Ma l’Italia è così diversa dalla Grecia?

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Il Presidente Napolitano aveva detto che l’Italia non è la Grecia.Così in effetti è. Tuttavia, in base alla considerazione che era ovvia fino a quando non è stata revocata in dubbio dallo scellerato comportamento degli organi della Ue, entrambi i paesi sono una parte importante dell’Europa. Sia in senso geopolitico, che economico, che in quello storico e culturale. Avevo perciò rispettosamente suggerito al nostro Presidente di rileggersi la celebre poesia di John Donne che tanto piacque a Ernest Hemingway al punto da indurlo a rubarne le parole per fare da titolo a uno dei suoi più famosi romanzi dedicato alla guerra civile spagnola: “Per chi suona la campana”, appunto.

Ora vorrei scendere dalla poesia alla prosa e domandare al nostro Presidente della Repubblica, che è raffinato cultore della “scienza triste”, ovvero l’economia, se le differenze frala Greciae l’Italia sono poi così profonde e se i nostri destini sono destinati a divaricarsi inevitabilmente. Non pretendo qui di fare una scientifica analisi comparata, ma forse di offrire qualche utile elemento di riflessione.

Entrambi i paesi sono in recessione. Certo nel caso dell’Italia si tratta per ora di uno 0,7% in meno, secondo l’ultima rilevazione Istat, mentre perla Greciasi è aperta una voragine vertiginosa: nel quarto trimestre del 2011 il Pil ha segnato una contrazione pari al 7% rispetto allo stesso periodo del 2010. Un record negativo, quale mai si era verificato nell’eurozona. Pesa tutto sulla (in)coscienza dei governanti della Ue, dal momento che quel risultato è la diretta conseguenza delle misure capestro imposte al paese ellenico.

D’altro canto la condizione del nostro paese, rapportata a quella che fu negli anni successivi alla grande crisi innescata dal crollo di Wall Street del ’29, è già peggiore. Per noi italiani – e non solo – questa crisi sta diventando più devastante di quella degli anni Trenta. Lo dimostra questo grafico, costruito su dati Istat e Fmi, ove si vede che dopo i dieci anni intercorsi fra il 2000 e il 2010 (la crisi dell’economia reale in Italia data da prima di quella finanziaria innestata dai sub prime americani), il Pil ritorna più o meno agli stessi valori, mentre ben diversa è l’andamento tra il 1925 e il 1935:

 

 

Ora il governo greco è all’affannosa ricerca dei 325 milioni mancanti per accedere al nuovo intervento Ue, senza il quale il default politico e sociale già in atto si farebbe tecnico. La dead line è fissata per il 20 marzo. Ci vogliono 14,4 mld di euro e Atene non li ha. Ma sono una bazzecola perla Ue, se ci fosse un’altra politica. Il governo greco, otre che accanirsi nuovamente sul taglio alle pensioni e alle spese per medicinali, pensa anche di ridurre le spese militari, ossia le commesse per armamenti cui sono dirette beneficiariela Francia ela Germania. Qui si tocca un punto centrale della tragedia greca.

La Greciaha sempre avuto spese militari ben superiori alla media degli altri paesi europei. La ragione sta nella vicenda cipriota e nell’atavica diffidenza che i greci hanno nei confronti della Turchia. Sarebbe bastato, anni addietro, un’attiva politica di pace della Ue in quella zona del Mediterraneo, nonché l’ingresso della Turchia nella Ue per togliere ogni giustificazione ai governanti greci e indurli a ridurre drasticamente le spese militari, dedicandosi al loro welfare. Ma tutto questo non parla anche a noi? Non ci ricorda forse che prima si cancellano gli acquisti dei costosissimi F35 e meglio è?

L’altro giorno è stata pubblicata, fonte Ue, la classifica dell’indebitamento cumulato (pubblico, privato e delle società non finanziarie) all’interno dell’Eurozona. Al primo posto figura l’Irlanda, al 12°la Francia, al 14°la Germania, mentre l’Italia sta al 15° posto ela Greciaal 16°. Vede , Signor Presidente, come razzolano male quelli che predicano bene e  come siamo vicini ai nostri fratelli greci? Naturalmente, come osservano tutti gli economisti, ciò che conta veramente non è tanto il volume del debito, ma la sua sostenibilità. Quando a dire questo erano un gruppo di economisti italiani a proposito della politica rigorista di Tommaso Padoa Shioppa, venivano dileggiati. Uguale sorte toccava a chi, come il sottoscritto, sosteneva questa tesi nel proprio partito di allora. Ora tutti lo ripetono.

Ma proprio perché la sostenibilità del debito, non tanto il suo volume complessivo, è ciò che conta, basterebbe evitare di rendere insostenibili le condizioni del debito greco. E questo solola Ue, se esistesse come entità politica, oggi lo può fare. A tutti noi spetta però di manifestare con tutti i mezzi possibili e utili la nostra solidarietà al popolo greco.

Lei, Presidente Napolitano, potrebbe molto, al riguardo. Se per esempio programmasse una visita in Grecia e si fermasse ad Atene, in via Sofokloeus o in via Pireos, ove distribuiscono i pasti caldi gratuiti (fin che ce ne sarà) e parlasse con quelle donne e quegli uomini ingobbiti in lunghe fila, alcuni vocianti di rabbia, altri silenti di vergogna, tutti ridotti a “nuda vita”, avrebbe detto Hannah Arendt, bisognosa di essere alimentata. Ecco lì si potrebbe ben capire “per chi suona la campana”.

Alfonso Gianni

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Giorgio Ravenna 18 febbraio 2012 - 11:30

il commento di Alfredo è fatto sul manuale delle giovani marmotte, anzi fatto con le lenti dell’informazione connotata con venature discriminatorie: i meditteranei pigri, araffoni etc. quindi alcune verità
- Il tema dei conti truccati è una storia giornalistica mai provata ed in effetti coinvolgerebbe altri Paesi tra cui la stessa Italia.
- Tutti i Paesi U.E., tra cui anche la Grecia hanno pagato l’unificazione tedesca…
- I greci hanno orari di lavoro più lunghi e “flessibili dei tedeschi da prima della crisi…
- Poi per carità la storia di alcune storture, tipo la reversibilità per le figlie nubili di certe categorie tipo i militari è vera, la corruzione (in Italia non c’è?) è vera. Il punto è che i soldi “in prestito” sono una partita di giro, con una bel tasso di interesse del 5% che paga il popolo greco alle banche soprattutto estere per guadagnare tempo. L’Italia è diversa è vero, ha avuto un prestito a fondo perduto dalla BCE che ha comprato i suoi titoli nei momenti peggiori, perché nessuno potrebbe sostenere un prestito da strozzini all’Italia, ma il gioco ha il respiro corto.
Per l’analisi fidiamoci di coloro, come Alfonso Gianni e tanti economisti di Sinistra, hanno capito da dieci anni quale sarebbe stato l’esito. Lo si diciva a Genova nel 2001 che sarebbe saltato in aria tutto, ora che ci siamo emeriti uomini di sinistra affermano che siano analisi peurili, mentre i grandi geni al Governo hanno proprio capito tutto gettandoci nel baratro…

Carla Cirillo 17 febbraio 2012 - 19:50

Credo che si stia facendo un bel poco di confusione sull’articolo di Alfonso Gianni, ma probabilmente non è affatto un caso che ciò avvenga. Non si tratta di fare “paragoni” fra l’Italia e la Grecia o fra la Grecia e la Germania o fra l’Italia e la Germania. Si tratta di capire da dove nasce la crisi economica che stiamo vivendo. E se non abbiamo tutti le idee chiare in merito, diventa molto difficile trovare la strada per uscirne. Personalmente sono tra quelle persone che individuano nel modello di sviluppo capitalistico basato sulla crescita illimitata, sul potere della finanza, ecc.,ecc. (l’abbiamo ripetuto tante volte) la causa della crisi. E’ infatti non una delle tante crisi cicliche, ma una crisi di sistema. Insistere nel pensare che qualche liberalizzazione, qualche diminizione di spesa qua e là (peraltro si sono tagliati istruzione, ricerca e sanità piuttosto che gli F35) risolverà i problemi non è realistico. I dati Istat dicono che non solo la Grecia, ma più o meno tutti entrano prima o poi in recessione. In Italia le fabbriche o chiudono o chiuderanno fra qualche anno perchè non si sta affrontando il cambiamento della politica industriale di cui avremmo bisogno e non si sta affrontando il nodo cruciale della dipendenza energetica da altri paesi, ma l’attuale classe dirigente politica non sarebbe comunque in grado di affrontare questi cambiamenti. In ogni caso in nessun paese al mondo si potrà continuare a pensare ad una crescita illimitata perchè il nostro pianeta non ha risorse illimitate da offrirci. Italia o Grecia, Francia o Germania, i problemi sono gli stessi. Il default è sempre dietro l’angolo fino a quando non verrà rianalizzato il debito e stabilito da tutti i paesi quale parte del debito può essere e deve essere sostenuto dai cittadini e quale non va pagato, visto che, in realtà, sono gli interessi sul debito quelli che rendono la situazione intollerabile ed insostenibile in tutti i paesi. Il contrario di questo tipo di economia è la rinascita delle economie locali basate sulle risorse territoriali (che, essendo sul territorio e specifiche di ogni territorio, non si potranno mai delocalizzare), un ritorno alla partecipazione attiva delle popolazioni e, nello stesso tempo, regole rigide per l’impatto ambientale, nonchè l’utilizzo delle energie rinnovabili con tutti quei criteri che salvaguardano l’ambiente in cui si vive. Tutto questo può sembrare molto lontano, ma da qualche parte i comuni virtuosi hanno già cominciato a mettere in atto una parte di queste opzioni con la partecipazione dei cittadini. La strada è lunga e molto difficle da imboccare. Tuttavia più ci si attarderà a negare che siamo già in recessione, magari anche perchè siamo cresciuti con in bocca le parole crescita e sviluppo e sembra impossibile farne a meno, più stenteremo a capire la situazione pericolosa in cui siamo. La sinistra storica su queste questioni sta cominciando a segnare un ritardo non più giustificabile. Per questo è indispensabile che vi sia una chiara e netta presa di posizione sull’analisi di questa crisi. Non si tratta tanto di avere in tasca la verità, ma di trarre le dovute conseguenze dai dati reali e dai segnali che abbiamo davanti.

Alfonsodt 17 febbraio 2012 - 13:40

l’ITALIA è diversa dalla GRECIA?,personalmente non lo so,non so rispondere a questa domanda,penso che l’italia non sia neanche la GERMANIA,è l’antico vizio italico,guardare sempre chi stà peggio e mai chi stà meglio di noi!!l’italia è l’italia con i suoi vizi e le sue virtù!! siamo un paese che ha un grosso debito pubblico,ma a quanto mi è dato sapere è meno di quello del GIAPPONE!! siamo un paese dove la corruzzione e la spesa pubblica crescono a dismisura e con esse le disuguaglianze economiche e sociali!! ma l’europa ci chiede di abolire l’art.18!! siamo un paese che ha messo a governare un governo tecnico,voluto dal nostro Presidente,ma emana leggi con il voto dei parlamentari!! e guarda caso,mentre questo governo chiede lacrime e sangue ai soliti noti cioè a noi che abbiamo sempre pagato le tasse fino all’lutimo centesimo copmpreso gli aumenti delle imposte dirette ed indirette ci pemettiamo ancora di far esportare soldi e oro nei paradisi fiscali!! è vero che non siamo la grecia sig PRESIDENTE,ma è anche vero che sè continuiamo cosi,non stiamo molto lontani dal diventarlo!! il suo governo sig. PRESIDENTE ha solo continuato a torchiare la solita vinaccia!! mentre il resto del mosto viene messo nelle botti che non sono quelle italiane,sig.PRESIDENTE!! siamo un grande paese,ma siamo anche un popolo di furbi,molto furbi,e chi può aguzza l’ingegno per continuare ad arricchirsi mentre altri in nome dell’unità d’italia continueranno a soffrire e a pagare conti salati che non compete loro,sig.PRESIDENTE!! cosa voglio dire con questa mia riflessione compagni, le ricette già sono scritte,basta far diventare questo paese più giust e più equo,e vedrete che le grosse ideologie globali impareranno a rispettarci per quello che siamo e cioè un grande paese!! facciamo parte dell’europa ma non siamo l’europa!! vecchi schemi e vecchi modi di concepire lo stato sociale non ha più senso rincorrerli,lasciare campo libero ai finanzieri e ai banchieri non farà altro che aggravare le nostre condizioni!! perchè sono stati loro a portarci davanti a questo bararatro,la domanda che mi pongo e che vi pongo è la seguente: può un dottore che ha sbagliato volutamente la diagnosi essere il curatore della malattia?? ecco cari compagni,come vedete ci vuole una nuova politica sociale e fiscale per combattere questa anemia finanziaria,ma illuderci che da soli c’è la possiamo fare è da ipocriti e da fessi!! ci vuole una politica comunitaria per cambiare questo sistema e ci vuole una politica seria e moralmente pulita nazionale per far fronte a questo declino economico e sociale del nostro paese!! altrimenti non sè nè viene fuori!!io la prima cosa che mi sarei aspettato da un governo tecnico era questa, la rivisitazione del sistema fiscale nazionale e la rimessa in norma giuridica del falso in bilancio,sè era vero che stavamo sull’orlo del baratro, invece questo governo di tecnici o presunti tali ha fatto una sola cosa tartassare e ritartassare i soliti noti e non contenti di tutto ciò,vogliono toglierci l’ultimo barlume di civiltà lavorativa e cioè l’art.18.!! perchè l’europa ce lo chiede?? e tutto il resto che già cè in europa quando ci viene corrisposto!! ad iniziare dalla questione morale!! come sempre un saluto di sinistra a tutti!! alfonso di tullio mil/te SEL.

Piero 17 febbraio 2012 - 01:40

Caro Alfredo
Visto che sei così bravo e supponente dicci tu come stanno le cose e dacci anche le ricette visto che hai capito tutto.

Io,come mi capita spesso,sono grosso modo daccordo con Alfonso.
La sua analisi mi sembra molto argomentata seppur ridotta nei limiti di un articolo.Certo,neppure lui ha la ricetta per uscire da questa crisi e neppure io ce l’ho.
Una sola cosa però la voglio dire.
In Europa per vedere un po’ di luce e la fine del tunnel dobbiamo innanzitutto sbarazzarci di tutti i governi di centro
destra(soprattutto dei paesi che contano di più)che ora comandano e che fanno da padroni.Questo solo come premessa.
Senza questo possiamo fare tutte le analisi che vogliamo e dare tutte le ricette che vogliamo ma le cose non potranno che peggiorare.
Non che tutto sarebbe risolto con governi di centrosinistra.
Anzi proprio quei governi sono stati finora fallimentari,vedi Zapatero,Papandreu e Prodi.Ma vista la drammaticità della situazione che c’è oggi in Europa si potrebbe almeno sperare in un ripensamento,in un cambiamento di rotta e in politiche totalmente diverse.Questo lo potrà fare solo una sinistra forte.
Altrimenti i va di sicuro verso la catastrofe e dopo chi vivrà vedrà.
A breve ci saranno le elezioni in Francia e Germania.Speriamo.

Pasquale Laudanno 16 febbraio 2012 - 21:48

..l’italia è come l’italia, credo che il nostro paese non può essere paragonato a nessuno, non cresce, e ciò accade da decenni, perchè è un paese nel quale vincono solo le divisioni, provocando disastri economici, sociali e strutturali, il male del nostro paese sono le tante discussioni politiche che da tempo si consumano in convegni, in assemblee, nelle televisioni, ma che non trovano mai le soluzioni giuste.
da anni si parla dello sviluppo del meridione, da anni, si cerca di impostare le campagne elettorali sventolando la bandiere del meridione, e alla fine siamo punto e a capo, forse abbiamo perso da tempo il treno dello sviluppo del paese, lasciando il nostro sud in mano a poteri oscuri, al clientelismo, alla speculazione, credo che oggi solo invertendo la rotta politica e puntando tutto sulla rinascita si può avere una scossa nel paese, ed aiutare le molte generazioni che sono obbligate ad emigrare in altri luoghi…..
la mia era solo un’osservazione per guardare meglio in casa nostra, perche’ solo un paese solido può essere di sostegno ad altri……buona fortuna europa….

Luciano Chiodo 16 febbraio 2012 - 21:33

Mi sembra ovvio che l’articolo non vuole dire che la Grecia e l’Italia sono la stessa cosa, ma che hanno molte analogie. Non so chi sia “Alfredo”, ma mi colpisce il tono offensivo dell’articolo e sbrigativo nel liquidare il problema. Si può essere critici, io spesso lo sonoma rispettando le posizioni altrui. Per ora non ho tempo di entrare nel merito, ma mi sembra, quello di “Alfredo”, un intervento da pasdaran.

Alfredo 16 febbraio 2012 - 20:16

Fino a quando affronteremo i temi economici con questa superficialità e retorica da 4 soldi penso che non andremo mai da nessuna parte e un partito di sinistra non potrà mai governare uno stato con tutte le complessità che caratterizzano un mondo globalizzato come quello di oggi. qualche cosniderazione al riguardo:
- paragonare la Grecia all’Italia è una completa idiozia visto che l’Italia non ha mai truccato i bilanci per entrare nell’Euro, visto che abbiamo un tessuto produttivo un po’ diverso, a fronte di un PIL molto superiore abbiamo numero molto inferiore di dipendenti pubblici, da più di venti non si va in pensione a 50 anni e non la reversibilità della pensione per figlia nubile ecc ecc ecc;
- il debito privato, pur essendo un dato molto importante nell’economia di un paese, non deve essere finanziato come il debito pubblico dai mercati internazionale;
Io penso che fino a quando i ns politici di sinistra, che dovrebbero essere il mio riferimento, continueranno a studiare l’economia e la finanza sul manuale delle giovani marmotte non avremo mai alcune possibilità di sconfiggere questo modello capitalista finanziario che oggi ci viene imposto in un mondo globalizzato. Per sconfiggere il nemico devi conoscerlo e studiarlo e dare delle risposte concrete ed attuabili.
Fino a quando ci ostineremo a non comprendere

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