Nichi: “Niente alchimie nelle alleanze”

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“Niente alchimie nelle alleanze. Le urne? Le ho chieste io per primo”

La crisi del berlusconismo sta infettando il Paese ed è urgente un momento di igiene democratica, cioè le elezioni. Perfino Confindustria dice che stiamo perdendo tempo. Al leader pd rispondo con un altro appello: apriamo un cantiere per discutere della crisi della società, di come restituire speranza ai giovani, di come dare ossigeno ai ceti popolari.

ROMA – «Il ricorso alle urne è indispensabile ma non mi piacciono le alchimie di D’Alema».

Vendola, quindi lei è d’accordo sul voto?
«Dovrebbero chiedermi scusa per avermi tanto criticato quando dicevo che la strada erano le elezioni. L´Italia è un paese ferito nel proprio decoro e nell´immagine internazionale: è un paese allo sbando. Berlusconi rivendica l´impunità e si presenta come un sovrano medioevale “legibus solutus”, vantando le sue amicizie con il fior fiore dei dittatori, avendo con Ben Alì e Mubarak una confidenza indifferente al tema della democrazia e dei diritti. L´immagine poi, di un ministro degli Esteri, Franco Frattini che viene in Parlamento non per parlare dell´incendio che divampa nel Mediterraneo ma delle carte che gli ha dato il governo di un paradiso fiscale nell´intento di utilizzarle contro il presidente della Camera, dà la misura della gravità assoluta in cui siamo piombati».

Elezioni urgenti, insomma: il Pd avrebbe dovuto insistere prima?
«Persino Confindustria dice che si stanno perdendo mesi fondamentali mentre l´Italia sprofonda in questo pantano. Non è possibile stare dentro una logica del rinvio permanente. La crisi è politica, istituzionale, sociale. La crisi del berlusconismo si sta riverberando drammaticamente sull´Italia intera, sta infettando il paese ed è urgente un momento di igiene democratica, cioè le elezioni. Si sente cattivo odore e bisogna fare pulizia. È importante inoltre aprire squarci sul vuoto di prospettiva di una intera generazione, sulla violenza dei processi di precarizzazione del mercato del lavoro, sui colpi furibondi inferti alla scuola e all´università, sulla dittatura della volgarità del maschilismo e del sessismo».

Per tutte queste ragioni, comunque lo si definisca – fronte di “salute democratica”, o “repubblicano”, “patto costituzionale” o “un´alleanza strategica” – la vedrebbero della partita?
«La politica ha il compito di contesa tra modelli sociali, programmi e culture politiche alternativi. Non ci può chiudere la stagione del berlusconismo se non si dicono parole chiare sui diritti di libertà, sui diritti umani e quelli sociali. Necessaria è un´alternativa forte e credibile».

All´appello di D´Alema risponde sì o no?
«Rilancio con un altro appello: apriamo un cantiere, discutiamo della crisi della società italiana e di come restituire speranza a una generazione che non può aprire una finestra per affacciarsi sul futuro. Mettiamo al centro la vita materiale, i dolori, le speranze di un paese in cui il ceto medio si sta squagliando, la povertà interroga anche chi ha un contratto di lavoro, il welfare è stato colpito alla nuca. Oggi la prima cosa è sbarrare la strada alla violenza di una proposta di federalismo che marginalizza irreparabilmente il mezzogiorno del paese. Voglio una grande alleanza per salvare l´Italia, per difendere la laicità dello Stato, per dare ossigeno ai ceti popolari ma le formule alchemiche mi lasciano perplesso. Il gioco di Palazzo mi imbarazza e non mi interessa parteciparvi».

Ci vogliono manifestazioni di piazza per convincere Berlusconi a dimettersi?
«Penso si stia consolidando un sentimento popolare di reazione all´insopportabilità di questo clima tossico. La compravendita dei parlamentari non mette al riparo il premier, che non ha la convenienza a fare marcire questa situazione temendo che nel Pdl si possano aprire tentazioni di fuga dalla nave che affonda».

Giovanna Casadio

Fonte: Repubblica

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Ale69 4 febbraio 2011 - 13:28

Naturalmente poi,il sistema elettorale non risolve di per sè il problema della qualità della politica:la partitocrazìa, si sa, può essere esercitata con qualsiasi sistema elettorale.Questo involge il problema dei comportamenti etici.Se per esempio, un traduttore di 39 anni non riesce a trovare una Casa Editrice che gli dia la possibilità di lavorare a tempo pieno nonostante la sua grande bravura,perchè,poniamo,le Case Editrici sono in larga parte controllate da Editori vicini alla Sinistra,poniamo ancora a caso,soprattutto al PD,per cui questo anonimo e sfortunato traduttore non ha spazio a meno che non trovi il modo di entrare anche lui nelle grazie di certe persone, ecco questa persona magari può essere indotto anche a fregarsene del maggioriario,del proporzionale ecc.Forse a questo giovane uomo che ho preso ad esempio perchè ho la ventura di conoscerlo bene,bisognebbe dare anche altre risposte,vi pare?

Ale69 4 febbraio 2011 - 13:16

Il punto di partenza mi sembra molto più semplice.Considerato che non esiste nessun sistema elettorale che di per sè non abbia punti deboli e non vada incontro ad obiezioni rispettabilissime,credo che il sistema meno imperfetto sia quello che trovi il modo di garantire da un lato la maggiore rappresentatività possibile per i partiti,dall’altra di garantire ad i cittadini la scelta diretta di coalizioni formate prima del voto che esprimano un leader identificato con il sistema(beninteso,trasparente,realmente aperto a tutti)delle primarie.Poi un Partito che volesse rompere prima del tempo una coalizione che aveva avuto il mandato di governare,ha il diritto ed anche il dovere di farlo se ritiene sussistano gravi motivi,ma ha anche altresì il dovere,in caso di venuta meno del Governo di sottoporre questa scelta agli elettori immediatamente,o nel giro di pochi mesi.Per riequilibrare la forza di controllo del Parlamento si dovrebbe però prevedere come correttivo che il Governo non possa porre la questione di fiducia(che può costituire spesso un arma di ricatto come sappiamo)oltre un numero molto limitato di volte.

Franco Astengo 4 febbraio 2011 - 12:47

Sono d’accordo storicamente sul ruolo dei partiti (anche su questo argomento la frequentazione di studio, non diretta, è purtroppo annosa..), con una precisazione: il ruolo deve essere duplice, esprimere il “corpo intermedio” ed esprimere la “funzione di governo”. Da parecchio tempo però, almeno nella sinistra italiana, non mi pare ci siano luoghi frequentabili, all’uopo. Ancora grazie per l’attenzione Franco Astengo

Ugo Francesco Calvo 3 febbraio 2011 - 23:43

@Astengo, sempre interessante. Una perplessità sulla conclusione: c’è un luogo per l’approfondimento ed è il luogo della ricerca, dello studio, del seminario ma c’è anche il luogo naturale della politica che è quello del rapporto con le masse. I partiti sono l’organo deputato per quel rapporto per questo sono così vilipesi e squalificati, perché l’organo più importante per l’esercizio della democrazia.

Franco Rosso 3 febbraio 2011 - 22:13

potremmo anche trovare le piu belle soluzioni di questo mondo, ma l’imbarbarimento è tale che airaudo a torino si è ritirato-vi dice niente questo. una legge
MAGGIORITARIA, PROPORZIONALE, PARTECIPATIVA,
….ecc non è un gran problema. trovarla,ve lo dice uno che si occupa di analisi e programmazione informatica algoritmi ecc.
ci si mette al massimo un paio di giorni.
si troverebbe secondo voi non dico una maggioranza che l’approvi, ma una minoranza che sia minimante disposta a discuterne.
se si facesse un convegno, anche di solo studio
solo per parlarne, ..mi piacerebbe vederlo.
anche sartori ha rinunciato a dire qualcosa.
ci sara, forse, solo un compromesso brutto
sporco e soprattutto in grado di garantire i soliti noti…e comunque sara meglio di questo sistema feudale di servi dei principi.
se poi sel fosse in grado di dotarsi di un sistema di partecipazione all’altezza di quello che pretende dagli altri non sarebbe male.
UNA SOLA COSA, IL MAGGIORITARIO CON IL SENZA VINCOLO DI MANDATO NON STANNO INSIEME.
DELLE DUE L’UNA.

Franco Astengo 3 febbraio 2011 - 21:29

Trasformazione dei partiti e sistemi elettorali, ecco due ottimi argomenti di discussione se lo si vuol fare seriamente. E’ vero i partiti nel passaggio dall’integrazione di massa, al “pigliatutti” (Katz e Mair 1966), al partito “personale-elettorale” hanno sempre avuto meno bisogno dei militanti riducendosi all’oligarchia componente della loro “coalizione dominante”. I partiti però risultano ancora insostituibili per l’esercizio della democrazia (ricordiamo l’articolo 49 della Costituzione), quindi è bene rifletterci sopra. Nel clima complessiva di “arretramento” che stiamo vivendo credo che il partito – personale andrà presto in crisi. Quanto al sistema elettorale la mia esperienza personale diretta è molto lunga (me ne occupo, ormai, da più di quarant’anni) ed insisto: quanti sono in grado oggi di analizzare le dinamiche reali di un sistema, valutando la differenza tra un proporzionale, più o meno corretto, un misto, un maggioritario (plurality o maiority, ad un turno o a due turni)? Anche qui sarebbe il caso di analizzare, studiare, lavorare sulla crescita di cultura politica dei militanti.
Ecco: la cultura politica dei militanti,forse si tratta del nodo vero.
Grazie per l’attenzione Franco Astengo

Franco Rosso 3 febbraio 2011 - 12:41

caro astengo “considerato che non ci sono soggetti politici utili per un dibattito vero”. è perchè non ci sono? io penso che il grosso della classe politica consideri non solo gli elettori ma anche i milatnti alla stregua di utili idioti.
questo strumento ci permette di far capire che prorpio idioti non siamo. e se permetti io mi accontento. un saluto FRANCO ROSSO

Ale69 3 febbraio 2011 - 12:24

io sono uno di quelli che le vicende del proporzionale puro le ricorda molto bene.Perciò mi sono permesso di scriverne.Si possono organizzare tutti i dibattiti che si vogliono,ma purtroppo la storia oggettiva è quella.Per il resto,ma sia chiaro non è diretto a nessuno in particolare,ma semmai a tutti ed anche a me stesso,penso che sarebbe utile leggere i post di tutti ed interloquire con tutti,senza isolare,anche semplicemente con l’indifferenza qualcuno.In questo modo,non è detto non si riesca a suovere qualcosa.Qualcuno ricorda l’apologo della montagna di Mao?

Franco Astengo 3 febbraio 2011 - 09:55

Non mi considero dentro, anzi sono assolutamente fuori da qualsiasi contesto organizzativo da moltissimi anni (molto prima dell’89, per intenderci): non capisco però perchè debba essere vietato cercare di elaborare riflessioni politiche cercando di tener conto del quadro, senza alcuna pretesa di incidere più di tanto. In ogni caso qualcuno che legge e che ascolta esiste, e questo può essere utile comunque, considerato che non ci sono soggetti politici utili per un dibattito vero. Grazie per l’attenzione Franco Astengo

Franco Rosso 2 febbraio 2011 - 23:54

caro astengo,PUNTO 2, PENSO SIA RIVOLTO A ME. noi siamo liberissimi di fare
tutte le proposte che vogliamo,il problema è CHE I POST NON LI LEGGIAMO NEMMENO NOI.
figuriamoci un esercizio velleitario che pretende di voler influire sulle grandi opzioni.
in questo paese, con la politica gestita da caste più o meno chiuse, in TUTTI I PARTITI
che si occupano di tutto tranne che dei problemi reali,questo strumento serve solo a noi.
ogni tanto concedono qualche assemblea, beninteso, con interventi programmati e comunicati in anticipo.
ci vogliamo sbizzarrire a fornire intelligentissime proposte su tutti i temi, che
io sono sicuro che ci sono,
PENSI CHE CI SIA QUALCUNO IN ASCOLTO?
questo serve per creare il VENTO, intendiamoci
che è importantissimo, ma non ha risvolti diciamo pratici.
per questo motivo mi limito a commenti situazionali o se preferisci di gossip pungente e stop.chi è fuori, come noi, se ha la modestia di riconoscerlo vive meglio.
pero se tu ti consideri dentro fai pure. CIAO

Franco Astengo 2 febbraio 2011 - 20:35

Scusate l’intrusione, ma:
1) sul proporzionale ci sarebbe da discutere (chi ricorda con esattezza quelle vicende? quale tipo di multipartitismo esisteva? quale tipo di sistema politico? quanto pesò la conventio ad excludendum?) Cu vorrebbe un seminario sui sistemi elettorali;
2) Non vedo perchè chi scrive sui blog non debba avere titolo per avanzare proposte politiche. Mi pare una limitazione senza senso o forse le proposte devono arrivare soltanto dall’alto? Grazie per l’attenzione Franco Astengo

Carla Cirillo 2 febbraio 2011 - 18:38

vivo al sud, ma credo che accettare la candidatura di Fassino a Torino sia un errore gravissimo. Credo sia giusto comunque avere una linea politica comune di Sel, che non significhi accodarsi sempre al PD. Dove nel territorio si lavora bene, i risultati arrivano.

Vanni Maltoni 2 febbraio 2011 - 14:17

@ andrea s: pienamente d’accordo, fra l’altro io ho la netta sensazione (magari non è così, ma credo sia percepita anche da altri) che Vendola e SEL siano 2 corpi politici non amalgamati e che, specialmente a livello locale, SEL sia rappresentata da persone che c’entrano poco o niente con la linea politica espressa da Vendola da quando è diventato personaggio pubblico di grande visibilità.

Andrea S 2 febbraio 2011 - 01:25

C’è molta confusione sotto il sole e anche nelle nostre teste.
Nonostante abbia riscontrato come molti commentatori abbiano presentato l’intervista di nichi come un inequivocabile rifiuto della proposta D’Alema, condivido il giudizio di alfonso gianni: l’intervista non contribuisce a far chiarezza.
Si constata anche dal nostro dibattito e questo non perché sottovaluti la serietà delle riflessioni dei compagni ma per la varietà di posizioni distinte e talvolta distanti che esprime.
Io credo che tutto ciò sia anche il frutto dell’assenza ormai pluridecennale del partito, di quello che non a caso fu chiamato intellettuale collettivo. Credo che sia il frutto dei nostri ragionamenti da troppi anni costretti quasi al solipsismo, mentre per costruire sintesi positive è necessario che il dibattito sia suscitato da un pubblico confronto negli organismi dirigenti, su temi di prospettiva, quali quelli ordine istituzionale, sia sulla fase politica attuale e le prospettive per le quali vogliamo lavorare.
Il Pdl tutti i giorni convoca l’esecutivo nazionale e spara posizioni e comunicati (anche contradditori). Il Pd è incasinato come non mai ma venti giorni fa riunì la direzione e il 4 e 5 prossimi terrà l’assemblea nazionale. E noi? Cosa li abbiamo eletti a fare gli organismi dirigenti? Dobbiamo sperare che nichi rilasci presto un’altra intervista per chiarirci meglio l’ambito della sua/nostra linea?
Scusate la lunghezza.

Franco Rosso 1 febbraio 2011 - 21:51

errata corrige. volevo nel finale dire che se berlusconi resite matureranno le condizioni di un cln se invece cede repentinamente è molto probabile che ciascuno vada per la sua strada
IN QUESTO MOMENTO NON SAPREI CHE DIRE.
io comunque tifo per il cln.
PER UNA QUESTIONE DI CLIK E’ SUCCESSO UN PASTICCIO. SCUSATE

Franco Rosso 1 febbraio 2011 - 21:44

caro astengo ti vorrei sommessamente far notare che noi che scriviamo nei blog non abbiamo titoli per fare proposte al massimo ci consideriamo -e a volte ci leggiamo tra di noi-qualche commento un po più sagace.
per quanto riguarda il cln io ho sentito parlare di riforma elettorale, istituzionale,-fine del bicameralismo-riduzione dei parlamentari, e riforme economiche varie, circa una mezza dozzina. tutto questo sta in piedi solo se gli impegni saranno presi sotto la spinta di una > di berlusconi e un forte incazzamento del popolo. se berlusconi = resiste < = cede.

Ale69 1 febbraio 2011 - 21:11

non mi pare,errata corrige

Ale69 1 febbraio 2011 - 21:07

Mai detto che il sistema proporzionale sia di per sè stesso il responsabile della crisi della politica:è stato in passato uno degli elementi che vi ha contribuito,non in maniera determinante ma ha avuto il suo ruolo(negativo), ma il punto è che comunque la si pensi non credo proprio che si possa seriamnte pensare di tornare a quel passato e pensare di risolvere i problemi di oggi espropriando nuovamente i cittadini del diritto a scegliere il Governo da cui farsi amministrare.E,almeno a giudicare fino ad oggi,lo stesso Vendola con il suo appoggiare reiteratamente le primarie mi pare voglia
tornare indietro.

Franco Astengo 1 febbraio 2011 - 20:36

Mi permetto di precisare che la mia proposta limita il CLN alla legge elettorale ed in questo è difforme completamente da altre avanzate in questi giorni, in sedi autorevoli. Inoltre è vero: la possibilità di “muovere” (diciamo così) il sistema politico passa attraverso il sistema elettorale proporzionale. Sistema di cui non faccio qui teoria e storia ma che non può essere additato come responsabile dei mali della crisi della politica.
Grazie per l’attenzione Franco Astengo

Franco Rosso 1 febbraio 2011 - 14:33

grazie astengo per averci raccontato tutta la storia. in relata nessuno di noi ne era a conoscenza…..per quanto riguarda quello che vorrebbe fare questo cosidetto cln ti inviterei ad essere prudente perchè non mi risulta che si tratta solo della legge elettorale.dopo la tua esauriente esegesi molto più banalmente vorrei soffermarmi sul dato attualissimo che più o meno si può sintetizzare in questa equazione
> berlusconi resiste > possibile cln
< berlusconi resiste < possibile cln.
io ovviamente faccio il tifo per la prima.

Massimo 1 febbraio 2011 - 14:17

Sempre in merito al ricatto di Marchionne, ben sponsorizzato dal quotidiano La Stampa rinvengo, in tema, quanto accade a Torino sul fronte competizione elettorale per le comunali.

E qui siamo alle solite (come si suol dire).

La foschia e la nebbia dominano le scene condizionando anche SeL Torino (non i militanti, bensì i dirigenti, sempre e immancabilmente all’ombra del PD, mamma PD che tanto ha favorito la disintegrazione della sinistra, specialmente a Torino).

Si parla di lavoro ma si tace sul contenuto, quale quello di Marchionne trasfuso nell’accordo sottoposto al referendum: la produzione di SUV, indicata quale via d’uscita della stagnazione delle vendite FIAT.

Chiunque ben sa che produrre SUV in Italia è come tentare di vendere congelatori nell’Artico, ma ciò non interessa a chi scrive redazionali sul sito SeL.

Altra questione di non poco conto (specialmente a Torino) è l’indignazione di molti militanti che non digeriscono affatto il documento finale del programma di centrosinistra (proposto dal PD), tanto assomigliante alla pistola alla tempia di Marchionne ai lavoratori: “vuoi far parte della coalizione di centro sinistra ? Devi accettare la TAV !”

E così fu …. SeL Torino ha accettato spacciandolo, con mille sillogismi, come fosse l’accettazione del documento F.a.r.e. di Ferrentino. Ma non è così. Il documento F.a.r.e. non è mai stato accettato dal PD.

La frase inserita nel doocumento “favorire la realizzazione del corridoio 5 Torino Lione” ossia, per quanto gli estensori e firmatari possano aver capito, è intesa a favorire la realizzazione della linea ad alta velocità AC Torino Lione (in claris non fit interpretatio).

E non vengano a spiegarla in altro modo.

Sono i poter forti a chiederlo, ossia a chiedere una pioggia di soldi che ben favorirà molteplici appetiti attarverso il General Contractor, ossia la Fiat di Marchionne che ben spartirà i soldini ai propri fedelissimi (e già, solo in Italia le grandi opere vengono affidate ai privati per la gestione dei soldi da spartire).

Ma ritornando al documento firmato da SeL Torino (che cita il corridoio 5 – sic!) nessuno si è preso l’incarico di controllare quanto firmato: il corridoio 5 NON ESISTE, esistono solo i 30 assi prioritari (via treno, strada e mare) del quale, quello che interessa la tratta ‘Lyon-Trieste-Divača-Koper-Divača-Ljubljana-Budapest-Ukranian border’ chiamasi “asse 6″ che, a differenza di altre tratte, non è indicato come high speed train treno ad alta velocità), bensì solo “railway” (vedasi, invece, l’asse – axis – 2 – ove viene indicato High-speed railway axis Paris-Bruxelles/Brussel-Köln-Amsterdam-London).

E ciò con buona pace di chi continua a sostenere “la TAv-Tac la chiede la UE …..!!!”

Per tutti, vedetevi pag. 1 del doc linkato e pag. 16 e 17 dello stesso doc proveniente dalla Ten-T.

http://ec.europa.eu/transport/infrastructure/basis_networks/guidelines/doc/pp_implementation_progress_report_may08.pdf

massimo bongiovanni

Ale69 1 febbraio 2011 - 13:44

non si capisce che significa restituire un minimo di movimento ai partiti senza costringerli nella gabbia delle elezioni dirette e delle coalizioni forzate.A parte il fatto che anche all’interno di un sistema bipolare un partito che non voglia schierarsi con nessun schieramento per insopprimibili esigenze di principio su temi rilevanti,può benissimo farlo:la coerenza intellignetemente condotta può anche pagare pure dopo un lungo periodo di opposizione.Poi vorrei ricordare a qualcuno,magari troppo giovane per averne memoria che cosa era diventato il vecchio sistema proporzionale della prima Repubblica.Un sistema dove i cittadini votavano in bianco,perchè i Partiti non avevano alcun obbligo di definire un programma serio potendosi tenere le mani libere decidendo dopo quali coalizioni fare e sulla base di che programma:naturalmente in questo modo ognuono dei contraenti post elezioni si sentiva con le mani libere onde far cadere ai primi giochi di palazzo la coalizione. E poi si ricominciava,per tre quattro volte fino alle inevitabili elezioni anticipate.E questo sarebbe un sistema per riavvicinare i cittadini alla politica??

Ambri 1 febbraio 2011 - 11:18

DALEMA VUOLE SALVARE BERLUSCONI, E’ TROPPO EVIDENTE.
VIA BERLUSCONI SIGNIFICA LA FINE PER DALEMA E LUI LO SA.
C’E’ UN’ALTRA GENERAZIONE CHE VUOLE ENTRARE NELLA POLITICA DI OGGI E LORO NON SE NE VOGLIONO ANDARE ANCHE SE LE RAGIONI SONO DIVERSE.
UN SALUTO

Vanni Maltoni 1 febbraio 2011 - 02:35

Mah, tante ottime analisi delle quali quella di Mario Liso è quella che condivido di più.
Intendiamoci, si può fare tutto. Si può anche fare un CLN con Casini e Fini, ma se si continua a scivolare su posizioni via via più a destra (come il PD sta facendo DA 15 ANNI attraverso scissioni e ricomposizioni), ad adeguarsi sempre all’egemonia culturale della destra, a lasciar passare nella società il messaggio che “loro poveretti non hanno capito niente e sono ancora di sinistra, sono antiquati e contrari alla modernità”, allora non andiamo da nessuna parte.
Si dia un’identità chiara alla Nuova Sinistra italiana che SEL rappresenta, e si cominci dalla direzione nazionale a mettere il naso sui comportamenti degli amministratori locali perchè è facile sparare sull’IDV e poi fare le stesse cose nascondendosi dietro le parole di Vendola.
Se invece che l’8% varremo solo il 5% non mi frega niente, l’importante è andare a trattare con gli eventuali interlocutori politici con un’identità chiara e scevri da ambiguità.
Io ho sempre sostenuto la necessità di un grande partito socialdemocratico, ma questo passo (anch’esso intermedio) non si può ottenere con lo smottamento a destra che oltre al PD rischia di coinvolgere anche SEL.

Garry 1 febbraio 2011 - 01:12

Molto interessante l’intervento di Paola Manzini, che immagino sia la segretaria provinciale SEL di Modena.
Peccato che le belle parole siano poi subito dimenticate nella pratica, dal momento che la Manzini ha appena siglato un accordo per le prox elezioni locali di Finale Emilia con un impresentabile PD, e con la lista “civica” del prox candidato sindaco, creatura allevata dall’attuale sindaco Soragni, trasmigrato nell’UDC ma nonostante questo ancora in sella grazie alla blindatura offerta dai “democrats”in tutti questi anni. PD che, tra l’altro, con un vero e proprio blitz, ha appena svenduto ai privati parte della società pubblica che gestisce il ciclo idrico, alla faccia dei referendum e anticipando la legge Ronchi.
E peccato che l’accordo con questo PD sia stato siglato direttamente a Modena, ben lontano dal territorio in questione, dove sel non esiste neppure…alla faccia della “nuova politica vicina ai cittadini”… E ancora, peccato che questo accordo prescinda totalmente dai contenuti, a meno che non si voglia sostenere che SeL condivide gli scempi ambientali programmati in questi anni da PD e Sindaco UDC, e pervicacemente difesi ancora oggi, in perfetta continuità con la disastrosa esperienza amministrativa che sta volgendo al termine. E a meno che non si voglia sostenere che Sel condivide le privatizzazioni di servizi sociali, i finanziamenti generosissimi alle scuole private, i favori ai costruttori che sono il triste fiore all’occhiello del PD locale e del suo sindaco UDC…il quale non potendosi ricandidare, ha pensato bene di preparare il proprio “delfino”… col quale sinistra e libertà si appresta ad andare a braccetto…
certi discorsi lasciano davvero il tempo che trovano, cara compagna Manzini

Ugo Francesco Calvo 1 febbraio 2011 - 00:29

dimenticavo un dettaglio: sono d’accordo con A. Gianni anche se si è già aspettato anche troppo.

Ugo Francesco Calvo 1 febbraio 2011 - 00:11

Poiché è probabile che l’analisi di Astengo sia corretta io temo una conclusione peggiore: uno spostamento al centro ma da destra con il terzo polo che , disgregandosi il PDL con la degenerazione inarrestabile del capo, apparirà quale paladino salvatore e il PD perderà la sua ultima occasione di essere alternativo ad un fallimento.

Gian 31 gennaio 2011 - 23:40

Forza ragazzi, non è il momento di guardare tanto per il sottile. Con il diavolo o con chi cavolo volete ma alleatevi per togliere dai piedi la nefasta presenza berlusconiana (e non mi riferisco al solo premier). Parleremo poi di princìpi e di alleanze, di programmi e di equilibri di governo. ora dobbiamo affrontare l’emergenza. Non deludeteci anche voi con i soliti giochini volti a far pesare un grammo in più o in meno la propria influenza elettorale. Di insipienza nella pseudosinistra di questi ultimi anni ne abbiamo vista sin troppa. E’ ora di turarsi veramente il naso, qualsiasi puzza abbiano gli alleati di turno sembreranno il più gradevole effluvio se si riuscirà a stoppare questo degrado valoriale che sembra veramente senza fine.

Mario Liso 31 gennaio 2011 - 21:29

Non c’è nulla da fare. la proposta di D’Alema mira a costituire una maggioranza qualificata che avrebbe la possibilità di rifomare la costituzione senza passare dai referendum confermativi, attuando ciò che rimane da realizzare del programma di rinascita democratica della P2. Voglio ricordare che gli elenchi degli associati alla p2, seuestrati a castiglion fibocchi contenvano circa 900 nominativi ma la commissione anselmi dimostrò che erano in raltà più di 2500. Cioè ci sono oltre 1600 persone che facevano parte di quel progetto e di cui non ne abbiamo mai saputo nulla ed hanno continuato ad agire indisturbati. Quanti di questa alleanza fanno parte del progetto indicato da d’alema? Si può riformare la costituzione senza la sinistra oggi assente dal parlamento? E perchè riformarla? Purtoppo penso che riusciranno nell’intento, visto che l’85% del programma è stato già ralizzato grazie a berlusconi, ma anche ai governi del csx. Bene ha fatto vendola a tirarsi fuori ed ad esprimere un chiaro rifiuto di questa prospettiva.

Franco Astengo 31 gennaio 2011 - 21:15

SBILANCIAMENTO BIPOLARE E MEDIAZIONE SISTEMICA
I protagonisti del sistema politico italiano appaiono tutti bloccati in una sorta di “impasse”, che non consente di sviluppare quella dinamica politica richiesta, invece, inderogabilmente dalle circostanza difficili in cui si sta trovando il Paese.
Superfluo fare l’elenco: da un lato c’è un governo imperniato su una personalizzazione ormai del tutto fuori controllo (raccolta attorno al “corpo del leader” come scrive Mauro Calise nel suo “Partito Personale”), un centro formatosi per via progressiva (distacco dalla maggioranza) in tempi recenti e che non pare utilizzabile al momento per combinazioni diverse, un centro-sinistra rappresentato dal PD in preda a convulsioni interne davvero difficili da decifrare (dopo aver messo in moto meccanismi che potremmo definire da “apprendisti stregoni”, incontrollabili sul piano politico e fuori dalla natura delle forze democratiche europee: personalismo e primarie, tanto per fare degli esempi, senza riuscire ad abbracciare un “modello” concretamente praticabile) ed una sinistra, fuori dal Parlamento, che non appare in grado di sviluppare un minimo di discorso unitario con una sua parte arditamente collocata sull’orlo di un processo imitativo delle dinamiche dell’avversario proprio sul terreno scivoloso dell’immagine e dell’affabulazione.
Sul terreno sociale, registrato positivamente il voto degli operai di Mirafiori di fronte al “diktat” padronale, c’è da segnalare l’ulteriore spinta per risolvere la crisi a favore dei ceti più forti, ristabilendo davvero dinamiche da scontro di classe stile anni’50, con un sindacato diviso, non solo tra le tre sigle “storiche” (con CISL e UIL che sembrano aver abbandonato una qualche funzione di autonoma soggettività progettuale) ed una pericolosissima divisione interna alla CGIL, tra Confederazione e FIOM, su di un tema oggi di particolare attualità e pregnanza, come quello della proclamazione necessaria ed indispensabile, a breve, di uno sciopero generale.
La sostanza del discorso può essere così riassunta: il bipolarismo ha prodotto, di per sé, uno sbilanciamento impedendo quella “mediazione sistemica” che risulta, invece, necessaria in particolare nei tempi di crisi.
E’ assente, nel sistema italiano, un centro di riferimento che consenta, sempre e comunque in particolare in momenti di questa natura, di produrre un “movimento”, proporre una soluzione in avanti: ciò prevede la Costituzione, quando affida al Presidente della Repubblica determinate caratteristiche e disegna uno specifico ruolo del Parlamento.
Si è tentato di imporre, a destra come (del tutto incautamente) a sinistra una “costituzione materiale” che superasse i due passaggi costituzionali appena ricordati, pensando allo “sblocco del sistema”, ad una improbabile alternanza, ad una forzata semplificazione addirittura nel senso del “bipartitismo” (così furono affrontate le elezioni del 2008 e, nel PD impegnato a litigare su esiti devastanti delle “primarie” registrati a Napoli, non sono apparse voci di sincera riflessione su questo punto: anzi tornano a galla protagonisti del gruppo dirigente artefice del disastro).
Il sistema politico italiano, tra fortissime contraddizioni ,ovviamente ,che non intendiamo minimamente occultare anche sul piano storico, aveva sempre dimostrato la possibilità di sviluppare risorse dinamiche: nel Luglio’60, in una situazione ben più drammatica di oggi per certi versi, la DC seppe imporre, alla fine, l’apertura a sinistra; nell’estate del 1976, nel pieno della stagione terroristica, si realizzò comunque quel quadro di “solidarietà nazionale” che consentì, pur pagando prezzi altissimi, di affrontare una crisi verticale. Successivamente la stessa riproposizione del pentapartito, molto negativa dal punto di vista di chi scrive per ragioni che sarebbe troppo facile elencare, si palesò comunque come un punto di superamento della difficoltà contingente che il sistema stava esprimendo.
La DC garantiva tutto questo, ripetiamo nel bene e nel male, alimentando lo stato “duale”, attraverso rapporti con poteri opachi, poggiando sul veto della “conventio ad excludendum” maturata in sedi straniere ed estranee: considerato tutto questo e valutato appieno si può, però affermare che il sistema era in grado di “muoversi”, di tentare l’inclusione di altri soggetti nel quadro di governo, di esprimere capacità di diversificazione nella costruzione degli schieramenti e dei programmi.
Oggi, senza esprimere alcuna nostalgia per la DC perché si tratta ora come allora di un discorso di “sistema”, tutto questo non appare possibile e siamo al blocco, allo stallo attorno alle questioni private e giudiziarie del premier: questioni che stanno impedendo il governo del Paese, fosse pure in una dimensione maggiormente spostata a “destra” (usando le vecchie denominazioni) come potrebbe essere sulla linea espressa dal Ministro dell’Economia, appoggiato da Lega Nord e Polo di Centro, oltre a residui dell’attuale PDL.
Appare enorme la distanza tra la società e la politica, soprattutto si è smarrita l’idea dei partiti secondo quanto stabilisce l’articolo 49 della Costituzione.
Quale via d’uscita? I tempi non saranno brevi (anche se può essere prevedibile uno scossone in tempi rapidi considerata le indagini in corso al riguardo del Premier: sotto questo aspetto, va aggiunto, non pare ci siano soluzioni pronte) ricordando come la politica non ammetta “vuoti” (già la Conferenza Episcopale ho provveduto di suo ad occupare spazi lasciati incustoditi) e strade maestre non appaiono segnate sulle carte: la soluzione elettorale potrebbe tornare all’orizzonte e resta il problema di come affrontarla.
Sinceramente, nella palude che abbiamo cercato di descrivere, ci sembra difficile andare oltre ad una ipotesi di larga alleanza, tipo CLN si era detto, capace di riportare in primo piano un tema solo apparentemente politicista: quello della legge elettorale, una legge elettorale capace di restituire dinamica al sistema avvicinando i cittadini all’azione politica, restituendo così un minimo di identità e di logica di movimento ai partiti, non costringendo il sistema nella gabbia delle elezioni dirette, delle coalizioni forzate, degli abnormi premi di maggioranza.
Un passaggio stretto e difficile, ma probabilmente indispensabile se si intende, nel medio periodo, affrontare sul serio i nodi di una situazione internazionale sempre più complesso, di un quadro economico sempre più difficile, di una società e di un sistema politico incomunicanti fra loro che rischiano, reciprocamente, di dissolversi in mille rivoli egoistici, conservatori, corporativi.
Savona, li 30 Gennaio 2010 Franco Astengo

Alessio Russo 31 gennaio 2011 - 20:23

vorrei aggiungere che ritengo sbagliata anche la proposta che, purtroppo in molti anche nel centrosinistra, di creare un’assemblea costituente e riformare la Costituzione. A D’alema e company vorrei ricordare che la nostra Costituzione andrebbe attuata (soprattutto nei punti che riguardano importanti diritti sociali) non riscritta con gente che è stata 40 anni nel MSI!

Ale69 31 gennaio 2011 - 20:05

E’molto difficile tornare al vecchio proporzionale della prima repubblica:la gente si è ormai abituata all’idea di poter scegliere direttamente la colaizione da cui vuole essere guidata,come dimostra il consolidamento ormai avvenuto a livello di amministrazioni locali.Se a livello centrale ciò non è avvenuto con uguale successo lo si deve all’idea demenziale di scambiare,l’ho già detto,il mezzo delle alleanze prima del voto in un fine in sè.

Sante 31 gennaio 2011 - 19:01

se le cose le dice uno di SEL alcuni vedono solo fumo, se le dicono altri diventano subito base di discussione impegnativa.
Vendola a ragione a sottolineare che è ormai da mesi e mesi che sollecita le elezioni, basra vedere le sue dichiarazioni del 14 dicembre di fronte a Motecitorio sullo stare nel palazzo e lo stare tra la gente e ascoltare la gente.
Oggi cerchiamo di alzare barricate nei confronti di Berlusconi e del berlusconismo, giusto, ma la correttezza e la modestia dovrebbe portare la nostra mente a quando alcuni compagni della sinistra dei DS cercavano di mettere in guardia contro il pericolo di regime, e altri che oggi alzano la voce sostenevano che quelle affermazioni gli facevano venire l’orticaria.
Insomma assistiamo ad uno strano film,c’è gente che ha sempre ragione e altri che avranno sempre torto.
Vi ricordate le infauste parole di Veltroni nella campagna elettorale del 2008, “o con Mè o con Berlusconi, gli altri non devono avere rappresentanza” oggi stiamo raccogliendo i frutti.
IL voto delle primarie di Cagliari dimostra che non siamo un vuoto a perdere , ma un contenitore che deve riempirsi di idee e di progetti.

Franco Rosso 31 gennaio 2011 - 18:56

e meglio tornare ai fondamentali.
il pericolo più grande è arrivare a scelte imposte, voglio dire non ragionate e SOPRATTUTTO NON ADEGUATAMENTE ESPLICITATE.
dopo di che nella trasparenza degli intenti tutto va bene.
a me va bene la proposta di bersani, pero nell’accezione da lui promessa -dei pochi punti FONDAMENTALI-per poi andare ciascuno per la propria strada.
sta bene anche chi pensa a una sfida politica vera con una struttura definita programmaticamente e se sarebbe possibile anche le primarie-ma a questo punto è solo un sogno-sarà per un’altra volta.
NON VA BENE che si arrivi in una logica emergenziale a una ammucchiata dove nessuno ci capirebbe nulla, anticamera di furibonde liti NEL DOPO.
al solito io non faccio proposte programmatiche perchè non spetta a me.
pero a questo punto sarebbe opportuno APRIRE
un BLOG specificamente programmatico per misurarci su cosa intendiamo non sull’universo mondo ma nella congerie della situazione storica cosi com’è.

Lino Scarnera 31 gennaio 2011 - 16:50

Il berlusconismo, o una sua variante “di sinistra”, ha fatto soffrire e messo in difficoltà anche la prima giunta Vendola, nonostante i buoni principi e propositi della stessa. La campagna per le regionali pugliesi è stata molto difficile per gli scandali Tedesco e Frisullo. Questo significa che, in una situazione politica tendenzialmente bloccata, descritta molto bene da Carmine (31 gennaio 2011, ore 12,42) e con l’attuale legge elettorale, il berlusconismo (di destra e di sinistra) rischia di dover ancora essere determinante, e quindi di essere ancora in grado di condizionare le scelte politiche del governo, qualsiasi sia il suo colore politico, uscito vincente dalle elezioni.
Dall’altro versante, una “Alleanza Costituzionale” che avesse come obiettivo il superamento del berlusconismo, potrebbe raggiungere, stando ai numeri di Carmine, il 53% dei consensi (altre stime la danno oltre il 60%): il presentarsi di una tale coalizione all’interno dell’attuale legge elettorale avrebbe come conseguenza il noto effetto dei topi che abbandonano la nave che affonda; e se tale coalizione fosse veramente votata a superare il berlusconismo, non tratterebbe con tali topi transfughi, semplicemente perchè non ne avrebbe bisogno. Tale ipotesi politica potrebbe rappresentare anche un forte stimolo a liberarsi del “berlusconismo di sinistra” che purtroppo si aggira all’interno delle coalizioni di sinistra. Sarebbe un male?
Io credo che, posto che “fare e dire cose di sinistra” è senz’altro un fatto prioritario, anche pensare ad un Paese in cui anche quando governa la destra i principi più elementari non siano messi in deroga può essere un ottimo obiettiva da raggiungere, per la sinistra.
Una campagna elettorale con questa legge e con questi numeri non presterebbe il fianco a ricatti da parte del berlusconismo di sinistra?
Non sarebbe meglio integrare la passione politica con fredde ed asettiche valutazioni delle forze in gioco?
Io credo sia meglio prendersi ll tempo e lo spazio per ragionare, anche se non mi piacciono Casini, Rutelli, Fini e D’Alema.
Buona fortuna a tutti.

Romolo Cappola 31 gennaio 2011 - 16:31

Non sono per niente d’accordo con Vendola.
Non mi piacciono i suoi ‘distinguo’ in un momento come questo. Al centro dei nostri problemi non ci sono le Primarie, ma c’è la caduta di questo Governo sena se e senza ma.
Le dimissioni del Sig. B. [si fa per dire] sono già di per se stesse un evento dirompente e una Liberazione.
Ha ragione Rosy Bindi.
E hanno ragione tutti quelli che vogliono :
1. cambiare la legge elettorale in senso proporzionale abolendo il premio di maggioranza e restaurando le preferenze.
2. andare alle elezioni per formare una Assemblea Costituente
3. ristabilire i principi della Repubblica Parlamentare. Essere Comunisti oggi significa difendere la nostra Democrazia Costituzionale contro ogni forma di Fascismo e ristabilire la centralità del Parlamento.
4. Ritorno alla Legalità e lotta dura contro le Organizzazioni criminali al Sud come al Nord.
5. la vocazione maggioritaria ci ha portato a questa Democrazia mediatica anticamera del Totalitarismo.
Solo a questo punto si potrà riprendere il discorso di Vendola.
Quindi riepilogando :
Non mi stancherò mai abbastanza di raccomandare : prima di andare al voto occorre modificare questa porcata di legge elettorale. L’ideale sarebbe il ritorno al proporzionale in quanto la ‘vocazione maggioritaria’, che va bene per le Amministrative, ci ha portato e ci potrebbe riportare alla Democrazia mediatica anticamera del Totalitarismo. Si cambia la legge elettorale e si va subito al voto.
Così come stanno le cose sarebbe da irresponsabili andare subito a votare.
Non dimentichiamo il controllo sul voto che ha la Mafia , al Nord come al Sud e non ci illudiamo dei sondaggi. Nei sondaggi, l’interferenza della Mafia non compare. Quindi sì ad Alleanze le più ampie, ma non per governare insieme, ma per cambiare solo la legge elettorale possibilmente in senso proporzionale. Si andrebbe a votare per una Assemblea Costituente per una Nuova Italia. Dobbiamo chiudere definitivamente con il Berlusconismo.
E ancora :
Il problema più drammatico che ci ritroviamo a risolvere sono invece le dimissioni di Berlusconi e la caduta di questo Governo.
Tutto il resto è Letteratura.
La SEL sbaglia quando dice che questo non basterebbe !
Berlusconi si dimette ? Il Governo cade ? Scusate se è poco !
Sbaglia chi si rifiuta di organizzare una vasta Coalizione da Fini a Vendola non per governare insieme ma per cambiare prima la legge elettorale e poi far cadere questo Governo e andare ad elezioni anticipate.
Anche Bersani sbaglia quando dice di andare subito alle Elezioni con questa porcata di legge elettorale.
Chi non si da da fare per cambiare, prima di eventuali elezioni, questa
porcata di legge elettorale è politicamente un irresponsabile.
Romolo Cappola – SEL
rcappola@alice.it

Giuseppe 31 gennaio 2011 - 16:24

…ma il 9 x cento dove esiste nei sondaggi!!! appunto? nella realtà è tutto da vedere

Alfonso Gianni 31 gennaio 2011 - 16:19

Non mi pare, purtroppo, che questa intervista contribuisca a chiarire le idee. Forse sarebbe bene aprire una discussione negli organismi che sono stati eletti dal congresso. Io continuo a ritenere che dobbiamo puntare a un centrosinistra, nel quale noi siamo la sinistra. Non a una alleanza antiberlusconiana con dentro tutti. Non a un destra-centro-sinistra, ovvero con l’Udc e Terzo polo. Può darsi mi sbagli, ma è quanto ho detto al congresso e mi pareva che quello fosse l’orientamento comune. Per quanto mi riguarda non bastano le interviste di D’Alema, di Bettini o di Latorre per cambiare idea.

Alessio Russo 31 gennaio 2011 - 16:17

mi correggo: avrei + dubbi sull’affidabilità dell’IDV.

Alessio Russo 31 gennaio 2011 - 16:15

per AlexBrains: secondo me Sel non può escludere la federazione della sinistra, perchè hanno molto di + in comune SEL e FDS che SEL e PD-IDV. La FDS rafforzerebbe la coalizione da sinistra. Scusate ma il 16 ottobre con la FIOM c’erano SEL e FDS e non c’era il PD, stesso discorso a Mirafiori e Pomigliano. Io preferisco Ferrero a Veltroni. Piuttosto non avrei + dubbi sull’affidabilità dell’IDV. Ricordate quando nel governo Prodi l’IDV affossò la commissione di inchiesta sul G8 a genova votando insieme al centro-destra?

Leo 31 gennaio 2011 - 15:37

Sono contrario all’Udc in coalizione.Bloccherebbe tutte le riforme di sinistra di cui il Paese ha bisogna.
N.B.Nichi dovresti dare un ultimatum al Pd affinché convochi le primarie altrimenti si corre soli.E questo satebbe un danno per il Pd dato che Sel non é piu’un piccolo partito avendo il 9%.

Alexbrains 31 gennaio 2011 - 15:15

per alessio russo: io come te sono convinto che pd, idv e sel possano convivere in una coalizione, ma federazione della sinistra non saprei…che ne pensate?

Paola Manzini 31 gennaio 2011 - 14:07

Sono assolutamente d’accordo con Helga ed Alessio Russo.
Mi preoccupa moltissimo anche solo l’idea di una alleanza UDC, che non mi pare sarebbe favorevole alla Laicità dello Stato. per fare solo un esempio. Confido molto nella nostra capacità di compiere scelte ormai mature, che contraddistinguano la nostra coerenza, il nostro coraggio, le nostre scelte veramente di Sinistra.

Vanni Maltoni 31 gennaio 2011 - 14:05

seppo scrive: “Vedo con piacere che rispetto a poche settimane fa l’idea di Bersani di fare una grande alleanza per mandare in soffitta Berlusconi e fare alcune riforme basilari, poi ognuno per la sua strada, non è più contrastata con migliaia di post di elettori di sinistra “offesi”.”

No seppo, non abbiamo cambiato idea. E’ solo che ci siamo stufati di ripeterlo che con Fini e Casini se vuole ci si allei pure il PD, poi vediamo quanti suoi elettori lo votano se c’è un’alternativa formata da SEL+IDV…

Mimmo 31 gennaio 2011 - 14:00

Confesso di non aver capito:governo tipo cln ,cioè una sorta di fronte per ristabilire le regole del gioco e poi “vere elezioni”,oppure si va a votare con le regole attuali e si fa un’alleanza tattica per superare il berlusca,compreso il gruppo di Fini,o che latro?Per favore,Nochi,sii chiaro,non è che tutti siano capaci di decrittare il politichese ed il tempo stringe.Siate semplici,diceva qualcuno”sì,sì,no.no.”
Grazie
p.s.:milito in sel e ci tengo a capire

Ale69 31 gennaio 2011 - 13:33

e per inciso,come puoi renderti conto dai miei inerventi non sono un militante di SEL

Ale69 31 gennaio 2011 - 13:31

Per Seppo.In tutta onestà devo dire che da quando ho cominciato a partecipare ai forum di questo sito non ho mai subito filtri,nè censure,a differenza di quello che mi capitò anni fà con gli allora DS:mi fa piacere sapere che le cose da quelle parti siano cambiate

Alessio Russo 31 gennaio 2011 - 13:22

Secondo me la grande alleanza con il terzo polo sarebbe la cosa più sbagliata che la sinistra possa fare. Insomma sono passati solo 3 anni dalla fine del governo Prodi e già ci siamo dimenticati che non riuscivamo a far niente, figuriamoci aggiungendoci anche Casini e Fini. Già è difficile governare col PD… Comunque la coalizione dovrebbe essere PD, IDV, SEL e federazione della sinistra.

Seppo 31 gennaio 2011 - 13:22

devo correggermi, vedo che è stato eliminato il filtro fa parte della redazione, ottimo, grazie

Ale69 31 gennaio 2011 - 13:21

Gli obiettivi indicati da SEL sono formalmente chiari e di per sè ineccepibili.Il problema è quando si passa alla fase dei contenuti concreti.Sgombriamo una volta per tutte il campo da quell’equivoco nel quale ancora il Pd soprattutto continua beatamente a pascersi:che in un sistema maggioritario si è obbligati a costituire la coalizione più larga possibile per vincere.Da convinto sostenitore del maggioritario ricordo che la questione delle coalizioni in tale sistema è un mezzo e non un fine. il fine è dato da un programma chiaro,innovativo,dettagliato sulle questioni più importanti.In tale contesto non va visto come decisivo il numero dei Partiti che appoggiano una coalizione,ma la sua interna credibilità.Per cui ad es. se due Partiti al momento minoritari ma convergenti sulle cose essenziali vedono che con tutta la buona volontà da parte loro non riescono a persuadere altri Partiti molto più forti di loro sulla carta(si badi,sulla carta)allora meglio limitare l’alleanza tra di loro,senza farsi condizionare dalla matematica che in politica è un dato che può che anzi deve variare.Sel nasce con l’ambizione di essere un Partito a vocazione maggioritaria,come tale se è giusto che faccia ogni sforzo per allargare l’intesa ad altre aree e partiti deve farlo sempre nell’ambito di una coerenza programmatica che solo potrà portarla un giorno a diventare un Partito dai grandi numeri.Per cui non vedo come si possa fare un discorso serio con un partito come il pd senza identità,dominato da personaggi che hanno a cuore il potere ed un certo modo di gestire il potere,o con dei dinosauri,rispettabilissimi,sia chiaro,come quelli della Fed.Se poi si volesse cominciare proprio con quella fascia di elettori che disertano le urne,poichè ne faccio parte,non posso che insistere fino alla nausea:la questione morale,affrontata su di un piano più approfondito e coraggioso di quello su cui si muove l’Italia Dei Valori, è essenziale ed ormai ineludibile.

Seppo 31 gennaio 2011 - 13:21

Vedo con piacere che rispetto a poche settimane fa l’idea di Bersani di fare una grande alleanza per mandare in soffitta Berlusconi e fare alcune riforme basilari, poi ognuno per la sua strada, non è più contrastata con migliaia di post di elettori di sinistra “offesi”. Bene.
Elezioni o nuovo governo senza Berlusconi, impossibile dirlo. Certo è che nel secondo in cui lui si dimette in Parlamento cambia tutto.
Capisco che per SEL l’unica alternativa siano le elezioni subito: è ovvio, attualmente SEL non siede in parlamento! Avesse l’onestà di dirlo però!
Spero che mi pubblichiate il commento, non perché sia particolarmente illuminato, ma giusto per un principio di libertà d’espressione. Segnalo che sul sito del PD il commento è libero e non filtrato dalla redazione del sito (credo intervengano solo dopo nel caso si utilizzino termini impropri tipo bestemmie o cose del genere). Anche qui sarebbe bene avere il commento libero

Nando 31 gennaio 2011 - 12:51

La decisione di avviare una legislazione costituente deve servire unicamente al ripristino della legalità e dei diritti riconosciuti dalla Costituzione che sono stati calpestati e derisi dal modus operandi dell’attuale Governo la cui permanenza non è più accettabile a causa del degrado della democrazia vilipesa da colui che si ritiene legibus solutus.

Carmine 31 gennaio 2011 - 12:42

Le azioni di piazza danno energia propulsiva ad un partito ma questo per realizzare i suoi obiettivi deve necessariamente entrare nella “stanza dei bottoni” (Parlamento e Governo).
Il partito che sta fuori da questa “stanza” difficilmente riesce ad influire sul corso della politica nazionale, salvo se è all’opposizione con un consenso altissimo (vedere RC e altri partiti di sinistra come si sono quasi azzerati una volta usciti dal governo).
Questa è a grandi linee la strategia di SEL portata avanti dal suo coordinamento nazionale e da Vendola, che ne è il presidente. Per realizzare questo disegno occorre però andare alle elezioni e vincerle.
Il quadro politico italiano che si presenta all’elettore è composto da tre coalizioni: quella di centrodestra (41% di consenso), quella di centro (13% di consenso) e la coalizione di sinistra che ancora non si è costituita formalmente, la quale con tutti i partiti di sinistra, escluso il movimento 5 Stelle, arriva al 40% del consenso.
Accanto a queste tre coalizioni esiste un’area del “non-voto”, formata da elettori che non si esprimono ai sondaggi ed è composta da indecisi, astensionisti e da elettori che disertano le urne. Questa zona dell’elettorato è quantificata fra il 40% e il 45%.
Con molta probabilità, in base all’attuale dibattito politico in Italia, la coalizione di sinistra si costituirà con PD, SEL e IDV. Questi tre partiti insieme raggiungono il 39% dei consensi.
SEL, un partito nuovo, che oggi riesce a generare aspettative nell’elettorato, è quotato attorno all’8%. Pertanto con questa aliquota, affinché esso abbia una probabilità di contribuire con la sua cultura a rinnovare la politica italiana, deve necessariamente entrare nella coalizione di centrosinistra.
Una coalizione per essere coesa e governare con profitto deve avere obiettivi di governo condivisi; per individuarli bisogna discutere e mediare. E’il cantiere di cui parla Vendola con le problematiche espresse nell’intervista.
Poiché, considerato la legge elettorale maggioritaria, nessuna coalizione ha la garanzia oggi di andare al Governo, serve necessariamente intercettare il consenso dell’area del “non-voto”, perché la partita elettorale si gioca tutta qua.
Quindi è importante la figura che guiderà la coalizione e sono altrettanto importanti i suoi contenuti e le strategie elettorali che la coalizione stessa e i singoli partiti attueranno.
In questa fase SEL deve saper giocare la partita elettorale, intercettando le aspettative non solo espresse nei suoi circoli ma soprattutto quelle inespresse dell’elettorato di sinistra che è vasto, perché l’ambizione genetica di SEL è quella di essere un grande partito moderno di sinistra europea, che in Italia manca.

Ale69 31 gennaio 2011 - 12:32

In un Paese dove le istituzioni e la classe politica nel suo insieme abbiano un minimo di credibilità una proposta come quella di D’Alema e del Pd avrebbero molta ragion d’essere.Ma nel Paese del trasformismo e del consociativismo,nel Paese dei D’Alema,per capirci visto che siamo in tema,no.Il guaio è che a dispetto dei bei discorsi,del piacevole carisma, neppure Vendola ha lanciato ad oggi messaggi chiari ed innovativi sul tema determinante della questione morale,che investe i comportamenti di tutti i Partiti e di tutti i cittadini nel vivere quotidiano, e che non si può ridurre al solo tema della corruzione o del bunga bunga,ma richiederebbe una vera e propria “rivoluzione culturale”di cui la politica è chiamata per prima a dare l’esempio

Helga Marini 31 gennaio 2011 - 12:01

ieri ho letto che udc e sel avevano già dato la loro adesione a Dalema. Mi sono stupita perché conoscendo Dalema è chiaro che sta solo cercando di prendere tempo perché ha paura ad andare alle elezioni solo come PD e prendere una tranvata in fronte, magari proprio da Sel. Io stimo troppo Vendola perché non abbia capito ciò e da queste righe mi sembra di intuirlo. Quindi, molta ma molta attenzione a quel alchimista e pessimo personaggio che è Dalema. per il resto mi fido di vendola e spero tiri dritto per la strada del fare ma senza pasare per i giochini di Palazzo di quel losco figuro qual’è Dalema

Salvatore Sica 31 gennaio 2011 - 11:05

Mi sembra giusto! E poi perché mai questi politici “illuminati” continuano a giocare al rimando, senza dire subito cosa vogliono fare? Quando “potevano” non hanno fatto, e adesso che “dovrebbero”, continuano a mantenersi nel vago. C’è nell’aria unl certo odore di inciucio.

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