale e politica, dovrebbero semplicemente dire che le misure da loro richieste servono per fare cassa immediata al fine o di ridurre il debito pubblico o di liberare risorse dello Stato per aiutare loro ovvero per la famosa ripresa dello sviluppo.
Il problema è che dovrebbero contemporaneamente dire che le tre o quattro manovre degli ultimi mesi non bastano per ridurre il debito pubblico oppure che diabolicamente perseguono nel tragico errore di voler basare ancora lo sviluppo della loro ricchezza, loro dicono del nostro paese, sulla compressione dei salari, dei diritti e dello stato sociale. Non chiedono aiuti p.es. attraverso investimenti sulla ricerca, su aiuti alle imprese che registrano nuovi brevetti, sulle produzioni di alta qualità, su produzioni innovative per il risparmio energetico e l’uso di fonti rinnovabili. Vogliono aiuti per tutti loro e basta. Non si assumo la responsabilità di dire come intendano affrontare la concorrenza internazionale. Si sono tragicamente vannamarchionnizzati.

Luciano Chiodo 2 ottobre 2011 - 23:21

Io invece credo che la Confindustria stia tentando di far passare un disegno subdolo e pericoloso:
Per dare un futuro di lavoro e di pensione ai giovani, bisogna eliminare i PRIVILEGI pensionistici attuali dei loro genitori.
Non è un’ossessione, è il tentativo di prendere due piccioni con uuna fava:
1 – depotenziare l’indignazione dei giovani precari dirottandola su una guerra generazionale;
2 – alzare l’età pensionabile, per continuare tranquillamente a prepensionare con le pprocedure di mobilità.
Condindustria non dice una parola su come incrementare l’occupazione, specialmente quella stabile e di buona qualità.
Poi non si parla più dei veri PRIVILEGI di questo paese, di quelle diseguaglianze per cui un parlamentare guadagna in un mese quanto un lavoratore in un anno e Marchionne quanto tutti gli operai di Mirafiori.
Non si può intervenire contro i manager se prima non si fa un intervento di equità nei privilegi della politica.

Saporiti Antonio 2 ottobre 2011 - 21:18

Invece io do un giudizio positivissimo!!!
Ma come!! finalmente si dice che bisogna trasferire risorse dalla rendita al lavoro(indicando anche strumenti fiscali ai quali fu crocifisso Visco),si chiedono liberalizzazioni delle professioni con l’abolizione delle tariffe minime e ancora le cose positive che metti in risalto tu…
e questo lo dicono i padroni!!!
è chiaro che il loro programma non può essere il nostro ma prova a confrontarlo con le rihieste della BCE !!
ma noi dovremo governare questo paese in cui sino a ieri una buona parte di cittadini sperava in Berlusconi!!
Poi ci sono le cose scomode: l’aumento di un anno o due delle pensioni di anzianità ,esclusi i lavori usuranti e chi è in mobilità (non credo ci siano problemi ad un accordo)sia un problema simile al dramma che vivono i precari,i senza lavoro,i genitori , i malati ….
Le privatizzazioni: Pisapia alle richieste di privatizzazione di società del comune non si è scandalizzato, ha ragionato e mi sembra abbia detto che ci sono aziende strategiche per il bene comune che non solo non devono essere privatizzate ma possono essere sempre più efficenti; ce ne sono altre che sono servite solo per il sottobosco e possono essere benissimo vendute.Non è possibile ragionare anche noi così ? Non penso che ad un discorso di così buon senso si possa obbiettare!!
Ma bisogna dialogare ,ora anche con questi padroni !

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