Misure Ue per la Grecia. Io avrei votato contro

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In Germania la SPD si è astenuta nel voto sui provvedimenti per la Grecia, mentre la Linke ha votato contro e i Grunen, i Verdi, invece a favore. In Italia il PD e l’IDV hanno votato a favore.

Sarebbe interessante riflettere su come avrebbe votato SEL se fosse stata presente in Parlamento. La scelta non è semplice perché la contraddizione è nelle cose.

I provvedimenti di Bruxelles sono stati accolti con favore dalla maggioranza dell’opinione pubblica, cosa che ormai capita raramente, come segno dell’esistenza di un’Europa cui ci si affida a fronte della crisi.

Fatto non da poco, considerando tra l’altro il valore strategico dell’opzione europea. Ma sono gli stessi per le cui conseguenze in Grecia si è determinata una sorta di rivolta popolare.

Si potrà dire che le scelte dei tagli in Grecia non erano conseguenza obbligata della politica di rigore imposta da Bruxelles. Ma le prime scelte che vanno facendo anche Spagna e Portogallo, con i tagli agli stipendi dei dipendenti pubblici, fa pensare che proprio così non sia. E ciò fa essere molto preoccupati per l’Italia dove il nuovo Tremonti divenuto fedele interprete delle Banche europea e tedesca ha già preannunciata l’entità della manovra di aggiustamento in 25 miliardi di euro.

La realtà è che nella famosa notte di Bruxelles si sono fatte scelte pesanti e che tendono ad apparire obbligate, quasi tecniche. Innanzitutto si sono praticamente fatte le finanziarie di un bel po’ di Paesi, almeno 4. Ma poi si è rimesso al centro, addirittura in forme più aggressive (chi conosce Bruxelles sa che nella sua cassetta degli attrezzi ci sono gli indici demografici per innalzare automaticamente l’età pensionabile o quelli per colpire la rigidità del mercato del lavoro ), il vecchio Patto di stabilità.

Qualcuno ebbe a definirlo stupido. Ma la realtà è che esso, come asse portante delle politiche monetaristiche, rimane il cuore politico della costruzione europea. Con buona pace di chi continua a richiedere, giustamente, che l’Europa si doti di una politica economica e di una politica tout court, per l’intanto questa politica da più di un decennio è rappresentata da Maastricht.

Con Maastricht si è messa in campo una sorta di tecnicizzazione delle scelte economiche che non a caso è sorretta da un modello istituzionale a democrazia ridotta, con scelte fortemente concentrate su gli esecutivi e le tecnocrazie.

Per molti è un’Europa debole ma anche i fatti recenti confermano che è un’Europa che c’è. Sarebbe bene che d’ora in poi chi, ripeto giustamente, chiede una Europa politica provi a fare qualcosa di più efficace per realizzarla, magari cominciando ad avanzare qualche proposta alternativa al quadro di Maastricht. Cosa che manca del tutto e che motiva non poco la crisi delle sinistre in tutta Europa.

A me pare incredibile che si riproponga tutta intera la linea di Maastricht all’indomani della presa d’atto del fallimento della strategia sociale che l’Europa si era data per “accompagnare“ il rigore monetario, e cioè la strategia di Lisbona. Solo due mesi fa, ma nessuno o quasi ne ha scritto o discusso, il consuntivo dei 10 anni di Lisbona, 2000-2010, ci ha consegnato il dato che l’obiettivo di portare il tasso di occupazione medio nella UE al 70% è stato mancato di netto. E che anzi nella crisi sono saltati moltissimi posti di lavoro perché erano precari. Il che ci dovrebbe pensare che le opzioni a cui è stata affidata la costruzione della occupazione e cioè il rigore monetario per “liberare risorse“, le liberalizzazioni e la flessibilità del mercato del lavoro, non si sono dimostrate valide.

Ancora di più, non c’è stata nemmeno la crescita economica a cui si è affidata la soluzione dei problemi, a partire dalla occupazione, e a cui si è sacrificata una parte significativa del modello europeo. E già, il modello europeo. Quello fatto di sicurezza del lavoro e di welfare e che potrebbe ispirare una presenza forte ed originale dell’Europa nella globlizzazione e che invece viene sempre più destrutturato.

A leggere il Financial Times di questi giorni probabilmente è proprio questo modello ad essere nel mirino di una speculazione finanziaria che forse è un po’ più politica di quello che vogliono far credere. Quel modello per cui, scrive l’autorevole giornale economico, l’Europa si ostina a non accettare di lavorare come si fa in Cina.

A guardare al nuovo tonfo delle borse dopo l’euforia dei provvedimenti di Bruxelles c’è da porre la domanda se la strada intrapresa sia all’altezza della sfida reale. Se le sinistre non propongono una propria via di uscita dalla crisi  come pensano di ritrovare una propria collocazione? Prendiamo l’Italia.

Se non si mette in campo una diversa opzione come si fronteggia Tremonti? Il rischio di una grande ammucchiata di “ salvezza europea “ io lo vedo tutto. Come vedo la difficoltà per questo Paese di passare per come è nella stretta della crisi. Siamo molto più forti della Grecia ma con molti indicatori simili. Tasso di occupazione bassissimo, il nostro, peggiore del greco. Pil sommerso addirittura al 40%. Debito imponente. Stato sociale debole. Livelli salariali bassi. A me pare che il compromesso sociale italiano non regga più da tutti i punti di vista, a partire da quello fiscale.

Ma non vedo niente di buono se intendiamo per buono l’affrontare gli elementi di ingiustizia strutturale che colpiscono i ceti sociali deboli. Anzi mi pare che il contesto rischi di andare ancora una volta in direzione opposta e da più versanti. Da quello delle condizioni lavorative dove l’assalto alla struttura contrattuale è ormai un vero assedio. A quello del Welfare dove la condizione degli enti locali e delle autonomie su cui è traslato il Patto di stabilità stringe verso tagli sistematici.

Se non mettiamo in campo una alternativa il rischio di una vittoria totale della Lega e cioè di un sostanziale smantellamento di qualsiasi assetto solidale è molto concreto. Ma per farlo occorre risalire una china antica, una sorta di pensiero unico monetaristico che ha avvelenato le sinistre europee e quella italiana. Alimentato (volutamente) anche dalle borghesie progressiste.

Mi ha colpito un compagno che per parlare degli “sprechi greci“ riprendeva una notizia enfatizzata da Repubblica sulle “pensioni alle zitelle”; espressione anche un po’ maschilista per dire di un vitalizio dato a donne nubili figlie o sorelle di dipendenti pubblici. Naturalmente non va bene ma sarebbe meglio ricordare che la Grecia, e l’Italia, sono gli unici due Paesi a non avere sostegno reale ai disoccupati; e che in tutta Europa si sostengono le politiche di genere a partire dalle donne sole.

La solfa è sempre la stessa, tagliare gli sprechi per poi riformare equamente. Ma dopo 25 anni di tagli la crisi è più grave, l’equità non si vede e i privilegi rimangono come dimostra il caso delle case dei potenti. Su cui è bene che si concentri attenzione e indignazione ma senza dimenticare il resto e cioè ciò che è in ballo con la crisi.

Una opposizione che attacca le immoralità ma poi subisce e approva i tagli non sarebbe buona cosa. Si rovesci l’ordine dei fattori.

Una politica europea di nuovo sviluppo qualificato che leghi politiche ambientali ed occupazione come del resto è già scritto nella strategia del dopo Lisbona e confermato negli studi della stessa Commissione che parlano di un saldo attivo di 1,4 milioni di posti di lavoro grazie alla attuazione del pacchetto clima, al posto del monetarismo.

Una lotta vera alla speculazione a partire da una tassa Tobin e da una europeizzazione dei prelievi e dei  controlli sulle evasioni e sulle elusioni. Due misure europee ma che possono ispirare anche una politica alternativa per l’Italia. Per finire: se io fossi stato in Parlamento avrei votato contro i “provvedimenti per la Grecia“ e lo avrei fatto da europeista quale sono.

Roberto Musacchio

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Peppe Giudice 17 maggio 2010 - 13:56

uscire dalla crisi del liberismo in positivo e con un progetto alternativo al suo modello economico e sociale, si può fare con efficacia solo ad un livello europeo.
Io posso solo indicare vagamente le linee guida.
Si tratta di recuperare alcune idee forza che sono tutte nella tradizione del socialismo democratico e delle sue evoluzioni.
- Una regolazione sociale del mercato tramite la programmazione e la democrazia economica
- una forte redistribuzione del reddito a favore delle classi più deboli utilizzando la leva fiscale ed un welfare universalistico: reddito di cittadinanza: la redistribuzione è guidata sia da criteri di giustizia sociale che dalla necessità economica di rilanciare i consumi.
- forme innovative di gestione pubblica nel settore dei servizi pubblici essenziali: acqua, energia. Politiche industriali adeguate per rilanciare i settori strategici dell’industria e sottrarli alle logiche della finanziarizzazione.
- un nuovo modello di produrre e consumare che sappia utilizzare in modo più razionale le risorse naturali per rispettare l’ambiente ed evitare gli eccessi del consumismo privato.
Queste sono linee guida di un progetto alternativo al liberismo che è tutto interno alla tradizione della democrazia pluralista dell’occidene (e dl socialismo democratico).

Roberto Musacchio 17 maggio 2010 - 10:00

Volevo ringraziarvi per l’attenzione e il dibattito che mi pare interessante.Volevo anche segnalarvi lo speciale di oggi sull’inserto economico di Repubblica dal titolo “Europa, attacco al Welfare”. Naturalmente non reintervengo per non abusare della vostra pazienza.Voglio solo dire che ho cercato di ragionare in chiave europea,come mi sono abituauo a fare, e perchè non credo che vi sia molto spazio per vie nazionali. Altrettanto naturamente per me il tema non è la “salvezza della Grecia” che tutti vogliamo ma la natura dell’Europa che mi sta molto a cuore.

Riccardo Mastrorillo 17 maggio 2010 - 01:03

Dissento fortemente con Roberto, a partire dal titolo: la posizione per il no, oltre che non aiutare la Grecia, e tantomeno le classi sociali più deboli, avrebbe sanzionato, ancora una volta, il limite della sinistra Italiana.
Alfonso Gianni, ha abbozzato un’ipotesi interessante e concreta; ma sfugge a tutti noi il significato vero di un’alternativa a questo modello economico.
Credo che se la smettessimo di sognare un nuovo modello economico e ci concentrassimo sulle regole e sui controlli per rendere questo modello assolutamente inaccettabile, come è, faremmo un servizio al mondo.
Se l’Europa oggi esiste e si è potuto aiutare, male, ma aiutare la Grecia lo si deve, ci piaccia o non ci piaccia, a Maastricht. E se l’Europa monetaria non è ancora diventata politica lo si deve alla scarsa disponibilità degli stati nazonali a cedere sovranità.
Provoco: quando il welfare e le misure neo-Kenesyane diventano, come lo sono state in Italia, lo strumento per aumentare il malcostume e la corruzione, non so se “chiudere i rubinetti” non sia la soluzione meno-peggio.
Bisogna che cresciamo e pensiamo concretamente che il sistema economico in funzione è questo, nessuno, nemeno i liberisti monetaristi, credono che sia il migliore, ma è qullo in atto: concentriamoci sulle soluzioni per regolarlo e impedirgli di nuocere ancora.
Pensare che l’attuale crisi economica derivi dall’involuzione del monetarismo, è come pensare che la crisi dell’Urss derivi dalla perestroika di Gorbashov: si confondono i sintomi con la malattia. La malattia è a monte: nelle poche regole e nella poca voglia, da parte di pochi, di rinunciare a rendite di posizione in cambio di un miglioramento collettivo…. un po’ le stesse cose che impediscono a Sinistra Ecologia Libertà di decollare….

Nico 16 maggio 2010 - 19:59

Rispondo a Peppe.Sono perfettamente d’accordo riguardo le tue considerazioni sull’Ulivo. Infatti oggi non siamo attrezzati e la sinistra, il centro-sinistra non hanno risposte forti, anzi seguono la visione monetarista, vedi l’approvazione anche da parte dell’Idv delle misure decise nell’ultimo summit europeo. Io però vorrei capire che risposte vanno date. Perché non mi basta il ragionamento su Papandreu che s’è trovato la crisi tra le mani. Io tutta questa situazione in movimento non la vedo, vedo nella migliore delle risposte deboli in un contesto in cui la povertà si sta estendendo a macchia d’olio, crescono gli egoismi di campanile, avanza la desolidarizzazione e uno smantellamento del concetto stesso di stato sociale. Strade alternative e in positivo quali? Infine, non ho menzionato certo Castro come rappresentante di un socialismo contemporaneo. Ma la scelta di non far pagare lacrime sangue ai ceti popolari, e il fottersene dei meccanismi della finanza, sono scelte coraggiose. e non vedo perché la sinistra non possa farle anche in una società democratica e pluralista. Papandreu ha perso una bella occasione. L’Europa non val bene una messa.
E allora mi viene un dubbio: fino a che punto SEL può riconoscersi in una coalizione che porta avanti una politica economica di classe, ma in senso inverso? D’altra parte, in che modo si può rinnovare la sinistra europea senza cadere nella residualità testimoniale? Al di la delle frasi scontate, belle fin che si vuole, in concreto, quali sono i passi da compiere? Lo chiedo per capire. Lo chiedo come piccolo imprenditore etico che ha una coscienza sociale e che non si pone questi problemi solo ora, perché adesso c’è una crisi profonda. E’ anche con i soggetti come me che la sinistra deve confrontarsi.

Francesco Tanzarella 16 maggio 2010 - 19:11

La dichiarazione – potenziale – di voto cantratio di Musacchio, è apprezzabile oltre che condivisibile. Apprezzabili anche i contributi competenti con cui il compagno Gianni alimenta il dibattito e la riflessione.
Il punto critico però per SEL, mi sembra un altro. Di fronte al deflagrare alla catena di crisi economiche nella zona euro,diviene sempre più chiaro che essa farà da discrimine negli scenari politici del futuro.Ma di fronte alla subalternità dichiarata a più riprese del PD alle politiche monetariste, gli organi collettivi i SEL, o quantomeno il suo portavoce nazionale tuttora in carica , tacciono.
Sarà questa un’imperscrutabile tattica innovativa?

Peppe Giudice 16 maggio 2010 - 18:12

forse Nico non si è accorto che il blairismo non è più di moda nella socialdemocrazia (e certo il nuovo socialismo non lo può rappresenare un dittatore stalinista come Fidel Castro.
Se Gordon Bown propone di tassare le transazioni finanziarie e la SPD al congresso di Dresda propone l’imposta patrimoniale (ve llo immaginate voi il PD fare tali proposte?)vuol dire che la realtà è in grande movimento.
Papandreu la crisi se l’è trovata tra le mani essendo stato eletto pochi mesi fa.
Poi quando si parla delle derive liberiste di n pezzo della socialdemocrazia (che sono esistite) dobbiamo guardare anche a casa nostra e a quello che ha fatto l’Ulivo (anche con il sostegno dela sinistra cd radicale o di un pezzo di essa (privatizzazioni selvagge, crescita della precarietà, ecc). L’Ulivo e Prodi sono quelli che di più hanno seguito la filosofia monetarista del “patto di stabilità”. E’ quest’ultimo e non l’Euro la vera palla al piede che ha frenato la crescita europea e tenuto alto il tasso di disoccupazione.
Oggi con la crisi sistemica del liberismo, o siamo in grado a livello europeo di cercare strade alternative ma in positivo, o siamo condannati a sterili proteste. Per questo in Europa abbiamo bisogno di rinnovare a sinistra il socialismo europeo e non di inventarci sinistre di pura testimonianza.

Mirko Lombardi 16 maggio 2010 - 16:07

cara Anna io non mi taglio niente….ma uno le tasse le paga se ha un ritorno, mentre invece se vede che i furbi si pappano i suoi soldi pensa altre strade. Il federalismo fiscale, per gli operai bresciani è appunto il tentativo di vedere da vicino come, quando, quanto, e dove vanno i propri soldi di tasse pagate. Ecco perchè ha successo, perchè sembra rispondere alla sfiducia che pessa funzionare ancora il patto fiscale nazionale. Scusate se è poco..

Alfonsodt 16 maggio 2010 - 14:49

caro ROBERTO ho scritto in tempi non sospetti su questo blog come secondo il mio modestissimo modo di vedere la realtà quotidiana e soprattutto viverla sarebbero andate le cose con questa filosofia capital dominande,in un anno poco più si sono bruciati in questo paese circa 15/16 anni di continui risanamenti finanziari che con le varie manovre correttive i vari governi hanno varato,risultato inconfutabile di queste continue correzioni è che siamo diventati gli ultimi in europa come rendita da lavoro e siamo diventati i primi come classe privilegiata rappresentativa,come dire i banchieri hanno premiato l’abnecazione dei propri vassalli elargendo loro laute ricompense,abbiamo gli stipendi da lavoro più bassi d’europa ma abbiamo i politici più pagati d’europa tantè che gli pagano la casa e qualcuno neanche lo sà,questo stato delle cose ci fà capire come siamo trattati e quali corbellerie dobbiamo sobbirci da questi pseudo portatori di verità risolutive,fino ad ieri ci hanno detto nei tg,scritto sui giornali e sui settimanali che la crisi era passata o giù di li,bene oggi lo stesso personaggio ci propina una manovra correttiva di 25 miliardi di euro,ma non è detto che basti,bene, anzi male, secondo voi chi pagherà questa ennesima mazzata,mi domando dove sono andati a finire la montagna di denaro pubblico che in questi due anni la banca mondiale e quella europea hanno buttato sul mercato?come mai continuiamo a sentire che gli stati sono sotto attacchi della speculazione?mica percaso stiamo indebitando i popoli stampando nuova carta moneta e poi con quei stessi soldi attachiamo oggi questa e domani quella nazione con i suoi stessi soldi, ma con ragioni giuridiche diverse? chi controlla perchè ciò non avvenga,chi sanziona o reprime questi atteggiamenti speculativi creati ad arte,quale politica di sinistra europea stiamo mettendo in campo per cercare di regolamentare questa truffa colossale che si stà perpetrando alle nostre spalle con questi camaleontici ministri finanziari e governicchi asserviti alle lobbi finanziarie che ci stanno buttando addosso,è normale predicare il liberismo del mercato per ciò che riguarda gli utili e poi scaricare le perdite quando esse non sono verificabili? ma ci vuole tanto a capire che i flussi finanziari senza regole distruggono le economie di interi popoli senza che essi nè abbiano nessuna colpa? ma quando cominciamo a chiamare le cose con il loro nome e cognome,lo speculatore nonchè il truffatore è un parassita e come tutti i parassiti finchè avranno sangue da succhiare lo succhieranno, loro continueranno in queste inenarrabili truffe,tanto sanno che poi a pagare saranno sempre e soltanto i fessi cioè il popolino.mi auguro che SEL voglia fare una battaglia culturale seria contro questi sfruttatori di carne umana.- io una mia idea cè lò, sè sarà richiesto un mio piccolo e modesto contributo alla discussione sè si farà io la darò,non ho verita in tasca ma riflessioni veritiere si.-un saluto di sinistra a tutti da alfonso di tullio militante SEL.

Alfonso Gianni 16 maggio 2010 - 14:16

errata corridge: dove ho scritto congelare il debito, va inteso stabilizzare il debito (che è cosa diversa, qui9ndi mi scuso dell’errore)

Alfonso Gianni 16 maggio 2010 - 13:18

Una linea alternativa per sostenere la Grecia infatti c’era. Settimane fa su questo sito l’ho proposta, facendo riferimento a uno studio francese ripreso poi da Daniel Cohn Bendit. E’ quella che aiuterebbe la Grecia a chiudere il contenzioso bellico con la Turchia sulla questione cipriota, che permetterebbe di abbassare le spese militari della Grecia, che sono tre volte quelle degli altri paesi europei, e quindi liberare risorse per la spesa sociale o per fare fronte al debito (meglio la prima cosa). Non sarebbe bastato, ma già sarebbe stato un aiuto consiustente che metteva insieme pace e sostegno economico. Non ho visto commenti. Così come a suo tempo quando sostenevo nel governo Prodi la necessità di congelare il debito pubblico, anzichè ridurlo. Nessuno nel gruppo dirigente dell’allora Rifondazione comunista appoggiò questa tesi: oggi è persino scavalcata a sinistra da tutti i governi europei. Quindi non c’è dubbio non solo che si possa pensare diversamente dal pensiero dominante ma fare concretamente cose in modo alternativo. Senza per questo assistere inerti al default dello stato greco o provocare il crollo fiscale di quello italiano. Quanto alla manovra che si appresta, insisto: non sottovalutiamo la specificità italiana dettata dai costi del federalismo fiscale (vedi negazione dei fondi alle regioni meridionali per il buco sanitario). Se schiacciamo tutto sulle responsabilità europee, che pure ci sono, facciamo un favore al governo Berlusconi.

Marco 16 maggio 2010 - 12:06

Accenno di un inizio di dibattito interessante…quando ci sara’ la manovra di Tremonti e la reazione a questa qualcuno a sinistra dira’ che le misure sono colpa di Berlusconi e della destra italia ignorante e becera. Le linee di fondo della manovra saranno invece nel solco della politica economica della UE, approvata e sostenuta dal grosso della sinistra europea negli ultimi decenni.Per capire meglio io traccerei una linea immaginaria (non un filo spinato) tra neoliberismo e antiliberismo.Gli schieramenti che vedo prepararsi sono invece anticapitalisti,centrosinistra e centrodestra.

Anna Bonforte 16 maggio 2010 - 09:43

Viva Casini manco sotto tortura….
Mi pare, inoltre, che nessuno abbia ancora risposto alle giuste considerazioni di Gianpaolo Meneghini, e che forse andrebbero rispolverate vecchie idee alla Sandro del Fattore, ad esempio, di fronte alla messa in discussione del patto di stabilità europeo chiedere che le spese per investimenti di qualità e la spesa pubblica orientata al sostegno di un diverso sviluppo siano considerate nei parametri.
Proletari di tutto il mondo unitevi rimane sempre un gran bel programma, e di solito non ci votano perchè non ci siamo o non ci parliamo perchè il più delle volte(..lo dico a me stessa più che agli altri che magari fanno questo dalla mattina alla sera), è stressante confutare ignoranza e scelte di vita e di studi e di lavoro cercando di essere comprensibili e di non apparire quella “stronza” che ti sta a controllare quante antenne paraboliche e cellulari hai mentre ti sta compilando il modello DS86/88 bis.
Credibilità è l’unica parola che può dare sostanza ai nostri progetti, e se l’abbiamo persa magari è perchè non abbiamo studiato, studiato e studiato abbastanza.
E forse, la prossima volta al governo (ma quannu?) invece che dal “cuneo fiscale” partiamo dal “contrasto di interessi” che non porta un euro in più alle casse dello stato, ma alla lunga fà cambiare di mentalità prima e meglio che la moltiplicazione degli ispettori o della guardia di finanza nella ormai mitica lotta all’evasione fiscale.
Mirko, perchè tra le tantissime cose condivisibili che scrivi ti devi “intrippare” con l’unica che manda a gambe all’aria quel poco di certezze delle entrate fiscali senza le quali non si regge un bilancio dello Stato.
Non so, mi sembra che tu per fare un dispetto a tua moglie che continui ad amare, te la tagli per dimostrarle quant’era vero che l’amavi.
Tradotto: siccome è saltato il patto fiscale fondato sul lavoro dipendente facciamo saltare lo Stato e non se ne parla più, ma dubito che con questo sistema ci porti un’oncia in più di credibilità.
E poi perchè nel commento ad un articolo sulle scelte europee e su come avrebbe votato un nostro rappresentante dobbiamo sempre dare una rispolverata al nostro ombelico?
Insomma per avere il profilo politico di sinistra del nuovo secolo oppure essere un europeista convinto basta lasciare affondare la Grecia ??……che tanto sono cazzi loro che per anni la destra al potere gli ha frullato risparmi risorse e li ha sommersi di “bufale” e ora che lì arrivano i “nostri” che responsabilmente vogliono salvare il loro paese noi gli diciamo come i tedeschi: no skusate foi avere sperperato, foi no meritare fiducia coi nostri solden di brafi lavoratoren tedesken, raus dall’europa…….
Casalinga perplessa su “questo profilo politico europeista convinto di sinistra”.

Mirko Lombardi 16 maggio 2010 - 06:48

ovviamente greci e non grechi, scusate lo svarione di tastiera…

Mirko Lombardi 16 maggio 2010 - 06:43

cara Anna, ma ci sarà pure un motivo per il quale siamo non solo minoranza ma addirittura fuori dal Parlamento italiano ed europeo. Eppure il nostro programma fino ad oggi è proprio stato quello di Alfonso, ed io è decenni che lo condivido….Dunque il punto non è il continuare a riempire i nostri cassetti di buone idee, ma capire come farle camminare, e per far questo capire che il vecchio patto fiscale non ha più la credibilità di essere giusto perchè chi l’ha sostenuto non è stato in grado di garantire che non degenerasse in un patto ingiusto e che favorisce l’economia sommersa e l’evasione e punisce lavoratori e pensionati. Questa è la realtà! Purtroppo? Si purtroppo, accidenti! E da questo enpasse dobbiamo uscire sennò la nostra opposizione si prenderà molte pacche sulle spalle dai lavoratori e dai pensionati che ci diranno (li sento tutti i giorni) che certo abbiamo ragione, ma che non ci votano perchè persano che le nostre belle cose non siamo in grado di garantirle. E forse è vero visto dove siamo arrivati…
Ma per salvare la Grecia, cosa assolutamente condivisibile, le misure proposte erano le uniche? beh allora è proprio vero che non c’è più argine al persiero bipartisa . Viva Casini allora. Adesso insomma senza tornare al “proletari di tutto il mondo unitevi” che poi rimane mica male come idea…ma con i nostri compagni lavoratori e pensionati grechi come ci comportiamo? Io sto con quelli che si oppongono alla macelleria sociale conseguente alle misure europee. E come la casalinga di Patrasso penso che che l’Europa sia una cosa importante ed un ambito ineludibile, ma che le politiche europee dettate dalla commissione, cioè dal governo europeo possano essere diverse. E così sto con la timida SPD e con la coraggiosa LINKE.

Nico 16 maggio 2010 - 06:25

Premetto che io non m’intendo di economia. Tuttavia penso che i partiti della sinistra europea socialdemocratica, dell’internazionale socialista, abbiano pienamente accettato da anni e anni il punto di vista monetarista. E infatti le scelte di Papandreu e Zapatero vanno in quella direzione. Che occorre avere il coraggio di essere veramente socialisti e per dirla alla Castro: il FMI strozza i paesi i in via di sviluppo? I paesi in via di sviluppo non pagano più nulla. Deve saltare, dobbiamo far saltare quella logica che dice: sì va bene la giustizia sociale, ma devono quadrare i conti. Sin da adesso va ripensata l’intera economia (e non solo) per quella che è. Ripeto, non sono economista, ma di fronte a un assalto della speculazione a un intero paese, di fronte ai parametri della moneta anche in una situazione di “normalità” occorre rimettere al centro il benessere della popolazione. Come? Con politiche che trasferiscano ricchezza sociale dalle mani di speculatori di professione, dalle banche, dal sistema del credito alle fasce più deboli. Con politiche che riportino al suo valore reale la moneta, che è il valore del lavoro, della produzione, dei beni che una collettività genera. Altro che bond, future e tutti quei “prodotti finanziari” che prodotti non sono! Anche la visione di più PIl uguale più crescita non è più indicatore di benessere. La valutazione del medesimo è squisitamente politica, ripensare l’economia significa mettere al centro la vivibilità nelle nostre metropoli, è eco-sostenibilità, è salario sociale, è uno stato sociale prioritario e un’attiva privata in subordine. Un bene comune inalienabile e un profitto in subordine. Un mercato dove la speculazione (che in un mercato è inevitabile) si fermi sulla soglia di un edificio che va stabilito per default e non messo in discussione ad ogni cambio di governo: l’edificio del diritto a un’esistenza dignitosa per tutti. Questa è la grande battaglia di civiltà. Altrimenti, tutte la carte per i diritti umani e del pianeta, come la Carta della Terra saranno solo carta straccia a partire da chi dovrebbe prenderle e portarle avanti nel nome del popolo. Esempio concreto: a Bologna il PD, tra i nomi per la candidatura a sindaco, sta pensando a Sassoli, un autentico pescecane. Gli amici di merende di Bersani e D’Alema sono Profumo, Colaninno, pescecani e boiardi. C’è un intreccio di interessi spaventoso. Vogliamo vederle queste cose o no?

Anna Bonforte 15 maggio 2010 - 23:25

Il voto della Germania, come quello della Gran Bretagna, era determinato più dalle loro questioni interne, vedi elezioni, che non dal desiderio di fare la cosa giusta fosse anche solo per tranquillizzare i mercati….
Caro Roberto avresti votato contro e avresti fatto male, bisognava “salvare la Grecia” da prima di subito, per due ordini di questioni: una morale, non si vede quale europeista convinto possa essere quello che lascia affonadre il suo vicino di casa, e l’altra economica, costava di meno, e non subivamo pure lo smacco di un Volker che “sminchia” l’euro….
Sottoscrivo parola per parola le considerazioni di Alfonso Gianni e il suo programma economico,
Casalinga di Misterbianco (CT)
Anna Bonforte

Mirko Lombardi 15 maggio 2010 - 22:06

e infatti la casalinga di Voghera ha perso mentre quella di Vigevano vota Lega.

Alfonso Gianni 15 maggio 2010 - 21:10

Non mi pare che con il poujadismo degli operai ci trovremo meglio. In realtà stiamo tornando su un punto essenziale: come si fa opposizione? Io continuo a pensare che tanto rispetto alle questrioni europee, quanto a quelle interne le cose che dici dall’opposizione sono quelle ch etu cercherai di fare quando e se sarai al governo. Va da sè che non ci riuscirai mai completamente, ma le due cose non possono essere in contraddizione aninomica. Allora la domanda è: se fossimo al governo, anche un monocolore SeL (ipotetico dell’irrealtà, quindi non corriamo pericolo alcuno) aboliremmo il sostituto di imposta per i lavoratori dipendenti o alzeremmo le aliquote per le rendite, innalzeremmo l’esenzione per i redditi bassi, stabiliremmo una patrimoniale sulle ricchezze di ogni genere tale da garantire un flusso rapido e consistente di entrate per una buona spesa sociale, cercheremmo di stanare l’evasione fiscale fino a ridurla al suo minimo fisiologico ( 4-5% sarebbe un buon obiettivo), introdurremmo la Tobin tax, controleremmo il flusso dei capitali? Io farei questo secondo insieme di cose. Non è la trasformazione completa della società ma un buon passo in avanti. Bene, se è così, questo è il cuore del mio programma anche dall’opposizione. la differenza sta nel fatto che la sua efficacia consiste nell’accumulazione di forze e consensi più che nell’ottenimento di obiettivi immediati, mentre se fossimo al governo il consenso dipenderebbe essenzialmente dagli effetti pratici delle misure introdotte. D’altro canto siamo sempre stati per l’universalismo dello stato sociale, non per lo stato sociale fatto su misura per quelli che se lo pagano. Foss’anche la casalinga di Voghera o di Vigevano.

Mirko Lombardi 15 maggio 2010 - 18:30

Caro Alfonso, l’ho scritto apposta. E non è criticabile con il vecchio ritornello della “libertà” di evadere anche per i lavoratori, ma con il nuovo ritornello che si sente nelle fabbriche tra i lavoratori: se lo stato sociale me lo devo pagare lo pago per me e non anche per chi, evadendo le tasse, non l’ha mai pagato. Certo che questo non si può chiamare un progresso sociale, ma un progresso di equità è difficile negarlo. Oggi, ovviamente. Fuor di provocazione(ma mica tanto…) io sono persuaso che il patto sociale ed il patto fiscale che l’ha sorretto, e che la sinistra ha sempre difeso giustamente, non sta più insieme, è saltato nella testa della gente, anche la nostra, ed anche perchè alla prova della crisi l’evasione e l’elusione passano indenni ed al lavoro dipendente toccano invece non solo i sacrifici e gli arretramenti , ma anche il continuare ad essere il maggiore e obbligato contribuente che comunque deve continuare a farsi carico dei costi dello stato sociale anche di chi non lo paga essendo evasore.Il doppio regime non è più sopportabile, l’evasione e l’economia sommersa hanno distrutto il ruolo politico, sociale e direi costituzionale del lavoro. Nelle famiglie se ne parla così a tavola la sera a cena, quando la casalinga di Vigevano esprime con brutalità ai figli e al marito lo stato della finanza….e cresce il rancore….
Proviamo una risposta non accademica, ma qui e ora che tolga il lavoro dipendente dalla doppia subalternità che oggi vive, il mercato e il fisco ingiusto. Forse se tutti dovessero pagarsi tutto ci sarebbe chi si troverebbe a pagare meno. E sarebbe una rivoluzione liberale. Oddio…..

Gianpaolo Meneghini 15 maggio 2010 - 18:00

Gianni coglie il punto. Musacchio parte da giuste considerazioni per arrivare a conclusioni sbagliate.

Gianpaolo Meneghini 15 maggio 2010 - 17:47

Un buon articolo che non collima affatto con il titolo. Oltre la corretta critica ad una Europa sociale che non esiste, non si capiscono le motivazioni per le quali si dovrebbe spingere la Grecia nel baratro, e poi a catena tanti altri. Invito Musacchio a spiegare l’alternativa al piano d’austerità greco. Quali sarebbero state le conseguenze economico-finanziarie se tutti si fossero mostrati avversi al salvataggio di Atene?

Alfonso Gianni 15 maggio 2010 - 17:41

Mirko, ma cosa c’entra l’abolizione del sostituto di imposta? Se decidiamo che anche il lavoro dipendente ha diritto ad evadere quello è il metodo migliore, ma non mi sembrerebbe una grande conquista di giustizia sociale, dal momento che lo stato sociale andrebbe a picco, anche quel poco che è rimasto. In Italia in verità non vi è mai stato un patto fiscale. Anzi, il prelievo fiscale è stato sempre sbilanciato sul lato del lavoro. Il problema è lo spostamento del prelievo dal lavoro alla rendita, evitando una perdita di entrate fiscali, più una seria lotta all’evasione fiscale, quindi aumentando per questa via le entrate fiscali stesse, ovvero senza appesantire l’aliquota massima. Poichè l’evasione fiscale nel nostro paese è di dieci punti almeno sopra la media degli altri paesi europei, non abbiamo affatto bisogno di un inasprimento delle aliquote, al contrario di aumentare l’esenzione verso il basso. Il che si potrebbe benissimo fare mantenendo il sostituto di imposta. Quanto poi al voto che avremmo potuto esprimere se fossimo in parlamento, direi che le considerazioni di Roberto portano a conclusioni diverese da quella che trae, al massimo un’astensione critica. ma è una discussione puramente teorica. Quello che invece importa è la manovra alle porte, su cui bisognerà tornare quando verrà presentata. Lì il problema non sono gli aiuti alla Grecia, anche se questa sarà la giustificazione governativa nella quale suggerirei di non cadere, ma il fatto che Tremonti vuole mettere fieno in cascina in vista del costo che l’attuazione del federalismo fiscale inevitabilmente provocherà per il bilancio statale. Su qui si gioca la partita economica e politica e la stessa sopravvivenza del governo. sarà bene attrezzarsi per tempo, poichè mi pare che di federalismo fiscale parliamo troppo poco.

Mirko Lombardi 15 maggio 2010 - 16:04

Finalmente un profilo politico di sinistra del nuovo secolo!! Io ci aggiungo l’abolizione del sostituto d’imposta, la cancellazione delle provincie e dei comuni con meno di 5000 abitanti, ovviamente salvaguardando le peculiarità delle comunità, e perchè no anche delle regioni con meno di tre milioni di abitanti. il tutto con una garanzia per gli attuali lavoratori pubblici, ma con l’opportunità di essere ricollocati e/o prepensionati. Queste misure darebbero una sferzata alla modernizzazione istituzionale, ridurrebbero l’insopportabile ridondanza degli apparati politici ipocrita interpretazione della partecipazione democratica.E poi via con le rinnovabili, da produrre, oltre che da istallare…anzi meglio da inventare, ricercare, sperimentare…e poi un piano di messa in salvaguardia del territorio, questa si una polizza assicurativa convenientissima come investimento visti i sinistri ambientali e i loro giganteschi costi a valle che ci tocca sborsare ogni anno.
Qualcuno si chiederà perchè ho premesso l’abolizione del sostituto d’imposta…ma è ovvio, perchè il patto fiscale fondato sul lavoro dipendente non c’è più e i lavoratori, oggi ultima ruota del carro dei ruoli del paese, non sono più disponibili ad essere ai minimi salariali, ai minimi occupazionali, ma ai massimi del peso da sopportare per fronteggiare la crisi.Io sono perchè Sel abbia un profilo, se si vuole, anche moderato, ma subalterno ai monetaristi proprio no!! Questa è la traccia per uscire dal pantano bipartisan.

Paolo 15 maggio 2010 - 15:51

Bravissimo Roberto!

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